“Una domenica al Conservatorio”

Sul vecchio pianoforte viennese della biblioteca di Casa Campanelle, tra vecchi spartiti e la polvere, ho trovato questo libricino che raccoglie alcuni testi inediti e rari di Marcel Proust. Vi riscrivo a mano i passi che più mi hanno emozionato della prosa “Una domenica al Conservatorio”. Il riscrivere alcuni passaggi delle mie letture classiche, è un modo di rapportarmi “fisicamente” con la scrittura che ho fin da bambina e che mi dà molto. 

“L’esecuzione qui può essere più perfetta che da ogni altra parte. Qui, ancora, la voce inesauribile di una giovane donna e di una ragazzina zampillava, scorreva sulle vecchie pietre come una sorgente, e l’antica dimora rassomigliava alla città costruita da Aristofane quando vi cantano l’allodola e l’usignolo”

“Quel giorno si dava la Quinta Sinfonia di Beethoven… il concerto non era ancora cominciato e ci scambiavamo qualche parola senza cordialità, ciascuno di noi essendo assorto nei suoi problemi personali”

“Malgrado tutte queste persone, probabilmente tranquille nella vita ordinaria, fossero confortevolmente sedute in poltrona e vestite come quando si va a divertirsi o si vuole ravvivare un piacere calmo, decente e sociale, le loro figure respiravano a turno una voluttà languida e una vivacità quasi guerriera. A momenti, la tristezza adombrava i loro occhi, ma a poco a poco si lasciavano andare alle promesse di una consolazione che li avrebbe subito rasserenati”

“Un legame incompresnsibile ma forte riuniva adesso tutte queste persone, nello stesso tempo così estranee le une alle altre. Vicino alla porta, vedevo mio fratello e il tenente S. scambiare degli sguardi in cui brillava una simpatia che arde e che raccoglie tutti attorno a lei, come un fuoco d’inverno”

“Tutti sembravano adesso più belli di prima, spogliati per così dire dalle circostanze particolari, e abbastanza fuori da se stessi per sembrare lontani nel passato. Il Tenente S. non era più meschino, e Madame * non era più ridicola”

“Per suggerire in questo modo a coloro che l’ascoltavano tante emozioni diverse, con una forza così irresistibile, la musica aveva dovuto innanzitutto addormentare la loro attenzione nei confronti di tutto il resto”

“Il direttore d’orchestra, come un generale che dirige le manovre della sua armata, ma che avrebbe ingaggiato una battaglia lontana dalla sofferenza dello spazio e del tempo, era come inebriato”

“La musica che batteva come un cuore momentaneo al posto del mio cuore, rallentava o precipitava a suo piacimento i battiti del mio sangue nelle vene”

“Nel frattempo la musica, come in ogni istante creava dentro ognuno di noi l’unità, versandovi di volta in volta fino a cacciarne tutto il resto e a riempirlo tutt’intero di ansietà, di eroico ardore o di dispiacere, la realizzava anche tra i nostri cuori”

“In quel momento, sentii molto vicino a me una signora che diceva a un’altra: “Volete dei bonbons?” La sofferenza che provai era piena di pietà, di irritazione… Mi accorsi solo allora che molti spettatori erano rimasti refrattari al cullare, alle suggestioni voluttuose o terribili suggerite dalla musica. Noi tutti che le avevamo subite, quando, dopo il concerto, ci trovammo fuori, riprendemmo appena vigore e i nostri cuori furono per un istante sgombrati da tutto ciò che li impediva di vedere la verità e la bellezza”

 

 

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