Food, cambia la cultura, cambia l’immagine

Questa presentazione richiede JavaScript.

Oggi, mercoledì 28 dicembre 2011 ore 11.05, continua la chiacchierata in chat tra Alessandro Guerani e me.

Alessandro Guerani: eccomi qua

Donatella Simoni: buongiorno Alessandro, continuiamo la nostra chiacchierata. Da quanto tempo ti occupi di fotografia e fotografi food?

AG: sono circa 5 anni

DS: è cambiato il cibo in questi cinque anni? Forse noi non ce ne accorgiamo perché fa parte della nostra quotidianità, ma c’è stata un’evoluzione anche “estetica” del cibo?

AG: accidenti che argomenti tosti oggi… fammi organizzare un attimo i pensieri

DS: :-), se preferisci parliamo di dolci

AG: sta’ buona che sono tornato a dieta da oggi, ‘na fatica… Dunque, è un discorso che parte da lontano, dobbiamo prima fare una premessa importante, che ho già fatto diverse volte, ma proviamo a sistematizzarla. La fotografia commerciale serve a vendere ma i desideri non rimangono immutati nel tempo e sono intimamente legati alla cultura del momento, oltre ad essere estremamente diversi a seconda dei tipi di prodotto, target di mercato, paese ecc. Prendiamo le immagini di food degli anni ’70. Prendi un libro di cucina di quel periodo e vedrai delle caratteristiche comuni: una cornucopia di ingredienti e cibo, una luce estremamente artificiale e ricette ricche e complicate. Secondo te perché c’erano queste caratteristiche che adesso ci sembrano addirittura un po’ ridicole? Guarda queste foto, sono un ottimo esempio

Dipende dalla cultura di chi è il destinatario dell’immagine. Gli anni ’70, in tanti paesi, erano gli anni finali del boom, sempre più persone erano diventate benestanti e potevano permettersi quello che per decenni era stato più che un desiderio, un sogno. Dopo decenni di “cinghia stretta”, le immagini dovevano rappresentare un desiderio che finalmente si tramutava in realtà. Che è la stessa identica tecnica con cui ancora oggi è costruita tutta la pubblicità

DS: quindi, cosa è cambiato in verità?

AG: prova a presentare oggi alla gente, queste tavolate…

DS: non è il caso, oggi il cibo è benessere, è salute

AG: esatto, e poi chi ha il tempo di prepararle? Quindi come vedi è la cultura del cibo che è cambiata. Probabilmente, in certi paesi che si stanno sviluppando in questi anni, il vecchio stile di immagini è ancora vincente. E questo fa capire che bisogna avere sempre ben chiaro chi vuoi raggiungere con le immagini

DS: oltre a quelle su committenza, a chi si rivolgono le tue fotografie?

AG: a persone che apprezzano non solo il cibo, ma anche un certo lifestyle, di cui il food è componente importante ma non unica

DS: è davvero molto interessante quello che mi hai raccontato oggi

AG: come hai giustamente notato tu poc’anzi, le “parole d’ordine” del food sono molto diverse dal passato: un tempo era “nutriente”, oggi sono “organic”, “healthy”, “quick”. Organic = cibo naturale, no OGM, Healthy = salutare, pochi carboidrati e grassi, Quick = lo devi preparare tornando a casa dal lavoro. Chi ha più tempo per preparare le ricette di una volta, che avevano magari giorni e giorni di preparazione? Quindi anche per il grande pubblico sono cambiati completamente i parametri

DS: capisco

AG: con questo cambio di mentalità da parte del consumatore, diventa sempre più importante la presentazione del food. Le ricette sono più semplici, veloci e spartane, devi comunque dare una sensazione di benessere che prima verteva solo sul concetto di “quantità”. Per non parlare dell’immagine di tradizione e genuinità dove noi italiani potremmo insegnare a tutto il mondo e invece siamo spesso surclassati da paesi che hanno una tradizione alimentare minore rispetto a noi. Pensa ai francesi e a come riescono a trasformare in “brand” tutto quello che producono. Il prodotto viene quasi annullato rispetto all’estetica o al lifestyle. Ti faccio un esempio

Questo è champagne. Hanno valorizzato talmente il brand che non hanno più bisogno di mostrare il “prodotto” e possono permettersi di coniugarlo con la tecnologia moderna

DS: noi invece ricorriamo a Venezia per promuovere le bollicine trentine 😉

AG: infatti, hanno cambiato il marchio mettendo il QR code. Capisci che per un prodotto così tradizionale è un rischio molto forte, ma hanno voluto far vedere che è un prodotto modernissimo pur con la tradizione che c’è dietro. Anzi, è proprio la tradizione, il continuo investimento nel brand, a poter permettere di superare la tradizionalità, sfidando la modernità. E comunque sono riusciti a presentare un packaging di classe e che attira l’attenzione

DS: noi facciamo fatica in questo, vero?

AG: abbiamo paura, preferiamo il cliché ma è una questione anche di età. Avendo i consumatori con maggiore potere di acquisto, un’età piuttosto avanzata, non sempre proporre cose innovative o spiazzanti può avere successo. All’estero, dove la capacità economica è più legata al merito che alla “anzianità”, è più facile ovviamente proporre innovazione anche nelle immagini

DS: molto chiaro e davvero interessante, grazie Alessandro, penso che approfondiremo presto

AG: come vuoi, grazie a te

 

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: