Ospite della Contessa Dina

IMG_9629 IMG_9634

Castel Romano (Pieve di Bono – TN) in due stampe* del 2015.

*fotografie realizzate con iPhone 4S e lavorate con filtri Instagram

La contessa Dina. Nelle notti di luna piena – raccontano i vecchi, – una misteriosa donna in groppa a un cavallo bianco galoppa lungo i sentieri e le mulattiere attorno a Pieve di Bono. È la contessa Dina – continuano, – moglie di Ettore Lodrón: una donna pericolosa, assai bella ma anche viziosa. Visse nel Seicento, e visse male! Ma pensate: quando metteva gli occhi su qualche giovane di passaggio o su un robusto ragazzotto della zona, dapprima attendeva che il marito fosse assente, poi invitava il malcapitato nel suo castello e lo circuiva con arti da strega. Quindi, saziato l’insano desiderio, Dina tornava alle sue occupazioni come se nulla fosse accaduto, mentre il giovane veniva invitato a lasciare il maniero. Ma proprio all’altezza della porta principale un trabocchetto s’apriva all’improvviso sotto ai piedi del disgraziato, che precipitava nel «pozzo della morte»1, in fondo al quale moriva fra atroci dolori. Che fine fece, la terribile Dina? Fu un prete, un tale Fassini, ad assassinarla: alcuni dicono con un colpo d’archibugio, mentre la scostumata stava transitando a cavallo per Creto. Altri, che forse la sanno più lunga, giurano che il prete la uccise per oscuri motivi proprio al castello, nel salone grande, mentre i due stavano giocando a dadi. Comunque sia andata, l’anima della lussuriosa non ha trovato ancora pace e la Dama bianca continua a vivere nella tradizione popolare della gente di Pieve di Bono2.

1 Così era chiamata una lunga galleria irta di spade e coltelli infissi alle pareti, che dal portale d’ingresso del castello precipitava giù, verso il sottostante fiume Chiese. Venne chiusa agli inizi di questo secolo e definitivamente distrutta nel corso della Prima Guerra Mondiale.
2 Il Papaleoni, in una delle sale di castel Romano, trovò un graffito che diceva: «Lì nove ottobre 1854. Oggi in undici siamo entrati per vedere la contessa Dina, ma non si è veduta, come già ci aveva detto prima…». Insomma, ancora a metà dell’Ottocento c’era qualcuno che credeva di potersi incontrare con il fantasma della famigerata contessa Lodrón.

Annunci

Fit Dreams

FullSizeRender (13)

Hula-hoop-sul-tetto-del-Berkeley-hotel-di-Londra_image_ini_620x465_downonly

Sognando una lezione di Anna Byrne sul tetto del Berkley Hotel di Londra.

#selfportrait

Food Sun Expo

Il miglior momento per vivere Expo è il tramonto, quando la luce del sole accende i colori di questo mondo fatto di tanti mondi. E il colore più vivo è quello della luce dei raggi sul pane. Quel pane che è di tutti.

IMG_7658

IMG_7608 IMG_7612 IMG_7614 IMG_7616 IMG_7617 IMG_7627 IMG_7628 IMG_7638 IMG_7639 IMG_7646 IMG_7651 IMG_7657IMG_7659 IMG_7665 IMG_7671 IMG_7676 IMG_7677 IMG_7615 FullSizeRender (6) FullSizeRender (9) IMG_7645 IMG_7656

L’attimo raccolto

IMG_7247 IMG_7248

Prove. PalaDolomiti Pinzolo (TN), ore 17:00

Con il gala di sabato sera 2 agosto, alle 21.00 presso il Paladolomiti a Pinzolo, si concluderanno le due settimane del “Dolomiti Dance Seminar”, lo stage di danza organizzato dall’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena con la direzione artistica del coreografo Luigi Grosso. Sul palcoscenico lo spettacolo di fine corso delle ballerine e dei ballerini che hanno frequentato la seconda settimana di lezioni scegliendo tra diverse specialità: dalla danza classica al modern-contemporary. Quasi trecento, a conclusione del seminar, saranno i giovani ad aver partecipato ai quindici giorni di intensi e impegnativi laboratori seguendo le indicazioni di insegnanti ci caratura nazionale e internazionale. Tra questi, ospiti speciali, sono stati, nei giorni scorsi, il grande ballerino Gheorghe Iancu e la conosciutissima ballerina e coreografa Alessandra Celentano.

In una breve pausa del suo frequentatissimo laboratorio di “modern contemporary”, il maestro Luigi Grossospiega la filosofia del “Dance seminar” in svolgimento a Pinzolo. “Stiamo sperimentando l’avanguardia di diversi stili di danza che nel modern si sublimano necessariamente in qualcosa di nuovo. Con i miei insegnamenti lavoro su questo aspetto, ma nello stesso tempo il mio impegno si rivolge anche al gruppo con l’obiettivo di  amalgamare le diverse esperienze portate dai singoli ballerini. Il lavoro si concentra sulla tecnica dei singoli e sull’insieme, ma è anche psicologico e culturale. Il gruppo sta eseguendo una coreografia eseguita su musica di Vivaldi che spiego anche dal punto di vista storico. Lavoriamo allo stesso modo delle accademie di danza e dei corpi di ballo delle opere. Per questo possiamo dire che fino al 2 agosto il Paladolomiti sarà il teatro di una vera e propria compagnia di balletto”.

My Busby Puppet in Paris

foto (32) foto (33) foto (34) foto (35) foto (36) foto (37)

My Busby Puppet inspired by Burberry campaign for Printemps Grands Magasins Paris. Feat. “Parigi vs New York” Vahram Muratyan book

Mimetizzata nella natura

foto (1)Sensazione straordinaria, liberare la mente e sentirmi in assoluta armonia con me stessa e con l’ambiente che mi circonda. Nel caso di questa vacanza, una natura ancora incontaminata, selvaggia, che ho vissuto liberamente mimetizzandomi in essa. Ritrovando così, la mia natura, la mia armonia.

So cosa voglio

foto (18)

Mi sembra di essere più serena, di avere la mente più limpida. Ora vedo tutto più chiaro, so cosa voglio. Voglio pensare che sia tutto merito di questo mare. Grazie!

L’attimo raccolto

10380975_10203304599608593_4854554585556768450_n

Voleva essere un acquerello, ma è solo nostalgia. Castello di Toblino, ore 14

L’attimo raccolto

foto (19)

A Dream, Venice Simplon Orient-Express. Stazione di Trento, ore 14.10

L’attimo raccolto (nel viaggio)

foto (20)

Se potessi tornare a vedere con questi occhi. Intercity Venezia – Monaco, ore 14.30

L’attimo raccolto

foto (17) foto (16) foto (15) foto (14) foto (13) foto (12)

Come un pittore. Lago di Toblino (TN), ore 14.45

Luoghi così…

entrance_page

AEDES DE VENUSTAS

new yoyk

Situato nel cuore del West Village a New York, la boutique di Aedes de Venustas è una meta fondamentale per chi cerca fragranze rare da scoprire in un contesto sensoriale unico e raffinato. Ed ancora più straordinario è l’e-shop di Aedes de Venustas, un incredibile viaggio nei luoghi dell’eccellenza, della qualità e del lusso dell’alta profumeria di nicchia.

Di segantiniana ispirazione

malga ritorto (1) malga ritorto (2)malga ritorto (4)malga ritorto (3) malga ritorto (5)malga ritorto (6) malga ritorto

Gianmarco a Malga Ritorto (Madonna di Campiglio, Trentino)

L’arte in testa

David_Mallett_Paris-13

“Farsi tagliare i capelli è un’esperienza decisamente intima. Prendo molto sul serio la fiducia che i miei clienti ripongono in me.”

David Mallett è considerato il miglior parrucchiere di Parigi, colui che riesce con la sua arte a far convivere il paradosso della ricerca del fascino assoluto con un senso acuto della praticità e della naturalezza, con un occhio di riguardo alla personalità di ogni singolo cliente e al suo stile di vita.

Il suo salone si trova al numero 14 di rue Notre Dame des Victoires a Parigi, all’interno di un antico palazzo del XVII secolo, dove in 400 m², eleganza e diversità vengono coniugate in uno stupendo mélange di creatività e design stilistico e dove il cliente viene accolto in un’atmosfera unica di lusso e privacy. Un ambiente frequentato da modelle, stilisti rinomati e celebrità.

Nel corso della sua carriera, David Mallett ha lavorato con i fotografi, gli stilisti e i designer più famosi del mondo della moda, oltre che per le riviste più prestigiose. La sua visione creativa e la sua innovazione tecnica hanno contribuito ad alcune delle immagini più iconiche di marche di lusso come Chanel, Dior e Givenchy.

L’attimo raccolto (del giorno prima)

Sheraton

Viaggio misto lavoro & relax. Pool Area Sheraton Golf Parco De Medici (Roma), ore 17.30

Fuga d’amore

Vieni via con me.

Ti ricordi l’ultima volta? E’ stata a Parigi, ci siamo persi a Place des Vosges. C’eravamo promessi che l’avremo fatto, di nuovo.  Faccio una valigia veloce, indosso il mio abito in seta dipinta Dolce&Gabbana e partiamo per Palermo. Due giorni, una sola notte, che saranno mai? Prima che giugno finisca, oppure lasciamo passare la metà di luglio per riprenderci la città dopo il Festino di Santa Rosalia. Potremo partire con l’aereo delle 9:40. Arriveremo giusto in tempo per un pani ca meusa all’Antica Focacceria San Francesco. Poi avremo davanti a noi tutto il pomeriggio e il sole.

lorenzo-gatto-photographer-2012_-4-2

Voglio baciarti a lungo davanti al portone principale di Palazzo Ajutamicristo, oppure davanti ad una finestra di Palazzo Steri. Tu ami baciarmi davanti ai portoni e alle finestre. E poi voglio passeggiare nei giardini di Villa Garibaldi. In verità, ami baciarmi anche in giardino… e sotto quel ficus monumentale… non trovi assomigli un po’ alle nostre paure ma anche alle nostre volontà di non lasciarci mai, nonostante tutto e tutti? Voglio passare del tempo a parlare di noi al Kursaal Kalhesa e poi camminare mano nella mano fino alle Mura delle Cattive e alla Chiesa dello Spasimo. Entrarvi in punta di piedi e in silenzio. Quando avremo fame, ceneremo all’Osteria dei Vespri, che ne dici? Passeremo la notte, o quel poco che ne rimarrà, al Porta di Castro. Mi sveglierai spostando la tenda dalla finestra e i capelli dal mio viso addormentato. Sentirò, in quel momento, che non c’è sogno al mondo che non si possa realizzare. Il mattino lo voglio vivere tra i banchetti della Vucciria.  A respirare. Pensi che riusciremo ad arrivare a Promontorio Monte Pellegrino per respirare il profumo del mare prima di andare in aeroporto? Saremo a casa prima che faccia buio, promesso…

Dimmi di sì. E’ un sì? Sì…

Fotografia: portone principale di Palazzo Ajutamicristo di Lorenzo Gatto

Colonna sonora: “Mi votu e mi rivotu”  http://www.youtube.com/watch?v=cMvWqg2WcEU

Dedicato a: a te, a chi altrimenti?

Déjà vu

Non c’è nulla come un profumo per portarti in un attimo in un luogo.

Aria di Sardegna

 

PicShellsCorbezzolo. Fiori bianchi, piccoli frutti rossi e dolci, dal profumo delicato. In mezzo alla fitta macchia, scoprirlo è un regalo.

 

 

 

 

  

  

PicShells3

Ginepro. ha il profumo dei tronchi secolari sulle dune sotto il sole. Aromatico, di resina e di legno, salsedine e pazienza.

 

 

 

   

 

 

PicShells1

Lentisco. L’aroma inebriante della macchia mediterranea, dei sentieri sulle rocce che portano al mare.

 

 

 

 

 

  

 

PicShells2Mirto. Foglie appuntite, piccole bacche scure. E’ il profumo della casa che accoglie, di cose appetitose, del tepore, dell’ospitalità.

Viaggio in Russia

Mi piace ospitare in questo mio spazio, le espressioni d’arte di giovani talenti, coniugazioni… di stili. Chiara Zanotelli è una giovane donna trentina (5° anno di Giurisprudenza percorso europeo e transnazionale Università degli Studi di Trento),  che dipinge con capacità, un’intensa descrizione del suo recente viaggio in Russia. E che dice: “sono ritornata, come a voler completare il passaggio dalla giovinezza all’età adulta.” Personalmente, ho seguito il suo viaggio, passo dopo passo, come un diario illustrato, grazie alle fotografie pubblicate quotidianamente da Chiara sul suo profilo Facebook. Leggere questo pezzo è stato come dare voce a quella storia illustrata. Luoghi, persone. Rapporti, legami. Tempi&Mondi. Buon viaggio!

IMG_3791

Nota dell’autrice. Questo articolo è espressione di sentimenti sinceri e di un amore profondo per una terra piena di contraddizioni che sento di non essere ancora completamente capace di descrivere con le parole giuste. Il popolo russo mi ha accolto con un affetto profondo e indimenticabile, di cui proverò nostalgia appena ritornata a casa.

A causa della sua storia, e della mia storia la Russia non è mai stata e non sarà mai una destinazione comune. Uno scrittore francese d’inizio Novecento, Joseph Kessel, descriveva la Russia come la terra dell’illimitato. “Le sue pianure non hanno che il cielo per confine, le sue foreste vengono appena incise dalle accette, i suoi fumi giganti, inondati di acqua, si spiegano come braccia del mare, Le sue canzoni, la cui gioia ha degli accenti di follia e la cui melanconia tocca i termini della tristezza umana, portano il marchio di uno spirito teso verso l’infinito, verso l’inaccessibile dominio dell’appagamento completo” (Joseph Kessel, La Steppe rouge).

Sono ritornata in Russia, dopo aver passato nel 2007 dieci mesi sulle rive del Volga in una piccola cittadina impregnata di storia, Uglich. Sono ritornata, come a voler completare il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Con una borsa di studio dell’Unione Europea sono arrivata a San Pietroburgo. In questo punto d’incontro tra Europa e Russia è già difficile distinguere quei tratti distintivi che caratterizzano il popolo russo. Eppure, questo punto sula carta, individuato dalle coordinate geografiche come 59°57′N 30°18′E, non è ancora Europa… al confine con la Finlandia mancano 200 chilometri. L’autostrada Scandinavia è ancora piena di buche profonde e qualche rara indicazione riportata con le lettere dell’alfabeto latino affianca le lettere cirilliche dei cartelli stradali solamente in prossimità delle mete geografiche rilevanti.

I camerieri nei costosi caffè e ristoranti della città, fermi agli angoli della sala, oggi non restano più a fissarti, ma chiacchierano spensieratamente tra di loro o puliscono i coltelli.

Continua a leggere

Holiday time

mm
… io parto ma lascio un po’ di cuore nascosto
che tanto lo sai soltanto tu dove lo imbosco.. 

Colonna sonora: Ciao ciao Club Dogo http://www.youtube.com/watch?v=yjPAglM7_ug

T E M P I & M O D I  torna dopo il 7 giugno.

Un tempo piccolo

La bellezza di un luogo, vista non con gli occhi di una “turista per caso”, ma con quelli di una donna emozionata che sta imparando a vivere degli attimi speciali che la vita le regala. E a non volere nulla in cambio.

Per vivere questo “tempo piccolo”, oggi ho scelto Limone, perché è la mia piccola Sicilia sul Garda.

4

444

Talvolta, amo essere chi non sono, amo trovarmi dove non dovrei essere. Amo sentirmi… viva.

22

7

Amo la fantasia dei luoghi, quella magia che mi ridona la voglia di sognare e di viaggiare con la mente.

11

i

Amo seguire le mie fantasie e quei desideri inconsci che so provenire da molto lontano, da vite passate, ma vite vissute.

55

2

Amo l'”assenza”, soprattutto quella che segue un momento intenso, perché è proprio in quello stato di abbandono che capisco di aver vissuto davvero. E’ in quel momento che riesco a “sentirmi”… davvero.

k

3

Durante il percorso, amo imbattermi in grandi portali chiusi, ma soprattutto in cancelli sbarrati, davanti ai quali mi sento di essere una donna libera. Oppure no?

1

5

Talvolta è bello sbagliare strada, soprattutto se durante il percorso incontro (per caso) una persona speciale.

33

kk

Ma alla fine dei miei pensieri, dei miei sogni, dei miei orizzonti, c’è sempre qualcosa che inesorabile, mi aspetta: il ritorno alla realtà. 

foto

E allora… portami via.

9

testo donatella simoni

fotografie donatella simoni

musica “Un tempo piccolo”, Franco Califano http://www.youtube.com/watch?v=byxpV0gNkFE

L’Hôtel des Palmes

ò

L’Hôtel des Palmes, qui possède un des plus beaux jardins de la ville, un de ces jardins de pays chauds, remplis de plantes énormes et bizarres. Au moment où Wagner habitait ici…

L’albergo delle Palme, che possiede uno dei più bei giardini della città, uno di quei giardini dei paesi tropicali, pieni di piante enormie strane. Ai tempi in cui Wagner abitava qui…

(Palermo. L’Hotel delle Palme. da Verso i cieli d’oro. “La Sicilie” di Guy de Maupassant, 1885. Con Venti fotografie di Jeanloup Sieff, 1983. Edizioni Novecento, 1984)

Grand Hotel Et Des Palmes Palermo

À la Brasserie Lipp

 23-henri-cartier-bresson-brasserie-lipp-paris-1969_small-shop-pinterest
 
Brasserie Lipp, Paris 1969 (Henri Cartier-Bresson)

E’ tutto qui. The Omnia

A Zermatt, nelle Alpi Svizzere, un luogo straordinario invita gli ospiti a dimenticare da dove vengono e dove stanno andando.

Per questo moderno rifugio alpino, l’architetto newyorkese Ali Tayar ha fuso elementi del mountain lodge americano con arredi funzionali, innovativi, di design. Un hotel progettato secondo una filosofia che persegue il “tutto” armonico.

E’ tutto qui. Un mondo tra terra e cielo. Prego, visiti il website The Omnia.

In nome del pane

Un nuovo concept di panetteria.

Prego, si prenda il giusto tempo e visiti questo website: Princi

“Se il Signore vorrà…”

Gerusalemme

“Durante il viaggio di ritorno a Gerusalemmme, nelle ore di aereo, di attesa, di macchina mi ha frullato per la testa un versetto della lectio di venerdì che condannava piuttosto duramente coloro che dicono: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni“. Gc 4,13. Che parlasse proprio di me? La città è Gerusalemme, gli affari e i guadagni sono forse tutte le attività che ho in mente di fare… La testa lavora, programma, si preoccupa, incasella, predispone… Beh, l’impatto invece è stato bellissimo. Non credevo di avere così voglia di tornare!

… Sistemate le valigie, fatto un riposino ho preso la bici e sono andato in città. Che bello pedalare per le salite e le discese intorno a Gerusalemme! Che emozione entrare da porta Sion e percorrere in senso vietato la strada del quartiere armeno e arrivare a porta Jaffa, schivare i religiosi che vanno al muro, i turisti e i portantini con i carretti… Ho subito incontrato diversi amici che mi hanno fatto sentire a casa, che si erano misteriosamente accorti della nostra assenza prolungata!

Poi mi sono tuffato nella folla dei pellegrini del Santo Sepolcro. Tantissimi. Il calvario e il la Tomba circondati di voci e di volti tutti diversi. Mi sono raccolto per leggere i salmi del vespro. Mi sembrava di avere la Basilica tutta per me. Poi sono andato a messa dalle suore dell’ospice…

Nel tornare a casa, pedalando con ancora maggiore energia, ho scoperto di avere le pile scariche… sia quelle della macchina fotografica – così non sono riuscito a scattare nemmeno una foto di questo primo giorno – sia quelle delle gambe – ho fatto fatica a raggiungere il portone di casa in cima al monte!

Meglio allora prendere la salita con più calma… e dire, ancora insieme a Giacomo apostolo, se il Signore vorra’ vivremo e faremo questo o quello.”

da Conversando con Gerusalemme

Sri Lanka, l’isola felice

di Marco Pontoni

Ha molti nomi, Ceylon, Serendib, oggi Sri Lanka. Ed è una buona approssimazione di ciò a cui gli europei pensano quando sussurrano le magiche parole: isola felice.

Terminata la guerra civile nel 2009, che non ha mai ostacolato del tutto il turismo (interdetto all’epoca solo nel Nord del paese, la roccaforte delle “Tigri Tamil”), scomparse o quasi le ferite lasciate dallo Tsunami, oggi lo Sri Lanka è più bello che mai. Un luogo dove convivono lingue, culture e religioni diverse: la maggioranza della popolazione è Cingalese e buddista, una consistente minoranza Tamil e induista, ma ci sono anche consistenti comunità musulmane e cristiane. Ovunque passato e presente si mescolano: templi, resti di antiche, floride città raccolte attorno ai luoghi del potere e alle gigantesche statue dei Buddha, grotte sacre, fortezze perdute sulle cime delle montagne (Sigiriya è meraviglia pura).

Ma ovunque anche i segni del passato coloniale, del passaggio dei portoghesi e degli olandesi, della lunga dominazione britannica: a Galle, ad esempio, o nella capitale Colombo, o a Nuwara Elia, a quasi 2000 metri s.l.m., dove gli inglesi trascorrevano i mesi più caldi, assieme all’aristocrazia locale, fra corse di cavalli e gare di canottaggio.

Sulle colline, le green hills, le piantagioni di the, il migliore del mondo. Nelle città, come ovunque, i segni della modernità che irrompono prepotentemente: cellulari e traffico, college privati, internet, qualche grattacielo alla cui ombra sopravvivono gioielli di altre stagioni, ad esempio il Galle Face hotel di Colombo (dove sono passati re e ministri, artisti e scrittori come Arthur C. Clarke, che ne fece la sua casa). Il mare è impetuoso, si gonfia di onde fatte apposta per il surf, ma a Sud, in baie come Unawatuna, la barriera corallina viene in aiuto, e consente di bagnarsi anche ai più piccoli.

E tutto sembra “tenersi”, miracolosamente. Tutti i conti, oggi, sembrano tornare.

Restiamo incantati dal lento scorrere della vita nelle campagne, dalla natura selvaggia dello Yala park, dalla gentilezza composta di uomini e donne. Come ogni paradiso anche questo nasconde ferite e lacerazioni: dall’emigrazione clandestina (che ha per meta spesso i paesi arabi o l’Australia), al turismo sessuale. Forse non esiste al mondo l’isola felice. Ma vogliamo credere che se c’è una legittima candidata, è Ceylon, è lo Sri Lanka.

Ad un matrimonio

Al lavoro

Donna al lavoro su un Batik

Il faro di Galle

Il treno

La spiaggia di Unawatuna

L’incantatore di serpenti

Lo sguardo

Polonnaruwa

Scimmie nel tempio del Sacro dente del Buddha a Kandy

Sigiriya

Tempio rupestre

Tornando da scuola

Tramonto a Galle

La natura vestita d’arte

La natura veste Rubelli.

Rubelli Venezia – 21875-005 LABUAN – verde Damasco – damask

Rubelli Venezia – 30000-009 POLIPHILO – verde Lampasso ricco – brocade

Rubelli Venezia – 07615-101 SPRITZ – verde Velluto cangiante – iridescent velvet

Rubelli Venezia – 07255-006 BRANDOLINI – bleu Damasco – damask

Rubelli Venezia – 00745-194 NUOVO GOLDONI – cielo Unito moiré – moired plain

Rubelli Venezia – 07132-004 BORBONI – bleu nattier Lampasso ricco – brocade

Rubelli Venezia – 07596-006 MALIPIERO – granata Lampasso – lampas

Au revoir, Ritz!

E’ stata l’ultima notte al Ritz. Da oggi infatti, al numero 15 di Place Vendome, nel cuore di Parigi, il mitico hotel si “addormenterà” per ben 27 lunghi mesi, durante i quali sarà soggetto ad importanti lavori di restauro. Ieri sera, gli amici fedeli del Ritz Paris, che ha aperto le sue suite a Coco Chanel, Marilyn Monroe, Marcel Proust e Ernest Hemingway, e più di recente a Woody Allen e Kate Moss, non hanno voluto mancare ad un momento storico per questo luogo. Nel menù della cena, figuravano alcuni classici, come fegato d’oca, caviale, aragosta. E tanta, tanta nostalgia.

Au revoir, Ritz!

Case belle come un mito

A Capri, tutte le strade dell’isola portano a panorami mozzafiato. Ma c’è un itinerario, non meno emozionante, per scoprire la Capri architettonica. Una camminata alla ricerca di case belle come un mito.

La Casa Rossa di Curzio Malaparte, un capolavoro di architettura moderna progettata da Adalberto Libera che si integra perfettamente con il costone di Capo Masullo.

La Solitaria dell’intellettual-ingegnere Edwin Cerio e le altre sue ville capresi

La Casarella di Marguerite Yourcenar.

Villa Lysis fatta costruire dal barone-scrittore Jacques d’Adelsward Fersen in stile liberty.

Villa San Michele di Axel Munthe

La Cetrella di Compton Mackenzie

Villa Pierina di Maksim Gorkij

Villa Behring o Villa Spinola di Norman Douglas

La Canzone del mare di Gracie Field

Villa Jovis di Tiberio

Nobile, affascinante Sicilia

Visita guidata a Palazzo Ajutamicristo, topos dell’antica nobiltà palermitana.

testo da Cesare Cunaccia per Casa Vogue (10/2006)

Estate siciliana, scirocco. La vecchia Palermo, col suo traffico disordinato, le botteghe i rumori e odori stridenti. Facciate di palazzi sventrati dai bombardamenti del 1943 e abbandonati per decenni, ora investiti da un fervore generale di restauri, peraltro non sempre felici. Via Alloro, con i suoi fantasmi barocchi e rocaille. Attraverso un solenne portale, si è però subito altrove. Il cortile è enorme, ciuffi di bananiers e oleandri, una vasca ellittica di marmo cui si abbeveravano i cavalli. La percezione di un universo lontano, dalla speziata fragranza esotica, ti assale di colpo. Le “balate” lucide della pavimentazione, incendiate dal sole, sono metallo fuso di bagliore accecante. Poi la sorpresa della seconda corte interna, chiusa tra alte parei di pietra di tufo, giallo d’oro colato: la rivelazione dell’anima gotico-catalana originale del palazzo, il portico a doppio loggiato eretto al capomastro Matteo Carnilivari – autore del coevo Palazzo Abatellis – per Guglielmo Ajutamicristo, barone di Misilmeri e Calatafimi, tra il 1495 e il 1501.

E’ una continuità di vita quella che si riscontra in queste sale che incrociano tradizione aristocratica, passato e futuro, contrasti e sfumature in un gioco antitetico di rappresentazione e intimità. Accumuli di oggetti, pavimenti di Vietri in maiolica dipinta, consoles, specchi dorati Napoleone III, i servizi di Cerreto Sannita biancoverdi, quelli neoclassici di Capodimonte, stipi, scene e ritratti in cera sette-ottocenteschi e presepi napoletani in scarabattoli dorati. Ventagli in cornice, guéridons e vetrine di tartaruga pullulanti di memorie, vetri fragilissimi, ordini cavallereschi e lacerti affettuosi. Una uniforme da balì dell’Ordine di Malta di metà Ottocento troneggia su un manichino accanto al ritratto di Giovanni Calefati, uno dei baroni proprietari della dimora. Colpisce il contrasto tra la reale dimensione dell’abito e l’imponenza fittizia della figura dipinta che lo indossa. Si assomigliano molto tutti i Calefati di varie epoche che in effige abitano le pareti del palazzo avito. L’archivio di famiglia, tomi e tomi rilegati in pergamena, è custodito in un angolo di questo labirinto di sale, anfratti, livelli. Se i bagni sono posti in eleganti retraits settecenteschi ornati di stucchi candidi, la stanza da letto padronale racconta un intreccio di storie familiari tramite miniature, piccoli ritratti, lavori di convento. L’armadio-cappella in lacca bianca e oro è fornito degli arredi liturgici, fior di seta in campane di vetro, un grazioso Gesù Bambino di cera.

La cucina è immensa e accogliente, rivestita a piastrelle di Caltagirone. In sala da pranzo il pavimento è quello quattrocentesco in cotto paglierino, e i mensoloni gotici policromi sospesi a mezz’aria svelano l’esistenza dell’antico soffitto ligneo originale a carena di nave, celato dietro la volta affrescata del secolo dei Lumi da Giuseppe Crestadoro e dal quadraturista Benedetto Cotardi con un cero azzurro su cui libra lo stemma dei Paternò.

L’enfilade dei salotti conduce al vasto alone da ballo, il “camerone”, realizzato tra il 1763 e il 1766 da Andrea Gigante: sul soffitto, l’affresco di Giuseppe Crestadoro raffigura “La gloria del principe virtuoso”. Qui, dove nel Settecento Aloisio Moncada dava feste mascherate cui “scandalosamente” ammetteva, oltre al corpo nobile, “non pochi del civile”, il nonno dell’attuale barone Vincenzo Calefati scorrazzava da piccolo a bordo di un calessino trainato da un asinello. E qui, ai tempi di suo padre, un trenino inglese si sviluppava dalla cucina per i vari ambienti, recando una tazza di caffè dolciumi e frutta senza l’ausilio di domestici. Nel pomeriggio rovente gorgoglia l’acqua di un ninfeo seminascosto da papiri e da una nuvola di gelsomino. Intanto Lola, pacioso ed elegante corso siciliano, dal lucido mantello nero, stremata dall’afa e dalle intemperanze del trovatello Totò, si accascia sulle piastrelle verdi del “cortile del Petrosino”.

In Sicilia l’ospitalità non è un’opinione, ma una scienza esatta. Un pranzo diviene un evento, un ricordo da serbare, intessuto com’è nel retaggio di quei monsù franco-siculo-napoletani che costituivano il vanto dei vari casati autoctoni, tra l’estrema età barocca e l’ultimo pirotecnico slancio impresso dai Florio nel primo Novecento. Memore di ospiti illustri, dalla regina Giovanna di Napoli a Carlo V, che vi giunse nel 1535, preferendolo al fatiscente Palazzo Reale, al vincitore della Battaglia di Lepanto, don Juan de Austria, nel 1576, Palazzo Ajutamicristo declina ancora una secolare sapienza nell’accogliere.

Sua autentica anima è Pia Calefati di Canalotti, che, col marito Vincenzo, presidente regionale del Fai, è impegnata nel recupero di antichi splendori siciliani abbandonati all’incuria ed è anche un’attenta conoscitrice di quella peculiare forma gastronomica siciliana “di palazzo” che custodisce sapori inimitabili, sofisticatezze da iniziati. Ben lo sanno quanti hanno avuto il privilegio di vistare questa casa, testimone di una civiltà che, malgrado tutto, seguita ad esistere. Personalità come Riccardo Muti, un incuriosito Carlo Rambaldi, Lynn Forrester de Rothschild, donna Marella Agnelli, Franco Maria Ricci o Tom Parker Bowles che, sorprendendo il barone Vincenzo al ritorno dalle campagne, gli chiese dove acquistare i pantaloni da caccia che indossava. O Elizabeth Chatwin, che amava narrare aneddoti palermitani e greci del marito Bruce, in una serata di tarda primavera.

Miracoli di una casa dall’ininterrotta secolare esistenza, da un luogo che dispone alla confidenza, ad una joie de vivre sottesa, segreta, emblematica.

Royal Thursday, Suoni d’Estate a Palazzo Reale

E’ stato inaugurato giovedì 5 luglio scorso con un Fashion Party, il giovedì musicale firmato Giacomo Caffè.  Royal Thursday – Suoni d’Estate a Palazzo Reale è un festival di concerti live e dj set completamente gratuiti per la città di Milano ideato dall’Art Director Filippo Tota e Rosario Pellecchia.

L’atmosfera ottocentesca e raffinata è la cornice del palco di Giacomo Caffè, lo storico punto di ritrovo all’interno del Museo di Palazzo Reale, in cui si esibiranno:

Giovedì 12 luglio: Gigi Cifarelli e Ronnie Jones “tribute to George Benson” a seguire dj set con Diego Angelico Escobar from Atomic Bar.

Giovedì 19 luglio: “Una bella serata” con Ottavo Richter live concert a seguire Alex de ponti dj set

Giovedì 26 luglio: Flabby in concerto. Il  raffinato sound del new jazz di  Rosario Pellecchia e Fabrizio Fiore

Colazione Mediterranea rimane l’appuntamento della domenica. Ogni domenica dalle 12.30 alle 15.00 il brunch dal sapore tutto italiano vede protagonisti i piatti della cucina italiana in puro stile Giacomo. Per rendere Colazione Mediterranea un luogo d’incontro aperto a tutti, ci sarà anche un menù bambino e una “tata” accoglierà tutti i piccoli ospiti per intrattenerli con attività ludiche.

Save the dates.

Costa degli Etruschi, l’Italia che ti ricordi

testo e fotografie di Marco Pontoni

Bibbona, Bolgheri, Castagneto Carducci: un trittico di borghi medioevali affacciati sulla Costa degli Etruschi, fra Cecina e Donoratico. E’ l’Italia che ti sembra di conoscere o di ricordare, anche se non ci sei nato dentro. Quell’Italia profonda, rurale, “sospesa”, un po’ metafisica, come un quadro di De Chirico o una vignetta della Settimana Enigmistica, di cui tu o qualche tuo predecessore dovete avere fatto esperienza, in una delle vostre tante vite.

E quell’esperienza la ritrovi, la riconosci, come riconosci a volte un volto che pure non hai mai visto prima, un amore che non hai mai consumato, un sogno sognato dentro a un altro sogno. Stava lì, sepolta. Ti dici: qui devo esserci passato, qui devo avere vissuto, devo avere affondato le mani in questa terra ed essermi ubriacato con questo vino. Ma quando, dove, e come sia stato, non sapresti dire.

Forse è successo sui banchi di scuola. I cinque chilometri di nastro asfaltato che corrono dall’Aurelia fino alla porta di Bolgheri sono quelli cantati dal Carducci, naturalmente, ecco il duplice filare dei cipressi “alti e schietti”, ecco il paese da cui il poeta, primo Nobel della letteratura italiana, dovette fuggire con la sua famiglia, per contrasti con i Della Gherardesca, nobilissima, potentissima famiglia pisana, fra le più antiche casate d’Italia. Dal padre, medico condotto e rivoluzionario sanguigno, che in gioventù aveva conosciuto il confino (a Volterra, e chi non vorrebbe esserci confinato, oggi?), Giosuè ereditò l’indole romantica e l’inclinazione per le passioni forti, quelle che traspose nella sua poesia e che condivise con almeno una trentina di amanti oltre alla legittima moglie, fra cui, si dice, forse la stessa regina Margherita.

A Castagneto, in uno dei vicoli del centro, visiti il suo “buon ritiro”, che frequentò per molti anni quando tornava in terra toscana da quella Bologna dove spese gran parte della sua vita. Poco sopra, il castello dei Della Gherardesca. Oggi guerre e cospirazioni sono lontane, così come le tenzoni attorno agli usi civici. Le passioni si accendono con il vino: Sassicaia, Ornellaia e altri nomi a cui inchinarsi solo al sentirli pronunciare.

Percorri l’Italia delle campagne pettinate, dei covoni e dei poderi arroccati in cima alle colline. Percorri l’Italia dei girasoli, delle nuvole che trascinano scie d’ombra sul giallo del grano, l’Italia della costa sabbiosa che si allunga pigramente per chilometri, fitta pineta alle sue spalle, odorosa, preziosa. Hai la faccia scottata dal sole. Hai una nostalgia antica, per qualcos’altro.

La sera guardi le rondini inseguirsi attorno a un campanile. Il gatto nero ti sbarra la strada, ti chini, rinfodera gli artigli, si mette di pancia per farsela grattare. Puoi essere di passaggio, come Carducci quando scrisse “Davanti a San Guido”, e vedeva sfilare la Maremma dal finestrino di un treno che lo conduceva a Roma. Puoi decidere che non conta nulla, nulla di ciò che hai visto finora, che questa è la tua casa, più di ogni altra. Cercarti il tuo letto. Fermarti qui.

Set by Capanna Durmont

 Sono appena tornata da un viaggio di lavoro nella capitale. E’ sabato pomeriggio e ho solo voglia di ritrovarmi. La mia meta preferita è la Capanna Durmont al Passo Daone, 1200 metri di altitudine, a pochi chilometri da Tione di Trento. Mi siedo sulle panche in legno della terrazza, quello che vedo è solo bosco e un fazzoletto di cielo. Daniela, la padrona di casa, mi prepara il caffè.
Questo è un luogo molto familiare per me e rappresenta con il suo genius loci, uno dei beautiful places della mia vita, dove far riposare corpo e spirito. Dove, con il silenzio, sentire di nuovo me stessa.
La Capanna Durmont però, non accoglie solo anime stanche come la mia, ma anche amanti della cultura e soprattutto dei libri. E’ una storia che inizia così, con 8 libri su un caminetto. Gli ospiti della Capanna Durmont ne prendevano qualcuno e lasciavano i propri già letti. Poi, Daniela e Luca Ferrari, i titolari, hanno scoperto che l’idea, semplice ma geniale, l’aveva già avuta qualcun’altro negli Stati Uniti e quindi si sono candidati per diventare uno dei centri ufficiali di Bookcrossing nel mondo, la pratica dello scambio di libri, poi catalogati e rintracciabili nel loro viaggio di mano in mano sul sito internet del movimento. Oggi il caminetto del salone della Capanna Durmont non basta più e sulle mensole del rifugio ci sono oltre 500 libri in attesa di continuare il loro viaggio di scaffale in scaffale, di libreria in libreria, valicando monti e attraversando mari e fiumi.
E proprio sulla base di questo fenomeno di cui Daniela e Luca si sentono davvero orgogliosi di fare parte, che l’anno scorso hanno ideato Books in the woods, un evento culturale durante il quale alcuni scrittori presentano i loro libri e quest’anno, nella seconda edizione, anche uno scrittore e regista che ha proposto un workshop di scrittura creativa gratuito. Qualche settimana fa, il book-crossing ha incrociato un melting pot di teatro, musica, scrittura e cucina e ha incontrato gli attori del RifClan di Trento per una serie di suggestive letture nei boschi: il «Marcovaldo» di Calvino, «Il mondo storto» di Mauro Corona, la «Lettera al mio sindaco» di Luca Mercalli e tanti altri testi uniti dal filo rosso di una riscoperta della natura, della lentezza e della naturalezza umana, hanno preso vita nelle voci degli attori che come pifferai dal flauto magico hanno guidato gli ospiti nei boschi che abbracciano la Capanna Durmont.
Sono scesa di nuovo a valle e ho fatto ritorno a Casa Campanelle. Ritrovata.

Che lusso fare glamping

Trascorrere una notte sotto le stelle per respirare l’atmosfera dei Safari nell’Africa inglese, calda ed affascinante, soggiornando in strutture a cinque stelle senza nulla togliere al gusto dell’avventura e del contatto con la natura.

Il glamping, o campeggio glamour, è una formula alternativa di vacanza a basso impatto ambientale, grazie all’uso di energie rinnovabili, raccolta differenziata, minicar elettriche ed ecotessuti. In Africa? No, a Venezia, nell’esclusivo campo tendato Canonici di San Marco situato a pochi chilometri dalla Serenissima, tra il verde della campagna veneta, cesellata dalla magnificenza dell’arte e dell’architettura, e il blu della laguna. E’ il primo ecolodge in Italia ispirato alla formula nata nelle destinazioni calde dell’Africa, impiantato nel 2010 da Federico Carrer ed Emanuela Padoan.

L’accampamento, che può ospitare solo nove coppie, è costituito da strutture a tenda realizzate ognuna accanto ad un albero, come il caco o un’essenza della zona, come Bagolaro o Spaccasassi, da cui esse prendono il nome. Il lusso è nei dettagli.  I dolci sono fatti in casa e disposti su alzate anni Venti. Sempre diverse, ogni giorno, le tazze per la colazione. E il Prosecco, per l’aperitivo di benvenuto, non può che  essere versato in calici di cristallo. La piacevolezza del soggiorno è data anche dall’ambiente estremamente curato. L’arredamento, un hobby della padrona di casa, è un’esposizione di oggetti provenienti da tutto il mondo: cuscini indonesiani acquistati nei mercatini, la vasca da bagno in metallo dell’800 inglese, i saponi della Provenza.

Non un lusso, ma un ecolusso. Perché in questa nuova frontiera della vacanza, tutto deve essere a basso impatto ambientale: raccolta differenziata, riduttori del flusso d’acqua, illuminazione fotovoltaica, connessione wi-fi, minicar elettrica, ecotappeti e coperte in pelliccia ecologica per l’inverno.

Gli ospiti sono inglesi, australiani, neozelandesi e indiani che cercano un contatto profondo con la natura. Oppure ci sono romantiche coppie in viaggio di nozze appena arrivate a Venezia con l’Orient-Express che scelgono il Glamping dei Canonici per sentirsi ancor più protagoniste di un romanzo d’amore. Anche per la natura.

 da Anna Mangiarotti su Ladies, foto di Stefano Scatà

Palacio Nazarenas, to be among the first to experience

Open now in Peru by Orient-Express, Cuzco’s newest luxe hotel

Vacanze, itinerari fuori rotta

Chi non ha problemi finanziari è chiamato, oggi più che mai, a fare tendenza senza esibire la ricchezza; chi invece sta risentendo dei cambiamenti globali, risponderà al desiderio di rilassare mente e corpo scegliendo l’allure dell’esclusività. Cercando il lusso silenzioso. Dove? In un convento o nella propria città, girando il mondo in moto o partecipando ad un torneo di scacchi. Perché in tempo di crisi l’importante è riportare l’attenzione su se stessi e seguire le proprie passioni, evitando gli eccessi e predilegendo l’essenziale.

Così, in un tempo di difficile congiuntura, lo spirito, la religione, la cultura, l’arte, sono forse le derive più tangibili suggerite dalla creatività.

Oggi più che mai, è più chic che shock, lasciarsi richiamare dalla trascendenza, come soggiornare in un luogo di preghiera o in un convento, con la possibilità di partecipare ai momenti liturgici, di lavorare nell’orto in contatto terapeutico con la terra, oppure trascorrendo momenti di silenzio e di riflessione alternati a letture e colloqui con i monaci.

Anche la montagna corrisponde sempre di più al bisogno di una vacatio diversa ed esclusiva. La montagna come luogo di ricerca di sè. Salire in alto per ritrovare se stessi. La montagna “spirituale”, una vera opportunità di vivere il silenzio, la pace, il raccoglimento. Il contatto con la natura, la solitudine, l’estraniarsi dal mondo, l’elevarsi. Come dice in una recente intervista il divo contemporaneo del cinema di qualità, Pierfrancesco Favino “abbiamo bisogno sempre di più di ricontattare noi stessi anche dal punto di vista di quello che può farci stare bene davvero”.

Potremo definirli “itinerari fuori mappa”. All’hotel extra lusso si predilige l’agriturismo, al ristorante con il conto supercaro, la ricerca del prodotto a chilometro zero. Comunque e sempre un’esperienza di ampio respiro, di conoscenza ed arricchimento, dove “genius loci” o “terroir” vengono considerati il vero valore aggiunto della vacanza: per capirci, mangiare la pizza a Napoli o il risotto milanese a Milano, è assai più chic che seguire pedissequamente le stelle della Guida Michelin.

In controtendenza poi, con la vacanza intesa nel suo significato più stretto, ovvero come evasione dalla realtà, c’è qualcosa di davvero esclusivo: semplicemente fermarsi, recuperando la propria realtà e il proprio contesto. Lo si fa in primis, rallentando il tempo, spegnendo l’auto e spostandosi in bicicletta, a cavallo o semplicemente a piedi. Il fotogramma scorerrà più lento e così sarà più facile godere del panorama, scorgere i dettagli, valorizzare le relazioni umane, assaporando nel suo assoluto quella Bellezza che ci circonda ogni giorno ma che immancabilmente il tempo che sfugge ci impedisce di vedere.

Effimera Chanel per Capri

Per esporre  le collezioni Paris-Bombay e Ready to Wear Primavera/Estate 2012, Chanel ha scelto una location estiva e mediterranea: una villa caprese, a due passi dal mare, immersa tra i profumi di limone e gelsomino. Perdendosi tra i vicoli del centro, molto vicino alla famosa piazzetta, al numero 14 di via Camerelle è stata inaugurato  il  nuovo temporary shop della maison che durerà il tempo di una vacanza.

Dopo Saint-Tropez, è Capri che ospiterà fino al 30 settembre prossimo, la Boutique Effimera italiana di Chanel: il famoso blu del mare isolano si riflette negli interni. Un trionfo di zaffiro e acquamarina tra le poltroncine in vimini; giacche da maharaja rivisitate, abiti ricamati, orologi e borse tra scenografiche valigie e bauli dipinti di bianco. Poi, gioielli che celebrano l’eleganza indiana come i bijoux che ornano la fronte o i piedi decorati con l’henné, barcciali, anelli e collane-plastron tra specchi antichi ricoperti da patine in diverse tonalità di grigio.

La collezione Métiers d’Art Paris-Bombay, firmata da Karl Lagerfeld, trae ispirazione dai tradizionali abiti indiani e dal colonialismo britannico: maglioni ispirati al sari, completi in tweed impreziositi da cascate di perle, tuniche in seta. L’icona della collezione è la vice regina Lady Curzon, sposa del viceré George Curzon, che nel 1898 era il più alto funzionario dell’india britannica. La Lady nutriva una grande passione per la cultura indiana e per i tessuti locali e grazie al suo status esercitò molta influenza in materia di stile, contribuendo a far crescere la fama degli artigiani indiani.

Ci vediamo qui.

Appuntamento in spiaggetta

Si raggiunge solo dal mare nelle giornate di bonaccia e in quelle increspate che portano i profumi della macchia e i colori della costiera. Così, da 40 anni. Nulla è cambiato, c’è ancora il gozzo sorrentino che fa la spola tra il molo grande di Positano e la spiaggia Laurito, un lembo di sabbia, sassi e rocce a dirupo sul mare. Nulla è cambiato neppure il colore delle imbarcazioni tirate in secca quando sale il vento, azzurre, rosse, cobalto.

E’ il Ristorante Da Adolfo, una terrazza con cucina realizzata in una caverna. Da maggio a ottobre, il bel mondo che veleggia sotto costa, si ferma qui per respirare le brezze leggere e godersi il pesce freschissimo di Sergio, figlio di Adolfo Bella, positanese doc, che nel 1966, stregato da questo anfratto segreto scoperto nel dopoguerra mentre scorazzava tra anse  e porticcioli a bordo di un vecchio Riva, insieme a Lucille, la moglie americana, decise di realizzare qui il suo sogno e di aprirci un ristorante.

Oggi, a distanza di 40 anni, la spiaggetta di Laurito, nonostante la “selvaggia semplicità”, è diventata un luogo di appuntamento nazionale e internazionale che attrae divi e dive, politici e magnati, artisti e gente semplice, i quali ritornano, tutti, sulla spiaggia del Ristorante “da Adolfo”, come se avessero preso un “appuntamento ideale” per ritrovarsi in questo angolo di sogno.

Un approdo ambitissimo da chi cerca semplicità e naturalezza, da chi si vuole abbandonare pigro e dondolarsi a pochi metri dalla riva aspettando i pescatori di Sergio che cominciano a decantare il pescato ancor prima di gettare l’ancora.

Si pranza a piedi nudi, protetti dal solleone sulla terrazza dotata di pergolato, tavoli in legno e sedie impagliate. La cucina è realizzata in una fessura nella roccia, una semplicità rara che rappresenta il fiore all’occhiello. Il menù è quello di una volta, gustosissimo: il fiore di latte arrostito nelle foglie di limone, la zuppa di cozze, i carpacci di pesce crudo, i totani delle patate, le alici fritte.

Troviamoci qui.

testo da Style, fotografie, nell’ordine, tripadvisor.it, belliniforone.com

Appuntamento al Bloom

Se avesse modo di passare per Sloane Street prima del 26 maggio prossimo, non manchi di fare tappa al civico 150 per ammirare lo spettacolo floreale realizzato presso la boutique Jo Malone, in occasione di Chelsea in Bloom. Il tema di quest’anno celebra il sessantesimo anniversario dell’incoronazione della regina e l’eccentricità inglese.

Segue shopping, of course!

Istanbul, dove perdersi per ritrovarsi

Una città dai tanti nomi, Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli. Una città di acque, il Corno d’Oro che sfocia nel Bosforo, dopo avere superato il ponte di Galata, guardato a vista dalla torre genovese. Senti che da qui potresti salpare, che nessun posto è troppo lontano. Oppure, che potresti viverci per sempre senza mai uscire dal cerchio magico di strade e vicoli e scale e cortili che dal quartiere di Fatih, uno dei più “conservatori”, oggi dimora di molti immigrati provenienti dall’Anatolia, scende verso Fener, il vecchio avamposto greco, con le sue case fatiscenti, la geometria delle facciate complicata dai bovindi, i panni stesi fra un muro e l’altro, i resti degli incendi, i bambini che giocano a pallone o tornano da scuola, le donne a capo coperto o completamente velate. In fondo alla discesa, tornano le acque, a chiudere la prospettiva. Sopra i tetti, la mole rossa, imponente, del Rum Lisesi, il liceo ortodosso. Sali ancora e sei sotto le mura, il vento da oriente porta con sé le polveri dell’Asia, che inizia dall’altra parte del mar di Marmara, 5 minuti di traghetto ed è già un altro continente.

Quartiere di Galata

Mercato delle spezie

Rum Lisesi, il liceo ortodosso

L’amico arrivato

Aghia Sofia

Fener

Pescatori sul Ponte di Galata

Continua a leggere

Tesoro di bollicine in fondo al mar

E’ un tesoro da degustare quello recuperato sui fondali del Mar Baltico, tra la Finlandia e la Svezia, nei pressi dell’Arcipelago Åland. Ben 162 bottiglie di pregiato Champagne, affondate con una nave nel 1829 sono tornate alla luce. Gli esperti hanno giudicato 79 di queste bottiglie bevibili, anzi in perfetto stato di conservazione e di qualità unica, con un’aromaticità esaltata dalla lunghissima permanenza sotto pressione. Il verdetto di Richard Juhlin, massimo esperto svedese di Champagne, è stato inequivocabile: “la venerabile bibita emana sentori di funghi, lime e miele, e ancora più sorprendente è l’intensità del sapore, è così diverso da tutto quello che ho assaggiato prima.”

Undici bottiglie appartenenti a tre maison verranno battute all’asta l’8 giugno prossimo a Mariehamn, capitale dell’arcipelago: Juglar (sei bottiglie), Veuve-Clicquot (quattro bottiglie) e Piper heidsieck (una bottiglia). La stima è di 10mila euro ciascuna. Il realizzo sarà destinato alla preservazione dei fondali del Baltico.

photo by lussuossimo.com

From Monte Carlo to Venice

Follow the path of the Louis Vuitton Classica Serenissima Run, crossing the borders of France, Switzerland and Italy.

Il rito del tè torna in scena

Le chiamavano Scorpioni per il loro umorismo sottile, pungente, spesso velenosissimo. Erano brillanti signore della high society anglo-amricana che, nella Firenze degli anni 20, si ritrovavano ogni pomeriggio per il tè al Parco delle Cascine, poi al Gran Caffè Doney di via Tornabuoni.

Oggi il Four Seasons Hotel ripropone quell’antica consuetudine con Afternoon Tea in Florence. Una parentesi di golose raffinatezze che, ogni giorno dalle 16 alle 18, nell’atmosfera di ovattata eleganza del cinquecentesco Palazzo della Gherardesca , mette in scena un autentico rito.

Miscele da intenditori si accompagnano alle delicatezze dello chef pâtissier Domenico Di Clemente (famosi i suoi macaron al caramello) per un momento di autentica felicità che coniuga perfezione estetica e delizia dei sensi.

da Gentleman

Alta convivialità

The Cube by Electrolux è un parallelepipedo di vetro ad altezza Madonnina (50 metri) che appaga la vista (mozzafiato) su Milano. E’ un temporary restaurant animato, dai Jeunes Restaurateurs d’Europe che sanno come soddisfare il senso del gusto (solo chef stellati). Aperto fino al 26 aprile (prenotazioni sul sito web), ha un unico tavolo per 18 ospiti.

Dove far giocare i sensi

Un’area verde e un punto di incontro, un giardino che la gente può sentire come privato e pubblico allo stesso tempo. Non un luogo contemplativo, ma relazionale, un salotto collettivo. Si chiama Sensational Park, il luogo dove far giocare i cinque sensi, realizzato dallo studio Nabito Atchitects, con base a Barcellona, in una zona popolare affacciata su una grande arteria di traffico a Frosinone.

Il percorso nel verde è disegnato per essere una continua scoperta. Coni di un metro di altezza sono disseminati lungo il sentiero di resina bianca e diventano aree di sosta sensoriali per stimolare i sensi: dal gusto di mele e pere che in estate nascono sugli alberi da frutto, al profumo delle erbe aromatiche come salvia, rosmarino e lavanda, fino all’udito, coinvolto nei giochi scientifico-didattici, e al tatto, stimolato dai tappeti erbosi e dai giochi di gomma ruvida.

Diventa quasi istintivo, togliersi le scarpe per camminare a piedi nudi, per impossessarsi dello spazio e farlo proprio. Da… sentire.

TESTO – ds ispirata da Erica Baldi su D (la Repubblica)

FOTOGRAFIE – nell’ordine, afasiaarq.blogspot.com, mimoa.eu

MUSICA – sensazioni forti vasco rossi http://www.youtube.com/watch?v=CudJWEU7cp0

Save the date

Una calda serata d’estate, la magia di uno dei castelli più affascinanti del Trentino, il gusto di un appuntamento d’alta cucina e un delitto misterioso da risolvere.

“Le Cene Con Delitto” al Castel Campo (Lomaso-Trentino). Save the date. Mancare sarebbe un delitto…

Follow Castel Campo su Facebook

Rivivendo il Ritz

Checking Out:  Kate Moss At the Ritz Paris

photographed by Tim Walker

I rituali del luxury lifestile

G.H.MUMM, lo Champagne. E non solo. Ambasciatore dell’alta cucina e del saper vivere. Questo è l’invito ad uno straordinario viaggio di stile in alcune delle più vibranti città del mondo per degustare una serie di squisiti menu elaborati da Frederick e. Grasser-Hermé: una festa di sapori deliziosamente originali accompagnati armoniosamente dalle cuvée G.H.MUMM.

Bon voyage, belle dégustation!

St. Petersburg – Rosé e caviale

Un romantico viaggio nel tempo a bordo dell’Orient-Express. Il rude inverno è attutito dall’opulenta calorosità di un glamour tutto slavo. Un’atmosfera retrò che non potrà mai dirsi fuori moda. Menu: Bacon e caviale beluga Petrossian e Dolce di Pietro il Grande

New York – Cerimonia gastronomica a Manhattan

Nell’insonne città in perpetuo movimento, l’armonia bicromatica nero-oro crea uno stile unico sprizzante di energia. Uno spirito urbano nell’aria del tempo, da apprezzare immersi nel comfort casual del cuoio. Menu: Manhattan Burgers e The Big Tomato

Sevilla – Festeggiamento nella campagna andalusa

Nelle case patronali di Siviglia, l’ospitalità è d’obbligo e qualsiasi occasione è buona per un pranzo in giardino. Il calore della tradizione mediterranea, espresso dal quieto giardino con vista, è ravvivato da un tocco contemporaneo nella scelta dei mobili e dell’arredo tavola. Menu: Gazpachi andalusi

Tokyo – Il rituale del Chopstick

Alta precisione ed estrema delicatezza nel raffinato pasto racchiuso in questa scatola. Una presentazione minimalista movimentata da un delicato riflesso acquatico, pura espressione di un equilibrio senza tempo. Menu: Obento sushi nigiri con sushi, maki e sashimi e Nashi allo zenzero

London – Il brunch domenicale

Un panorama di Londra da mozzare il fiato, un interno moderno minimalista ma accogliente, il «loft con vista» di un appassionato d’arte, che prende un brunch insieme agli amici dopo un giro delle più originali gallerie d’arte contemporanea. Menu: Omelette bianca e Chic Crisps and Dips

The Hamptons – Brindisi sulla spiaggia al tramonto

A fine stagione, il sole è ancora abbastanza caldo per un ultimo picnic tra le dune selvagge, prima di tornare alla frenetica vita cittadina. Autentica espressione dell’eleganza bucolica, disinvolta, stile «east coast»… Menu: Ostriche Utah Beach e Insalata di granchio reale

Shanghai – Il rituale dello spa

Shanghai è la città dei sogni moderna, un cuore pulsante, con grattacieli che fioriscono l’uno dopo l’altro. Pausa in una spa dedicata agli elementi naturali come il legno, l’acqua e l’aria: decisamente un «must» in mezzo alla frenesia cittadina. Menu: Palline di riso bianco con gamberetti Black Tiger e Perle di Shanghai

Florence – Il rituale degli antipasti

Un week-end a Firenze, splendida città rinascimentale. L’apparente semplicità di un pranzo su una terrazza che domina i tetti e il bianco immacolato di una tavola poetica esprimono il non plus ultra dell’eleganza. Menu: Panzanella e Viva Italia

Se magnific!

Svegliarsi a casa del Re Sole

A rilanciare la grandeur di Versailles in chiave post moderna e modaiola, ci aveva pensato qualche anno fa Sofia Coppola con il suo Marie Antoniette, creando un filone marketing in stile boudoir contemporaneo: moda, profumi, accessori, arredi, eventi spettacolari, tutto ispirato alle prime feste reali el 1682 quando la corte si trasferì qui in piazza stabile. Ma una cosa  è un set cinematografico, ben altra è la realtà. Per trecento anni solo pensarlo era sacrilegio, dalla prossima primavera invece, sarà possibile addirittura alloggiare alla corte del Re Sole, consumando il breakfast in terrazza con vista sulla reggia, sorseggiando Champagne e passeggiando nei maestosi giardini.

Questo è quello che accadrà al Grand  Hôtel de l’Orangerie, 22 suite super esclusve in stile Château con vista sulla serra di Luigi XIV e servizi davvero regali. Un soggiorno indimenticabile, accanto alle residenze di uomini d’affari, personaggi noti dello show-biz, tra cui Sarkozy e signora che solitamente trascorrono i loro fine settimana a La Lanterne, un côté molto più riservato, a pochi chilometri da Versailles.

Oltre al nuovo Hotel super lusso, chi vuole vivere lo charme di un Palace adiacente la reggia, può scegliere il Trianon Palace che da quando è stato inaugurato nel 1910, ha ospitato figure chiave della politica, dell’industria e della cultura. All’interno, il Gordon Ramsey au Trianon, due stelle Michelin del superchef inglese, con vista sul parco della reggia.

Quel che si dice “svegliarsi col Sole”.

ds ispirata da Mariangela Rossi su Capital

Natura a “ferro e fuoco”

Un padre realizza, a colpi di martello sull’incudine, un meraviglioso giardino dove crescono, un olivo, una vite e degli alberi con i frutti della sua terra, una terra in cui affondano le solide radici di un’identità capace di sostenere il futuro dei sui figli.

E’ proprio in questo giardino che inizia la storia di un giovane artista trentino, Ivan Zanoni, figlio di “quel” Luciano Zanoni di Caldes, un piccolo paese della Val di Sole. Quattro generazioni di fabbri, la fucina come casa, il talento nel sangue. E’ la storia di un giovane artista iniziata nel nome del padre, ma raccontata con uno spirito tutto suo.

Per qualche tempo, Ivan si è trattenuto nel giardino del padre ed ha sperimentato la sua arte, con il fuoco del suo carattere. Come un sarto, ispirato dalla natura, ha abbozzato l’idea, studiato il soggetto, ha preso la lamina di ferro come se fosse una stoffa e l’ha tagliata, realizzando le sue creazioni con cui ha fatto vivere il giardino del padre.

Animali plasmati dalla realtà e dai ricordi di un bambino: cavalli e cani, e poi uccelli di ogni specie, ma soprattutto, animali della campagna, galline, conigli, maiali ed anatre. Poi Ivan ha lasciato la campagna e si è avventurato attraverso il mare alla ricerca di luoghi lontani. Ha incontrato con la sua arte, gli animali dell’acqua, come pesci, anatre selvatiche e tartarughe, l’alligatore e lo scorpione, le aragoste e i granchi.

 

 

Creature vive, nere di ferro, ma che hanno trovato la loro luce nell’attimo in cui sono state plasmate, a colpi di maglio e di martello, dal fuoco incandescente e dallo spirito del creatore. Nei duri tratti somatici che le contraddistinguono, segni indelebili della forgiatura, c’è il sacrificio della terra ma anche la poesia di un canto dell’artista verso le sue creature. Sculture uniche, ritratti di animali viventi, estratti dal loro contesto per essere concepiti come un unicum, ma con stile realistico e tratto contemporaneo.

TESTO – ds ispirata da se stessa in “Memorie di fuoco” (Servizio attività culturali della Provincia autonoma di Trento)

FOTOGRAFIE – nell’ordine, galleriagoethe.it, gallerialabronica.com, photo.net, galleriagoethe.it, eosarte.eu, salamongallery.com

MUSICA – liberi liberi vasco rossi http://www.youtube.com/watch?v=RHvSCTKyfZI&ob=av2e

Etichetta cinese

Andrea è un manager italiano che per la prima volta deve affrontare un viaggio d’affari a Pechino. Oltre per la strategia che avrà modo di esporre ai business partners cinesi e  lo stile del suo abbigliamento, sarà sicuramente apprezzato per la conoscenza del bon ton nella terra del Dragone.

Feng Shui. Per rompere il ghiaccio ad Andrea sarà utile conoscere almeno i rudimenti dell’arte geomantica taoista che ha assunto grande importanza negli ultimi anni.

Gesti. L’etichetta attribuisce grande importanza al movimento delle dita. Per esempio, puntare l’indice verso qualcuno per richiamare la sua attenzione è considerato un attimo scortesissimo. In ufficio, la corretta gestualità prevede che si possa far avvicinare una persona solo tenendo stesa la mano con il palmo aperto. Il movimento del braccio dovrà essere molto elegante e lento, simile a quello di un direttore d’orchestra.

Alcol e tabacco. Fumo e alcolici sono del tutto accettabili nei rapporti d’affari con  i cinesi. Per ogni businessman della Repubblica popolare, scambiarsi una sigaretta e fumarla tranquillamente costituisce un modo efficace per rompere il ghiaccio. Per quanto riguarda i liquori, Andrea che solitamente non beve ma non vuole offendere il cinese, dovrà accennare a motivi di salute. Ma probabilmente si sentirà dire: “Beva, così possiamo parlare d’affari”. A questo punto…

Saluti. Molti cinesi ritengono che la stretta di mano sia un tocco di eccessiva intimità. Nel dubbio, Andrea accennerà un leggero inchino nei confronti della persona da salutare. In ogni caso, è il dipendente che deve allungare per primo la mano per stringere quella del capo. Meglio comunque una stretta non troppo rigida, che indichi umiltà e rispetto.

Biglietti da visita. I cinesi continuano ad usare molto spesso i biglietti da visita. L’essenziale è riuscire a mostrare di essere molto favorevolmente impressionati da ciò che vi è scritto. Al termine delle presentazioni, Andrea dovrà disporre il biglietto da visita cinese di fronte a sè, in modo da poterlo continuamente ammirare.

A tavola. A colazione Andrea dovrà probabilmente fare buon viso a cattivo menù. Infatti dovrà ingerire cibo in quantità esagerata e fingere di gradire alimenti come inguine di maiale o pene di asino. Le teste dei pesci sono riservate alla persona più importante seduta a tavola.

I numeri. Possono essere di buono o di cattivo auspicio. La cifra più pericolosa è il 4 perché si pronuncia come la parola morte. Per attirare la buona sorte il numero di gran lunga più sicuro è l’8 che si pronuncia come ricchezza.

Regali. Il più infelice è un orologio da parete a causa dell’imprevedibile trappola delle assonanze della lingua: “regalare un orologio” è simile a dire “assistere un parente morente”. L’orolgio da polso invece è accettabilissimo, meglio se di una marca famosa e non necessariamente molto costosa.

Buon viaggio Andrea e soprattutto in bocca al lupo per i suoi affari!

ds ispirata da Andrea Torti su Capital

Cocktail art

E’ un chiaro invito il dipinto Summer Cocktail Party with English Butler (1961) di Lary Salk.

E’ l’invito per un cocktail speciale in una location speciale, il Norton Museum of Art di Miami. Cocktail Culture è la mostra multimediale allestita fino al 15 aprile che Miami dedica al rito sociale del cocktail rilanciato recentemente dal telefilm Mad Men e presente in maniera trasversale in cinema, moda, design e pittura.

