Paradigmi

  CHEN LIN

photographed by Laura Cammarata for GLASSbook

Paradigmi

Shu-Pei_Vera-Wang_1 Shu-Pei_Vera-Wang_2 Shu-Pei_Vera-Wang_3 Shu-Pei_Vera-Wang_4 

SHU PEI

for

VERA WANG SS 2013

Etichetta cinese

Andrea è un manager italiano che per la prima volta deve affrontare un viaggio d’affari a Pechino. Oltre per la strategia che avrà modo di esporre ai business partners cinesi e  lo stile del suo abbigliamento, sarà sicuramente apprezzato per la conoscenza del bon ton nella terra del Dragone.

Feng Shui. Per rompere il ghiaccio ad Andrea sarà utile conoscere almeno i rudimenti dell’arte geomantica taoista che ha assunto grande importanza negli ultimi anni.

Gesti. L’etichetta attribuisce grande importanza al movimento delle dita. Per esempio, puntare l’indice verso qualcuno per richiamare la sua attenzione è considerato un attimo scortesissimo. In ufficio, la corretta gestualità prevede che si possa far avvicinare una persona solo tenendo stesa la mano con il palmo aperto. Il movimento del braccio dovrà essere molto elegante e lento, simile a quello di un direttore d’orchestra.

Alcol e tabacco. Fumo e alcolici sono del tutto accettabili nei rapporti d’affari con  i cinesi. Per ogni businessman della Repubblica popolare, scambiarsi una sigaretta e fumarla tranquillamente costituisce un modo efficace per rompere il ghiaccio. Per quanto riguarda i liquori, Andrea che solitamente non beve ma non vuole offendere il cinese, dovrà accennare a motivi di salute. Ma probabilmente si sentirà dire: “Beva, così possiamo parlare d’affari”. A questo punto…

Saluti. Molti cinesi ritengono che la stretta di mano sia un tocco di eccessiva intimità. Nel dubbio, Andrea accennerà un leggero inchino nei confronti della persona da salutare. In ogni caso, è il dipendente che deve allungare per primo la mano per stringere quella del capo. Meglio comunque una stretta non troppo rigida, che indichi umiltà e rispetto.

Biglietti da visita. I cinesi continuano ad usare molto spesso i biglietti da visita. L’essenziale è riuscire a mostrare di essere molto favorevolmente impressionati da ciò che vi è scritto. Al termine delle presentazioni, Andrea dovrà disporre il biglietto da visita cinese di fronte a sè, in modo da poterlo continuamente ammirare.

A tavola. A colazione Andrea dovrà probabilmente fare buon viso a cattivo menù. Infatti dovrà ingerire cibo in quantità esagerata e fingere di gradire alimenti come inguine di maiale o pene di asino. Le teste dei pesci sono riservate alla persona più importante seduta a tavola.

I numeri. Possono essere di buono o di cattivo auspicio. La cifra più pericolosa è il 4 perché si pronuncia come la parola morte. Per attirare la buona sorte il numero di gran lunga più sicuro è l’8 che si pronuncia come ricchezza.

Regali. Il più infelice è un orologio da parete a causa dell’imprevedibile trappola delle assonanze della lingua: “regalare un orologio” è simile a dire “assistere un parente morente”. L’orolgio da polso invece è accettabilissimo, meglio se di una marca famosa e non necessariamente molto costosa.

Buon viaggio Andrea e soprattutto in bocca al lupo per i suoi affari!

ds ispirata da Andrea Torti su Capital

Vetro d’arte, effusione d’amore

Vi è un passaggio stupendo nella lavorazione del vetro, è quando i bordi di un vaso, resi malleabili dal fuoco, vengono tirati con le pinze per plasmarlo e quindi, nel toglierlo dalla bocca della fornace, esso si apre come un fiore che sboccia. Un cuore di ghiaccio che si trasforma in qualcosa che emana calore, regala emozione, un oggetto d’arte.

La bocca della fornace rappresenta la vita, dalla quale il vetro entra per essere lavorato e ne esce con la vita in corpo. Il potere del fuoco e del calore è quello di trasformare in realtà agli occhi dell’artista, quello che lui stesso ha tentato di realizzare prima nella sua mente. E’ intriso di magia l’attimo in cui un oggetto nasce dalla fornace. Quello che fino a poco prima, altro non era che un corpo informe rosso incandescente, si trasforma in un’opera unica, dalle forme sensualmente modellate, dai colori sorprendenti quanto inimmaginabili, dal cuore pulsante di vita.

Solo ora potete capire ciò che state per vedere.

Queste sono alcune delle meravigliose creazioni di Loretta Hui-shan Yang (1952),  l’artista del vetro cinese più influente di questo nostro tempo. Attrice di spicco del cinema contemporaneo taiwanese, nel 1987, al culmine della sua carriera, lasciò la recitazione e sì dedicò all’arte della lavorazione del vetro. Yang utilizza le sue innate doti artistiche e la sua passione per la ricerca e l’esplorazione, per creare opere scultoree in vetro imbevute di tradizioni cinesi e di profonda filosofia umana. 

Cina, estetica ispiratrice

Quel gigante dormiente come Napoleone amava definire la Cina, oggi è più sveglio che mai e non solo, ispira, grazie alla sua storia millenaria e ad un’economia ruggente, il cinema, l’arte e la moda di tutto l’Occidente. Oggi il Dragone si è insinuato ovunque: da Hollywood alle passerelle di Milano, Parigi e New York, dalla Saatchi Gallery di Londra alla Biennale di Venezia.

Ispirazioni. Dalla Cina estetizzata e quasi surreale degli imperatori, fino alla Shanghai del 1942 in pieno fermento politico. Oggi è la moda, più di ogni altra forma d’arte, a parlare cinese. I primi “conquistatori” di Shanghai, Pechino e Hong Kong sono stati i marchi del lusso, come Prada, Dior, Louis Vuitton e Ralph Lauren.

La prima ispirazione giunge dalla Cina degli imperatori, dove lo sfarzo e il lusso si respiravano nell’aria, dove ogni gesto quotidiano avveniva nel rispetto di rituali millenari e nello splendore di un mondo estetizzato, quasi surreale. Ecco che le tonalità del rosso, dell’oro cupo e del giallo dei palazzi sono i protagonisti delle collezioni, come quella di Manish Arora, mentre i colori della cospirazione, il blu e il verde, sono interpretati da kimono contemporanei indossati dalle protagoniste delle leggende, come le donne di Haider Ackermann. E ancora, la delicatezza dei decori Ming viene indossata da donne esili, eleganti e delicate come in un dipinto di Ni Zan.

Ma la moda non manca di ispirarsi anche alla Cina moderna, raccontando attraverso un’intensa esperienza sensoriale, le atmosfere fumose della Shanghai degli anni 30 e 40. Come la collezione di Ralph Lauren, profeta dello stile americano, che vive un viaggio immaginario attraverso gli ambienti frequentati dalle dame borghesi giocatrici di majoing.

Gli abiti di Marc Jacobs, i tubini rigorosi di Erdem e le stampe delicate di Cacharel, sembrano usciti dal guardaroba della Greta Garbo cinese, Madame Ruan Lingyu. E così gli accessori, rigorosi e preziosi, degni di un’icona di stile, come un collier in oro bianco e diamanti di Piaget e una pochette in satin e pietre dure di Bulgari, o ancora, bracciali antichi  House of Lavande e clutch in velluto con farfalla smaltata applicata di Sergio Rossi.

Così il nostro viaggio nella moda ispirata al Paese del Dragone termina nella Cina popolare, espressa nel capolavoro di Ang Lee, Lussuria. Nella Shanghai del 1942 occupata dalle truppe giapponesi, in uno scenario ricco di fermento politico, una giovane militante deve sedurre un potente governante collaborazionista.

E’ questa Cina delle eroine moderne, di giovani attiviste, in bilico tra ragion di stato e femminilità, che ha ispirato Giorgio Armani  e i suoi completi pantalone, preziosi, in lana double e seta, ma allo stesso tempo dalle linee nette e dai tagli rigorosi; è questa Cina dal sapore popolare che ha ispirato gli abiti ricamati di Miu Miu e le tute di Charles Anastase.

La primavera fatta di armonia e di colori che ha risvegliato il sonno del Dragone è la stessa che ci attende e che respireremo per molto tempo ancora.

ds ispirata da Samantha Primati su MFLadies

Paradigmi

LI BINBING

(foto da beautifulasianartists.blogspot.com)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: