Qui est Colette?

Tutti conoscono il concept store parigino Colette (213 Saint – Honoré), ma pochi sanno da chi prende il nome. Dalla scrittrice dei primi del Novecento? No, da Colette Rosseaux. Donna schiva e misteriosa che si è lasciata fotografare solo una volta (e soltanto per intercessione dell’amico Karl Lagerfeld) e che fa parlare per lei la figlia Sarah Lerfel, suo braccio destro, sua voce e, soprattutto, suo volto.

E naturalmente, la sua boutique: 700 metri quadrati su tre piani dove si concentra il meglio del meglio della creatività internazionale per quanto riguarda moda e bellezza, musica, editoria, design e hi-tech. Per approfondire, propongo un’intervista a Sarah Lerfel su The Excellent People.

 da MFLadies, foto da  madame.lefigaro.fr

Nadia Leita, designer per Natura

Ciò che mi affascina di Nadia Leita è che disegna la natura e realizza arte con la natura. Una sensibilità particolare, quasi ancestrale, un talento ancor più che un dono. Anche una responsabilità, visto che la natura è già una forma d’arte. La più vera.  

Nadia, come nasce il suo rapporto con la natura e come lo vive?

La Natura è parte di noi e noi stessi siamo parte della Natura in un ordine e in un disegno continui e perfetti. Concepisco la Natura come un’equazione matematica dove tutto armoniosamente si completa in una sequenza e in una logica con andamento perfetto e continuativo che tende all’infinito. La Natura quindi non si inventa, non si disegna e non si realizza. Possiamo avvicinarci alla Natura con umiltà e con spirito di osservazione solo per amarla profondamente e per cercare di imitarla o rappresentarla. Possiamo trarre ispirazione dalla Natura, avendo la possibilità di godere e utilizzare tutto ciò che è stato creato per appagare i nostri sensi e riequilibrare la nostra anima. Possiamo fruirne e assemblarla un numero infinito di volte, emulando la sua bellezza e perfezione. Se comprendiamo questo possiamo migliorare nel nostro quotidiano ogni gesto e ogni “prodotto” della nostra vita, rendendo tutto più perfetto, più armonico e cercando di dare un ordine e un senso ad ogni cosa ed evento. E’ con questo spirito che mi sono avvicinata fin da piccolissima al “Fiore” e alla “Natura” vedendoli  nella loro origine e essenza come la vera forma d’arte, la più pura ed assoluta, nella quale l’uomo può inoltrarsi e inebriarsi all’infinito; comprendendo che “Madre Natura” è l’unica e vera maestra di vita. Il Fiore e la Natura sono materia, colore, profumo, essenza in grado di rigenerarsi e rigenerarci continuamente. Mi identifico quotidianamente in questo processo che è parte integrante della mia vita. Mi identifico nel mio lavoro, in quello che creo, in quello che tocco. Ogni cosa che realizzo è il prodotto di un processo dove convergono la mia testa, il mio cuore e le mie mani e il risultato sul piano emozionale ha un valore inestimabile… la mia stessa vita, le mie emozioni, la mia energia, il mio io più profondo.

Foto di E. Meneghelli

Nadia Leita è docente presso la sua scuola “Nadia Leita Arte Floreale” e presso istituzioni italiane e internazionali, dove si divide tra consulenze, dimostrazioni, progettazioni e allestimenti. Come la natura, lei è un’artista non ”egoista” ma generosa nel momento che dona il suo sapere agli altri. Quanto è importante “seminare” il proprio talento?

