I nuovi e molteplici ruoli dell’innovazione alberghiera

di Dario Di Vico (su Style)

Un’innovazione che passa dai rapporti tra hotel e società civile, per crescere anche in tempi di crisi. Ed è soprattutto nelle città di provincia che gli alberghi favoriscono la “circolarità delle élite” e si candidano ad essere laboratori della sostenibilità, vetrine del made in Italy e siti di contaminazione culturale.

Siamo tutti alla ricerca di innovazione e spesso non ci rendiamo conto delle cose che ci avvengono intorno e che recano, anche nel piccolo, il segno del cambiamento. Prendiamo ad esempio il mondo alberghiero e più in generale il rapporto che si instaura (silenziosamente) tra hotel e società civile.

Negli anni d’oro gli alberghi delle nostre grandi città, Roma e Milano, sono stati tradizionalmente snodi, luoghi di confronto, posti “dove si facevano porgetti”, perfino laboratori di internazionalizzazione. In sintesi, sono stati calamite della prima modernità. Ora questa dimensione esplorativa dalle metropoli si è man mano trasferita nelle città della provincia, il cuore dell’Italia produttiva. Gli alberghi in queste realtà stanno sostituendo la funzione dei vecchi circoli e dei salotti dei notabili, sono i luoghi in cui la politica trova e incontra l’imprenditoria locale, quasi sempre sono siti deputati alla formazione dirigenziale e quindi alla contaminazione culturale. E poi si presentano i libri, si organizzano mostre, si distribuiscono chance di visibilità.

Per dirla in grande, se nei territori c’è comunque circolarità delle élite, e meno “società chiusa”, lo dobbiamo anche a dei contenitori insospettati come gli hotel, capaci, pure nei contesti più pigri, di calamitare gli enzimi di modernità e metterli a disposizione di una platea più ampia.

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Ilaria Venturini Fendi: “La sostenibilità? Non è noiosa, anzi, è sexy”

“Sostenibile non vuol dire essere al di fuori della moda. La moda stessa può, se vuole, evolversi e cambiare senza perdere il suo glamour“. Ilaria Venturini Fendi, terza generazione di una delle più gloriose famiglie dello stile italiano, che dal 2006 ha fondato il marchio Carmina Campus (esempio di lusso basato sul riutilizzo di materiali e progetti di fair labour in Africa)  si racconta in un’intervista esclusiva all’interno di Marie Claire Mercì (l’inserto carta formata per il 100% da fibre riciclate e seguendo un processo di sbianca tura delle fibre senza utilizzo di cloro).

In prima linea nell’imprenditoria “responsabile” e attenta all’ambiente, la Venturini Fendi spiega che, sì, “il profitto è un fattore indispensabile, ma non è più elemento di successo di un’attività imprenditoriale. Conterà sempre più fare buoni prodotti nella maniera più giusta”.  Animalista convinta (“ho sempre vissuto con disagio la tradizione storica della mia famiglia nella pellicceria”), a chi oggi sostiene che nella moda la sostenibilità non è sexy, lei ribatte: “Ho sentito dire che è noiosa… Ma perché è vista come qualcosa di punitivo, che limita la creatività e la fantasia. Per me invece è una fonte di stimoli”.

“Se femmina alfa è chi si prende responsabilità di un progetto e di un gruppo”, continua nell’intervista, “allora forse posso considerarmi tale. Sì, è vero, vengo da un mondo di donne, piuttosto forti, che non hanno mai pensato al femminismo in senso ideologico, ma semplicemente lo hanno messo in atto con forza, intelligenza e convinzione delle proprie azioni. Poi ho l’esempio delle comunità africane (in Kenya grazie al partner ITC, agenzia dell’Onu e dell’Omc, realizza la linea 100×100 made in Africa), che mi spinge a pensare che le donne, ovunque nascano, sono capaci di fare molto, sono il motore trainante di tutta la società”.

(Si ringrazia Hearst Magazines Italia, foto da luxgallery.it)

In Trentino va di moda il green

Il nostro futuro veste un colore solo: il verde. 

E per difendere il nostro futuro abbiamo una sola arma: lo sviluppo sostenibile. Ma di questo, ne siamo davvero consapevoli? Agiamo in maniera responsabile o tendiamo a delegare? L’intensità del colore verde dipende dal nostro contributo, che parte dalla consapevolezza, passa attraverso la responsabilità ed arriva alla partecipazione.

C’è una comunità che sta camminando in questo senso. Come? Collaborando con l’amministrazione pubblica all’azione strategica impostata da qui al 2020, a favore dello sviluppo sostenibile. La comunità è quella trentina e l’amministrazione pubblica è la Provincia autonoma di Trento. 

I trentini infatti, sono invitati a visitare uno spazio virtuale, il blog  www.passo.tn.it, dove possono scaricare un documento, il ”Patto per lo Sviluppo Sostenibile del Trentino”. Avranno circa tre mesi di tempo per leggerlo, commentarlo ed eventualmente corredarlo di nuove proposte che saranno prese in carico dai competenti uffici provinciali e valutate sulla base dei seguenti criteri: fattibilità tecnica e costo, competenza diretta della Provincia autonoma di Trento, coerenza con gli strumenti programmatici già adottati e ovviamente con la normativa vigente. Si stabilirà in questo modo se e come inserire queste azioni nel documento finale da portare in Giunta Provinciale entro il 30 giugno 2012. Dopodiché si aprirà la strada per la sottoscrizione da parte di amministrazioni ma anche di cittadini sensibili, come un vero proprio patto da siglare, uniti per la difesa del futuro.

L’assessore all’ambiente della Provincia autonoma di Trento Alberto Pacher accoglie il visitatore del blog con queste parole “Il Patto tra l’Amministrazione pubblica e i cittadini è un importante passo avanti in quelle materie da cui dipende il futuro dei nostri figli: politiche ambientali, ecosistemi, energia, trasporti, sostenibilità del produrre e del consumare, ma anche democrazia, partecipazione, informazione, nuove tecnologie. C’è bisogno di idee, stimoli e proposte da parte di tutti. Leggete, approfondite, mandate i vostri contributi, criticate se necessario. Mantenete vivo questo blog e consideratelo luogo di crescita e scambio. Perché il primo passo da fare è confrontarsi e dialogare, mettendosi in gioco.”

Un invito che si auspica accolgano in molti: cittadini, professionisti, imprenditori, albergatori, agricoltori, studenti. Le aspettative più forti forse, sono proprio nei confronti dei giovani che sulla sostenibilità si giocano il futuro e quello dei loro figli. PA.S.SO. è una grande opportunità per essere co-protagonisti in questa sfida. Bisogna solo saperla cogliere!

Yeta, il rifugio camaleonte

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Un modulo abitativo dalle molteplici applicazioni: una stanza nel verde, un punto di riparo, un locale per uso didattico o di servizio. Questa è Yeta. Ma cosa la rende unica e così attraente? La sua camaleontica sintonia con la natura che la circonda.

Yeta è una struttura progettata per mimetizzarsi nell’ambiente e lo fa dialogando con esso, cambiandosi d’abito a seconda del contesto in cui viene inserita.

Il concept è quello della relazione con la natura, dell’interrelazione con il territorio, fatto di consapevolezza, rispetto, libertà. Yeta è realizzata con materiali naturali che possono essere recuperati e riutilizzati e dotata di pannelli fotovoltaici a scomparsa che assicurano l’indipendenza energetica.

La sua presenza può definirsi “sostenibile” a 360° e non solo per il concept ma anche per la logistica, visto che la struttura viene appoggiata al terreno, inserendosi così in modo discreto nell’ambiente, per poi scomparire all’occorrenza senza lasciare traccia di sè e della sua permanenza.

Yeta è camaleontica, il suo “guscio” può cambiare a seconda del luogo dove viene inserita. Può essere in legno grezzo, soffice prato o pietra. E’ modulare, perché viene costruita rapidamente mediante elementi preassemblati e standardizzati. E’ versatile, in quanto utilizzabile per svariate applicazioni e diversi campi come rifugio privato nella natura, nell’ambito dei servizi, per lo sport e il turismo.

L’idea è nata dalla passione per la montagna e dalla consapevolezza dell’unicità dell’ambiente naturale che ci circonda. E’ nato così, il prototipo sperimentale abitativo Yeta, un progetto dello studio di architettura LAB ZERO di Rovereto che si colloca nel filone di ricerca per sistemi abitativi temporanei, trasportabili, modulari, industrailizzati, adattabili, nonché dal basso costo e impatto ambientale che lo studio, diretto dall’architetto Flavio Galvagni, sta conducendo da alcuni anni. Yeta è quindi diventato un prototipo reale, grazie alla collaborazione di un pool di imprese e professionisti.

 

Info: arch. Flavio Galvagni LAB ZERO tel. 0464.870209 flavio@lab-zero.com www.yeta.it

DESIGN-AR, contaminazione generosa tra architettura e comunicazione

Il Ginkgo Biloba è l’albero più antico del mondo e rappresenta la flora preistorica risalente a 250 milioni di anni fa. Fino al 1700 era ritenuto estinto, ma introdotto nell’Orto Botanico di Pisa, si diffuse in tutta Italia come pianta ornamentale. Caratterizzato da un’eccezionale resistenza (è l’unico albero sopravvissuto alla bomba di Hiroshima), è utilizzato anche in medicina per migliorare la circolazione, i problemi di memoria e della pelle. Per la sua particolare struttura, il Ginkgo può essere considerato un’architettura vegetale. La corteccia è liscia e argentata, le foglie nervate: elementi che parlano il linguaggio dell’architettura, per la definizione dei dettagli, per l’apparente semplicità delle forme nate da una precisa esigenza di vita (da Giugiaro Architettura).

Come all’inizio di un cammino incerto, accanto al timore e ai dubbi, senti l’umano bisogno di avere un punto di riferimento solido su cui poter fare affidamento, così, all’inizio di questo percorso, ho visto in questo possente esemplare della natura, il Gingko Biloba, il simbolo del nuovo spazio sperimentale di tempi&modi dedicato al design e all’architettura. (Ispirazione da Giugiaro Architettura* http://www.giugiaroarchitettura.it/)

DESIGN-AR dove DESIGN è la radice, AR(chitettura) è la desinenza, ovvero il verbo che coniuga architettura e design nel Bello.

