Parigi

Da questa stanza potremmo neanche uscire, oggi. Lo sai tu, mon cher, e lo so anch’io. Ma uscire dovremo, perché come si fa a dire di no ad una città così?

C’è il Marais con le sue infinite seduzioni, la Senna e il Beaubourg, quell’incubo coraggioso. Musei e passaggi, viali e anfratti.

“Cos’è il genio?”, mi hai detto ieri. Una domanda retorica, avevi già la risposta in tasca. Colui che fa qualcosa di inaspettato. Qualcosa come costruire un museo che sembra un ammasso di tubi, o un aeroporto in mezzo al mare.

Poi abbiamo fatto l’amore e me ne sono dimenticata, ma ci sono tornata sopra dopo. Il genio è questo, essenzialmente, hai ragione: coraggio e capacità di spiazzare. Se è così, allora tu sei per me un genio dell’amore.

Non sono mai stata abbordata così, vorrei lo sapessi, prima o poi. In un bar, in un supermercato, un cimitero, sì. Via internet, no. Via internet da uno che sparirà fra tre giorni, uno che è qui di passaggio, per un convegno, uno dei milioni di congressisti e politici e professori e manager e attori e registi e scienziati che vengono a Parigi per partecipare a qualcosa, presentare qualcosa, relazionare su qualcosa, mai e poi mai. Eppure, ci siamo trovati alla stessa ora, nello stesso sito, con la stessa, medesima insoddisfazione. Vorrà pure dire qualcosa.

Vorrà dire ad esempio che sono sensibile alle parole? Di certo, il francese lo conosci bene. Dopo tre quarti d’ora avevo già deciso che ti avrei incontrato, io, che non accetto ma inviti dagli sconosciuti, ne ho già abbastanza di quelli dei “conosciuti”.

Dico: ma non potevi rimorchiare una studentessa? O una di quelle giornaliste giovani che i giornali spediscono a seguire il genere di eventi in cui parli tu? Non potevi farti recapitare in camera una professionista? Ti han detto nulla mentre registravano la tua carta di credito, al bancone?

Possibile fossi così solo mon cher? O ti intriga l’appuntamento al buio? Il messaggio lanciato attraverso la fibra ottica, il messaggio nella bottiglia affidato ad un annuncio su una bacheca elettronica? Sia come sia, mi hai pescata. Fra i milioni di parigini connessi, c’ero io. Mi hai descritto le tue mani e il panorama oltre i vetri. La natura dei tuoi interessi e il tuo dolore nascosto dietro ai vestiti di buona fattura, alle cravatte e ai gemelli ai polsi.

E adesso sono qui, con te, in questa camera d’albergo. Fra poco avrai finito di fare la doccia e usciremo. Mi sforzerò di mostrarti qualcosa di autenticamente parigino, in questa città così aperta, svelata, che si offre a tutti senza nascondere nulla. Mi sforzerò di mostrarti qualcosa che non conosci, qualcosa che si suppone i residenti debbano sapere, l’intima essenza, il distillato, il boccone in fondo alla forchetta.

M’inventerò, per te, e solo per te, uno scorcio, un quadro, un crocicchio, un negozio d’antiquario. La conosci la strada dov’è ambientato “Ultimo tango a Parigi?”. Lo conosci quel ristorante in Rue du Temple? La casa di Victor Hugo? La tomba di Jim Morrison? Il Select? Il pendolo di Foucault? La moschea?

Ma alla fin fine, penserò tutto il tempo a quando torneremo qui, fra queste lenzuola. Vedremo il sole tramontare dietro il profilo delle case. I piccioni alzarsi in volo. Ti lascerò in pace finché sistemi i tuoi appunti. Guarderò l’ultima guerra in corso su qualche canale tv.

Berremo troppo, a te piace bere e bere bene, mi sembra evidente. Sogneremo la cena. Le ostriche, forse, o la cucina del Maghreb. Ci toglieremo i vestiti di dosso.

Di nuovo qui, fra queste pareti, il traffico del tardo pomeriggio fuori dalla finestra, passi sulle scale, voci dalle altre stanze, da ogni angolo di questo labirinto di corridoi e carte da parati e quadri e vasi e fiori e vassoi e tappeti. E spasmi. E sussurri.

Nella penombra del tardo pomeriggio, come in un sogno dentro a un sogno, oltre ogni strepito e ogni clangore e ogni squillo di tromba e ogni grondaia che cola, e ogni pietra e ogni ardito profilo e ogni nuvola e e ogni sciabordio della Senna, e ogni mazzo di fiori e ogni bullone e ogni vetrina e ogni luce che si accende, a contrastare l’avanzata inesorabile della notte, sul lato oscuro delle nostre vite, senza passato né futuro, noi ci ameremo di nuovo.

 

About these ads
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: