Leggero, puro, dolce velo bianco

Per chi è alla ricerca di espressioni raffinate dei propri pensieri, allontanando ciò che è volgare e volgendo verso l’ideale di gesti nobili, potrebbe risultare utile “educare” la vista e l’animo al gusto del Bello.

Fotografia e poesia. Metafore e simbolismi, il piacere e il peccato.

Così, prendendo come guida il Divin viaggio dantesco, dapprima abbiamo assaggiato il “Dolce Stil Life” con le immagini di arte dolciaria realizzate dal fotografo bolognese di food e still life Alessandro Guerani, accompagnate da alcuni dei più bei passi del V Canto dell’Inferno; in una seconda tappa, abbiamo gustato le immagini di ricette a base di carne, realizzate sempre da Guerani, abbinate ad alcuni starordinari passi del V Canto del Purgatorio.

Dulcis in fundo, eccoci nel III Canto del Divin Paradiso dove godremo delle immagini di Guerani accomunate dalla leggerezza, dalla purezza e dalla dolcezza di una spolverata di zucchero a velo.

Abbinamenti sicuramente inediti, quantomeno da provare. Con immancabile ironia.

  

Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto;

  e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva’ il capo a proferer più erto;

ma visïone apparve che ritenne
a sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne.

(prego, continui a leggere sotto)

Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi,

tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille;

 e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.

Però parla con esse e odi e credi;
ché la verace luce che le appaga
da sé non lascia lor torcer li piedi».

    

Ond’ io a lei: «Ne’ mirabili aspetti
vostri risplende non so che divino
che vi trasmuta da’ primi concetti:

 

Ma sì com’ elli avvien, s’un cibo sazia
e d’un altro rimane ancor la gola,
che quel si chere e di quel si ringrazia,

così fec’ io con atto e con parola,
per apprender da lei qual fu la tela
onde non trasse infino a co la spuola.

 

La vista mia, che tanto lei seguio
quanto possibil fu, poi che la perse,
volsesi al segno di maggior disio,

e a Beatrice tutta si converse;
ma quella folgorò nel mïo sguardo
sì che da prima il viso non sofferse;

e ciò mi fece a dimandar più tardo.

 

“Io sono uno che quando Amore m’ispira, noto, e a quel modo che ditta dentro vo’ significando” – Dante Alighieri XXIV Canto del Purgatorio

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