In nome della musica

Domenica 18 settembre su Rai3 Regione, è andata in onda, nell’ambito della rubrica “Terra di Montagna” , la prima puntata di una serie di monografie dedicate a musicisti trentini operanti nel campo della musica colta. A cura di Ugo Slomp, che firma la regia, questi appuntamenti sono concepiti come ritratti vivi di persone, uomini e donne, attori e testimoni di una passione totale, la musica.

La prima puntata del ciclo è stata dedicata a Iginio Dapreda, nato a Condino nel 1903, in Giudicarie. Organista, pianista e compositore, rappresenta il fulcro e l’apice di una folta famiglia di musicisti, nove fratelli che due inflessibili genitori avevano educato alla musica prima ancora che, come ci si poteva aspettare, ai mestieri di montagna. Iginio infatti, non solo ebbe nel padre un esecutore appassionato di musica (fu maestro della banda di Condino dal 1888 al 1940), ma condivise lo stesso amore per quest’arte con i tre fratelli Ottavio, Celestino e Guido e le quattro sorelle suore, Teresina, Cesira, Giacinta e Giuseppina. Iginio Dapreda è scomparso nel 1988 ma il suo personale pianoforte ancora troneggia al numero 37 di via Sassolo a Condino.

Diplomato in ben tre discipline musicali (pianoforte, organo e composizione), amico di musicisti come Zandonai, Cerignani e Mario Mascagni, fu maestro esemplare e compositore di opere impegnate, come il potente “Requiem per coro maschile a tre voci e organo” e di sonate per mandolino. Secondo il maestro Fogliardi un “file rouge” lega la vita e le opere di Iginio Dapreda ed è quello della “nostalgia”. Nostalgia come profondo platonico anelito ad una perfezione negata all’uomo ma anche, come nella lirica “La rondine”, nostalgia per la dolcezza degli affetti familiari o ancora, come in “Amor perduto”, per una donna amata, forse quando Dapreda nel 1932 emigrò per due anni in quel di Parigi.

Leggendo il volume contenente gli Atti di una giornata di studio interamente dedicatagli, tenutasi a Condino il 6 giugno 2009, emergono passi molto affascinanti della vita di Iginio. Giovane, bello, dalla signorilità mahleriana, molto amato dalla nipote Giacinta Dapreda, che condivideva insieme allo zio le numerose albe con il suono del pianoforte nelle orecchie e l’amore esclusivo, continuo e indefesso per lo studio, la cultura e la musica.

 

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  1. credo che non ci sia niente di più bello delle numerose albe con il suono del pianoforte. Soprattutto se sono le albe del trentino.

  2. Forti emozioni, semplicemente. Spesso le andiamo cercando… e qui in Trentino, non ce ne rendiamo conto, certe emozioni pur non avendo prezzo per il loro valore, sono completamente gratuite!

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