Il dolce della ballerina

PAVLOVA ALLO ZABAJONE E MELAGRANA

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

I peccati della carne

BRACIOLE DI MAIALINO AL FORNO CON COMPOSTE DI CORNIOLA E AZZERUOLE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Red passion

by Alessandro Guerani

FoodOgrafia

 

Spaghetti with Clams

SPAGHETTI ALLE VONGOLE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

 

Irresistibile Guerani

CRESCENTA CON MORTADELLA

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Leggero, puro, dolce velo bianco

Per chi è alla ricerca di espressioni raffinate dei propri pensieri, allontanando ciò che è volgare e volgendo verso l’ideale di gesti nobili, potrebbe risultare utile “educare” la vista e l’animo al gusto del Bello.

Fotografia e poesia. Metafore e simbolismi, il piacere e il peccato.

Così, prendendo come guida il Divin viaggio dantesco, dapprima abbiamo assaggiato il “Dolce Stil Life” con le immagini di arte dolciaria realizzate dal fotografo bolognese di food e still life Alessandro Guerani, accompagnate da alcuni dei più bei passi del V Canto dell’Inferno; in una seconda tappa, abbiamo gustato le immagini di ricette a base di carne, realizzate sempre da Guerani, abbinate ad alcuni starordinari passi del V Canto del Purgatorio.

Dulcis in fundo, eccoci nel III Canto del Divin Paradiso dove godremo delle immagini di Guerani accomunate dalla leggerezza, dalla purezza e dalla dolcezza di una spolverata di zucchero a velo.

Abbinamenti sicuramente inediti, quantomeno da provare. Con immancabile ironia.

  

Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto;

  e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva’ il capo a proferer più erto;

ma visïone apparve che ritenne
a sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne.

(prego, continui a leggere sotto)

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La carne è debole perché la tentazione è forte

Per chi è alla ricerca di espressioni raffinate dei propri pensieri, allontanando ciò che è volgare e volgendo verso l’ideale di gesti nobili, potrebbe risultare utile “educare” la vista e l’animo al gusto del Bello.

Fotografia e poesia. Metafore e simbolismi, il piacere e il peccato.

Così, prendendo come guida il Divin viaggio dantesco, abbiamo assaggiato il “Dolce Stil Life” con le immagini di arte dolciaria realizzate dal fotografo bolognese di food e still life Alessandro Guerani, accompagnate da alcuni dei più bei passi del V Canto dell’Inferno.

In questa seconda tappa, ci apprestiamo a gustare le immagini di ricette a base di carne, realizzate sempre da Guerani, abbinate ad alcuni starordinari passi del V Canto del Purgatorio.

Abbinamento sicuramente inedito, quantomeno da provare. Con immancabile ironia.

Ve’ che non par che luca
lo raggio da sinistra a quel di sotto,
e come vivo par che si conduca!

(Prego, continui a leggere sotto)

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Il Dolce Stil Life

Per chi è alla ricerca di espressioni raffinate dei propri pensieri, allontanando ciò che è volgare e volgendo verso l’ideale di gesti nobili, potrebbe risultare utile “educare” la vista e l’animo al gusto del Bello.

Fotografia e poesia. Metafore e simbolismi, il piacere e il peccato.

Così, parafrasando il movimento poetico del “Dolce Stil Nuovo”, vengono proposte delle immagini di arte dolciaria realizzate dal fotografo bolognese di food e still life Alessandro Guerani, accompagnate da alcuni dei più bei passi del V Canto dell’Inferno dantesco.

Abbinamento sicuramente inedito, quantomeno da provare. Con immancabile ironia.

 

E ’l duca mio a lui: «Perché pur gride? Non impedir lo suo fatale andare: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare»

(prego, continui a leggere sotto)

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Food e fotografia. Dialogo tra realtà e irrealismo, natura e morte

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Oggi, mercoledì 14 dicembre 2011 ore 16.13 continua la chicchierata in chat  tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: Alessandro riprendiamo dai salami blu e dalla realtà irreale

Alessandro Guerani: bene

DS: senti, ma allora se ti commissionano fotografie di salumi tu ci lavori in post produzione?

AG: chili di nitriti nel mentre e post produzione nel dopo. Si ossidano subito e comunque bisogna sempre virarli un po’ verso il rosso. Se vedi le foto in pellicola ti accorgerai come usavano sempre un ambiente “rossastro”

DS: ma è terribile

AG: ho proprio fatto delle foto nei giorni scorsi a dei salumi, salumi freschi, zampone, cotechino e salama e prosciutto, salame e mortadella

DS: e come è stato?

AG: ho pensato a lungo come farli perché non sono belli subito

DS: immagino, ho visto le tre foto sul tuo blog

AG: ne mancano ancora due che pubblicherò domani sul blog www.foodografia.com e una terza non la pubblico

DS: perche?

AG: perché fa impressione

DS: no

AG: vuoi vederla?

DS: sì

[Alessandro Guerani mi invia la sua foto fatta allo zampone]

DS: mamma mia è terribile alessandro

AG: te l’avevo detto

DS: pazzesco

AG: lo zampone artigianale “purtroppo” è una zampa

DS: non c’è dubbio, che realismo! Anche lo zampone è blu?

AG: è magenta, non blu e comunque anche cotto è impressionante. Purtroppo quelli artigianali usano maiali adulti, sono buonissimi… non sono belli 😀

DS: per nulla direi, dopo aver visto il tuo zampone. Comunque con gli altri salumi mi sembra sia andata bene. Sei soddisfatto?

AG: hmm… si e no. Probabilmente se le rifacessi avrei degli accogimenti in più in certe cose tecniche della cottura, nella scelta della carne, …

DS: scusami, ma io sto ancora pensando allo zampone

AG: povero maiale 😀

DS: però questo è l’esempio che la fotografia può essere anche reale, troppo reale, realistica

AG: la fotografia fa vedere i dettagli che il nostro cervello elimina. Se tu vedi una persona per strada che conosci non fai caso che ha un brufolo sopra il labbro, se la vedi in foto sì, perché dal vivo il cervello categorizza l’informazione come non importante e la elimina. Ma guai a dirlo a chi vende creme contro i brufoli 😉

DS: già

AG: per questo a noi uomini fanno ridere un po’ le donne che ci mettono un’ora a truccarsi quando per noi erano belle anche prima, questione di priorità 😀

DS: cosa stai cercando di dire?

AG: che ognuno di noi vede quello che gli interessa di vedere

DS: è una grande verità, anche per lo zampone. Dici che forse non mi avrebbe fatto quest’effetto se tu non mi avessi avvertito?

AG: no, lo ha fatto anche a me. Dal vivo mi sembrava solo un bello zampone… fresco, appetitoso

DS: e quando hai visto la prima volta la tua foto cosa ti sei detto? Ma che mostrosuosità sei riuscito a creare Guerani?

AG: subito no, l’ho pensato poi, riguardandola lontana dalla visione gastronomica. Per esempio sono convinto che dentro un servizio sui salumi, assieme alle altre foto, non avrebbe un impatto così forte  perché entra dentro una logica che le toglie questa visione di morte che ha se è da sola. Ti faccio un esempio

Anche questa da sola è abbastanza “forte” come immagine, meno dello zampone e poi ti spiego perché, ma assieme ad altre foto simili, col piatto cucinato ecc diventa “naturale”

DS: sì

AG: se pensi a LadyGaga e al suo vestito di carne fa impressione su un palco ma se fosse in una macelleria farebbe al massimo sorridere

DS: sì capisco, dipende quindi anche dal contesto

AG: tantissimo, motivo per cui se vedi una donna in bikini in TV fa audience, la vedi in spiaggia continui a leggere il giornale

DS: certo, il cervello…

AG: quindi lo zampone aveva un grosso problema, per quello ti dico che se le rifacessi starei più attento a dei dettagli. Lo zampone ha la pelle quindi visto da solo rimanda immediatamente all’animale vivo. Quelle costolette di agnello, pur essendo ancora più macabre, in realtà essendo carne sono decontestualizzate dall’animale. Pensa se invece vedessi parte dell’agnello con pelo e tutto

DS: è molto chiaro, la morte, ritorna, nella natura

AG: questo ti dice anche la familiarità che si aveva con la morte nel passato. Lo zampone è un cibo molto tradizionale. Se vai in certi mercati in meridione dove ci sono i venditori di frattaglie vedi tranquillamente teste di vitello ecc, qui da noi abbiamo molto decontestualizzato la morte, vediamo la carne sotto cellophane e non ci rendiamo quasi più conto che si trattava di un animale

DS: che ruolo ha la fotografia in tutto questo?

