La camicia bianca secondo me

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La camicia bianca. E’ un capo che deve necessariamente appartenere alla nostra storia e al nostro guardaroba. Bianca, pura, dal buon taglio sartoriale. Regala luminosità e splendore all’incarnato, eleganza misurata nel giusto Modo e nel giusto Tempo. Come sposata al denim. Diventa sexy quella rubata al guardaroba di lui ed indossata da una Donna: femminile, se i primi bottoni vengono maliziosamente dimenticati aperti, androgina, con la cravatta ed il pantalone. Pur sempre #sosexy. Camicia bianca è dire Gianfranco Ferré, il maestro che l’ha elevata ad icona interpretandola all’infinito con progetti sempre più innovativi. Oggi celebrato in una mostra a Palazzo Reale a Milano fino a fine marzo.

 

Save the date.

La Camicia Bianca Secondo Me. Gianfranco Ferré.

Dal 10 marzo fino al 1° aprile

Palazzo Reale Milano

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Waiting for

foto (41)Quanto durerà l’attesa? La bella stagione ha già un must have: la tuta. Whole Elegance.

feat. Tuta Mango, anello Rouge Passion Pomellato, orologio Santos Cartier

L’attimo raccolto

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E sarà jumpsuit mania! Studio Donatella Simoni, ore 10:00

Mai(d) per caso

foto (39) foto (35)foto (32) foto (33)“Che serva! A qualcosa”, disse.

Flashback

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Un paio di guanti avorio (*Sermoneta Gloves), un paio di calze (*Agent Provocateur), un libro, un anello importante, un cassetto socchiuso, dei fiori secchi. E’ un angolo di stanza della nonna materna, in un angolo della mia mente.

L’attimo raccolto (del dì di festa)

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Self Portrait. Casa Campanelle, domenica mattina

Il fascino

Quando la formalità di certe occasioni lo impone, anche la divisa di Miss Jonela si adegua. Non lo nascondo, l’adoro quando indossa l’abito nero, una scelta che non riesce a rendere la sua figura più austera, bensì particolarmente elegante. E molto, molto affascinante. Io non posso che restare incantata ad ammirarla, dalla testa ai piedi. Perché si sa, lo charme non si impara dai manuali ma è un dono innato. A me piace definirlo “l’arte dell’armonia”. E come tale mi piace pensare che sia un dono contagioso. Proprio come la musica.

Miss Jonela è una donna affascinante.

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*Tubino Max&Co, Calze Wolford, décolleté Blade Casadei, crestina e grembiule Divise&Divise.  Sul viso, fondotinta Spectacular Helena Rubinstein, mascara Le Volume Chanel, sulle unghie Midnight Swim Shellac. Orecchini di perle Nimei.

L’attimo raccolto (della domenica)

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Domestica di domenica. Sottotetto di Casa Campanelle, ore 11

L’attimo raccolto

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Il Tempo passa, certi Modi restano. Casa Campanelle, ore 10

*abito con inserti in velluto, Alberta Ferretti

As Nicole

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Gloves of Nicole Kidman in “Grace of Monaco”

by Maison Fabre

Paradigmi

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LOUISE DAHL-WOLFE

Timeless Kitchen (part 6)

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Tirare fuori il meglio. Ah poi, la classe non è acqua! L’argento è sempre l’argento e nessuno potrà mai negare il suo fascino d’antan che si rinnova ogniqualvolta abbia l’opportunità di uscire da armadi e vetrine. Come per i rami, così per gli argenti, io sarei per “tirare fuori tutto il Bello che c’è” in cucina, ogni giorno. Perché, in fondo, è il Bello dentro ognuno di noi che regala eleganza e fascino ad uno sguardo, un movimento, un modo di essere e quella luce speciale che li/ci rende preziosi. Posateria in argento su preziosa carta da parati Dedar.

Paradigmi

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STELLA TENNANT

 Photographed by Willy Vanderperre

for Vogue China (September 2012)

Blade Diary

Una giornata da vivere puntando in alto e aspirando al top; ad altezze vertiginose, pericolosa come le Montagne Russe, ad altissimo tasso di seduzione, fin dalle prime ore del mattino. Protagonista assoluto, un oggetto del desiderio, espressione del perfetto equilibrio tra femminilità e design, capace di coniugare l’eleganza alla sofisticata competenza artigianale e all’innovazione del Made in Italy. Oggi, T & M lo interpretata con grande ironia, quale compagno inseparabile della rocambolesca giornata di una donna. Signore e signori, ecco a voi… il Tacco Blade.

GUEST STAR: Décolleté iconica Casadei in luminoso camoscio, Tacco “Blade” in vero acciaio 120 mm affilato come una lama, plateau interno 10 mm, collezione autunno/inveno 2012-2013. 

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Pericolose, sempre.

Ore 6.30, “Presto che è tardi”blade (1)Lavastoviglie Rex Electrolux, porcellane Sanssouci Rosenthal, pentola Mami Alessi

Ore 7, Real GovernancePicShells Alari antichi, grembiule da cameriera (dote della bisnonna), camino in pietra Recuperando, “Istruzioni alla servitù” di Jonathan Swift (ed. Adelphi)

Ore 8.30, e chi mi ferma più

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Giraffa Schleich, macchina a pedali vintage

Ore 9, @work

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Tazza Ikea, cover Diary Louis Vuitton, penna Montblanc, “Industrial Chic” di Durieux&Hamani

Ore 12, It’s  Brunch o’clock

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Tazza Galerie Royale Bleu Wallis Bernardaud, iPal Tivoli Audio, trench Burberry, borsa Louis Vuitton, “Opere” di Sade (ed. Meridiani)

 Ore 14, tempimorti

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N. 754 Vogue Italia & “Femmes” di Jeanloup Sieff tra corda di rame e tubo corrugato

Ore 17, con i bambiniblade 15

Poltroncina Lou Lou Ghost di Kartell, cuscino “palla da rugby” Maison du Monde, giochi in legno Sevi, peluche Trudy Bear

Ore 18, Green Space

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Grembiule da sommelier Enoteca Grado 12 Trento, vecchio innaffiatoio in zinco

Ore 18.30, relax off road

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Mtb Merida, orologio Santos Cartier

Ore 19.30, stasera (ti) cucino ioblade 12

Olio Casaliva Comincioli, pesciera in rame Navarini, coltello San Marco, anello Trinity

Ore 20.30, I’m busy

blade (10) Carrè in seta Hermès, coltello e cloche scaldavivande Alessi, tovaglia Bossi

Ore 22, Red Carpet

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Abito rosso XS Collection Milano, Spumante Ferrari Brut

Ore 23.50, beautycare

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Spugne Mastro Raphael, Crème lisse suprême [PRO3R] Progressif Anti-Rides Carita Paris

What else?

fotografie: donatella simoni

colonna sonora: Wankelmut & Emma Louise – My head is a jungle

L’ironie de classe d’Hermès

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VIVE LE SPORT

Le saute-mouton

 La partie de ping-pong

Plays croquet

No sport

L’attimo raccolto

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Linguaggi. In un giorno di sole e solitudine. Casa Campanelle, ore 11.00

L’ispirazione del giorno

dL’anno del Blu Cina. Colore “principe” della moda primavera/estate, non abbandonerà l’eleganza delle  pre-collezioni autunno/inverno 2013-14. Il Blu, per molto tempo ancora, riscriverà i classici dell’eleganza: protagonisti i capisaldi del guardaroba come giacche, cappotti, abiti, pantaloni e accessori. La ricchezza di contenuti risiede nei sapienti tratti stilstici dei creatori, nelle trame dei materiali, nel valore della tradizione dei brands. A noi rimane il ruolo dell’interpetazione e l’epilogo non potrà che essere molto, molto personale.

 

Forever now Charlotte

 

La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.

 CHARLOTTE CASIRAGHI

for

GUCCI SS 2013

Ai piedi di una Donna

Oh, where did hunter win

So delicate a skin

For her feet.

You lucky little kid

You perish, so you did

For my sweet.

To my Mistress’s boot

Frederick Locker Lampson

Matteo Tom Ford 013

photo by CLAUDIO AMADEI for T & M

 

Seduzione in punta di piedi

Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.

 Apri la punta, scopri il tallone

Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.

Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.

Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.

Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.

Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.

Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.

 Il secolo dei Maestri

Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.

 Su misura, per poche

“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.

Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.

Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.

L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.

Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.

 Feticismo in punta di piedi

Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.

Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.

Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.

Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…

 

Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)

Chi mi ama, mi segua

Casadei

Blade di Casadei

photo by The Sartorialist

Paradigmi di stile

fotoDal più alto del tacco discende a terra una campata di ponte inclinato o toboga capovolto, la parte della suola che non tocca mai il suolo e si conserva lucente e nuova, rigida nel portamento, flessuosa nei contorni, intatta come fosse intangibile.

E’ questa la zona della scarpa più sconcertante, che nasconde una perenne giovinezza là dove meno lo sguardo può raggiungerla, e ispira alla mente una leggera vertigine, come il dritto che diventa rovescio nell’anello di Moebius.

Dal rovescio si torna a passare al dritto con la cupola della punta, che è la parte più in vista dall’alto e di fronte, prua e polena, e come tale esprime lo spirito della scarpa, l’immagine che essa inoltra al mondo; ma è anche la parte più direttamente e saldamente attaccata alla terra, come per riceverne forza e una fierezza ostinata, quasi proterva. La varietà delle fiancate e staffe e cinghie corona la scarpa in un disegno aereo in cui i vuoti occupano più spazio dei pieni, come il sartiame di una nave…

Italo Calvino

Aristocratica, preziosa e retrò

VILLA TOSCANA La Perla

In nome del pane

Un nuovo concept di panetteria.

Prego, si prenda il giusto tempo e visiti questo website: Princi

Ispirazioni dal passato

 … momenti, persone, manufatti, varie ed eventuali. Di classe. Per gentile concessione di un gentleman, del passato. L’Ultimo Gentleman. Il mio.

La copertina di uno dei miei Bazaar degli anni cinquanta. Lei in copertina…..

Le prove del Boss. Monumentali, Interminabili, Faticose.

Balenciaga, primavera prossima. Immancabili!

Borsalino a Verona. Piccolo e nascosto.

Aspinal of London. Bellissimi con il bottone in titanio.

Una rara copia di Ciprigna.

Un paio di guanti del millenovecentocinquantadue. Dior. Acquistati da Antique Boutique a New York nel millenovecentoottantasette.

Escoffier…..

Gaultier fece questo disco mix molti anni fa. Il retro era inciso……così……

Il candelabro scalda. Il candelabro illumina.

Guido Martinetti. Un amico che si può fregiare del titolo di gentiluomo. Educato e composto.

Il comodino. Il mio.

Vivier……magnifico.

Ohhhh….la mano guantata della leggendaria Anne Francis aka Honey West. L’affascinante detective degli anni cinquanta.

H – Japan

Palter De Liso direttamente da una copia di Vogue del millenovecentocinquantasette. Mr. Mule….I presume…….

Una delle più belle vetrine viste nel quadrilatero. Sia per scenografia che per contenuti….trovo. Finalmente come un tempo, signora Miuccia!

Lei&Lui

L’attimo raccolto

Stamane, raccolto. Casa Campanelle (Preore), ore 11

“La prima coda di cavallo che ho visto a New York era sofisticata, elegante, argentea, trattenuta da un nastro nero di seta che ricordava quelli anni 60 di Chanel. La indossava, sicura, una ragazza sui 70 anni, che usciva da quello che fu l’hotel Plaza prima di diventare il building delle case più eleganti di Manhattan. La signora salì sulla limu e scomparve nel traffico”. (Lina Sotis)

Orizzonti

“L’ELEGANZA. Ed i suoi orizzonti.”

deArchitettura.com

Venus corrigeant l’amour

Paysage aux Oiseaux

 Chantaride

 Aux Fleurs des ChampsJeu de Cartes 

Paysage al Or

Sono le Bernardaud Tasses Historiques.

Il fil rouge della seduzione

to be continued

A little gentleman

A little blazer for a little gentleman.

Beautiful things

                                                                                                                                                                     Décolleté cocco color blu, autunno/inverno 2012-13.

Relax in viaggio

Comfort prezioso con il sofisticato travel set Acqua di Parma che racchiude nel morbido astuccio in pelle di bufalo, il cuscino poggiatesta e la mascherina in elegantissimo raso nero. Due accessori attentamente studiati per assicurare la massima comodità durante i lunghi viaggi. I nuovi Travel Set Acqua di Parma su Tournée Business Collection .

Les Chaussons de La Belle

Giuliana Venerosi Pesciolini è la discendente di un conte capitolino dell’800, erede del casato Venerosi Pesciolini, imparentata con la nobiltà spagnola ed è l’anima di Les Chaussons de La Belle, una collezione di chaussons squisiti e di borse deliziose fabbricati totalmente a mano in Italia, ispirati alla sofisticatissima, voluttuosa estetica del Settecento, alle figure affascinanti ed altere che appaiono nei dipinti e nelle stampe di quel secolo tumultuoso, sensuale e deliziosamente libertino.

Una collezione raffinata di objets de désir dalla personalità indipendente, audace e senza tempo, di qualitá altissima: un modello slanciato e seducente a tacco basso, un modello a tacco alto irresistibile ed una piccola borsa-gioiello, “L’Insolente”, da tenere in mano come un giglio.

I movimenti e il modo di camminare di una donna sono fondamentali! La bellezza e la comoditá sono entrambe essenziali. Il segreto della camminata sinuosa e sicura delle celebrities sul red carpet? Calzature create con uno studio molto accurato sul posizionamento del tacco, in modo tale che il peso del corpo non gravi sul tallone. Leggere e robuste, in tessuti preziosi. Prima che le attrici le scoprissero, il segreto era custodito da regine e principesse, che ogni giorno devono sfilare sui lunghi tappeti del cerimoniale.

“Siamo partiti con lo studio accurato della forma della calzatura, che volevo comoda e femminile allo stesso tempo” – spiega Giuliana Venerosi Pesciolini. “Ho cercato un produttore che mi aiutasse a sviluppare nella realizzazione le caratteristiche di raffinatezza e portabilità. Mi occorreva un artigiano, che in più potesse fare fronte agli ordini che arrivano da tutto il mondo senza rendere inaccessibile il prodotto sia come tempi d’attesa che come costi. Ho trovato tutto questo da Lanzoni & B. , una ditta di noto prestigio internazionale, associata al Consorzio Calzatura Italiana Alta Moda, qualità ineccepibile hand made. Ed ecco nascere le Collezioni Les Chaussons De La Belle. Ogni donna può decidere l’uso da farne, come chaussons nell’intimità o per una giornata frenetica col modello a tacco basso, per lo shopping o l’after hours”.

I tessuti più preziosi sono sete, broccati, originali di Rubelli, storico marchio di Venezia, che da sempre entra nelle dimore prestigiose coi propri disegni, jacquard, per l’arredo. Les chaussons si abbinano anche con un abbigliamento sportivo. La particolare forma conferisce robustezza.

Protagoniste al loro incedere come regine e celebrities, queste sono le donne che scelgono Les Chaussons De La Belle.

da Paola Cavallero in Quelli avanti! (affaritaliani.it)

Paradigmi

EMMANUELLE BÉART

in Nelly and Monsieur Arnaud (1995)

photo by rdujour.com

Arredare amando

Un classico, un’eleganza senza tempo, dove storia e tradizione si rinnovano nel segno dell’eccellenza. Questo è lo stile Bellora, lo stile di chi sceglie le creazioni di un’azienda che ha fatto del Bello la prima espressione di famiglia.

Dove la bellezza ha trovato dimora. Roma, Trinità dei Monti. Boutique Bellora.

 

 

 

 

  

E’ una scelta chiara, senza compromessi: un lusso non ostentato, mai urlato, ma nemmeno tanto sotteso, perché la qualità è subito al tatto e la bellezza allieta la vista. Tessuti e biancheria per la casa, masterpieces in lino e nell’iconico motivo a nido d’ape delle spugne. Poco spazio a fantasie o tonalità vivaci, potere invece ai dettagli di un ricamo o di un motivo, realizzati su tessuti di altissima qualità. Linee pulite ma di carattere, che si sposano perfettamente, sia al gusto antico che moderno di una dimora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune creazioni Bellora che arredano Casa Campanelle. Eleganza, nelle lenzuola in percalle di puro cotone rifinito con punto ombra; tradizione, nelle parure in puro lino; personalità, nei teli bagno dall’iconico motivo a nido d’ape.

Bellora non è solo simbolo di tessuti pregiati e di eleganza, ma è anche esaltazione di valori importanti, come la famiglia. Dove arredare fa rima con amare. Il sentiment è quello di una neomamma che prepara il corredo per il piccolo in arrivo: sceglie il meglio e non solo per qualità, ma anche per gusto estetico. La Collezione Baby Bellora diventa così, una meravigliosa sorpresa per un bimbo che, con la luce, si aspetta di trovare un mondo elegante: biancheria e spugne caratterizzate dal bianco puro o da colori tenui, ravvivati da righine, quadretti o dolcissimi motivi floreali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Espressioni delle passate collezioni Baby Bellora, a Casa Campanelle. Pigiamino in cotone, sacco portabiancheria con iniziali ricamate a mano dalla nonna realizzato in tessuto di lino Bellora, trousse in lino, coperta in lana con motivo a trecce, spugne e morbido baby accappatoio in nido d’ape, parure per culla.

Oggi, Lorenza Bellora, Direttore stile e immagine dell’azienda, comunica il gusto di famiglia attraverso un nuovo spazio, La Casa di Lorenza, “ispirazioni e consigli per arredare casa con stile”. La signora Bellora apre le porte del suo mondo, come la sua dimora di Milano e la residenza di campagna sul Lago di Garda, che parlano essenzialmente di lei e delle cose che ama. In fondo, è ciò che fa, ogni giorno, grazie alle creazioni Bellora, una casa arredata (e amata) dal Bello.

Avec Madame de la Fressange à Paris

Con Inès de la Fressange a spasso per il fantastico sito web di Roger Vivier.

Sogno di una notte di mezz’estate

Di Gucci, Pochette Park Avenue in pelle, con chiusura a pattina con trademark Gucci in rilievo e morsetto sottile con nappine di pelle, disponibile in tre varianti: pelle nera, rosso lampone e pitone nero. Acquistabili sulla Gucci Boutique Online.

Masterpiece d’eleganza, da desiderare per il prossimo autunno/inverno.

Comoda eleganza

Non c’è nulla di più piacevole, tornando a casa la sera dopo una lunga giornata di lavoro, che scendere da quel tacco 12 ed uscire da quel tailleur strizzato per indossare una divisa più comoda e consona al clima familiare. Relax, figli, pulizie domestiche, qualsiasi cosa ci aspetti, saremo pur sempre nel nostro rifugio. Finalmente!

Così, essere eleganti anche tra le mura domestiche diventa un valore, un concept. Perché è giusto apparire, ma l’importante è essere.

In casa, l’abbigliamento sarà sicuramente casual, che tutto significa meno che trasandato.  Ad esempio, abiti o caftani in lino per l’estate, jeans e pull in caschmere per la stagione fredda; camicie forever, adorabili gli abiti in lana leggera, caldo cotone oppure in misto cashmere, a mezza manica, da portare con calze coprenti in tinta. Per i momenti trascorsi sul divano o davanti al pc, una calda pashmina sulle spalle.

Chi ha ancora voglia di esprimersi punterà sui dettagli, come un gioiello, un elemento di bigiotteria di qualità o qualcosa di prezioso portato da un viaggio in un paese lontano. I capelli se sono di media o lunga misura, li raccoglieremo bene all’indietro in un’elegante e comoda coda.

E ai piedi? Le pianelle. Ma quali? Ad esempio, delle ballerine. Le animalier, bellissime portate con il jeans strech. E Miu Miu propone per il prossimo autunno/inverno le sue pantofole in velluto. Very chic.

Il risultato sarà a prova di ospiti… inattesi, ma prima di tutto, saranno gli uomini di casa ad… apprezzare.

TEXT – Donatella Simoni

PHOTOS – ds @CasaCampanelle, vogue.fr

MUSIC – comfortably numb pink floyd http://www.youtube.com/watch?v=cAMnqZqn6RI&feature=related

Tod’s presenta “Italian Portraits”

Nella splendida cornice della Pinacoteca di Brera, si è svolta a Milano la serata dedicata al lancio del libro “Italian Portraits”, in distribuzione da settembre 2012 nelle migliori librerie del mondo.

Diego e Andrea Della Valle hanno accolto alla serata: Stefano Tonchi, Giulia e Carlo Puri Negri, Micol Sabbadini, Nino e Francesca Tronchetti Provera, Nathalie Dompè, Valentina Scambia, Virginia Orsi, Luisa Beccaria, Lucilla Bonaccorsi, Pupi Solari e alcuni tra i protagonisti del libro (tra cui Alberto Alemagna, Emanuele Cito Filomarino, Gaddo della Gherardesca, Giovanni Gastel, Guglielmo Miani, Niccolò Minardi, Tazio Puri Negri).

Italian Portraits celebra, attraverso una serie di ritratti fotografici di raffinati uomini italiani, il talento di unire l’estetica all’etica, la contemporaneità alle tradizioni, la bellezza alle capacità.

Uno stile perfettamente rappresentato da questi personaggi, che affonda le sue origini nel Made in Italy e nell’importanza delle cose “fatte bene” e dell’artigianalità: una scelta di eleganza non ostentata e di rispetto del passato e delle radici.

Valori senza tempo, parte di uno stile di vita e di una cultura moderna e cosmopolita ma ben radicata nel nostro Paese.

Che lusso fare glamping

Trascorrere una notte sotto le stelle per respirare l’atmosfera dei Safari nell’Africa inglese, calda ed affascinante, soggiornando in strutture a cinque stelle senza nulla togliere al gusto dell’avventura e del contatto con la natura.

Il glamping, o campeggio glamour, è una formula alternativa di vacanza a basso impatto ambientale, grazie all’uso di energie rinnovabili, raccolta differenziata, minicar elettriche ed ecotessuti. In Africa? No, a Venezia, nell’esclusivo campo tendato Canonici di San Marco situato a pochi chilometri dalla Serenissima, tra il verde della campagna veneta, cesellata dalla magnificenza dell’arte e dell’architettura, e il blu della laguna. E’ il primo ecolodge in Italia ispirato alla formula nata nelle destinazioni calde dell’Africa, impiantato nel 2010 da Federico Carrer ed Emanuela Padoan.

