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Spiritualità per la montagna
di Don Piero Rattin
Dopo aver parlato di “itinerari fuori rotta” verso una vacanza esclusiva, piace riportare questa breve riflessione del biblista Don Piero Rattin in merito alla spiritualità della montagna. Come dire, non basta che sia la moda ad ispirarlo, ma serve una sorta di conoscenza/coscienza per vivere certe scelte… fuori rotta.
“Spiritualità per la montagna. E’ legittima questa definizione? o non è, invece, un po’ azzardata? che poi equivale a domandare: quale nesso è possibile porre tra i dati della Fede (della rivelazione) e ciò che la natura offre a quei credenti che fanno l’esperienza della montagna?
Certo, quando si dice “spiritualità”, il termine può assumere significati molto ampi; non occorre essere cristiani, per provare – nella suggestione della montagna – la sensazione di essere in qualche modo afferrati, soggiogati dal Trascendente. Tale esperienza, tuttavia, ha sovente qualche limite, come quello di esaurirsi in se stessa, di non sapere (o non voler) procedere oltre; può ridursi a esperienza d’evasione che ha poco da dare al vissuto concreto della persona.
Viviamo in un tempo in cui – non dimentichiamolo – anche certe esperienze religiose possono ridursi a beni di consumo. Io ho cominciato a riflettere su una possibile spiritualità della montagna da quando – giovane prete, cappellano in una parrocchia di montagna – mi sentivo dire dalla gente che Dio, la domenica, è più facile incontrarlo in montagna che in chiesa, all’Eucaristia.
Primitivizia, riscoprire le proprie radici… con gusto
Tutto nasce da un percorso personale che rispetta uno stile di vita: dedicarsi alla ricerca e alla sperimentazione in una terra dove si sente fortemente radicate le proprie radici. Recuperare, riconoscendone il valore, quel patrimonio di sapienza antica tramandata dalle generazioni passate, rivivendolo ed interpretandolo in chiave personale e moderna, per farne la propria realizzazione, un’espressione di vita e, ancor di più, per farne dono agli altri sotto forma d’arte.
E’ la storia di Eleonora Cunaccia.
E’ la filosofia che sta alla base dell’artigianalità di Primitivizia, erbe spontanee di montagna, bacche, resine, radici che poi vengono sapientemente cucinate ad arte, sapori sconosciuti che vengono trasformati in cibo esclusivo da degustare, come il ragù di erbe alla crema di radicchio dell’orso, le bacche di corniola alle prugne selvatiche, gli sgrizoi al delicatissimo buonenrico e il mugolio, un estratto di gemme di pino mugo. La natura viene lavorata in pochissimo tempo dalla raccolta, lavata alla fonte del paese, cucinata ed invasata.
Le giornate di Eleonora trascorrono in solitudine e a stretto contatto con la terra. Seguire le stagioni, gli umori della natura, scegliere il tempo giusto per una raccolta in quota o in luoghi incolti di difficile accesso, come le scarpate, i dirupi, i bordi dei fiumi: ogni volta si rivela un’esperienza ancestrale da dove è naturale estrarre nuovi sapori, sapori primitivi, sapori dimenticati, che esaltano il gusto esclusivo della semplicità, ma di certo quello più autentico di un territorio.
Come sorseggiare un “brodo di terra”. Eleonora ha impiegato un giorno di cammino per capire con cosa farlo, cercando in tutto ciò che sul suo cammino ha trovato di bello, di buono, di magico. Terra pulitissima raccolta a 2000 metri d’altitudine, un sasso, la corteccia di un albero. Sul fuoco, essi verranno trasformati in un estratto di vita con dentro tutti gli aromi, tutti i profumi, di tartufo, di fungo, di buono, della terra. Destinazione risotto.
TESTO – ds ispirata da se stessa in “Memorie di Fuoco” (Servizio Attività Culturali della Provincia autonoma di Trento)
FOTOGRAFIE – nell’ordine, Alessandro Guerani, erbacipollina, it e airone.it
MUSICA – anywhere is… enya http://www.youtube.com/watch?v=gPKAN7XHCxU&ob=av2n
Bucarest, martedì 22 gennaio 1828
UN GIORNO, MILLE CARATTERI di Karol Albertrandi
Bucarest, martedì 22 gennaio 1828. Nasce Dora d’Istria, pseudonimo della duchessa Helena Koltsova-Massalskaya, nata Elena Ghika. Scrittrice romena, ma russa e italiana per acquisizione, esponente del romanticismo e del femminismo, è considerata la Mary Shelley dell’Europa orientale. Riceve un’ottima educazione, studiando letteratura prima a Dresda, in Germania, poi a Vienna, Venezia e Berlino, dove riceve la laurea per le lettere greche dall’illustrissimo Alexander von Humboldt. Tornata a Bucarest, sposa il duca russo Alexander Koltsov-Massalski e con lui si trasferisce a San Pietroburgo. Tuttavia non apprezza il forte nazionalismo del marito e il suo attaccamento alla tradizione ortodossa e detesta la politica da tiranno dello Zar Nicola I. Vive quindi in Svizzera, in Grecia, in Turchia e nell’amatissima Italia, dove a lungo abita in una sontuosa villa di Firenze. Il primo giugno 1860 è la prima donna a salire fin sulla cima del Monte Bianco.
Fiat 500 TwinAir, beautiful monster
Piccola auto, piccolo tour, questo pomeriggio. La nostra meta è un villaggio fantasma, un piccolo borgo abbandonato a causa delle terribile peste dimemoria manzoniana.
La partenza è fissata alle Terme di Comano, nelle Giudicarie Esteriori con una Fiat 500 TwinAir. Ci siamo accomodati al posto di guida con la stessa curiosità con cui ci siamo avvicinati a questo beautiful monster.
Per ergonomia corretta, intelligente sfruttamento dello spazio e citazioni esplicite ma garbate del passato, l’abitacolo della TwinAir, identico a quello delle altre 500, è bello da vedere e pratico da vivere. Specie con le plastiche chiare il colpo d’occhio offerto dalla plancia è di grande effetto.
Ma partiamo. Apriamo il finestrino anche se fuori fa un freddo cane. Questa è una macchina da ascoltare. Non dà il gusto pieno di un otto cilindri Ferrari né le emozioni metalliche di un boxer Porsche. Ma a chiunque sia, se non appassionato, anche soltanto vagamente curioso di motori, il nuovo bicilindrico della 500 stimola un insieme di ricordi e di domande come nessun altro: ronzerà come quello dell’altra 500? Shakererà allo stesso modo l’equipaggio? Ma poi, siamo sicuri che spinga, che è a malapena un novecento di cilindrata? E consuma davvero così poco come dicono?
Sicuramente si tratta di un piccolo gioiello di tecnologia sotto il cofano, quattro valvole per cilindro, turbocompressore, aspirazione MultiAir, Start&Stop, EcoDrive, contralbero di equilibratura.
La direzione è quella verso Tione. Il TwinAir è molto godibile su strada. Al minimo ha una sonorità divertente, più simile per la verità a quella di un moderno tre cilindri che al vecchio bicilindrico Fiat. Qui le vibrazioni sono ridotte al minimo e le prestazioni — ben lungi dall’essere in affanno — si rivelano sorprendentemente toniche e vivaci: anche dimenticando il condizionamento mentale che i cilindri sono solamente due, le cose di cui è capace questo 85 cavalli in ripresa, anche a dispetto di una rapportatura piuttosto lunga del cambio, sono assolutamente egregie. Che poi sia ruvido e rumorosetto è difficile, viste le premesse, considerarlo un limite. Rovescio della medaglia di tanta verve è che il TwinAir cade proprio sul suo terreno di elezione, quello dei consumi reali, sull’ordine dei 13 km/litro.
Arrivati al bivio per Ragoli e Preore, svoltiamo a destra. Saliamo attraverso l’abitato di Ragoli e prendiamo la direzione Stenico. Il panorama è stupendo. All’orizzonte il Castello, la strada stretta corre tra il bosco. Dopo l’abitato di Coltura, prima dell’imbocco della Val d’Algone, imbocchiamo una stretta strada sulla sinistra che in pochi chilometri ci porterà alla località Iron.
Sterzo, pronto e progressivo, diremmo quasi sportivo, la risposta in ripresa della nostra TwinAir si fa davvero consistente (a patto di rinunciare alla modalità ECO!), che mangiandosi circa un terzo della coppia disponibile riduce la grinta e obbliga ad attaccarsi al cambio per avere un minimo di scioltezza. Senza ECO e lavorando comunque un po’ di cambio (ben manovrabile e assecondato da una frizione leggera), il TwinAir è davvero divertente: rauco man mano che si sale di giri, decisamente rumoroso allo scarico si dimostra un motore forse non perfetto ma pieno di carattere: sarà questione di gusti, eppure alla noiosa linearità di tanti quattro cilindri noi preferiamo la verve un po’ caciarona di questo motorino, che specie in un bel percorso di montagna riesce realmente, nel suo piccolo, a consegnare il gusto della guida.
Eccoci arrivati. Iron è un villaggio isolato, nascosto da un fitta vegetazione, le case si affollano silenziose in una breve spianata tra l’anfiteatro dei campi terrazzati e la dolce conca prativa dove c’è il pozzo. Il borgo, dopo la terribile peste del 1630, rimase quasi completamente disabitato. E il suo fascino è legato alle numerose storie, leggende e ai vecchi racconti fioriti intorno alla terribile pestilenza di manzoniana. Qui il tempo si è davvero fermato.
TESTO – ds ispirata da www.auto.it
FOTOGRAFIE – auto.it
MUSICA – beautiful monster ne yo http://www.youtube.com/watch?v=2J2dwFVZHsY&ob=av2n
La S.V. è cordialmente invitata
a vivere l’autunno tra le montagne Patrimonio dell’Umanità, le Dolomiti. L’invito è di quelli irrinunciabili.
r.v.s.p.
Il bosco che suona
Tra gli abeti di risonanza cari a Stradivari un percorso evocativo che intreccia musica e natura – Val di Fiemme fino a novembre
Arte Sella
Creazioni naturali d’arte contemporanea nei prati e nei boschi della Val di Sella – Valsugana Fino al 12 novembre
Le grandi vie della civiltà
Relazioni e scambi tra il Mediterraneo e il Centro Europa, dalla preistoria alla romanità – Castello del Buonconsiglio, Trento fino al 13 novembre
Dalla guerra alla pace
Un Parco della Memoria tra le Piccole Dolomiti e i grandi Altipiani – Folgaria, Lavarone e Luserna fino al 2 novembre
I segni del Sacro
Itinerari tra fede cultura arte e natura – Trento, Rovereto, Pinè, Val di Non fino a novembre
Dolo-mitiche
Le più celebri imprese alpinistiche raccontate dal vivo sul web come opere d’arte a cielo aperto – Monti del Trentino fino a ottobre
I rifugi del gusto
In quota oltre l’estate con l’enogastronomia trentina di qualità – Monti del Trentino fino al 2 ottobre