AG: la fotografia essendo un medium fra l’esperienza visiva e il cervello inibisce certe nostre “difese” e quindi in questo caso ci fa vedere quello che non vogliamo vedere. Hai presente certe fotografie iconiche di reportage? Non ricordo video che abbiano avuto lo stesso impatto perché il video è molto più simile alla nostra esperienza visiva e quindi il cervello usa gli stessi processi di elaborazione e rimozione dei particolari non interessanti o spiacevoli. La foto, essendo statica, lo obbliga invece a usare percorsi cognitivi diversi e ritornando a cosa rifarei, ad esempio guarderei le unghie dello zampone, che sono quelle che mi hanno più impressionato

DS: è vero, anche a me

AG: ma quando lo ho comprato mica ci avevo fatto caso, ho guardato che fosse fresco, bello come forma, ecc. Poi facci caso, guarda le foto dello zampone che ci sono in giro, nelle pubblicità, sui pack ecc in quelle foto lo zampone intero è crudo ed è presntato assieme a fette di uno che invece è cotto questo perché cotto tende a rompersi ecc ma anche perché le fette aiutano a mettere in correlazione quello intero con il contesto. Ma come ti dicevo c’è molta differenza fra quelli “industriali”, che sono più asettici e meno impressionanti, e quelli artigianali li riconosci subito nelle foto

DS: ma le unghie ci sono?

AG: sì

DS: adesso mi prendo la briga di andarlo a vedere, devo giusto uscire per fare la spesa. E’ stata un’esperienza anche oggi sentirti. Senti, ci si vede domani sul tuo blog www.foodografia.com per la pubblicazione delle due foto del tuo servizio sui salumi, ok?

AG: certo, una sarà il cotechino  per terminare la serie sui salumi freschi

DS: grazie davvero Alessandro

AG: di niente, buona serata

DS: buona serata, a domani

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

 

Alessandro Guerani* e il suo food&stillife

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*@AleGuerani Bologna, Italy

Fotografo di food e non solo, mi interessa tutto quello che riguarda la fotografia, l’arte, la grafica e… il cibo! http://www.alessandroguerani.com/ http://www.foodografia.com/

 

Dialogo in skype tra me ed Alessandro Guerani. Domenica 27 novembre ore 18.15.

Alessandro Guerani: ciao, scusa il ritardo

Donatella Simoni: figurati

AG: quando vuoi puoi chiedermi tutto quello che vuoi 😉

DS: allora, ho letto un po’ di te, ho guardato le tue foto, mi piacerebbe sapere quali sono i tempi e i modi delle tue fotografie, dove nascono, se per caso, se per un’ispirazione, se sono calcolate, ecc..

AG: togliamo subito di mezzo alcuni miti. Il 90% della fotografia è calcolata nel senso che anche ritratti o paesaggi hanno dietro ore di osservazione, studio e pensiero, solo la fotografia di reportage o quella che si chiama street photography non è calcolata, è la cattura di eventi imprevedibili. Se è un lavoro su committenza hai dei vincoli,  ma anche quando scatto per me tante volte, mi devo dare dei vincoli come se fossi il committente di me stesso. Per esempio, l’ultima serie sul vino, mi mancava fotografia di vino in portfolio e quindi mi sono “auto assegnato” un servizio vedendo lo scaffale delle bottiglie di vino novello in un negozio.

DS: quindi è in questa fase che scatta la tua bravura

AG: bravura non so, diciamo che è la fase di creatività comune a qualsiasi creativo, uno scrittore che ha un soggetto da descrivere, un grafico che ha un manifesto da comporre, ecc, e le logiche non sono poi tanto diverse, devi rendere interessante il soggetto, evitando le rappresentazioni più banali e in modo che esso diventi attraente ad un pubblico che è il destinatario del messaggio.

DS: dove preferisci vedere le tue foto, su una rivista del settore, appese come quadri?

AG: io sono un fotografo commerciale. Vedi, solo recentemente il mondo dell’arte è entrato in una fase che possiamo chiamare “egomaniaca” nel senso che son tutti artisti, tutti esprimono il loro profondo essere, ecc ecc… in realtà per secoli anche i più grandi pittori venivano pagati dai committenti, realizzavano l’opera seguendo le indicazioni e cercando di esprimere al meglio il messaggio che i committenti volevano; dopodiché se il quadro o la statua finivano in una cattedrale viste da migliaia di fedeli o nella cappella privata del palazzo non era affar loro. Poi è chiaro che fa piacere vedere il proprio lavoro esposto su un magazine ad alta tiratura.

DS: ho capito

AG: però c’è una cosa che per me è importante

DS: dimmi

AG: questo concetto, quello del committente, potrebbe sembrare appunto a molti, che hanno dell’arte e della creatività un concetto angelicato, una cosa brutale e gretta. Invece ti dirò, dà molta più soddisfazione riuscire a creare qualcosa di tuo, di cui sei soddisfatto entro i limiti che ti dà un committente. E’ una sfida e fra l’altro è la cosa che differenzia i professionisti dai dilettanti. Tutti con tutto il tempo a disposizione possono fare una bella foto, dipingere un bel quadro, scrivere qualcosa di interessante, il problema è farlo entro dei vincoli esterni e di tempo. Hai presente il principio delle scimmie con la macchina da scrivere che fu ripreso da Borges?

DS: sì

AG: è esattamente quella la differenza fra una scimmia e Shakespeare. Con l’eternità a disposizione anche la scimmia scrive l’Amleto. Questo è anche il concetto difficilissimo da trasmettere a certi “potenziali” clienti che vedendo belle foto di “amatori” ti dicono “ah ma son poi buoni tutti”

DS: capisco!

AG: vorrei poi riprendere il concetto “creativo” di prima. Iniziamo anche qui a togliere di mezzo un po’ di bestialità che girano. Il processo creativo non crea un fico secco di nulla. Chi dice il contrario, o fa lo sborone – come si dice in bolognese – o non sa di quel che parla. Anzi, spesso tutti e due! Il lavoro di ogni creativo è quello di usare alcun capacità: primo, avere una cultura il più ampia possibile, è la fonte delle idee (e qui tanti fotografi italiani peccano perché sono ignoranti come capre svizzere, c’ha ragione Toscani); due, mettere in correlazione fonti ed ispirazioni diversi, tre, rielaborarle per presentare qulacosa di bello e, possibilmente, non banale. Quindi capirai che più materiale hai a disposizione, cultura, più hai la capacità di vedere nessi e relazioni fra le cose, migliore sarà la tua rielaborazione. In pratica nessuno crea o inventa nulla.

DS: questo vale per la creatività tutta

AG: certo, ma infatti le foto le ho in testa, per quello ti dicevo che sono “studiate”. Spesso ho molto chiaro in testa cosa voglio, qualche volta anche nei dettagli, poi magari, quando sono nel momento “pratico” possono sorgere altri nessi o idee che vengono integrati, ma di base vedo, e più vado avanti in questo mestiere mi capita, che ho già quasi tutto in testa. Come i compositori che hanno in testa la musica, che poi io sia un fotografo significa solo che lavoro sull’immagine e che uso strumenti diversi, i processi sono uguali ai tuoi quando scrivi.

DS: grazie Alessandro. La prossima settimana vorrei parlare con te delle tue fotografie e come si comunica con le immagini. Che ne dici?

AG: bene, chiamami quando vuoi

DS intanto grazie, aspetto le tue foto per mercoledì e ti auguro una buona serata

AG: di nulla, grazie a te, buona serata

 

IMPRESSIONI. Un po’ intimidita ma bene. Riconosco di avere un concetto angelicato di creatività. Da rivedere. Confrontarmi con Guerani mi farà solo bene. Quanta sostanza! Ma in fondo, è solo il primo incontro. Alla prossima.

 

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