Dal Diario di una curata dalla campagna. La ricetta di oggi prescrive un’intensa riflessione sulla cucina, come luogo di condivisione, sul cucinare, come pratica dell’amare, sulla tavola, come momento di comunicazione. Leggendo insieme gli straordinari passi tratti da “Il pane di ieri” di Enzo Bianchi (Einaudi, 2008).
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Continua la cura in campagna
Effetti benefici, benessere in ogni senso. “Di profumo vestita“, un affascinante mix di storia e curiosità dalla penna di Paola Malcotti. Sul Diario di una curata dalla campagna, inzia una nuova bellissima settimana di sole, in campagna. Una buona settimana a tutti!
Diario di una curata dalla campagna, un nuovo blog
Certi argomenti, oltre che dei giusti tempi&modi, hanno bisogno dei giusti spazi. Me ne sono resa conto presto, parlando su questo blog del mio (profondo) rapporto con la terra. Mi sono resa conto anche, che altre persone, come me, si sentono “curate” dal country lifestyle e hanno molto da dire in base alle singole esperienze di vita.
Nasce così il “Diario di una curata dalla campagna”, un nuovo blog che presenta due spazi ben distinti: uno, personale, dedicato alle mie confessioni, a messaggi ed immagini in (PILLOLE); un secondo spazio “pubblico”, aperto a tutti coloro che si sentono “curati dalla campagna”, alle loro testimonianze, alle loro esperienze, ma soprattutto alle loro (RICETTE).
Merry Christmas
Lo spettacolo del Natale è qui:
Piccole cose di Natale
Sono le piccole cose che fanno grande il Natale…
Tanti Auguri da AlbatrosFilm
Production: Ale Milini
Direction: OttaTomasini
DoP: Otta Tomasini
Edit: Marco Laini – Luca Zambiasi
Ai piedi di una Donna
Oh, where did hunter win
So delicate a skin
For her feet.
You lucky little kid
You perish, so you did
For my sweet.
To my Mistress’s boot
Frederick Locker Lampson
photo by CLAUDIO AMADEI for T & M
Seduzione in punta di piedi
Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.
Apri la punta, scopri il tallone
Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.
Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.
Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.
Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.
Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.
Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.
Il secolo dei Maestri
Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.
Su misura, per poche
“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.
Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.
Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.
L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.
Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.
Feticismo in punta di piedi
Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.
Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.
Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.
Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…
Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)
Preziose scoperte
Gli archeologici dell’Istituto ceco della missione di Egittologia, finanziato dalla Charles University di Praga e diretto da Miroslav Bartas, hanno scoperto l’anticamera della tomba della principessa Shert Nebti, che contiene quattro colonne di calcare con iscrizioni geroglifiche che riportano il nome della principessa e sulle testate, l’iscrizioni “la figlia del re, gli uomini e la sua amante Salbo venerato davanti a Dio onnipotente”.
La squadra di archeologi ha scavato un corridoio a sud-est dell’anticamera, che porta ad altre due tombe risalenti sempre alla quinta dinastia dei Faraoni e appartenenti, secondo le iscrizioni, a funzionari di alto livello tra cui un “grande difensore della legge” e un “ispettore dei servi del palazzo”. Nel corridoio sono stati rinvenuti quattro sarcofagi di pietra calcarea che contengono statuette di un uomo, un uomo accompagnato da suo figlio, e due uomini con una donna.
Preziose scoperte.
(fonte, Phys.org)
Passioni recuperate
Sono più di 20 anni che Recuperando raccoglie piastrelle antiche. Tantissimi modelli di piastrelle antiche italiane, come Piastrelle di origine Siciliana provenienti dalle manifatture di Caltagirone, Santo Stefano di Camastra, Burgio, Sciacca e piastrelle di origina Campana provenienti dalle manifatture di Napoli Via Marina, Cerreto, Vietri sul Mare, Cava dei Tirreni, Torre del Greco.
Parallelamente a queste, Recuperando propone anche delle riproduzioni, copie di piastrelle antiche e pannelli a più piastrelle, decine e decine di modelli diversi tra italiani, ispanici, portoghesi e arabi.
Nel singolo dettaglio delle piastrelle antiche, oltre alle misure, prezzo e disponibilità, vengono indicate anche la Qualità e la Manifattura. La maggioranza delle piastrelle ha un marchio impresso sul retro, il biscotto appena formato e posizionato sul piazzale della manifattura veniva marchiato prima della cottura, quando l’argilla era ancora morbida e umida. I marchi antichi sono bellissimi ed è interessante tramite questi risalire alla provenienza e alle varie famiglie napoletane e siciliane che effettuarono la produzione.
Guido Frilli, l’anima di Recuperando, ha lavorato anni per la compilazione e classificazione di questi marchi e ha raccolto tutta la bibliografia antica e moderna reperibile sul mercato. Foto e disegni dei marchi antichi, censiti in più di 30 anni di ricerca, grazie all’aiuto di conoscitori, appassionati, collezionisti, professori universitari e gli eredi delle famiglie produttrici.
Tutto questo, solo per passione.
T & M vanity page
@savetheglobes
Arte e storia si proiettano nel futuro. In un capolavoro di Vincenzo Maria Coronelli, il mappamondo del XVII secolo conservato alla biblioteca Angelo Mai di Bergamo, verrà inserita una “capsula del tempo” con i tweet più belli destinati a essere letti nel 2400. Un messaggio per il futuro. Per partecipare, scrivere su Twitter entro novembre un messaggio includendo nel testo @savetheglobes. (da Vogue)








