Modelli di sobrietà

Breve excursus storico alla scoperta di alcuni modelli che nella loro vita hanno interpretato lo stile della sobietà. La sobrietà intesa nel significato più etimologico del termine (sine ebrius, senza ebbrezza, savio), uno stile che si basa sulla rinuncia al lusso e alla vistosità.

Balzac – In Eugénie Grandet, racconta la storia di un dandy parigino che, dopo il fallimento del padre, decide di fare fortuna all’estero. Prima di partire, vende i suoi lussuosi abiti e gli oggetti preziosi, per adottare una programmatica redingote nera di stoffa grossolana. I colori scuri sono importanti per la sobrietà perché sono adatti anche ai momenti più gravi. Nell’assemblea degli Stati Generali, prima della rivoluzione francese, bastava, per intuire la situazione, limitarsi ai colori degli abiti. Il nero della borghesia contrastava minacciosamente con le tinte vivaci dell’aristocrazia e il rosso dell’alto clero.

La vera ragione rifugge da ogni estremismo, bisogna essere saggi con sobrietà.

Tolstoj – In un accesso di odio per la frivolezza cittadina si era ritirato in campagna. Per inaugurare la nuova vita si era fatto fare un pesante pastrano di tela grezza, con falde così lunghe che poteva avvolgervisi per dormire la notte o per sonnecchiare in giardino, usando un dizionario per cuscino.

La sobrietà non esclude l’eleganza.

Scott Fitzgerald – Dopo la crisi del ’29, aveva abdicato ai costosi completi su misura dei Brooks Brothers per sommesse giacche sportive.

Graham Greene – Portava con stile una vecchia giacca di tweed con un rammendo ben visibile e i polsi rinforzati da una striscia di cuoio.

La pulizia è un elemento essenziale della sobrietà.

D.H. Lawrence – Aveva arredato il suo piccolo cottage con la massima semplicità e lo teneva sempre pulitissimo. L’autore di Lady Chatterley viveva parcamente e diceva che, anche se fosse diventato ricco, avrebbe continuato a vivere così.

Non sempre questa delicata virtù sopravvive alle passioni.

Re Ludwig di Baviera – Prima di incontrare Lola Montez, era amato dai sudditi per la sua oculatezza. Pur avendo un ombrello nuovo, continuava a usarne uno vecchio e spelacchiato. Poi aveva cominciato a spendere senza freni.

Benjamin Franklin  – Pensava, come Plutarco, che la sobrietà fosse la medicina dell’umanità. Provò per esperimento a vivere di pane e acqua senza diminuire il ritmo di lavoro. La madre, irritata, spiegava agli amici perplessi: «Il fatto è che ha letto un filosofo pazzo, un certo Plutarco».

La frugalità però non mortifica il gusto, si limita a raffinarlo.

Epicuro – Raccomandava di mangiare sempre cibi poveri come l’orzo per poi potere gustare pienamente le prelibatezze delle tavole cui si viene invitati.

La povertà non sempre è una garanzia di sobrietà. Il bohémien non è e non vuole essere sobrio.

Il Nipote di Rameau di Diderot  – Era insofferente all’austerità fiscale allora vigente in Francia e culminata in una dura patrimoniale: «Bastoneremo sulla schiena e sulla pancia tutti i piccoli Catoni come voi, che ci disprezzano per invidia, nei quali la modestia è solo una maschera dell’orgoglio e la sobrietà soltanto la legge del bisogno».

Freud – Nei difficili anni Trenta,  aveva smesso di farsi fare vestiti nuovi nei solidi tessuti inglesi, che prediligeva per la loro resistenza.

Nietzsche – Portava abiti lisi e fuori moda, ma scrupolosamente puliti e in ordine. Però quando gli era arrivato il commento di un’aristocratica, stupita dalla sua generosità in una colletta – «Il professore avrebbe fatto meglio a comprarsi una giacca più moderna!» – si era infuriato: «Non permetto che le signore si occupino delle mie faccende private». Tuttavia qualche tempo dopo, a Torino, i freni inibitori si erano allentati e aveva acquistato un abito «elegante, che cade alla perfezione». Come se non bastasse, aveva ringraziato la madre per la «gioia irrefrenabile» suscitata da un suo regalo: «Il lusso della cravatta supera tutto quello che ho visto a Torino».

TESTO – ds ispirata da Giuseppe Scaraffia (Domenica, Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIA – Scott Fitzgerald in Brooks Brothers style su esquire.com

Low profile

Sembra stia diventando la parola d’ordine, il termine di moda: sobrietà. Sobrietà in politica, austerità in economia, low profile nel life style. In realtà bisognerebbe essere moderati in tutto, anche nella moderazione.

Ma ormai sembra inevitabile, nel costume dei prossimi tempi si profila un nuovo stile: tornare all’essenza delle cose, concentrarsi sulla qualità, vivere meglio con meno. Dal guardaroba, agli investimenti, dal business alle scelte di vita. Lavorando affinché quella virtù propria dei nostri padri, torni ad essere quella dei nostri figli.

La sfida dei tempi così, diventa scegliere la qualità senza sprechi e godersela creativamente. Sulla base di questi elementi, tentiamo allora di disegnare l’identikit del “nuovo” uomo di stile: di buona cultura, gestisce in modo oculato risorse, consumi, tempo. Vive green, mangia sano, cerca sempre la qualità.

Prima di tutto nell’abbigliamento. Sceglie pochi pezzi ma di qualità. Meglio ancora se fatti su misura. Oggi anche la moda contribuisce in tal senso, realizzando tessuti naturali, materie prime e trattamenti sicuri, scelti e usati pensando all’ambiente e al futuro. Gli abiti servono così a comunicare alcuni dei “nuovi” valori emergenti, come l’ecologia e la sostenibilità.

Anche nel lavoro è low profile, nei rapporti e nel modo di essere. Un esempio per tutti, il suo biglietto da visita: nome in grande, più in piccolo il cognome e poi i riferimenti per il contatto, ma niente titoli e posizioni occupate.

Per quanto riguarda l’alimentazione (sana), poche uscite al ristorante, evviva le cene a casa con prodotti a km zero, dove cucinare diventa un momento, oltre che di piacere e di relax, di creatività e di cultura. Cucinare è un’arte, imparala e mettila da parte!

Per le sue vacanze, il nostro uomo di stile, sceglie di essere più autentico e meno effimero. Cerca prodotti doc e luoghi che esaltino le cose vere, il silenzio, la cultura, il gran cibo. Luoghi dove austerità si declina in riti indifferenti alle mode, in pellegrinaggi dell’anima tra resort accoglienti e atmosfere che aiutano a vivere un rapporto intimo ed esclusivo con la natura.

Nell’era del virtuale e della tecnologia, egli torna viandante, a piedi, a cavallo, in bicicletta, anche solo per partecipare a quelle feste di paese che celebrano i prodotti della terra. Aborre le auto blu, semmai le sceglie verdi. In attesa che si diffonda il car sharing, opta per automobili a gas, magari con un’allure elegante com la nuova Lancia New Ypsilon a Gpl. In città, rinuncia alle quattro ruote per i mezzi pubblici, lo scooter o la bici. Se viaggia preferisce treni e aerei low cost.

Low profile, low cost e pure low-tech. Dovrebbero essere strumenti che semplificano la vita, ma se non si usa coscienza, possono addirittura distruggerla. Il nostro uomo di stile ha un rapporto maturo con l’hi-tech, che significa rispetto e occhio vigile. Per i suoi figli invece, imita i guru della Silicon valley: un’istruzione a basso contenuto tecnologico secondo il modello educativo steineriano. Ritorno al futuro.

Il ritmo del suo tempo è impazzito? Predilige tutto ciò che non dura solamente un attimo. Primo, soprattutto, il passato con il suo valore, quindi l’arte in tutte le sue forme. S’impone di trovarlo, il tempo, per se stesso, per inseguire le cose autentiche e coltivare i rapporti veri.

Per lui,  è solo il tempo a non essere low profile.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – web

MUSICA – time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY&feature=fvsr

Il Loden, non solo sui Monti

Al termine di una cena di gala, qualcuno ne ha rubato un modello blu scuro al presidente di un’importante istituzione milanese. Dopo qualche giorno, il loden è finito di nuovo sotto i flash e l’attenzione pubblica: Oscar Giannino, il giornalista e commentatore economico fatto segno del lancio di uova e pomodori durante una contestazione all’Università statale, indossava proprio la versione classica, di color verde marcio. Ma il successo vero del cappotto in lana grezza di ispirazione tirolese, quello che ha sancito il ritorno dagli antichi splendori sulle scene del Loden e lo ha di fatto catapultato nell’alta classifica degli oggetti del desiderio, è stato decretato da Mario Monti, il presidente del Consiglio che dal suo non se ne separa davvero mai.

Ed è di nuovo lodomania. Ecco allora manager, banchieri, commendatori e imprenditori, tirar fuori dagli armadi e dalla naftalina, centinaia di loden. A chi si è ritrovato sprovvisto, non è restato che correre ai ripari e correre ad acquistarlo da Oberrauch (Bolzano), Messner (Brunico), Al Duca d’Aosta (Verona), Bardelli e Ravizza (Milano), Cenci (Roma).

Monti è così diventato il testimonial del cappotto sudtirolese che alla fine dell’800 fu lanciato nel mondo dall’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo in versione bianca. Loden vuol dire stoffa ruvida e ci vogliono oltre cinquanta passaggi e quaranta giorni per realizzare il giusto infeltrimento del tessuto di un capo passe-partout, segno di eleganza, sobrietà e un pizzico di snobismo.

All’inizio era un indumento molto milanese ed i romani lo scoprirono andando in vacanza a Cortina negli anni ’60. Oggi è la divisa perfetta per il rigido clima di nuova sobrietà. I veri borghesi che amano il basso profilo si sentono finalmente e di nuovo a loro agio.

Ma la storia continua. Nella prossima edizione di Pitti (Firenze, 10-13 gennaio), Habsburg, linea di eccellenza di Scneiders Salzburg presenta un progetto dedicato al “nuovo” loden destinato ad incontrare lo spirito dei tempi ed un pubblico più giovane. Si chiama “Pocket Loden”, il loden che si ripiega facilmente e si ripone in una busta, disegnato dallo stilista quarantenne Andrea Incontri che ha rivisitato i codici stilistici della tradizione sartoriale austriaca giungendo ad un capo contemporaneo, ideale quindi per il guardaroba dei neo bocconiani.

 

TESTO – ds ispirata da Class

FOTOGRAFIA – pensareliberi.com

MUSICA –  marcia di radeszky johann strauss http://www.youtube.com/watch?v=3NuRlxSNQRM

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