Chicago

Quando eravamo ragazzi, ragazzi innamorati, passavamo cento volte al giorno sotto casa sua, sperando di incontrarla. Quando eravamo ragazzi, 99 volte su 100 non succedeva, e se sì, poi non sapevamo cosa dirle, oppure lei era con sua madre. E adesso? Non posso più fare così, perché lei abita a Chicago e io in Italia. E se anche fosse, se anche prendessi l’aereo, cosa cambierebbe? Io e Lisa ci siamo lasciati.

Quando eravamo ragazzi, la pensavamo nella sua stanza, alla sua scrivania, la pensavamo al risveglio, sotto la doccia, fare i fumetti col fiato nell’aria gelida del mattino. Credevamo nelle coincidenze, nei segni, nella magia della trasmissione del pensiero, quando eravamo ragazzi credevamo a tutto, che quell’abbinamento di colori l’avesse scelto per noi, che avesse provato a telefonarci trovando sempre occupato. Quando si è giovani si crede a tutto, e adesso? Adesso è ancora così, anche adesso si crede a tutto, si crede di stare sotto lo stesso cielo, di vedere le stesse nuvole affacciandosi al balcone, solo che lei vive a Chicago, potrebbe anche essere Atlantide, per quanto mi riguarda.

Quando è successo, la scelta dei tempi non è stata delle più felici, avevamo litigato anche nel pomeriggio, ma avevamo deciso di lasciare la cosa in sospeso, eravamo andati a vedere quello spettacolo, avevo già i biglietti, le piace il teatro sperimentale. Mi sembrava serena, quando la guardavo di nascosto, invece era solo concentrata, stava pensando alle parole, non sono il suo forte, le parole, ci si può sbagliare, anche quando ci si conosce da tanto tempo. E’ quando siamo rientrati che me l’ha detto, che aveva deciso di partire, di tornare in America. Io non conosco Chicago, non ci sono mai stato, posso vederla con l’occhio della mente, i grattacieli affacciati sul lago Michigan e i club dove suonano il blues, le architetture di Mies van der Rohe e i luoghi in cui è ambientato Il dono di Humboldt, che avevamo letto assieme, io e Lisa, il capolavoro di Bellow. Io posso solo immaginarla, Chicago, posso solo immaginarla sotto la neve, posso immaginarla in un’estate torrida, potrei anche prendere un aereo e andare lì, ma cosa cambierebbe? Suonare alla sua porta no, è l’ultima cosa, ho ancora la mia dignità. E allora? Girerei e girerei, per respirare la sua stessa aria, ma ogni donna vista da dietro sembrerebbe Lisa, mi succede anche qui, ce ne sono migliaia che mi sembrano lei, viste da dietro, e non riesco a immaginare quante ce ne possano essere a Chicago, con la stessa pettinatura, lo stesso portamento, lo stesso culo, ho visto le foto delle sue sorelle, anche loro, da dietro, sembrerebbero Lisa, sarebbe proprio un bello scherzo, andare a Chicago e incontrare per strada una delle sue sorelle, una che mi dice: “Lisa è andata in Messico, tornerà il mese prossimo.”

Quando eravamo ragazzi trovavamo ogni scusa per passare sotto casa sua, ogni tabacchino era sotto casa sua, ogni bar, ogni sala giochi, ogni dannato meccanico dove portare la moto a riparare, ogni libreria era più vicina a dove abitava lei, ogni negozio di dischi, passavamo e ripassavamo e se fortuna voleva che la finestra della sua camera affacciasse sulla strada rallentavamo il passo, per guardare su. E ogni poggiolo sotto al quale ripararsi dalla pioggia era il suo, ed ogni folata di vento spirava in quella direzione, ogni foglio di giornale trascinato assieme alle foglie dell’autunno recava un messaggio occulto che parlava di lei, ogni raggio di sole che filtrava attraverso le nuvole dopo il temporale colpiva esattamente il suo portone. E adesso? Io non conosco Chicago, non mi ha mai interessato vederla, sinceramente, non ci sono mai stato, solo con Google, ci sono andato per zoomare sul suo quartiere, sulla via via, poi ho smesso perché di queste cose puoi farci una malattia, so che venne distrutta da un incendio e poi ricostruita, ma questo è successo a molte città, so che ci sono importanti industrie, musei e parchi, ma anche questo, anche questo può valere per molte città. Immagino che se andassi a Chicago in vacanza potrei incontrarla, per strada, per caso, conosco i suoi gusti, potrei incontrarla per caso in un museo, e se quel giorno avesse deciso di andare a un party? E poi non so nemmeno quanti musei ci siano a Chicago, ce ne devono essere un’infinità.

Quando si è giovani si è un po’ più vulnerabili, forse, ci si lascia calamitare in fretta dalle cose che piacciono, quando si è giovani sembra sempre di avere scoperto la luna, poi, col tempo, le cose dovrebbero cambiare, e cambiano, sì, ci si sente al sicuro, ad un certo punto ci si sente al sicuro e si abbassa la guardia, e poi ad un certo punto, anche se si è vecchi, molto, molto più vecchi, si è ancora lì, a gironzolare sotto casa dell’amata, facendo finta di esserci capitati per caso, perché se la si incontra davvero, non lo si può mica ammettere. Si gironzola ancora, con l’occhio della mente, ci si sente senza speranza come allora, ammalati come allora, condannati come allora, separati da Atlantide come allora, stavolta però si gironzola per Chicago, con tutto quel vento in faccia, si gironzola per Chicago con l’aria di fare finta di niente, e magari, dopo un po’, ci si convince persino che è vero.

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