Attualmente mi identifico per i miei titoli una Floral designer e docente di Arte Floreale con una laurea in Scienze Naturali. La mia “scuola” è ancora un concetto “in progress”, dove il mio desiderio è amalgamare e unire più discipline che convergano insieme nell’esaltazione della natura e del fiore, oltre che del concetto di “bello” e di “arte”; mi ritengo profondamente ambiziosa ma so di creare un qualcosa che avrà la sua unicità. Un percorso rivolto soprattutto a chi vuol fare dell’Arte Floreale la propria professione e la propria vita, come lo è stato per me. Da anni sono docente in  corsi di alta formazione professionale nell’Arte floreale in varie regioni d’Italia, proponendo vari livelli e specializzazioni. Quello italiano è un iter forte e continuo, che integro periodicamente con esperienze significative e sempre più importanti di docenza all’estero. Come libera professionista opero presso istituzioni italiane e internazionali sia pubbliche che private. La mia attività di Floral designer mi permette di esaltare la mia parte più creativa: quella degli allestimenti e delle progettazioni. Seguo alcune aziende del settore anche per consulenze e periodicamente promuovo la mia arte tramite dimostrazioni pubbliche e aziendali. Come la Natura non trattiene nulla, ogni persona ha l’obbligo morale di donare agli altri. La condivisione e la disseminazione è fondamentale per migliorarsi e crescere nel proprio percorso artistico e spirituale. Anche un fiore se non lascia cadere i propri semi è destinato a scomparire. E’ il ciclo della vita e delle cose. Non mi ritengo un “talento”, ritengo invece che ognuno di noi abbia un talento, l’importante è scoprirlo e valorizzarlo. Non è mai troppo tardi.

Le sue soddisfazioni…

Soddisfazioni infinite, continuative, all’ennesima potenza, un numero fattoriale di volte, ma anche delusioni, momenti di profonda amarezza, sconforto, paura di non riuscire, di non farcela, di non fare abbastanza. La mia scala e la mia vita, fin da piccola, sono state in salita e quanto lunga e impegnativa è stata ed è tutt’ora questa salita! Ho scoperto comunque che se vogliamo, in questo percorso non siamo soli e a volte anche le cose più difficili con la giusta ironia possono essere sdramatizzate. Ho scoperto, anche, che non sempre serve essere pignoli e i peggiori nemici di se stessi, a volte la vita e quello che creiamo possono essere migliori se non seguono la linea che avevamo stabilito. Le esperienze internazionali nel mio settore mi hanno temprata e hanno strutturato il mio profilo; premi, riconoscimenti, qualifiche e diplomi, mi hanno riempito il cuore e mi hanno reso orgogliosa del mio percorso, ma sono una donna semplice che vive di cose semplici nella propria quotidianità. Mi emoziono osservando l’alba o un fiore che sboccia, mi sento appagata quando lavoro nella mia azienda e i clienti mi cercano e mi apprezzano anche per le cose semplici, cerco di mettermi in empatia con loro, trasformo in “fiore” le loro emozioni, dalle più gioiose alle più tristi. Mi sento importante nell’insegnamento, quando “trasformo” le persone… ebbene sì… mi chiamano il “Duce” perchè sono autoritaria, ma ho la responsabilità di formare dei professionisti. E’ una soddisfazione enorme quando accolgo delle persone che si presentano come gommisti, parrucchieri, infermieri, sarti, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, impiegati, ecc. che  mi dicono di voler diventare dei fioristi e aprire il loro negozio di fiori; la soddisfazione enorme è quando arriviamo all’obiettivo e presuntuosamente posso dire di non aver mai fallito. La mia ambizione mi porta a dare il massimo in tutto, tutto deve essere e diventare come io lo voglio e l’ho pensato, questo è il mio approcio soprattutto negli allestimenti e nei concorsi che non sempre vinco, ma dove, devo e voglio lasciare il segno. Devo differenziarmi e così è stato anche per il concorso internazionale svoltosi alla Reggia di Venaria a Torino del 16 marzo scorso sul tema di Leonardo da Vinci dove ho partecipato come “scuola” con i miei ragazzi del Piemonte e dove impegno, creatività, ricerca e ingegno, si sono abbracciati piacevolmente.

Dietro una sua opera ci sono sicuramente talento, ricerca, passione. Cos’altro?

Amore, rispetto, creatività, istintività strutturata e allenata, studio e finalità… e forse tanto altro, a volte anche simbolismi e messaggi subliminali… il linguaggio dei fiori è misterioso e profondo.

La natura, i fiori, sono uno strumento eccezionale per sviluppare i nostri sensi. Quanto è importante questo nella comunicazione della sua arte?

E’ tutto! Solo una persona sensibile  e predisposta naturalmente al bello, all’armonia può cogliere sensorialmente la natura e i fiori. Gli altri non ne possono avere percezione, sono sensazioni a loro sconosciute che scivolano via nel loro quotidiano, ma ritengo che ogni persona possa essere educata e istruita alla consapevolezza del potere dei sensi e all’apprezzamento del bello. 