L’accampamento, che può ospitare solo nove coppie, è costituito da strutture a tenda realizzate ognuna accanto ad un albero, come il caco o un’essenza della zona, come Bagolaro o Spaccasassi, da cui esse prendono il nome. Il lusso è nei dettagli.  I dolci sono fatti in casa e disposti su alzate anni Venti. Sempre diverse, ogni giorno, le tazze per la colazione. E il Prosecco, per l’aperitivo di benvenuto, non può che  essere versato in calici di cristallo. La piacevolezza del soggiorno è data anche dall’ambiente estremamente curato. L’arredamento, un hobby della padrona di casa, è un’esposizione di oggetti provenienti da tutto il mondo: cuscini indonesiani acquistati nei mercatini, la vasca da bagno in metallo dell’800 inglese, i saponi della Provenza.

Non un lusso, ma un ecolusso. Perché in questa nuova frontiera della vacanza, tutto deve essere a basso impatto ambientale: raccolta differenziata, riduttori del flusso d’acqua, illuminazione fotovoltaica, connessione wi-fi, minicar elettrica, ecotappeti e coperte in pelliccia ecologica per l’inverno.

Gli ospiti sono inglesi, australiani, neozelandesi e indiani che cercano un contatto profondo con la natura. Oppure ci sono romantiche coppie in viaggio di nozze appena arrivate a Venezia con l’Orient-Express che scelgono il Glamping dei Canonici per sentirsi ancor più protagoniste di un romanzo d’amore. Anche per la natura.

 da Anna Mangiarotti su Ladies, foto di Stefano Scatà

E’ tornata la stagione del raccolto

Lina Sotis dalle pagine di Sette (Corriere della Sera) racconta: “La prima coda di cavallo che ho visto a New York era sofisticata, elegante, argentea, trattenuta da un nastro nero di seta che ricordava quelli anni 60 di Chanel. La indossava, sicura, una ragazza sui 70 anni, che usciva da quello che fu l’hotel Plaza prima di diventare il building delle case più eleganti di Manhattan. La signora salì sulla limu e scomparve nel traffico”.

Un nuovo trend molto chic che arriva direttamente da New York dove la portano indistintamente tutte le ragazze, dai 13 ai 93 anni, bionde, castane, bianche, mechate. Ovunque, per strada, al parco, al ristorante, a teatro, ai grandi magazzini, a casa, al lavoro, all’università; comunque, selvaggia, ordinata, raccolta; e dunque, bentornata coda di cavallo!

 da Lina Sotis (Sette), foto da roseinthewind.com

Aspettando Italian Portraits

Fotografie tratte dal libro Italian Touch realizzato nel 2009 da Tod’s.

Charlize & Kristen, sexy dark

 CHARLIZE THERON & KRISTEN STEWART

by Mikael Jansson (for Interview Magazine)

Charm in limited edition

Accessorio cult della stagione, il cappello con veletta Jil Sander è ora disponibile in esclusiva per l’eshop del brand in un unico colore bordeaux. Subito dopo la sfilata Primavera-Estate 2012, questo mix esplosivo di eleganza e vanità, era stato esaurito in tutte le boutique Jil Sander.

Un accessorio esclusivo che fa parte delle ultime creazioni di Raf Simons, che ha lasciato il suo posto di direttore creativo di Jil Sander nel mese di febbraio per riempire il vacante alla maison Dior dopo la partenza di John Galliano. Il cappello con veletta Jil Sander è stato indossato dalla top model Crystal Renn nell’editoriale del numero di maggio 2012 di Vogue Paris.

Una limited edition realizzata in collaborazione con uno dei più famosi hat designer al mondo, Stephen Jones, in esclusiva sul e-shop Jil Sander, a partire da domani.

ds ispirated by vogue.fr

Fiori freschi, un lusso quotidiano

Chi possiede un giardino, non potrà omettere di dedicarne un fazzoletto alla coltivazione di fiori recisi. Avere fiori freschi in casa è un lusso. Un segno di freschezza, raffinatezza, buon gusto. Per quanto mi riguarda, ho un ricordo molto intenso che porta ad un grande vaso di porcellana al centro del tavolo ovale dell’anticamera, con coloratissime zinnie e dalie, miste a gladioli e garofani. Il ricordo della mia nonna materna.

Sobria eleganza a bordo piscina

Io scelgo. Costume intero color verde smeraldo con ferretto incorporato per una perfetta vestibilità  e scollo ad “ali di gabbiano” profilato in più tonalità. Liberti Beachwear.

L’ora del teak

Sì, è arrivata la bella stagione e con essa ritorna il tempo da vivere nella stanza verde della casa. I mobili da giardino sono importanti e devono essere pensati ed acquistati propro come si farebbe per una qualsiasi stanza della casa, pensando all’uso, ai colori, alle forme, al design. Nel mio giardino il teak ha un ruolo di assoluta importanza assieme al ferro battuto. Dopo l’acquisto, lascio i mobili alla mercè degli agenti atmosferici per il tempo necessario affinché acquistino quell’affasciante colore grigio che ha la capacità di sintonizzarli in un giardino dal gusto classico o antico. Ecco degli esempi.

La panca in stile inglese è appoggiata al muro nord della casa e guarda da sotto il grande giardino. Il colore bordeaux conferisce al grigio del teak un’eleganza unica e aristocratica.

 

 

 

 

 

 

Le poltroncine sono un invito al riposo e alla conversazione: caratterizzate da uno schienale alto e da una serie di listelli orizzontali, possono essere completate da eleganti cuscini bianchi.

 

 

 

 

 

  

La chaise-longue evoca lo stile delle poltrone dei lussuosi transatlantici britannici ed è regolabile in tre posizioni. La ferramenta in ottone è una lode all’arte del dettaglio. Il tavolino è un accessorio che si presta ad accompagnare le sedute per mille utilizzi.

 

 

 

 

 

 

L’elegante lettino a sdraio ha lo schienale e la seduta regolabili per un massimo comfort, mentre le ruote lo rendono agile negli spostamenti.

 

 

 

 

 

 

La grande panca da albero è il regalo che ho fatto a mio figlio per i suoi due anni. Un augurio speciale perché abbia la capacità di scoprire il mondo e le sue meraviglie da più punti di vista.

 

 

 

 

 

 

Tutto è pronto. Che l’estate abbia inizio!

(Tutti i mobili sono di Unopiù eccetto la panca da albero de Il Giardino di Legno)

Eleganza da giorno

E’ il primo champagne da giorno, da servire in grandi calici di cristallo con ghiaccio. E’ Ice Impérial Moët & Chandon, eleganza, glamour e spirito pionieristico in una bottiglia in smalto bianco con una coccarda che ricorda una cravatta nera.

Il mio posto è vicino a te

Coppia di portatovaglioli in argento con nomi incisi. Perché prendersi cura della persona che si ama non disdegna un’elegante formalità. Ogni giorno.

Beautiful Sunday Coffee Breakfast (with Guerani)

SUNDAY COFFEE BREAKFAST

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Paradigmi

GRACE KELLY

photo by altfg.com

Da avere. Assolutamente.

Colpiscono per raffinatezza e preziosità. Hanno il potere di illuminare, definire e completare l’armonia di un quadro etereo in cui è dipinta la collezione primavera-estate 2012 di Valentino. Avranno il potere di illuminare, definire e completare anche l’armonia di un viso. Sereno, come un cielo d’estate. Da inserire nella wish list.

Dove? Qui. e-shop Valentino

La sostenibile leggerezza del living

Stravolgere il paradigma, ecco l’essenza della vera creatività. E’ quello che Santambrogiomilano, un’importante realtà imprenditoriale che realizza progetti in vetro dal carattere esclusivo, ha pensato di fare con il concetto “chiudersi fra quattro mura”, dimostrando ancora una volta che progettare significa ricercare con passione perché, come recita l’antico detto, “colui che cerca, trova”… l’invisisbile.

L’obiettivo è trasparente come il vetro: eliminare di fatto tutto ciò che può distrarre lo sguardo dalla contemplazione a partire dalla natura che ci circonda, alle forme pure di oggetti d’arredamento. Nascono così la Glass House e la collezione Simplicity.

Simplicity nasce dalla collaborazione di Carlo Santambrogio col designer Ennio Arosio che dà forma “trasparente” ad un modo netto ed essenziale di concepire e vivere gli spazi, dove gli elementi seppur fortemente caratterizzanti non sovrastano l’ambiente che li circonda ma entrano in perfetta simbiosi con esso.

Assemblando giunti e piani di vetro, le superfici si de-materializzano grazie a piani trasparenti sospesi e travi in vetro. Un esempio di particolare effetto lo troviamo nella scala con i suoi elementi strutturali in vetro totale che, priva di qualsiasi profilo in acciaio, risalta per la sua assoluta trasparenza e leggerezza.

Le realizzazioni Simplicity sono in vetro extra-chiaro Saint Gobain, temperato e stratificato, denominato Diamant per le sue caratteristiche di estrema purezza e lucentezza, interpretato in maniera unica attraverso l’impiego di spessori molto importanti (30 mm) e trattato con particolari procedimenti tecnici volti a garantirne l’assoluta sicurezza.

Particolarmente ineterssante è il momento in cui il vetro, da componente strutturale dello spazio, con la sua purezza e perfezione, crea un interessante contrasto con un altro materiale – ad esempio il legno e le sue materiche venature – ammorbidendo in questo modo, l’austerità e il minimalismo dell’assoluta trasparenza.

Hosteria Toblino, sublime connubio tra vista e gusto

Ci sono il legno, l’olivo, la vite e un elegante tocco di bordeaux. Ci sono tutti gli elementi per godere di un sublime colpo d’occhio.

Siamo a Sarche in Valle dei Laghi ed imboccando la strada che porta a Riva del Garda è impossibile non notare la struttura che ospita Hosteria, il locale dedicato alla ristorazione della Cantina di Toblino.

Davanti alla struttura in legno e vetro, è stato allestito un parterre erboso che ospita dei filari di viti. Poco distante, il grigio delle piante di olivo si sposa con il verde blu dei cipressi. L’area outdoor del winebar è arredata con degli eleganti ombrelloni bordeaux.

Soddisfatto il senso della vista, sarà quello del gusto ad essere pienamente gratificato.

Hosteria infatti, è ristorante, dove degustare i vini trentini abbinati alla miglior cucina tradizionale; è winebar, enoteca e grappoteca; è un selling point fornitissimo con un buon paniere di specialità gastronomiche selezionate da Slow food e dalla Strada del vino e dei Sapori “dal Lago di Garda alle Dolomiti di Brenta”. Il tutto interpretato da un ambiente moderno e raffinato, conviviale ma elegante.

Personalmente l’ho scelto per un appuntamento di lavoro. Ho portato il mio ospite a pranzo all’Hosteria: davanti ad un fagottino ripieno con formaggio Casolet dorato con miele d’acacia di Thun e crema di marroni di Drena, un filetto di trota salmonata come secondo e un classico strudel di mele alla trentina come dessert, ho realizzato un’importante intervista in tema di agricoltura.

Una bella figura.

Hosteria & Selling Point Toblino, Via Garda, 3 Fr. Sarche Calavino Tel. 0461 561113 Email. hosteria@toblino.it www.toblino.it

(foto da 2spaghi.it)

Hommage, il lusso di una rasatura ad arte

Nel cuore di New York c’è un angolo di paradiso riservato a soli uomini, uno spazio extra lusso elegante e raffinato di assoluto relax anche se immerso nella caotica Manhattan. Hommage Atelier by Julien Farel è un ambiente rilassato che richiama le atmosfere di un tranquillo salotto di casa, nel quale si viene invitati a togliere scarpe e giacca ed indossare comode pantofole e vestaglie da camera, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di scotch. Ad ogni cliente viene riservato un trattamento personalizzato, dal massaggio alle mani al taglio di capelli alla rasatura Hommage, in un ambiente dove il design e la comodità si sposano perfettamente.

Hommage è il brand di spicco nell’immaginario maschile del lusso moderno e nel 2004, mostrò al mercato a quali vette di eccellenza mirava: presentò un rasoio a lama da 25mila euro in acciaio di Damasco, lo stesso utilizzato nel Medioevo per le lame delle spade.

Da allora il brand parigino non ha smesso di perfezionare l’arte della rasatura proponendo strumenti sofisticati e lussuosi. Il suo marchio di fabbrica resta però il set da rasatura formato da un rasoio cromato placcato in rame e nickel (compatibile con lamette Gillette Mach3) e da un pennello cromato in pelo di tasso. Oggi è proposto in quattro variazioni. L’ultimissimo sviluppo propone soluzioni ingegneristiche, con rasoi e pennelli dall’impugnatura realizzata in fibra di carbonio tessuta a mano come fosse una fibra tessile e presentato in una raffinata scatola laccata di legno della Tanzania.

www.hommage.com

Hermès, le temps devant soi

E’ un inno all’eternità, la campagna pubblicitaria per la primavera estate 2012 di Hermès.

Davanti alla leggerezza con cui il tempo fugge via e ai colori accesi della vita, cerchiamo qualcosa di veramente solido a cui aggrapparci affinché il tempo non voli via e i nostri giorni non sbiadiscano.

C’è anche molta luce, quasi accecante. C’è voglia d’estate e di leggerezza, data da textures e tinte dei capi indossati dalla modella Bette Franke; c’è voglia di libertà, impersonata dal movimento delle “ali di farfalla” e dal dondolio dell’altalena.

Da queste splendide immagini, affiorano altresì, l’eleganza e la bellezza, come valori di uno stile (proprio della maison francese), valori che in fondo, non temono nel modo più assoluto nè il tempo, nè la vacuità, nè la monotonia. Semplicemente, sono valori eterni.

Le temps devant soi vista da tempi&modi.

Bella ballando

“Ex ballerina del New York City Ballet e preparatrice di Natalie Portman per il ruolo in Black Swan, tramite il suo sito, impartisce lezioni sulle punte via webcam dal suo loft newyorkese”

Potrebbe essere il testo di un annucio sul New York Times. Invece è il claim del sito web www.balletbeautiful.com/take-a-class  di Mary Helen Bowers. Basta iscriversi in una delle sue classi virtuali e posizionare la webcam in modo strategico, per avere lezioni di danza nel salotto di casa. L’obiettivo non è solo quello di rafforzare glutei e addome, interno coscia e caviglie, spalle e tricipiti e snellire la silhouette, danzando. Il proposito è acquisire grazia nei movimenti, leggerezza ed eleganza nel portamento.

Il training di Mary Helen Bowers è una novità assoluta nel campo, un allenamento extra-energico che mixa le mosse sofisticate e leggere della danza classica con la ginnastica pura, il ballo con il body building, le coreografie con il cardio.

Bastano tre mesi. Durante il suo training, si lavora molto di resistenza, con pesi leggeri ma potenziati da lunghe e ripetitive serie di cardiofitness. I risultati si vedono già dopo due settimane, ma con un fitto allenamento di tre mesi, si ottiene una silhouette snella, sottile e slanciata. Come quella della Portman. E una movenza sicura ed elegante, da prima ballerina. (Prego, continui a leggere sotto)

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Wishlist primavera-estate 2012 *new entry

Abbiamo sfogliato più e più volte il manuale delle sfilate. Siamo preparatissime sulle tendenze per la prossima primavera-estate. Ora non ci resta che iniziare il tour attraverso i negozi preferiti per vedere e toccare con mano. Solo a questo punto sarà il momento giusto per acquistare capi e accessori. A meno di non cedere a qualche anticipazione. Colpo di fulmine, peccato veniale. Comunque, come me, avrete sicuramente stilato una wishlist personale con i desideri da cancellare, con soddisfazione, dopo l’acqusito. Ecco la mia, pochi desideri in verità, ma pensati con grande cura, e di seguito,  qualche immagine degli acqusiti realizzati, che avrò cura di pubblicare di volta in volta.

Happy spring-summer shopping!

Visualizzi le immagini in wishlist spring-summer 2012

Masterpieces spring-summer 2012 (prima parte)

Abbiamo sfogliato più e più volte il manuale delle sfilate. Siamo preparatissime sulle tendenze per la prossima primavera-estate. Ora non ci resta che iniziare il tour attraverso i negozi preferiti per vedere e toccare con mano. Solo a questo punto sarà il momento giusto per acquistare capi e accessori. Come me, avrete sicuramente stilato una wishlist personale con i desideri da cancellare, con soddisfazione, dopo l’acquisto.

Non prima di aver passato in rassegna il guardaroba dell’anno scorso. C’è qualcosa da tenere, da rivedere e reinterpretare.

Happy spring-summer shopping!

 

Abbraccio naturale e spontaneo. Stola in seta Luisa Spagnoli.

Punti di vista. Sottoveste in seta con trasparenze.

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Modelli di sobrietà

Breve excursus storico alla scoperta di alcuni modelli che nella loro vita hanno interpretato lo stile della sobietà. La sobrietà intesa nel significato più etimologico del termine (sine ebrius, senza ebbrezza, savio), uno stile che si basa sulla rinuncia al lusso e alla vistosità.

Balzac – In Eugénie Grandet, racconta la storia di un dandy parigino che, dopo il fallimento del padre, decide di fare fortuna all’estero. Prima di partire, vende i suoi lussuosi abiti e gli oggetti preziosi, per adottare una programmatica redingote nera di stoffa grossolana. I colori scuri sono importanti per la sobrietà perché sono adatti anche ai momenti più gravi. Nell’assemblea degli Stati Generali, prima della rivoluzione francese, bastava, per intuire la situazione, limitarsi ai colori degli abiti. Il nero della borghesia contrastava minacciosamente con le tinte vivaci dell’aristocrazia e il rosso dell’alto clero.

La vera ragione rifugge da ogni estremismo, bisogna essere saggi con sobrietà.

Tolstoj – In un accesso di odio per la frivolezza cittadina si era ritirato in campagna. Per inaugurare la nuova vita si era fatto fare un pesante pastrano di tela grezza, con falde così lunghe che poteva avvolgervisi per dormire la notte o per sonnecchiare in giardino, usando un dizionario per cuscino.

La sobrietà non esclude l’eleganza.

Scott Fitzgerald – Dopo la crisi del ’29, aveva abdicato ai costosi completi su misura dei Brooks Brothers per sommesse giacche sportive.

Graham Greene – Portava con stile una vecchia giacca di tweed con un rammendo ben visibile e i polsi rinforzati da una striscia di cuoio.

La pulizia è un elemento essenziale della sobrietà.

D.H. Lawrence – Aveva arredato il suo piccolo cottage con la massima semplicità e lo teneva sempre pulitissimo. L’autore di Lady Chatterley viveva parcamente e diceva che, anche se fosse diventato ricco, avrebbe continuato a vivere così.

Non sempre questa delicata virtù sopravvive alle passioni.

Re Ludwig di Baviera – Prima di incontrare Lola Montez, era amato dai sudditi per la sua oculatezza. Pur avendo un ombrello nuovo, continuava a usarne uno vecchio e spelacchiato. Poi aveva cominciato a spendere senza freni.

Benjamin Franklin  – Pensava, come Plutarco, che la sobrietà fosse la medicina dell’umanità. Provò per esperimento a vivere di pane e acqua senza diminuire il ritmo di lavoro. La madre, irritata, spiegava agli amici perplessi: «Il fatto è che ha letto un filosofo pazzo, un certo Plutarco».

La frugalità però non mortifica il gusto, si limita a raffinarlo.

Epicuro – Raccomandava di mangiare sempre cibi poveri come l’orzo per poi potere gustare pienamente le prelibatezze delle tavole cui si viene invitati.

La povertà non sempre è una garanzia di sobrietà. Il bohémien non è e non vuole essere sobrio.

Il Nipote di Rameau di Diderot  – Era insofferente all’austerità fiscale allora vigente in Francia e culminata in una dura patrimoniale: «Bastoneremo sulla schiena e sulla pancia tutti i piccoli Catoni come voi, che ci disprezzano per invidia, nei quali la modestia è solo una maschera dell’orgoglio e la sobrietà soltanto la legge del bisogno».

Freud – Nei difficili anni Trenta,  aveva smesso di farsi fare vestiti nuovi nei solidi tessuti inglesi, che prediligeva per la loro resistenza.

Nietzsche – Portava abiti lisi e fuori moda, ma scrupolosamente puliti e in ordine. Però quando gli era arrivato il commento di un’aristocratica, stupita dalla sua generosità in una colletta – «Il professore avrebbe fatto meglio a comprarsi una giacca più moderna!» – si era infuriato: «Non permetto che le signore si occupino delle mie faccende private». Tuttavia qualche tempo dopo, a Torino, i freni inibitori si erano allentati e aveva acquistato un abito «elegante, che cade alla perfezione». Come se non bastasse, aveva ringraziato la madre per la «gioia irrefrenabile» suscitata da un suo regalo: «Il lusso della cravatta supera tutto quello che ho visto a Torino».

TESTO – ds ispirata da Giuseppe Scaraffia (Domenica, Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIA – Scott Fitzgerald in Brooks Brothers style su esquire.com

Paradigmi

 

MARPESSA

Sir Levriero

Il riferimento con Trussardi, in questo caso, non centra.

Adoro questo cane, soprattutto il Levriero Inglese (Greyhound), per la sua aristocratica eleganza, la purezza e la plasticità delle sue forme, ma soprattutto, per quella vena malinconica nei suoi occhi che assomiglia tanto a quella che certe volte s’intravede nei miei.

Testa lunga e affusolata, occhi ovali disposti obliqui, brillanti e scuri, orecchie piccole e rosa, a tessitura fine, torace disteso, fianchi scavati e dorso lungo, largo e squadrato,  pelo fine e compatto, altezza tra i 71 e i 76 cm al garrese e le femmine tra i 68 e i 71 cm. Semplicemente, bello.

Ma il Levriero non è solo estetica,  è anche un mondo a sè. E’ una creatura diversa, quasi “aliena”, superiore, che si differenzia dai cani comuni anche per il suo carattere.  Opportunista per eccellenza, sensibile e mite, anche se non si lascia mai andare ad effusioni. E’ anche molto intelligente, come nell’adattarsi ad un ambiente nuovo, capire gli umori e le regole di un contesto domestico, captare i momenti, i tempi, le emozioni.

Si pensa che il Greyhound o Levriero Inglese a pelo raso, derivi dal “Tesem”, un antico levriero egiziano che avrebbe transitato dalla Grecia per giungere in Inghilterra, al seguito, forse, dei Fenici, che con i loro commerci marittimi, toccavano tutte le coste del mondo. Senza dubbio i levrieri erano presenti al periodo dei Sassoni, poiché in alcuni documenti ufficiali veniva emanato che Levrieri, Mastiff e altri cani da caccia fossero ad uso esclusivo della nobiltà.

