L’amore (anche per se stessi) non è affatto cieco

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No, non avete sbagliato rubrica, è davvero IMPERFETTO, stonature dallo street style.

Questa sfilata di capi La Perla anticipa l’epilogo del mio racconto che inizia stamattina in un grande magazzino della città. Alla cassa, davanti a me, c’era una ragazza forse trentenne, sposata (fede al dito), fisicamente piacevole, vestita in maniera sobria ma nel complesso davvero attraente. Ed è questo che mi ha stupito. Stava pagando due camicie da notte lunghe in flanella pesante e una vestaglia in lana cotta.

Allora ho capito che oggi vi avrei parlato dell’eleganza durante la notte, nel senso di quando la giornata termina e si entra nella propria stanza e nel proprio letto, per riposare.

Personalmente ritengo che sia davvero importante essere piacevoli anche in questo contesto, e badate, non necessariamente perché si è in compagnia.

E’ una questione di “coerenza”, di quel fil rouge che dal giorno continua la notte. E’ qualcosa che si fa esclusivamente per se stesse (o per se stessi, visto che anche gli uomini, da parte loro, dovrebbero trovare spunto da questa riflessione).

Mi permetto di suggerire questa possibilità che personalmente prediligo. Sono capi davvero semplici, se non fosse per la qualità del tessuto e quindi della seta, piuttosto che della casa che li produce. Sono in coppia, meglio coordinati, ma si può giocare con tatto, interscambiandoli. La coppia è formata da una semplicissima sottoveste – che solo in occasioni importanti si impreziosirà di pizzi o trasparenze – e da una vestaglia a kimono coordinata.

Personalmente preferisco le tinte unite bandendo motivi floreali o preziosismi impegnativi. Ho solo un pezzo vintage a cui sono particolarmente affezionata, un kimono corto, di colore nero con dei grandi fiori fucsia dipinti a mano, nato come pezzo superiore di un completo Dolce&Gabbana di parecchi anni fa.

Prima di coricarsi la vestaglia verrà riposta ai piedi del letto, oppure su una poltroncina a fianco, mentre la sottoveste diventerà la divisa da notte, picevole per freschezza d’estate, ma portabilissima anche d’inverno, visto che l’autentico tepore della piuma viene tarato sul corpo proprio dal contatto con la pelle.

Questo è solo una delle possibilità, ciò che è importante è non trascurare la propria mise solo perché sono calate le tenebre e con la debole scusa che siamo sole/i.

Tenendo presente che sono i nostri partners che ce lo chiedono, ma prima di tutto siamo noi stessi che ce lo meritiamo.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.laperla.com

MUSICA - best thing i never had beyonce http://www.youtube.com/results?search_query=beyonce+best+thing+i+never+had&oq=beyonce&aq=1&aqi=g10&aql=&gs_sm=c&gs_upl=6205l7765l0l11536l7l5l0l1l1l0l421l1113l2-1.0.2l3l0

 

 

Stile, andiamo con ordine

Ci risiamo! Una nuova vittima di ”Imperfetto”, stonature dallo street style. Eccola.

Ricordo il monito della mia mamma, ogni volta che ci apprestavamo a seguire le esequie (perdonate l’indelicatezza), di qualche persona conosciuta: “Le scarpe devono essere pulite. Non è come in questa occasione che lo sguardo rivolto a terra, in processione, scruta i piedi dei vicini!”

Eccola invece la signora di stile, sulla quarantina, elegantemente agghindata, accessori firmatissimi. Ma la caduta di stile è in basso. Sulle scarpe. Sporche.

Se l’eleganza parte dai piedi, eccone il primo esempio, in negativo.

C’era un tempo, prima che la Clarks scassata facesse tanto Bruce Chatwin, in cui molti uomini non avrebbero mai messo piede fuori di casa senza le scarpe lucide.

Da che tempo&modo, la scarpa sporca è sinonimo di disordine e di trascuratezza e rischia di compromettere anche il look più ordinato e ricercato.

A questa signora non vorrei limitarmi a suggerire di dare una spazzolata ai tacchi prima di uscire di casa, ma vorrei strafare, dimostrandole che la pulizia delle proprie scarpe è un vero e proprio culto.

Ritorniamo al passato. Un tempo era tassativo uscire con le scarpe in ordine, ricorrendo a tecniche varie, come lo sputo allo champagne, non senza la carezza finale di una calza di seta.

Oggi a Roma c’è Rosalina Dallago, ex modella che ha aperto “Sciuscià chic” servizio di lavatura, crematura, e spazzolata. A Milano, ogni ciabattino “sopravvissuto” si è attrezzato per il servizio “lucidatura” così come in una “gioielleria” della scarpa,  offrendo cura e manutenzione 24 ore su 24, anche con ritiro e recapito a domicilio. Idem a Firenze e Torino. E a Napoli, c’è il culto dello Sciuscià, ma in qualche casa è facile trovare la cassetta di legno con alcool, crema e pezza di lino.

