Miracoli dell’arte

Il miracolo dell’arte è anche questo, farsi specchio in cui riflettersi, espressione con cui interpretarsi, ispirazione per rinnovarsi. Se poi ci troviamo un pezzo di noi stessi e della nostra storia, siamo noi ad avere il potere di dare vita all’arte, di portarne a termine la sua missione, di renderla in qualche modo eterna.

Ad una mostra d’arte, una giovane donna si ferma davanti all’opera “Donne germoglio”, tronchi di legno morto sui quali sono state realizzate in ceramica raku, delle teste femminili, visi anneriti dal fuoco, capelli modellati come germogli e lo smalto, che ne esalta la nuova vita ma che al contempo, richiama lacrime e cicatrici di un passato.

Da una ferita, da una fenditura di quel legno secco, si è riaccesa la speranza che ha prodotto nuovi germogli, per ricominciare a vivere nella consapevolezza che è proprio la sofferenza che dona il coraggio di rinascere giorno dopo giorno.

Le  teste di donna sono state create da una massa informe di argilla trasformata con velocità e maestria dalle mani di un artista. In quel momento, l’opera è ancora nella mente del suo creatore che deve necessariamente fare i conti con la casualità, affidando la sua creazione alla temperatura di fuoco di 900° e abbandonandosi completamente alla speranza di vedere realizzata la sua idea. Poi il momento dell’estrazione dal fuoco, difficile, delicato, doloroso, come un parto. Le teste di donna vengono riposte in una grande vasca e ricoperte con della segatura e del fogliame secco, dove, a causa della loro incandescenza, prendono fuoco. Un istante dal significato profondo per l’opera e per l’artista, perché è in quel momento vengono lasciati su entrambi, segni indelebili. Segni che avranno il potere poi, di comunicare e rievocare forti sentimenti.

E’ ciò che è successo alla giovane donna davanti all’opera. Lo straordinario potere comunicativo dell’arte fa sì che, tra quell’opera e la sua osservatrice, nasca una profonda comunione. La sua genesi si fonde con l’esperienza di vita della donna, segnata da passaggi dolorosi e carichi di sofferenza che ne hanno plasmato i tratti dell’anima oltre che quelli del viso.

La giovane donna esce dalla sala. Nella sua mente le teste bruciate dal fuoco e quel nero, il dolore, sono illuminate dallo spettacolo cromatico degli smalti che, pur enfatizzandone i tratti, le hanno ispirato quella gioia per un’esistenza rinnovata, per una vita nuova.

Gabriella Bais interpreta l’artista, Donatella Simoni la giovane donna alla mostra d’arte.

TESTI – ds ispirata da se stessa in “Memorie di fuoco” (Servizio Attività Culturali della Provincia autonoma di Trento)

FOTOGRAFIE – Gabriella Bais

MUSICA – born to die lana del rey http://www.youtube.com/watch?v=Bag1gUxuU0g&ob=av2e

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