Istanbul, dove perdersi per ritrovarsi

Una città dai tanti nomi, Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli. Una città di acque, il Corno d’Oro che sfocia nel Bosforo, dopo avere superato il ponte di Galata, guardato a vista dalla torre genovese. Senti che da qui potresti salpare, che nessun posto è troppo lontano. Oppure, che potresti viverci per sempre senza mai uscire dal cerchio magico di strade e vicoli e scale e cortili che dal quartiere di Fatih, uno dei più “conservatori”, oggi dimora di molti immigrati provenienti dall’Anatolia, scende verso Fener, il vecchio avamposto greco, con le sue case fatiscenti, la geometria delle facciate complicata dai bovindi, i panni stesi fra un muro e l’altro, i resti degli incendi, i bambini che giocano a pallone o tornano da scuola, le donne a capo coperto o completamente velate. In fondo alla discesa, tornano le acque, a chiudere la prospettiva. Sopra i tetti, la mole rossa, imponente, del Rum Lisesi, il liceo ortodosso. Sali ancora e sei sotto le mura, il vento da oriente porta con sé le polveri dell’Asia, che inizia dall’altra parte del mar di Marmara, 5 minuti di traghetto ed è già un altro continente.

Quartiere di Galata

Mercato delle spezie

Rum Lisesi, il liceo ortodosso

L’amico arrivato

Aghia Sofia

Fener

Pescatori sul Ponte di Galata

L’importante è perdersi, dunque. Puoi farlo anche al Gran Bazaar, o Kapalicarsi, cittadella che scintilla delle sue luci artificiali anche in pieno giorno, 22 porte d’accesso, 3000 negozi, 61 vicoli, 4 fontane, 2 moschee, tanti caffé in cui sostare guardando scorrere il flusso dei visitatori, sognando o leggendo il libro che Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura, ha dedicato alla sua città. Dall’altra parte del Corno d’Oro, la città cosiddetta “europea”; gli ebrei che prima abitavano a Balat nel corso dei secoli si sono spostati qui.

La Istanbul europea oltre il Corno d’Oro

Balat

Piazza dell’Università

Gran Bazaar al mattino

Houses

Facciate neoclassiche, minareti e torri in vetrocemento, e banche, e locali, e più oltre, le distese sterminate dei quartieri popolari. Dalla terrazza della Istanbul Modern, lo splendido museo di arte moderna e contemporanea, lo skyline è disegnato dai fasti del passato: il Topkapi, la Sultanahmet camii, Santa Sofia.

Istanbul 

Navi alla fonda sul Bosforo

Moschea blu

Tramonto

Adesso sei molto lontano, adesso ti senti così. Scivoli nel cortile interno di una moschea, siedi, osservi, attendi l’ora della preghiera. E poi, quando l’epifania è passata, risali il versante della collina, contento di perderti ancora, nella folla dei clienti e dei venditori, sotto a una luna che continua a crescere.

 Marco Pontoni – giornalista amante dei viaggi e della fotografia

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  1. Sono stato ad Istanbul.
    Tante le emozioni che ho provato in questa città che è più città. Già nel tragitto dall’aeroporto all’hotel ho visto case e quartieri che richiamavano la Germania dove molti di loro sono emigrati. E man mano che ami avvicinavo alla città vecchia ho sentito ed odorato i suoni e profumi d’oriente. Ho trovato una città gelosa del suo passato e proiettata verso il futuro. Ho trovato un incontro di popoli, culture, religioni e lingue. Ho rivisto Venezia, la sua porta opposta ma ho trovato meno malinconia e più allegria. Sono stato nella città nuova, ed ho ritrovato i segni dell’Europa, anzi direi di Francoforte, ma anche un tocco d’Inghilterra, nella via delle ambasciate.
    Ci sono stato solo tre giorni, ma l’ho sentita mia.
    Ci tornerò.

  2. ciao, cercavo una foto dei pescatori del gallata e mi è piaciuta la tua. posso usarla per un mio post, citando la fonte? se no la rimuovo. se si, posso usarne altre sempre e solo per il blog? grazie arianna

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