Cocktail e cultura, cocktail è cultura. Bar dedicati, nuove ricette, ingredienti originali, antichi liquori riscoperti. Il bere miscelato subisce l’influenza della moda e ritrova in questi tempi, un pubblico entusiasta.  Ma rimane un’arte, tradizione da una parte e innovazione dall’altra.

Il Maestro numero uno, Salvatore Calabrese, che partito dalla costiera amalfitana oggi dirige il suo Salvatore al Playboy Club a Londra, spiega: “La Cocktail Culture è vasta e davvero eterogenea. L’unico trend è che molti locali si rifanno al passato in termini di design e stile. Il vintage e il rétro vanno per la maggiore. Ma è l’impronta del barman a definire il trend: oggi stanno riapparendo liquori classici come l’Old Tom Gin e il Rye Whisky”

Ma se da un lato la riscoperta e la reintepretazione del classico rappresenta il presente, dall’altra è anche vero che quest’arte ricerca idee innovative e ingredienti speciali. Alcuni arrivano addirittura a produrre i loro brand di bitter, liquori e spirits. Il barista moderno non ha paura di sperimentare ed è assetato di nuovi saperi. L’ultima strada battuta è quella dei cocktail green, ecologici, ottenuti partendo da prodotti organici e spesso creati integrando le tecniche più proprie del bar con quelle della cucina molecolare.

Scegliere bene, miscelare con gusto. In fondo, la metafora del bel vivre.

ds ispirata da Francesco Elli su Class

OlioCru, filo d’oro

Un anfiteatro naturale, formato da un grande tappeto e da terrazzamenti coltivati ad olivi, abbraccia l’estremità nord del Lago di Garda.

Qui soffiano l’Ora e il Pelér, due venti mitigatori. E poi c’è il lavoro dell’uomo che coltiva il territorio con secolare passione. Questo è il terroir in cui nasce OlioCru, un olio extravergine d’eccellenza arrichito di note aromatiche di pregio, vocato a gareggiare e sempre più superare, anche le produzioni continentali più celebrate sui mercati.

E’ quello che è successo in questi giorni a Trieste in occasione della fiera “Olio Capitale” dedicata ai migliori extravergini italiani. Erano 250 i produttori presenti provenienti da 18 regioni d’Italia ma anche da altri paesi europei. OlioCru, con stabilimento a San Giorgio, tra Riva del Garda ed  Arco,  è l’unico olio del centro-nord italiano tra un palmares tutto meridionale. Ha ricevuto la “Menzione d’Onore” da una giuria internazionale di esperti assaggiatori. La cultivar prevalente che ha portato i trentini ad aggiudicarsi il premio è la “casaliva”; frantoio”, “leccino” e “pendolino” completano le varietà presenti.

E sulla tavola dell’eccellenza, le quotazioni di questo filo d’oro sono sempre più in ascesa.

La cosa più bella

di una giornata di primavera in centro a Verona.

Dolcevita Starpool, la più bella d’Italia

Si chiama Dolcevita Wellness & spa ed è stata eletta la miglior piscina d’Italia.

La Starpool, azienda leader nel settore di Ziano di Fiemme, si è aggiudicata l’Italian  Pool Award 2012 con questo straordinario spazio indoor dedicato all’acqua, realizzato all’interno dell’Area Acqua Spa dell’Hotel Sayonara di San Martino di Castrozza, in Trentino.

La Dolcevita è un’ampia piscina interna che si collega all’esterno con una parte dotata di postazioni idromassaggio, dalla quale è possibile godere dello spettacolo della natura e dell’incanto delle Pale di San Martino.  

Un mare d’acqua trasparente, accompagnato da uno spazio dedicato al benessere con lettini ad aria che creano movimento d’acqua per massaggiare delicatamente il corpo e da zone relax, dove luci e colori avvolgono con il loro calore, per uno stato di dolce piacere.

Per approfondire: http://www.hotelsayonara.com/uploads/media/suite_benessere_55.pdf

In Barrio de las Letras, a casa dei grandi scrittori spagnoli

Per la serie “scorci di città ricchi di fascino”, ricordate la giornata trascorsa a Place des Vosges nel cuore di Parigi? Lo stesso “sentiment” ci conduce nella splendida Madrid, in un luogo riscaldato dal fermento culturale del passato, sulle orme delle penne che hanno fatto grande la Spagna.

Basta attraversare il Paseo del Prado, dove gli alberi attenuano il sole, ma non il fragore del traffico, per trovarsi immersi in un’isola nella città: silenziosa, pedonale, ricca di placide terrazas, librerie e gallerie d’arte.

E’ il quartiere Las Huertas, conosciuto come Barrio de las Letras, incastonato tra il Museo del Prado e il Thyssen da un lato, il Reina Sofia e l’ottocentesca stazione di Atocha dall’altro e chiuso, in alto, dalla scenografica piazza di Santa Ana, in cui sorge uno dei teatri di prosa più antichi e rinomati della capitale: el Español.

Le vie qui prendono il nome degli scrittori del Siglo de Oro, fiore all’occhiello della Spagna fra 500 e 600: Quevedo, Cervantes, Lope de Vega, Góngora… Stralci delle loro opere sono incisi con il bronzo fra i lastroni del fondo stradale.

Disseminate tra librerie, bistrot, negozi di design e di modernariato, sorgono ancora le loro case, ora trasformate in musei. La più suggestiva, al numero 11 della Via Cervantes, è quella in cui visse i suoi ultmi anni il drammaturgo Don Félix Lope de Vega. L’appartamento, oggi proprietà della Real Academia Española, conserva la struttura originaria: le stanze, lo studio, la cappella in cui si preparò a prendere i voti e l’orto sul retro.

Visitarla significa percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, verso l’universo letterario dello scrittore, ma anche verso il fermento culturale e sociale della Madrid che si preparava a diventare la capitale di un impero, orgogliosa ma attonita, da quella cittadella medievale che era stata fino ad allora.

Lope de Vega e Miguel de Cervantes (la sua casa museo è a Alcalá de Henares) si sfidavano in continue tenzoni (e non solo a colpi di penna). Per una sorta di ironico contrappasso, i luoghi a loro appartenuti si incrociano oggi nella memoria della città. L’autore del Quijote riposa all’interno del bel convento de las Trinitarias che sorge proprio sulla via dedicata al suo eterno rivale.

TESTO – ds ispirata da Lucia Magi su IL (Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIE – barrioletras.com

MUSICA – Don Quijote, el soñador – Compañia Flamenca de José Moro http://www.youtube.com/watch?v=Dmt3han9iEQ&feature=fvst

Hosteria Toblino, sublime connubio tra vista e gusto

Ci sono il legno, l’olivo, la vite e un elegante tocco di bordeaux. Ci sono tutti gli elementi per godere di un sublime colpo d’occhio.

Siamo a Sarche in Valle dei Laghi ed imboccando la strada che porta a Riva del Garda è impossibile non notare la struttura che ospita Hosteria, il locale dedicato alla ristorazione della Cantina di Toblino.

Davanti alla struttura in legno e vetro, è stato allestito un parterre erboso che ospita dei filari di viti. Poco distante, il grigio delle piante di olivo si sposa con il verde blu dei cipressi. L’area outdoor del winebar è arredata con degli eleganti ombrelloni bordeaux.

Soddisfatto il senso della vista, sarà quello del gusto ad essere pienamente gratificato.

Hosteria infatti, è ristorante, dove degustare i vini trentini abbinati alla miglior cucina tradizionale; è winebar, enoteca e grappoteca; è un selling point fornitissimo con un buon paniere di specialità gastronomiche selezionate da Slow food e dalla Strada del vino e dei Sapori “dal Lago di Garda alle Dolomiti di Brenta”. Il tutto interpretato da un ambiente moderno e raffinato, conviviale ma elegante.

Personalmente l’ho scelto per un appuntamento di lavoro. Ho portato il mio ospite a pranzo all’Hosteria: davanti ad un fagottino ripieno con formaggio Casolet dorato con miele d’acacia di Thun e crema di marroni di Drena, un filetto di trota salmonata come secondo e un classico strudel di mele alla trentina come dessert, ho realizzato un’importante intervista in tema di agricoltura.

Una bella figura.

Hosteria & Selling Point Toblino, Via Garda, 3 Fr. Sarche Calavino Tel. 0461 561113 Email. hosteria@toblino.it www.toblino.it

(foto da 2spaghi.it)

Place des Vosges, fascino al quadrato

Perché aspettare San Valentino? Partiamo subito – Ma per dove?  – Dove sia possibile perdersi, tra storia, arte e passione – Allora andiamoci e perdiamoci!

Il cuore di Parigi ha la forma di un quadrato. Place des Vosges è  il luogo dove arte e storia pulsano, da secoli, la linfa che alimenta il fascino di questa meravigliosa città.

Entrare in Place des Vosges è come salire su un palcoscenico e sentirsi protagonisti del romanzo L’ultima volta che ho visto Parigi di Lynn Sheene ambientato durante la Seconda Guerra mondiale. Passione e sentimento. Il nostro diventa così, un viaggio nel tempo. Le automobili hanno sostituito le carrozze, ma quella che si respira in questa piazza è l’allure immutata dei fasti passati. (Prego, continui a leggere sotto)

Continua a leggere

La laureata che coltiva passione e raccoglie soddisfazione

Arrivando nelle Giudicarie da Trento, prima di giungere a Tione, è possibile ammirare una grande struttura in vetro a forma di tenda e sullo sfondo, il Carè Alto che domina l’imbocco della Val Rendena. E’ la Floricoltura Sirianni, un’azienda condotta dalla giovane Michela, maestra di sci, una laurea in economia e una passione per la natura, la terra, ma soprattutto per gli animali.

La magnifica struttura in vetro che accoglie la floricoltura è l’investimento che ha fatto compiere all’azienda il salto di qualità. “C’era la necessità di cambiare e di migliorare” spiega Michela, “erano anni ormai che con papà pensavamo a realizzare qualcosa di bello al di là della necessità di avere una struttura nuova, altamente funzionale, con un’attenzione particolare al rispetto verso l’ambiente”

Alla floricoltura, Michela sta organizzandosi per fare anche “Fattoria didattica”. “Abbiamo molti animali tra cui struzzi, cavallini, l’asinello, capre, conigli e galline” racconta Michela “ma la “Fattoria Didattica” non è solo far conoscere gli animali, bensì insegnare ai bambini quale è il tuo lavoro e avvicinarli, assieme agli adulti, al mondo contadino, a come fare l’orto, a come potare una pianta o a seminare talee di gerani” (continua sotto)

Continua a leggere

Cavalli bianchi

 

Katia, nel suo agritur “Maso Lena” in Val di Fiemme, cura 12 cavalli e ai suoi ospiti offre una passeggiata in carrozza fino al vicino paese di Predazzo. Una cioccolata calda, un cappuccino e poi si torna in agritur.

Ma un po’ di spirito d’avventura non guasta. Andare a cavallo nella natura, anche d’inverno e in alta montagna, è un’esperienza da provare. E non serve essere “trapper” o novelli Jack London per godersi una cavalcata sulla neve. Anche se si è normali turisti in settimana bianca si può per un giorno rinunciare ai carver o agli sci da fondo per osservare da un altro punto di vista i panorami imbiancati della montagna d’inverno: salire in sella a un cavallo e lasciarlo avanzare nella neve, il rumore degli zoccoli attutito dal fondo soffice, le narici che sbuffano vapore, la criniera che riluce di piccoli cristalli di ghiaccio.

Per divertirsi non è necessario avere l’abilità dei giocatori di polo invernale (vederli però è uno spettacolo: prossimo appuntamento a Cortina, sul lago ghiacciato di Misurina dal 19 al 25 febbraio) con i loro destrieri che piroettano all’inseguimento della palla.

Ci sono centri ippici che ogni estate organizzano escursioni a cavallo sui sentieri e sui prati in quota, mentre d’inverno offrono un’alternativa alle piste. Ogni località sciistica ha il suo maneggio “invernale” e ogni albergo offre ai suoi ospiti esperienze uniche da vivere in sella o comodamente in slitta attraverso paesaggi innevati e ammantati di fascino. 

Infine, è bello ricordarci e ricordare ai nostri ospiti, che il Trentino può contare su una delle migliori ippovie italiane, l’ippovia del Trentino orientale (www.ippoviatrentinorientale.it), e su una grande tradizione di equitazione di montagna, il cui emblema sono gli Avelignesi (o Haflinger), i “biondi” cavallini vanto degli allevatori locali.

 

In cerca di se stessi

Un istinto naturale, cercare se stessi. Lo si fa, rubando del Tempo alla vita quotidiana, da soli o condividendone il sentimento con una persona speciale. Oggi, con mio figlio Gianmarco.

Cercare se stessi, partendo naturalmente dal proprio elemento, che sia terra, acqua, aria o fuoco. Cercare il proprio spirito in luoghi dove gli spiriti sapranno accoglierlo degnamente. I miei pensieri galoppano come cavalli imbizzarriti, più neri che bianchi ma pur sempre vivi.

Castel Campo – Campo Lomaso

Il Lomaso, un territorio spazioso ed odoroso, da sempre rappresenta per me il Genius Loci, il mio locus ideale fatto di terra e di castelli. Le mie radici sono legate a questa terra, la mia fantasia alle ali di queste mura.

Castel Spine – Vigo Lomaso

Come colonna sonora un pezzo gothic metal oppure semplicemente il silenzio di questo fine gennaio. Fa freddo, ma le luci e i colori catturati dalla mia macchina fotografica parlano di una primavera quasi alle porte.

Mezzano, Romantica di natura

La poesia potrebbe essere la lingua naturale dello spirito romantico che anima questo luogo incantato, così come la musica è la poesia dei suoni, la pittura è la poesia dei colori e l’architettura-poesia delle pietre.

La poesia di Mezzano, un piccolo gioiello di comunità, situato in posizione centrale nella Valle di Primiero, risiede nel suo passato contadino e nella sua capacità di aver custodito spontaneamente nei secoli, quell’allure fatta di silenzio, storia, arte, spiritualità, lavoro, rapporto fra uomo e natura, ancora tangibile nei luoghi e nelle persone che vi abitano.

Mezzano è costituito da un centro antico formato da antiche abitazioni, stalle e fienili, tra cui si insinuano stradine molto strette a misura di mezzi agricoli. Un borgo dal cuore verde, costituito dai circa 400 orti, una delle caratteristiche più rappresentative del paese, insieme al ricco repertorio di iscrizioni esposte al pubblico e diversi dipinti quasi tutti a tema religioso che si posso osservare sulle facciate delle case.

A Mezzano il romanticismo è di casa, come duecento anni fa, incardinato nella natura, nella storia e nelle tradizioni. A prima dimostrazione di questo, ci sono le opere che il luogo ha ispirato agli artisti che qui sono nati. Esempio importante, la famiglia d’arte degli Schweizer dove pittura, architettura e musica, espresse in un linguaggio profondamente romantico, già parlano di Mezzano nel panorama internazionale. Oppure la grande personalità artistica di Davide Orler, pittore che di romantico ha il fuoco del viaggiatore, una ispirazione pittorica spesso drammaticamente appassionata e romanticamente descrittiva. Ma anche la bottega artistica dei maestri Zeni, scultori di un mondo fantastico silvestre (le Waldzenen romantiche tedesche), il laboratorio di tessitura a mano Artelèr, dove, con passione e nostalgia romantica, si fanno tessuti con le tecniche preziose e pazienti di un tempo, col telaio, con l’uncinetto, sfilando a mano filo per filo con gli stessi gesti con i quali le fanciulle di un tempo preparavano il proprio corredo di dote.

Dal marzo 2010, Mezzano fa parte dell’esclusivo club de “I Borghi più belli d’Italia”, un importante impegno che ha visto la comunità qualificare ulteriormente il suo patrimonio fisico e morale, finalizzandolo anche all’apertura e alla comunicazione verso l’ospite. La gente del posto, portata per cultura ad una profonda riservatezza, ha dimostrato così di saper esprimere anche un forte sentimento di unità, condivisione  e di accoglienza.

Merita una fuga. Romantica.

www.mezzanoromantica.it

Katia “Lena”, quanto basta ad un cuore per dirsi felice

Cos’è che riesce ancora ad emozionare il nostro cuore?
Una risposta me la sono data oggi, intervistando Katia Dellagiacoma “Lena”, una ragazza di 22 anni che assieme al padre e ai suoi due fratelli, conduce un agritur, una malga e un allevamento a Predazzo in Val di Fiemme.

“Tutto è iniziato nel 1933 quando il nonno, all’età di 8 anni, prese il treno da Predazzo e si recò a Tesero per acquistare la prima pecora con l’agnellino. Mio padre ha sempre lavorato con passione e anch’io, vicino a lui, da quando non ero ancora capace di camminare e lo seguivo sull’asinello. Gli animali sono la mia vita. In occasione di un Natale ho ricevuto in dono l’asino, ho sempre avuto una mia mucca e il cane, mentre per i miei tredici anni mi è stato regalato il cavallo. Questo agritur invece, era il sogno della mia mamma che è scomparsa nel 2001, quando io avevo 11 anni e i miei due fartelli di 7 e 4 anni. Abbiamo pensato a lungo su dove e come realizzarlo e un giorno, mio papà che stava tagliando il fieno qui vicino,  ha sentito che questo era il posto giusto. Abbiamo inaugurato la struttura nel 2009. Ha 8 stanze ed è aperta tutto l’anno. Oggi la conduco io con l’aiuto dello zio e della zia, ma spesso mi divido tra l’attività di agriturismo e quella dell’allevamento. I miei due fratelli studiano all’Istituto Agrario di San Michele. E’ una grande passione per me, non mi pesa mai quello che faccio, compreso alzarmi ogni mattina alle 5.30, oppure aspettare di notte che nasca un vitello. Quando nasce un vitellino mi emoziono sempre. Proprio l’altro giorno, una manza stava partorendo e io sentivo che stava soffrendo particolarmente visto che si trattava per lei del primo parto. Insieme a mio fartello l’abbiamo aiutata e quando è nata (femmina, che soddisfazione!), l’abbiamo riscaldata con la coperta e lasciata per qualche minuto con la mamma perché la riconoscesse. L’abbiamo soprannominata “principessa”, visto il “trattamento” di riguardo che ha ricevuto! E’ una cosa straordinaria per me veder nascere questi animali, vederli crescere e a loro volta vederli dare la vita ad altri. Questa passione cerco di trasmetterla anche ai miei ospiti, soprattutto nell’attività di “Fattoria didattica” nella quale faccio conoscere il mio lavoro e spiego ciò che il nonno e il papà hanno spiegato a me. E’ un’immensa soddisfazione, come il rapporto che nasce con i nostri clienti che diventano “amici di famiglia”. Per noi fare agriturismo significa proprio aprire ad altri le porte della nostra casa e delle nostre vite”

E comunicare emozioni, aggiungo io.

Per tutto il resto:
www.masolena.it

 

Gift List♥

♥St. Valentine’s special

Manca meno di un mese alla festa dedicata agli innamorati, quella commerciale, quella che nessuno dice di festeggiare ma che tutti sognano inaspettatamente speciale. E allora, poche regole, tanto sentimento: niente fiori, cioccolatini, tanto meno profumi e centri benessere; vi invito invece a seguire gli appuntamenti con la Gift List ♥St. Valentine’s special. Regali per lei, per lui, ma soprattutto, per entrambi. Per trasformare una festa banale in un momento speciale, un momento col ♥.

Cosa COLAZIONE A PALERMO

Per chi Per innamorati delle pazzie per Amore

Perché L’appuntamento è all’aeroporto di Verona per il chek-in alle ore 7.05. La meta è misteriosa, ma lo sarà per poco. Ore 10.30, arrivo previsto a Palermo. In centro storico, breve passeggiata e colazione al ristorante Osteria dei Vespri, che molti sostengono essere il miglior ristorante della città. Offre un menù siciliano moderno con sei variazioni di crudo dal mare, un antipasto a base di pesce e frutti di mare crudi, e la pasta casereccia al ragù di tonno. Un po’ di tempo per passeggiare mano nella mano per il centro, assaporando il sole, il profumo del mare e le atmosfere arabe. Poi via di corsa in aeroporto. Orario di rientro previsto a Verona alle 22.25.

Colonna sonora musica siciliana chitarra e mandolino     http://www.youtube.com/watch?v=hEc7mqdcd2w

Dove  Osteria dei Vespri in Piazza Croce dei Vespri 6 Tel. 091 617 1631  www.osteriadeivespri.it

Agritur “Ai Castioni”, emozioni con vista

 

L’unicità di questo luogo si sente, è nell’aria. Spira vento di Foehn quando arrivo all’agritur “Ai Castioni”, un posto unico dal punto di vista logistico, forse in assoluto il più bel punto panoramico sul Lago di Molveno.

L’unicità di questo luogo si tocca, entrando nella struttura, una vecchia baita recuperata, dove tanto legno, pietra ed eleganti tessuti, riscaldano sapientemente l’ambiente. Al piano terra si trovano la sala per il breakfast ed il corner per la vendita dei prodotti realizzati con il miele.  Al primo piano, sono state ricavate cinque grandi e luminose stanze, denominate come le cinque tipologie di miele prodotte in agritur, eleganti, romantiche, profumate di cirmolo, due delle quali possono godere della vista straordinaria sul lago. Perché chi arriva “Ai Castioni” cerca tranquillità e silenzio, cerca nuove fonti d’ispirazione dalla natura, cerca un rifugio per i propri sentimenti. Da vivere in maniera del tutto privata.

Ma l’unicità di questo luogo, soprattutto, si vede, negli occhi di Vilma, la giovane proprietaria, quando con voce estremamente dolce, racconta la sua storia, le sue radici, il legame con questo posto, con il nonno e lo zio che per decenni vi hanno allevato gli animali, tra cui le api. Quella per le api è una vera e propria passione di famiglia, un’eredità di tradizioni, di cultura, di profumi e di sapori che come in Vilma rianimano i ricordi di bambina, hanno il potere di rievocare, per i cuori aperti al Bello, sentimenti profondi e valori ancorati all’autenticità del passato.

E’ così che Vilma, consapevole della ricchezza tramandatale, seppur con sacrificio ma con immensa passione, ha inteso raccogliere questa eredità a beneficio non solo della sua famiglia, ma anche degli ospiti che in questo luogo, hanno la fortuna di trasformare il loro Tempo in un dono stra-ordinario. www.agriturismomolveno.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

“La regina dei prati”, speciale per sentimento

Arrivati a Masi di Cavalese, ai piedi dell’Alpe Cermis, si percorre una stretta strada che porta al limitare del paese  fino all’agritur “La regina dei prati”, una  nuovissima struttura nata nel bosco, dal gusto contemporaneo ma perfettamente inserita nell’ambiente circostante.

Lì si trova la giovane Laura con suo marito ed i loro due piccoli. Una famiglia, una scelta di vita, un progetto da costruire insieme. “La regina dei prati” e’ nata così, dal nulla, facendo spazio tra gli abeti ma accompagnandoli con piante di tiglio.

Nove luminose stanze abbinate ad un nome di fiori, dove il design moderno sposa il profumo dell’abete e del cirmolo, con soffitti alti in legno che accolgono piccole alcove realizzate con soppalchi. Dalle finestre non si vede che il bosco, la neve e le orme di animali solitari.

Un Bed&Breakfast con la passione per la dolcezza. Il miele e’ la specialità della casa e viene utilizzato per colazioni, merende, per i dolci fatti in casa, per la bellezza e la cura del corpo. Il regno di Laura e’ la modernissima cucina, dove vengono lavorati i prodotti della terra in modo semplice  ed autentico. I doni preziosi della natura, il valore del tempo, la fortuna di far crescere i bambini in un tale contesto, sono le basi di questo progetto condiviso e realizzato con e per la famiglia.

Ecco, è solo questo quello che vi aspetta a “La regina dei prati”. Il Trentino pullula di luoghi ameni e di strutture  di grande fascino, ma quello che fa la differenza è proprio il sentimento con cui essi vengono pensati e vissuti. Qui c’è la famiglia, c’è un progetto a due, ci sono dei bimbi che crescono. Bello.
E tutto questo sembra pensato proprio per noi, che siamo sempre alla ricerca di qualcosa di semplice ma speciale, unico ed esclusivo, per sentimento.

Semplicità che è vera e propria ricchezza. www.lareginadeiprati.it

 

Come habitué a Madonna di Campiglio

Le più belle piste e i rifugi gourmand, le Spa e i ristoranti, le enoteche e i locali notturni di Madonna di Campiglio. 24 ore nella capitale mondana delle Dolomiti di Brenta, proprio come degli habitué.

Ore 8: colazione

Sveglia presto (la neve al mattino è la migliore) e buona colazione. Dove? All’Hotel Lorenzetti (www.hotellorenzetti.com) oppure al D.V. Chalet Boutique Hotel (www.dvchalet.it). Prima di mettere gli sci ci si trova al Bar Suisse in Piazza Righi, locale storico ricavato dalla casa di caccia dell’imperatore Francesco Giuseppe per un cappuccino con pasticcini. Ma anche per vedere e farsi vedere…

Ore 9: pronti, partenza, via!

Grazie al nuovo e panoramico collegamento Pinzolo-Campiglio Express, la Ski Area vanta 57 impianti di risalita e si sviluppa lungo 150 km di piste di cui la maggior parte, arriva direttamente al centro della località, sulla porta dei principali hotel. Si scia dall’alba al tramonto, senza alcuna attesa, e anche di notte, lungo il canalone Miramonti, la pista che ha ospitato alcune tra le più famose gare di slalom della storia dello sci alpino. Quattro le zone Ski: Zona Spinale, Zona 5 Laghi, Zona Pradalago e Zona Grostè. Le piste più famose: DoloMitica, la più lunga e con maggior dislivello e la Schumacher Streif (ultimo muro della pista Spinale Direttissima), la seconda discesa più ripida della skiarea con pendenza massima del 70%.

 

Ore 12.30: la fame vien sciando

Dove? Al Ristorante Boch, situato all’intermedia del Grostè a quota 2085 m. Eccezionali i dolci fatti in casa e i panini freschi farciti. Dalle 12.00 alle 15.30 circa è aperto il self-service, con ampia scelta. All’aperto, nel chiosco, vengono serviti panini caldi farciti con carne salada, hamburger, wurstel e salsiccia. Specialità della casa il bombardino: vov, rum, caffè, panna montata e cacao in polvere. Ampia zona solarium e terrazza per pranzare sotto il sole all’aperto con l’allegra compagnia della musica. Oppure allo Chalet Fiat Albergo Dosson Monte Spinale a 2.104 mt famoso per la sua cucina tipica ed il solarium panoramico a 360° su Brenta Adamello Presanella. Così, l’unico rischio è cedere all’ozio e abbandonarsi sui pouf per il resto del pomeriggio, giocandosi le ultime ore di sci.

Ore 17.00: tempo di relax e di shopping

Per il piacere di liberare i piedi dalla morsa degli scarponi e trasformare l’energia dello sport in quella destinata al divertimento della serata, è necessario un momento di puro wellness. Le spa dell’Hotel Lorenzetti e del D.V. Chalet Boutique Hotel sono straordinarie. Altrimenti si può optare per la Spa del Carlo Magno Hotel, il centro estetico e benessere piú ampio dell’intera Madonna di Campiglio. Oltre alla grande varietá di massaggi, trattamenti benessere ed estetici, offre tre diversi tipi di saune (finlandese, aromatica e bagno turco), docce tropicali, percorso kneip, piscina con 14 diverse stazioni ad idro ed aero massaggio, lampade abbronzanti, ampie zone relax anche con cromoterapia e palestra. Prima dell’aperitivo, è di rigore un giro di shopping per il paese. Pit stop da Lorenzetti Sport per disquisire con le amiche sui nuovi arrivi primavera – estate, antiquariato di montagna a Casa Cozzio e cioccolato da Casa del Cioccolato entrambi in piazza Righi e prodotti tipici a Il Rustico Ballardini.

 

Ore 18.30: l’aperitivo

Dove si va? Quella dell’aperitivo è l’ora X. Sbagliare locale può significare compromettere il resto della serata. Dove si beve meglio e s’incontra la gente giusta? Scegliete pure tra Après Ski Ober One, La Cantina del Suisse, La Stube di Franz Josef. Non potete sbagliare. Il top? Ferrari Lounge Nabucco, in piazza Righi, dove potete trovare tutte le etichette dello spumante Ferrari, proposte in degustazione servite direttamente ed esclusivamente nelle preziose Magnum da un litro e mezzo. E poi, caviale fresco Calvisius, salumi trentini e italiani e formaggi tutelati dal marchio dei presidi Slow Food, proposte di pasta che lo chef Ivan Gavioli in cucina (chiude alle due di notte) prepara utilizzando esclusivamente le Selezioni Monograno del Pastificio Felicetti di Predazzo. Prima e unica Prosciutteria in Trentino dove poter degustare i prestigiosi prodotti della King’s di San Daniele, oltre alle famose torte del mastro pasticciere fiorentino Claudio Pistocchi.

Ore 20.30: Strangolapreti al burro o Stinco scaloppato?

Per la cena si va a Malga Ritorto, un tipico e accogliente ristorante dove vengono serviti ottimi prodotti locali in un menù tipico trentino di tradizione montanara. Le specialità sono gli Strangolapreti al burro di malga versato e lo Stinco scaloppato alla birra scura con polenta e funghi. Un ambiente caldo e confortevole a cui si accede con il gatto delle nevi e la motoslitta, dal parcheggio di Patascoss.

Ore 22.30: let’s party!

La notte è dedicata al divertimento. Al Des Alpes, o alla Zangola, oppure al Cliffhanger Club, incapperete sicuramente in qualche starlette o vip in vacanza. Ma a notte inoltrata si torna in albergo, domani è un altro ski day!

TESTO – ds ispirata da Gentleman e da www.campigliodolomiti.it

MUSICA – party rock anthem LMFAO – http://www.youtube.com/watch?v=KQ6zr6kCPj8&ob=av3e

Un sogno di Capodanno

E se la profezia Maya si avverasse davvero? E se questo fosse  l’ultimo 31 dicembre della storia?

Come sarebbe il Capodanno dei miei sogni, quello che mi porterei nel cuore per l’eternità? Dove trascorrerlo, e soprattutto, con chi condividerlo?     

Così. Aspettando il 2012.

 

STYLE Solitamente il Capodanno è sinonimo di festa, “party”,  amicizia, divertimento. Ma per questo “ultimo” dell’anno, la parola d’ordine è trasgressione. Quindi, romanticismo. Un Capodanno in due, con l’unico uomo che vorrei accanto davvero, per l’eternità. Ingredienti scenografici: natura, eleganza, raffinatezza, qualità, ottimo cibo, musica, silenzio, risate, complicità, pensieri, gioco, atmosfera. Semplicemente il meglio, per noi.

 

LOCATION Maso Serio, Sant’Antonio di Mavignola, un vecchio chalet in legno e pietra, a pochi passi dalla “vita” di Madonna di Campiglio. Natura e silenzio, montagne incantate come sfondo. Cielo stellato come non mai, oppure, fiocchi di neve per ovattare l’atmosfera. Dalle piccole finestre del Maso è possibile scorgere un orizzonte sereno, fatto di speranze, quelle per il futuro. Possono esserci anche delle nubi, l’importante è che non siano troppo scure, quelle sì, fanno paura. Di certo, davanti a questo scenario, dal cuore aperto esce un “che meraviglia!” di stupore e di gratitudine.  

 

LEI pomeriggio di benessere alle Terme Val Rendena, seduta dal parrucchiere per un  lungo liscio sciolto. Sul viso, Diamant de Beauté di Carita e sulle labbra, rossetto Fard a Lèvres Rouge di Yves Saint Laurent. Abito lungo di voile in seta Gucci, décollté a sandalo in coccodrillo e pochette, tutto Gucci.  Per l’intimo: reggiseno bustier e culotte in raso color perla, Giorgio Armani. Calze autoreggenti Wolford. Gioielli: orologio Santhos e anello Trinity, Cartier. Profumo Coco di Chanel.  

 

LUI smoking in fresco di lana con revers a lancia in raso, camicia in cotone, papillon e fascia in seta. Pochette in seta, stringate in vernice, orologio Patek Philippe. Ai polsini, il mio regalo: un paio di gemelli in platino. Sul viso, rasatura perfetta con Collezione Barbiere di Acqua di Parma. 

                                                                                                                                                 ATMOSFERA una coperta in cincillà  viene utilizzata come seduta davanti al camino. Servirà anche per coprirsi sulle sdraio in teak della terrazza al momento dei fuochi d’artificio di mezzanotte. Nel camino brucia la legna di faggio raccolta nei boschi vicini. In tarda serata, davanti al fuoco, Hoyo de Monterrey Epicure n. 2 accompagnato da un Single Malt Dalwhinnie.

 

TAVOLA&SERVIZIO Mario, il maggiodomo, è  a disposizione. Giusto per servire la cena preparata dallo chef del ristorante Lorenzetti che dista solo qualche chilometro. Per poi scomparire all’improvviso dopo aver servito il caffè.

 

MENU’ Antipasto. Assaggi di strudel di verza e lenticchie, insalata di astice e avocado e petto d’anatra alla “catalana”. Primi. Canederli in zuppetta di mare e crema di spinaci con cappelletti di cotechino. Secondi. Cappone ripieno al mandarino, tortino di patata blu, zucca e bottarga e assaggio di tartare di trota affinata al miele. Dolci. Dacquoise alle mandorle e nocciole. Caffè con degustazione di cioccolato Domori.

 

WINE LIST solo millesimati Ferrari, in una sequenza delle migliori bollicine della casa, Perlé 2004, Perlé Nero 2004, Riserva Lunelli 2003, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2000. Divagazione a 360° per il brindisi: Dom Pérignon Rose Vintage 2000.

  

MUSICA la musica qui è di casa. Maso Serio è conosciuto per i concerti di Ferragosto organizzati fino a pochi anni fa, dal proprietario; un appuntamento mondano imperdibile dove  i musicisti si esibivano davanti al Gruppo di Brenta. Per questa serata, repertorio in crescendo: classica per la cena, jazz per il dopocena, house e dance per l’attesa.

 

TEMPO il valore del Tempo. All’avvicinarsi della mezzanotte, una parentesi del Tempo è dedicata alla riflessione e ai propositi. Nel fuoco verranno bruciati i vecchi taccuini con i propositi dell’anno appena trascorso, mentre su due taccuini intonsi, verranno scritti quelli per l’anno nuovo. (Per lui, taccuino Pineider, per lei, quadernetto artigianale comperato in centro a Firenze, Penne Montblanc)

GIOCHI: carte da gioco per tornei infuocati. Il 2012 sarà un anno particolare, dove l’elemento fortuna giocherà al meglio la sua partita. Come, e soprattutto dove, cercarla? E’ forse ancora nella nostra creatività e nella capacità di innovare e di rinnovarci. La fortuna è anche la coscienza di un “bicchiere mezzo pieno”, è la giusta positività che ci dà coraggio per proseguire il cammino, per crescere. E’ la capacità di sognare di essere ogni giorno migliori.

MEZZANOTTE è il momento del brindisi, di guardarsi negli occhi, prima di ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio che illuminano il cielo dell’intera vallata. E’ il momento di sognare oppure di svegliarsi. E’ il momento della fine oppure dell’inizio. Ma questa è la vita.

Buona fortuna!

 

 

 

 

Campiglio, what’s new?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Aspettando Pippa Middleton. E non solo lei. Prima capatina di inizio stagione a Madonna di Campiglio, per vedere cosa c’è di nuovo.

Prima di arrivare alla meta, tappa obbligata a Maso Serio, un posto incantato. Dalle piccole finestre si intravede l’albero di Natale acceso, anche se lo sguardo è rapito dalla bellezza del Carè Alto da una parte e del Brenta dall’altra.

Alle porte di Campiglio ci accoglie l’Hotel Fontanella completamente ristrutturato anche se la curiosità è tutta per il nuovo collegamento sciistico Pinzolo-Campiglio che passa proprio sopra le nostre teste.

Che dire, Campiglio sembra ancora respirabile. Nei prossimi giorni si riempira’ di gente, che comunque sarà sempre uguale a se stessa. Tra i primi arrivati, spopolano Moncler, Louis Vuitton, cani vestiti, pellicce d’annata e snowborder coloratissimi.

Occhio alle vetrine e giro veloce da Lorenzetti per annusare e toccare con mano le nuove tendenze per la prossima stagione primavera/estate: tubini rosso Dior, abiti strech maculato Dolce&Gabbana, tanto marron per Gucci.

Campiglio è la Milàn de noi altri, un eterno cantiere. All’entrata del paese, il mega parcheggio finalmente accoglie l’ospite con un abbraccio di cemento, ma poi c’è anche il nuovo Residence Conca Verde attiguo all’Oberosler, una struttura in legno e pietra che porta degnamente la denominazione del luogo.

Tanti sono gli hotel che si sono sottoposti a lifting, uno per tutti l’Hotel Crozzon, ma l’occhio è immancabilmente rapito da un triste esempio di “come t’ammazzo il genius loci”. Avete presente l’incantevole villino in stile danese fatto costruire nel 1926 dal console danese Boesgaard? Dopo essere stato raso al suolo, è diventato un “normalissimo” condominio del centro, con tanto di obbrobrioso Babbo Natale gonfiabile sul terrazzo.

Un po’ per lo sconforto, un po’ per ripararci dal vento freddo, optiamo per uno shopping di libri, soprattutto per il pupo, alla fornitissima Libreria Feltracco e per una cioccolata calda al Nardis Caffè.

Stasera, benvenuto agli ospiti da Cliffhanager. E come recita l’invito: tutti i barboni di lusso sono invitati.

Ripasseremo.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds

MUSICA – moneygrabber fitz and the tantrums http://www.youtube.com/watch?v=bb6cBKE3WzQ

 

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa PICCOLA FUGA AL GARNI LAURINO A CAVALESE

Per chi Per chi sta ancora aspettando l’invito ad una piccola fuga di mezz’inverno

Perché E’ ancora un indirizzo “segreto”, una maison d’hotes d’impronta tradizional alpina chic, calda e accogliente, un tre stelle di charme,  nel cuore di Cavalese, che diffcilmente si trova sulle “rotte” dei grandi motori di ricerca turistici. Ma è un piccolo gioiello, davvero. Quindici camere ricavate in un palazzotto del Seicento appartenuto alla nonna di Elisabetta Chelodi, l’attuale proprietaria. Varcata la porta ci si trova in un’ampia lounge-reception arredata con estrema cura di dettagli: boiserie a tutt’altezza, nel centro una grande stufa in maiolica policroma, sedie e divani rivestiti con tessuti pregiati, vecchie cassapanche decorate e le chiavi delle stanze, in bella mostra, legate a cuori di tessuto. Stanze, suite ed appartamenti arredati con estrema cura e gusto raffinato, dal tipico calore tirolese. Sì, c’è anche un centro benessere. Ma si può scegliere Laurino anche solo per la prima colazione. Indescrivibile.

Visto di persona

Dove Cavalese tel. 0462.340151 http://www.hotelgarnilaurino.it/

Mercedes GLK 320 CDI, più fuoristrada che suv

Questo slideshow richiede JavaScript.

“Hai appena avuto una brutta influenza”, mi dice affettuosamente il mio compagno. Ma al tour Amore&Motore è difficile rinunciare, quindi vi guideremo per un percorso breve verso una meta a noi vicina ma senza dubbio affascinante. La partenza è fissata a Tione, capoluogo delle Giudicarie. Percorreremo per tutto il suo tratto la Valle del Chiese fino a giungere al Lago d’Idro, precisamente all’abitato di Baitoni, per poi salire verso Bondone fino al Castel San Giovanni.

Su quale auto? Una Mercedes GLK 320 CDI.

Sì, non piace nemmeno a me dal punto di vista estetico, ma è pur vero che dopo tutti questi suv dalle linee tondeggianti, apprezzo un po’ di “concretezza” e di rigore.

La GLK è degna figlia del SUV Classe M e del fuoristrada puro Classe G, apprendendo da entrambi intriganti caratteristiche di personalità così da offrire un prodotto versatile, che alle caratteristiche tipiche di un SUV (presenza “importante”, finiture di pregio, grande comfort di marcia, dotazione di rilievo) accoppia le doti di un veicolo off-road.

Il design esterno appare compatto, molto spigoloso, con superfici vive e tese che definiscono i volumi snelli e atletici. Ha il parabrezza in posizione fortemente verticale, i parafanghi pronunciati e la linea di cintura dall’andamento molto inclinato che esprime grande dinamismo. Non siamo di fronte al trionfale cubismo della Classe G ma nemmeno alle burrose rotondità della classe M. La GLK è quindi una Mercedes poliedrica, stradista e fuoristradista contemporaneamente, che sfrutta il suo (ampio) bagaglio tecnologico per una molteplicità di condizioni d’uso possibili.

Ma partiamo. Un’occhiata agli interni è d’obbligo. La plancia della GLK riprende le forme spigolose della carrozzeria; questo assieme, alle tinte scure, contribuisce a creare un’atmosfera austera; la funzionalità è di ottimo livello con tutti i comandi ben posizionati e intuitivi; i sedili garantiscono il massimo del comfort, pagando però qualcosa in termini di contenimento laterale; di serie sono previste le regolazioni elettriche per l’altezza e per l’inclinazione schienale, mentre sono manuali quella longitudinale e il basculante del cuscino (attraverso il pomello rotondo).

La giornata è stupenda e la strada corre via liscia come l’olio. La GLK 320 unisce tutti i vantaggi delle ultime generazioni dei motori Turbodiesel, dal carattere anche molto sportivo, all’ampia possibilità di utilizzo. Equipaggiata con questo propulsore, la GLK è decisamente più pronta ai comandi dell’acceleratore, più rapida a guadagnare velocità e nei disimpegni risulta anche più divertente. Anche in questo caso, tuttavia, paga lo scotto di un cambio certamente molto fluido e confortevole negli innesti ma un po’ troppo lento quando sarebbe richiesta una maggiore rapidità.

La proviamo dall’abitato di Baitoni fino all’imbocco della strada per il castello, un tratto stretto, con curve. Naturalmente bisogna considerare la categoria di veicolo: nel misto stretto si avverte il baricentro piuttosto alto che costringe ad avere uno stile di guida particolare, cercando di anticipare l’ingresso in curva e di sterzare un po’ più del dovuto per appoggiare al meglio il corpo vettura sulle ruote esterne e fruire, quindi, di tutta la tenuta laterale disponibile. Il grip con l’asfalto è comunque accentuato dai pneumatici di serie molto larghi che, grazie alla spalla ribassata offrono una maggiore superficie di rotolamento e quindi migliore aderenza. La frenata, ben modulabile, è potente e precisa, anche in curva.

Ma imbocchiamo la strada sterrata che porta al castello. La nostra Mercedes GLK è equipaggiata con il pacchetto offroad. La trazione integrale molto evoluta dimostra le elevate qualità fuoristradistiche della macchina che, grazie al sapiente utilizzo dell’elettronica (non è presente alcun dispositivo di blocco dei differenziali), riesce a disimpegnarsi dalle situazioni più problematiche con la stoffa del vero fuoristrada nudo e crudo. Nei passaggi più difficili abbiamo potuto constatare come sia sufficiente insistere con il gas, per togliere l’auto dall’impaccio. L’elettronica pensa a tutto: a dosare, a persistere, a tagliare e a gestire la trasmissione.

Ed eccoci arrivati al maniero. Il panorama sul Lago d’Idro e la Valle è straordinario. Ne valeva la pena!

 

TESTO – ds ispirata da www.omniauto.it

FOTOGRAFIE – www.auto.it

MUSICA – memories within temptation http://www.youtube.com/watch?v=bhzJO34SCoc&feature=relmfu

Dove nascono i pianoforti

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il legno trentino, risorsa economica, valore culturale, potente mezzo espressivo, lavorato dalle abili mani degli artigiani che con la loro arte ed il loro ingegno sanno trasformare l’abete rosso della Valle di Fiemme nei capolavori dell’arte liutaia come Stradivari, Guarnieri e Amati.

La musicalità dell’abete di risonanza delle foreste di Paneveggio ha fatto il giro del mondo. E accanto ai maestri liutai c’è anche chi continua la sua ormai secolare missione di famiglia, creare armonium e pianoforti.

Il corso Ausugum a Borgo Valsugana è una stretta via che taglia per il lungo l’antica borgata, una specie di Spaccanapoli fiancheggiata da palazzotti e antiche case, con le botteghe da cui si affacciano negozianti e artigiani a conversare con la gente che passa. In fondo al Corso, per chi viene da Trento, sulla destra, in un vetusto palazzotto c’è la bottega dei Galvan, fabbrica all’inizio di fisarmoniche, poi di armonium e pianoforti.

Questo è il regno dell’artigianato da musica trentino di Egidio Galvan. Un’eredità preziosa ed importante raccolta negli anni dal figlio Romano e poi dal nipote Egidio Galvan jr che ha frequentato per parecchi anni i corsi per costruttori di pianoforti a Ludwigsburg, presso Stoccarda specializzandosi nella costruzione e riparazione.

Andare da Galvan significa prima di tutto percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, poi, rifarsi gli occhi e l’animo per la bellezza e la musicalità di queste opere d’arte ed infine, se vogliamo, per scegliere il nostro strumento.

E’ da Egidio Galvan a Borgo Valsugana che ho acquistato il vecchio pianoforte viennese che campeggia nella biblioteca del secondo piano. L’ho scelto “a sentimento” tra alcuni in esposizione al secondo piano del negozio-museo. Sì, perché questo atelier espone una preziosa raccolta di materiale fotografico e pezzi unici, come organetti, armonium e pianoforti che testimoniano la storia della ditta Galvan e di questi strumenti nel mondo.

Galvan Egidio C.so Ausugum, 112 a Borgo Valsugana (TN) tel. 0461.753114 www.egidiogalvan.it

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – @Casa Campanelle

MUSICA – Tchaikovsky Concerto per pianoforte op.23: Allegro con fuoco http://www.youtube.com/watch?v=Tl-vgqaXijk

 

Volkswagen Touareg Hybrid 3.0 TSI, vince solo in performance

Questo slideshow richiede JavaScript.

Qualche giorno fa, percorrendo il tratto Terme di Comano – Andalo, mi sono letteralmente emozionata nell’osservare gli scenari che, uno dopo l’altro, mi si presentavano di fronte. Così oggi ho preteso di ripercorrere a ritroso un tragitto provato a suo tempo, ma lo facciamo spinti dalla curiosità di provare il terzo dei suv ibridi presenti sul mercato. Dopo Porsche e Bmw, oggi viaggiamo su una Volkswagen Touareg Hybrid 3.0 TSI.

Non per fare la signorina “difficile” ma al primo impatto devo ammettere che non ha certo l’appeal, soprattutto estetico, delle rivali di Stoccarda e Monaco di Baviera. “Stiamo a vedere”, dice il mio compagno di viaggio. A suo dire rispecchia il massimo dell’intelligenza e della razionalità della gamma e vincerà il confronto sul miglior rapporto qualità-prezzo-prestazioni.

Comunque, le finiture sono di sostanza: tanta qualità, ma anche massima sobrietà. Abitacolo spazioso, bagagliaio molto capiente. La dotazione di serie è ricca: accesso senza chiave, portellone ad apertura automatica, fari bixeno, interni in pelle, sedili confort elettrici a dodici posizioni, sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Il logo Hybrid su calandra e fiancate distingue la Touareg ibrida dalle altre sorelle, oltre alle cromature per la carrozzeria. Negli interni, è razionale e ben disposta. La plancia della VW ha un disegno sobrio, ma dalla sua vanta una certa razionalità nella disposizione dei comandi. Sotto, l’ampio display a colori da 7 pollici fra i due strumenti; la leggibilità è eccezionale. I sedili sono a 12 regolazioni elettriche di serie.

Si diceva, partenza alle Terme di Comano. Si sale verso Villa Banale e si raggiunge il piccolo e  affascinante borgo di Tavodo caratterizzato dalla sua Pieve e dal convento. Dopo pochi chilometri si giunge a San Lorenzo in Banale, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia” e patria della ciuìga, salame tipico di questo angolo trentino http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=408. Passato San Lorenzo, ci fermiamo in un punto da dove è possibile vedere la frazione Deggia, un luogo ameno dove il tempo sembra davvero essersi fermato.

Ma continuiamo tra distese di boschi ancora infuocati, lungo la riva destra del Lago di Molveno di un blu imbarazzante e sullo sfondo, le cime innevate della Valle d’Ambiéz.

Cotanta bellezza ci ha distratto dalla nostra Touareg. E allora proviamola questa ibrida! Come sulla Cayenne, si può impostare l’E-Mode per procedere lasciando a riposo il motore sovralimentato, ma il V6 a benzina entra in scena automaticamente quando serve. E non si riesce a percorrere più di un chilometro a emissioni zero.

Ma se si parla di accelerazione 0-100 siamo attorno ai 6,5 secondi, nonostante una risposta al pedale dell’acceleratore non perfetta che inficia lo stile di guida “eco”. In sostanza, con la VW è più difficile dosare il gas al millimetro per far lavorare di più il motore elettrico. Poco male, le soddisfazioni a basso impatto ambientale sono comunque garantite.

C’è da dire che quando “vai a spasso”, si apprezza la logica del sistema ibrido che fa di tutto per far lavorare il meno possibile il 6 cilindri a benzina: viene ovviamente spento durante le soste, resta spento se si parte con un filo di gas (ma il piede dev’essere davvero leggerissimo…), ma soprattutto viene spento durante ogni fase di rilascio e disaccoppiato dalla trasmissione.
 
Capitolo consumi. Se paragonati a quelli dei turbodiesel, non sono affatto impietosi. Mediamente un Suv a gasolio copre circa 9 km/litro (ci riferiamo a Touareg, Mercedes ML, BMW X5 e X6) e quest’ibrida ci va molto vicina, con i suoi 8,5 km/l con il vantaggio di prestazioni sensibilmente superiori.
 
Superato Molveno ci fermiamo a gustare il panorama sul lago. Mozzafiato. Ancora pochi chilometri ed eccoci arrivati alla nostra meta, la stazione turistica di Andalo, di gran moda negli ultimi anni e in questi giorni pullula di turisti per la prova generale delle vacanze di Natale.
 
E’ ora di cappuccino.
Buon weekend a tutti.
 
 
TESTO – ds ispirata da www.auto.it
 
FOTOGRAFIA – www.auto.it
 
MUSICA – broken land adventures http://www.youtube.com/watch?v=87PMeLEHISA
 

Hotel Lorenzetti, di casa a Madonna di Campiglio

www.hotellorenzetti.com

BMW X6 ActiveHybrid, un suv tutto meno che brutto sporco e cattivo, forse solo un po’ cattivo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Due settimane fa avevamo provato la Porsche Cayenne S Hybrid, ricordate? Eravamo troppo curiosi di provare un’altra ibrida per consolidare soddisfazioni e  perplessità di questo sistema. Abbiamo scelto la Bmw X6 ActiveHybrid, non certo una novità nel panorama automobilistico, ma comunque, a nostro parere, un buon secondo termine di paragone.

Visto il tempo, abbiamo deciso di partire per una serata dedicata al wellness, ma non ci accontenteremo di due coccole, vogliamo una serata a tutto benessere sia fisico che mentale. Vogliamo curare il nostro corpo ma anche la nostra anima, nutrendoci di Bellezza e quindi, anche di Arte.

La nostra meta è il Luna Wellness Hotel di Folgarida. Stasera infatti si inaugura “Honey Moon”, il nuovo evento firmato Vacanzarte, realizzato dalla galleria Arte Boccanera di Trento in collaborazione con Ideaturismo Marketing & Consulting di Trento. Iob&Pallaoro presentano, in occasione di questa loro prima mostra personale, i ritratti della serie Skin, ovvero pelle, che insieme al ritratto del territorio locale è il tema principale della loro ricerca a quattro mani.

Abbiamo provato la Bmw X6 ActiveHybrid dal centro storico di Trento percorrendo un tragitto “misto”: Mezzolombardo, Valle di Non, Val di Sole, Dimaro, fino a Folgarida.

Primo aspetto. Esteticamente, la versione ibrida della X6 si riconosce per pochi elementi: la principale differenza estetica della carrozzeria è costituita dal marcato cofano motore bombato e dalla scritta “ActiveHybrid” sul listello del cofano del bagagliaio e nelle porte anteriori, così come la verniciatura nella tonalità Bluewater metallic, esclusiva per le versioni ibride di BMW. Ineccepibile il posto guida, con una seduta corretta e ricca di regolazioni. Sotto, all’interno del contagiri c’è l’indicatore di funzionamento del sistema ibrido.

Prima impressione. Se non fosse per la strumentazione che ci indica in ogni momento cosa stiano combinando il motore termico e i due propulsori elettrici, non si avrebbe l’impressione di essere a bordo di un’auto ibrida. Peraltro, il V8 da 4.4 è di per sé piuttosto silenzioso, complice anche l’insonorizzazione dell’abitacolo, quindi viaggiando a certi regimi se non si controllano le icone e lancette varie non si riesce a capire quale dei motori ci stia spingendo.

Premiamo il pulsante “Start”: l’auto si avvia ma la rumorosità è zero. L’indicatore nel quadro strumenti di fronte al guidatore si posiziona su “Ready”. Acceleratore e via. La X6 ActiveHybrid è capace di raggiungere i 65 km/h con la sola propulsione elettrica e mantenerli (senza altre dispersioni di energia in funzione, come il climatizzatore) per 2,6 chilometri. Sulla X6 sono stati accoppiati un motore V8 da 407 cv con tecnologia BMW TwinPower Turbo (lo stesso che equipaggia la X6 5.0i) e da due elettromotori che producono rispettivamente 91 cv e 86 cv. La potenza massima di sistema (che non è mai pari alla somma delle potenze in gioco) è di 485 CV mentre la coppia massima di 780 Newtonmetri; insieme rendono possibile raggiungere il fatidico 0-100 km/h in soli 5,6 secondi. Tradotto: la X6 è la vettura ibrida più potente al mondo.

Capitolo consumi: noi abbiamo verificato alla fine del nostro giro un consumo di 7,2 km/litro, durante un tour che potremmo definire “quotidiano” e che ha compreso tratti urbani, extraurbani e di tangenziale, compresi semafori, traffico e tutte le varie difficoltà che possiamo incontrare nelle nostre strade e che spesso esigono un notevole dispendio di carburante. I Suv sono generalmente considerati “brutti, sporchi e cattivi”, con in media un’efficienza molto bassa. Significa che abbinare la propulsione ibrida a questo modello potrà sì migliorarne i consumi e le emissioni in rapporto alle prestazioni ma non potrà fare miracoli.“Ecologica” è una parola grossa e Bmw infatti, evita di spenderla parlando di questo modello. Stiamo parlando di una vettura full hybrid, capace di viaggiare in solo elettrico per 2,6 chilometri. Ma stiamo anche parlando di un bestione da 2.525 kg (a secco, ovviamente).

In definitiva. La più potente, veloce e costosa del gruppo. E forse anche la più inutile: 4 posti per 488 cm di lunghezza e 2450 kg di peso, con un baule più piccolo di quello della X3. Su strada regala divertimento ed emozioni: il suo V8 biturbo a benzina dall’inconfondibile ringhio è supportato dal motore elettrico soprattutto per limitare il consumo. Insieme fanno 485 CV e 780 Nm di coppia. Riesce a procedere in modalità zero emission, ma solo dosando accuratamente la pressione sul pedale dell’acceleratore e procedendo sotto i 60 km/h: manca un tasto per escludere il motore a benzina. Difficile pensare di coprire più di 10 km con un litro di benzina. Larga quasi 2 metri, è difficile da parcheggiare e in città si trova a disagio: eppure è proprio in città che l’ibrido dà i maggiori vantaggi.

Vabbè… siamo arrivati. Buon weekend!

 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it e www.autoblog.it

FOTOGRAFIE – www.auto.it

MUSICA – bad romance lady gaga http://www.youtube.com/watch?v=qrO4YZeyl0I

 

Fiat 500 TwinAir, beautiful monster

Questo slideshow richiede JavaScript.

Piccola auto, piccolo tour, questo pomeriggio. La nostra meta è un villaggio fantasma, un piccolo borgo abbandonato a causa delle terribile peste dimemoria manzoniana.

La partenza è fissata alle Terme di Comano, nelle Giudicarie Esteriori con una Fiat 500 TwinAir. Ci siamo accomodati al posto di guida con la stessa curiosità con cui ci siamo avvicinati a questo beautiful monster.

Per ergonomia corretta, intelligente sfruttamento dello spazio e citazioni esplicite ma garbate del passato, l’abitacolo della TwinAir, identico a quello delle altre 500, è bello da vedere e pratico da vivere. Specie con le plastiche chiare il colpo d’occhio offerto dalla plancia è di grande effetto.

Ma partiamo. Apriamo il finestrino anche se fuori fa un freddo cane. Questa è una macchina da ascoltare. Non dà il gusto pieno di un otto cilindri Ferrari né le emozioni metalliche di un boxer Porsche. Ma a chiunque sia, se non appassionato, anche soltanto vagamente curioso di motori, il nuovo bicilindrico della 500 stimola un insieme di ricordi e di domande come nessun altro: ronzerà come quello dell’altra 500? Shakererà allo stesso modo l’equipaggio? Ma poi, siamo sicuri che spinga, che è a malapena un novecento di cilindrata? E consuma davvero così poco come dicono?

Sicuramente si tratta di un piccolo gioiello di tecnologia sotto il cofano, quattro valvole per cilindro, turbocompressore, aspirazione MultiAir, Start&Stop, EcoDrive, contralbero di equilibratura.

La direzione è quella verso Tione. Il TwinAir è molto godibile su strada. Al minimo ha una sonorità divertente, più simile per la verità a quella di un moderno tre cilindri che al vecchio bicilindrico Fiat. Qui le vibrazioni sono ridotte al minimo e le prestazioni — ben lungi dall’essere in affanno — si rivelano sorprendentemente toniche e vivaci: anche dimenticando il condizionamento mentale che i cilindri sono solamente due, le cose di cui è capace questo 85 cavalli in ripresa, anche a dispetto di una rapportatura piuttosto lunga del cambio, sono assolutamente egregie. Che poi sia ruvido e rumorosetto è difficile, viste le premesse, considerarlo un limite. Rovescio della medaglia di tanta verve è che il TwinAir cade proprio sul suo terreno di elezione, quello dei consumi reali, sull’ordine dei 13 km/litro.

Arrivati al bivio per Ragoli e Preore, svoltiamo a destra. Saliamo attraverso l’abitato di Ragoli e prendiamo la direzione Stenico. Il panorama è stupendo. All’orizzonte il Castello, la strada stretta corre tra il bosco. Dopo l’abitato di Coltura, prima dell’imbocco della Val d’Algone, imbocchiamo una stretta strada sulla sinistra che in pochi chilometri ci porterà alla località Iron.

Sterzo, pronto e progressivo, diremmo quasi sportivo, la risposta in ripresa della nostra TwinAir si fa davvero consistente (a patto di rinunciare alla modalità ECO!), che mangiandosi circa un terzo della coppia disponibile riduce la grinta e obbliga ad attaccarsi al cambio per avere un minimo di scioltezza. Senza ECO e lavorando comunque un po’ di cambio (ben manovrabile e assecondato da una frizione leggera), il TwinAir è davvero divertente: rauco man mano che si sale di giri, decisamente rumoroso allo scarico si dimostra un motore forse non perfetto ma pieno di carattere: sarà questione di gusti, eppure alla noiosa linearità di tanti quattro cilindri noi preferiamo la verve un po’ caciarona di questo motorino, che specie in un bel percorso di montagna riesce realmente, nel suo piccolo, a consegnare il gusto della guida.

Eccoci arrivati. Iron è un villaggio isolato, nascosto da un fitta vegetazione, le case si affollano silenziose in una breve spianata tra l’anfiteatro dei campi terrazzati e la dolce conca prativa dove c’è il pozzo. Il borgo, dopo la terribile peste del 1630, rimase quasi completamente disabitato.  E il suo fascino è legato alle numerose storie, leggende e ai vecchi racconti fioriti intorno alla terribile pestilenza di manzoniana. Qui il tempo si è davvero fermato.

 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIE – auto.it

MUSICA – beautiful monster ne yo http://www.youtube.com/watch?v=2J2dwFVZHsY&ob=av2n

Porsche Cayenne S Hybrid, gasiamoci!

Vi dirò, prima della partenza ero un po’ scettica. Amore per Porsche (classe), odio per Cayenne (spacconaggine). Dopo avela provata,  devo ammettere che il problema non sta nella Cayenne, ma è in chi la guida.

Abbiamo scelto di percorrere in tutta la sua lunghezza la Val Rendena, da Tione di Trento, capoluogo delle Giudicarie, fino a Madonna di Campiglio. Il tour si snoda attraverso i paesi di questa valle ammantata di boschi e di colori ormai espressi all’ennesima potenza, mentre man mano che si sale, fanno da scenario le più belle montagne del Trentino,  già spruzzate di neve.

Prima di partire, come al solito, dedichiamo un’occhiata a questo salotto su quattro ruote. L’avvolgente plancia offre un bel colpo d’occhio: per i numerosi tasti sul tunnel, occorre un po’ d’apprendistato. Nella strumentazione spicca il display multifunzione a colori alla destra del contagiri, con schermate sfogliabili attraverso un tasto al volante. A destra, la zona posteriore con sedili scorrevoli e spazio a sufficienza per le gambe. Bella!

L’auto che stiamo provando, la Porsche Cayenne S Hybrid, offre un compromesso molto buono tra sportività e contenimento di consumi ed emissioni. Meno parca della versione diesel, ma più nobile col V6 benzina e sempre “eco-chic” grazie al sistema ibrido. Grazie all’accoppiata fra il V6 3 litri TSI con compressore meccanico da 333 cv e un motore elettrico da 47 cv piazzato fra motore e cambio, mette sul piatto prestazioni notevoli a fronte di percorrenze buone. Parliamo ad esempio di un’accelerazione 0-100 attorno ai 6,5 secondi!

Subito la prima tappa, a Villa Rendena. Ci fermiamo all’agritur Il Favo http://www.agriturilfavo.it/ per acquistare il miele.

Su strada la Cayenne ibrida va benissimo, ma necessita di ”fare il piede” per acquisire la giusta modulabilità con l’acceleratore. Nel senso che più di qualsiasi altra vettura, un’ibrida risulta particolarmente sensibile allo stile di guida. Occorre dosare al millimetro l’acceleratore, se si vuol far sì che gli elettrici continuino a lavorare e che il termico conitnui a dormire. Ma la Cayenne gode di una “mappa pedale” diversa, come si dice in gergo, che all’atto pratico rende più facile dosare al millimetro il gas e far sì che l’elettrico lavori maggiormente.

Tra Pelugo e Spiazzo ci fermiamo all’antica Chiesa di Sant’Antonio Abate. E’ un punto di straordinaria bellezza. Da un lato, la chiesa con i suoi affreschi dei Baschenis, dall’altro, le montagne si aprono come uno scenario e dietro il Carè Alto si rivela in tutta la sua maestosità.

A Mortaso ci fermiamo, solo con il pensiero, alla Locanda Mezzo Soldo (chiusa)  http://www.mezzosoldo.it/content/index_ita.html e proseguiamo invece verso Caderzone Terme, dove ci aspetta un massaggio relax alle Terme Val Rendena http://www.fontevalrendena.it/  Tanto per gradire.

Giunti a Pinzolo, rifornimento di formaggi tipici al Caseificio sociale http://www.caseificiofiave.com/ per poi ripartire verso la meta. Tornando per un attimo alla nostra auto, notiamo che ad andature costanti, i suoi pneumatici “verdi” garantiscono maggior scorrevolezza, ma dall’altra penalizzano gli spazi di frenata, buoni ma non eccelsi.

Intanto, interpretando in tutto comfort le curve ed i tornanti, siamo arrivati a Sant’Antonio di Mavignola. Tappa d’obbligo a Maso Serio (panorama mozzafiato sul Brenta) e quindi, Madonna di Campiglio.
 
Fuori stagione, la regina delle Dolimiti di Brenta è ancora più affascinante. Gli alberghi sono chiusi, il paese è fantasma. Si sente solo qualche rumore provenire dai cantieri. Si sà, Campiglio è come “el dom de Milan”, si costruisce in continuazione.

Dicevamo, tutto chiuso, negozi, bar, eccetto Lorenzetti. Già, Lorenzetti è una garanzia. Io sono felice (degno epilogo, penso), il mio compagno per nulla. Chissà perché…

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – alejandro lady gaga http://www.youtube.com/watch?v=niqrrmev4mA&ob=av2n