Sri Lanka, l’isola felice

di Marco Pontoni

Ha molti nomi, Ceylon, Serendib, oggi Sri Lanka. Ed è una buona approssimazione di ciò a cui gli europei pensano quando sussurrano le magiche parole: isola felice.

Terminata la guerra civile nel 2009, che non ha mai ostacolato del tutto il turismo (interdetto all’epoca solo nel Nord del paese, la roccaforte delle “Tigri Tamil”), scomparse o quasi le ferite lasciate dallo Tsunami, oggi lo Sri Lanka è più bello che mai. Un luogo dove convivono lingue, culture e religioni diverse: la maggioranza della popolazione è Cingalese e buddista, una consistente minoranza Tamil e induista, ma ci sono anche consistenti comunità musulmane e cristiane. Ovunque passato e presente si mescolano: templi, resti di antiche, floride città raccolte attorno ai luoghi del potere e alle gigantesche statue dei Buddha, grotte sacre, fortezze perdute sulle cime delle montagne (Sigiriya è meraviglia pura).

Ma ovunque anche i segni del passato coloniale, del passaggio dei portoghesi e degli olandesi, della lunga dominazione britannica: a Galle, ad esempio, o nella capitale Colombo, o a Nuwara Elia, a quasi 2000 metri s.l.m., dove gli inglesi trascorrevano i mesi più caldi, assieme all’aristocrazia locale, fra corse di cavalli e gare di canottaggio.

Sulle colline, le green hills, le piantagioni di the, il migliore del mondo. Nelle città, come ovunque, i segni della modernità che irrompono prepotentemente: cellulari e traffico, college privati, internet, qualche grattacielo alla cui ombra sopravvivono gioielli di altre stagioni, ad esempio il Galle Face hotel di Colombo (dove sono passati re e ministri, artisti e scrittori come Arthur C. Clarke, che ne fece la sua casa). Il mare è impetuoso, si gonfia di onde fatte apposta per il surf, ma a Sud, in baie come Unawatuna, la barriera corallina viene in aiuto, e consente di bagnarsi anche ai più piccoli.

E tutto sembra “tenersi”, miracolosamente. Tutti i conti, oggi, sembrano tornare.

Restiamo incantati dal lento scorrere della vita nelle campagne, dalla natura selvaggia dello Yala park, dalla gentilezza composta di uomini e donne. Come ogni paradiso anche questo nasconde ferite e lacerazioni: dall’emigrazione clandestina (che ha per meta spesso i paesi arabi o l’Australia), al turismo sessuale. Forse non esiste al mondo l’isola felice. Ma vogliamo credere che se c’è una legittima candidata, è Ceylon, è lo Sri Lanka.

Ad un matrimonio

Al lavoro

Donna al lavoro su un Batik

Il faro di Galle

Il treno

La spiaggia di Unawatuna

L’incantatore di serpenti

Lo sguardo

Polonnaruwa

Scimmie nel tempio del Sacro dente del Buddha a Kandy

Sigiriya

Tempio rupestre

Tornando da scuola

Tramonto a Galle

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