Ascolta il tuo cuore, città

La governance delle strategie urbane, ovvero l’abilità di alcune città di pensare in modo strategico ed elaborare piani di sviluppo autonomi, capaci a loro volta di influenzare le politiche nazionali, si fonda sul rapporto con i cittadini.

Il piano strategico urbano cerca di rispondere alla domanda di una città: che cosa voglio fare da grande? Nell’ultimo decennio, Londra, Barcellona, Bilbao, Liverpool e Monaco di Baviera hanno avviato un percorso importante. In Italia, ci provano Genova, Milano, Parma.

Parma – Auditorium Niccolò Paganini

Paolo Verri, già direttore di Torino Internazionale, l’associazione che sviluppò nel 2000 il primo piano strategico per guidare l’ex capitale industriale del nord ovest nel decennio delle Olimpiadi, spiega: “La pianificazione urbana strategica è nata alla fine del secolo scorso a causa della necessità di far fronte ai grandi processi di deindustrializzazione. Quella fase è passata ma i piani strategici sono rimasti uno strumento essenziale per identificare un percorso condiviso di sviluppo urbano e attuare politiche di coesione sociale”

Ursula Hitz – Mapping London

Gli esempi di Londra e Singapore. Il “London Plan” recentemente aggiornato e stimolato dai Giochi Olimpici di quest’anno, costituisce un modello positivo per la crescita sostenibile della più vecchia megacity del mondo: propone un futuro urbano fondato su una città compatta, integrata e superconnessa (sia spazialmente che virtualmente). Un altro modello è quello di Singapore dove la redazione di diversi piani startegici ha trasformato una piccola città-Stato in uno dei principali centri intrenazionali della knowledge economy: in base a una vision condivisa sono stati coordinati gli investimenti nella ricerca biomedica, nelle nuove università e nello sviluppo di centri di ricerca, tutti ingredienti del successo dell’isola negli ultimi anni.

Farrer Court, Singapore Masterplan 2007

Tuttavia i piani strategici possono essere sviluppati con successo anche in città di media taglia, come dimostrano gli esempi recenti di Genova, Parma, Monaco e Mons, la città belga di circa 100mila abitanti che è riuscita a strappare la nomina a capitale europea della cultura del 2015 con il suo documento startegico. Piani di questo tipo ispireranno molte cittadine del nostro paese che spesso faticano a trovare la propria direzione, come ad esempio Asti, il cui potenziale, peraltro notevole, spesso non riesce ad emergere proprio a causa della mancanza di un pensiero strategico.

Piazza Alfieri – Asti

Si tratta comunque di una nuova generazione di piani urbani che in comune hanno un approccio che combina la dimensione spaziale con considerazioni di carattere sociale, economico, politico e tecnico, prendendo atto dei profondi mutamenti caratteristici del XXI secolo e dell’avvento dell’era dell’informazione. Insieme ad altri strumenti come il piano economico, il progetto di governance e quindi, piani regolatori, masterplan o altri strumenti urbanistici attuativi, il piano strategico permette di coordinare tutti quegli interventi che costituiscono la fitta maglia dell’agire cittadino, spingendolo in una direzione comune e possibilmente condivisa.

Sembra che dal punto di vista economico questo sia un ragionamento più che fattibile, la sfida invece, la vera frontiera della pianificazione strategica odierna, è la definizione di nuovi sistemi di governance cittadina e la creazione di ponti tra gli abitanti e i vari livelli del governo locale e nazionale. La pianificazione strategica può allora essere il veicolo per fare emergere le idee dei cittadini e far sì che convergano verso un obiettivo condiviso. Un punto di incontro tra governo dal basso e dall’alto, che sta trovando un orecchio attento nei governi più interessati all’innovazione.

 da Carlo Ratti e Ricky Burdett (Domenica, Il Sole 24 Ore)

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