La Sicilia di Ferdinando Scianna

Ho approfondito la conoscenza di Ferdinando Scianna grazie ad un amico, con il quale mi sono confrontata in merito alla nuova campagna pubblicitaria primavera-estate 2012 di Valentino, e all’ispirazione che accomuna il lavoro di Deborah Turbeville a quello di Scianna svolto per Dolce & Gabbana con la splendida Marpessa a partire dal 1987, culminato poi con un libro mozzafiato (e pietra miliare del reportage di moda) che è “Altrove”.

In queste mie pagine di tempi&modi, non ho mai nascosto e tantomeno mi sono mai sottratta al fascino che la Sicilia mi procura e di cui con piacere,  mi considero vittima nel corpo e nello spirito. Ecco perché ha fatto bene al mio cuore e confido anche al Suo, leggere questi tratti autobiografici del famoso fotografo siciliano.

Ho cominciato a fotografare perché la Sicilia era là. Era naturalissima cosa per me portare lo sguardo, la curiosità e la mia passione di ragazzo sulla maniera di vivere e sui riti delle feste del luogo dove ero nato e vivevo. Per qualche anno feci un po’ la vita dei venditori di torrone o di tamburelli, che spesso erano anche i miei migliori informatori. Andavo di paese in paese alla ricerca delle feste meno conosciute e frequentate, più forti e autentiche. Mi sono così ritrovato, sbalordito, in mezzo a impressionanti pellegrinaggi, come quello per i santi Alfio, Cirino e Filadelfo al santuario di Tre Castagni, sulle falde dell’Etna, dove migliaia di penitenti in mutande recano ogni fine maggio, correndo, pesantissimi ceri, urlando le lodi dei santi martiri. O a Butera, a seguire il rito del serpentazzo. A Baucina, dove una interminabile, notturna processione mette in scena i molti martirii cui è stata sottoposta la miracolossima Santa Fortunata, che probabilmente non è mai esistita. E in tanti altri luoghi, tra feste splendide e intensissime.
«Ma una festa religiosa, che cosa è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa (ma con una grande eccezione, come vedremo). È, innanzitutto, una esplosione esistenziale. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla sua condizione di uomo solo». Così scriveva Leonardo Sciascia, trentatré anni fa, in prefazione al volumetto che la casa editrice Leonardo da Vinci di Bari pubblicò con le mie fotografie sulle Feste religiose in Sicilia. Quel libro, primo frutto di un incontro fondamentale per la mia storia di fotografo, e ben di più per la mia vita. (…) Oltre che esplosione esistenziale, quelle feste sono oggi diventate spettacolo, occasione mediatica. Spesso nelle processioni ci sono più fotografi e cineoperatori che penitenti. L’eccezione indicata da Sciascia era quella della Settimana Santa, in cui si contempla il dolore di una madre per un figlio ammazzato e tradito da un amico. Vicenda di eterna attualità, come si vede. Ed è vero che imbattersi nella solennità straordinaria della processione di Enna del venerdì santo, con centinaia di penitenti incappucciati che sfilavano interminabilmente per la città, in silenzio, con sivigliano sfarzo, mi ha provocato un’emozione indimenticabile. E poi il silenzio, lo strazio della funebre musica della banda, l’Addolorata che oscilla al dondolio dei portatori, il tutto immerso in una nebbia che tutto rendeva ancora più misterioso e ovattato. Ma a me pare che, fatti salvi i sentimenti più profondi di ciascuno, anche i riti pasquali, e non solo in Sicilia, naturalmente, siano oggi diventati momenti di leggera mondanità: non per nulla hanno offerto occasioni per i giochi più o meno seri della moda. Queste feste, però, rimangono bellissime e per me, poi, quarantacinque anni fa solitario ragazzo con la macchina fotografica, felice in mezzo a quella densa umanità cui così profondamente appartengo, furono occasione di straordinaria scoperta sulla maniera di essere della gente della mia terra e sono oggi motivo di struggente nostalgia. (…)

