Set by Capanna Durmont

di Donatella Simoni
 
Sono appena tornata da un viaggio di lavoro nella capitale. E’ sabato pomeriggio e ho solo voglia di ritrovarmi. La mia meta preferita è la Capanna Durmont al Passo Daone, 1200 metri di altitudine, a pochi chilometri da Tione di Trento. Mi siedo sulle panche in legno della terrazza, quello che vedo è solo bosco e un fazzoletto di cielo. Daniela, la padrona di casa, mi prepara il caffè. 
 
 
Questo è un luogo molto familiare per me e rappresenta con il suo genius loci, uno dei beautiful places della mia vita, dove far riposare corpo e spirito. Dove, con il silenzio, sentire di nuovo me stessa.
 
La Capanna Durmont però, non accoglie solo anime stanche come la mia, ma anche amanti della cultura e soprattutto dei libri. E’ una storia che inizia così, con 8 libri su un caminetto. Gli ospiti della Capanna Durmont ne prendevano qualcuno e lasciavano i propri già letti. Poi, Daniela e Luca Ferrari, i titolari, hanno scoperto che l’idea, semplice ma geniale, l’aveva già avuta qualcun’altro negli Stati Uniti e quindi si sono candidati per diventare uno dei centri ufficiali di Bookcrossing nel mondo, la pratica dello scambio di libri, poi catalogati e rintracciabili nel loro viaggio di mano in mano sul sito internet del movimento. Oggi il caminetto del salone della Capanna Durmont non basta più e sulle mensole del rifugio ci sono oltre 500 libri in attesa di continuare il loro viaggio di scaffale in scaffale, di libreria in libreria, valicando monti e attraversando mari e fiumi. 
 
E proprio sulla base di questo fenomeno di cui Daniela e Luca si sentono davvero orgogliosi di fare parte, che l’anno scorso hanno ideato Books in the woods, un evento culturale durante il quale alcuni scrittori presentano i loro libri e quest’anno, nella seconda edizione, anche uno scrittore e regista che ha proposto un workshop di scrittura creativa gratuito. Qualche settimana fa, il book-crossing ha incrociato un melting pot di teatro, musica, scrittura e cucina e ha incontrato gli attori del RifClan di Trento per una serie di suggestive letture nei boschi: il «Marcovaldo» di Calvino, «Il mondo storto» di Mauro Corona, la «Lettera al mio sindaco» di Luca Mercalli e tanti altri testi uniti dal filo rosso di una riscoperta della natura, della lentezza e della naturalezza umana, hanno preso vita nelle voci degli attori che come pifferai dal flauto magico hanno guidato gli ospiti nei boschi che abbracciano la Capanna Durmont.
 
Sono scesa di nuovo a valle e ho fatto ritorno a Casa Campanelle. Ritrovata.
 

Tod’s presenta “Italian Portraits”

Nella splendida cornice della Pinacoteca di Brera, si è svolta a Milano la serata dedicata al lancio del libro “Italian Portraits”, in distribuzione da settembre 2012 nelle migliori librerie del mondo.

Diego e Andrea Della Valle hanno accolto alla serata: Stefano Tonchi, Giulia e Carlo Puri Negri, Micol Sabbadini, Nino e Francesca Tronchetti Provera, Nathalie Dompè, Valentina Scambia, Virginia Orsi, Luisa Beccaria, Lucilla Bonaccorsi, Pupi Solari e alcuni tra i protagonisti del libro (tra cui Alberto Alemagna, Emanuele Cito Filomarino, Gaddo della Gherardesca, Giovanni Gastel, Guglielmo Miani, Niccolò Minardi, Tazio Puri Negri).

Italian Portraits celebra, attraverso una serie di ritratti fotografici di raffinati uomini italiani, il talento di unire l’estetica all’etica, la contemporaneità alle tradizioni, la bellezza alle capacità.

Uno stile perfettamente rappresentato da questi personaggi, che affonda le sue origini nel Made in Italy e nell’importanza delle cose “fatte bene” e dell’artigianalità: una scelta di eleganza non ostentata e di rispetto del passato e delle radici.

Valori senza tempo, parte di uno stile di vita e di una cultura moderna e cosmopolita ma ben radicata nel nostro Paese.

Muritiba, domenica 14 marzo 1847

UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi

Muritiba, domenica 14 marzo 1847.

Nasce Antônio de Castro Alves Castro Alves, poeta brasiliano, uno dei più importanti del secolo, conosciuto come sostenitore dell’abolizionismo. A San Paolo frequenta la facoltà di diritto, senza però riuscire a laurearsi. Vivendo nelle grandi città brasiliane, viene a contatto con le grandi problematiche sociali, ed in breve tempo si fa sostenitore della causa dei poveri, degli emarginati e degli schiavi. Per questi motivi, ancora adesso, è adorato nel suo paese e viene considerato uno dei capostipiti della cultura democratica brasiliana, tenendo presente che la schiavitù in Brasile venne abolita solo nel 1888. Ha una ardente relazione con l’attrice portoghese Eugênia Câmara, che segue durante i suoi tour cogliendo l’occasione sia per scrivere i suoi primi poemi abolizionisti: “Os Escravos” (Gli schiavi) e “A Cachoeira de Paulo Afonso” (La cascata di Paulo Afonso), oltre all’unica sua opera teatrale, il dramma intitolato “Gonzaga” (1867), rappresentato a San Paolo dalla stessa Câmara. Muore a 24 anni, di tubercolosi.

“Abbiamo perduto l’idea di bellezza”

«Guardatevi intorno e cercate con gli occhi, ovunque siate, gli edifici che hanno più di mezzo secolo: è difficile trovarne uno davvero brutto. Poi fate il contrario: cercate con gli occhi, ovunque siate, gli edifici che hanno meno di una cinquantina di anni: è difficile trovarne uno davvero bello».
Salvatore Settis lo ripete in ogni conferenza. Ed è sul serio così. L’idea del «bello», che era quasi «incorporata» nei nostri nonni, si è andata via via perdendo. Peggio, è stata smontata pezzo su un pezzo.
Certo, il disprezzo per il passato non è una novità assoluta. Basti rileggere qualche passaggio della lettera del 1519 di Raffaello (scritta insieme con Baldassarre Castiglione) a papa Leone X. Dove il pittore lamenta il «grandissimo dolore, vedendo quasi il cadavere di quella nobil patria, che è stata regina del mondo, così miseramente lacerato». E accusa: «Ma perché ci doleremo noi de’ Goti, Vandali e d’altri tali perfidi nemici, se quelli li quali come padri e tutori dovevano difender queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno lungamente atteso a distruggerle?».
Ma se allora saccheggiare una villa romana o storpiare un paesaggio era frutto solo di analfabetismo, oggi c’è qualcosa di più. Lo sostiene nel libro Non possiamo tacere, scritto insieme con Chiara Santomiero e sottotitolato «Le parole e la bellezza per vincere la mafia», monsignor Giancarlo Bregantini, già vescovo di Locri: «Il primo aspetto che si nota arrivando in Calabria, ad esempio, è il disordine edilizio. Ti accorgi della mancanza di un piano regolatore, delle spiagge non curate: la bellezza della natura fa risaltare ancor più l’incuria dell’uomo».
«La disarmonia tra ciò che Dio ha fatto e ciò che l’uomo non è stato in grado di custodire», prosegue il vescovo, «colpisce in molte zone del Sud, specie della Calabria e della Sicilia. È la dimostrazione di un blocco, di un ostacolo. È come se la bruttezza dei luoghi esprimesse tragicamente quel desiderio di violazione che c’è nel cuore del mafioso. E, infatti, i paesi più brutti e trascurati sono quelli segnati dalla mafia. La trascuratezza diffusa diventa, allora, il primo punto su cui far leva per opporsi alla intimidazione, alla violenza».
Fare la guerra al «brutto» vuol dire fare insieme la guerra al degrado, allo spappolamento dell’armonia sociale, al disagio, alla piccola criminalità, allo sfruttamento della prostituzione, allo spaccio, alla mafia. Per questo, davanti alla bruttezza di certi quartieri di periferia, come a Roma il Corviale (due palazzi di cemento armato lunghi un chilometro per un totale di 1.200 appartamenti) o a Napoli le Vele di Scampia, massicciamente presidiate dalla camorra, bisognerebbe riproporre, a rovescio, le targhe d’onore. E apporre sugli edifici più orrendi delle placche belle grandi: «Questo edificio è stato progettato dall’architetto Tizio Caio». Magari con un sottotitolo: «Il quale architetto si è ben guardato dal venirci a vivere…».

Gian Antonio Stella (Corriere della Sera)

Valenciennes, lunedì 11 marzo 1726

UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi

Valenciennes, lunedì 11 marzo 1726.

Nasce Louise Florence Pétronille d’Épinay, scrittrice francese. E’ protettrice di Jean-Jacques Rousseau e tiene un salotto letterario frequentato dai migliori intellettuali europei dell’epoca. Dopo la morte in battaglia del padre, militare di carriera, sposa il facoltoso cugino Denis Joseph de La Live d’Épinay, alto funzionario pubblico. Il matrimonio non è felice e cerca consolazione nell’amore per il giovane Dupin de Francueil: la sua infedeltà giustifica la richiesta di divorzio del marito, a seguito del quale si ritira nel castello di La Chevrette dove inizia a ricevere numerosi visitatori illustri (tra i quali Charles Pinot Duclos, Voltaire, Carlo Goldoni, Ferdinando Galiani, Paul-Henri Dietrich d’Holbach e, soprattutto, Jean-Jacques Rousseau e Melchior Grimm). Grande ammiratrice di Rousseau, lo invita a stabilirsi in uno chalet (il cosiddetto Ermitage) dove il filosofo rimane per qualche tempo: si stacca dalla sua protettrice a causa di Grimm, che diventa amante della d’Épinay.

Strasburgo, domenica 9 marzo 1721

UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi

Strasburgo, domenica 9 marzo 1721.

Nasce Carolina del Palatinato-Zweibrücken-Birkenfeld, il cui nome completo è Enrichetta Carolina Cristiana Luisa. Moglie del Langravio d’Assia-Darmstadt, è una delle donne più acculturate della sua epoca. Il 12 agosto 1741 sposa a Zweibrücken Luigi IX, langravio d’Assia Darmstadt. E’ meglio conosciuta con l’appellativo di La Grande Langravia, soprannome datole da Johann Wolfgang von Goethe. Amica di numerosi scrittori e filosofi del suo tempo, come Johann Gottfried Herder e Christoph Martin Wieland che avrebbe desiderato “possedere il potere di renderla regina d’Europa”. Ha contatti con Federico II di Prussia, tanto che Carolina è una delle poche donne che il Vecchio Fritz rispetta; un giorno la chiama «la Gloria e Meraviglia del nostro secolo» e dopo la sua morte invia a Darmstadt un’urna con l’iscrizione «femina sexo, ingenio vir» (Una donna per sesso, un uomo per spirito), visibile ancor oggi. Attraverso la figlia Federica Luisa diventa un’antenata delle case reali di Prussia, Germania e Olanda.

Milano, giovedì 11 gennaio 1945

UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi

Milano, giovedì 11 gennaio 1945. Muore Ada Negri, poetessa e scrittrice, la prima e unica donna ad essere ammessa tra gli Accademici d’Italia. Nel 1917, scrisse: “Ho consegnato il manoscritto delle mie novelle “Le solitarie”. Vi è contenuta tanta parte di me, e posso dire che non una di quelle figure di donna che vi sono scolpite o sfumate mi è indifferente. Vissi con tutte, soffersi, amai, piansi con tutte”.

Una sua poesia recita:

Io non ho nome.

Io son la rozza figlia

dell’umida stamberga;

plebe triste e dannata è mia famiglia,

ma un’indomita fiamma in me s’alberga.

La corda principale della sua poesia furono i sentimenti e la memoria. Negli ultimi anni la sua vita fu segnata da profondo pessimismo e da una ritrovata religiosità. Ricordiamola così:

Sui campi e sulle strade

silenziosa e lieve

volteggiando, la neve cade.

Danza la falda bianca

nell’ampio ciel scherzosa,

poi sul terren si posa stanca.