L’ispirazione del giorno

Sì, rimane lì, “per bellezza”, questa confezione di pasta Felicetti, nella mia cucina, in mostra tra le pentole di rame firmate Navarini. Perché è questo il vero valore che attribuisco ad uno dei prodotti dell’eccellenza trentina, al pari di un’opera d’arte, d’artigianato o di design. L’ho scelta tra le paste migliori per il suo valore aggiunto, ovvero di essere espressione del mio territorio. Ma ora, pasta! Sono le 19, è tempo che il fusillo incontri a suo modo il sugo.

Extravergini da awards

“Un olio dal tono deciso che all’olfatto spicca per le note verdi di oliva acerba, foglie di carciofo ed erba appena tagliata, al gusto piccante intenso e medio amaro”. Questa è la descrizione di Frantoio Denocciolato  il prodotto dell’azienda agricola consortile Olio Cru di Arco, contrassegnato con le tre foglie – punteggio assegnato agli oli eccellenti – dal Gambero Rosso che lo ha inserito nella propria guida ” Oli d’Italia – I migliori extravergine”.

Sempre lo stesso olio è stato premiato per il packing al Sol, il Salone Internazionale dell’olio extravergine di qualità di Verona, aggiudicandosi il titolo di miglior bottiglia 2012. Una menzione si è avuta pure per il prodotto biologico Casaliva Toniolli Bio, che si è aggiudicato due foglie.

Il periodo sembra particolarmente ricco di soddisfazioni per i produttori di olio extravergine di oliva nell’Alto Garda. Tra loro sono soprattutto quelli che hanno puntato su qualità, arte e design a raccogliere i principali riconoscimenti. Come l”azienda agricola dell’hotel Vivere Suites and Room (Trentino Charme) che ha conseguito una nuova onoreficenza oltre oceano, a Los Angeles, dove l’olio extravergine altogardesano ha conquistato l’argento per la categoria “Italy-North, mono cultivar” al “Los Angeles extra virgin olive oil awards” a cui hanno partecipato più di 600 aziende.

L’olio “Vivere” sarà anche al centro di un progetto per un suo impiego ad uso cosmetico, grazie alle proprietà eudermiche, seborestitutive e protettive e all’abbondanza di vitamine “A” ed “E”, l’olio dell’Alto Garda Trentino sembra proporsi anche come ottimo rimedio anti-age. Riconoscimento anche per il design dell’etichetta che ha meritato l’oro nella categoria “Art/Illustration: use of original illustration as the driving element of the package design”.

Qualità ed etica per il re del Cashmere

Famoso in tutto il mondo come il “re del Cashmere”, l’imprenditore Brunello Cucinelli rivela a Marie Claire, in uscita lunedì 16 aprile, come conciliare il profitto e l’etica, gli investimenti e il misticismo, il lusso e la dignità.

«Il progetto di andare in borsa accompagna un obiettivo di crescita garbata e sostenibile». A parlare è Brunello Cucinelli che annuncia così il suo prossimo sbarco tra i titoli quotati, delineando un approccio originale all’operazione. «In Italia il 90 per cento delle imprese familiari muoiono con il loro fondatore. Alla mia, non voglio che succeda». Il suo quartier generale, il borgo medievale perugino Solomeo, da lui completamente ristrutturato, ospita la sua azienda dal 2009, anno simbolo della crisi. Da allora ha visto aumentare i dipendenti, il fatturato e gli investimenti. Una bella case history che culmina oggi con la decisione di quotare il marchio alla Borsa di Milano. Il segreto? Lo rivela a Marie Claire lo stesso Cucinelli: «Aspiro al profitto, ogni impresa deve produrne, è la ragione della sua esistenza. Il punto è: com’è generata? Solo con l’etica, la dignità e la morale». E continua: «Il problema è sempre lo stesso: un bravo imprenditore deve stabilire buone relazioni con i suoi dipendenti. Se ci riesce, anche il prodotto migliora». A Solomeo gli operai non timbrano il cartellino e, nella mensa comune, si mangiano i manicaretti preparati dalle signore del paese. Il risultato è una moda di gusto e qualità ad alti livelli. Come i prezzi: «Dicono che i miei capi siano cari, io preferisco definirli costosi: è diverso, perché dà più rilievo al lavoro e alla qualità che contengono».

(Si ringrazia Hearst Magazines Italia, foto da prepidemic.com) 

Unopiù, outdoor lifestyle

Fuori c’è un freddo assurdo, ma nella cassetta della posta oggi ho trovato il catalogo Unopiù 2012. E’ primavera!

La Unopiù nasce nella campagna della Tuscia, a 15 km da Viterbo, in quel di Soriano nel Cimino, un’incantevole località immersa nel verde, già meta delle vacanze di Pirandello.

Unopiù rappresenta la cura e la cultura del giardino, le migliori soluzioni per arredare gli spazi aperti come fossero “stanze verdi”, parte integrante della casa, con la stessa attenzione, con la stessa ricercatezza.

 

I prodotti Unopiù sono raccolti in tre famiglie di strutture e arredi, distinte per stili, forme e materiali: la Collezione Classic che rivisita una tradizione dal gusto intramontabile; la Collezione Contemporary, dove l’outdoor design è al servizio del comfort e della funzionalità ed infine, la Collezione Easy Life, dallo stile fresco e colorato, destinato ad una clientela giovanile e dinamica.

Stiamo parlando comunque di strutture dal forte impatto scenografico che ridimensionano i confini tra indoor e outdoor, collezioni impreziosite da finiture di altissima qualità e da texture fresche e accattivanti, dove materiali immortali come teak e ferro ridisegnano sapientemente le geografie di un design sempre più sofisticato e tecnologico, ma con il fascino di oggetti d’arte intramontabili.

Molte delle novità 2012 si avvalgono della collaborazione di affermati designer, tra cui Marco Acerbis e Matteo Thun,  che hanno utilizzato la loro vena creativa per realizzare arredi innovativi e seducenti sia dal punto di vista estetico che funzionale. 

Ogni stagione, c’è una piacevole attesa per il nuovo catalogo che si arricchisce, di volta in volta, di tante novità. Non è ancora tempo&modo di portare in giardino i miei Unopiù, come le sdraio in teak Titanic e le poltrone Emily, oppure le sedie e i tavolini in ferro Aurora. Nel frattempo, ammiro e scelgo.

La mia wishlist 2012?

Chiase-longue Swing, uno dei pezzi cult di Unopiù, una struttura ondulata con cuscino poggiatesta

(prego, continui a leggere sotto)

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Concetti di lusso (prima parte)

Breve excursus sociologico intorno al concetto di lusso. Lusso, nel suo significato più etimologico, è un termine che deriva dalla voce latina luxus (eccesso, intemperanza, dissolutezza, mollezza ma anche fasto e magnificenza). Già osservando questa varietà di significati, emerge l’ambiguità che accompagna il concetto di lusso, sospeso tra un estremo a valenza negativa di sontuosità eccessiva, sregolata e superflua ed uno dal carattere positivo di magnificenza onirica e desiderabilità.

Rivolgendo lo sguardo al passato, nella prima direzione si rilevano posizioni nel pensiero classico greco (critiche di Aristotele nei confronti degli eccessi) e in quello latino (lex sumptuaria – legge contro il lusso) rafforzate in seguito, da una certa parte dell’etica cristiana ispirata ai valori del pauperismo e da posizioni filosofiche di stampo marxista. In tal senso, anche l’economista e sociologo tedesco Sombart considerava il lusso come “ogni dispendio che vada oltre il necessario”, anche se differenziava il “lusso qualitativo”, ovvero il consumo di beni di classe superiore, dal “lusso quantitativo”, cioè lo spreco.

Oggi il concetto di lusso viene letto in maniera meno severa delle epoche precedenti, sebbene  il momento storico in atto, drammatico sotto il profilo economico e finanziario,  inviti a farlo in modo più oculato, comunque diverso, anche solo da un decennio fa. Partendo da un presupposto: il prezzo, pur continuando a rappresentare oggi una condizione necessaria del concetto di lusso, non ne è più condizione sufficiente. Il sociologo Giampaolo Fabris, scomparso solamente un paio di anni fa, affermava: “Il lusso è un plesso di significati che trascende ampiamente il valore economico”

Alla luce di tutto, mi sembra possa risultare interessante questo breve viaggio alla scoperta delle numerose ed articolate definizioni che concorrono a definire in modo preciso i confini del lusso.

1. Lusso come capacità di attribuire uno status di prestigio (vero o presunto tale).

2. Lusso come piacere, emozione e coinvolgimento dell’atto di acquisto e di possesso di un bene di lusso.

3. Lusso come eccellenza qualitativa – raffinatezza estetica.

4. Lusso come ostentazione che determina uno status sociale.

5. Lusso come esclusività (valore elitario e di distinzione), in modo coordinato con rarità (difficoltà di reperimento).

6. Lusso come costo elevato a fronte dell’elevato livello qualitativo.

7. Lusso come artigianalità, legame con la tradizione (relativa ad un’epoca e/o ad un’area geografica) e con il carattere artigianale dalla produzione che richiede tempi lunghi e non standardizzabili.

8. Lusso buon investimento per il valore durevole che riesce a mantenere nel tempo un bene di lusso.

9. Lusso come materialismo e superfluo (accezioni dal taglio critico).

Queste sono le definizioni di lusso, frutto di studi storici, economici e sociologici. Ma la gente, i giovani, la realtà di oggi, come definiscono il lusso?  Le risposte di un’interessante indagine-studio, presto, su tempi&modi. Non senza qualche sorpresa.

 

 

TESTO – ds ispirata dal Prof. Gaetano Aiello e dal Dott. Raffaele Donvito Università degli Studi di Firenze

FOTOGRAFIA – MFLadies