L’attimo raccolto (in città)

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Denim&Sun. Only. Piazza Silvio Pellico – Trento, ore 16

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Quartieri su misura

Un omaggio alla propria città natale: Milano. Lo fa Miuccia Prada con la collezione di calzature uomo su misura “Passeggiando per Milano”. Ogni modello porta il nome di uno dei quartieri della città: da Brera ai Bastioni di Porta Venezia ai Navigli. Prodotti di alta artigianalità realizzati a mano; fondo in cuoio; la tomaia è cerata e ingrassata per esaltare le finiture.

Nelle boutiques della maison sono già disponibili quattro modelli maschili in differenti colori: Brera, Navigli, Bastioni e Castello.

(photo by Alessandro Calascibetta)

Dove far giocare i sensi

Un’area verde e un punto di incontro, un giardino che la gente può sentire come privato e pubblico allo stesso tempo. Non un luogo contemplativo, ma relazionale, un salotto collettivo. Si chiama Sensational Park, il luogo dove far giocare i cinque sensi, realizzato dallo studio Nabito Atchitects, con base a Barcellona, in una zona popolare affacciata su una grande arteria di traffico a Frosinone.

Il percorso nel verde è disegnato per essere una continua scoperta. Coni di un metro di altezza sono disseminati lungo il sentiero di resina bianca e diventano aree di sosta sensoriali per stimolare i sensi: dal gusto di mele e pere che in estate nascono sugli alberi da frutto, al profumo delle erbe aromatiche come salvia, rosmarino e lavanda, fino all’udito, coinvolto nei giochi scientifico-didattici, e al tatto, stimolato dai tappeti erbosi e dai giochi di gomma ruvida.

Diventa quasi istintivo, togliersi le scarpe per camminare a piedi nudi, per impossessarsi dello spazio e farlo proprio. Da… sentire.

TESTO – ds ispirata da Erica Baldi su D (la Repubblica)

FOTOGRAFIE – nell’ordine, afasiaarq.blogspot.com, mimoa.eu

MUSICA – sensazioni forti vasco rossi http://www.youtube.com/watch?v=CudJWEU7cp0

Ascolta il tuo cuore, città

La governance delle strategie urbane, ovvero l’abilità di alcune città di pensare in modo strategico ed elaborare piani di sviluppo autonomi, capaci a loro volta di influenzare le politiche nazionali, si fonda sul rapporto con i cittadini.

Il piano strategico urbano cerca di rispondere alla domanda di una città: che cosa voglio fare da grande? Nell’ultimo decennio, Londra, Barcellona, Bilbao, Liverpool e Monaco di Baviera hanno avviato un percorso importante. In Italia, ci provano Genova, Milano, Parma.

Parma – Auditorium Niccolò Paganini

Paolo Verri, già direttore di Torino Internazionale, l’associazione che sviluppò nel 2000 il primo piano strategico per guidare l’ex capitale industriale del nord ovest nel decennio delle Olimpiadi, spiega: “La pianificazione urbana strategica è nata alla fine del secolo scorso a causa della necessità di far fronte ai grandi processi di deindustrializzazione. Quella fase è passata ma i piani strategici sono rimasti uno strumento essenziale per identificare un percorso condiviso di sviluppo urbano e attuare politiche di coesione sociale”

Ursula Hitz – Mapping London

Gli esempi di Londra e Singapore. Il “London Plan” recentemente aggiornato e stimolato dai Giochi Olimpici di quest’anno, costituisce un modello positivo per la crescita sostenibile della più vecchia megacity del mondo: propone un futuro urbano fondato su una città compatta, integrata e superconnessa (sia spazialmente che virtualmente). Un altro modello è quello di Singapore dove la redazione di diversi piani startegici ha trasformato una piccola città-Stato in uno dei principali centri intrenazionali della knowledge economy: in base a una vision condivisa sono stati coordinati gli investimenti nella ricerca biomedica, nelle nuove università e nello sviluppo di centri di ricerca, tutti ingredienti del successo dell’isola negli ultimi anni.

Farrer Court, Singapore Masterplan 2007

Tuttavia i piani strategici possono essere sviluppati con successo anche in città di media taglia, come dimostrano gli esempi recenti di Genova, Parma, Monaco e Mons, la città belga di circa 100mila abitanti che è riuscita a strappare la nomina a capitale europea della cultura del 2015 con il suo documento startegico. Piani di questo tipo ispireranno molte cittadine del nostro paese che spesso faticano a trovare la propria direzione, come ad esempio Asti, il cui potenziale, peraltro notevole, spesso non riesce ad emergere proprio a causa della mancanza di un pensiero strategico.

Piazza Alfieri – Asti

Si tratta comunque di una nuova generazione di piani urbani che in comune hanno un approccio che combina la dimensione spaziale con considerazioni di carattere sociale, economico, politico e tecnico, prendendo atto dei profondi mutamenti caratteristici del XXI secolo e dell’avvento dell’era dell’informazione. Insieme ad altri strumenti come il piano economico, il progetto di governance e quindi, piani regolatori, masterplan o altri strumenti urbanistici attuativi, il piano strategico permette di coordinare tutti quegli interventi che costituiscono la fitta maglia dell’agire cittadino, spingendolo in una direzione comune e possibilmente condivisa.

Sembra che dal punto di vista economico questo sia un ragionamento più che fattibile, la sfida invece, la vera frontiera della pianificazione strategica odierna, è la definizione di nuovi sistemi di governance cittadina e la creazione di ponti tra gli abitanti e i vari livelli del governo locale e nazionale. La pianificazione strategica può allora essere il veicolo per fare emergere le idee dei cittadini e far sì che convergano verso un obiettivo condiviso. Un punto di incontro tra governo dal basso e dall’alto, che sta trovando un orecchio attento nei governi più interessati all’innovazione.

 da Carlo Ratti e Ricky Burdett (Domenica, Il Sole 24 Ore)

Quando la città è una donna

L’identità di una città indagata da un nuovo ed interessante punto di vista: con gli occhi di una donna o di un uomo, osservata quindi, attraverso la lente del genere.
 
Questo è When Honk Kong is a Woman di Jean-Claude Thibaut, il primo di una serie di filmati sulle più belle città del mondo, proposte da Louis Vuitton sul suo magazine online New, Now, dove, in questo caso con gli occhi di una donna, viene interpretata l’identità di un luogo.
 
 
“Osservandola dall’oblo, la distinguevo appena nell’avvolgente magnetismo della notte. Impegnandomi di più, sembrava delinearsi meglio, immersa nella caretteristica luce ambrata della sera.
Hong Kong era graziosa e leggiadra: una morbida chioma dai riflessi scuri, la silhouette ben distinta di una donna. I tratti giovanili del suo volto erano velati dalla foschia del mare, mentre gli occhi socchiusi scintillavano come specchi incastonati nelle vicine montagne.  Il suo profumo, i suoi colori e i suoi suoni facevano eco nella mia memoria. La dolcezza del porto Victoria, la lussureggiante vegetazione e il canto degli altipiani, ci invitavano a trovare conforto nelle sue vie.
Hong Kong conduce marinai smarriti verso destinazioni insolite, straordinarie, inattese. I suoi ambasciatori, donne sagge ed eleganti, dirigono l’orchestra da moderni salotti.
La città possiede una sorta di ostinazione che supera la forza di volontà, originata dal bisogno compulsivo di imporre al mondo le proprie linee guida.
Una città che è al contempo estremamente vicina e infinitamente lontana.
E’ questa l’impressione dagli straordinari tratti femminili che la città mi ha regalato”
 
Jean Claude- Thibaud
 
 
Davvero originale.
E New York sarà una donna o un uomo? E Barcellona?

In Barrio de las Letras, a casa dei grandi scrittori spagnoli

Per la serie “scorci di città ricchi di fascino”, ricordate la giornata trascorsa a Place des Vosges nel cuore di Parigi? Lo stesso “sentiment” ci conduce nella splendida Madrid, in un luogo riscaldato dal fermento culturale del passato, sulle orme delle penne che hanno fatto grande la Spagna.

Basta attraversare il Paseo del Prado, dove gli alberi attenuano il sole, ma non il fragore del traffico, per trovarsi immersi in un’isola nella città: silenziosa, pedonale, ricca di placide terrazas, librerie e gallerie d’arte.

E’ il quartiere Las Huertas, conosciuto come Barrio de las Letras, incastonato tra il Museo del Prado e il Thyssen da un lato, il Reina Sofia e l’ottocentesca stazione di Atocha dall’altro e chiuso, in alto, dalla scenografica piazza di Santa Ana, in cui sorge uno dei teatri di prosa più antichi e rinomati della capitale: el Español.

Le vie qui prendono il nome degli scrittori del Siglo de Oro, fiore all’occhiello della Spagna fra 500 e 600: Quevedo, Cervantes, Lope de Vega, Góngora… Stralci delle loro opere sono incisi con il bronzo fra i lastroni del fondo stradale.

Disseminate tra librerie, bistrot, negozi di design e di modernariato, sorgono ancora le loro case, ora trasformate in musei. La più suggestiva, al numero 11 della Via Cervantes, è quella in cui visse i suoi ultmi anni il drammaturgo Don Félix Lope de Vega. L’appartamento, oggi proprietà della Real Academia Española, conserva la struttura originaria: le stanze, lo studio, la cappella in cui si preparò a prendere i voti e l’orto sul retro.

Visitarla significa percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, verso l’universo letterario dello scrittore, ma anche verso il fermento culturale e sociale della Madrid che si preparava a diventare la capitale di un impero, orgogliosa ma attonita, da quella cittadella medievale che era stata fino ad allora.

Lope de Vega e Miguel de Cervantes (la sua casa museo è a Alcalá de Henares) si sfidavano in continue tenzoni (e non solo a colpi di penna). Per una sorta di ironico contrappasso, i luoghi a loro appartenuti si incrociano oggi nella memoria della città. L’autore del Quijote riposa all’interno del bel convento de las Trinitarias che sorge proprio sulla via dedicata al suo eterno rivale.

TESTO – ds ispirata da Lucia Magi su IL (Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIE – barrioletras.com

MUSICA – Don Quijote, el soñador – Compañia Flamenca de José Moro http://www.youtube.com/watch?v=Dmt3han9iEQ&feature=fvst

Ma dove vai, bellezza in bicicletta?

Dopo l’edizione di maggio e giugno, torna a Trento con la versione invernale ”Al lavoro in bicicletta”. Per i suoi dipendenti, l’amministrazione comunale rilancia  questa interessante iniziativa che mira a promuovere l’uso delle due ruote puntando sui risvolti positivi per la salute e ad una mobilità più sostenibile.

Se non fosse perché il mio ufficio è praticamente casa mia, sarei la prima a balzare in sella ad una bicicletta, rinunciando magari a gonne troppo strette, corte o svolazzanti, ed ancora, trench o cappotti aperti come mantelli al vento. Anche se potete chiedermi tutto, ma non certo di rinuciare alle mie chanel tacco 10!

Perché trovo estremamente affascinante quella donna che sale sulla bici, pedala invece di guidare o di aspettare un autobus che non arriva. La vedo come una cittadina più consapevole ed interessante, elegante nella sua sobrietà come una professionista, ma attraente come le emiliane dei luoghi comuni, comunque allegra “dentro” (la bici, come l’amore corrisposto, è un antidepressivo naturale). E soprattutto, la vedo come una donna sicura di sè,  che  lascia a terra le solite paturnie legate al look, alla messa in piega, alle scarpe, alla gonna stretta.

Sono donne che si sanno distinguere certo, che si fanno notare fra lo street style cittadino. Ma non sono certo icone snob. Anzi, a differenza di altre signore benestanti di mezzo mondo, non inquinano e non parcheggiano in doppia fila quando fanno spese. Poi bisogna ammetterlo, ci sono anche le cicliste che vanno in giro convinte che la strada sia a loro disposizione e tutti, automobilisti e pedoni, debbano cedere loro il passo. A loro ricordiamo con forza, che pedalare non è attività elitaria, dopo gli ultimi rincari della benzina e i tagli al trasporto pubblico, meno che mai. Casomai è attività che migliora la vita. Fisicamente, chi pedala è in forma e risparmia la palestra; emotivamente, perché andare in bici produce endorfine e buonumore, dà soddisfazione e rende più asserive.

Insomma, belle donne. E non sono d’accordo che l’effetto “bellezza in bicicletta” si possa ottenere solo e non oltre i 25 anni. Alcune città italiane, come Milano e Verona, insieme a Parigi, vantano le cicliste più eleganti del mondo. Con mises minimali o comunque seriose, messe in piega inamovibili o perfette code di cavallo, cestino sul manubrio con la portadocumenti Vuitton o la Gucci dentro. Guardare ed imitare, la primavera è alle porte.

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TESTO – ds

FOTOGRAFIE – foto da italiancyclechic.com

MUSICA – bicycle race queen http://www.youtube.com/watch?v=v0nQiiES9_I

Sensibilizzare al Bello, anche l’architettura crede nell’estetica

Sono i valori emergenti, quelli che costituiranno la struttura portante della società del futuro: ambiente, rispetto, sostenibilità, bellezza.

Perché queste non rimangano belle parole danzanti nel vento, ci pensa l’architettura trentina a mettere nero su bianco un “Manifesto per la qualità del design e del progetto sostenibile”, redatto dal Centro di ricerca e osservatorio Tall della Facoltà di ingegneria di Trento e presentato qualche giorno fa all’interno di Manifattura Domani a Rovereto.

Il Manifesto si propone come un articolato di regole semplici, chiare e dirette per affiancare alla qualità costruttiva quella della buona architettura e del buon design. L’obiettivo è quello di dotare ogni progetto di un suo dna che accanto alla certificazione edilizia porti il rispetto della qualità architettonica ed urbana.

Per la redazione del Manifesto, si sono uniti i diversi soggetti impegnati a vario titolo sul territorio: Università, Manifattura Domani, Comune di Rovereto, Habitech, Trentino Sviluppo, l’Ance di Trento, Ordine degli architetti e giovani dottorandi di ingegneria e architettura per l’ambiente.

Già, i giovani. Sono il tassello imprescindibile per pensare al futuro, per far emergere quella sensibilità necessaria alla concretizzazione di progetti, alla realizzazione di sogni.

Il bisogno è tangibile. Accanto al valore della sostenibilità, si ammette da parte degli addetti ai lavori, il bisogno di sensibilizzare ed essere sensibilizzati dal Bello. In effetti la realtà vede la qualità estetica come un parametro spesso sottovalutato o addirittura ignorato nella progettazione di opere pubbliche. Invece, quell’elemento di valore estetico su cui peraltro si è plasmato gran parte del successo del Made in Italy, dovrebbe costituire un principio ispiratore e un concetto essenziale nella progettazione.

Anche il termine “sostenibile”, i nuovi materiali e le produzioni naturali sembrano, in questa fase temporale, andare oltre al sentiment della moda ed aspirare ad significato rinnovato, non scontato, forse più lungimirante e concreto.

Ma cos’è l’estetica? E’ un valore, da inseguire come una seduzione, da seguire come un’ispirazione, da interpretare come un’intuizione, da concretizzare come un progetto.

Un valore che si accompagna all’etica quando viene sviluppata in un contesto di tutela e sviluppo della cultura di una città, a difesa del pericolo di degrado, del mancato rispetto verso la storia di un popolo.

Personalmente ritengo che il cittadino dovrà essere coinvolto in questo progetto, dovrà essere aiutato e sensibilizzato, affinché ognuno di noi si senta responsabilmente, paladino di quella rivoluzione sostenibile che porta alla realizzazione del “green dream”.

Perché in fondo di questo si tratta, del nostro futuro.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle (affreschi della “Stanza della musica”)

MUSICA- time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY

 

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