Come fai a guardare il mondo senza tenere conto che appena hai aperto gli occhi intorno a te hanno chiuso le finestre perché c’era troppo sole? Le nostre case sono piene di persiane, di luce che filtra, di finestre a bocca di lupo. In Olanda fanno case di vetro perché di luce ce n’è talmente poca. E già questo ti da un’idea diversa della luce e quindi una maniera diversa di guardare le cose. Per me il nord ha una luce esotica, mentre dal nord vengono in Grecia, in Sicilia a cercare l’appollineità, il classico, il solare. I fotografi siciliani amano la Sicilia nera. Io, per esempio, dico che il sole mi appassiona perché fa ombra. “La luce e il lutto”, un titolo di Gesualdo Bufalino che esprime bene questo sentimento. Questa sorta di seme della contraddittorietà profonda che da fatto fisico, atmosferico, diventa anche culturale, psicologico. Da noi il lutto è sempre una cosa molto violenta, teatrale. A volte persino una tragica risata. Così come la carnalità, la sensualità. Sono rimasto stupito quando, guardando le mie prime fotografie di moda dicevano “Il tuo sguardo sensuale sulle donne…”. Io non penso che la sensualità di un fotografo, se ne ha, si riveli solo quando fotografa le donne, perché nelle mie fotografie nere siciliane, per dire, a me pare che la luce abbia la stessa sensualità che si trova nelle immagini di donne.

“La modella Marpessa indossa un modello di Dolce e Gabbana per le strade di una cittadina siciliana – si fa fotografare da ragazzino” Scianna, Ferdinando. 1987. gelatina bromuro d’argento/carta, cm 30 x 40, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI)

 

 

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica, a ventun’anni, il primo dei numerosi libri poi fatti insieme: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il premio Nadar. Si trasferisce a Milano dove dal 1967 lavora per il settimanale L’Europeo come fotoreporter, inviato speciale, e poi corrispondente da Parigi, dove vive per dieci anni. Introdotto da Henri Cartier-Bresson, entra nel 1982 nell’agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage e al ritratto la fotografia di moda e di pubblicità, con successo internazionale. Svolge anche, da anni, un’attività critica e giornalistica che gli ha fatto pubblicare numerosissimi articoli in Italia e Francia su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione con immagini in generale.

 

TESTO : http://www.ferdinandosciannaelasicilia.com/

FOTOGRAFIA: Gaetano Gianzi

MUSICA: “Strade parallele (aria siciliana) Franco Battiato e Giuni Russo  http://www.youtube.com/watch?v=RtUS1s-cJqc

 

 

 

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  1. Un mio grande punto di riferimento fotografico, una persona affascinante, di grande cultura, con la sua sicilianità che emerge quando lo si sente parlare, per le cose che dice e per come le dice.
    Lo ammiro tantissimo!

  2. Non posso che condividere il Suo sentimento, Giuliano. Anche se sono così fisicamente lontana, mi sento estremamente attratta dall’arte e dalla realtà di Ferdinando Scianna. Grazie del contributo!

  3. E’ stato un piacere imbattermi in questo tuo post (possiamo darci tranquillamente del tu, nella blogosfera si fa così 😉 ).
    Io, invece, per metà sangue palermitano, ricordo di essere rimasto letterlamente folgorato da “Quelli di Bagheria”, per aver rivisto in quelle foto e nelle parole di Scianna molti dei racconti che mi ha sempre fatto mio padre sulla sua giovinezza in Sicilia.

  4. E’ vero nella blogosfera ci si dà del tu, ma questo era il nostro primo contatto 🙂 E poi, in assoluta controtendenza, anche nei confronti di alcune regole già scritte, ho maturato di usare la forma di cortesia nei miei post. Vediamo che effetto che fa 😉 Per quanto riguarda la Sicilia e Scianna, riesco ad esprimere poco. E’ solo il mo cuore che vorrebbe parlare e raccontare. Ma soprattutto, che vorrebbe ascoltare e descrivere. Spero di tornarci presto…

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