L’uso equo del mandarino

Giorni fa mio figlio è tornato da casa di nonna con un sacchetto di mandarini. Ah, la nonna! Sempre il meglio per il nipotino adorato, ma la mamma non ha perso l’occasione di fare al pupo e a suo padre, un ragionamento serio sull’uso del mandarino.

Raccontavo agli uomini di famiglia, che da che mondo è mondo, a casa mia i mandarini venivano portati la notte del 13 dicembre da Santa Lucia. Non ho mai visto un mandarino nella mia cucina prima di quella data. Lo stesso discorso per le arance, per non parlare dei dolci tipicamente natalizi. I tempi sono cambiati, mia madre, insegnante alla scuola dell’infanzia, mi riporta che il mandarino è già da qualche settimana sulle tavole della merenda mattutina.

Ai pupi ho detto: finché ci sarà la mamma, in casa Bertelli la tradizione dell’attesa dei frutti arancioni verrà rispettata. Levata di scudi da parte di entrambi. “Provate” dico io “a soffermarvi sull’aroma di questo frutto, su questo profumo straordinario. Non ci sentite il Natale? Capite come sia fuori luogo mangiare un mandarino ad ottobre?”

Questo piccolo esperimento sensoriale mi è servito per spiegare in famiglia un concetto molto serio e sentito da parte mia, il rispetto verso la stagionalità dei prodotti, alla cui base, c’è un semplice ma importante principio del “saper attendere” contro quello del “tutto e subito”.

Il benessere, bisogna dirlo, ci ha abituati a mangiare ogni tipo di frutto e verdura durante tutto l’arco dell’anno, facendo venir meno il rapporto tra prodotti agroalimentari e stagionalità. È bene ricordare che frutta e verdura coltivate e gustate nel periodo giusto sono più ricche di vitamine, oltre che più saporite. E rispettare la stagionalità significa anche risparmiare. Ma soprattutto, va detto che la Natura sa di cosa abbiamo bisogno e ci fornisce a seconda del momento, i nutrimenti più utili. Le nostre esigenze nutrizionali, infatti, non sono identiche in estate o in inverno.

Tutto questo fa parte di un’educazione alimentare, quella che vorrei tra l’altro, impartire a mio figlio. Ma questa è un’altra storia, una storia importante.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – tittilupo.blogspot.com

MUSICA- il mio amore unico dolcenera http://www.youtube.com/watch?v=baMBZ5bIYdo&ob=av2e

 

Annunci

  1. concordo in pieno con i tuoi propositi! Qui non passa Santa Lucia ( purtroppo, non sai quanto mi manca questa tradizione, ma mi pare esagerato festeggiare in una settimana 2 volte) bensì il San Nicolò: ma il concetto è lo stesso. Frutta e dolcetti ai bambini buoni nei primi giorni di dicembre
    e se a tutto c’è un perchè, pure io ho tentato di fare quello che vorresti fare anche tu…ho tentato, i posteri mi diranno se ho seminato bene o no…
    intanto passo oltre le cassette invitanti di arance e mandarini che incontro sulla mia via di donna domestica
    magari riuscirò ad appoggiarmi a un gruppo GAS, quest’anno…

  2. il lavoro più duro e ingrato per certi versi, per altri ineguagliabile.
    Una mia carissima amica, madre di 3 figlioli bravi, belli e buoni, professione insegnante un giorno mi disse una cosa che da allora accompagna la mia missione più grande, quella di madre, che recita più o meno “In qualsiasi caso, l’unica certezza che abbiamo come madri, è quella di sbagliare comunque e in qualsiasi caso”
    avendone 4, e in età adolescenziale, non posso che darle ragione
    Anche se sono 4 bei ragazzi, belli, non solo, buoni e bravi ( quando vogliono…)
    la speranza di avere seminato qualcosa di buono e bello in loro non mi abbandona mai… nonostante la certezza di fallimento latente! 😀

  3. E’ un lavoraccio e hai tutta la mia stima per questo ma il concetto di seminare qualcosa mi piace davvero molto.. Forse sara’ deformazione professionale 😉

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: