Dove il Bello ha trovato dimora

Il primo piano di Casa Campanelle, rappresenta il “cuore” della dimora. La parte ad ovest è quella che aveva subito più danni derivati dal dissesto dell’edificio, gli avvolti di pregevole fattura erano in molti punti fessurati in maniera profonda e negli anni ’80, era stato necessario creare una struttura provvisionale in legno onde evitare un sicuro crollo rovinoso di questa parte dell’edificio. Affascinanti soffitti a volte caratterizzano il grande salone padronale e i sette locali che vi si affacciano.

Un di questi è la “Stanza della musica e del canto”, il cui soffitto a splendide volte artisticamente modulate, è decorato da pitture ottocentesche sicuramente riproposte su affreschi più antichi. L’artista è sconosciuto. Due ipotesi: la stanza era adibita all’esercizio dell’arte della musica e del canto, oppure semplicemente il pittore ne era estremamente affascinato.

Gli elementi rappresentati a tempera su muro sono strumenti musicali, uccelli ed elementi botanici, riconducibili sicuramente alla mitologia classica. Quattro sono gli elementi botanici, alloro, mirto, olivo e quercia, quattro sono i soggetti simboli e allegorie della Vittoria, una fiaccola accesa, una ghirlanda d’alloro, una faretra e le frecce. Gli antichi strumenti musicali rappresentati, come la lira eptocorde, la lira da braccio, il flauto, la tromba, lo zufolo, il timpano e la cetra (o salterio), rimandano all’iconografia di antiche divinità classiche quali Apollo, Atena, Eros, Pan. Gli uccelli rappresentati nelle quattro nicchie degli angoli sono un pavone, due colombe, un usignolo e un uccello orientale molto colorato (tucano?). Al centro del soffitto, una pittura andata quasi interamente perduta, riproduceva una grande ghirlanda di mirto con dei fiori e degli strumenti musicali al centro.

I segni delle pesanti fenditure che attraversano gli avvolti “sfregiando” le pitture, sono le cicatrici delle profonde ferite che Casa Campanelle presentava prima dei lavori di risanamento e restauro.

Certe volte mi sdraio sul pavimento in rovere e guardo questo affascinate soffitto. E’ una posizione “zen” per me, ispirata dal Bello ma anche cosciente che la sua forza dipende da un sacrificio, da un dolore, da una lacerazione. In questo, penso anche al momento della nascita di mio figlio. Non esiste il Bello, se non c’è un Male che di conseguenza ne intensifica il potere.

L’armonia è spesso spezzata dalla fitta di un dolore, la perfezione dal fulmine di uno sbaglio, ma l’insieme forma un’armonia più grande che rappresenta la nostra esistenza, il nostro passaggio su questo mondo.

Di due cose non ho mai riso nella mia vita: dei miei sogni e dei miei sbagli.

  

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – tutti i miei sbagli subsonica http://www.youtube.com/watch?v=BoZoxSLKgUE

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