Madame Olga Berluti insegna nei saloni del Crillon di Parigi a pulire le scarpe con Veuve Cliquot (dà particolari nuances) e lino veneziano (una carezza!). Qualche artigiano di scarpe suggerisce di usare  Brunello o  cognac, oppure acqua e lucido e l’australiano Kiwi (lo usavano gli americani nella II guerra mondiale per far colpo sulle giapponesi: rendeva brillanti gli anfibi più dello sputo) e olio di gomito.

Direi che ce n’è abbastanza per convincere la signora che anche la pulizia delle scarpe è un affare di classe.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – Sciuscià chic

MUSICA – walking in my shoes depeche mode http://www.youtube.com/watch?v=-4YEW8uibkY

Quella che il cane lo tiene in borsetta

Ci risiamo! Una nuova vittima di “Imperfetto”, stonature dallo street style trentino! Eccola.

Lo dico con estrema fermezza, senza se e senza ma, il cane non è e non può essere un accessorio!

Qualche settimana fa alla stazione ferroviaria di Trento, ho incontrato una giovane ragazza, quasi una bambina, accompagnata da un levriero. Un’immagine davvero affascinante. Lei indossava un blazer blu e una camicia Oxford, dei jeans stretti e delle ballerine. Elegante quanto lei e accanto a lei, il suo levriero.

Esco dalla stazione e a pochi passi da Piazza Duomo, con ancora negli occhi questo quadro di squisita eleganza, incontro lei, la mia vittima!

Una signorina, poco più che ventenne, vestita all’ultima moda, che porta nella sua borsa, non esattamente capiente, un cagnolino.

La miss è convinta che il cane sia un gadget di moda, proprio come il telefonino griffato. La miss è convinta di emulare Paris e tante altre come lei, senza andare oltreoceano, starlette di casa nostra e più che nostra, come la bravissima Barbara Pedrotti che nella sua rubrica di TCA, anche se non in borsetta, sfoggia pur con simpatia e affetto, una cagnolina (spero) agghindata come una bambola.

Tornando alla nostra signorina di Piazza Duomo, penso che ci sia un gran lavoro da fare nella sua testa, tanto lavoro.

In questo sono e voglio essere categorica. Il cane deve accompagnarci con fierezza e nella sua dignità. Borsa o non borsa, è il modo, il sentimento con cui noi ci accompagniamo a questo essere vivente.

Un cane è un essere pensante, raziocinante e merita dignità, compresa la possibilità di camminare sulle sue zampe.

E la butto lì così, ma ben comprenderete quanto di drammaticamente profondo nasconde questo quadretto metropolitano. Un valore fondamentale, ovvero il rispetto, per persone, cose, animali, che ormai sembra essere diventato.. un accessorio di lusso.

Signorina, pensaci!

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – movieplayer.it

MUSICA - please stand up eminem  http://www.youtube.com/watch?v=hcqnRXM3jPY

 

L’uomo che non convince

Nuova puntata di “Imperfetto”, stonature dallo street style trentino. Oggi, come promesso, vi stupirò. Sì, perché, la mia “vittima” è… un uomo!

Nella scorsa puntata avevamo incontrato un’adolescente che giocava a fare la signora, ricordate? Ho incontrato la sua “versione” maschile e vi dirò, una tristezza!

E’ un giovane professionista, forse avvocato o forse lavora in qualche banca della città. Deduco che sia un trentenne, ma agghindato in siffatta guisa sembra più un cinquantenne dal viso bambino. Quanto stride!

Qualche giorno fa l’ho incontrato dopocena in un locale con degli amici in un contesto assolutamente easy. No, non è possibile, anche di sera, il fazzoletto nel taschino!

Lo incontro sempre, ogni giorno, a più ore del giorno. La curiosità mi sgorga naturale: ma toglierà quella cravatta quando va a dormire? E quella camicia? E quel completo tre pezzi?

Il taglio, i tessuti, sono di ottima qualità, non c’è dubbio. L’orologio, impossibile non vederlo sistemato sopra il polsino, è di quelli importanti e anche gli accessori come la borsa da lavoro, ad esempio, fanno troppo fashion victim. Il risultato è una stonatura prolungata.

Lo sappiamo che sei un ragazzo in carriera, ma rilassati! Mettiti un paio di jeans e un pullover, almeno per andare a fare due chiacchiere con gli amici dopocena.

Se la camicia non te la vuoi togliere, pazienza, ma il cappio al collo sì, per favore.

Un look troppo formale e formale troppo a lungo. Mi vien da dire: eleganza 24ore? Una donna vince, un uomo non convince.

 

TESTO – ds

FOTO – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – young man blues foo fighters http://www.youtube.com/watch?v=UBot1H_nRfw

 

Piccole Louis Vuitton crescono

Quarta puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Con un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie.

Altra vittima, altra donna, una giovane donna, anzi, giovanissima. Partecipa assieme alle sue coetanee ad un gioco che si chiama “Facciamo le signore”, dove per “signore” non s’intende per età, ma per classe sociale.

Al braccio di questa signorina, poco più che quattordicenne, ecco comparire infatti, un bauletto Louis Vuitton (originale) comperato ovviamente dalla madre che, si auspica, ne possegga almeno uno.

Il messaggio che vuole lanciare è chiaro: io appartengo ad un ceto medio-alto, anzi, diciamolo pure apertis verbis, sono ricca! Questa è una borsa firmata, costosa e di conseguenza pretendo che la mia reputazione venga adeguatamente ricondotta a tale rango. Così a scuola, tra le amiche, sulla strada.

Personalmente, questo bauletto mi reca più fastidio che il suo tacco 12 con plateau e la sua mise da donna in carriera. E’ proprio il messaggio tarato sul rango sociale che rende l’insieme assolutamente triste e ridicolo, più di una signora di mezza età che gioca a fare l’adolescente. Per nulla elegante, tanto meno fashion. La ricchezza è tanto altro, suvvia.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – rich girl-gwen stefani http://www.youtube.com/watch?v=9rlNpWYQunY&ob=av2e

 

La donna che osava troppo

Terza puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Con un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie.

Un abito in tessuto strech nero con una fantasia di grandi fiori rosa. Sorridevo ogni volta che indossavo quell’abito D&G nel leggere l’etichetta all’interno che riportava la scritta “Under 40 only”. Oggi non sorrido più e lo lascio nell’armadio.

Questo per introdurvi alla mia “vittima” della settimana. Sempre di signore si parla. Si tratta di un’attraente cinquantenne dal fisico davvero mozzafiato. La stonatura sta essenzialmente nel suo “coraggio”. Estremo.

In verità, non avrebbe assolutamente bisogno di ricorrere all’eccesso per essere notata. Alta, corporatura slanciata, l’immagine globale è quella di una splendida donna. Gli abiti e gli accessori non sono di alta qualità, ma non è questo il problema. La lunghezza (o meglio, la cortezza) della gonna, questo è un problema, che a favore dello stile di una signora non più giovanissima non dovrebbe salire di troppo il ginocchio, anche se il fisico lo permette.

I colori, altra stonatura. Vi avevo già anticipato che al di là di Caterina Dominici, poche persone hanno il carisma per affrontare la potenza di colori vivaci nell’abbigliamento, soprattutto se propri di un abito striminzito! Se poi ci aggiungiamo della bigiotteria vistosa, non ci siamo proprio. Grandi orecchini, che sembrano ancora più grandi visto il taglio corto, ma non basta, collana e bracciali, tanti bracciali, troppi.

Ben si comprende l’obiettivo di emulare un look giovane, alla moda, di esternare una forte autostima e sicurezza di sé. Errando. Perché se la signora si togliesse quell’abito di scena, scegliendo un look meno appariscente, allora sì il risultato sarebbe davvero sorprendente.

Non è osando troppo che si dimostra carattere e creatività. Equilibrio, questa è la parola chiave, ma anche rispetto per il proprio essere e la propria storia. E il vero ruolo dell’abito in tutto questo è di rappresentare solo uno strumento a nostra disposizione, perché ciò che davvero attrae è il nostro essere, è ciò che sta dietro i nostri occhi e che esce solo da uno sguardo o da un’espressione. E’ questo in fondo, che dobbiamo davvero curare.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA - she’s got the look roxette http://www.youtube.com/watch?v=62RokYZAR5M

Che noia che barba questa eleganza!

Seconda puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Signori, non aspettatevi fotografie. Cercherò di descrivere gli stili che vedo, usando la mia sola arma, e concedetemelo, mi divertirò ad…affondarla. Avrò infatti un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie. Avez-vous bien comprì?

Io non mi capacito. C’è chi venderebbe l’anima al diavolo per sembrare più giovane, ma c’è anche chi fa di tutto per sembrare più vecchio.

La incontro quasi ogni giorno e non passa volta che io faccia questo pensiero: questa bella giovane signora, forse quarantenne, sempre vestita così elegantemente. Ma che noia!

Sempre. La sua divisa è il tailleur pantalone, sui toni del grigio, del blu, del nero. Unica nota di colore, sempre, immancabilmente, quel foulard! Sempre, ogni giorno, foulard. Diverso per carità, prezioso scherziamo, Ferragamo, Hermès, Gucci.

In questo caso, non riesco nemmeno ad apprezzare il tentativo di riportare la barra sulla rotta della femminilità, indossando calzature con il tacco, ma che tristemente e poco coraggiosamente, si rivela da sotto il pantalone, né alto né basso, “né carne né pesce”.

Che voglia comunicare il suo rigore di donna di potere? A me comunica solo un’eleganza noiosa. La femminilità è ben lungi. Un viso estremamente dolce ed attraente, un’espressione molto fresca ed intrigante, annacquati da uno stile noiosamente elegante, sempre uguale a se stesso, privo di fantasia e di quel pizzico di femminilità trasgressiva che renderebbe l’immagine diversa.

Morale: osi qualcuno ad affermare che il concetto di eleganza è assoluto. Dopo Sua Maestà Caterina (Dominici) la Rossa, regina indiscussa dei clic su tempi&modi di questi ultimi giorni, questa è la controprova che fa zittire gli scettici.

Potere a chi osa!

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – boredom muse http://www.youtube.com/watch?v=vxWuNrHgviY