DESIGN-AR è essenzialmente uno spazio di sperimentazione. Un percorso che serve prima di tutto a me stessa per esplorare un mondo, quello dell’architettura e del design, che ispira quotidianamente la mia vita e il mio lavoro. L’obiettivo a cui tenderei è la ricerca di una contaminazione generosa tra questo mondo e il mio ambito professionale, ovvero quello della comunicazione.

Il mio desiderio è che questo spazio diventi via via, un’occasione di ricerca e di dibattito sull’architettura e sul design, dove gli addetti ai lavori si sentano in diritto/dovere di intervenire e soprattutto, di contribuire. Questi potrebbero essere gli ambiti d’interesse: architettura civile ed industriale, arredo urbano, architettura d’interni, contract alberghiero, pianificazione urbanistica e paesaggistica, illuminotecnica e implementazione domotica; nello specifico, lo studio dei dettagli e dei materiali, l’innovazione e la sostenibilità, rappresentate da soluzioni che rispondono efficacemente ai bisogni reali, funzionali ed emotivi di chi “abita” l’architettura.

DESIGN-AR dovrebbe servire altresì, a comunicare l’architettura, attraverso immagini, parole, suoni, per conoscere e far conoscere questa componente artistica della nostra terra. Il Trentino, in verità (e in controtendenza con il suo “mood mentale”), si rivela piuttosto fertile, aperto e sensibile all’arte, al creare e al costruire, ai valori del green, all’innovazione e alla sostenibilità. Gli esempi non mancano e questo conforta.

Non dimentichiamoci però di lasciar “spalancate le finestre”, affinché da fuori entri la luce necessaria per conoscere e apprezzare al meglio tutto il Bene che ci appartiene e per saperlo fare in maniera obiettiva e lungimirante.

Questa è la strada.

ds

“L’”architettura onesta” è una progettazione che a dispetto della forza del brand, vuole tenersi lontana dalla logica dell’archistar, per guardare alla migliore sintesi possibile tra forma e tecnologia, tra uomo e risorse ambientali”

Sensibilizzare al Bello, anche l’architettura crede nell’estetica

Sono i valori emergenti, quelli che costituiranno la struttura portante della società del futuro: ambiente, rispetto, sostenibilità, bellezza.

Perché queste non rimangano belle parole danzanti nel vento, ci pensa l’architettura trentina a mettere nero su bianco un “Manifesto per la qualità del design e del progetto sostenibile”, redatto dal Centro di ricerca e osservatorio Tall della Facoltà di ingegneria di Trento e presentato qualche giorno fa all’interno di Manifattura Domani a Rovereto.

Il Manifesto si propone come un articolato di regole semplici, chiare e dirette per affiancare alla qualità costruttiva quella della buona architettura e del buon design. L’obiettivo è quello di dotare ogni progetto di un suo dna che accanto alla certificazione edilizia porti il rispetto della qualità architettonica ed urbana.

Per la redazione del Manifesto, si sono uniti i diversi soggetti impegnati a vario titolo sul territorio: Università, Manifattura Domani, Comune di Rovereto, Habitech, Trentino Sviluppo, l’Ance di Trento, Ordine degli architetti e giovani dottorandi di ingegneria e architettura per l’ambiente.

Già, i giovani. Sono il tassello imprescindibile per pensare al futuro, per far emergere quella sensibilità necessaria alla concretizzazione di progetti, alla realizzazione di sogni.

Il bisogno è tangibile. Accanto al valore della sostenibilità, si ammette da parte degli addetti ai lavori, il bisogno di sensibilizzare ed essere sensibilizzati dal Bello. In effetti la realtà vede la qualità estetica come un parametro spesso sottovalutato o addirittura ignorato nella progettazione di opere pubbliche. Invece, quell’elemento di valore estetico su cui peraltro si è plasmato gran parte del successo del Made in Italy, dovrebbe costituire un principio ispiratore e un concetto essenziale nella progettazione.

Anche il termine “sostenibile”, i nuovi materiali e le produzioni naturali sembrano, in questa fase temporale, andare oltre al sentiment della moda ed aspirare ad significato rinnovato, non scontato, forse più lungimirante e concreto.

Ma cos’è l’estetica? E’ un valore, da inseguire come una seduzione, da seguire come un’ispirazione, da interpretare come un’intuizione, da concretizzare come un progetto.

Un valore che si accompagna all’etica quando viene sviluppata in un contesto di tutela e sviluppo della cultura di una città, a difesa del pericolo di degrado, del mancato rispetto verso la storia di un popolo.

Personalmente ritengo che il cittadino dovrà essere coinvolto in questo progetto, dovrà essere aiutato e sensibilizzato, affinché ognuno di noi si senta responsabilmente, paladino di quella rivoluzione sostenibile che porta alla realizzazione del “green dream”.

Perché in fondo di questo si tratta, del nostro futuro.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle (affreschi della “Stanza della musica”)

MUSICA- time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY