Paradigmi

Susie Woolf è una signora di Formula Uno. Susie ha quasi trent’anni ed è la moglie di Toto Woolf, azionista della Williams. Proprio la Williams ha ingaggiato Susie, come pilota collaudatore. I bookmakers inglesi offrono a 17 contro 1 la scommessa che la bella signora, che ha fin qui disputato più di 60 gare senza vincere, corra contro Alonso e Vettel. Ma i bookmakers sono maschilisti: offrono a 26 contro 1 che una donna sia pilota ufficiale nei prossimi dieci anni, e a cento contro 1 che vinca.

Del resto le statistiche sono con loro; fino a oggi una sola donna è andata a punti nella storia di questo sport: l’italiana Lella Lombardi. Lella veniva giù per i tornanti del colle del Turchino dando più gas che poteva al furgone del papà macellaio e norcino: doveva andare nella Riviera Ligure a vendere carne e salumi. Aveva 19 anni. Raccontano che il chiodo fisso della velocità Lella se lo fosse conficcato una volta che l’avevano caricata a braccia su un’Alfa Romeo.

Ragazzina, s’era fratturata un polso durante una partita di pallamano. Sdraiata sul sedile non pensava al dolore, al gesso, a tutte quelle cose lì: s’era lasciata affascinare dalla velocità della macchina e ascoltava il suono del motore. Definitivamente conquistata. Del resto, il brivido dello sprint l’aveva già provato più d’una volta quando a otto anni era stata vista al volante del veicolo di papà per le strade di Frugarolo, il paesino dell’alessandrino, duemila anime, dove era nata nel 1941 che Lella poi, con l’unica civetteria che si sia permessa, aveva postdatato al 1943.

Il Passo del Turchino, altezza 652 metri, divide l’inverno dall’estate, il nord dal sud: lo scollini e laggiù c’è il mare, la Bella Italia, il sogno delle genti del Nord. Un tranviere lanciò in televisione, al «Portobello» di Enzo Tortora, l’idea di spianarlo per far diradare la nebbia e foschia dai bollettini meteorologici e dalla Val Padana. Anche per Lella lo scollinamento era liberatorio: dall’arrancare in salita allo sfogarsi in discesa.
Lì ebbe inizio la grande corsa che la portò a essere la sola donna pilota di Formula Uno ad aver preso punti mondiali. Anche se mezzo punto soltanto: ci sono piloti maschi che non hanno mai raccolto nemmeno quello. Fu a Barcellona, sul circuito del Montjuïc, il 27 aprile del 1975. Lella guidava la Brabham numero 208 su quel saliscendi. I piloti erano nervosi: avevano boicottato le prove del venerdì, perché la sicurezza non era garantita. Gli organizzatori avevano lavorato tutta la notte. Lella si era qualificata con il 24º a tempo. «Se vedo una vettura che va in testa coda, la punto: quando passerò di lì non ci sarà più e non dovrò indovinare da che parte schivarla».
Era sulla griglia di partenza, lei che aveva cominciato a correre con una macchina acquistata a rate (42mila lire al mese) e di nascosto dei genitori che però poi l’avevano “letta sul giornale” e ora tifavano per questa ragazza di trentaquattro anni, il sorriso aperto sotto i capelli spettinati con ordine. La corsa si snocciolò fra ritiri e pioggia, fin quando l’auto di Rolf Stommelen non finì su fotografi, meccanici e folla. Continuò qualche giro ancora poi la fermarono: l’ordine d’arrivo venne fissato com’era e il punteggio dimezzato. Lella era sesta dietro Jochen Mass, Jacky Ickx, Carlos Reutemann, Jean Pierre Jarier e il suo amico Vittorio Brambilla. E fu mezzo punto: la storia. Partecipò ad altri GP, la Lombardi, ma niente punti.
La sua favola di Formula Uno finì nel ’76 quando al primo Gran Premio Ronnie Peterson venne appiedato dalla Lotus e la March, che era la casa di Lella, decise di affidargli quella vettura: «Sono contenta – disse lei – giacché ora la mia macchina la guida un campione». Non finì la carriera di pilota: passò in altre categorie, vinse in circuiti che si chiamavano Le Mans o Pergusa, Vallelunga o Mugello. Mise su una scuderia. Sei anni prima di morire (accadde nel 1992) fu operata di cancro: aveva ancora i punti ed era già in pista in Spagna. Raccontano che sul letto di morte abbia detto: «Fatemi ancora continuare a vivere nelle corse».

di Piero Mei Domenica (Il Sole 24 Ore), foto da planet-f1.com e en.espnf1.com

About these ads