Sir Levriero

Il riferimento con Trussardi, in questo caso, non centra.

Adoro questo cane, soprattutto il Levriero Inglese (Greyhound), per la sua aristocratica eleganza, la purezza e la plasticità delle sue forme, ma soprattutto, per quella vena malinconica nei suoi occhi che assomiglia tanto a quella che certe volte s’intravede nei miei.

Testa lunga e affusolata, occhi ovali disposti obliqui, brillanti e scuri, orecchie piccole e rosa, a tessitura fine, torace disteso, fianchi scavati e dorso lungo, largo e squadrato,  pelo fine e compatto, altezza tra i 71 e i 76 cm al garrese e le femmine tra i 68 e i 71 cm. Semplicemente, bello.

Ma il Levriero non è solo estetica,  è anche un mondo a sè. E’ una creatura diversa, quasi “aliena”, superiore, che si differenzia dai cani comuni anche per il suo carattere.  Opportunista per eccellenza, sensibile e mite, anche se non si lascia mai andare ad effusioni. E’ anche molto intelligente, come nell’adattarsi ad un ambiente nuovo, capire gli umori e le regole di un contesto domestico, captare i momenti, i tempi, le emozioni.

Si pensa che il Greyhound o Levriero Inglese a pelo raso, derivi dal “Tesem”, un antico levriero egiziano che avrebbe transitato dalla Grecia per giungere in Inghilterra, al seguito, forse, dei Fenici, che con i loro commerci marittimi, toccavano tutte le coste del mondo. Senza dubbio i levrieri erano presenti al periodo dei Sassoni, poiché in alcuni documenti ufficiali veniva emanato che Levrieri, Mastiff e altri cani da caccia fossero ad uso esclusivo della nobiltà.

Attorno al XVI secolo diventarono i protagonisti indiscussi di un’attività molto di moda all’epoca, il coursing, che consisteva nel far competere in velocità e abilità due levrieri lanciati alla caccia di una lepre e nel fare scommettere i loro padroni sull’esito della prova. Il Greyhound è uno dei cani più veloci al mondo, in grado di correre più veloce di un cavallo e di superare gli 80 km all’ora.  Un’altra gara che rese oltremodo popolari i levrieri fu la disciplina del racing, inventata negli Stati Uniti, che consisteva nel far correre dei cani dietro ad un’esca meccanica, ideata per intrattenere gli appassionati di corse ippiche dopo le gare.

Ai levrieri fu sempre attribuito un altissimo valore economico. Ai tempi dell’antica Roma, per un esemplare di Irish Wolfhound furono offerte più di 6000 mucche; gli Zar di Russia donavano ai sovrani europei, in occasioni del tutto speciali, i loro bellissimi Borzoi, mentre Saluki e Sloughi erano, insieme al cavallo, gli unici animali considerati “degni” di stare accanto ai dignitari arabi. Mentre il Greyhound era esclusiva dei lord, il Piccolo Levriero Italiano era il compagno indiscusso di molti Re, tra i quali il Re Sole.

Ma senza tornare troppo a ritroso nei secoli, basta pensare ai più recenti anni sessanta, quando non si era nessuno se non si passeggiava con un Levriero Afgano accanto, per le strade delle rinomate località di Cortina d’Ampezzo, Saint Tropez o nella allora nascente mondanità della Costa Smeralda.

Oggi, nel XXI secolo, i tempi sono maturi per scegliere di farci accompagnare da un Levriero per tutto ciò che esso rappresenta, ma nella consapevolezza soprattutto, di quel legame speciale, di quella comunione che lega il cane al suo padrone, in questo caso più che mai, nel segno del Bello.

 “Puoi riconoscere un signore dal suo cavallo, dal suo falcone e dal suo levriero” – Antico proverbio gallese

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