Copenhagen

“Cosa ti ha colpito di lui?”

Siamo alla National Gallery of Denmark, e siamo stanche di camminare. Attraverso i vetri entra una luce di acquario, il cielo, oltre le trasparenze, è così remoto, non protegge per nulla. Ci sediamo davanti a un Picasso. Avrei voglia di accendermi una sigaretta, ma ho anche voglia di raccontarle, perché stanotte l’ho sognato.

“Sai com’ero messa…”

“Sì. Stavi con Vittorio da due anni e avevi ancora una storia con Enrico, durava da quattro.”

Si ricorda tutto, Sabine. Si vede che ci tiene a me.

“E allora?”

“Allora una sera, a ottobre, dopo un paio di mesi che ci conoscevamo, siamo usciti a cena, l’ho portato al Cappello di Ferro…”

“Hai scelto tu?”

“Sì, mi vedeva magra e aveva deciso di farmi mangiare una bistecca.”

“Il ristorante, dico….”

“Sì, ho scelto io, più che altro è vicino a casa mia, facevo sempre tardi, la sera, in quel periodo. Comunque, siamo subito finiti a parlare di quello…”

“Tu non sapevi niente, di lui, ancora?”

“Immaginavo, ma non ero sicura che fosse separato. Per la maggior parte del tempo ho parlato io.”

“E gli hai raccontato, di Vittorio e di Enrico.”

“Sì.”

“E lui non ti ha detto: scusa, devo andare?”

Mi fa ridere, Sabine, è piena di spirito. Ed è così bella. L’ho conosciuta che cercavo un regalo particolare per Vittorio, il mio compagno “fisso”, mi avevano parlato del suo negozio, sono stata dentro due ore, quella volta. E’ la prima vacanza che facciamo assieme e chissà se potremmo farne un’altra. Sono stata molto bene con lei, finora.

Ci alziamo, cerchiamo la cafeteria. Ci dev’essere una cafeteria affacciata sul parco. Sento il bisogno dei colori pastello di certe case di questa città, più tardi ci torneremo, al tramonto, che arriva tardissimo, a Copenaghen, torneremo al porto, scatteremo delle foto con la luce giusta, al tramonto, l’unico momento in cui ho la sensazione di essere finalmente al sicuro.

“Allora? Non si è scandalizzato?”

“Al contrario. Ed è questo che ha fatto scoccare la scintilla, fra noi. Anche lui aveva due relazioni, in quel momento, con due donne, tutte e due impegnate. Ad un certo punto mi dice: per qualcuno penso che noi siamo dei mostri. Ed era esattamente quello che sentivo io.”

“Sì. Che mostri, siete, voi libertini!”.

“E mi ha chiesto anche: non hai sensi di colpa? Io gli ho risposto la verità: no. E lui: neanch’io. Ha detto che si possono vivere molte vite, che non interferiscono fra loro, anzi, a volte si alimentano l’una con l’altra, traggono forza l’una dall’altra.”

“Di certo sa parlare.”

“Sì”, ammetto. E me lo vedo davanti, in quel ristorante, me lo vedo che mi guarda negli occhi e poi allunga un piede, sotto al tavolo, arriva il cameriere, e lui non lo toglie, continua a guardarmi e a farmi piedino, e a dire cose molto intime, il cameriere entra nel gioco, velocissimo, partecipa, lo alimenta, continuiamo così, sappiamo tutti e due che c’è un fuoco che ci aspetta, fuori di lì, ma senza fretta, lasciamo che crepiti, che si nutra del vento, lo stesso vento che soffia qui, ora, su questo mare selvatico, che si fa strada dentro la città, che l’abbraccia, la circonda.

“E poi siamo andati a casa sua.”

“Perciò, potremmo dire che è stata la somiglianza che vi ha uniti.”

“Sì. Mentre con Enrico avevo pochissimo in comune, ed era quella forse la fonte dell’attrazione, la diversità, sai? La distanza, che dovevamo colmare in qualche modo, principalmente con i corpi, mentre con lui è stata la complicità. Mi sono come specchiata in lui, anche se aveva vent’anni più di me. Sembravamo fatti della stessa pasta. E mi ha fatto sentire libera. Non è poco, per un uomo.”

“E così è stato.”

“Proprio così. Mentre con Vittorio, beh, Vittorio è una persona speciale, per questo prima o poi lo sposerò, Vittorio mi dà sicurezza, è la mia àncora…”

“Tu vuoi molto, dalla vita.”

“Immagino di volere tutto quello di cui ho bisogno.”

Sabine mi prende la mano, davanti al cameriere, che ci sta servendo i caffé. All’improvviso sento il desiderio di abbracciarla, di essere con lei nella nostra stanza, di aspettarlo lì il tramonto.

“E davvero lui sa di me e non ha detto niente?”

Aspettavo questa domanda, la domanda finale. Cosa devo risponderle? Massì, tanto vale essere sincere.

“Una cosa l’ha detta, veramente.”

“Cioè?”

“Se una volta o l’altra ci vediamo tutti e tre.”

 

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