Il tabernacolo della vita

“Siccome sono a letto da tre giorni, penso al letto, e ci penso perfino quando dormo. Il letto, amico mio, è tutta la nostra vita. In esso si nasce, si ama, si muore.”

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“Poi ecco che per la prima volta due amanti si trovano carne contro carne in questo tabernacolo della vita. Tremano, ma sono ebbri di gioia, si sentono deliziosamente vicini; e a poco a poco le loro labbra si uniscono. Quel bacio divino li confonde, quel bacio, porta del cielo terrestre, quel bacio che canta le delizie umane e tutte le promette, le annuncia e le precede. Il letto si muove come un mare agitato, cede e mormora, sembra animato e felice, perché su di esso si compie il delirante mistero dell’amore. Che c’è di più soave e perfetto, nel mondo, di questi amplessi che formano di due un solo essere, dando a ciascuno di essi, nello stesso istante, lo stesso pensiero, la stessa attesa e la stessa gioia totale che scende in loro come un fuoco divoratore e celeste?

Vi ricordate i versi che mi leggeste l’altr’anno, di non so quale poeta antico, forse il dolce Ronsard?

Et quand au lit nous serons
Entrelacés, nous ferons
Les lascifs selon les guises
Des amants qui librement
Pratiquent folâtrement
Dans les draps cent mignardises.

Questi versi vorrei che fossero ricamati sul cielo del mio baldacchino, da cui Piramo e Tisbe mi guardano senza fine coi loro occhi di tessuto”

“Quante altre cose avrei da dire! ma non ho tempo di notarle tutte e non riuscirei nemmeno a ricordarmele; e mi sento così stanca che ora tolgo questi guanciali, mi sdraio e dormo un po’”

(passi tratti da Il letto di Guy de Maupassant, fotografia Cielo del letto a baldacchino, Museo di Palazzo Mansi a Lucca da www.restauroestudiotessili.it)

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