Il tabernacolo della vita

“Siccome sono a letto da tre giorni, penso al letto, e ci penso perfino quando dormo. Il letto, amico mio, è tutta la nostra vita. In esso si nasce, si ama, si muore.”

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“Poi ecco che per la prima volta due amanti si trovano carne contro carne in questo tabernacolo della vita. Tremano, ma sono ebbri di gioia, si sentono deliziosamente vicini; e a poco a poco le loro labbra si uniscono. Quel bacio divino li confonde, quel bacio, porta del cielo terrestre, quel bacio che canta le delizie umane e tutte le promette, le annuncia e le precede. Il letto si muove come un mare agitato, cede e mormora, sembra animato e felice, perché su di esso si compie il delirante mistero dell’amore. Che c’è di più soave e perfetto, nel mondo, di questi amplessi che formano di due un solo essere, dando a ciascuno di essi, nello stesso istante, lo stesso pensiero, la stessa attesa e la stessa gioia totale che scende in loro come un fuoco divoratore e celeste?

Vi ricordate i versi che mi leggeste l’altr’anno, di non so quale poeta antico, forse il dolce Ronsard?

Et quand au lit nous serons
Entrelacés, nous ferons
Les lascifs selon les guises
Des amants qui librement
Pratiquent folâtrement
Dans les draps cent mignardises.

Questi versi vorrei che fossero ricamati sul cielo del mio baldacchino, da cui Piramo e Tisbe mi guardano senza fine coi loro occhi di tessuto”

“Quante altre cose avrei da dire! ma non ho tempo di notarle tutte e non riuscirei nemmeno a ricordarmele; e mi sento così stanca che ora tolgo questi guanciali, mi sdraio e dormo un po’”

(passi tratti da Il letto di Guy de Maupassant, fotografia Cielo del letto a baldacchino, Museo di Palazzo Mansi a Lucca da www.restauroestudiotessili.it)

Paradigmi di stile

fotoDal più alto del tacco discende a terra una campata di ponte inclinato o toboga capovolto, la parte della suola che non tocca mai il suolo e si conserva lucente e nuova, rigida nel portamento, flessuosa nei contorni, intatta come fosse intangibile.

E’ questa la zona della scarpa più sconcertante, che nasconde una perenne giovinezza là dove meno lo sguardo può raggiungerla, e ispira alla mente una leggera vertigine, come il dritto che diventa rovescio nell’anello di Moebius.

Dal rovescio si torna a passare al dritto con la cupola della punta, che è la parte più in vista dall’alto e di fronte, prua e polena, e come tale esprime lo spirito della scarpa, l’immagine che essa inoltra al mondo; ma è anche la parte più direttamente e saldamente attaccata alla terra, come per riceverne forza e una fierezza ostinata, quasi proterva. La varietà delle fiancate e staffe e cinghie corona la scarpa in un disegno aereo in cui i vuoti occupano più spazio dei pieni, come il sartiame di una nave…

Italo Calvino

Russian inspirations

Samovar in argento, colbacco in volpe Prada, edizione Meridiani Mondadori de “Tutti i racconti” di Tolstòj.

 

 

 

 

 

  

Icona raffigurante la Veronica con il Cristo, guanti di pelle lunghi e collo in pelliccia eco nera.

 

 

 

 

 

 

Giacchino corto in visone miele Simonetta Ravizza.

 

 

 

   

 

 

 

Bicchiere di Vodka su fotografia di Nikolay Biryukov

 

 

 

  

 

 

Caviale&Champagne al  Bolshoi vestito Rubelli

                                                                                                             

“Vieni via con me”, storie in giro per il mondo, ma straordinariamente tanto vicine

Vieni via con me è il titolo di un’avventura letteraria nata dalla mente e dalla penna di un giornalista/scrittore che si cela dietro lo pseudonimo di Henry J. Ginsberg. Vieni via con me vuole essere, in primo luogo, un invito ad evadere dalla realtà e a sentirsi coinvolti dalla situazione descritta e vissuta dal protagonista o dai protagonisti del racconto, in qualche angolo del mondo. Abbiamo tanto bisogno di viaggiare e di conoscere, anche solo con l’immaginazione!

Vieni via con me è quindi un richiamo che, di volta in volta, sarà affettuoso o passionale, dolce o imperativo, rassicurante o misterioso. Ad un certo punto, sarà facile riconoscersi in uno dei protagonisti. Sarà allora che risponderemo all’invito di Sir Ginsberg, sarà allora che ”andremo via”, per davvero. E la vera sorpresa sarà scoprire per dove e con chi.

Per settimane, l’autore ha preso il nostro cuore e lo ha portato in giro per il mondo.Viaggio dopo viaggio, meta dopo meta, i lettori di T&M si sono appassionati all’appuntamento domenicale. “Io vengo, dove mi porti?” scrive un lettore. “E’ solo mercoledì” scrive Sonia di Milano. “Mancano ancora quattro giorni a domenica e al racconto d’autore di Henry. Aspetto con ansia” commenta Angela su Facebook.

Man mano che la settimana volge al weekend, la curiosità cresce: “Adoro la piovosa, frizzante, grigia aria di Londra. Anch’io, preparati Maria Teresa, sarà più tempestosa del solito.. eh, l’amour!”. E ancora: “Non vedo l’ora, è sempre un tuffo nel passato… e al cuore…”

Alcuni, che avevano lasciato un pezzo del loro cuore in una di queste città, lo hanno ritrovato in Vieni via con me. “Sembra l’ultimo litigio fatto con la mia ex ai tempi bui, basta che ci metti un finale con una parolaccia ed è il testo da recitare …”. “Il tempo….. commossa, grazie ! Buona domenica”. “Ma voi due per un motivo o per l’altro mi fate sempre piangere tutte le domeniche. Cambia il titolo in Vieni a piangere con me ! Un abbraccio. Lacrime belle, grazie ancora“.  “Ok lo ammetto… L’ho riletto già tantissime volte. Ah, questi fantasmi… bacio”.

Non resta che continuare il viaggio. Fino alla pubblicazione del libro a cui Henry J. Ginsberg sta lavorando, ovvero la raccolta di tutti i racconti pubblicati su T&M arricchita da nuovi capitoli inediti, nuove mete, nuovi sentimenti, nuove emozioni.

Presto, solo su T&M.

 

I viaggi pubblicati fino ad ora:

Barcellona

Chicago

Vienna

Milos

Dublino

Faro

Trieste

Edimburgo

Monaco

Otranto

Itaca

Firenze

New York

Copenhagen

Palermo

Praga

Colombo

Londra

Atene

Parigi

Rio

Istanbul

Bath

1864. L’Occhio mongolfiera di Odilon Redon

Un enorme globo oculare che, come un pallone di mongolfiera, si innalza al di sopra dell’orizzonte. Potrebbe alludere ad un invito ad elevarsi al di sopra delle cose comuni, ad allargare gli orizzonti della nostra conoscenza?

Quel gusto mai dimenticato

di Donatella Simoni

Tempo di maturità. Se il mio pensiero va’ a ritroso nel tempo fino agli studi classici, una delle prime immagini che mette a fuoco è la straordinaria descrizione dei maccheroni del paese di Bengodi che il Boccaccio dipinge in Calandrino e l’elitropia (XI-3) nel Decamerone. ” …eravi una montagna di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi li gettavan quindi giù, e chi più ne pigliava più ne aveva”.

Un gusto che non si dimentica. E per rivivere quel gusto, stasera, propongo una ricetta storica tratta dai  Banchetti composizioni di vivande et apparecchio generale di Cristoforo Messisbugo, uno dei capisaldi all’origine della cucina italiana (in mostra fino al 4 novembre Magnificenze a tavola. Le arti del banchetto rinascimentale.  a Villa d’Este, Tivoli).

Gli studi linguistici-gastronomici  sulla composizione dei maccheroni del Boccaccio confermano, avvalorati da libri di cucina di due secoli dopo e da certe voci dialettali venete ancor oggi valide, che in verità si trattava di gnocchi: tra l’altro, solo quelli avrebbero potuto agevolmente rotolar giù dalle falde della montagna di parmigiano. Gnocchi, ovviamente, senza le patate che arriveranno dall’America quasi tre secoli dopo Boccaccio (1348).

Ingredienti (dosi per 4 persone):
200 g di farina bianca, 100 g di semolino macinato sottile, 5 uova, sale, 1 l di brodo di pollo e manzo (indispensabile), 100 g di formaggio grana grattugiato, 50 g di burro.

Esecuzione: setacciare insieme la farina e il semolino. Metterli «a fontana», aggiungere le uova, il sale e ottenere un impasto non troppo duro. Nel caso, aggiungere o altra farina o acqua (tutto dipende dalla grossezza delle uova e dalla « forza » della farina). Ridurre l’impasto in cordoni, tagliare dei pezzi «quanto una castagna » e modellarli « sul rovescio del grattacasio (1a grattugia) ottenendo degli gnocchi a forma di conchiglia. Se piacciono, ricorrere agli gnocchi freschi venduti in buste: questi prodotti industriali, che si valgono più di semola e farina che di patate, sono i più « vicini » alla ricetta di quattrocento anni fa. Mettere al fuoco, in una pentola larga, il brodo: deve essere quanto più ricco è possibile e persino grasso, in quanto spetterebbe ad esso insaporire gli gnocchi. Quando il brodo bolle, calarvi, un po’ alla volta, gli gnocchi. Toglierli, con il mestolo bucato, appena salgono a galla e disporli in un piatto da portata ben caldo, cospargendoli, di volta in volta, con il formaggio grattugiato, e nient’altro. Farli rotolare in ungo un piano inclinato cosparso di formaggio sarebbe prova di rispetto per Boccaccio, ma anche operazione poco agevole. Solo al momento di servire, cospargere il piatto con il burro fuso. Servire caldissimi. Osserviamo, incidentalmente, che tutte le paste al burro sono migliori se si condiscono prima con il solo formaggio, poi con il burro, sciolto o anche in pezzetti. 

Great Yarmouth, giovedì 30 marzo 1820

UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi

Great Yarmouth, giovedì 30 marzo 1820.

Nasce Anna Sewell, scrittrice inglese. È conosciuta per essere l’autrice di “Black Beauty – autobiografia di un cavallo”, il suo unico libro. A quattordici anni, dopo una caduta, resta zoppa per il resto della sua vita e non riusce più a stare in piedi senza una stampella. Per una maggiore mobilità, utilizza frequentemente carrozze trainate da cavalli, cosa che ha contribuito al suo amore per questi animali e alla preoccupazione per il trattamento umano degli esseri animali. Vende il romanzo all’editore locale Jarrolds per £40, il 24 novembre 1877, quando ha 57 anni. Anche se ormai considerato un classico per bambini, lei lo scrive in origine per coloro che lavoravano con i cavalli. «Non c’è religione senza amore, e le persone possono parlare quanto vogliono della loro religione, ma se non li insegnano ad essere buoni e gentili con gli altri animali come esseri umani, è tutta una farsa.» (A. Serwell, Black Beauty, capitolo 13.) Muore di epatite, riesce a vedere il successo iniziale del libro. La sua casa natale è ora un museo.