Wool & Body

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Su Wallpaper* di settembre alcune immagini della collezione Unexpected Sculpture di Brigitte Niedermair abbinate ad interpretazioni in maglia dell’artista “architetto del corpo” Lucy McRae.

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In attesa del nettare

Coppa Champagne

Baccarat, Collezione Harcourt 1841

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L’ispirazione del giorno

Arte visiva. Il trucco è un’arte. In fondo, è come dipingere un autoritratto.

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Maid Art&Fashion

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Ida Nielsen for Elle Ukraine October 2011

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ELMGREEN & DRAGSET
View of the exhibition “Home is the Place You Left” in 2008,  Kunstmuseum Trondheim (Norway)

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Bedtime stories

Nigel Barker shoots Nadia Lacka, Liliane Ferrarezi, Jordan & Zac Stenmark for the story ‘Bedtime Stories’ in September Issue of Numero Russia. Styled by Diana Masiello. Make-up by Stoj Bulic and hair by Andrew Fitzsimons.

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Pink staircases and french maids

Louis Vuitton s/s 2014

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with Paula Patrice as maid

The Louis Vuitton f/w campaign 2013/14

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French maids backstage kv Louis Vuitton Fall 2011 Runway Show Paris Fashion Week-12 vuitton-pfw-2011-hotel-maid

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Louis Vuitton, 2011

Virtuosismi

Un’antica campana, montata su una struttura in ferro battuto di nobile fattura, viene utilizzata per annunciarsi da chi entra dal portone principale nella grande corte cinquecentesca della casa. Il movimento dell’aria accompagna il suono, nitido e squillante, verso l’alto, attraverso lo scalone, fino ai piani, dove si diffonde in armonia. Segue un’eco di benvenuto. Virtuosismi.

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Incontri domenicali

Apro le porte della mia grande casa per incontrare vecchi amici, uniti dall’amore per le Belle arti e per la Bella musica.

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*Radio Model One Tivoli Audio, vasi in vetro Lovlig&Medveten Ikea

L’attimo raccolto

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Come un pittore. Lago di Toblino (TN), ore 14.45

Con la luce dell’Arte

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La luce dell’Arte illumina volti, giorni, orizzonti. Ed illumina la strada ai miracoli. C’è qualcuno che pur non avendoti mai visto, sa leggere nei tuoi occhi e descrivere in immagini ciò che vi è più intimamente conservato. C’è qualcuno che, con la luce dell’Arte, riesce a traguardare i tuoi desideri, fino a dare loro corpo. Grazie Lorenzo, per questo pezzo della tua arte, per questa tua fotografia, che hai voluto donarmi, così viva su carta, per dedicarla non al mio mondo virtuale, ma alla mia vita reale. Un dono straordinario, e tu sai bene quanto. Fin dal primo momento che vidi questo volto, ho rivisto me stessa, in un altro Modo, in un altro Tempo. Questa “tua” bambina è così drammaticamente potente nella sua fisicità e nel suo spirito! Più la guardo, più mi sembra prenda vita. E la sensazione è quella, un giorno, di non ritrovarla più tra la folla, perché uscita dalla carta ed entrata, di nuovo, nel mio passato.

* la fotografia sullo sfondo è un graditissimo dono dell’amico e fotografo Lorenzo Gatto, scattata in occasione del festino di s. Rosalia, alle ore 19.32 del 15 luglio scorso, in corso Vittorio Emanuele a Palermo.

SOme BEautiful ITems

Un mondo semplice e complesso al tempo stesso, dove le parole autenticità e unicità non sono una bandiera ma il cuore del pensiero che lo genera.
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E’ il mondo di Miniatures di So.Be.It , una collezione moda molto speciale: i capi sono pensati come piccoli involucri capaci di vestire i pensieri di domani. E’ una collezione essenziale, estremamente poetica e assolutamente Made in Italy: i “genitori” sono infatti un piccolo laboratorio artigianale  – che già ha lavorato con Louis Vuitton e Martin Margiela – e un designer sapiente, Marino Orbolato (Adriano Goldschmied, Evisu), la cui versatilità è dimostrata dalla collezione di pezzi unici in vetro ispirati alla natura, 10notforsale.
 
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da Facing north with gracia

Martín, new androgyne on the scene

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Real Doll, Mimi 4, 2013
July 11 – August 16, 2013

Ryan Lee gallery NY

“Esprimere la tensione tra il gesto, la postura e l’espressione destabilizzando l’idea immacolata della cultura suburbana”.

Martín Gutierrez indaga la rappresentazione del corpo femminile, raccontando la donna moderna attraverso quattro manichini da lui creati e immersi nell’ambiente domestico.

Prego, approfondisca.

Mmm…

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la Cerise sur le gâteau

Pierre Hermé

Création emblématique de la Maison Pierre Hermé Paris, la Cerise sur le gâteau, réalisée en collaboration avec le designer ‘Yan Pennor’s est un entremets à partager où le chocolat au lait est mis en valeur sur une variation de textures. Le croquant et l’arôme de son épaisse coque en chocolat au lait éveillent le palais à la fine saveur des textures successives : biscuit dacquoise aux noisettes, praliné feuilleté, fines feuilles de chocolat au lait, avant de se clore sur le fondant de la ganache et la chantilly au chocolat.

Contrappunto italiano

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Taizu Restaurant, Tel Aviv by Pitsou Kedem + Foscarini lamps

Un sofisticato linguaggio armonico caratterizza il Taizu Restaurant dell’architetto israeliano Pitsou Kedem, grazie soprattutto alla scelta degli accessori luce. Per le sale, gli spazi comuni e per la particolare cantina dei vini, le interior designer Sigal Baranowitz e Gali Amit hanno optato per le linee leggere ed incorporee delle collezioni Allegro e Allegretto di Foscarini. Gli elementi in alluminio che compongono le sospensioni disegnate da Atelier Oï si intrecciano in un delicato equilibrio e producono un suono metallico in presenza di un’oscillazione. Questa “musicalità” ha ispirato la denominazione delle tre versioni di Allegro, diverse tra loro per dimensione e colori – Allegro Ritmico, Allegro Vivace ed Allegro Assai – e si ritrova in Allegretto, la collezione di Foscarini nata da una riduzione e rivisitazione dei volumi di Allegro. Un perfetto contrappunto Made in Italy per questo beautiful place in terra straniera.

L’attimo raccolto (in piscina)

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Pensando al grande SLIM AARONS. Pool Area Sheraton Golf Parco De Medici (Roma), ore 18

Quattro donne surreali

2000_90_ph_webAnna Gaskell. Americana, indaga i territori della “surrealtà”, conducendo una lucida analisi su contraddizioni e paure tipiche dell’adoloscenza; indulgendo su luci e tagli inconsueti, compone complessi scenari di grande efficacia.

 

 

 

4200871458_abbb415fffLiza May Post. Olandese, miseenscène di sapore surreale nelle sue opere, in cui l’alienazione è il tema che accomuna icone costruite secondo la tradizione del ritratto fiammingo.

 

 

 

samtaylorwood425Sam Taylor-Wood. Inglese, impagina, con artificiosa eleganza, sequenze sospese tra finzione e realtà; desume infatti, dalle predelle delle pale antiche la scansione per scene successive enfatizzando il non sense di eventi privati che si spettacolarizzano, dilatati nel tempo e nello spazio. 

 

 

 

001Tracey Moffatt. Australiana, narra l’asprezza dei contrasti sociali ed etnici; dibattuta fra culture diverse, ritratta in vesti eleganti, fa trapelare il vano desiderio di lasciare il paese in cerca di un futuro migliore.

 

 

ispirated by A. Quattordio su AD

Per viaggiare ad occhi aperti

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l’ultimo costruttore di globi terrestri

Félicitations!

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“Il est grand temps de vous annoncer qu’à partir du 1er juillet je deviendrai “Principal dancer” au San Francisco Ballet pour la saison 2013/2014 !
Merci encore à vous tous pour votre soutien et votre amitié, merci au public parisien pour toute l’énergie et l’amour que vous m’avez offert, ce fut un immense plaisir de danser pour vous!
Merci enfin à cette magnifique compagnie du Ballet de l’Opéra de Paris pour ces 11ans passés aux cotés d’êtres et de danseurs exceptionnels que je continuerai à admirer toujours.”

Mathilde Froustey

photo by Julien Benhamou

Paradigmi

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CINDY SHERMAN

by Cindy Sherman

Emozioni in forme

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“Cenerentola”

marmo nero del Belgio, cm 50x40x18

Emanuele Rubini

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titolo dell’opera: “Cuore di madre”

autore dell’opera: la mamma

tecnica pittorica: pittura vascolare

anno:  2013

Paradigmi

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IRINA DVOROVENKO & MAXIM BELOSERKOVSKY

photo by gonews.it

Una spremuta ad arte

Il valore di un’icona senza tempo, di un vero bestseller, è dato anche dalla sua capacità di reinventarsi. Dopo 170 anni di storia il calice Harcourt di Baccarat ha incontrato una nuova funzione, quella di spremiagrumi grazie a Guillaume Noiseux, giovane studente dell’ECAL. E il mito si rinnova.

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L’ispirazione del giorno

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“Io ritengo giusto avere… avere uno scopo, compiere un qualche cosa, convincersi che la vita abbia un senso… avere qualcosa a cui aggrapparsi in ogni evenienza, è necessario… significare qualcosa per gli altri, non trovi che ho ragione? Lo so che ti sembra puerile ma… io ci credo fermamente… ahh questa pioggia che non vuol finire”

da “Persona” di Ingmar Bergman (1966)

Vivienne Westwood for the English National Ballet

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See the the dance company’s new campaign

Paradigmi

  CHEN LIN

photographed by Laura Cammarata for GLASSbook

Come un commiato

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Giuseppe De Nittis
Colazione in giardino, 1883
Olio su tela, cm. 81×117
Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis

In questo dipinto, che rappresenta una colazione all’aperto, il pittore ha lasciato la moglie, il figlio e il suo tovagliolo al tavolo e si è alzato per andare a dipingere… il quadro. Un commiato.

Dal 19 gennaio al 26 maggio 2013, Palazzo Zabarella di Padova sarà teatro di un eccezionale evento dedicato a Giuseppe De Nittis (1846-1884).

Paradigmi

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CARLO GAVAZZENI RICORDI

dalla mostra “Teatri d’invenzione a Roma”

2007
Ink jet print
50 x 100 cm

À la Brasserie Lipp

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Brasserie Lipp, Paris 1969 (Henri Cartier-Bresson)

Paradigmi

 

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Best wishes, SERGEJ FILIN

photo by augsburger-allgemeine.de

Le stanze dei bottoni

 

IL BOTTONE, ARTE E MODA

dal 16 dicembre al 7 aprile 2013

Musei Mazzucchelli,  Ciliverghe di Mazzano (Brescia) 

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Ai Musei Mazzucchelli una grande mostra sulla storia del bottone, a cura di Franco Jacassi. (Forse la più grande mai concepita al mondo). Perché viene allestita in un ‘Museo della Moda’ in Italia? Non solo perché la moda italiana è leader, ma perché vantiamo in Italia la più importante filiera produttiva in questo settore, dai tessuti agli accessori, alla confezione. Soprattutto per quanto riguarda il bottone l’Italia ha una lunga storia, ma anche una presenza produttiva che tuttora è la più importante al mondo, malgrado la crisi. Non sarà quindi solo una mostra storica o per collezionisti, ma anche una storia del bottonificio italiano legato alla moda.

In mostra sarà esposta la collezione di Franco Jacassi, composta da oltre 10.000 bottoni rappresentativi dei vari stili ed epoche, dal Secolo XVIII fino agli anni Novanta del Novecento. Inoltre pannelli didattici sui principali e svariati materiali con cui sono stati prodotti i bottoni. Infine, per dare una visione complessiva, una storia del bottonificio italiano che mette in risalto il lavoro dei nostri artigiani e dell’industria italiana del bottone.

L’attimo raccolto (il Primo dell’anno)

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Magie. Sala Dorata del Musikverein di Vienna, ore 15.40

L’ispirazione del giorno

kMusiche. Per le orecchie, per il palato, per gli occhi… per il cuore.

Mouvement

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OLIVIER DE BRITO 

I love dance from long time, i made 2 years contemporary dance at school, and i know it’s on me… well I strated painting from 7 month for know and I’m really happy that’s dancers like my paintings, you know it’s really mean a lot for me.

The dance, the women and I, that’s my paintings.

New Araki

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Nobuyoshi Araki. Bondage è l’ultima opera d’arte dell’artista giapponese Araki edita da Taschen. Un cofanetto d’arte, realizzato in legno, in edizione limitata (845 copie), ognuna numerata e firamata dall’artista, che contiene tre libri fotografici (600 pagine) rilegati a mano secondo la tradizione giapponese. Questi raccolgono un’importante selezione di fotografie scattate da Araki. E’ disponibile anche una versione ancor più preziosa del libro (di sole 50 copie), in cui le foto sono stampate su carta fotografica.

Ai piedi di una Donna

Oh, where did hunter win

So delicate a skin

For her feet.

You lucky little kid

You perish, so you did

For my sweet.

To my Mistress’s boot

Frederick Locker Lampson

Matteo Tom Ford 013

photo by CLAUDIO AMADEI for T & M

 

Seduzione in punta di piedi

Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.

 Apri la punta, scopri il tallone

Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.

Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.

Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.

Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.

Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.

Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.

 Il secolo dei Maestri

Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.

 Su misura, per poche

“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.

Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.

Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.

L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.

Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.

 Feticismo in punta di piedi

Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.

Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.

Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.

Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…

 

Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)

Paradigmi di stile

fotoDal più alto del tacco discende a terra una campata di ponte inclinato o toboga capovolto, la parte della suola che non tocca mai il suolo e si conserva lucente e nuova, rigida nel portamento, flessuosa nei contorni, intatta come fosse intangibile.

E’ questa la zona della scarpa più sconcertante, che nasconde una perenne giovinezza là dove meno lo sguardo può raggiungerla, e ispira alla mente una leggera vertigine, come il dritto che diventa rovescio nell’anello di Moebius.

Dal rovescio si torna a passare al dritto con la cupola della punta, che è la parte più in vista dall’alto e di fronte, prua e polena, e come tale esprime lo spirito della scarpa, l’immagine che essa inoltra al mondo; ma è anche la parte più direttamente e saldamente attaccata alla terra, come per riceverne forza e una fierezza ostinata, quasi proterva. La varietà delle fiancate e staffe e cinghie corona la scarpa in un disegno aereo in cui i vuoti occupano più spazio dei pieni, come il sartiame di una nave…

Italo Calvino

I maestri del Tempo

“Un giorno sarebbe bello se tu dedicassi un post ai grandi visionari dell’alta orologeria moderna. Perriard, Bouchet, Maximilian Busser, Urwerk, e via dicendo…

… Così, potremo partire dal giovane protagonista del film, apprendista orologiaio di Tempi passati. Ed arriveremo al genio visionario di Maximilian Busser. Un percorso affascinante. Realizzato in esclusiva per te”.  MM

 

Hugo Cabret 

« Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu! » (Hugo Cabret)

Chissà se il giovane e talentuoso Hugo, alle prese con i suoi movimenti meccanici che segnalavano l’ora esatta ai viaggiatori in transito nella stazione ferroviaria di Montparnasse, avrebbe mai potuto immaginare che pochi decenni dopo si sarebbe arrivati alle visioni che alcune menti geniali hanno inoculato al mondo della micromeccanica orologiera.  Una rivoluzione costante. Nell’approccio, nei materiali, nel design. Testimonianza dei limiti che la mente umana supera anno dopo anno. Incessante e mai doma.

 

Vincent Perriard, cuore pulsante di HYT Watches.

A lui dobbiamo la nascita dell’incredibile H1, forse la realizzazione più interessante che il mondo dell’alta orologeria ci ha regalato quest’anno. La sua caratteristica peculiare è questa: le ore sono indicate da un liquido che scorre intorno al quadrante. Questo accade grazie a due piccoli compressori che sono situato nel retro del movimento. I minuti sono segnati in un piccolo quadrante posizionato ad ore dodici mentre i secondi continui si leggono tramite una girante con palette simili a quella di una turbina. Non può mancare, ad ore tre, l’indicatore della riserva di carica. Ma forse è opportuno lasciare spazio alle immagini per comprendere meglio quest’innovativo capolavoro d’ingegneria idromeccanica.

 

Emmanuel Bouchet crea Opus 12 di Harry Winston.

A bocca aperta. Questo è ciò che si prova di fronte a questa visionaria realizzazione. Ispiratosi alle leggi Copernicane quindi al concetto che il nostro pianeta ruota intorno al proprio asse ed intorno al Sole ecco la rivoluzione di Opus 12. Scompare la concezione delle due classiche lancette segnatempo. Che lasciano spazio a ben dodici sfere ruotanti su se stesse. Posizionate perifericamente sul quadrante. Blu ed argento il loro colore. Esse scandiscono il passaggio delle ore e dei cinque minuti. Arrivando allo spettacolo del cambio dell’ora, quando una corona dentata periferica, ruota in rapida successione tutte le lancette facendo comparire il lato blu per un istante. Un capolavoro di cinematica e micro meccanica moderna.

 

Maximilian Busser 

Affascinante, magnetico ma, sopratutto, fondatore di MB&F. Dove la “F” ha un significato importante: Friends. Perché Maximilian ha creato il suo atelier con un preciso scopo: inventare attorniandosi di amici. Con provata levatura. Giovani e promettenti. Sostiene di non creare macchine che danno il tempo. Bensì che misurano il tempo. Ci racconta la Legacy Machine N.1

 

Urwerk

Tra i precursori più acclamati della nuova Alta Orologeria. Scuotono il Mondo del Tempo con la loro prima apparizione nel millenovecentonovantasette. A Basilea. Come si conviene. “UR” la città in Mesopotamia. L’ “inizio”. “Werk” in lingua tedesca: “Lavoro”. Due le anime del progetto: Felix Baumgartner: figlio di orologiai. Nipote di orologiai. L’arte della meccanica scorre nelle sue vene. Martin Frei: artista e designer a tutto campo. Scultore, pittore, regista. L’estetica di Urwerk è la sua firma indelebile.

 

UR – 210 – Maltese Falcon project

Grazie a MM per questo viaggio emozionante nel Tempo, un dono prezioso, che va ad aggiungersi  – quale pezzo pregiato – alla collezione di cose Belle di T & M. Il Bello senza Tempo.

Il “VetroCenacolo” emozionerà Parigi

Una rappresentazione in vetro dell’Ultima cena che, mantenendo la vivacità di una reale tavola imbandita, ha il potere di trasportare nel passato. E’ “VetroCenacolo”, dal prossimo marzo, in esposizione al Musée Maillol di Parigi.

Il “VetroCenacolo” è una pregevole riproduzione artistica in vetro dell’affresco dell’Ultima Cena che si trova nell’antica chiesa di Santo Stefano a Carisolo TN), realizzata dal maestro soffiatore Silvano Signoretto nella sua fornace di Murano. Un’opera d’arte in vetro soffiato, composta di oltre duecento pezzi tra bottiglie di vino, trote iridee, gamberi di fiume, pani e stoviglie.

Dopo essere stata esposta al Castello del Buonconsiglio di Trento, a Milano e nella Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo, nell’estate scorsa  l’opera del Signoretto è tornata “a casa”. Esposta sotto  le maestose pitture tardogotiche, l’affresco da cui trae origine, è riuscita a rendere per quanto possibile, ancora più suggestiva e affascinante l’atmosfera dell’antica chiesa.  

La piccola chiesetta di Santo Stefano di Carisolo è arroccata su uno sperone di roccia del paese della Val Rendena. E’ stata edificata intorno al 1100, ampliata e decorata nei secoli successivi. Affrescata dai pittori itineranti Baschenis tra il 1461 e il 1532. Sulle pareti esterne è dipinta la famosa “Danza Macabra” splendido esempio di tema iconografico tardo medievale. All’interno è affrescata l’Ultima Cena che spicca per l’immediatezza: il tavolo è apparecchiato con grande ricchezza di vasellame, piatti con pesce e abbondanza di pane e vino in “angastare” (particolare forma di antica bottiglia). Molti gamberi rossi di fiume (all’epoca cibo popolare quotidiano) conferiscono al banchetto una nota colorata di particolare bellezza e significato.

Ora “VetroCenacolo” è attesa a Parigi.

L’operazione culturale che porta “VetroCenacolo” in Europa nasce dall’intuizione della dottoressa Rosa Barovier Mentasti di Venezia ed è promossa dalla Fondazione Maria Pernici Antica Vetreria di Carisolo, presieduta da Manuela Bonfioli.

Si ringrazia la Proloco di Carisolo per le immagini.

Un air de Noël

TIMELESS COLLECTION by Reuge The Art of mechanical Music

Un Dono senza tempo per il Suo Natale.

Il dolce della ballerina

PAVLOVA ALLO ZABAJONE E MELAGRANA

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Blur

Blur, dall’Inglese illeggibile, è il titolo di un progetto dell’artista trentino Luciano Civettini .

Si tratta di libri speciali, o meglio, diventati speciali. Libri di varie dimensioni, ai quali Civettini ha rifatto la copertina. Ognuna intitolata Blur, numerata e dedicata ad un tema. Ogni libro viene poi inglobato nelle resine trasparenti e sigillato completamente. Non più apribile, il libro come oggetto, cambia di significato; la storia che racconta rimane un segreto del quale si può intuire solo una piccola parte attraverso le immagini della copertina.

Paradigmi

SETTIMIO BENEDUSI

“La fotografia non documenta la realtà.

La fotografia non riproduce la realtà.

La fotografia crea una nuova realtà.”

Andare lontano

Oggi, dopo tanto tempo, ho riaperto questo libro d’arte.

Oltre ad un’autodedica, datata 2002

vi ho trovato immagini meravigliose che mi hanno portata lontano. Vi porto con me

in Indonesia, Bali. Sciarpa femminile portata sul petto o sulla spalla (splendang) in broccato di fili di seta e di metallo e ikat.

In Cina, Manchù. Abito femminile informale in seta (pao) con farfalle colorate tessute mediante tecnica ad arazzo, bordi con galloni tessuti e ricamati.

In Tibet. Mantello in raso di seta, tecnica ad arazzo (kesi) con disegni di nuvole e fodera in seta rossa.

In Giappone (Hikoshi-Banten). Giubba da pompiere con diversi strati di cotone trapuntato.

In Turchia. Broccato di seta malva e argento con fili di metallo sovrapposti per bordi lavorati ad ago e bottoni intrecciati.

In India, Kutch. Gonna in raso (gaghra) ricamo in seta a punto catenella con motivi di pavoni e fiori.

In Indonesia, Sumatra, isola Muntok Bangka. Scialle in seta (limar) con trama centrale molto fine rossa e gialla lavorata con tecnica ikat circondata da fili di metallo in decorazione songket.

In Uzbekistan. Broccato di seta cinese e ricami a punto catenella in seta di frutti Nimuri e tulipani.

In Siria. Abito femminile delle zone rurali (thob) con ricami in seta.

E in Iran. Seta rossa e verde con ricami in seta raffiguranti piccoli motivi floreali e animali.

da Costumi e tessuti dell’Asia. Dal Bosforo al Fujiyama. Collezione Zaira e Marcel Mis. Skira, 2001.

Preziose scoperte

Una scoperta che segna l’inizio di una nuova era nella storia dei sepolcri di Abu Sir e Saqqara in Egitto. Durante la stagione di scavo, che ha avuto inizio nel mese di ottobre, è venuta alla luce la tomba di una principessa risalente alla quinta dinastia (circa 2500 aC), ad Abu Sir regione a sud del Cairo.

Gli archeologici dell’Istituto ceco della missione di Egittologia, finanziato dalla Charles University di Praga e diretto da Miroslav Bartas, hanno scoperto l’anticamera della tomba della principessa Shert Nebti, che contiene quattro colonne di calcare con iscrizioni geroglifiche che riportano il nome della principessa e sulle testate, l’iscrizioni “la figlia del re, gli uomini e la sua amante Salbo venerato davanti a Dio onnipotente”.

La squadra di archeologi ha scavato un corridoio a sud-est dell’anticamera, che porta ad altre due tombe risalenti sempre alla quinta dinastia dei Faraoni e appartenenti, secondo le iscrizioni, a funzionari di alto livello tra cui un “grande difensore della legge” e un “ispettore dei servi del palazzo”. Nel corridoio sono stati rinvenuti quattro sarcofagi di pietra calcarea che contengono statuette di un uomo, un uomo accompagnato da suo figlio, e due uomini con una donna.

Preziose scoperte.

(fonte, Phys.org)

Memento

1965. Lampada da tavolo “Pipistrello” per Martinelli Luce by GAE AULENTI

photo by arredamento.it

Passioni recuperate

Sono più di 20 anni che Recuperando raccoglie piastrelle antiche. Tantissimi modelli di piastrelle antiche italiane, come Piastrelle di origine Siciliana provenienti dalle manifatture di Caltagirone, Santo Stefano di Camastra, Burgio, Sciacca e piastrelle di origina Campana provenienti dalle manifatture di Napoli Via Marina, Cerreto, Vietri sul Mare, Cava dei Tirreni, Torre del Greco.

Parallelamente a queste, Recuperando propone anche delle riproduzioni, copie di piastrelle antiche e pannelli a più piastrelle, decine e decine di modelli diversi tra italiani, ispanici, portoghesi e arabi.

Nel singolo dettaglio delle piastrelle antiche, oltre alle misure, prezzo e disponibilità, vengono indicate anche la Qualità e la Manifattura. La maggioranza delle piastrelle ha un marchio impresso sul retro, il biscotto appena formato e posizionato sul piazzale della manifattura veniva marchiato prima della cottura, quando l’argilla era ancora morbida e umida. I marchi antichi sono bellissimi ed è interessante tramite questi risalire alla provenienza e alle varie famiglie napoletane e siciliane che effettuarono la produzione.

Guido Frilli, l’anima di Recuperando, ha lavorato anni per la compilazione e classificazione di questi marchi e ha raccolto tutta la bibliografia antica e moderna reperibile sul mercato. Foto e disegni dei marchi antichi, censiti in più di 30 anni di ricerca, grazie all’aiuto di conoscitori, appassionati, collezionisti, professori universitari e gli eredi delle famiglie produttrici.

Tutto questo, solo per passione.

I peccati della carne

BRACIOLE DI MAIALINO AL FORNO CON COMPOSTE DI CORNIOLA E AZZERUOLE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

“Se il Signore vorrà…”

Gerusalemme

“Durante il viaggio di ritorno a Gerusalemmme, nelle ore di aereo, di attesa, di macchina mi ha frullato per la testa un versetto della lectio di venerdì che condannava piuttosto duramente coloro che dicono: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni“. Gc 4,13. Che parlasse proprio di me? La città è Gerusalemme, gli affari e i guadagni sono forse tutte le attività che ho in mente di fare… La testa lavora, programma, si preoccupa, incasella, predispone… Beh, l’impatto invece è stato bellissimo. Non credevo di avere così voglia di tornare!

… Sistemate le valigie, fatto un riposino ho preso la bici e sono andato in città. Che bello pedalare per le salite e le discese intorno a Gerusalemme! Che emozione entrare da porta Sion e percorrere in senso vietato la strada del quartiere armeno e arrivare a porta Jaffa, schivare i religiosi che vanno al muro, i turisti e i portantini con i carretti… Ho subito incontrato diversi amici che mi hanno fatto sentire a casa, che si erano misteriosamente accorti della nostra assenza prolungata!

Poi mi sono tuffato nella folla dei pellegrini del Santo Sepolcro. Tantissimi. Il calvario e il la Tomba circondati di voci e di volti tutti diversi. Mi sono raccolto per leggere i salmi del vespro. Mi sembrava di avere la Basilica tutta per me. Poi sono andato a messa dalle suore dell’ospice…

Nel tornare a casa, pedalando con ancora maggiore energia, ho scoperto di avere le pile scariche… sia quelle della macchina fotografica – così non sono riuscito a scattare nemmeno una foto di questo primo giorno – sia quelle delle gambe – ho fatto fatica a raggiungere il portone di casa in cima al monte!

