L’ispirazione del giorno

Mi piace pensare che questa casa abbia una sua anima, dove la mia ha trovato il suo rifugio ideale.

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L’ispirazione del giorno

Il mistero del violino italiano a Praga. Nell’anima di questo strumento, trovato in un antiquario della magica città ceca, si legge a malapena “Joseph Rocca fecit. Taurini anno Domini 1843”. Ora appartiene alla collezione di antichi strumenti musicali della mia casa. Il violino convive con la chitarra e il mandolino del nonno, con il pianoforte a coda viennese e quello a muro tedesco. Il suo fascino sta nel mistero delle sue origini, del suo viaggio, delle vicende legate ai suoi proprietari. Quanti fantasmi. Non siamo soli a Casa Campanelle.

L’ispirazione del giorno

“L’orologio senza tempo, ma con un’anima”.

E’ il nome di questo antico orologio da taschino Omega, caratterizzato dalle lancette spezzate, dono del bisnonno Giovanni. Ora appartiene ad un ladro di cuori. Si ricarica manualmente quando scocca il desiderio di sentirsi di nuovo vivi. “C’è tempo per ogni cosa, ogni cosa a suo tempo, non c’è un tempo per amare, sono senza tempo gli attimi trascorsi insieme, perché il tempo si è fermato da quando sei nella mia vita”.

Animus loci

Nell’antica Grecia, luoghi quali incroci, sorgenti, pozzi, boschi erano “abitati”: da dèi e dee, ninfe, ‘daimones’. Gli uomini dovevano essere consapevoli dello spirito, della sensibilità, dell’immaginazione che vi sovrintendeva e di come corrispondere al luogo in cui ci si trovava. Nella nostra cultura, invece, a partire da Cartesio e Newton – con le astrazioni del razionalismo e la rivoluzione scientifica del Seicento -, i luoghi hanno perso l’anima: abbiamo sostituito l’individualità, la specificità di ciascun luogo con l’idea di uno spazio “vuoto”, uniforme, che si può misurare e occupare.

Seguendo le orme di Carl Gustav Jung e dei greci, James Hillman – il grande psicologo e filosofo americano che ha riportato al centro della nostra riflessione l’idea di “anima” – recupera l’antica nozione di una natura animata che assorbe i pensieri e le tradizioni degli uomini che la abitano da secoli o millenni. Nel libro “L’anima dei luoghi. Conversazione con Carlo Truppi” (Edizioni Rizzoli, 2004), Hillman parla dell’anima dei luoghi – e del senso della bellezza, e della necessità di preservarlo – con l’architetto Carlo Truppi, in un dialogo nato in un luogo speciale, Siracusa, in occasione di un convegno sul recupero dell’isola di Ortigia. E’ un dialogo che si snoda in una terra di frontiera, e su sentieri diversi e intrecciati lo psicologo e l’architetto vanno alla ricerca di idee e di significati che superano i confini tra le discipline.

E’ un appello a risvegliarsi dall'”anestesia” e dall’incapacità di provare sensazioni che avvolge la nostra cultura, a riscoprire la concezione “animistica”, e dunque pagana, secondo la quale tutto è vivo, tutto ci parla. E’ un atto di fede nella bellezza che sola può restituire un senso all’architettura, al paesaggio, alle città, e alla nostra stessa vita: se case, monumenti e città vogliono dare un contributo positivo alla vita degli uomini che vi abitano, devono rispettare e rispecchiare la natura segreta dei luoghi in cui sorgono: l’anima dei luoghi respira insieme all’anima del mondo e alla nostra anima.

“…ciascuno di noi sa che niente colpisce l’anima, niente le da tanto entusiasmo, quanto i momenti di bellezza – nella natura, in un volto, un canto, una rappresentazione o un sogno. E sentiamo che questi momenti sono terapeutici nel senso più vero: ci rendono consapevoli dell’anima e ci portano a prenderci cura del suo valore. Siamo stati toccati dalla bellezza.” (James Hillman “Politica della bellezza”)

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