Lei è un esempio di chi, volando alto, è riuscita a superare le montagne (la mentalità) che delimitano i confini della nostra terra, portando la sua arte lontano e facendola apprezzare ai più. Cosa vede al suo orizzonte?

Con molta umiltà e consapevolezza ritengo di non aver mai volato alto, l’altitudine mi fa paura e i voli pindarici come le potenziali cadute fanno male. Ritengo invece di avere scelto un percorso in salita e a volte mi sento una pioniera in quello che faccio; mi sembra di delineare una strada che non ha percorso nessuno o forse altri a modo loro. Sul mio sentiero non vedo nessuno, vedo solo il sole che mi illumina il tracciato ogni giorno, ma il sole se lo vogliamo brilla per tutti. Non ho superato le montagne, le sto ancora scalando con fatica e impegno, ma sono ben equipaggiata con scarponi e caschetto per evitare qualche colpo in testa e di testa; cerco, se posso, di non guardare indietro, faccio comunque tesoro dei miei errori. La mentalità non si cambia; forse il trucco, se così lo posso chiamare, è quello di rispettare ogni posto e ogni persona e realtà sociale per quello che possono darti senza cambiare nulla ma cercando di trovare una sinergia produttiva. Certo, ammetto che oltre i nostri confini la mia arte ha più possibilità di essere apprezzata e alcuni ambienti la stimolano maggiormente. Oltre l’orizzonte non voglio guardare, mi fa quasi paura guardare troppo in là… spero solo  in cose belle e positive ma… è l’augurio che farei a chiunque.

“Tutti meritiamo il meglio se lo vogliamo intensamente con il cuore e, a volte, anche quello che abbiamo è già tanto, se è illuminato da un raggio di sole e condiviso con le persone che amiamo”.

Foto e testo scritto dell’intervista integralmente forniti da Nadia Leita.
(Copyright Nadia Leita-giugno 2012)

 

Contatti

nadialeita@gmail.com

Peggy Porschen, the cakedesigner

A soli 35 anni la tedesca Peggy Porschen dirige un impero di pasta di zucchero e vaniglia da un lezioso parlour in boiserie rosa nel quartiere upper-class di Belgravia, a Londra. Le sue creazioni eleganti, pulite e molto femminili, sono ammirate e imitate dai cakemaniaci e dai cakedesigner di tutto il mondo che si contendono i pochi posti disponibili ai corsi che miss Porschen tiene presso la sua accademy. “L’insegnamento è  l’aspetto che amo di più del mio lavoro” dice Peggy Porschen, “è estremamente gratificante poter passare ad altre persone le proprie conoscenze”. “Il mio stile” spiega Peggy “è ispirato da porcellane, illustrazioni, interior design, cartoleria raffinata, wallpaper, fiori, abiti e accessori di Chanel e Chloé”.

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Segreto di stile – Personaggio n° 10

INDIZI

1. Breefcase di pelle con dettaglio intrecciato, A.Testoni 2. Porta Pc e organizer, Piquadro 3. e 4. Porta iPAd e porta bloc notes, Prada 5. Cintura, M. Cilento 1780 6. Calze in filo di Scozia, Calzedonia 7. Occhiali da vista, Ray-Ban 8. Cintura di vitello spazzolato, Orciani 9. Giacca in principe di Galles, Orazio Luciano la vera sartoria napoletana 10. Due camicie di cotone, Barba Napoli 11. Cravatta tricot, M.Cilento 1780 12. Cravatta tricot, Hermès 13. Camicia con collo francese, Xacus 14. Camicia di cotone, Jey Colman 15. Cravatta di seta, Ulturale 16. Cravatta, Ralph Lauren Purple Label 17. Giacca in fresco di lana, All41 Sartorio 18. Giacca in fresco di lana, Angelico 19. Giacca di nylon, Historich Research 20. Giacca di nylon, foderata di cotone, Museum 21. Stringate con piega sul puntale, Baldinini 22. Stringate in vitello spazzolato, Antica Cuoieria 23. Francesine con bordo a contrasto, A.Testoni 24. Orologio Tank in oro rosa con cinturino in alligatore, Cartier 25. Organizer in pelle, Mandarina Duck 26. Cellulare Galaxy note GT n7000, Samsung 27. Gemelli in argento, Antorà 28. Stilografica con dettagli oro, Montblanc 29. Porta documenti in pelle con manico a scomparsa, Carpisa

 

GIU’ LA MASCHERA

E’ ENRICO CUCCIA, banchiere

 

(testi e fotografie, ds ispirata da Gentleman)

Segreto di stile – personaggio n° 9

INDIZI

1. Polo in jersey di cotone a righe, Henry LLoyd 2. Polo in jersey di cotone, Etiqueta Negra 3. Polo in cotone con logo, North Sails 4. Sneakers in suède con bande laterali dipinte a contrasto, Car Shoe 5. Stringate in canvas e pelle con fondo in gomma, Pirellipzero 6. Sneakers in canvas e suède, Geox 7. Bomber in nylon con stampa a micro quadri e zip, Allegri 8. Camicia in cotone, Barba Napoli 9. Foulard di cotone stampa equestre, Hermès 10. Pantaloni ispirazione cavallo in drill di cotone strech, Etiqueta Negra 11. Cintura in cuoio taglio vivo, Gant 12. Frustino in cuoio intrecciato, Tattini 13. Giacca-piumino bicolore cn maniche staccabili, Moncler Grenoble 14. Cardigan in cotone tricot con ampio collo sciallato, Polo Ralph Lauren 15. Stivali da cavallo in cuoio con fregio inciso a lato, Alberto Fasciani 16. e 17. Polo in piquet di cotone e in felpa di cotone con bande a contrasto, U.S. Polo ASSN 18. Borsone in corda con rinforzi in nabuk, Boglioli

 

GIU’ LA MASCHERA

E’ ROBERTO CIUFOLI, attore e giocatore di polo

 

(testi e fotografie, ds ispirata da Gentleman)

Segreto di stile – Personaggio n° 8

INDIZI

Pochette di seta, Giorgio Armani Occhiali, Moschino by Allison Solitario con diamante, Damiani Cappa di pelliccia, Simonetta Ravizza Mini bag, Moschino Cheap and Chic Pump con strass in tinta, Casadei Bracciale Love Letters, Louis Vuitton Abito con cinturina preziosa, Blumarine Borsa a mano con paillettes, Dolce & Gabbana Cappotto maculato, Blumarine Scarpa con fiore decoro, Gucci Pendenti con maxi fiocchi, Dior Collier d’oro e diamanti, Pomellato Telefonino placcato in oro da personalizzare, Versace Unique Pump di vernice cipria, Yves Saint Laurent Clutch satinata, Rodo Décolleté a spillo, Christian Louboutin

 

GIU’ LA MASCHERA

 E’ MARILYN MONROE, star

 

(testi e fotografie, ds ispirata da Elle)

Segreto di stile – Personaggio n° 7

INDIZI

1. Pantaloni in cotone operato, Entre Amis 2. Pantaloni in cotone con tasche sul fianco, AT.P.CO 3. Sciarpa in lino, Marzullo 4. Cintura in corda e cuoio, Etro 5. V neck in puro cashmere, Della Ciana 6. Pari collo in cotone, All41 Svevo 7. Maglia in lino collo a punta sagomata, Canali 8. Zaino in nylon multicolor, Just Cavalli 9. Borsa in pelle con tracolla e due manici, Giorgio Fedon 1919 10. Foulard di seta a stampa cashmere, Etro 11. Cravatta in seta, Hermès 12. Cravatta arancione in seta con elefantini, D. A. Daniele Alessandrini 13. Sciarpa in seta doppiata lana con stampa cashmere multicolor, Marzullo 14. Mocassini in suède, Pirellipzero 15. Mocassini in pelle, Car Shoe 16. Camicia in cotone button down, Barbour 17. Camicia in puro lino, Xacus 18. Camicia in cotone con collo alla coreana, Naracamicie 19. Polacchini in canvas, Guardiani Drive 20. Camicia in garza di cotone doppiata con collo alla coreana, European Culture 21.Camicia in lino a righe con passamaneria, Roberto Cavalli

 

GIU’ LA MASCHERA

E’ RABINDRANATH TAGORE, filosofo

 

(Testi e fotografie, ds ispirata da Gentleman)