L’attimo raccolto

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Il Tempo passa, certi Modi restano. Casa Campanelle, ore 10

*abito con inserti in velluto, Alberta Ferretti

Stile pilota gentiluomo

“L’automobile è diventata un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti, incompleti” disse con tocco sapiente il sociologo canadese Marshall McLuhan descrivendo il rapporto tra l’uomo e la sua auto.

Una simbiosi dalla quale è nato l’homo automobilisticus, con caratteristiche psicologiche e comportamentali non sempre proprie del gentleman.

Come l’automobilista con istinti aggressivi o colui che a riprova delle sue capacità, interpreta una curva ad alta velocità o una partenza bruciante ad un semaforo o ancora, un’accelerazione improvvisa mentre un altro automobilista sta sorpassando. Sarebbe bene ricordargli che in realtà, il merito di certe performance, risiede più banalmente nelle proprietà chimiche della benzina, unite alla tecnica ingegneristica del costruttore oltre che, ammettiamolo pure, alla capacità del suo piede di far pressione su un pedale.

Come l’automobilista che sente l’auto come la mamma protettiva e la ricambia con un amore patologico, riempiendola di optionals inutili (kitsch), lucidandola continuamente, chiamandola addirittura per nome ed evitando di far andare su di giri il motore.

Come l’automobilista indifferente, colui che non si cura minimamente dell’auto, che si guarda bene dal riparare eventuali danni alla carrozzeria e raramente effettua i controlli dovuti, vivendo l’auto come una dolorosa necessità e servendosene quasi con disprezzo.

Ma questa antologia di cattive pratiche aiuta ad individuare la prima caratteristica del gentleman al volante, ovvero la capacità di realizzare un rapporto equilibrato con l’auto, non considerandola uno strumento della propria affermazione personale e neppure un oggetto da venerare, senza tuttavia passare all’estremo opposto di non riservarle le cure necessarie affinché venga garantita la sua sicurezza.

Un automobilista non sarà il Dottor Jeckyll che quando sale in macchina si trasforma in Mister Hide, ma una persona che anche alla guida mantiene il suo garbo e rispetta gli altri. Non si attacca al clacson come un novello Pier Capponi ad ogni presunta ingiustizia nei suoi confronti; se qualcuno cerca di superarlo non si sente offeso, ma anzi cerca di agevolare la manovra. Il guidatore gentiluomo apre la porta ai suoi passeggeri, quando salgono in macchina e quando scendono, soprattutto per quanto riguarda le signore. Evita inoltre di tenere la musica dell’autoradio ad un volume da discoteca ed in ogni caso lascia scegliere all’ospite il tipo di musica. Ma il vero termometro della sua educazione sarà dato dal rispetto verso gli altri automobilisti e dal suo comportamento in auto, che non viene considerata un’alcova per effusioni amorose ad ogni semaforo rosso, né una stanza da bagno in cui esibirsi nelle più spericolate operazioni di pulizia nasale o dei padiglioni auricolari.

Stile superato? Forse. Allora, proviamo a riprenderlo!

TESTO – ds ispirata da www.galateoitaliano.it

FOTOGRAFIA – Gianmarco

MUSICA – jamiroquai white knuckle ride http://www.youtube.com/watch?v=7yUq1-BRlPE&ob=av2n

Low profile

Sembra stia diventando la parola d’ordine, il termine di moda: sobrietà. Sobrietà in politica, austerità in economia, low profile nel life style. In realtà bisognerebbe essere moderati in tutto, anche nella moderazione.

Ma ormai sembra inevitabile, nel costume dei prossimi tempi si profila un nuovo stile: tornare all’essenza delle cose, concentrarsi sulla qualità, vivere meglio con meno. Dal guardaroba, agli investimenti, dal business alle scelte di vita. Lavorando affinché quella virtù propria dei nostri padri, torni ad essere quella dei nostri figli.

La sfida dei tempi così, diventa scegliere la qualità senza sprechi e godersela creativamente. Sulla base di questi elementi, tentiamo allora di disegnare l’identikit del “nuovo” uomo di stile: di buona cultura, gestisce in modo oculato risorse, consumi, tempo. Vive green, mangia sano, cerca sempre la qualità.

Prima di tutto nell’abbigliamento. Sceglie pochi pezzi ma di qualità. Meglio ancora se fatti su misura. Oggi anche la moda contribuisce in tal senso, realizzando tessuti naturali, materie prime e trattamenti sicuri, scelti e usati pensando all’ambiente e al futuro. Gli abiti servono così a comunicare alcuni dei “nuovi” valori emergenti, come l’ecologia e la sostenibilità.

Anche nel lavoro è low profile, nei rapporti e nel modo di essere. Un esempio per tutti, il suo biglietto da visita: nome in grande, più in piccolo il cognome e poi i riferimenti per il contatto, ma niente titoli e posizioni occupate.

Per quanto riguarda l’alimentazione (sana), poche uscite al ristorante, evviva le cene a casa con prodotti a km zero, dove cucinare diventa un momento, oltre che di piacere e di relax, di creatività e di cultura. Cucinare è un’arte, imparala e mettila da parte!

Per le sue vacanze, il nostro uomo di stile, sceglie di essere più autentico e meno effimero. Cerca prodotti doc e luoghi che esaltino le cose vere, il silenzio, la cultura, il gran cibo. Luoghi dove austerità si declina in riti indifferenti alle mode, in pellegrinaggi dell’anima tra resort accoglienti e atmosfere che aiutano a vivere un rapporto intimo ed esclusivo con la natura.

Nell’era del virtuale e della tecnologia, egli torna viandante, a piedi, a cavallo, in bicicletta, anche solo per partecipare a quelle feste di paese che celebrano i prodotti della terra. Aborre le auto blu, semmai le sceglie verdi. In attesa che si diffonda il car sharing, opta per automobili a gas, magari con un’allure elegante com la nuova Lancia New Ypsilon a Gpl. In città, rinuncia alle quattro ruote per i mezzi pubblici, lo scooter o la bici. Se viaggia preferisce treni e aerei low cost.

Low profile, low cost e pure low-tech. Dovrebbero essere strumenti che semplificano la vita, ma se non si usa coscienza, possono addirittura distruggerla. Il nostro uomo di stile ha un rapporto maturo con l’hi-tech, che significa rispetto e occhio vigile. Per i suoi figli invece, imita i guru della Silicon valley: un’istruzione a basso contenuto tecnologico secondo il modello educativo steineriano. Ritorno al futuro.

Il ritmo del suo tempo è impazzito? Predilige tutto ciò che non dura solamente un attimo. Primo, soprattutto, il passato con il suo valore, quindi l’arte in tutte le sue forme. S’impone di trovarlo, il tempo, per se stesso, per inseguire le cose autentiche e coltivare i rapporti veri.

Per lui,  è solo il tempo a non essere low profile.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – web

MUSICA – time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY&feature=fvsr

L’elogio della gentilezza, quotidiana, personale e sociale

Il 13 novembre di ogni anno, si celebra la Giornata mondiale della Gentilezza. E’ chiaro che ce n’è bisogno! In quest’epoca del cosiddetto politicamente scorretto, baldanzoso e dilagante, la gentilezza ha un che di anacronistico come se si trattasse di una categoria medievale, edificante e moralistica.

Ma pensiamola per un attimo opposta alla volgarità: ecco che acquista tutta la sua attualità ed urgenza.

Non stiamo parlando della gentilezza dei secoli o dei decenni passati, quella del Cortegiano, il famoso trattato di Baldassar Castiglione, o del “giovin signore” il pupillo di Giuseppe Parini, o del borghese sobrio di Daniel Defoe o dell’“Elogio della mitezza e altri scritti morali”di Norberto Bobbio.

Non è cortesia, non appartiene alla cavalleria o alla nobiltà (di sangue), ma dovrebbe appartenere alla sensibilità di tutti, ricchi e poveri.

Proprio per questo, fa ancora più specie pensare come questa sua orizzontalità non sia più in essere e come la gentilezza sia diventata un lusso, una prerogativa di pochi, un’attitudine rara, anzi, ritenuta noiosa, da fessi, una virtù dei deboli di spirito o da falliti.

Qual è l’immagine della gentilezza oggi? Mi sembra possa confinare con la generosità e la gratuità. Il mio pensiero va in questo momento ai volontari di Genova. Lo psicanalista inglese Donald Winnicott considerava la benevolenza e l’altruismo indicatori di salute mentale. Allora oggi non stiamo affatto bene! La gentilezza infatti, viene spesso identificata in un gesto occasionale e autogratificante per chi lo compie, non in una forma mentis, ma qualcosa che assomiglia all’ipocrisia e alla beneficenza.

La gentilezza dovrebbe perdere quell’alone aristocratico di un tempo e calarsi invece nella nostra quotidianità. Da personale dovrebbe diventare sociale, una forma di resistenza alla volgarità che ci sommerge.

Potremo partire magari da qualcosa di semplice (?), come la buona educazione.

 

 

TESTO -ds ispirata da Paolo di Stefano (Corriere della Sera)

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – stay hurts http://www.youtube.com/watch?v=1nP3XB7hrFo&ob=av2n

L’uso equo del mandarino

Giorni fa mio figlio è tornato da casa di nonna con un sacchetto di mandarini. Ah, la nonna! Sempre il meglio per il nipotino adorato, ma la mamma non ha perso l’occasione di fare al pupo e a suo padre, un ragionamento serio sull’uso del mandarino.

Raccontavo agli uomini di famiglia, che da che mondo è mondo, a casa mia i mandarini venivano portati la notte del 13 dicembre da Santa Lucia. Non ho mai visto un mandarino nella mia cucina prima di quella data. Lo stesso discorso per le arance, per non parlare dei dolci tipicamente natalizi. I tempi sono cambiati, mia madre, insegnante alla scuola dell’infanzia, mi riporta che il mandarino è già da qualche settimana sulle tavole della merenda mattutina.

Ai pupi ho detto: finché ci sarà la mamma, in casa Bertelli la tradizione dell’attesa dei frutti arancioni verrà rispettata. Levata di scudi da parte di entrambi. “Provate” dico io “a soffermarvi sull’aroma di questo frutto, su questo profumo straordinario. Non ci sentite il Natale? Capite come sia fuori luogo mangiare un mandarino ad ottobre?”

Questo piccolo esperimento sensoriale mi è servito per spiegare in famiglia un concetto molto serio e sentito da parte mia, il rispetto verso la stagionalità dei prodotti, alla cui base, c’è un semplice ma importante principio del “saper attendere” contro quello del “tutto e subito”.

Il benessere, bisogna dirlo, ci ha abituati a mangiare ogni tipo di frutto e verdura durante tutto l’arco dell’anno, facendo venir meno il rapporto tra prodotti agroalimentari e stagionalità. È bene ricordare che frutta e verdura coltivate e gustate nel periodo giusto sono più ricche di vitamine, oltre che più saporite. E rispettare la stagionalità significa anche risparmiare. Ma soprattutto, va detto che la Natura sa di cosa abbiamo bisogno e ci fornisce a seconda del momento, i nutrimenti più utili. Le nostre esigenze nutrizionali, infatti, non sono identiche in estate o in inverno.

Tutto questo fa parte di un’educazione alimentare, quella che vorrei tra l’altro, impartire a mio figlio. Ma questa è un’altra storia, una storia importante.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – tittilupo.blogspot.com

MUSICA- il mio amore unico dolcenera http://www.youtube.com/watch?v=baMBZ5bIYdo&ob=av2e

 

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