Vi aspetto!

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Lo ammetto, adoro ospitarmi nel mio B&B Casa Campanelle charme&design… solo così riesco a comprendere davvero le esigenze, i desideri, le attese, dei miei Ospiti. Prendersi cura delle loro esigenze è la mia prima esigenza!

Vi aspetto al B&B Casa Campanelle charme& design

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Due attimi raccolti (in studio)

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Una cartolina dalla montagna.

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Training & Working.

Studio “Donatella Simoni”, ore 15:00

L’attimo raccolto (in studio)

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next stop paris. Studio “Donatella Simoni”, ore 17:00

Gli ego-design [parte II]

Il fascino degli oggetti – Sarebbe una follia non sognarli. Li chiamano “obsessions”, sono gli oggetti del desiderio che valorizzano la nostra persona, la nostra dimora, il nostro lifestyle. Nascono come sogni in una wish-list, per poi realizzarsi con i giusti Tempi&Modi nella nostra vita. Sono oggetti con un nome ed un’anima, per questo raccontano una storia. Oltre ogni moda. La selezione di T & M continua con una scelta di oggetti iconici e senza tempo.

GLI  OGGETTI

Décolleté Manolo Blahnik

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Acquarama Riva modellino di Kiade

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Sella di Zanotta

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Robot da cucina di KitchenAid

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Valigeria Louis Vuitton

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Radio Cubo Brionvega

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 Delfina Delettrez Ring

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Fornasetti Objects

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(to be continued)

Gli ego-design [parte I]

Chiamateli per nome – Sono creazioni dal carattere così forte e deciso che anelano a spazi vuoti per esaltare la propria essenza. Fiere del loro nome, egocentriche per valore, amano la solitudine per essere ammirate e quindi, adulate. Come in una galleria d’arte. E noi, quanto desidereremo avere nella nostra dimora, una stanza vuota per accoglierne almeno una. La selezione di T & M apre con una scelta di lampade e sedute iconiche e senza tempo.

LE LAMPADE

Pipistrello di Gae Aulenti

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Arco di Flos

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Caboche di Foscarini

 

 

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Campari Lights di Ingo Maurer

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LE SEDUTE

Shadowy di Moroso

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Barcelona di Mies van der Rohe

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Lounge Chair & Ottoman di Charles e Ray Eames

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Egg Chair di  Arne Jacobsen

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Louis Ghost di Philippe Starck

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(to be continued)

Tomato’s Drops

IMG_9872feat. coppa da champagne Baccarat, tavolo Clab4Design by Umberto DattolaBertoia Wire Chair

Come t’interpreto

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“Tavolo da Caffè”

Gae Aulenti, 1980

Tavolino basso per caffè disegnato da Gae Aulenti nel 1980. Materiale: vetro Float molato spessore 15 mm. Struttura: ruote industriali con forcelle in metallo verniciato nero ottico. Misure: 100 x 100 cm H 25 cm . Prodotto selezionato dal MOMA, Museo di Arte Moderna di New York.

*location: salone cinquecentesco Casa Campanelle

Operato

IMG_5290 IMG_5291 IMG_5312 IMG_5324IMG_5325IMG_5322IMG_5326Continua il fascino dell’abito operato ispirato dalle scorse collezioni di Dolce&Gabbana e Valentino in primis. Questo, mi piace particolarmente: lo sento mio, così vicino alle “opere” di design e architettura, che comunque andranno ad ispirare anche le tendenze moda per la primavera-estate 2015. Geometrie, grafismi, lavorazioni scultura: architettura e design conquisteranno infatti, i must del prossimo guardaroba.

Interior wears Marsala

foto foto (4) foto (3) foto (1) foto (2) foto (5) foto (6) foto (7) foto (10) foto (8)E’ l’anno del Marsala, secondo Pantone. Un vino, una storia, un’ispirazione. E gli interni si fanno subito inebriare dall’intensità di questo straordinario colore. Evviva il Marsala!

to be continued

L’attimo raccolto (del rientro)

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E via, per mille nuove avventure. Studio Donatella Simoni, ore 8:00

Go!

foto (34)feat. tazzina Villeroy&Boch, caffè Iperespresso Illy, driving glove Sermoneta, chiavi Mercedes

A volte ritornano

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Riecco dal passato, l’iconico abat-jour in tessuto e passamaneria. Un po’ come fa Flos con la sua Lampada Mini Teca Victorian Grandeur.

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Una lampada da tavolo con luce diffusa della collezione Teca di Ron Gilad per Flos, rivisitazione storica dell’abat-jour che diventa così, un’icona contemporanea.

Dove osano le idee

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feat. My skull Memorabilia selab + Alessandro Zambelli by Seletti, ring Rouge Passion Pomellato, desk lamp Tolomeo Artemide, table Umberto Dattola for Clab4Design.

Ballerina d’acciaio

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Da bambina chiamavo la moka della nonna “la ballerina d’argento”.

Feat. Moka Bialetti, in fotografia la ballerina Eleonora Abbagnato.

Bellezza liquida

feat. Hybrid di Seletti in acqua di torrente trentino

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foto (7)foto (9) foto (10) foto (11)IMG_8648 IMG_8640IMG_8647

Hole Design

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feat. Componibile Anna Castelli Ferrieri di Kartell, Gommino Tod’s, Anna G. Alessi, cuffie Beats by Dre 

Giovani designer crescono

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Attenzione, designer in corso!

feat. Lou Lou Ghost e Componibile Anna Castelli Ferrieri di Kartell

*concept ideato per un corso di formazione dedicato a giovani designer

L’attimo raccolto (in studio)

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L’angolo demenziale. In ogni studio come in ogni cervello che si rispetti. Studio Donatella Simoni, ore 11

L’attimo raccolto

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Cleaning Time #design. Casa Campanelle, ore 11

feat. Bisazza and Clab4Design by Umberto Dattola

Spaghi design

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feat. Spaghetti n. 46 al nero di seppia Felicetti, vaso in vetro Maison du Monde, Eiffel Chair DSW Eames

Banane&Lampone

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feat. Frigobar Smeg FAB10HRP, abito in shantung Max&Co, orologio Santos Cartier, smalto Desert Poppy&Sun Bleached Shellac, coppa per gelato in inox Alessi.

My Mag Sofa

Nella stanza relax del mio Studio, una collezione di riviste d’architettura&design costituisce la base per un materasso rivestito di un tessuto rasato celeste: il mio Mag Sofa.
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Forme di pensiero

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*Series7 Chair A.Jacobsen, sedute a forma di cubo “I’m a Woodworker” di Clab4Design by Umberto Dattola.

Wire & Burlesque

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Burlesque Candle di Fornasetti

feat. plaid in cashmere Somma, Bertoia Wire Chair, orologio Viceversa, Helmut Newton Autobiografia, Cifra 3 Solari.

L’attimo raccolto (del primo pomeriggio)

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Sole allo chalet.  Solarium, ore 13.30

In pausa pranzo, relax al sole con il comfort di una Bertoia Wire Chair e per proteggere il capo, carrè in seta Hermès.

L’attimo raccolto

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E ancor più prezioso del tempo ciò che condividiamo tu ed io.  Studio, ore 11.30

*orologio Cifra 3 Solari, 1966 design Gino Valle

L’idea vincente

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Tra le 100 idee che scarti ogni giorno, ce n’è sempre 1 vincente

*citrus basket design Alessi, 1952

Oltre le gambe c’è di più

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Il tavolo, per me il cuore di tutto. Dove si mangia, dove si lavora, dove si vive creando. E come dice Umberto Dattola di CLAB4design, dove si prendono le decisioni più importanti.
La scelta di un tavolo segue il gusto e l’armonia dello spazio circostante, ma soprattutto la bellezza. La bellezza di quattro gambe e un piano che ti trasformano lo spazio e la vita.
Per il mio workspace ho scelto I’m a woodworker table, una delle creazioni di CLAB4design, di Umberto Dattola.

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Un tavolo con gambe in ferro tinte, piano in legno massiccio trattato con olio naturale atossico nella versione 200L x 75H x 85W cm.

L’ispirazione del giorno

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*coppe e vassoio inox Alessi, mattoncini in legno Sevi

Egg Dream

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THE EGG™

ARNE JACOBSEN 1958

Arne Jacobsen designed the Egg™ for the lobby and reception areas in the Royal Hotel, in Copenhagen. The commission to design every element of the hotel building as well as the furniture was Jacobsen’s grand opportunity to put his theories of integrated design and architecture into practice. The Egg is one of the triumphs of Jacobsen’s total design – a sculptural contrast to the building’s almost exclusively vertical and horizontal surfaces. The Egg sprang from a new technique, which Jacobsen was the first to use; a strong foam inner shell underneath the upholstery. Like a sculptor, Jacobsen strove to find the shell’s perfect shape in clay at home in his own garage. Because of the unique shape, the Egg guarantees a bit of privacy in otherwise public spaces and the Egg – with or without footstool – is ideal for lounge and waiting areas as well as the home. The Egg is available in a wide variety of fabric upholstery as well as leather, always combined with a star shaped base in satin polished aluminium.

L’attimo raccolto

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Il pesce protagonista. Cucina di Casa Campanelle, ore 12

*Oggi ho voglia di pesce dopo aver letto Una spina nel design (Editrice Compositori, 19 €), un ricettario con 70 secondi di pesce e crostacei che affronta due passioni degli italiani (la buona tavola e il design), realizzato da 70 stelle nascenti del designer italiano. 

Cortesi presenze

Non li vedi ma li senti. Sono pezzi in plexiglass e in vetro, preziosi oggetti di design e di arredo, che hanno il potere di suggestionare senza farsi vedere, anzi, sanno valorizzare l’ambiente con la loro “presenza-assenza”. Ne ho incontrato cinque esempi  tra le mura di Castel Stenico, uno dei manieri più affascinati del Trentino. Ve li presento: nell’ordine, scala elicoidale con pioli in vetro Spiro di Trescalini, Bench in plexiglass Santambrogio Milano, lampade a sospensione in vetro soffiato Empatia di Artemide, seduta Louis Ghost di Kartell, bicchiere in cristallo Harcourt 1841 di Baccarat.

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Un mondo semplice e complesso al tempo stesso, dove le parole autenticità e unicità non sono una bandiera ma il cuore del pensiero che lo genera.
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E’ il mondo di Miniatures di So.Be.It , una collezione moda molto speciale: i capi sono pensati come piccoli involucri capaci di vestire i pensieri di domani. E’ una collezione essenziale, estremamente poetica e assolutamente Made in Italy: i “genitori” sono infatti un piccolo laboratorio artigianale  – che già ha lavorato con Louis Vuitton e Martin Margiela – e un designer sapiente, Marino Orbolato (Adriano Goldschmied, Evisu), la cui versatilità è dimostrata dalla collezione di pezzi unici in vetro ispirati alla natura, 10notforsale.
 
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da Facing north with gracia

Horror vacui

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La corte di Casa Campanelle, orfana delle opere d’arte del 2° Simposio di scultura, si consola “bevendoci su” in compagnia di due pezzi di design — con Pigalle di Emu e Sacco di Zanotta.

L’attimo raccolto (in dependance)

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Cresce in bellezza. Dependance di Casa Campanelle, ore 14

*Sacco Zanotta, iPal Tivoli Audio, cuffie by Dr. Dre SOLO HD Monster Beats

Contrappunto italiano

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Taizu Restaurant, Tel Aviv by Pitsou Kedem + Foscarini lamps

Un sofisticato linguaggio armonico caratterizza il Taizu Restaurant dell’architetto israeliano Pitsou Kedem, grazie soprattutto alla scelta degli accessori luce. Per le sale, gli spazi comuni e per la particolare cantina dei vini, le interior designer Sigal Baranowitz e Gali Amit hanno optato per le linee leggere ed incorporee delle collezioni Allegro e Allegretto di Foscarini. Gli elementi in alluminio che compongono le sospensioni disegnate da Atelier Oï si intrecciano in un delicato equilibrio e producono un suono metallico in presenza di un’oscillazione. Questa “musicalità” ha ispirato la denominazione delle tre versioni di Allegro, diverse tra loro per dimensione e colori – Allegro Ritmico, Allegro Vivace ed Allegro Assai – e si ritrova in Allegretto, la collezione di Foscarini nata da una riduzione e rivisitazione dei volumi di Allegro. Un perfetto contrappunto Made in Italy per questo beautiful place in terra straniera.

L’ispirazione del giorno

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The Nature Stylist. La Fascinante di Louis Vuitton è una delle borse che adoro in assoluto e amo la linea Empreinte, un’espressione evolutiva della Monogram Canvas: iconica ma con classe. A questo pensavo mentre stamane osservavo da vicino alcune foglie in giardino. La natura è davvero una straordinaria creativa. E la prima fonte di ispirazione per i creativi. Ho raccolto una decina di essenze e le ho adagiate su scampoli di tessuti (Dedar), verificando quanto si contagino tra loro forme & fantasie. La Natura crea e lo fa con gioia. Imprinting.

L’attimo raccolto

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La bontà leggera. Cucina di Casa Campanelle, ore 12.30

*Balance for Viceversa by Luca Trazzi (1999), Rigatini Felicetti

L’attimo raccolto (del sabato)

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Abbandonarsi ad un sogno. On the “Barcelona” (Mies Van der Rohe by Knoll), ore 10

Circolo di lettura

Chissà quando succederà alla nostra… Ho regalato una panca da albero a mio figlio Gianmarco in occasione del suo 3°compleanno, con l’augurio che possa guardare sempre alla vita e alle sue bellezze da posizione privilegiata. La panca da albero, ispirata alla tradizione british, è un’icona evergreen dell’arredo da giardino. La nostra è stata realizzata su misura da Il giardino di legno intorno ad un giovanissimo albero d’acacia. Crescerà con Gianmarco.

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Ideale per godersi il giardino a 360°, è una seduta realizzata in teak praticamente eterna, visto che si potrà utilizzare persino quando l’albero cresciuto, la porterà in alto, come nel caso di questa circle bench. (foto da Marie Claire Maison).

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Paradigmi

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Oscar Tiye collection

photo by iodonna.it

E sfogliando Art & Décoration

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Bellissimo tavolo da chirurgia degli anni cinquanta, trasformato in scrivania.

L’ispirazione del giorno

bibliotecaLa gioia dell’incontro. La versione online di “bibbie” come Ville&Casali, VilleGiardini, Marie Claire Maison, AD e Case Country, rimane una tentazione, ma ogni volta che penso alle centinaia di riviste di arredamento/design che da più di dieci anni colleziono, la mia scelta finale è “senza se e senza ma”, la “gioia dell’incontro”. le sfoglio e le risfoglio, ogni tanto incontro una pagina strappata. Un’ispirazione raccolta, chissà se il sogno poi si è realizzato… Oggi, di nuovo, un numero di AD del dicembre 2003 (una Collector’s Edition), che tratta di pezzi attualissimi di Poltrona Frau, Foscarini, Manolo, Etro, Mies Van der Rohe, ecc,  mi ha fatto oltremodo comprendere il valore di quel patrimonio tangibile e consultabile “a pelle” che mai nessun sentimento virtuale potrà mai intaccare.

Per viaggiare ad occhi aperti

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l’ultimo costruttore di globi terrestri

L’attimo raccolto (del lunedì sera)

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Sola ma “gioiosa”*. Cucina di Casa Campanelle, ore 18.45

*Con il gioioso Ovì, il mini tegame design di Tognana.

Legno firmato

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1989
C+E Magnusson
Legno di pero
15×14 cm

by

Pierluigi Ghianda

Food Art Design

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Le Cupole

la nuova pasta Felicetti ispirata al Mart di Rovereto (TN)

Una spremuta ad arte

Il valore di un’icona senza tempo, di un vero bestseller, è dato anche dalla sua capacità di reinventarsi. Dopo 170 anni di storia il calice Harcourt di Baccarat ha incontrato una nuova funzione, quella di spremiagrumi grazie a Guillaume Noiseux, giovane studente dell’ECAL. E il mito si rinnova.

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Paradigmi

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IRIS VAN HERPEN

photo by rmo-comms.com

Paradigmi

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MARIE-HÉLÈNE DE TAILLAC

photo by Paolo Roversi

E’ tutto qui. The Omnia

A Zermatt, nelle Alpi Svizzere, un luogo straordinario invita gli ospiti a dimenticare da dove vengono e dove stanno andando.

Per questo moderno rifugio alpino, l’architetto newyorkese Ali Tayar ha fuso elementi del mountain lodge americano con arredi funzionali, innovativi, di design. Un hotel progettato secondo una filosofia che persegue il “tutto” armonico.

E’ tutto qui. Un mondo tra terra e cielo. Prego, visiti il website The Omnia.

In nome del pane

Un nuovo concept di panetteria.

Prego, si prenda il giusto tempo e visiti questo website: Princi

Memento

1965. Lampada da tavolo “Pipistrello” per Martinelli Luce by GAE AULENTI

photo by arredamento.it

Evergreen

Sulle orme di papà. Desert Boot Clarks Original. Da sempre.

Vanity chair

La Vanità? Pretende di sedersi su una Peacock chair.

Vimini e glamour,  due parole che non sono mai andate d’accordo fino a quando è nata la sedia a pavone. Una sorta di trono esotico protagonista per decenni, di affascinanti scenografie della vecchia Hollywood.

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Regale ed elegante, è la rivisitazione della Windsor settecentesca. Di umili origini, è entrata alla corte d’Inghilterra per voler di Enrico III. Ma è diventata una star in America. La leggenda vuole che Thomas Jefferson abbia firmato la Dichiarazione di Indipendenza seduto proprio su una Windsor.

Reinventarla oggi, è un magnifico esercizio di stile per designer. Vanitosi & Indipendenti. (Pavo Real di Patricia Urquiola, Kora di Matteo Thun).

E la moda si pavoneggia. (Paul Schmidt, Agent Provocateur, Jean-Paul Gaultier)

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Oggi, dolce vita significa anche sedersi su una Peacock chair, in un antico giardino o in una veranda lussureggiante, leggere un capitolo di Vengo via con te. Storie d’amore e latitudini di Henry J. Ginsberg e viaggiare sognando.

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Berlin………………………………………………………………………………………………………………………………..art . fashion . design . architecture . lifestyles . people . places
10x13_berlin is a project of pocket magazine + blog, dedicated entirely to Berlin. By Enrico Frignani.

Qui est Colette?

Tutti conoscono il concept store parigino Colette (213 Saint – Honoré), ma pochi sanno da chi prende il nome. Dalla scrittrice dei primi del Novecento? No, da Colette Rosseaux. Donna schiva e misteriosa che si è lasciata fotografare solo una volta (e soltanto per intercessione dell’amico Karl Lagerfeld) e che fa parlare per lei la figlia Sarah Lerfel, suo braccio destro, sua voce e, soprattutto, suo volto.

E naturalmente, la sua boutique: 700 metri quadrati su tre piani dove si concentra il meglio del meglio della creatività internazionale per quanto riguarda moda e bellezza, musica, editoria, design e hi-tech. Per approfondire, propongo un’intervista a Sarah Lerfel su The Excellent People.

 da MFLadies, foto da  madame.lefigaro.fr

Nadia Leita, designer per Natura

Ciò che mi affascina di Nadia Leita è che disegna la natura e realizza arte con la natura. Una sensibilità particolare, quasi ancestrale, un talento ancor più che un dono. Anche una responsabilità, visto che la natura è già una forma d’arte. La più vera.  

Nadia, come nasce il suo rapporto con la natura e come lo vive?

La Natura è parte di noi e noi stessi siamo parte della Natura in un ordine e in un disegno continui e perfetti. Concepisco la Natura come un’equazione matematica dove tutto armoniosamente si completa in una sequenza e in una logica con andamento perfetto e continuativo che tende all’infinito. La Natura quindi non si inventa, non si disegna e non si realizza. Possiamo avvicinarci alla Natura con umiltà e con spirito di osservazione solo per amarla profondamente e per cercare di imitarla o rappresentarla. Possiamo trarre ispirazione dalla Natura, avendo la possibilità di godere e utilizzare tutto ciò che è stato creato per appagare i nostri sensi e riequilibrare la nostra anima. Possiamo fruirne e assemblarla un numero infinito di volte, emulando la sua bellezza e perfezione. Se comprendiamo questo possiamo migliorare nel nostro quotidiano ogni gesto e ogni “prodotto” della nostra vita, rendendo tutto più perfetto, più armonico e cercando di dare un ordine e un senso ad ogni cosa ed evento. E’ con questo spirito che mi sono avvicinata fin da piccolissima al “Fiore” e alla “Natura” vedendoli  nella loro origine e essenza come la vera forma d’arte, la più pura ed assoluta, nella quale l’uomo può inoltrarsi e inebriarsi all’infinito; comprendendo che “Madre Natura” è l’unica e vera maestra di vita. Il Fiore e la Natura sono materia, colore, profumo, essenza in grado di rigenerarsi e rigenerarci continuamente. Mi identifico quotidianamente in questo processo che è parte integrante della mia vita. Mi identifico nel mio lavoro, in quello che creo, in quello che tocco. Ogni cosa che realizzo è il prodotto di un processo dove convergono la mia testa, il mio cuore e le mie mani e il risultato sul piano emozionale ha un valore inestimabile… la mia stessa vita, le mie emozioni, la mia energia, il mio io più profondo.

Foto di E. Meneghelli

Nadia Leita è docente presso la sua scuola “Nadia Leita Arte Floreale” e presso istituzioni italiane e internazionali, dove si divide tra consulenze, dimostrazioni, progettazioni e allestimenti. Come la natura, lei è un’artista non “egoista” ma generosa nel momento che dona il suo sapere agli altri. Quanto è importante “seminare” il proprio talento?

Attualmente mi identifico per i miei titoli una Floral designer e docente di Arte Floreale con una laurea in Scienze Naturali. La mia “scuola” è ancora un concetto “in progress”, dove il mio desiderio è amalgamare e unire più discipline che convergano insieme nell’esaltazione della natura e del fiore, oltre che del concetto di “bello” e di “arte”; mi ritengo profondamente ambiziosa ma so di creare un qualcosa che avrà la sua unicità. Un percorso rivolto soprattutto a chi vuol fare dell’Arte Floreale la propria professione e la propria vita, come lo è stato per me. Da anni sono docente in  corsi di alta formazione professionale nell’Arte floreale in varie regioni d’Italia, proponendo vari livelli e specializzazioni. Quello italiano è un iter forte e continuo, che integro periodicamente con esperienze significative e sempre più importanti di docenza all’estero. Come libera professionista opero presso istituzioni italiane e internazionali sia pubbliche che private. La mia attività di Floral designer mi permette di esaltare la mia parte più creativa: quella degli allestimenti e delle progettazioni. Seguo alcune aziende del settore anche per consulenze e periodicamente promuovo la mia arte tramite dimostrazioni pubbliche e aziendali. Come la Natura non trattiene nulla, ogni persona ha l’obbligo morale di donare agli altri. La condivisione e la disseminazione è fondamentale per migliorarsi e crescere nel proprio percorso artistico e spirituale. Anche un fiore se non lascia cadere i propri semi è destinato a scomparire. E’ il ciclo della vita e delle cose. Non mi ritengo un “talento”, ritengo invece che ognuno di noi abbia un talento, l’importante è scoprirlo e valorizzarlo. Non è mai troppo tardi.

Le sue soddisfazioni…

Soddisfazioni infinite, continuative, all’ennesima potenza, un numero fattoriale di volte, ma anche delusioni, momenti di profonda amarezza, sconforto, paura di non riuscire, di non farcela, di non fare abbastanza. La mia scala e la mia vita, fin da piccola, sono state in salita e quanto lunga e impegnativa è stata ed è tutt’ora questa salita! Ho scoperto comunque che se vogliamo, in questo percorso non siamo soli e a volte anche le cose più difficili con la giusta ironia possono essere sdramatizzate. Ho scoperto, anche, che non sempre serve essere pignoli e i peggiori nemici di se stessi, a volte la vita e quello che creiamo possono essere migliori se non seguono la linea che avevamo stabilito. Le esperienze internazionali nel mio settore mi hanno temprata e hanno strutturato il mio profilo; premi, riconoscimenti, qualifiche e diplomi, mi hanno riempito il cuore e mi hanno reso orgogliosa del mio percorso, ma sono una donna semplice che vive di cose semplici nella propria quotidianità. Mi emoziono osservando l’alba o un fiore che sboccia, mi sento appagata quando lavoro nella mia azienda e i clienti mi cercano e mi apprezzano anche per le cose semplici, cerco di mettermi in empatia con loro, trasformo in “fiore” le loro emozioni, dalle più gioiose alle più tristi. Mi sento importante nell’insegnamento, quando “trasformo” le persone… ebbene sì… mi chiamano il “Duce” perchè sono autoritaria, ma ho la responsabilità di formare dei professionisti. E’ una soddisfazione enorme quando accolgo delle persone che si presentano come gommisti, parrucchieri, infermieri, sarti, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, impiegati, ecc. che  mi dicono di voler diventare dei fioristi e aprire il loro negozio di fiori; la soddisfazione enorme è quando arriviamo all’obiettivo e presuntuosamente posso dire di non aver mai fallito. La mia ambizione mi porta a dare il massimo in tutto, tutto deve essere e diventare come io lo voglio e l’ho pensato, questo è il mio approcio soprattutto negli allestimenti e nei concorsi che non sempre vinco, ma dove, devo e voglio lasciare il segno. Devo differenziarmi e così è stato anche per il concorso internazionale svoltosi alla Reggia di Venaria a Torino del 16 marzo scorso sul tema di Leonardo da Vinci dove ho partecipato come “scuola” con i miei ragazzi del Piemonte e dove impegno, creatività, ricerca e ingegno, si sono abbracciati piacevolmente.

Dietro una sua opera ci sono sicuramente talento, ricerca, passione. Cos’altro?

Amore, rispetto, creatività, istintività strutturata e allenata, studio e finalità… e forse tanto altro, a volte anche simbolismi e messaggi subliminali… il linguaggio dei fiori è misterioso e profondo.

La natura, i fiori, sono uno strumento eccezionale per sviluppare i nostri sensi. Quanto è importante questo nella comunicazione della sua arte?

E’ tutto! Solo una persona sensibile  e predisposta naturalmente al bello, all’armonia può cogliere sensorialmente la natura e i fiori. Gli altri non ne possono avere percezione, sono sensazioni a loro sconosciute che scivolano via nel loro quotidiano, ma ritengo che ogni persona possa essere educata e istruita alla consapevolezza del potere dei sensi e all’apprezzamento del bello. 

Lei è un esempio di chi, volando alto, è riuscita a superare le montagne (la mentalità) che delimitano i confini della nostra terra, portando la sua arte lontano e facendola apprezzare ai più. Cosa vede al suo orizzonte?

Con molta umiltà e consapevolezza ritengo di non aver mai volato alto, l’altitudine mi fa paura e i voli pindarici come le potenziali cadute fanno male. Ritengo invece di avere scelto un percorso in salita e a volte mi sento una pioniera in quello che faccio; mi sembra di delineare una strada che non ha percorso nessuno o forse altri a modo loro. Sul mio sentiero non vedo nessuno, vedo solo il sole che mi illumina il tracciato ogni giorno, ma il sole se lo vogliamo brilla per tutti. Non ho superato le montagne, le sto ancora scalando con fatica e impegno, ma sono ben equipaggiata con scarponi e caschetto per evitare qualche colpo in testa e di testa; cerco, se posso, di non guardare indietro, faccio comunque tesoro dei miei errori. La mentalità non si cambia; forse il trucco, se così lo posso chiamare, è quello di rispettare ogni posto e ogni persona e realtà sociale per quello che possono darti senza cambiare nulla ma cercando di trovare una sinergia produttiva. Certo, ammetto che oltre i nostri confini la mia arte ha più possibilità di essere apprezzata e alcuni ambienti la stimolano maggiormente. Oltre l’orizzonte non voglio guardare, mi fa quasi paura guardare troppo in là… spero solo  in cose belle e positive ma… è l’augurio che farei a chiunque.

“Tutti meritiamo il meglio se lo vogliamo intensamente con il cuore e, a volte, anche quello che abbiamo è già tanto, se è illuminato da un raggio di sole e condiviso con le persone che amiamo”.

Foto e testo scritto dell’intervista integralmente forniti da Nadia Leita.
(Copyright Nadia Leita-giugno 2012)

 

Contatti

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Tu es mon obsession

“Sei il mio chiodo fisso”, è l’intensa dedica che accompagna una preziosa scatola rossa, dono di un ammiratore segreto. All’interno, il nuovo oggetto del desiderio. Forse oggetto non è il termine esatto, visto che appartiene ad una collezione di gioielli di lusso firmata Cartier presentata recentemente nella cornice del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano, in occasione del Fuorisalone 2012.

Comunque, si tratta solo di un chiodo, Juste un Clou. L’interpretazione creativa è del designer Aldo Cipullo, autore già negli anni ’70, del primo bracciale a chiodo per Cartier New York. Oggi, riflesso di un’epoca festosa e libera, incarnata dal mitico Studio 54, il bracciale Juste un Clou rappresenta un concentrato di energia che cinge il polso, a fior di pelle. Un ovale d’oro massiccio, con una testa che ne disegna lo slancio, la vitalità, il grafismo essenziale, disponibile nel modello piccolo e grande, in oro giallo, bianco, rosa o nella versione ancor più lussuosa con diamanti.

Qualche settimana fa, la collezione “Juste un Clou” è approdata nella Grande Mela, dove per l’occasione è stata inaugurata la mostra “Cartier & Aldo Cipullo, New York City in the 70s” .

Cura dei capelli e dell’ambiente in un sol colpo

Per ogni donna, i capelli sono una parte preziosa delle propria femminilità. Prendersene cura è un gesto quotidiano ma importante, accarezzarli è un momento intimo e rilassante. Diventa poi un gesto di lusso se la spazzola utilizzata è un oggetto speciale, tanto bello da meritarsi un posto al Moma di New York, uno dei più importanti musei di arte moderna al mondo.

E’ la spazzola per capelli Limited Edition (prodotta in soli cento pezzi) della linea Tek realizzata a mano in Caleidolegno, un materiale speciale ottenuto dalla lavorazione di fogli di legno pregiato. I dentini sono in morbido legno: massaggiano la cute, riattivano la circolazione sanguigna, rafforzano il bulbo pilifero. In più, il legno assorbe l’eccesso di sebo e le impurità che si depositano sui capelli e, grazie al suo effetto antistatico, non rende il capello elettrico.

Limited Edition si prende cura della bellezza dei capelli, ma anche di quella del pianeta: tutti i legnami utilizzati da Tek per produrre spazzole, pettini e accessori per la cura del corpo, infatti, sono certificati FSC; ciò significa che provengono da foreste gestite in maniera corretta. In più, l’azienda italiana utilizza risorse rinnovabili e pone attenzione all’ambiente in tutto il processo produttivo.

da Francesca Scarabelli su ilgiornaledellusso.it

Eleganza da giorno

E’ il primo champagne da giorno, da servire in grandi calici di cristallo con ghiaccio. E’ Ice Impérial Moët & Chandon, eleganza, glamour e spirito pionieristico in una bottiglia in smalto bianco con una coccarda che ricorda una cravatta nera.

Alta convivialità

The Cube by Electrolux è un parallelepipedo di vetro ad altezza Madonnina (50 metri) che appaga la vista (mozzafiato) su Milano. E’ un temporary restaurant animato, dai Jeunes Restaurateurs d’Europe che sanno come soddisfare il senso del gusto (solo chef stellati). Aperto fino al 26 aprile (prenotazioni sul sito web), ha un unico tavolo per 18 ospiti.

Esercizio al Bello

Sono la nostra “palestra”, un esercizio di stile ed estetica, ci formano l’occhio al Bello, ci aprono il cuore alle meraviglie che ci circondano. Sono le riviste di arredamento e di design.

Da aprire, sfgogliare, osservare e trarre ispirazione da tradurre in realtà. Personalmente raccolgo da anni riviste come AD, Ville&Casali, Case Country, VilleGiardini. Sono state la mia “Bibbia” nel restauro di Casa Campanelle. Quelle spendide immagini di interni di casali, dimore inglesi e appartamenti newyorkesi, di giardini all’italiana, di terrazze e attici verdi, di parchi e orti medievali, sono state ispirazione e guida nelle mie scelte. Pavimenti, mobili, oggetti, tessuti, piante, anche semplici dettagli, ma soprattutto il “sentiment”, l’atmosfera e il gusto che ogni singola immagine sa comunicare della Bellezza.

Oggi in edicola ho trovato un VilleGiardini completamente rinnovato.

Dal punto di vista formale: un cambio della copertina e del formato, una scelta grafica più moderna ed aggressiva, la valorizzazione delle immagini e dei prodotti, una ricerca di caratteri più consoni al nuovo abito. Più ritmo e più grinta mantenendo l’eleganza e la suggestione di sempre. Dal punto di vista dei contenuti, l’approccio di VilleGiardini è classico e contemporaneo allo stesso tempo.

Un viaggio alla riscoperta del territorio, dei tesori dell’agroalimentare, del paesaggio costruito e coltivato dall’uomo, della tradizione e dei prodotti doc. Un viaggio a 360° per aiutare a fare scelte di qualità, per abitare con tutti i comfort, per stare bene con se stessi e con la natura.

In vetrina, case piene di fascino e con un’anima, accompagnate da approfondimenti e suggerimenti sulle scelte dei proprietari (ambienti, materiali, scelte strutturali, soluzioni di arredo, arte del ricevere). Stessa strada seguita per gli spazi dedicati al verde. Il giardino si apre a spazi di informazione più approfonditi e a nuove rubriche: lo specialista che svela i segreti per scegliere le piante e mantenerle in salute, l’esperto che suggerisce gli acquisti, le novità degli arredi outdoor.

All’emozione di una casa immersa nel verde o di un giardino d’autore si unisce la sobria eleganza degli interni che riflettono la personalità di chi ci abita. Tante informazioni utili, nomi giusti, indirizzi e approfondimenti pratici.

Oggi, si stanno affermando sempre di più, un modo di vivere a tu per tu con l’ambiente e con ciò che di Bello ci offre il territorio e una nuova passione per il verde, la riscoperta della tradizione, l’eccellenza dei prodotti e dell’artigianalità.

Che non ci colgano impreparati!

Design per le mie orecchie

 “L’ho pensato maestoso come una balena, ma anche soffice e scorrevole come un movimento nel ghiaccio”.

Con queste parole il designer polacco Robert Majkut, 41 anni, racconta la sua creazione.

E’ un capolavoro di design, per gli occhi e per le orecchie. Si chiama Whaletone e nella linea si ispira, come dice il nome, alle maestose balene.

Una nuova forma per il classico pianoforte a coda, un capolavoro di modernità disponibile anche in colori più dinamici come l’arancio e il fucsia.

Realizzazione e prezzo solo su richiesta. www.whaletone.com e per approfondire Sentio

La sostenibile leggerezza del living

Stravolgere il paradigma, ecco l’essenza della vera creatività. E’ quello che Santambrogiomilano, un’importante realtà imprenditoriale che realizza progetti in vetro dal carattere esclusivo, ha pensato di fare con il concetto “chiudersi fra quattro mura”, dimostrando ancora una volta che progettare significa ricercare con passione perché, come recita l’antico detto, “colui che cerca, trova”… l’invisisbile.

L’obiettivo è trasparente come il vetro: eliminare di fatto tutto ciò che può distrarre lo sguardo dalla contemplazione a partire dalla natura che ci circonda, alle forme pure di oggetti d’arredamento. Nascono così la Glass House e la collezione Simplicity.

Simplicity nasce dalla collaborazione di Carlo Santambrogio col designer Ennio Arosio che dà forma “trasparente” ad un modo netto ed essenziale di concepire e vivere gli spazi, dove gli elementi seppur fortemente caratterizzanti non sovrastano l’ambiente che li circonda ma entrano in perfetta simbiosi con esso.

Assemblando giunti e piani di vetro, le superfici si de-materializzano grazie a piani trasparenti sospesi e travi in vetro. Un esempio di particolare effetto lo troviamo nella scala con i suoi elementi strutturali in vetro totale che, priva di qualsiasi profilo in acciaio, risalta per la sua assoluta trasparenza e leggerezza.

Le realizzazioni Simplicity sono in vetro extra-chiaro Saint Gobain, temperato e stratificato, denominato Diamant per le sue caratteristiche di estrema purezza e lucentezza, interpretato in maniera unica attraverso l’impiego di spessori molto importanti (30 mm) e trattato con particolari procedimenti tecnici volti a garantirne l’assoluta sicurezza.

Particolarmente ineterssante è il momento in cui il vetro, da componente strutturale dello spazio, con la sua purezza e perfezione, crea un interessante contrasto con un altro materiale – ad esempio il legno e le sue materiche venature – ammorbidendo in questo modo, l’austerità e il minimalismo dell’assoluta trasparenza.

Incontri e contaminazioni d’arte, ovvero, l’armonia del “Bello”

Nella splendida cornice di un antico mulino in Valle di Ledro, in Trentino, Luca Degara, artista e designer trentasettenne, ha scelto di mettere le radici della sua arte e di farne il suo atelier/schowroom dove lavorare legno, vetro, acciaio, ceramica, oro e carbonio. Una singolare alchimia di artigianato, design e filosofia, il cui esito sono oggetti di arredo che si trasformano in opere d’arte.

In questi giorni, Luca Degara espone con la sua personale dal titolo “Arte & Design” alla Galleria Civica “Giuseppe Craffonara” di Riva del Garda, una mostra stimolante soprattutto dal punto di vista delle aperture trasversali alle arti e della contaminazione dei generi.

Durante il suo percorso artistico, il giovane artista ha perfezionato una peculiare forma d’arte che si caratterizza per gli accostamenti armonici tra elementi naturali e prodotti più raffinati del lavoro dell’uomo. «Solo amando e dosando i materiali – dice Luca Degara – giungo allo scopo del mio lavoro: la proporzione al di fuori del tempo e dei preconcetti; l’armonia fra gli opposti, siano essi forme, pesi o ideali».

Un’attività di sperimentazione che esprime un messaggio in cui l’unione di passato e futuro, tradizione ed innovazione, natura e tecnologia non sono più realtà inconciliabili, anzi si esaltano a vicenda: «Utilizzo e unisco materiali diversi e dalle caratteristiche uniche – dice Degara – come acciaio e cristallo, preziosi come l’oro o innovativi come la fibra di carbonio».

Luca Degara, da sempre sapiente lavoratore del legno, ha saputo,  in questi ultimi anni, proiettare le proprie opere in una dimensione  “ambientale”. Il legno, la materia sempre viva, che trattiene in sé la storia  del mondo, incontra la perfezione fredda e asettica dell’acciaio.

E’ così che nasce il design di Degara, oggetti come tavoli scultura, installazioni luminose, comunque sculture vive nella forma e nell’anima, esposte in giro per il mondo ed oggi anche nella sua terra natale.

La mostra di Degara si è rivelata altresì ispiratrice di una riflessione sullo stato attuale dell’arte, concretizzatasi in un incontro pubblico tenuto da Fiorenzo Degasperi, scrittore e giornalista trentino, già direttore della Civica di Trento, ad oggi il più capace curatore e critico della realtà storico-artistica della regione. “Le esperienze di contaminazioni tra le arti e la ricchezza di alcune sperimentazioni con lo spirito  rivolto al rinnovamento della società e dell’uomo, sono state determinanti nella storia dell’arte. Oggi però, essa deve fare i conti con una forte cecità derivata dal narcisismo, dall’egoismo, dall’individualismo, elementi questi che  impediscono ogni confronto, parametro, giudizio. Fattori che scartano  volutamente i valori e i simboli” afferma Degasperi. “E’ un’arte, quella odierna, che viene quindi relegata nella mente singola e solitaria dell’artista, che respira l’aria dello studio o al più di una parete di una galleria d’arte, ma che ha perso  i legami con la terra e il cielo, con l’individuo e la socialità. Soprattutto, sembra che abbia dimenticato la sua vocazione alla ricerca. Ma tra le pieghe contemporanee” continua il critico, “si affacciano artisti che con lo  sguardo sanno andare al di là, sbirciare lateralmente, impossessarsi di altri territori  estetici, ingoiare vogliosi gli stimoli che provengono da rami culturali apparentemente lontani. Uno di questi è Luca Degara”

Luca Degara “Arte & Design” Sala Civica “G.Craffonara” Giardini di Porta Orientale – Riva del Garda orario: 10.00 – 12.30 14.00 – 18.00 lunedì chiuso. Fino all’11 marzo.

 

Sara Lenzi, la designer del suono

“Il suono è potente: elaborato più velocemente dell’immagine, plasma (senza che ce ne accorgiamo) la nostra relazione cognitiva, percettiva ed emotiva con gli spazi e gli oggetti che popolano il nostro mondo. Il Sonic Interaction Design è una disciplina innovativa che, attraverso il suono, trasforma la nostra relazione con gli spazi e gli oggetti d’uso quotidiano. Il mio lavoro è creare identità sonore memorizzabili, efficaci ed evocative, per reinventare il rapporto con gli oggetti, i servizi e i media” – Sara Lenzi, sound designer

Oggi tempi&modi incontra Sara Lenzi, giovane trentina che vive a Bologna. Sassofonista e compositrice elettroacustica, ha anche una laurea in Filosofia. Insegna Installazioni sonore e Composizione multimediale al Conservatorio di Rovigo. Nel 2008 ha fondato Lorelei, agenzia di comunicazione sonora che applica la musica al marketing, all’advertising, al design. Con Gianpaolo D’Amico ha creato il blog sounDesign, riferimento italiano nel panorama della progettazione sonora.

1) Sara, arredare con la musica, progettare il suono: è corretto dire che, con l’immagine, il suono è l'”elemento” marketing per eccellenza?

Nel tempo, facendo questo lavoro, ho capito che benché per me il suono fosse il senso – o il sentire – più importante, esso non ci arriva mai da solo: noi sentiamo mentre vediamo, o mentre tocchiamo, o mentre odoriamo. Nel marketing è la stessa cosa, soprattutto se ci rifacciamo alla cornice del marketing sensoriale, o di quello esperienziale/emozionale. In breve: per i princìpi che legano la nostra percezione, un suono ben progettato amplifica e potenzia esponenzialmente il piacere della nostra esperienza di un prodotto, di un marchio o di uno spazio, legandosi alle altre esperienze   – l’immagine in primo luogo. Allo stesso modo però, e questo si sottovaluta ancora molto spesso, un suono mal progettato “distrugge” altrettanto esponenzialmente la nostra esperienza, annullando qualsiasi immagine di marchio o design di prodotto, per quanto ben progettati. Mi fermo qui, potrei parlare ore di questo argomento!

2) Per fare il sound designer serve un “orecchio” particolare o il senso dell’udito può essere sviluppato?

Il senso dell’udito si sviluppa: così come non si è mai “stonati” senza speranza ma chiunque può apprendere ad essere intonato, ci vuole un pizzico di pazienza, quello sì. Perché il piacere massimo del suono è dato dal saperne ascoltare i movimenti minimi, quelli vicinissimi al silenzio. E per riuscire a sentirli, in una società molto rumorosa come la nostra, bisogna sviluppare qualche abilità.

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Unopiù, outdoor lifestyle

Fuori c’è un freddo assurdo, ma nella cassetta della posta oggi ho trovato il catalogo Unopiù 2012. E’ primavera!

La Unopiù nasce nella campagna della Tuscia, a 15 km da Viterbo, in quel di Soriano nel Cimino, un’incantevole località immersa nel verde, già meta delle vacanze di Pirandello.

Unopiù rappresenta la cura e la cultura del giardino, le migliori soluzioni per arredare gli spazi aperti come fossero “stanze verdi”, parte integrante della casa, con la stessa attenzione, con la stessa ricercatezza.

I prodotti Unopiù sono raccolti in tre famiglie di strutture e arredi, distinte per stili, forme e materiali: la Collezione Classic che rivisita una tradizione dal gusto intramontabile; la Collezione Contemporary, dove l’outdoor design è al servizio del comfort e della funzionalità ed infine, la Collezione Easy Life, dallo stile fresco e colorato, destinato ad una clientela giovanile e dinamica.

Stiamo parlando comunque di strutture dal forte impatto scenografico che ridimensionano i confini tra indoor e outdoor, collezioni impreziosite da finiture di altissima qualità e da texture fresche e accattivanti, dove materiali immortali come teak e ferro ridisegnano sapientemente le geografie di un design sempre più sofisticato e tecnologico, ma con il fascino di oggetti d’arte intramontabili.

Molte delle novità 2012 si avvalgono della collaborazione di affermati designer, tra cui Marco Acerbis e Matteo Thun,  che hanno utilizzato la loro vena creativa per realizzare arredi innovativi e seducenti sia dal punto di vista estetico che funzionale.

Ogni stagione, c’è una piacevole attesa per il nuovo catalogo che si arricchisce, di volta in volta, di tante novità. Non è ancora tempo&modo di portare in giardino i miei Unopiù, come le sdraio in teak Titanic e le poltrone Emily, oppure le sedie e i tavolini in ferro Aurora. Nel frattempo, ammiro e scelgo.

La mia wishlist 2012?

Chiase-longue Swing, uno dei pezzi cult di Unopiù, una struttura ondulata con cuscino poggiatesta

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Paradigmi

ROSSANA ORLANDI

(foto da marieclaire.it)

Yeta, il rifugio camaleonte

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Un modulo abitativo dalle molteplici applicazioni: una stanza nel verde, un punto di riparo, un locale per uso didattico o di servizio. Questa è Yeta. Ma cosa la rende unica e così attraente? La sua camaleontica sintonia con la natura che la circonda.

Yeta è una struttura progettata per mimetizzarsi nell’ambiente e lo fa dialogando con esso, cambiandosi d’abito a seconda del contesto in cui viene inserita.

Il concept è quello della relazione con la natura, dell’interrelazione con il territorio, fatto di consapevolezza, rispetto, libertà. Yeta è realizzata con materiali naturali che possono essere recuperati e riutilizzati e dotata di pannelli fotovoltaici a scomparsa che assicurano l’indipendenza energetica.

La sua presenza può definirsi “sostenibile” a 360° e non solo per il concept ma anche per la logistica, visto che la struttura viene appoggiata al terreno, inserendosi così in modo discreto nell’ambiente, per poi scomparire all’occorrenza senza lasciare traccia di sè e della sua permanenza.

Yeta è camaleontica, il suo “guscio” può cambiare a seconda del luogo dove viene inserita. Può essere in legno grezzo, soffice prato o pietra. E’ modulare, perché viene costruita rapidamente mediante elementi preassemblati e standardizzati. E’ versatile, in quanto utilizzabile per svariate applicazioni e diversi campi come rifugio privato nella natura, nell’ambito dei servizi, per lo sport e il turismo.

L’idea è nata dalla passione per la montagna e dalla consapevolezza dell’unicità dell’ambiente naturale che ci circonda. E’ nato così, il prototipo sperimentale abitativo Yeta, un progetto dello studio di architettura LAB ZERO di Rovereto che si colloca nel filone di ricerca per sistemi abitativi temporanei, trasportabili, modulari, industrailizzati, adattabili, nonché dal basso costo e impatto ambientale che lo studio, diretto dall’architetto Flavio Galvagni, sta conducendo da alcuni anni. Yeta è quindi diventato un prototipo reale, grazie alla collaborazione di un pool di imprese e professionisti.

 

Info: arch. Flavio Galvagni LAB ZERO tel. 0464.870209 flavio@lab-zero.com www.yeta.it

Husk, la seduta by Patricia Urquiola

 foto di contessanally.blogspot.com

Nel panorama del design internazionale, è tra le novità più interessanti viste quest’anno.

Husk, la seduta disegnata dall’architetto e designer spagnolo Patricia Urquiola – probabilmente la donna oggi più corteggiata dall’industria del design mondiale – per B&B Italia.

Questo oggetto è il risultato di un processo di sviluppo mirato a realizzare una poltrona versatile che è unica in sé, ma è in grado di integrare anche i divani più classici. Un inno alla morbidezza che si compone di una struttura colorata, di scocca rigida in Hirek, materiale riciclabile al 100%, cuscini dalle dimensioni generose e imbottitura idropassante.

La novità è la versione outdoor dove restituisce nuova dignità estetica e formale al comfort per esterni. Husk quindi, si veste con un caldo piumino di tessuto tecnico e diventa così, testimone di un nuovo linguaggio.

Con questo progetto, B&B Italia ha abbracciato il tema dell’ecologia, utilizzando sia i materiali riciclati che riciclabili, e componenti che possono essere completamente smontati in futuro, semplificando così il processo di riciclaggio e ridurre l’impatto ambientale.

 

In Trentino: Berlanda Arreda via S. Caterina 43 ad Arco (TN) Tel: 0464.516260

www.bebitalia.it

Quando il design è motore di innovazione

DEA Design per il Trentino è un progetto  di valorizzazione e promozione del territorio e delle sue realtà imprenditoriali,  supportato dall’ Assessorato all’Industria, Artigianato e Commercio della Provincia Autonoma di Trento, promosso  da CEii Trentino con la partecipazione di Trentino Sviluppo ed il coordinamento scientifico del Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano.

L’iniziativa si propone di sviluppare progetti innovativi di design legati al prodotto, al servizio o alla comunicazione con le imprese artigiane trentine attraverso lo scambio continuo ed il trasferimento di competenze tra le imprese e i giovani designer. 

Per i designer è un’occasione per entrare in contatto diretto con il mondo dell’impresa, soprattutto con il sistema di vincoli ed opportunità che essa offre,  per le imprese rappresenta una opportunità preziosa per testare direttamente le potenzialità del design come leva d’innovazione.

Al suo terzo anno di vita, il progetto riscuote notevole successo e lo dimostrano i numeri in continua crescita. Da parte delle imprese trentine sono pervenute venti candidature, segno del forte interesse verso un servizio che mette in contatto due realtà, quella delle imprese e quella dei designer.

Tra tutte le domande ne sono state selezionate otto da una giuria di tecnici ed esperti sulla base dell’originalità e dell’innovazione delle proposte. Le “vincitrici” avranno la possibilità, nei prossimi mesi, di collaborare gomito a gomito con giovani designer provenienti da tutta Italia, anch’essi selezionati tramite apposito bando (142 i curricula pervenuti, dei quali 27 dal Trentino) per elaborare nuove idee e presentarle in anteprima al FuoriSalone di Milano nell’aprile 2012, partecipando in prima persona ad un reale processo di innovazione.

Quello che viene proposto con DEA PLUS (naturale evoluzione del progetto DEA Design e Artigianato per il Trentino nato come iniziativa sperimentale e poi divenuto un servizio per le aziende che vogliono guardare avanti con occhi diversi) è un modello di trasferimento di conoscenza di design e di costituzione di reti per valorizzare il territorio dove imprese, istituzioni, università e giovani designer creano un circuito virtuoso per l’innovazione, che si concretizza in servizio.

www.designhub.it/dea/www.ceii.it

 

DESIGN-AR, contaminazione generosa tra architettura e comunicazione

Il Ginkgo Biloba è l’albero più antico del mondo e rappresenta la flora preistorica risalente a 250 milioni di anni fa. Fino al 1700 era ritenuto estinto, ma introdotto nell’Orto Botanico di Pisa, si diffuse in tutta Italia come pianta ornamentale. Caratterizzato da un’eccezionale resistenza (è l’unico albero sopravvissuto alla bomba di Hiroshima), è utilizzato anche in medicina per migliorare la circolazione, i problemi di memoria e della pelle. Per la sua particolare struttura, il Ginkgo può essere considerato un’architettura vegetale. La corteccia è liscia e argentata, le foglie nervate: elementi che parlano il linguaggio dell’architettura, per la definizione dei dettagli, per l’apparente semplicità delle forme nate da una precisa esigenza di vita (da Giugiaro Architettura).

Come all’inizio di un cammino incerto, accanto al timore e ai dubbi, senti l’umano bisogno di avere un punto di riferimento solido su cui poter fare affidamento, così, all’inizio di questo percorso, ho visto in questo possente esemplare della natura, il Gingko Biloba, il simbolo del nuovo spazio sperimentale di tempi&modi dedicato al design e all’architettura. (Ispirazione da Giugiaro Architettura* http://www.giugiaroarchitettura.it/)

DESIGN-AR dove DESIGN è la radice, AR(chitettura) è la desinenza, ovvero il verbo che coniuga architettura e design nel Bello.

DESIGN-AR è essenzialmente uno spazio di sperimentazione. Un percorso che serve prima di tutto a me stessa per esplorare un mondo, quello dell’architettura e del design, che ispira quotidianamente la mia vita e il mio lavoro. L’obiettivo a cui tenderei è la ricerca di una contaminazione generosa tra questo mondo e il mio ambito professionale, ovvero quello della comunicazione.

Il mio desiderio è che questo spazio diventi via via, un’occasione di ricerca e di dibattito sull’architettura e sul design, dove gli addetti ai lavori si sentano in diritto/dovere di intervenire e soprattutto, di contribuire. Questi potrebbero essere gli ambiti d’interesse: architettura civile ed industriale, arredo urbano, architettura d’interni, contract alberghiero, pianificazione urbanistica e paesaggistica, illuminotecnica e implementazione domotica; nello specifico, lo studio dei dettagli e dei materiali, l’innovazione e la sostenibilità, rappresentate da soluzioni che rispondono efficacemente ai bisogni reali, funzionali ed emotivi di chi “abita” l’architettura.

DESIGN-AR dovrebbe servire altresì, a comunicare l’architettura, attraverso immagini, parole, suoni, per conoscere e far conoscere questa componente artistica della nostra terra. Il Trentino, in verità (e in controtendenza con il suo “mood mentale”), si rivela piuttosto fertile, aperto e sensibile all’arte, al creare e al costruire, ai valori del green, all’innovazione e alla sostenibilità. Gli esempi non mancano e questo conforta.

Non dimentichiamoci però di lasciar “spalancate le finestre”, affinché da fuori entri la luce necessaria per conoscere e apprezzare al meglio tutto il Bene che ci appartiene e per saperlo fare in maniera obiettiva e lungimirante.

Questa è la strada.

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“L'”architettura onesta” è una progettazione che a dispetto della forza del brand, vuole tenersi lontana dalla logica dell’archistar, per guardare alla migliore sintesi possibile tra forma e tecnologia, tra uomo e risorse ambientali”

Un bagno di esibizionismo

Un tempo si arredava coi sanitari e qualche piccolo squallido mobiletto per asciugamani, saponette e carta igienica. E poi, era fondamentalmente cieco. Questo era il bagno.

Oggi, questa stanza di servizio diventa uno degli spazi più importanti di una casa. Luce, spazio, aria. Come la cucina è il luogo del calore per eccellenza, il bagno diventa il centro benessere dello spazio privato, il luogo del relax e della cura del corpo.

Un nuovo concept di progettazione che tende a svilupparsi più attorno alla persona che allo spazio, non più attorno al living, bensì al luogo dove il corpo (e la mente) ritornano protagonisti del proprio tempo (libero).

E se un tempo era buona educazione chiudere la porta del bagno, oggi, se c’è, va tenuta spalancata, deve essere una cosa unica con il resto dello spazio domestico. Arredato alla stregua di una stanza nobile, con mobili ed oggetti di design: librerie, tavolini, sedute, lampade d’autore, il bagno viene concepito come un salotto e come tale va esibito.

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Barcelona

Ci sono masterpieces che da soli valgono uno spazio. Vuoi per la storia di chi li ha realizzati, vuoi per la loro fama, innegabilmente per il loro fascino. E un’anima fatta di carne. Personalmente ritengo che questi meravigliosi oggetti abbiano bisogno di brillare di luce propria, quindi, di uno spazio vocato loro. Perché sono personalità forti, egocentriche, attirano l’attenzione e di questo ne godono.

E’ il caso di uno dei pezzi storici del design internazionale, il letto da giorno Sommier Barcelona di Ludwig Mies Van Der Rohe, architetto e designer tedesco formatosi nello studio di Peter Behrens (come Gropius e Le Corbusier) e cresciuto negli influssi del De Stijl. Autore non solo di costruzioni rivoluzionarie ma anche di mobili come sedie e poltrone di estrema raffinatezza ed eleganza.

Nel 1953, Knoll acquisì i diritti di produzione della Collezione Barcelona,  che comprende oltre il Sommier, la Poltrona Barcelona, la Poltrona Barcelona – versione Kid e il Tavolino Barcelona. Il logo KnollStudio e la firma di Ludwig Mies van der Rohe sono impressi sulla struttura di ogni singolo prodotto.

Fiat 500 TwinAir, beautiful monster

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Piccola auto, piccolo tour, questo pomeriggio. La nostra meta è un villaggio fantasma, un piccolo borgo abbandonato a causa delle terribile peste dimemoria manzoniana.

La partenza è fissata alle Terme di Comano, nelle Giudicarie Esteriori con una Fiat 500 TwinAir. Ci siamo accomodati al posto di guida con la stessa curiosità con cui ci siamo avvicinati a questo beautiful monster.

Per ergonomia corretta, intelligente sfruttamento dello spazio e citazioni esplicite ma garbate del passato, l’abitacolo della TwinAir, identico a quello delle altre 500, è bello da vedere e pratico da vivere. Specie con le plastiche chiare il colpo d’occhio offerto dalla plancia è di grande effetto.

Ma partiamo. Apriamo il finestrino anche se fuori fa un freddo cane. Questa è una macchina da ascoltare. Non dà il gusto pieno di un otto cilindri Ferrari né le emozioni metalliche di un boxer Porsche. Ma a chiunque sia, se non appassionato, anche soltanto vagamente curioso di motori, il nuovo bicilindrico della 500 stimola un insieme di ricordi e di domande come nessun altro: ronzerà come quello dell’altra 500? Shakererà allo stesso modo l’equipaggio? Ma poi, siamo sicuri che spinga, che è a malapena un novecento di cilindrata? E consuma davvero così poco come dicono?

Sicuramente si tratta di un piccolo gioiello di tecnologia sotto il cofano, quattro valvole per cilindro, turbocompressore, aspirazione MultiAir, Start&Stop, EcoDrive, contralbero di equilibratura.

La direzione è quella verso Tione. Il TwinAir è molto godibile su strada. Al minimo ha una sonorità divertente, più simile per la verità a quella di un moderno tre cilindri che al vecchio bicilindrico Fiat. Qui le vibrazioni sono ridotte al minimo e le prestazioni — ben lungi dall’essere in affanno — si rivelano sorprendentemente toniche e vivaci: anche dimenticando il condizionamento mentale che i cilindri sono solamente due, le cose di cui è capace questo 85 cavalli in ripresa, anche a dispetto di una rapportatura piuttosto lunga del cambio, sono assolutamente egregie. Che poi sia ruvido e rumorosetto è difficile, viste le premesse, considerarlo un limite. Rovescio della medaglia di tanta verve è che il TwinAir cade proprio sul suo terreno di elezione, quello dei consumi reali, sull’ordine dei 13 km/litro.

Arrivati al bivio per Ragoli e Preore, svoltiamo a destra. Saliamo attraverso l’abitato di Ragoli e prendiamo la direzione Stenico. Il panorama è stupendo. All’orizzonte il Castello, la strada stretta corre tra il bosco. Dopo l’abitato di Coltura, prima dell’imbocco della Val d’Algone, imbocchiamo una stretta strada sulla sinistra che in pochi chilometri ci porterà alla località Iron.

Sterzo, pronto e progressivo, diremmo quasi sportivo, la risposta in ripresa della nostra TwinAir si fa davvero consistente (a patto di rinunciare alla modalità ECO!), che mangiandosi circa un terzo della coppia disponibile riduce la grinta e obbliga ad attaccarsi al cambio per avere un minimo di scioltezza. Senza ECO e lavorando comunque un po’ di cambio (ben manovrabile e assecondato da una frizione leggera), il TwinAir è davvero divertente: rauco man mano che si sale di giri, decisamente rumoroso allo scarico si dimostra un motore forse non perfetto ma pieno di carattere: sarà questione di gusti, eppure alla noiosa linearità di tanti quattro cilindri noi preferiamo la verve un po’ caciarona di questo motorino, che specie in un bel percorso di montagna riesce realmente, nel suo piccolo, a consegnare il gusto della guida.

Eccoci arrivati. Iron è un villaggio isolato, nascosto da un fitta vegetazione, le case si affollano silenziose in una breve spianata tra l’anfiteatro dei campi terrazzati e la dolce conca prativa dove c’è il pozzo. Il borgo, dopo la terribile peste del 1630, rimase quasi completamente disabitato.  E il suo fascino è legato alle numerose storie, leggende e ai vecchi racconti fioriti intorno alla terribile pestilenza di manzoniana. Qui il tempo si è davvero fermato.

 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIE – auto.it

MUSICA – beautiful monster ne yo http://www.youtube.com/watch?v=2J2dwFVZHsY&ob=av2n

Fossildesign

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In alcune circostanze, molto  rare e speciali un insieme di fattori  particolari ha portato allo sviluppo di uno dei fenomeni naturali piu  spettacolari e interessanti: Il legno pietrificato.

Si ritiene che il legno (circa 150 milioni di anni fa) fosse stato coperto da uno spesso strato di cenere vulcanica contenente un’alta concentrazione di silice, ferro e magnesio. Il legno è così passato attraverso un processo di trasformazione diventando pietra.

Gabriele Pedretti, esperto artigiano nella lavorazione del legno  fossile incontra Luca Degara, artista e designer, nasce così Fossil  Design.

Dal 24 al 27 Novembre presentazone di “Fossildesign” in anteprima  presso il padiglione 4 della fiera Luxury & Yachts di Verona. Oggetti  in legno fossile.

Realizzazioni su disegno, design e opere uniche in legno fossile. Lavandini, piani per bagno e cucina, tavoli in diverse misure (assi longitudinali), oggetti artistici, panche, tavoli in sezione, tronchi grezzi, pavimenti, vasche da bagno in un unico pezzo.

Poter sfiorare oggi gli stessi alberi sotto la cui chioma hanno riposato i dinosauri diventa un’esperienza straordinaria.

Info Fossil Design Via Caola, 6 – 38086 Pinzolo (TN) ITALY

Luca Degara info@degara.net Tel. (+39) 349 1373309

Gabriele Pedretti L1917@hotmail.it Tel. (+39) 333 9378302 – (+39) 340 3604956

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa CASSETTA COLLECTION MATITE COLORATE FABER CASTELL

Per chi Donne e uomini d’affari&sentimenti

Perché Bellissimo come soprammobile di lusso in uno studio o di un ufficio. Soprammobile ho detto? Mi correggo, queste matite sono da usare. Il guizzo di creatività arriva quando meno te lo aspetti e ogni volta ha un colore diverso. Per sottolineare un documento, per fare un disegno con tuo figlio quando piomba in ufficio, per rilassarsi in un momento di pausa scaricando tensione, colore su bianco.

Visto in uno studio legale della City di Londra

Dove Eurocart in via Mantova, 20 a Trento tel. 0461.263303

 

Starpool, dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima

www.starpool.it

 

Frigorifero FAB28 Smeg, il design del freddo

Metti la tua casa nuova, la cosa più bella che c’è. Metti di aver appena scelto quella che sarà la tua cucina, total white moderno, linee pulite per un design chic contemporaneo. E ora metti la ciliegina sulla torta, un frigorifero che hai sempre desiderato con un colore cool, destinato a diventare l’assoluto protagonista dell’ambiente. Un frigorifero Smeg, rosa.

Smeg rappresenta il massimo dell’innovazione sposata al design, filosofia alla quale ha contribuito anche la mano dell’archistar Renzo Piano. Tra i modelli di frigorifero Smeg, il più famoso è il FAB28 della collezione 50′s Style, un’icona di stile nata per rievocare i modelli anni ’50, interpretando in chiave moderna, l’intimità e l’atmosfera di una cucina del passato. Avere in cucina uno Smeg FAB28, non significa solo vantarsi di un oggetto cult di design – impossibile non vedere la scritta Smeg che troneggia sull’anta – ma evidentemente si vuole anche comunicare dell’altro.

Il massimo della tecnologia e dell’innovazione e soprattutto, del risparmio energetico. In questo modo si ripropone in chiave moderna non solo un must dell’arredamento, ma anche un messaggio di libertà, allegria e ricerca della funzionalità. Le sue dimensioni sono contenute rispetto ai frigoriferi normali ma una volta aperto, si rivela molto spazioso. Le linee sono semplici e sinuose con angoli smussati e forme morbide, non a caso viene soprannominato Bombino. Le maniglie, smussate e bombate per seguire alla perfezione le linee dell’intera struttura, sono messe ben in evidenza e sono realizzate in acciaio cromato.

Disponibile con cerniere a destra o a sinistra e nelle seguenti varianti di colore: panna, grigio metallizzato, rosso, rosa, azzurro, nero, verde acqua, blu, arancione, verde lime, chocolate, tricolore, colour stripe, union jack, bianco.

Il freddo deliziosamente retrò.

  

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – styleblog.girlpower.it

MUSICA – frozen madonna http://www.youtube.com/watch?v=zXFHf8xZ1CA 

Sensibilizzare al Bello, anche l’architettura crede nell’estetica

Sono i valori emergenti, quelli che costituiranno la struttura portante della società del futuro: ambiente, rispetto, sostenibilità, bellezza.

Perché queste non rimangano belle parole danzanti nel vento, ci pensa l’architettura trentina a mettere nero su bianco un “Manifesto per la qualità del design e del progetto sostenibile”, redatto dal Centro di ricerca e osservatorio Tall della Facoltà di ingegneria di Trento e presentato qualche giorno fa all’interno di Manifattura Domani a Rovereto.

Il Manifesto si propone come un articolato di regole semplici, chiare e dirette per affiancare alla qualità costruttiva quella della buona architettura e del buon design. L’obiettivo è quello di dotare ogni progetto di un suo dna che accanto alla certificazione edilizia porti il rispetto della qualità architettonica ed urbana.

Per la redazione del Manifesto, si sono uniti i diversi soggetti impegnati a vario titolo sul territorio: Università, Manifattura Domani, Comune di Rovereto, Habitech, Trentino Sviluppo, l’Ance di Trento, Ordine degli architetti e giovani dottorandi di ingegneria e architettura per l’ambiente.

Già, i giovani. Sono il tassello imprescindibile per pensare al futuro, per far emergere quella sensibilità necessaria alla concretizzazione di progetti, alla realizzazione di sogni.

Il bisogno è tangibile. Accanto al valore della sostenibilità, si ammette da parte degli addetti ai lavori, il bisogno di sensibilizzare ed essere sensibilizzati dal Bello. In effetti la realtà vede la qualità estetica come un parametro spesso sottovalutato o addirittura ignorato nella progettazione di opere pubbliche. Invece, quell’elemento di valore estetico su cui peraltro si è plasmato gran parte del successo del Made in Italy, dovrebbe costituire un principio ispiratore e un concetto essenziale nella progettazione.

Anche il termine “sostenibile”, i nuovi materiali e le produzioni naturali sembrano, in questa fase temporale, andare oltre al sentiment della moda ed aspirare ad significato rinnovato, non scontato, forse più lungimirante e concreto.

Ma cos’è l’estetica? E’ un valore, da inseguire come una seduzione, da seguire come un’ispirazione, da interpretare come un’intuizione, da concretizzare come un progetto.

Un valore che si accompagna all’etica quando viene sviluppata in un contesto di tutela e sviluppo della cultura di una città, a difesa del pericolo di degrado, del mancato rispetto verso la storia di un popolo.

Personalmente ritengo che il cittadino dovrà essere coinvolto in questo progetto, dovrà essere aiutato e sensibilizzato, affinché ognuno di noi si senta responsabilmente, paladino di quella rivoluzione sostenibile che porta alla realizzazione del “green dream”.

Perché in fondo di questo si tratta, del nostro futuro.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle (affreschi della “Stanza della musica”)

MUSICA- time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY

 

La sedia Louis Ghost di Kartell

Un’immagine evanescente e cristallina dal potente impatto emotivo. Il design trova la sua vera forza in un sogno impalpabile. E’ tutto questo e molto di più, la confortevole poltroncina in policarbonato trasparente e colorato dal design Luigi XV, disegnata nel 2002 da Philipe Starck per Kartell, secondo l‘ideotipo del barocco, rivisitato per stupire, emozionare ed affascinare.

Un oggetto di design dal forte carisma e dal notevole appeal estetico, da inserire con ironica eleganza in ogni contesto abitativo o spazio collettivo, bellissimo accompagnato dal contemporaneo, straordinario accostato al classico di un mobile d’antiquariato.

E’ estremamente resistente, stabile e antigraffio, è disponibile nei colori coprenti bianco lucido, nero lucido, rosso lucido e nei colori trasparenti cristallo, arancio, azzurro, giallo, verde cristallo, fumè chiaro. Personalmente ho scelto la Lou Lou Ghost, la versione baby nel classico colore cristallo (altre varianti: bianco latte, rosso e nero), da accompagnare al tavolo da lavoro del piccolo Gianmarco nella sua stanza da letto, arredata con mobili antichi, stile navy e tanto velluto.

La seggiola è esattamente identica alla Louis Ghost, solo di dimensioni ridotte e adatta ad un bimbo dai 2 anni in su. Prima può sempre apprezzarla il Bubu (l’orsetto). Per Gianmarco è soltanto la sua “segiolina ghia” (seggiolina grigia), ma intanto la mamma si illude che contribuisca a formare un buon occhio per le cose Belle.

In Trentino, trovi la Louis Ghost di Kartell da Del Fabbro in via S.Caterina, 99/101 ad Arco tel. 0464.522000 www.delfabbro.com

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – ghost unchained melody http://www.youtube.com/watch?v=ObDFKqVeSBk

Poltrona Frau, la bellezza di certe rotondità al posto giusto

Poltrona Frau, storica azienda di Tolentino è un marchio internazionale di design sinonimo di eleganza Made in Italy nel settore dell’arredamento di alta gamma.

Il prossimo anno l’azienda compirà cento anni e in vista di questo traguardo ha ampliato il sito produttivo, si è rifatta il look mettendosi in testa un cappello di 18 mila pannelli fotovoltaici che ha reso lo stabilimento autonomo dal punto di vista energetico. Poltrona Frau guarda al futuro ma senza cambiare la filosofia delle radici, ovvero realizzare prodotti a regola d’arte.

Il motto è artigianalità e manualità. Le fasi di lavorazione sono realizzate in maniera maniacale da mani abili ed esperte. Dalla cucitura che segue perfettamente il profilo di uno schienale, alla creazione della rotondità, un effetto morbidezza che arriva prima alla vista che al tatto e che nessun macchinario può realizzare.

Dalla ricopertura, ovvero vestire le sedute in modo che l’abito calzi a pennello alla conoscenza dei materiali e del saper sentire la pelle, materiale di elezione di questo marchio.

Il risultato lo puoi ammirare nelle rotondità della poltrona Vanity, del divano Chester, nella chaise longue Vesta e nelle “semplici” sedie da abbinare sia ad un tavolo in vetro acciaio e legno, che ad un autentico Fratino del ‘500.

 www.poltronafrau.it

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – because of you skunk anansie http://www.youtube.com/watch?v=PuNxpykpRo0

Il Sacco di Zanotta

Si tratta “semplicemente” di un sacco a fagiolo imbottito di piccole palline di polistirene semi-espanso, leggero e privo di qualsiasi struttura rigida, estremamente ergonomica ed adattabile a qualsiasi posizione del corpo.

Ma nel 1968 quando i tre architetti torinesi Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro disegnano per il celebre brand Zanotta la poltrona Sacco, nasce un vero e proprio cult dell’arredamento, che segna la storia del design italiano nel mondo.

Diventa ben presto l’emblema della seduta destrutturata e autogestibile che risponde alla volontà di atteggiamenti più liberi. Questo concetto di seduta fa di Sacco una poltrona anticonformista e contemporanea, adatta per arredare con stile e originalità qualsiasi ambiente, da quelli più moderni ai più tradizionali.

La poltrona è disponibile in una vasta gamma di tessuti e colori che spaziano da quelli più classici e tradizionali (bianco, silver, nero, arancio, rosso, rosa, verde, blu brillante) fino ad arrivare alle originali e preziose versioni Limited Edition rivestite da tessuti di alta moda, frange e lustrini presentate nel 2008 in occasione del quarantesimo anniversario di questo fantastico prodotto.

Penso al Sacco per Gianmarco, mio figlio. Dopo la piccola Lou Lou Ghost di Kartell abbinata al piccolo tavolo da lavoro in legno, lo vedo sul Sacco mentre legge i suoi librini, mangia la merenda, guarda la classifica top 20 della sera su MTV.

 

In Trentino puoi trovare il Sacco di Zanotta da Bellotti Interni in via Bolzano 12 BC a Gardolo di Trento tel. 0461.959938 www.bellottinterni.it

 

 www.zanotta.it

 

 TESTO – ds

FOTOGRAFIA – Gianmarco per tempi&modi

MUSICA – Last friday night Katy Perry http://www.youtube.com/watch?v=KlyXNRrsk4A&ob=av2e

Tivoli Audio, il Model One delle radio

Il leggendario progettista Henry Kloss si concentrò nel realizzare uno strumento che avesse come unico obiettivo quello di aumentare il piacere dell’ascolto. Così decise di omettere tutti gli accessori che non contribuivano a tale obiettivo, compreso il display digitale.

Il risultato fu una radio mono AM/FM dotata di soli tre controlli: il primo permette di accenderla e di commutare la banda AM o FM, il secondo permette di regolare il volume, il terzo è una manopola circolare per regolare la sintonia. Persino l’alimentatore è incorporato di modo che non sia necessario l’utilizzo di uno scomodo trasformatore esterno (in ogni caso una presa per 12 Volt permette di utilizzare la radio in auto o in barca).

Il cabinet è stato realizzato in legno, non solo per un fattore estetico ma anche per dotarla di una cassa acustica d’elevata qualità che non colorasse il suono. E’ dotata di un ingresso per una sorgente esterna quale lettore CD o cassette così com’è provvista di uscite cuffie e tape recording. E’ capace di un suono stupefacente ad alta fedeltà e riceve molte più stazioni dei sintonizzatori più costosi.

Tecnologia moderna e design retro. La radio da tavolo Model One di Henry Kloss è un oggetto d’arte capace di attirare immediatamente su di sé, l’attenzione di un occhio attento al Bello, trasformandosi facilmente nel punto focale di uno spazio che sia esso una cucina, uno studio, un negozio, una stanza da letto.

Personalmente ho scelto la versione con frontale silver e cabinet in frassino nero per la stanza da bagno azzurra, dove antico e contemporaneo convivono senza tanti rimorsi.

In Trentino, trovi Tivoli Audio da Cronst Sas in via Galilei, 25 a Trento tel. 0461.236478

 

TESTO – ds ispirata da http://www.tivoliaudio.it

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – The radio saved my life tonight Bon jovi

http://www.youtube.com/watch?v=i0RsTpxDqlg

 

Dove c’è KitchenAid, c’è design

In qualsiasi cucina che si rispetti, c’è un elemento KitchenAid, la famosa azienda americana che ha rivoluzionato il modo di concepire i piccoli elettrodomestici, con lo stile ed il design, la robustezza dei materiali, la velocità e la facilità di utilizzo. E’ il meglio disponibile sul mercato ed il sogno di tutti coloro che trascorrono ore ai fornelli o in cucina.

Il più conosciuto della gamma, è forse il robot multifunzione KitchenAid Artisan, dotato di un motore a trasmissione diretta a movimento planetario. In poche parole è in grado di coniugare potenza e silenziosità. Sia il corpo motore che gran parte degli accessori sono costruiti in metallo. Questo aspetto è da un lato garanzia di durata nel tempo, ma dall’altro di stabilità e sicurezza nell’utilizzo. Viene venduto di base, a seconda della versione, con un set di accessori come il gancio per impastare o la frusta per sbattere, ma una vasta gamma di accessori opzionali, acquistabili separatamente, è in grado di trasformare un semplice robot da cucina in un apparecchio professionale davvero versatile.

E’ un must nel design in cucina: non solo un mondo di colori (attualmente vengono prodotti circa 17 diverse colorazioni), ma curve dolci e ammorbidite che riflettono la luce e donano brillantezza al prodotto.

E per una cucina assolutamente cool, l’iPAd si trasforma in ricettario moderno con ricette a video, scaricate direttamente dall’applicazione gratuita KitchenAid su Apple Store.

www.kitchenaid.com

In Trentino, KitchenAid lo trovi da Lorenzi Lorenzo in Viale Dante Alighieri, 33 a Riva Del Garda tel. 0464.555510

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – the best thing i never had Beyoncé http://www.youtube.com/watch?v=1ZyHhqgaGOM

 

 

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