DNA di un’idea

Immagine

Buccia di mela passata allo scanner

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My Mag Sofa

Nella stanza relax del mio Studio, una collezione di riviste d’architettura&design costituisce la base per un materasso rivestito di un tessuto rasato celeste: il mio Mag Sofa.
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L’idea vincente

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Tra le 100 idee che scarti ogni giorno, ce n’è sempre 1 vincente

*citrus basket design Alessi, 1952

Ricchezza di ispirazioni, oggi, grazie a Dio

 

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(ispirata da adv F/W 2013-14 Valentino)

L’ispirazione del giorno

Se in dependance. Sono sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove idee. In questa parte della mia casa, tutto diventa più facile. Qui sono raccolte alcune delle mie cose Belle, insieme ai miei desideri ne costituiscono l’arredamento. Qui nulla è statico: i mobili e gli oggetti sono vivi, cambiano posizione, mutano destinazione. C’è caos creativo. Come nella mia testa, talvolta. Ma è un caos che amo. Questo è un luogo che amo. E come nella mia testa, qui faccio entrare soltanto chi voglio.

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L’attimo raccolto (in the green room)

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My Freen Room. Libera la mente di concepire lo spazio liberamente.

Giardino di Casa Campanelle, ore 16

La dependance o “Rifugio degli ospiti”

44dff1dddddddfddfoto333333ddddddgdkggglf9jjjjjnnjdUn salotto e una stanza da letto ariosi, una zona cucina e un bagno, il disbrigo ed un piccolo guardaroba. E’ la “Dependance”, realizzata in un’area della casa particolarmente tranquilla, l’unica con romantica vista sul giardino. Ideale per il soggiorno degli ospiti. Ora è vuota e in questi giorni, ho iniziato a progettarne gli interni. Su una tavolozza di colori neutri (bianco, écru) ho steso delle pennellate di azzurri sfumati fino al blu, per mobili, tessuti, oggetti. Un po’ “Shabby Chic”, un po’ “Bellora style”, ma con tratti molto, molto personali. Questo spazio è nato come “rifugio” per gli ospiti e questo deve riuscire ad essere. Tranquillità, serenità, silenzio, tonalità soffuse, pochi, quasi nessun “colpo di testa”, sebbene a me tanto cari: questi sono gli elementi che mi ispirano nell’arredare. Ho le idee chiare su stile e colori. Aspetto invece di essere piacevolmente sorpresa da incontri inaspettati per quanto riguarda mobili ed oggetti.  Classico sì, ma mai scontato.  – Ecco il primo incontro inaspettato. Una meravigliosa sedia “Pavone”, adatta per leggere e sognare andando a ritroso nel tempo e spaziando con la mente verso Paesi lontani. E’ molto leggera:  nella bella stagione, l’ospite potrà comodamente portarla sul terrazzino che accede al giardino e goderne amabilmente. Ho scelto inoltre l’argento quale metallo nobile protagonista di questi spazi: con il vetro, catalizza e riflette la luce nelle stanze. Intepreta l’eleganza. Alle pareti, tinteggiate di bianche o di azzurro, ho appeso la “pelle”: semplicissime cornici bianche accolgono gli scampoli dei tessuti utilizzati per arredare le stanze.  – Ho trovato una bellissima ispirazione leggendo tra le pagine del Secondo Libro dei Re nella Bibbia: “Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare». Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò. Egli disse a Ghecazi suo servo: «Chiama questa Sunammita». La chiamò ed essa si presentò a lui. Eliseo disse al suo servo: «Dille tu: Ecco hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C’è forse bisogno di intervenire in tuo favore presso il re oppure presso il capo dell’esercito?». Essa rispose: «Io sto in mezzo al mio popolo». Eliseo replicò: «Che cosa si può fare per lei?». Ghecazi disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio». Essa rispose: «No, mio signore, uomo di Dio, non mentire con la tua serva». Ora la donna rimase incinta e partorì un figlio, proprio alla data indicata da Eliseo” (2Re 4 8-17).  – Pian piano si procede, con vere e proprie pennellate di design, oggetti davvero preziosi, unici, come l’iPal Tivoli Audio e la Tea Cup Galerie Royale Wallis Blue by Bernardaud. E poi, un vecchio libro di Maupassant corredato da fotografie di Jeanloup Sieff e un’edizione originale di Au bonheur des dames di Emile Zola. Tanti libri d’arte.  – Questa mattina mi sono fermata da Lucin, l’artigiano delle cornici a Trento, e come sempre mi sono fatta “abbindolare” dalle sue opere d’arte. Mi sono portata a casa cinque piccole cornici antiche. Personalmente sono molto attratta dalle cornici vuote. Le ho appese una accanto all’altra, sopra l’azzurro acceso di una parete della stanza da letto. Belle senz’anima, esaltate dalla loro essenza: il vuoto. E’ come se avessero avuto un’anima e qualcuno gliela avesse rubata. Mi inquieta questa specie di horror vacui, ma dall’altra, mi stimola l’invito ad andare oltre le cose. Un ciglio di bellezza, un margine, un contorno chiuso, dentro cui sta il tutto o il niente. Comunque, il risultato è una parete estremamente affascinante che vorrei oltremodo impreziosire con una cornice in marmo di un antico camino. Sogni.  – Quanto mi piace non essere convenzionale e circondarmi non solo di cose belle ma di Materia bella. Dalle cantine mi sono portata un vaso in terracotta di Impruneta acquistato qualche anno fa di ritorno dalla Calabria: servirà come piano d’appoggio in sala. Senza dimenticare i materiali di scarto utilizzati nei lavori di restauro di Casa Campanelle: il mosaico in Travertino, ad esempio, di cui una piastrella è finita in bagno come zerbino. –  Oggi mia madre mi ha raccontato che in queste stanze, per alcuni anni, ha soggiornato un pittore. Ecco da dove provengono tutte queste ispirazioni… qualcosa di Radames, così si firmava il pittore, potrebbe essere ancora qui…  – Lavorare a questa area della mia casa mi fa stare davvero bene, stimola la mia creatività, mi da’ modo di aprire la mente a nuovi progetti. E’ una soddisfazione vedere come sappiano dialogare tra loro alcuni oggetti di design che ho raccolto in questo angolo raccolto di casa. Sì, la dependance è dedicata agli ospiti, ma non nego di sentirmici assolutamente a mio agio, anzi. Talvolta, nella mia grande casa, invece di sentirmi protetta, ho la sensazione di perdermi. Invece, in queste stanze, dove l’ambiente risulta circoscritto ma tutto è così prezioso, mi è più facile trovare la mia dimensione.  – Lo ammetto, più che il rifugio per gli ospiti sta diventando il mio rifugio! Inoltre, a dispetto delle mie convinzioni inziali, sto stravolgendo il gusto di questi spazi. Non riesco a resistere ai richiami di pezzi importanti, d’antiquariato, design e soprattutto, non riesco a resistere all’originalità. Quindi, sto lentamente abbandonando l’idea iniziale dello stile shabby/country chic e mi sto rivolgendo ad un gusto molto, molto personale che arreda uno spazio “libero”, libero, di accogliere, allo stesso modo, persone, cose, idee. – Leggerezza, è ciò che chiede, alle porte delle bella stagione, lo spazio dedicato al riposo; in autunno, l’impalpabile zanzariera e le lenzuola di lino che caratterizzano l’alcova, lasceranno posto a tessuti più strutturati come seta e velluto.  Zanzariera e baldacchino. Comunque una tenda, che evoca il luogo accogliente in cui il viandante del deserto può fermarsi e riposare. Work in progress.

L’ispirazione del giorno

cMacinare (belle) idee. Einstein diceva “E’ meglio avere 3000 idee tra le quali ce ne sono 100 originali che averne 3 idiote da trasformare in originali”. Quando si crea non deve esserci censura, bisogna dare aria e libertà a tutte le idee, anche quelle che apparentemente sembrano idiote. E qualcuno ha pure detto che senza idee il denaro non vale nulla, come dire, l’idea costa cara. Potere alle idee!

L’attimo raccolto nell’ispirazione del giorno

Mi rendo conto della “povertà” delle mie fotografie, frutto esclusivo di un bisogno quotidiano di stimolare e nutrire la mia creatività, una pratica che mi aiuta ad allenare la mente e a mantenerla fresca, anche nel mio lavoro. Perché le mie immagini, il più delle volte, non fotografano la realtà, ma sono il frutto di una “messinscena”, ovvero creano una nuova realtà, detta alla Settimio Benedusi. E’ l’armonia dei contrasti che mi incuriosisce. Cerco di “sposare” degli oggetti di cui amo la bellezza delle forme, le sfumature della luce, il fascino della loro storia. In certi casi invece, sono aperta per sensibilità, a cogliere l’attimo, un’ispirazione che il più delle volte mi sorprende. Un incrocio di esistenze in una casualità di eventi. Come nel caso di questo prezioso bricco da latte in porcellana bianca decorata che solitamente rimane tra i servizi della festa ad accogliere i cucchiaini da tè e da caffè in argento. Ieri pomeriggio, dopo il tè, è rimasto sulla tavola e in tarda sera, ha incontrato per caso il filo di perle lasciato svogliatamente al ritorno da una cena fuori. Così si sono incontrati, ed io non ho potuto fare a meno di notare la bellezza di vederli vicini.

Con te partirò

Nella stanza da letto dei bambini, la parola d’ordine è libertà. Libertà di movimento, soprattutto della fantasia che deve essere libera di poter viaggiare senza confini. Non importa il mezzo, ma importa il fine: crescere insieme a loro, stimolando la creatività ed insegnando a sognare e a credere nei sogni. Solo così si può andare lontano.

Alessandro Guerani* e il suo food&stillife

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*@AleGuerani Bologna, Italy

Fotografo di food e non solo, mi interessa tutto quello che riguarda la fotografia, l’arte, la grafica e… il cibo! http://www.alessandroguerani.com/ http://www.foodografia.com/

 

Dialogo in skype tra me ed Alessandro Guerani. Domenica 27 novembre ore 18.15.

Alessandro Guerani: ciao, scusa il ritardo

Donatella Simoni: figurati

AG: quando vuoi puoi chiedermi tutto quello che vuoi 😉

DS: allora, ho letto un po’ di te, ho guardato le tue foto, mi piacerebbe sapere quali sono i tempi e i modi delle tue fotografie, dove nascono, se per caso, se per un’ispirazione, se sono calcolate, ecc..

AG: togliamo subito di mezzo alcuni miti. Il 90% della fotografia è calcolata nel senso che anche ritratti o paesaggi hanno dietro ore di osservazione, studio e pensiero, solo la fotografia di reportage o quella che si chiama street photography non è calcolata, è la cattura di eventi imprevedibili. Se è un lavoro su committenza hai dei vincoli,  ma anche quando scatto per me tante volte, mi devo dare dei vincoli come se fossi il committente di me stesso. Per esempio, l’ultima serie sul vino, mi mancava fotografia di vino in portfolio e quindi mi sono “auto assegnato” un servizio vedendo lo scaffale delle bottiglie di vino novello in un negozio.

DS: quindi è in questa fase che scatta la tua bravura

AG: bravura non so, diciamo che è la fase di creatività comune a qualsiasi creativo, uno scrittore che ha un soggetto da descrivere, un grafico che ha un manifesto da comporre, ecc, e le logiche non sono poi tanto diverse, devi rendere interessante il soggetto, evitando le rappresentazioni più banali e in modo che esso diventi attraente ad un pubblico che è il destinatario del messaggio.

DS: dove preferisci vedere le tue foto, su una rivista del settore, appese come quadri?

AG: io sono un fotografo commerciale. Vedi, solo recentemente il mondo dell’arte è entrato in una fase che possiamo chiamare “egomaniaca” nel senso che son tutti artisti, tutti esprimono il loro profondo essere, ecc ecc… in realtà per secoli anche i più grandi pittori venivano pagati dai committenti, realizzavano l’opera seguendo le indicazioni e cercando di esprimere al meglio il messaggio che i committenti volevano; dopodiché se il quadro o la statua finivano in una cattedrale viste da migliaia di fedeli o nella cappella privata del palazzo non era affar loro. Poi è chiaro che fa piacere vedere il proprio lavoro esposto su un magazine ad alta tiratura.

DS: ho capito

AG: però c’è una cosa che per me è importante

DS: dimmi

AG: questo concetto, quello del committente, potrebbe sembrare appunto a molti, che hanno dell’arte e della creatività un concetto angelicato, una cosa brutale e gretta. Invece ti dirò, dà molta più soddisfazione riuscire a creare qualcosa di tuo, di cui sei soddisfatto entro i limiti che ti dà un committente. E’ una sfida e fra l’altro è la cosa che differenzia i professionisti dai dilettanti. Tutti con tutto il tempo a disposizione possono fare una bella foto, dipingere un bel quadro, scrivere qualcosa di interessante, il problema è farlo entro dei vincoli esterni e di tempo. Hai presente il principio delle scimmie con la macchina da scrivere che fu ripreso da Borges?

DS: sì

AG: è esattamente quella la differenza fra una scimmia e Shakespeare. Con l’eternità a disposizione anche la scimmia scrive l’Amleto. Questo è anche il concetto difficilissimo da trasmettere a certi “potenziali” clienti che vedendo belle foto di “amatori” ti dicono “ah ma son poi buoni tutti”

DS: capisco!

AG: vorrei poi riprendere il concetto “creativo” di prima. Iniziamo anche qui a togliere di mezzo un po’ di bestialità che girano. Il processo creativo non crea un fico secco di nulla. Chi dice il contrario, o fa lo sborone – come si dice in bolognese – o non sa di quel che parla. Anzi, spesso tutti e due! Il lavoro di ogni creativo è quello di usare alcun capacità: primo, avere una cultura il più ampia possibile, è la fonte delle idee (e qui tanti fotografi italiani peccano perché sono ignoranti come capre svizzere, c’ha ragione Toscani); due, mettere in correlazione fonti ed ispirazioni diversi, tre, rielaborarle per presentare qulacosa di bello e, possibilmente, non banale. Quindi capirai che più materiale hai a disposizione, cultura, più hai la capacità di vedere nessi e relazioni fra le cose, migliore sarà la tua rielaborazione. In pratica nessuno crea o inventa nulla.

DS: questo vale per la creatività tutta

AG: certo, ma infatti le foto le ho in testa, per quello ti dicevo che sono “studiate”. Spesso ho molto chiaro in testa cosa voglio, qualche volta anche nei dettagli, poi magari, quando sono nel momento “pratico” possono sorgere altri nessi o idee che vengono integrati, ma di base vedo, e più vado avanti in questo mestiere mi capita, che ho già quasi tutto in testa. Come i compositori che hanno in testa la musica, che poi io sia un fotografo significa solo che lavoro sull’immagine e che uso strumenti diversi, i processi sono uguali ai tuoi quando scrivi.

DS: grazie Alessandro. La prossima settimana vorrei parlare con te delle tue fotografie e come si comunica con le immagini. Che ne dici?

AG: bene, chiamami quando vuoi

DS intanto grazie, aspetto le tue foto per mercoledì e ti auguro una buona serata

AG: di nulla, grazie a te, buona serata

 

IMPRESSIONI. Un po’ intimidita ma bene. Riconosco di avere un concetto angelicato di creatività. Da rivedere. Confrontarmi con Guerani mi farà solo bene. Quanta sostanza! Ma in fondo, è solo il primo incontro. Alla prossima.

 

Il valore dei libri e la loro “fisicità”

la fisicità dei libri

E’ trascorso molto tempo, sono cambiate molte cose, da quando i miei nonni e la mia mamma raccoglievano con cura i libri, alcuni dopo averli letti, altri solo per il gusto di averli, sugli scaffali di questa grande stanza luminosa del secondo piano.

Ci sono due finestre, entrambe con un panorama mozzafiato. Qui anche i miei libri convivono con quelli raccolti in passato e sembrano stare abbastanza bene. Anch’io qualche hanno fa, emulando chi è venuto prima di me, mossa dal medesimo spirito, ho comperato parecchi testi, un po’ per bisogno di sapere, un po’ per il piacere di averli.

Oggi sembra che questa raccolta sia destinata ad esaurirsi, forse non a breve ma è inevitabile per me domandarmi se Gianmarco sarà mosso dal medesimo spirito o se preferirà scaricare app sul suo iPad.

Ma ho una strana sensazione, una parte di me è quasi sicura che mio figlio  troverà ancora un perché per salire al secondo piano di questa casa e per entrare in questo luogo.

Solo per la sensazione fisica (un impatto “scenico” straordinario) di vedere queste quattro enormi pareti ricoperte da una doppia se non tripla fila di tomi, di colori diversi, formati diversi, pesi diversi, carta diversa, mondi diversi. Solo per la tentazione di aprire il recinto della mente e lasciar andare il pensiero, fantasticando, come quando si è su di un autobus affollato e si lascia cullare il pensiero al ritmo del mezzo, immaginando che ogni persona che ti sta accanto ha una storia sua, fatta di avventure e di segreti, un romanzo inedito.

Quanto ho sognato in questa stanza, da bambina. Con le protagoniste della collezione di biografie femminili o con i personaggi dei romanzi di Agatha Christie. Quanto mi portavo dentro nelle mie giornate, dei paesaggi russi dopo una lettura di Dostoevskij, piuttosto che della Parigi di Flaubert. La filosofia della mia famiglia è sempre stata quella di preferire l’acquisto di un libro alla lettura in biblioteca, per il semplice motivo che in esso si racchiude qualcosa di unico e di prezioso che va ripreso, rincontrato e rivissuto, una o più volte, nella vita. Fisicamente.

Così, se avere “fisicamente” dei libri, può aiutare a sviluppare la fantasia e la creatività dei bambini e dei ragazzi, che potranno poi  investire nella vita e nel lavoro, ecco allora che acquistare e comperare libri avrà ancora un perché, un perché ricco di futuro.

Io lo spero tanto.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – dreams the cranberries http://www.youtube.com/watch?v=Yam5uK6e-bQ&ob=av2n

Starpool, dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima

www.starpool.it

 

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa SCATOLA DEI SOGNI

Per chi Per tutti coloro che vogliono vedere… i loro desideri avverarsi. A seconda della persona alla quale la regaleremo, sceglieremo lo stile di questa scatola, che potrebbe essere sia un lussuosissimo bauletto in pelle Monogram Canvas Louis Vuitton (magari vintage), fino ad un antico e capiente scrigno acquistato ad un mercatino dell’antiquariato, oppure un contenitore di design, o ancora, qualcosa di realizzato a mano e quindi di unico. L’importante davvero, sarà quello che vi verrà conservato. Servirà infatti a raccogliere desideri e sogni, dai più semplici e banali (come un paio di scarpe o un accessorio di moda visti alle sfilate) fino a quelli più importanti ed irraggiungibili. Personalmente utilizzo una grande scatola nera che accoglieva una borsa di Prada. Pezzi di giornali e pagine strappate dalle riviste, foglietti scritti, fotografie, c’è davvero di tutto. (Ecco un aspetto negativo dell’iPad!). Esaudito un desiderio, via, butto la pagina. Da ormai dieci anni, la scatola è sempre colma. Come mai?

Perché E’ un Bell’augurio! Di sognare, e soprattutto di realizzare…

Visto da me

Dove seguite la personalità di colui al quale la regalerete e la vostra creatività

 

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