Meglio allora prendere la salita con più calma… e dire, ancora insieme a Giacomo apostolo, se il Signore vorra’ vivremo e faremo questo o quello.”

da Conversando con Gerusalemme

Art du bijou

Mon jardin secret

Lydia Courteille

« Elle a le génie du bijou” (Karl Lagerfeld)

Orizzonti

“L’ELEGANZA. Ed i suoi orizzonti.”

deArchitettura.com

Venus corrigeant l’amour

Paysage aux Oiseaux

 Chantaride

 Aux Fleurs des ChampsJeu de Cartes 

Paysage al Or

Sono le Bernardaud Tasses Historiques.

Cocina española de Guerani

Pepe Carvalho, il detective buongustaio nato dalla penna di Manuel Vazquez Montalban, arriva in libreria con Cucina spagnola, un ricettario corredato dalla FoodArt di Alessandro Guerani.

An oniric love story

“The Search” by Drake Doremus for Sergio Rossi video

Femminilità senza tempo

Una femminilità che va oltre codici e distanze. L’Alta Moda, secondo Dolce & Gabbana, affonda le radici nel territorio. Quello d’origine, amato e rivissuto, sotto varie forme. Luogo di luci e ombre, di sacralità e sensualità. Dove si muovono figure magiche e carnali.

La protagonista di questa favola è Monica Bellucci fotografata da Paolo Roversi per Vogue (suppl. settembre). “Posso dire che Domenico, Stefano e io, da mediterranei, troviamo la nostra fonte di ispirazione nelle donne che abbiamo amato, che ci hanno fatto sognare. Donne dalla forte personalità, come le nostre nonne, mamme, zie. Esempi di femminilità che è stata portata sullo schermo dalle grandi attrici italiane del cinema di Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica. Dive che hanno saputo trasmettere questo modello di femminilità al mondo”

Il nero, che la tradizione vuole simbolo del lutto e quindi deputato a mantenere le distanze, diviene ora, con un abile gioco d’ironia, il colore della seduzione. Mentre il pizzo, nella sua perfezione esecutiva, richiama quell’idea di unicità che è il fondamento dell’Alta Moda. Pizzi sontuosi e ricercati, realizzati da mani sapienti, si alternano a fastosi broccati nei quali la seta più preziosa si intreccia con il filo d’oro, fra suggestioni cinematografiche e rievocazioni di antichi splendori. Capolavori unici, nati per essere interpretati da donne straordinarie.

“Abiti meravigliosi, frutto di un eccezionale lavoro artigianale. Abiti di gran lusso, ma che non creano, tuttavia, quell’effetto di distanza che capi così importanti e sofisticati talvolta possono suscitare. Anzi, ti viene voglia di indossare queste stupende creazioni anche in occasioni meno formali”. (MB)

Red passion

by Alessandro Guerani

FoodOgrafia

 

Cornel Lucas, la prima volta a New York

Dal 6 settembre al 28 ottobre 2012 una mostra delle opere di Cornel Lucas è ospitata da Fiorentini + Baker nel negozio e showroom di New York. Per la prima volta il celebre fotografo britannico, che festeggerà il suo 92esimo compleanno durante il periodo di apertura dell’esposizione, espone al pubblico le sue opere a New York. 

Stampe contemporanee e stampe d’epoca originali, che ritraggono alcune delle star più celebri del cinema, sono protagoniste di una retrospettiva che copre quasi cinque decenni.

Durante i suoi oltre settanta anni di carriera, Lucas ha fotografato diverse tra le più grandi stelle del mondo del cinema, sui set cinematografici dei Pinewood Studios a Londra e di tutto il mondo. Marlene Dietrich è stata probabilmente il soggetto più celebre e il primo di molti volti immortalati da Lucas al culmine della loro celebrità. Brigitte Bardot, Joan Collins, Katherine Hepburn, Jean Simmons, Claudia Cardinale, David Niven, Lauren Bacall, Federico Fellini, Gregory Peck, Diana Dors, Steven Spielberg e molti altri personaggi noti, sono stati catturati dall’obiettivo di questo fotografo, contraddistinto dal suo elegante stile film-noir.

 

Le sue immagini incarnano in tutto lo stile e il fascino di un’epoca: questa forte caratterizzazione temporale ha conquistato a tal punto Deborah Baker, designer e proprietaria del marchio di calzature Fiorentini + Baker, da spingerla ad invitare Lucas ad esporre nel flagship store Fiorentini + Baker in Mercer Street, a New York. “Quando ho visto per la prima volta il lavoro di Cornel in una galleria di Londra sono rimasta subito affascinata dalla bellezza e dallo stile che sprigionavano le sue immagini” – spiega Deborah Baker – “Raccontano un’era di stile e di glamour che ammiro molto e l’originalità del suo lavoro ha rappresentato per me un’importante fonte d’ispirazione. Siamo davvero orgogliosi di ospitare questa entusiasmante mostra”.

Cornel Lucas è stato il maestro del banco ottico formato 12 x 10: ritratti mozzafiato, ricchi di dettagli, pieni di vita e di luminosità. Lucas, l’unico fotografo ad aver mai ricevuto un BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), il prestigioso premio del cinema britannico, per i suoi servizi per l’industria cinematografica, è definito dalla rivista inglese Royal Academy come “uno dei più grandi fotografi inglesi di ritratti del XX secolo”.

“Avevo dieci anni quando mia madre mi ha regalato una macchina fotografica Kodak Brownie. Grazie a questa fotocamera e alle mie sei sorelle, che ho obbligato a posare per me, ha avuto inizio la mia passione per la fotografia. Il mio primo desiderio era quello di sfruttare luci e ombre per far risaltare la bellezza e la sensualità dei miei soggetti” – spiega Lucas – “Lavorando all’inizio della mia carriera nell’industria cinematografica, sono stato fortemente influenzato dai migliori registi e cineasti, sia inglesi sia americani. Sono entusiasta di esporre a New York, sarà la mia prima volta, e ringrazio Deborah Baker per avermi gentilmente offerto questa meravigliosa opportunità”. 

La mostra inaugura il 5 settembre con un opening su invito e sarà ospitata fino al 28 ottobre da Fiorentini + Baker, a Soho, NYC. Tutte le opere esposte, sia le stampe originali d’epoca sia quelle contemporanee, saranno in vendita al pubblico. 

Il lavoro di Cornel Lucas è esposto nelle collezioni permanenti di prestigiose istituzioni come la National Portrait Gallery, il Victoria & Albert Museum, la Photographer’s Gallery (Londra) e il National Media Museum (Bradford). Le sue opere sono state esposte anche presso la Fetterman Peter Gallery (Los Angeles).

Spaghetti with Clams

SPAGHETTI ALLE VONGOLE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

 

@savetheglobes

Arte e storia si proiettano nel futuro. In un capolavoro di Vincenzo Maria Coronelli, il mappamondo del XVII secolo conservato alla biblioteca Angelo Mai di Bergamo, verrà inserita una “capsula del tempo” con i tweet più belli destinati a essere letti nel 2400. Un messaggio per il futuro. Per partecipare, scrivere su Twitter entro novembre un messaggio includendo nel testo @savetheglobes. (da Vogue)

Art tattoo al collo

Young  Horiyoshi III Single Gaze Scarf, Natural/Ink, Free Size

60% Silk and 40% Cashmere
Rectangular Scarf
Size: 110 cm x 200 cm

Dedicata a coloro che comprendono ed apprezzano l’art tattoo, questa sciarpa in seta e caschmere è una delle creazioni della leggenda vivente Horiyoshi III, il maestro giapponese che ha trasformato la sua  arte in una linea di capi di lusso, come t-shirts di manifattura giapponese, cardigan di cashmere, abiti tunica e sciarpe generose fatte dai filati più pregiati importati dall’Italia.

“Vieni via con me”, storie in giro per il mondo, ma straordinariamente tanto vicine

Vieni via con me è il titolo di un’avventura letteraria nata dalla mente e dalla penna di un giornalista/scrittore che si cela dietro lo pseudonimo di Henry J. Ginsberg. Vieni via con me vuole essere, in primo luogo, un invito ad evadere dalla realtà e a sentirsi coinvolti dalla situazione descritta e vissuta dal protagonista o dai protagonisti del racconto, in qualche angolo del mondo. Abbiamo tanto bisogno di viaggiare e di conoscere, anche solo con l’immaginazione!

Vieni via con me è quindi un richiamo che, di volta in volta, sarà affettuoso o passionale, dolce o imperativo, rassicurante o misterioso. Ad un certo punto, sarà facile riconoscersi in uno dei protagonisti. Sarà allora che risponderemo all’invito di Sir Ginsberg, sarà allora che “andremo via”, per davvero. E la vera sorpresa sarà scoprire per dove e con chi.

Per settimane, l’autore ha preso il nostro cuore e lo ha portato in giro per il mondo.Viaggio dopo viaggio, meta dopo meta, i lettori di T&M si sono appassionati all’appuntamento domenicale. “Io vengo, dove mi porti?” scrive un lettore. “E’ solo mercoledì” scrive Sonia di Milano. “Mancano ancora quattro giorni a domenica e al racconto d’autore di Henry. Aspetto con ansia” commenta Angela su Facebook.

Man mano che la settimana volge al weekend, la curiosità cresce: “Adoro la piovosa, frizzante, grigia aria di Londra. Anch’io, preparati Maria Teresa, sarà più tempestosa del solito.. eh, l’amour!”. E ancora: “Non vedo l’ora, è sempre un tuffo nel passato… e al cuore…”

Alcuni, che avevano lasciato un pezzo del loro cuore in una di queste città, lo hanno ritrovato in Vieni via con me. “Sembra l’ultimo litigio fatto con la mia ex ai tempi bui, basta che ci metti un finale con una parolaccia ed è il testo da recitare …”. “Il tempo….. commossa, grazie ! Buona domenica”. “Ma voi due per un motivo o per l’altro mi fate sempre piangere tutte le domeniche. Cambia il titolo in Vieni a piangere con me ! Un abbraccio. Lacrime belle, grazie ancora“.  “Ok lo ammetto… L’ho riletto già tantissime volte. Ah, questi fantasmi… bacio”.

Non resta che continuare il viaggio. Fino alla pubblicazione del libro a cui Henry J. Ginsberg sta lavorando, ovvero la raccolta di tutti i racconti pubblicati su T&M arricchita da nuovi capitoli inediti, nuove mete, nuovi sentimenti, nuove emozioni.

Presto, solo su T&M.

I viaggi pubblicati fino ad ora:

Barcellona

Chicago

Vienna

Milos

Dublino

Faro

Trieste

Edimburgo

Monaco

Otranto

Itaca

Firenze

New York

Copenhagen

Palermo

Praga

Colombo

Londra

Atene

Parigi

Rio

Istanbul

Bath

1864. L’Occhio mongolfiera di Odilon Redon

Un enorme globo oculare che, come un pallone di mongolfiera, si innalza al di sopra dell’orizzonte. Potrebbe alludere ad un invito ad elevarsi al di sopra delle cose comuni, ad allargare gli orizzonti della nostra conoscenza?

Paradigmi

KATE MOSS

photographated by Ellen von Unwerth (1992)

Remi Rebillard

REMI REBILLARD

The French photographer who produces photos that are not only thought-provoking and enticing, but completely and utterly sexy.

Scherzo… al cuore

Franz Liszt Scherzo und Marsch, Igor Cognolato pianist

Nicola Kuperus

Resuscitation

NICOLA KUPERUS

 an American musician and photographer

Artigli scarlatti (Scarlet claws)

CARAVAGGIO IN CUCINA by Renato Marcialis

Florencia Mazza Ramsay

FLORENCIA MAZZA RAMSAY

 fashion and commercial photographer from Buenos Aires, Argentina

 

Sensi unici

Udito e vista. Il lettore viene sollecitato con l’ausilio di due forme d’arte, la scrittura e la fotografia, ad apprezzare la stessa opera, in questo caso, il Palazzo Ajutamicristo a Palermo.

Qualche pagina addietro, nel testo di Cesare Cunaccia per Casa Vogue (10/2012), sono le parole, da sole, con la loro forza, ad avvolgere di fascino il lettore e ad accompagnarlo in una visita guidata esclusiva al palazzo.

Qui invece, l’esercizio della vista è affidato agli occhi di Lorenzo Gatto, fotografo palermitano, che guida nuovamente il lettore tra quelle nobili mura. Lorenzo Gatto sa interpretare ed immortalare la passione. E lo fa anche in questi scatti, dove il fuoco è principlamente su quei dettagli – valorizzati da colori e geometrie – che da soli, con la loro forza, costituiscono i segni di una storia d’Amore immortale.

In entrambi i casi, si accede ad un Palazzo Ajutamicristo vivo, che fa battere il cuore. Perché in fondo, la passione ha un senso unico.

Nobile, affascinante Sicilia

Visita guidata a Palazzo Ajutamicristo, topos dell’antica nobiltà palermitana.

testo da Cesare Cunaccia per Casa Vogue (10/2006)

Estate siciliana, scirocco. La vecchia Palermo, col suo traffico disordinato, le botteghe i rumori e odori stridenti. Facciate di palazzi sventrati dai bombardamenti del 1943 e abbandonati per decenni, ora investiti da un fervore generale di restauri, peraltro non sempre felici. Via Alloro, con i suoi fantasmi barocchi e rocaille. Attraverso un solenne portale, si è però subito altrove. Il cortile è enorme, ciuffi di bananiers e oleandri, una vasca ellittica di marmo cui si abbeveravano i cavalli. La percezione di un universo lontano, dalla speziata fragranza esotica, ti assale di colpo. Le “balate” lucide della pavimentazione, incendiate dal sole, sono metallo fuso di bagliore accecante. Poi la sorpresa della seconda corte interna, chiusa tra alte parei di pietra di tufo, giallo d’oro colato: la rivelazione dell’anima gotico-catalana originale del palazzo, il portico a doppio loggiato eretto al capomastro Matteo Carnilivari – autore del coevo Palazzo Abatellis – per Guglielmo Ajutamicristo, barone di Misilmeri e Calatafimi, tra il 1495 e il 1501.

E’ una continuità di vita quella che si riscontra in queste sale che incrociano tradizione aristocratica, passato e futuro, contrasti e sfumature in un gioco antitetico di rappresentazione e intimità. Accumuli di oggetti, pavimenti di Vietri in maiolica dipinta, consoles, specchi dorati Napoleone III, i servizi di Cerreto Sannita biancoverdi, quelli neoclassici di Capodimonte, stipi, scene e ritratti in cera sette-ottocenteschi e presepi napoletani in scarabattoli dorati. Ventagli in cornice, guéridons e vetrine di tartaruga pullulanti di memorie, vetri fragilissimi, ordini cavallereschi e lacerti affettuosi. Una uniforme da balì dell’Ordine di Malta di metà Ottocento troneggia su un manichino accanto al ritratto di Giovanni Calefati, uno dei baroni proprietari della dimora. Colpisce il contrasto tra la reale dimensione dell’abito e l’imponenza fittizia della figura dipinta che lo indossa. Si assomigliano molto tutti i Calefati di varie epoche che in effige abitano le pareti del palazzo avito. L’archivio di famiglia, tomi e tomi rilegati in pergamena, è custodito in un angolo di questo labirinto di sale, anfratti, livelli. Se i bagni sono posti in eleganti retraits settecenteschi ornati di stucchi candidi, la stanza da letto padronale racconta un intreccio di storie familiari tramite miniature, piccoli ritratti, lavori di convento. L’armadio-cappella in lacca bianca e oro è fornito degli arredi liturgici, fior di seta in campane di vetro, un grazioso Gesù Bambino di cera.

La cucina è immensa e accogliente, rivestita a piastrelle di Caltagirone. In sala da pranzo il pavimento è quello quattrocentesco in cotto paglierino, e i mensoloni gotici policromi sospesi a mezz’aria svelano l’esistenza dell’antico soffitto ligneo originale a carena di nave, celato dietro la volta affrescata del secolo dei Lumi da Giuseppe Crestadoro e dal quadraturista Benedetto Cotardi con un cero azzurro su cui libra lo stemma dei Paternò.

L’enfilade dei salotti conduce al vasto alone da ballo, il “camerone”, realizzato tra il 1763 e il 1766 da Andrea Gigante: sul soffitto, l’affresco di Giuseppe Crestadoro raffigura “La gloria del principe virtuoso”. Qui, dove nel Settecento Aloisio Moncada dava feste mascherate cui “scandalosamente” ammetteva, oltre al corpo nobile, “non pochi del civile”, il nonno dell’attuale barone Vincenzo Calefati scorrazzava da piccolo a bordo di un calessino trainato da un asinello. E qui, ai tempi di suo padre, un trenino inglese si sviluppava dalla cucina per i vari ambienti, recando una tazza di caffè dolciumi e frutta senza l’ausilio di domestici. Nel pomeriggio rovente gorgoglia l’acqua di un ninfeo seminascosto da papiri e da una nuvola di gelsomino. Intanto Lola, pacioso ed elegante corso siciliano, dal lucido mantello nero, stremata dall’afa e dalle intemperanze del trovatello Totò, si accascia sulle piastrelle verdi del “cortile del Petrosino”.

In Sicilia l’ospitalità non è un’opinione, ma una scienza esatta. Un pranzo diviene un evento, un ricordo da serbare, intessuto com’è nel retaggio di quei monsù franco-siculo-napoletani che costituivano il vanto dei vari casati autoctoni, tra l’estrema età barocca e l’ultimo pirotecnico slancio impresso dai Florio nel primo Novecento. Memore di ospiti illustri, dalla regina Giovanna di Napoli a Carlo V, che vi giunse nel 1535, preferendolo al fatiscente Palazzo Reale, al vincitore della Battaglia di Lepanto, don Juan de Austria, nel 1576, Palazzo Ajutamicristo declina ancora una secolare sapienza nell’accogliere.

Sua autentica anima è Pia Calefati di Canalotti, che, col marito Vincenzo, presidente regionale del Fai, è impegnata nel recupero di antichi splendori siciliani abbandonati all’incuria ed è anche un’attenta conoscitrice di quella peculiare forma gastronomica siciliana “di palazzo” che custodisce sapori inimitabili, sofisticatezze da iniziati. Ben lo sanno quanti hanno avuto il privilegio di vistare questa casa, testimone di una civiltà che, malgrado tutto, seguita ad esistere. Personalità come Riccardo Muti, un incuriosito Carlo Rambaldi, Lynn Forrester de Rothschild, donna Marella Agnelli, Franco Maria Ricci o Tom Parker Bowles che, sorprendendo il barone Vincenzo al ritorno dalle campagne, gli chiese dove acquistare i pantaloni da caccia che indossava. O Elizabeth Chatwin, che amava narrare aneddoti palermitani e greci del marito Bruce, in una serata di tarda primavera.

Miracoli di una casa dall’ininterrotta secolare esistenza, da un luogo che dispone alla confidenza, ad una joie de vivre sottesa, segreta, emblematica.

lundesnombreux

lundesnombreux is a really good photographer from Milan


Writing with light it’s a dependence
avoid dependences, don’t give into them
because they will take hold of you
and you will never be able to do without

None of us is the craftsman of average art
None of us produces anything
we just catch
what reality reflects

As we feel this strong
istinctive need
we surround ourselves
with magnificent life
and we do everything we can
to be ready

ready, in the nick of time,
to catch the light reflected by your skin
and to hit, in the following moment,
the tangible matter
and our existence, too

and I’m just one
one of many

10x13_berlin

Berlin………………………………………………………………………………………………………………………………..art . fashion . design . architecture . lifestyles . people . places
10x13_berlin is a project of pocket magazine + blog, dedicated entirely to Berlin. By Enrico Frignani.

Tonight

 The Dutch National Ballet will dance Giselle at the open air culture theatre of the International Festival.

Un intreccio di passione

“Velo da calice in Lampasso”. Francia, 1720. Archivio Rubelli, Venezia.

Spirito geniale

Niccolò Paganini – Capricho N.24 La Menor Quasi Presto interpretato da Ara Malikian

Royal Thursday, Suoni d’Estate a Palazzo Reale

E’ stato inaugurato giovedì 5 luglio scorso con un Fashion Party, il giovedì musicale firmato Giacomo Caffè.  Royal Thursday – Suoni d’Estate a Palazzo Reale è un festival di concerti live e dj set completamente gratuiti per la città di Milano ideato dall’Art Director Filippo Tota e Rosario Pellecchia.

L’atmosfera ottocentesca e raffinata è la cornice del palco di Giacomo Caffè, lo storico punto di ritrovo all’interno del Museo di Palazzo Reale, in cui si esibiranno:

Giovedì 12 luglio: Gigi Cifarelli e Ronnie Jones “tribute to George Benson” a seguire dj set con Diego Angelico Escobar from Atomic Bar.

Giovedì 19 luglio: “Una bella serata” con Ottavo Richter live concert a seguire Alex de ponti dj set

Giovedì 26 luglio: Flabby in concerto. Il  raffinato sound del new jazz di  Rosario Pellecchia e Fabrizio Fiore

Colazione Mediterranea rimane l’appuntamento della domenica. Ogni domenica dalle 12.30 alle 15.00 il brunch dal sapore tutto italiano vede protagonisti i piatti della cucina italiana in puro stile Giacomo. Per rendere Colazione Mediterranea un luogo d’incontro aperto a tutti, ci sarà anche un menù bambino e una “tata” accoglierà tutti i piccoli ospiti per intrattenerli con attività ludiche.

Save the dates.

In hoc loco manebo optime

CASA CAMPANELLE

Patrizia Cescatti Savoia – Acquerello

L’ispirazione del giorno

Sì, rimane lì, “per bellezza”, questa confezione di pasta Felicetti, nella mia cucina, in mostra tra le pentole di rame firmate Navarini. Perché è questo il vero valore che attribuisco ad uno dei prodotti dell’eccellenza trentina, al pari di un’opera d’arte, d’artigianato o di design. L’ho scelta tra le paste migliori per il suo valore aggiunto, ovvero di essere espressione del mio territorio. Ma ora, pasta! Sono le 19, è tempo che il fusillo incontri a suo modo il sugo.

L’ispirazione del giorno

Il bello di fermarsi alle apparenze. E’ ciò che suggerisce questa tela raffigurante una dama del ‘600 vestita di un abito ricco di raffinati dettagli e di gioielli dal gusto squisito. L’arte favorisce l’educazione alla bellezza, la sensibilità alla meditazione, la capacità di concepire l’etica grazie all’estetica. Osservare. L’attenzione è catturata e trasformata in ispirazione. Un affascinate gioco di luci ed ombre, di sfumature e di intensità cromatiche. C’è storia, cultura e fantasia. Bastano pochi minuti. E già lo sguardo è capace di andare più lontano.

Cheese, please

Quello proposto è uno straordinario “Carrello dei formaggi”, interpretato dal fotografo di food e still-life, Alessandro Guerani.

Caciotta

Formaggio di Capra e Misto

Parmigiano

Gorgonzola Piccante

Pecorino Toscano Stagionato

 

E’ FoodOgrafia

Nadia Leita, designer per Natura

Ciò che mi affascina di Nadia Leita è che disegna la natura e realizza arte con la natura. Una sensibilità particolare, quasi ancestrale, un talento ancor più che un dono. Anche una responsabilità, visto che la natura è già una forma d’arte. La più vera.  

Nadia, come nasce il suo rapporto con la natura e come lo vive?

La Natura è parte di noi e noi stessi siamo parte della Natura in un ordine e in un disegno continui e perfetti. Concepisco la Natura come un’equazione matematica dove tutto armoniosamente si completa in una sequenza e in una logica con andamento perfetto e continuativo che tende all’infinito. La Natura quindi non si inventa, non si disegna e non si realizza. Possiamo avvicinarci alla Natura con umiltà e con spirito di osservazione solo per amarla profondamente e per cercare di imitarla o rappresentarla. Possiamo trarre ispirazione dalla Natura, avendo la possibilità di godere e utilizzare tutto ciò che è stato creato per appagare i nostri sensi e riequilibrare la nostra anima. Possiamo fruirne e assemblarla un numero infinito di volte, emulando la sua bellezza e perfezione. Se comprendiamo questo possiamo migliorare nel nostro quotidiano ogni gesto e ogni “prodotto” della nostra vita, rendendo tutto più perfetto, più armonico e cercando di dare un ordine e un senso ad ogni cosa ed evento. E’ con questo spirito che mi sono avvicinata fin da piccolissima al “Fiore” e alla “Natura” vedendoli  nella loro origine e essenza come la vera forma d’arte, la più pura ed assoluta, nella quale l’uomo può inoltrarsi e inebriarsi all’infinito; comprendendo che “Madre Natura” è l’unica e vera maestra di vita. Il Fiore e la Natura sono materia, colore, profumo, essenza in grado di rigenerarsi e rigenerarci continuamente. Mi identifico quotidianamente in questo processo che è parte integrante della mia vita. Mi identifico nel mio lavoro, in quello che creo, in quello che tocco. Ogni cosa che realizzo è il prodotto di un processo dove convergono la mia testa, il mio cuore e le mie mani e il risultato sul piano emozionale ha un valore inestimabile… la mia stessa vita, le mie emozioni, la mia energia, il mio io più profondo.

Foto di E. Meneghelli

Nadia Leita è docente presso la sua scuola “Nadia Leita Arte Floreale” e presso istituzioni italiane e internazionali, dove si divide tra consulenze, dimostrazioni, progettazioni e allestimenti. Come la natura, lei è un’artista non “egoista” ma generosa nel momento che dona il suo sapere agli altri. Quanto è importante “seminare” il proprio talento?

Attualmente mi identifico per i miei titoli una Floral designer e docente di Arte Floreale con una laurea in Scienze Naturali. La mia “scuola” è ancora un concetto “in progress”, dove il mio desiderio è amalgamare e unire più discipline che convergano insieme nell’esaltazione della natura e del fiore, oltre che del concetto di “bello” e di “arte”; mi ritengo profondamente ambiziosa ma so di creare un qualcosa che avrà la sua unicità. Un percorso rivolto soprattutto a chi vuol fare dell’Arte Floreale la propria professione e la propria vita, come lo è stato per me. Da anni sono docente in  corsi di alta formazione professionale nell’Arte floreale in varie regioni d’Italia, proponendo vari livelli e specializzazioni. Quello italiano è un iter forte e continuo, che integro periodicamente con esperienze significative e sempre più importanti di docenza all’estero. Come libera professionista opero presso istituzioni italiane e internazionali sia pubbliche che private. La mia attività di Floral designer mi permette di esaltare la mia parte più creativa: quella degli allestimenti e delle progettazioni. Seguo alcune aziende del settore anche per consulenze e periodicamente promuovo la mia arte tramite dimostrazioni pubbliche e aziendali. Come la Natura non trattiene nulla, ogni persona ha l’obbligo morale di donare agli altri. La condivisione e la disseminazione è fondamentale per migliorarsi e crescere nel proprio percorso artistico e spirituale. Anche un fiore se non lascia cadere i propri semi è destinato a scomparire. E’ il ciclo della vita e delle cose. Non mi ritengo un “talento”, ritengo invece che ognuno di noi abbia un talento, l’importante è scoprirlo e valorizzarlo. Non è mai troppo tardi.

Le sue soddisfazioni…

Soddisfazioni infinite, continuative, all’ennesima potenza, un numero fattoriale di volte, ma anche delusioni, momenti di profonda amarezza, sconforto, paura di non riuscire, di non farcela, di non fare abbastanza. La mia scala e la mia vita, fin da piccola, sono state in salita e quanto lunga e impegnativa è stata ed è tutt’ora questa salita! Ho scoperto comunque che se vogliamo, in questo percorso non siamo soli e a volte anche le cose più difficili con la giusta ironia possono essere sdramatizzate. Ho scoperto, anche, che non sempre serve essere pignoli e i peggiori nemici di se stessi, a volte la vita e quello che creiamo possono essere migliori se non seguono la linea che avevamo stabilito. Le esperienze internazionali nel mio settore mi hanno temprata e hanno strutturato il mio profilo; premi, riconoscimenti, qualifiche e diplomi, mi hanno riempito il cuore e mi hanno reso orgogliosa del mio percorso, ma sono una donna semplice che vive di cose semplici nella propria quotidianità. Mi emoziono osservando l’alba o un fiore che sboccia, mi sento appagata quando lavoro nella mia azienda e i clienti mi cercano e mi apprezzano anche per le cose semplici, cerco di mettermi in empatia con loro, trasformo in “fiore” le loro emozioni, dalle più gioiose alle più tristi. Mi sento importante nell’insegnamento, quando “trasformo” le persone… ebbene sì… mi chiamano il “Duce” perchè sono autoritaria, ma ho la responsabilità di formare dei professionisti. E’ una soddisfazione enorme quando accolgo delle persone che si presentano come gommisti, parrucchieri, infermieri, sarti, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, impiegati, ecc. che  mi dicono di voler diventare dei fioristi e aprire il loro negozio di fiori; la soddisfazione enorme è quando arriviamo all’obiettivo e presuntuosamente posso dire di non aver mai fallito. La mia ambizione mi porta a dare il massimo in tutto, tutto deve essere e diventare come io lo voglio e l’ho pensato, questo è il mio approcio soprattutto negli allestimenti e nei concorsi che non sempre vinco, ma dove, devo e voglio lasciare il segno. Devo differenziarmi e così è stato anche per il concorso internazionale svoltosi alla Reggia di Venaria a Torino del 16 marzo scorso sul tema di Leonardo da Vinci dove ho partecipato come “scuola” con i miei ragazzi del Piemonte e dove impegno, creatività, ricerca e ingegno, si sono abbracciati piacevolmente.

Dietro una sua opera ci sono sicuramente talento, ricerca, passione. Cos’altro?

Amore, rispetto, creatività, istintività strutturata e allenata, studio e finalità… e forse tanto altro, a volte anche simbolismi e messaggi subliminali… il linguaggio dei fiori è misterioso e profondo.

La natura, i fiori, sono uno strumento eccezionale per sviluppare i nostri sensi. Quanto è importante questo nella comunicazione della sua arte?

E’ tutto! Solo una persona sensibile  e predisposta naturalmente al bello, all’armonia può cogliere sensorialmente la natura e i fiori. Gli altri non ne possono avere percezione, sono sensazioni a loro sconosciute che scivolano via nel loro quotidiano, ma ritengo che ogni persona possa essere educata e istruita alla consapevolezza del potere dei sensi e all’apprezzamento del bello. 

Lei è un esempio di chi, volando alto, è riuscita a superare le montagne (la mentalità) che delimitano i confini della nostra terra, portando la sua arte lontano e facendola apprezzare ai più. Cosa vede al suo orizzonte?

Con molta umiltà e consapevolezza ritengo di non aver mai volato alto, l’altitudine mi fa paura e i voli pindarici come le potenziali cadute fanno male. Ritengo invece di avere scelto un percorso in salita e a volte mi sento una pioniera in quello che faccio; mi sembra di delineare una strada che non ha percorso nessuno o forse altri a modo loro. Sul mio sentiero non vedo nessuno, vedo solo il sole che mi illumina il tracciato ogni giorno, ma il sole se lo vogliamo brilla per tutti. Non ho superato le montagne, le sto ancora scalando con fatica e impegno, ma sono ben equipaggiata con scarponi e caschetto per evitare qualche colpo in testa e di testa; cerco, se posso, di non guardare indietro, faccio comunque tesoro dei miei errori. La mentalità non si cambia; forse il trucco, se così lo posso chiamare, è quello di rispettare ogni posto e ogni persona e realtà sociale per quello che possono darti senza cambiare nulla ma cercando di trovare una sinergia produttiva. Certo, ammetto che oltre i nostri confini la mia arte ha più possibilità di essere apprezzata e alcuni ambienti la stimolano maggiormente. Oltre l’orizzonte non voglio guardare, mi fa quasi paura guardare troppo in là… spero solo  in cose belle e positive ma… è l’augurio che farei a chiunque.

“Tutti meritiamo il meglio se lo vogliamo intensamente con il cuore e, a volte, anche quello che abbiamo è già tanto, se è illuminato da un raggio di sole e condiviso con le persone che amiamo”.

Foto e testo scritto dell’intervista integralmente forniti da Nadia Leita.
(Copyright Nadia Leita-giugno 2012)

 

Contatti

nadialeita@gmail.com

L’ispirazione del giorno

La borsa di una donna, una seconda pelle fuori, una seconda vita dentro. Questa D-Bag 2005 Tod’s è un’opera d’alta artigianalità che il tempo, passando, non ha fatto altro che valorizzare. La sua pelle è sempre più piena di vita e ricca di esperienza. Al tatto, la sua texture è particolarmente morbida. Alla vista, una rugosità sapiente ed emozionante, evoca un volto lavorato dal sole e segnato dalla vita, oppure due mani artigiane che grazie al talento divino, hanno saputo dare alla luce cose eterne. 

“I cavalieri dell’Imperatore” sono qui

Al Castello del Buonconsiglio di Trento sono state aperte le prime casse provenienti dall’Arsenale di Graz e dalla Residenz Galerie di Salisburgo con i pezzi per la grande mostra estiva “I cavalieri dell’Imperatore: tornei, battaglie e castelli.”  Un’occasione unica per ammirare pezzi provenienti da importanti armerie europee oltre alla più completa collezione al mondo di armi e armature da combattimento e da parata forgiate a mano da maestri fabbri rinascimentali proveniente dall’Arsenale di Graz. 

Dal 23 giugno al 18 novembre 2012 al maniero trentino si respirerà l’aria dei cavalieri, delle eroiche imprese, dei tornei, dell’amor cortese e delle virtù eroiche. In questi giorni la Loggia del Romanino è stata invasa dalle monumentali casse in legno che custodiscono le preziose armature, alabarde, spade, armi da fuoco, dipinti e stampe, che saranno esposte al Castello del Buonconsiglio e a Castel Beseno nella mostra “I cavalieri dell’imperatore. Duello e guerra nelle armerie rinascimentali”.

L’esposizione sta man mano prendendo vita. Tra i primi pezzi posizionati c’è il celebre dipinto di Rubens che raffigura l’imperatore Carlo V proveniente dalla Residenzgalerie di Salisburgo. La tela sarà esposta nel Magno Palazzo nella Camera delle Udienze dove si troverà a dialogare con gli affreschi che raffigurano lo stesso imperatore Carlo V e il fratello minore Fedinando I immortalato dal genio di Romanino.

Nella stessa sala sarà esposta anche una preziosa quanto rara armatura da cavallo rinascimentale realizzata nel 1510 da Conrad Seusenhofer. Tra le armature più preziose che verranno in mostra vi è quella forgiata nel 1571 per l’arciduca Carlo II, realizzata per un torneo organizzato in occasione del suo matrimonio, oltre ad un’armatura da parata del 1550 forgiata amano dal celebre armaiolo Michael Witz Il Giovane decorata con foglie di vite.

Horse Armour, 1505-10, Landeszeughaus, Konrad Seusenhofer da crushsite.it 
 
Una mostra suggestiva, corredata di filmati e ricostruzioni scenografiche di grande effetto, dove rivivrà l’affascinante mondo degli uomini d’arme che, vestiti d’acciaio, si scontravano in battaglia o esibivano la loro audacia e abilità nei tornei. 
 
Viaggio nel tempo, per sognare.

La locandina

Nudo, seduzione, un pizzico di feticismo chic. Sono i contenuti della retrospettiva dedicata al fotografo Helmut Newton (1920-2004) al Grand Palais di Parigi. Fino al 17 giugno.

L’ispirazione del giorno

ROOM IN NEW YORK – Edward Hopper

Il maestro del realismo americano che meglio di ogni altro ha saputo rappresentare la solitudine e il dramma dell’esistenza moderna.

(Dal 12 giugno al 16 settembre, presso il Museo Thyssen-Bornemisza, Palacio de Villahermosa, a  Madrid, viene esposta la più ampia selezione di lavori mai esposta in Europa di Edward Hopper, 70 opere, fra dipinti, disegni, stampe e acquarelli, inclusi 14 prestiti dal lascito della moglie Josephine N. Hopper).

Un’ispirazione al giorno…

ELENE USDIN – Anne Charlotte (1) (2) (3)

Un’ispirazione è ciò che fa superare la “bidimensionalità” della realtà quotidiana. Un’ispirazione è ciò che alimenta la creatività, favorisce l’estrema cura per il dettaglio e alla fine, trasforma la normalità di una giornata, in un unicum, un’opera d’arte.

Prego, approfondisca l’arte di Elene Usdin anche su Camera Obscura

Alla finestra, con gli occhi di Martina

Le finestre mi hanno sempre incuriosito per il loro essere linea di confine tra  due dimensioni, una linea di confine da cui volgere il proprio sguardo “altrove”,  punto  di  partenza  per  guardare fuori e punto di ritorno per guardare dentro.  

Nuova luce

Simbolo della nostra intimità, si pongono come demarcazione tra le mura della nostra quotidianità e la vastità che ci attende fuori. 

Corrispondenze

Le finestre delimitano uno spazio privato, custodiscono scene di vita, esistenze, vissuti, pensieri, ricordi.

 

My mountain room

Viste dall’esterno, quindi, invitano a immaginare cosa sta dietro, a inventare possibili realtà di cui si può scorgere solo qualche elemento, un colore, un riflesso, una luce. 

… altrove …

Evocano atmosfere, richiamano il mistero, l’ignoto, l’aspetto anche inquietante di ciò che è sconosciuto, inaccessibile.

Labyrinth

E ciò che non si vede si può immaginare, si può pensare, si può attendere.

Mysterious way

Dall’interno, invece, il mettersi alla finestra e lo stare a guardare è un po’ come mettersi dietro l’obiettivo e osservare lo spazio davanti a noi, in cerca di nuovi orizzonti che diano vita ai nostri sogni e ai nostri desideri.

Impressioni metropolitane

Lo spazio racchiuso nella cornice della finestra prende forma e si anima in sintonia con le nostre percezioni e la nostra immaginazione.

From my window at work

 

testo di Martina Angarano*, fotografie tratta dal suo album FINESTRE in Plaisirdevivre

*Appassionata  di  arte  in  generale,  mi  sono dedicata, soprattutto negli ultimi  anni,  alla  fotografia. Dapprima mi sono accostata alla fotografia come autodidatta, in seguito ho frequentato alcuni corsi, in particolare di approfondimento sulla fotografia di paesaggio e reportage di viaggio. A  seguito  di queste esperienze, ho partecipato, assieme ad altri allievi, ad  un  progetto  di  indagine  fotografica  sul  mondo  della vite, che si prefiggeva  l’obiettivo  di  dare  rilievo  al  settore  viti-enologico del territorio  trentino e valorizzarne le peculiarità. E’ stata realizzata una mostra  fotografica collettiva, ospitata dapprima presso l’Azienda agricola Pojer  e  Sandri a Faedo di Trento e, successivamente, portata anche in Val di Non a Revò presso la Casa Campia e a Palazzo Roccabruna a Trento. Dal  2010  faccio  parte della FIDA – Federazione Italiana degli Artisti di Trento,  con  la  quale  ho  partecipato alle mostre collettive “Appunti di viaggio”,  tenutasi  nel  2010  nell’area  archeologica di Palazzo Lodron a Trento,  e “Non si va mai così lontano”, allestita nel 2012 presso il Grand Hotel Trento. Al  momento  sto  lavorando,  sempre in collaborazione con alcuni esponenti della  FIDA, alla prossima mostra dal titolo “Città visibili e invisibili”, che si terrà quet’autunno al Palazzo della Regione a Trento.

Dolce per il morale

TORTA SBRISOLONA

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

It’s time for an incredible world

Un sito web che fa vivere uno straordinario universo.

E’ il sito web di Roger Dubuis, l’unica manifattura ad essere 100% certificata con il prestigioso Poinçon de Genève, il marchio di qualità più esigente dell’Alta Orolgeria.

Prego, si prenda il giusto tempo e visiti il sito Roger Dubuis

La pasión di Peter Lindbergh

C’è tutta la Spagna in queste straordinarie immagini. Una Spagna Bella e piena di Vita. E di Pasión. Un grande fotografo tedesco, Vogue e la lettura/rilettura di un territorio con i suoi fieri protagonisti… e tanta, tantissima terra…

Ecco il servizio fotografico che Peter Lindbergh realizza sulla Spagna per Vogue Espana, con i modelli Bimba Bose, Jon Kortajarena e Eva Gonzalez, l’attore Eduardo Noriega e la ballerina Eva Yerbabuena. Il torero Javier Conde e la cantante Estrella Morente.

E ancora, gli attori Miguel Ángel Silvestre e Paz Vega, i toreri José María Manzanares e Cayetano Rivera, la modella Nieves Alvarez, l’artista Juan Gatti, lo stilista Manolo Blahnik, la famiglia del Flamenco Carmona Habichuela e l’attrice Rossy de Palma.

E infine, l’attore Antonio Banderas, i registi Pedro Almodóvar, Carlos Padrissa e Alex Ollé, il torero Leonardo Hernández e l’attrice Maribel Verdú.

ds ispirated by Roberto Vacis

Oh DiVin Tuscany!

In questi giorni (fino a domenica 20 maggio), torna Divino Tuscany, idea divina di James Suckling e Img Artist per celebrare, in cornici di raro fascino, i vini toscani quale emblema di una terra che ha fatto di ogni espressione del vivere, un’arte.

Protagoniste le etichette più prestigiose di oltre 50 aziende toscane top (con la straordinaria eccezione delle bollicine trentine Ferrari), per quattro giorni di seminari, Grand Tasting, degustazioni private con i singoli produttori e cene dall’eleganza informale nelle tenute e nei palazzi delle otto aziende fondatrici.

E dulcis in fundo, cena di gala firmata Annie Féolde e Giorgio Pinchiorri e pranzo di campagna a Villa Il Palagio, da Sting e Trudie Styler.

Per approfondire

da Capital

Che gioia!

SALAMELLA E MOSTARDA MANTOVANE

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Sentire vedendo

Panta rei, dicevano gli antichi. Nessun detto è così attuale. Sembra che di questi tempi, tutto scorra ancora più veloce. Noi non riusciamo a fermarci, non riusciamo ad avere la giusta concezione del tempo, non riusciamo a vedere, sentire, toccare e gustare.

Dico spesso a mio figlio Gianmarco che ha quasi tre anni: fermati, osserva, senti…

Forme, colori, sapori, suoni. E’ arte nell’arte. La natura la prima artista. La natura ci ha donato cinque sensi, spesso dimentichiamo di averli e come utilizzarli. Dovrebbe rappresentare un esercizio importante della nostra quotidianità, ma ben presto ho capito che è solo attraverso la dimensione del piccolo Gianmarco, del suo essere bambino, che posso esercitarmi davvero.

Così, grazie a lui ho scoperto il valore del verbo SENTIRE.

Con l’udito: SENTI il merlo che canta!
Con il gusto: SENTI che sapore intenso questa fragolina di bosco!
Con il tatto: SENTI che morbida quest’erba sotto i tuoi piedini nudi!
Con l’olfatto: SENTI il profumo del basilico!

Ho scoperto che il verbo sentire non viene utilizzato solamente riferito al senso della vista. E mi sono data questa risposta: l’abilità del “sentire con gli occhi” è solo degli artisti, di coloro che con sensibilità “sentono quello che vedono” e lo rappresentano con l’arte della fotografia. Un’arte generosa, che si fa strumento (occhi) per permettere a tutti di SENTIRE VEDENDO. Qualcosa che va oltre la vista umana, che si fa sentimento.

Questo è il pensiero ispiratomi da “VITE E UVA”, fotografie di Martina Angarano tratte dell’album Plaisirdevivre.

 

Quello  che attraverso le mie fotografie cerco di cogliere e di trasmettere
è  uno  stato  d’animo  più che la rappresentazione fedele di quello che mi
circonda,  le  atmosfere,  le  sensazioni  che  nascono  da  un nostro modo
personale  di  “sentire”  e  di  vivere  le  cose  e dalla nostra personale
sensibilità  nel  restituirle attraverso la nostra creatività. Esprimere le
nostre  innumerevoli  e  mutevoli  realtà  interne.  E  ognuno può trovare,
guardando le foto attraverso il proprio modo di sentire, la “sua” realtà.

Martina Angarano

Tu es mon obsession

“Sei il mio chiodo fisso”, è l’intensa dedica che accompagna una preziosa scatola rossa, dono di un ammiratore segreto. All’interno, il nuovo oggetto del desiderio. Forse oggetto non è il termine esatto, visto che appartiene ad una collezione di gioielli di lusso firmata Cartier presentata recentemente nella cornice del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano, in occasione del Fuorisalone 2012.

Comunque, si tratta solo di un chiodo, Juste un Clou. L’interpretazione creativa è del designer Aldo Cipullo, autore già negli anni ’70, del primo bracciale a chiodo per Cartier New York. Oggi, riflesso di un’epoca festosa e libera, incarnata dal mitico Studio 54, il bracciale Juste un Clou rappresenta un concentrato di energia che cinge il polso, a fior di pelle. Un ovale d’oro massiccio, con una testa che ne disegna lo slancio, la vitalità, il grafismo essenziale, disponibile nel modello piccolo e grande, in oro giallo, bianco, rosa o nella versione ancor più lussuosa con diamanti.

Qualche settimana fa, la collezione “Juste un Clou” è approdata nella Grande Mela, dove per l’occasione è stata inaugurata la mostra “Cartier & Aldo Cipullo, New York City in the 70s” .

A tavola, come Signori di Mantova

FARAONA ALLA GONZAGA

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Omaggio a Erwin Olaf

Oggi sono stregata, ispirata, rapita dalla sua fotografia. Oggi è un Olaf Day su T&M. Omaggio!

HOTEL SERIES

Hotel Paris room 1134

Hotel Kyoto room 211

DAWN AND DUSK

Dawn the mother

Dawn the soldier

GRIEF EXHIBITION

FASHION

 Liberation

City Magazine

HOPE EXHIBITION

PORTRAITS

Jude Law

Marlies Dekkers

photos by Bernstein & Andriulli

Het Nationale Ballet

ERWIN OLAF – Het Nationale Ballet

photo by Bernstein & Andriulli

People of the Labyrinths by Erwin Olaf

photos by Accademia del Lusso – Scuola di Moda e Design

Che eleganza, questa sera, a cena

TORTELLI DI ZUCCA MANTOVANI

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Sì, questa sera vogliamoci bene!

AGNOLINI IN BRODO DI CARNE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Maggio di passione (with Guerani)

Viver d’amor e di food(art)

by alesssandro guerani

FoodOgrafia

Tentazioni siciliane

CASSATINE

Viver d’amor e di food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia