Martín, new androgyne on the scene

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Real Doll, Mimi 4, 2013
July 11 – August 16, 2013

Ryan Lee gallery NY

“Esprimere la tensione tra il gesto, la postura e l’espressione destabilizzando l’idea immacolata della cultura suburbana”.

Martín Gutierrez indaga la rappresentazione del corpo femminile, raccontando la donna moderna attraverso quattro manichini da lui creati e immersi nell’ambiente domestico.

Prego, approfondisca.

Quattro donne surreali

2000_90_ph_webAnna Gaskell. Americana, indaga i territori della “surrealtà”, conducendo una lucida analisi su contraddizioni e paure tipiche dell’adoloscenza; indulgendo su luci e tagli inconsueti, compone complessi scenari di grande efficacia.

 

 

 

4200871458_abbb415fffLiza May Post. Olandese, miseenscène di sapore surreale nelle sue opere, in cui l’alienazione è il tema che accomuna icone costruite secondo la tradizione del ritratto fiammingo.

 

 

 

samtaylorwood425Sam Taylor-Wood. Inglese, impagina, con artificiosa eleganza, sequenze sospese tra finzione e realtà; desume infatti, dalle predelle delle pale antiche la scansione per scene successive enfatizzando il non sense di eventi privati che si spettacolarizzano, dilatati nel tempo e nello spazio. 

 

 

 

001Tracey Moffatt. Australiana, narra l’asprezza dei contrasti sociali ed etnici; dibattuta fra culture diverse, ritratta in vesti eleganti, fa trapelare il vano desiderio di lasciare il paese in cerca di un futuro migliore.

 

 

ispirated by A. Quattordio su AD

L’ispirazione del giorno

fFiori per una (piccola) donna. Oggi la mia nipotina compie un anno. Per lei, in giardino, ho raccolto dei fiori di pesco. Mi piace poter rendere omaggio alla bellezza di una bimba sbocciata leggera in un tempo tiepido di primavera. Perché credo che il valore di una donna, dipenda non solo dall'”essere vita”, ma soprattutto dal “dare vita”. Un dono, quindi. Come lo è essere nonna, madre, figlia. Reciprocamente. Grazie piccola Alice, per avermi riportato con l’anima e la mente a questo Bel significato dell’essere donna. 

L’ispirazione del giorno

dQualcosa di buono. Non posso farvi sentire l’aroma straordinario emanato all’apertura di questo sacchetto, contente dei biscotti realizzati dalle mani di una donna splendida, intelligente, elegante, affascinante. Un’icona. Una di quelle donne da copiare, non da invidiare. Oggi, un’amica. Posso solo descriverlo come un aroma unico, speciale. Qualcosa di buono. Come certi rapporti che nascono dalla stima e sfociano in un legame d’amicizia. E se si tratta di donne, mi sembra riescano ad avere un sapore ancora più buono.

Femminilità senza tempo

Una femminilità che va oltre codici e distanze. L’Alta Moda, secondo Dolce & Gabbana, affonda le radici nel territorio. Quello d’origine, amato e rivissuto, sotto varie forme. Luogo di luci e ombre, di sacralità e sensualità. Dove si muovono figure magiche e carnali.

La protagonista di questa favola è Monica Bellucci fotografata da Paolo Roversi per Vogue (suppl. settembre). “Posso dire che Domenico, Stefano e io, da mediterranei, troviamo la nostra fonte di ispirazione nelle donne che abbiamo amato, che ci hanno fatto sognare. Donne dalla forte personalità, come le nostre nonne, mamme, zie. Esempi di femminilità che è stata portata sullo schermo dalle grandi attrici italiane del cinema di Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica. Dive che hanno saputo trasmettere questo modello di femminilità al mondo”

Il nero, che la tradizione vuole simbolo del lutto e quindi deputato a mantenere le distanze, diviene ora, con un abile gioco d’ironia, il colore della seduzione. Mentre il pizzo, nella sua perfezione esecutiva, richiama quell’idea di unicità che è il fondamento dell’Alta Moda. Pizzi sontuosi e ricercati, realizzati da mani sapienti, si alternano a fastosi broccati nei quali la seta più preziosa si intreccia con il filo d’oro, fra suggestioni cinematografiche e rievocazioni di antichi splendori. Capolavori unici, nati per essere interpretati da donne straordinarie.

“Abiti meravigliosi, frutto di un eccezionale lavoro artigianale. Abiti di gran lusso, ma che non creano, tuttavia, quell’effetto di distanza che capi così importanti e sofisticati talvolta possono suscitare. Anzi, ti viene voglia di indossare queste stupende creazioni anche in occasioni meno formali”. (MB)

Strega, genere femminile

La donna che “avvelena” per invidia un’altra donna, sappia che di invidia non si muore, ma si rinasce, baciati dal Bene.

 

Paradigmi

 
AMELIA EARHART
 
“La donna che può inventare il suo lavoro è la donna che otterrà fama e fortuna
(dedicato alle donne che sanno volare alto)
 

Un’ispirazione al giorno…

ELENE USDIN – Anne Charlotte (1) (2) (3)

Un’ispirazione è ciò che fa superare la “bidimensionalità” della realtà quotidiana. Un’ispirazione è ciò che alimenta la creatività, favorisce l’estrema cura per il dettaglio e alla fine, trasforma la normalità di una giornata, in un unicum, un’opera d’arte.

Prego, approfondisca l’arte di Elene Usdin anche su Camera Obscura

Paradigmi

Susie Woolf è una signora di Formula Uno. Susie ha quasi trent’anni ed è la moglie di Toto Woolf, azionista della Williams. Proprio la Williams ha ingaggiato Susie, come pilota collaudatore. I bookmakers inglesi offrono a 17 contro 1 la scommessa che la bella signora, che ha fin qui disputato più di 60 gare senza vincere, corra contro Alonso e Vettel. Ma i bookmakers sono maschilisti: offrono a 26 contro 1 che una donna sia pilota ufficiale nei prossimi dieci anni, e a cento contro 1 che vinca.

Del resto le statistiche sono con loro; fino a oggi una sola donna è andata a punti nella storia di questo sport: l’italiana Lella Lombardi. Lella veniva giù per i tornanti del colle del Turchino dando più gas che poteva al furgone del papà macellaio e norcino: doveva andare nella Riviera Ligure a vendere carne e salumi. Aveva 19 anni. Raccontano che il chiodo fisso della velocità Lella se lo fosse conficcato una volta che l’avevano caricata a braccia su un’Alfa Romeo.

Ragazzina, s’era fratturata un polso durante una partita di pallamano. Sdraiata sul sedile non pensava al dolore, al gesso, a tutte quelle cose lì: s’era lasciata affascinare dalla velocità della macchina e ascoltava il suono del motore. Definitivamente conquistata. Del resto, il brivido dello sprint l’aveva già provato più d’una volta quando a otto anni era stata vista al volante del veicolo di papà per le strade di Frugarolo, il paesino dell’alessandrino, duemila anime, dove era nata nel 1941 che Lella poi, con l’unica civetteria che si sia permessa, aveva postdatato al 1943.

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Quanto vi invidiamo (e copiamo) donne siciliane!

Bianca Balti interpreta per Dolce & Gabbana

l’immagine di donna siciliana a cui noi donne del mondo aneliamo.

Una donna forte

madre

moglie

ma soprattutto 

una DONNA FEMMINILE.

Solo ispirazioni, forse…

Quando la città è una donna

L’identità di una città indagata da un nuovo ed interessante punto di vista: con gli occhi di una donna o di un uomo, osservata quindi, attraverso la lente del genere.
 
Questo è When Honk Kong is a Woman di Jean-Claude Thibaut, il primo di una serie di filmati sulle più belle città del mondo, proposte da Louis Vuitton sul suo magazine online New, Now, dove, in questo caso con gli occhi di una donna, viene interpretata l’identità di un luogo.
 
 
“Osservandola dall’oblo, la distinguevo appena nell’avvolgente magnetismo della notte. Impegnandomi di più, sembrava delinearsi meglio, immersa nella caretteristica luce ambrata della sera.
Hong Kong era graziosa e leggiadra: una morbida chioma dai riflessi scuri, la silhouette ben distinta di una donna. I tratti giovanili del suo volto erano velati dalla foschia del mare, mentre gli occhi socchiusi scintillavano come specchi incastonati nelle vicine montagne.  Il suo profumo, i suoi colori e i suoi suoni facevano eco nella mia memoria. La dolcezza del porto Victoria, la lussureggiante vegetazione e il canto degli altipiani, ci invitavano a trovare conforto nelle sue vie.
Hong Kong conduce marinai smarriti verso destinazioni insolite, straordinarie, inattese. I suoi ambasciatori, donne sagge ed eleganti, dirigono l’orchestra da moderni salotti.
La città possiede una sorta di ostinazione che supera la forza di volontà, originata dal bisogno compulsivo di imporre al mondo le proprie linee guida.
Una città che è al contempo estremamente vicina e infinitamente lontana.
E’ questa l’impressione dagli straordinari tratti femminili che la città mi ha regalato”
 
Jean Claude- Thibaud
 
 
Davvero originale.
E New York sarà una donna o un uomo? E Barcellona?

La laureata che coltiva passione e raccoglie soddisfazione

Arrivando nelle Giudicarie da Trento, prima di giungere a Tione, è possibile ammirare una grande struttura in vetro a forma di tenda e sullo sfondo, il Carè Alto che domina l’imbocco della Val Rendena. E’ la Floricoltura Sirianni, un’azienda condotta dalla giovane Michela, maestra di sci, una laurea in economia e una passione per la natura, la terra, ma soprattutto per gli animali.

La magnifica struttura in vetro che accoglie la floricoltura è l’investimento che ha fatto compiere all’azienda il salto di qualità. “C’era la necessità di cambiare e di migliorare” spiega Michela, “erano anni ormai che con papà pensavamo a realizzare qualcosa di bello al di là della necessità di avere una struttura nuova, altamente funzionale, con un’attenzione particolare al rispetto verso l’ambiente”

Alla floricoltura, Michela sta organizzandosi per fare anche “Fattoria didattica”. “Abbiamo molti animali tra cui struzzi, cavallini, l’asinello, capre, conigli e galline” racconta Michela “ma la “Fattoria Didattica” non è solo far conoscere gli animali, bensì insegnare ai bambini quale è il tuo lavoro e avvicinarli, assieme agli adulti, al mondo contadino, a come fare l’orto, a come potare una pianta o a seminare talee di gerani” (continua sotto)

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Spirit of Ecstasy, storia di una passione

Estasi, una sintesi di bellezza femminile, sensualità e mistero della velocità.

Sono cento anni che la statuetta Spirit of Ecstasy, la donna volante, svetta sul cofano delle Rolls-Royce (www.rolls-roycemotorcars.com), simbolo delle auto più amate da aristocratici e miti del cinema, popstar e potenti della Terra. Per celebrare la sua icona, la casa automobilistica britannica ha affidato l’interpretazione del mito ad un grande fotografo, John Rankin Waddell, inglese, 45 anni, astro della fotografia con il pollice verde per gli affari.

In 100 scatti, Rankin ha interpretato Spirit of Ecstasy in chiave contemporanea attraverso figure femminili o loro particolari, primi fra tutti gli occhi, prima fonte d’ispirazione e la parte migliore di una donna, secondo il famoso fotografo (www.rankin.co.uk), che incorpora l’essenza della statuetta in donne di diverse nazionalità ed età per conferirle un valore universale.

Il risultato è una collezione sorprendente che rappresenta in un’ottica moderna un simbolo iconico riconosciuto in tutto il mondo, non un accessorio, ma parte del Dna di R-R. La collezione, esposta ormai da quasi un anno negli showroom di molte città, da Londra a Sidney, da Tokyo a Dubai, continua il suo giro del mondo e nella sua missione di estasiare.

 

Questo è solo l’ultimo dei capitoli di una storia di passione. Il primo a volere la “donna volante” sulla sua Rolls fu, nei primi del ‘900, il barone Montagu di Beaulieu, segno del suo amore segreto per l’assistente Eleanor Thornton che sposò poi in seconde nozze. A realizzarla fu l’amico artista Charles Sykes che modellò la statuetta sulle forme della Thornton. L’idea piacque tanto che tutti i blasonati possessori di una Rolls vollero la loro versione. Per arginare questa moda, la Rolls Royce commissionò a Sykes quello che dal 1911 diventò il simbolo di un mito.

 

TESTO – ds ispirata da Fabio Fattorusso MFGentleman

La Sicilia di Ferdinando Scianna

Ho approfondito la conoscenza di Ferdinando Scianna grazie ad un amico, con il quale mi sono confrontata in merito alla nuova campagna pubblicitaria primavera-estate 2012 di Valentino, e all’ispirazione che accomuna il lavoro di Deborah Turbeville a quello di Scianna svolto per Dolce & Gabbana con la splendida Marpessa a partire dal 1987, culminato poi con un libro mozzafiato (e pietra miliare del reportage di moda) che è “Altrove”.

In queste mie pagine di tempi&modi, non ho mai nascosto e tantomeno mi sono mai sottratta al fascino che la Sicilia mi procura e di cui con piacere,  mi considero vittima nel corpo e nello spirito. Ecco perché ha fatto bene al mio cuore e confido anche al Suo, leggere questi tratti autobiografici del famoso fotografo siciliano.

Ho cominciato a fotografare perché la Sicilia era là. Era naturalissima cosa per me portare lo sguardo, la curiosità e la mia passione di ragazzo sulla maniera di vivere e sui riti delle feste del luogo dove ero nato e vivevo. Per qualche anno feci un po’ la vita dei venditori di torrone o di tamburelli, che spesso erano anche i miei migliori informatori. Andavo di paese in paese alla ricerca delle feste meno conosciute e frequentate, più forti e autentiche. Mi sono così ritrovato, sbalordito, in mezzo a impressionanti pellegrinaggi, come quello per i santi Alfio, Cirino e Filadelfo al santuario di Tre Castagni, sulle falde dell’Etna, dove migliaia di penitenti in mutande recano ogni fine maggio, correndo, pesantissimi ceri, urlando le lodi dei santi martiri. O a Butera, a seguire il rito del serpentazzo. A Baucina, dove una interminabile, notturna processione mette in scena i molti martirii cui è stata sottoposta la miracolossima Santa Fortunata, che probabilmente non è mai esistita. E in tanti altri luoghi, tra feste splendide e intensissime.
«Ma una festa religiosa, che cosa è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa (ma con una grande eccezione, come vedremo). È, innanzitutto, una esplosione esistenziale. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla sua condizione di uomo solo». Così scriveva Leonardo Sciascia, trentatré anni fa, in prefazione al volumetto che la casa editrice Leonardo da Vinci di Bari pubblicò con le mie fotografie sulle Feste religiose in Sicilia. Quel libro, primo frutto di un incontro fondamentale per la mia storia di fotografo, e ben di più per la mia vita. (…) Oltre che esplosione esistenziale, quelle feste sono oggi diventate spettacolo, occasione mediatica. Spesso nelle processioni ci sono più fotografi e cineoperatori che penitenti. L’eccezione indicata da Sciascia era quella della Settimana Santa, in cui si contempla il dolore di una madre per un figlio ammazzato e tradito da un amico. Vicenda di eterna attualità, come si vede. Ed è vero che imbattersi nella solennità straordinaria della processione di Enna del venerdì santo, con centinaia di penitenti incappucciati che sfilavano interminabilmente per la città, in silenzio, con sivigliano sfarzo, mi ha provocato un’emozione indimenticabile. E poi il silenzio, lo strazio della funebre musica della banda, l’Addolorata che oscilla al dondolio dei portatori, il tutto immerso in una nebbia che tutto rendeva ancora più misterioso e ovattato. Ma a me pare che, fatti salvi i sentimenti più profondi di ciascuno, anche i riti pasquali, e non solo in Sicilia, naturalmente, siano oggi diventati momenti di leggera mondanità: non per nulla hanno offerto occasioni per i giochi più o meno seri della moda. Queste feste, però, rimangono bellissime e per me, poi, quarantacinque anni fa solitario ragazzo con la macchina fotografica, felice in mezzo a quella densa umanità cui così profondamente appartengo, furono occasione di straordinaria scoperta sulla maniera di essere della gente della mia terra e sono oggi motivo di struggente nostalgia. (…)

Come fai a guardare il mondo senza tenere conto che appena hai aperto gli occhi intorno a te hanno chiuso le finestre perché c’era troppo sole? Le nostre case sono piene di persiane, di luce che filtra, di finestre a bocca di lupo. In Olanda fanno case di vetro perché di luce ce n’è talmente poca. E già questo ti da un’idea diversa della luce e quindi una maniera diversa di guardare le cose. Per me il nord ha una luce esotica, mentre dal nord vengono in Grecia, in Sicilia a cercare l’appollineità, il classico, il solare. I fotografi siciliani amano la Sicilia nera. Io, per esempio, dico che il sole mi appassiona perché fa ombra. “La luce e il lutto”, un titolo di Gesualdo Bufalino che esprime bene questo sentimento. Questa sorta di seme della contraddittorietà profonda che da fatto fisico, atmosferico, diventa anche culturale, psicologico. Da noi il lutto è sempre una cosa molto violenta, teatrale. A volte persino una tragica risata. Così come la carnalità, la sensualità. Sono rimasto stupito quando, guardando le mie prime fotografie di moda dicevano “Il tuo sguardo sensuale sulle donne…”. Io non penso che la sensualità di un fotografo, se ne ha, si riveli solo quando fotografa le donne, perché nelle mie fotografie nere siciliane, per dire, a me pare che la luce abbia la stessa sensualità che si trova nelle immagini di donne.

“La modella Marpessa indossa un modello di Dolce e Gabbana per le strade di una cittadina siciliana – si fa fotografare da ragazzino” Scianna, Ferdinando. 1987. gelatina bromuro d’argento/carta, cm 30 x 40, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI)

 

 

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica, a ventun’anni, il primo dei numerosi libri poi fatti insieme: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il premio Nadar. Si trasferisce a Milano dove dal 1967 lavora per il settimanale L’Europeo come fotoreporter, inviato speciale, e poi corrispondente da Parigi, dove vive per dieci anni. Introdotto da Henri Cartier-Bresson, entra nel 1982 nell’agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage e al ritratto la fotografia di moda e di pubblicità, con successo internazionale. Svolge anche, da anni, un’attività critica e giornalistica che gli ha fatto pubblicare numerosissimi articoli in Italia e Francia su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione con immagini in generale.

 

TESTO : http://www.ferdinandosciannaelasicilia.com/

FOTOGRAFIA: Gaetano Gianzi

MUSICA: “Strade parallele (aria siciliana) Franco Battiato e Giuni Russo  http://www.youtube.com/watch?v=RtUS1s-cJqc

 

 

 

Agritur “Ai Castioni”, emozioni con vista

 

L’unicità di questo luogo si sente, è nell’aria. Spira vento di Foehn quando arrivo all’agritur “Ai Castioni”, un posto unico dal punto di vista logistico, forse in assoluto il più bel punto panoramico sul Lago di Molveno.

L’unicità di questo luogo si tocca, entrando nella struttura, una vecchia baita recuperata, dove tanto legno, pietra ed eleganti tessuti, riscaldano sapientemente l’ambiente. Al piano terra si trovano la sala per il breakfast ed il corner per la vendita dei prodotti realizzati con il miele.  Al primo piano, sono state ricavate cinque grandi e luminose stanze, denominate come le cinque tipologie di miele prodotte in agritur, eleganti, romantiche, profumate di cirmolo, due delle quali possono godere della vista straordinaria sul lago. Perché chi arriva “Ai Castioni” cerca tranquillità e silenzio, cerca nuove fonti d’ispirazione dalla natura, cerca un rifugio per i propri sentimenti. Da vivere in maniera del tutto privata.

Ma l’unicità di questo luogo, soprattutto, si vede, negli occhi di Vilma, la giovane proprietaria, quando con voce estremamente dolce, racconta la sua storia, le sue radici, il legame con questo posto, con il nonno e lo zio che per decenni vi hanno allevato gli animali, tra cui le api. Quella per le api è una vera e propria passione di famiglia, un’eredità di tradizioni, di cultura, di profumi e di sapori che come in Vilma rianimano i ricordi di bambina, hanno il potere di rievocare, per i cuori aperti al Bello, sentimenti profondi e valori ancorati all’autenticità del passato.

E’ così che Vilma, consapevole della ricchezza tramandatale, seppur con sacrificio ma con immensa passione, ha inteso raccogliere questa eredità a beneficio non solo della sua famiglia, ma anche degli ospiti che in questo luogo, hanno la fortuna di trasformare il loro Tempo in un dono stra-ordinario. www.agriturismomolveno.it

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Ma dove vai, bellezza in bicicletta?

Dopo l’edizione di maggio e giugno, torna a Trento con la versione invernale ”Al lavoro in bicicletta”. Per i suoi dipendenti, l’amministrazione comunale rilancia  questa interessante iniziativa che mira a promuovere l’uso delle due ruote puntando sui risvolti positivi per la salute e ad una mobilità più sostenibile.

Se non fosse perché il mio ufficio è praticamente casa mia, sarei la prima a balzare in sella ad una bicicletta, rinunciando magari a gonne troppo strette, corte o svolazzanti, ed ancora, trench o cappotti aperti come mantelli al vento. Anche se potete chiedermi tutto, ma non certo di rinuciare alle mie chanel tacco 10!

Perché trovo estremamente affascinante quella donna che sale sulla bici, pedala invece di guidare o di aspettare un autobus che non arriva. La vedo come una cittadina più consapevole ed interessante, elegante nella sua sobrietà come una professionista, ma attraente come le emiliane dei luoghi comuni, comunque allegra “dentro” (la bici, come l’amore corrisposto, è un antidepressivo naturale). E soprattutto, la vedo come una donna sicura di sè,  che  lascia a terra le solite paturnie legate al look, alla messa in piega, alle scarpe, alla gonna stretta.

Sono donne che si sanno distinguere certo, che si fanno notare fra lo street style cittadino. Ma non sono certo icone snob. Anzi, a differenza di altre signore benestanti di mezzo mondo, non inquinano e non parcheggiano in doppia fila quando fanno spese. Poi bisogna ammetterlo, ci sono anche le cicliste che vanno in giro convinte che la strada sia a loro disposizione e tutti, automobilisti e pedoni, debbano cedere loro il passo. A loro ricordiamo con forza, che pedalare non è attività elitaria, dopo gli ultimi rincari della benzina e i tagli al trasporto pubblico, meno che mai. Casomai è attività che migliora la vita. Fisicamente, chi pedala è in forma e risparmia la palestra; emotivamente, perché andare in bici produce endorfine e buonumore, dà soddisfazione e rende più asserive.

Insomma, belle donne. E non sono d’accordo che l’effetto “bellezza in bicicletta” si possa ottenere solo e non oltre i 25 anni. Alcune città italiane, come Milano e Verona, insieme a Parigi, vantano le cicliste più eleganti del mondo. Con mises minimali o comunque seriose, messe in piega inamovibili o perfette code di cavallo, cestino sul manubrio con la portadocumenti Vuitton o la Gucci dentro. Guardare ed imitare, la primavera è alle porte.

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TESTO – ds

FOTOGRAFIE – foto da italiancyclechic.com

MUSICA – bicycle race queen http://www.youtube.com/watch?v=v0nQiiES9_I

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