Attorno al XVI secolo diventarono i protagonisti indiscussi di un’attività molto di moda all’epoca, il coursing, che consisteva nel far competere in velocità e abilità due levrieri lanciati alla caccia di una lepre e nel fare scommettere i loro padroni sull’esito della prova. Il Greyhound è uno dei cani più veloci al mondo, in grado di correre più veloce di un cavallo e di superare gli 80 km all’ora.  Un’altra gara che rese oltremodo popolari i levrieri fu la disciplina del racing, inventata negli Stati Uniti, che consisteva nel far correre dei cani dietro ad un’esca meccanica, ideata per intrattenere gli appassionati di corse ippiche dopo le gare.

Ai levrieri fu sempre attribuito un altissimo valore economico. Ai tempi dell’antica Roma, per un esemplare di Irish Wolfhound furono offerte più di 6000 mucche; gli Zar di Russia donavano ai sovrani europei, in occasioni del tutto speciali, i loro bellissimi Borzoi, mentre Saluki e Sloughi erano, insieme al cavallo, gli unici animali considerati “degni” di stare accanto ai dignitari arabi. Mentre il Greyhound era esclusiva dei lord, il Piccolo Levriero Italiano era il compagno indiscusso di molti Re, tra i quali il Re Sole.

Ma senza tornare troppo a ritroso nei secoli, basta pensare ai più recenti anni sessanta, quando non si era nessuno se non si passeggiava con un Levriero Afgano accanto, per le strade delle rinomate località di Cortina d’Ampezzo, Saint Tropez o nella allora nascente mondanità della Costa Smeralda.

Oggi, nel XXI secolo, i tempi sono maturi per scegliere di farci accompagnare da un Levriero per tutto ciò che esso rappresenta, ma nella consapevolezza soprattutto, di quel legame speciale, di quella comunione che lega il cane al suo padrone, in questo caso più che mai, nel segno del Bello.

 “Puoi riconoscere un signore dal suo cavallo, dal suo falcone e dal suo levriero” – Antico proverbio gallese

Ma dove vai, bellezza in bicicletta?

Dopo l’edizione di maggio e giugno, torna a Trento con la versione invernale ”Al lavoro in bicicletta”. Per i suoi dipendenti, l’amministrazione comunale rilancia  questa interessante iniziativa che mira a promuovere l’uso delle due ruote puntando sui risvolti positivi per la salute e ad una mobilità più sostenibile.

Se non fosse perché il mio ufficio è praticamente casa mia, sarei la prima a balzare in sella ad una bicicletta, rinunciando magari a gonne troppo strette, corte o svolazzanti, ed ancora, trench o cappotti aperti come mantelli al vento. Anche se potete chiedermi tutto, ma non certo di rinuciare alle mie chanel tacco 10!

Perché trovo estremamente affascinante quella donna che sale sulla bici, pedala invece di guidare o di aspettare un autobus che non arriva. La vedo come una cittadina più consapevole ed interessante, elegante nella sua sobrietà come una professionista, ma attraente come le emiliane dei luoghi comuni, comunque allegra “dentro” (la bici, come l’amore corrisposto, è un antidepressivo naturale). E soprattutto, la vedo come una donna sicura di sè,  che  lascia a terra le solite paturnie legate al look, alla messa in piega, alle scarpe, alla gonna stretta.

Sono donne che si sanno distinguere certo, che si fanno notare fra lo street style cittadino. Ma non sono certo icone snob. Anzi, a differenza di altre signore benestanti di mezzo mondo, non inquinano e non parcheggiano in doppia fila quando fanno spese. Poi bisogna ammetterlo, ci sono anche le cicliste che vanno in giro convinte che la strada sia a loro disposizione e tutti, automobilisti e pedoni, debbano cedere loro il passo. A loro ricordiamo con forza, che pedalare non è attività elitaria, dopo gli ultimi rincari della benzina e i tagli al trasporto pubblico, meno che mai. Casomai è attività che migliora la vita. Fisicamente, chi pedala è in forma e risparmia la palestra; emotivamente, perché andare in bici produce endorfine e buonumore, dà soddisfazione e rende più asserive.

Insomma, belle donne. E non sono d’accordo che l’effetto “bellezza in bicicletta” si possa ottenere solo e non oltre i 25 anni. Alcune città italiane, come Milano e Verona, insieme a Parigi, vantano le cicliste più eleganti del mondo. Con mises minimali o comunque seriose, messe in piega inamovibili o perfette code di cavallo, cestino sul manubrio con la portadocumenti Vuitton o la Gucci dentro. Guardare ed imitare, la primavera è alle porte.

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TESTO – ds

FOTOGRAFIE – foto da italiancyclechic.com

MUSICA – bicycle race queen http://www.youtube.com/watch?v=v0nQiiES9_I

Il Loden, non solo sui Monti

Al termine di una cena di gala, qualcuno ne ha rubato un modello blu scuro al presidente di un’importante istituzione milanese. Dopo qualche giorno, il loden è finito di nuovo sotto i flash e l’attenzione pubblica: Oscar Giannino, il giornalista e commentatore economico fatto segno del lancio di uova e pomodori durante una contestazione all’Università statale, indossava proprio la versione classica, di color verde marcio. Ma il successo vero del cappotto in lana grezza di ispirazione tirolese, quello che ha sancito il ritorno dagli antichi splendori sulle scene del Loden e lo ha di fatto catapultato nell’alta classifica degli oggetti del desiderio, è stato decretato da Mario Monti, il presidente del Consiglio che dal suo non se ne separa davvero mai.

Ed è di nuovo lodomania. Ecco allora manager, banchieri, commendatori e imprenditori, tirar fuori dagli armadi e dalla naftalina, centinaia di loden. A chi si è ritrovato sprovvisto, non è restato che correre ai ripari e correre ad acquistarlo da Oberrauch (Bolzano), Messner (Brunico), Al Duca d’Aosta (Verona), Bardelli e Ravizza (Milano), Cenci (Roma).

Monti è così diventato il testimonial del cappotto sudtirolese che alla fine dell’800 fu lanciato nel mondo dall’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo in versione bianca. Loden vuol dire stoffa ruvida e ci vogliono oltre cinquanta passaggi e quaranta giorni per realizzare il giusto infeltrimento del tessuto di un capo passe-partout, segno di eleganza, sobrietà e un pizzico di snobismo.

All’inizio era un indumento molto milanese ed i romani lo scoprirono andando in vacanza a Cortina negli anni ’60. Oggi è la divisa perfetta per il rigido clima di nuova sobrietà. I veri borghesi che amano il basso profilo si sentono finalmente e di nuovo a loro agio.

Ma la storia continua. Nella prossima edizione di Pitti (Firenze, 10-13 gennaio), Habsburg, linea di eccellenza di Scneiders Salzburg presenta un progetto dedicato al “nuovo” loden destinato ad incontrare lo spirito dei tempi ed un pubblico più giovane. Si chiama “Pocket Loden”, il loden che si ripiega facilmente e si ripone in una busta, disegnato dallo stilista quarantenne Andrea Incontri che ha rivisitato i codici stilistici della tradizione sartoriale austriaca giungendo ad un capo contemporaneo, ideale quindi per il guardaroba dei neo bocconiani.

 

TESTO – ds ispirata da Class

FOTOGRAFIA – pensareliberi.com

MUSICA –  marcia di radeszky johann strauss http://www.youtube.com/watch?v=3NuRlxSNQRM

Un sogno di Capodanno

E se la profezia Maya si avverasse davvero? E se questo fosse  l’ultimo 31 dicembre della storia?

Come sarebbe il Capodanno dei miei sogni, quello che mi porterei nel cuore per l’eternità? Dove trascorrerlo, e soprattutto, con chi condividerlo?     

Così. Aspettando il 2012.

 

STYLE Solitamente il Capodanno è sinonimo di festa, “party”,  amicizia, divertimento. Ma per questo “ultimo” dell’anno, la parola d’ordine è trasgressione. Quindi, romanticismo. Un Capodanno in due, con l’unico uomo che vorrei accanto davvero, per l’eternità. Ingredienti scenografici: natura, eleganza, raffinatezza, qualità, ottimo cibo, musica, silenzio, risate, complicità, pensieri, gioco, atmosfera. Semplicemente il meglio, per noi.

 

LOCATION Maso Serio, Sant’Antonio di Mavignola, un vecchio chalet in legno e pietra, a pochi passi dalla “vita” di Madonna di Campiglio. Natura e silenzio, montagne incantate come sfondo. Cielo stellato come non mai, oppure, fiocchi di neve per ovattare l’atmosfera. Dalle piccole finestre del Maso è possibile scorgere un orizzonte sereno, fatto di speranze, quelle per il futuro. Possono esserci anche delle nubi, l’importante è che non siano troppo scure, quelle sì, fanno paura. Di certo, davanti a questo scenario, dal cuore aperto esce un “che meraviglia!” di stupore e di gratitudine.  

 

LEI pomeriggio di benessere alle Terme Val Rendena, seduta dal parrucchiere per un  lungo liscio sciolto. Sul viso, Diamant de Beauté di Carita e sulle labbra, rossetto Fard a Lèvres Rouge di Yves Saint Laurent. Abito lungo di voile in seta Gucci, décollté a sandalo in coccodrillo e pochette, tutto Gucci.  Per l’intimo: reggiseno bustier e culotte in raso color perla, Giorgio Armani. Calze autoreggenti Wolford. Gioielli: orologio Santhos e anello Trinity, Cartier. Profumo Coco di Chanel.  

 

LUI smoking in fresco di lana con revers a lancia in raso, camicia in cotone, papillon e fascia in seta. Pochette in seta, stringate in vernice, orologio Patek Philippe. Ai polsini, il mio regalo: un paio di gemelli in platino. Sul viso, rasatura perfetta con Collezione Barbiere di Acqua di Parma. 

                                                                                                                                                 ATMOSFERA una coperta in cincillà  viene utilizzata come seduta davanti al camino. Servirà anche per coprirsi sulle sdraio in teak della terrazza al momento dei fuochi d’artificio di mezzanotte. Nel camino brucia la legna di faggio raccolta nei boschi vicini. In tarda serata, davanti al fuoco, Hoyo de Monterrey Epicure n. 2 accompagnato da un Single Malt Dalwhinnie.

 

TAVOLA&SERVIZIO Mario, il maggiodomo, è  a disposizione. Giusto per servire la cena preparata dallo chef del ristorante Lorenzetti che dista solo qualche chilometro. Per poi scomparire all’improvviso dopo aver servito il caffè.

 

MENU’ Antipasto. Assaggi di strudel di verza e lenticchie, insalata di astice e avocado e petto d’anatra alla “catalana”. Primi. Canederli in zuppetta di mare e crema di spinaci con cappelletti di cotechino. Secondi. Cappone ripieno al mandarino, tortino di patata blu, zucca e bottarga e assaggio di tartare di trota affinata al miele. Dolci. Dacquoise alle mandorle e nocciole. Caffè con degustazione di cioccolato Domori.

 

WINE LIST solo millesimati Ferrari, in una sequenza delle migliori bollicine della casa, Perlé 2004, Perlé Nero 2004, Riserva Lunelli 2003, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2000. Divagazione a 360° per il brindisi: Dom Pérignon Rose Vintage 2000.

  

MUSICA la musica qui è di casa. Maso Serio è conosciuto per i concerti di Ferragosto organizzati fino a pochi anni fa, dal proprietario; un appuntamento mondano imperdibile dove  i musicisti si esibivano davanti al Gruppo di Brenta. Per questa serata, repertorio in crescendo: classica per la cena, jazz per il dopocena, house e dance per l’attesa.

 

TEMPO il valore del Tempo. All’avvicinarsi della mezzanotte, una parentesi del Tempo è dedicata alla riflessione e ai propositi. Nel fuoco verranno bruciati i vecchi taccuini con i propositi dell’anno appena trascorso, mentre su due taccuini intonsi, verranno scritti quelli per l’anno nuovo. (Per lui, taccuino Pineider, per lei, quadernetto artigianale comperato in centro a Firenze, Penne Montblanc)

GIOCHI: carte da gioco per tornei infuocati. Il 2012 sarà un anno particolare, dove l’elemento fortuna giocherà al meglio la sua partita. Come, e soprattutto dove, cercarla? E’ forse ancora nella nostra creatività e nella capacità di innovare e di rinnovarci. La fortuna è anche la coscienza di un “bicchiere mezzo pieno”, è la giusta positività che ci dà coraggio per proseguire il cammino, per crescere. E’ la capacità di sognare di essere ogni giorno migliori.

MEZZANOTTE è il momento del brindisi, di guardarsi negli occhi, prima di ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio che illuminano il cielo dell’intera vallata. E’ il momento di sognare oppure di svegliarsi. E’ il momento della fine oppure dell’inizio. Ma questa è la vita.

Buona fortuna!

 

 

 

 

Novelle “Lara”

novelle Lara

Più che ad una zarina, preferirete ispirarvi a Lara (Il Dottor Zivago di Boris Pasternak) e lo potete fare benissimo sulle “nevi” di Madonna di Campiglio confondendovi con le ospiti russe (doc). Lo potete fare anche a Cortina, ma non è la stessa cosa. Evitate di farlo in città, anche se questo è ciò che la moda comanda, personalmente lo trovo, come dire, un po’ sopra le righe.

Oltre ad interpretare il Russian style, a che serve? Il colbacco in pelliccia comunica eleganza e fascino (mettendo in risalto il taglio degli occhi), ma non solo: è soprattutto utile, per difendersi dal freddo, come nessun altro copricapo sa fare.

La pelliccia, a seconda della vostra sensibilità, potrebbe essere di volpe, visone o lapin, oppure “ecologica” spinta in colori alternativi come blu e bordeaux.

Evitate, mi raccomando, il total look (colbacco+pelliccia), anche se è molto facile incappare in più di un esemplare in centro a Campiglio. Non fatevi intimorire. Sdrammatizzate in assoluta sicurezza, accompagnando il vostro colbacco ad un serioso cappotto nero, piuttosto che ad un casualchic caban blu sopra il jeans.

Un consiglio: dentro, cercate di sentirvi più “Lara”, meno “zarine”.  Allora il colbacco ci piace!

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – www.vogue.it, ds, freeforumzone.leonardo.it

MUSICA – Il Dottor Zivago http://www.youtube.com/watch?v=nynMR6AZ8Rc

Natale al castello

natale08

Come vuole la tradizione, ogni anno a Casa Campanelle va in scena il Natale.

Tutto inizia in occasione della festività dell’Immacolata, quando si provvede alla raccolta del verde per gli addobbi: agrifoglio, abete, bacche di ogni tipo, pigne, edera, pino, che verranno accompagnati da metri di nastri di raso o velluto e cordoni di passamaneria, dalle tonalità oro, bianco e rosso bordeaux e vinaccia.

Tutto ciò servirà per le decorazioni dell’intera casa, a partire dalla grande corona augurale appesa alla porta d’ingresso, ai centrotavola su tavoli e consolle sparsi nelle varie stanze, alle ghirlande sopra il camino e sui bancali delle finestre, oppure in posti inaspettati, come in un grande bacile di rame e in una vecchia coppa di pietra.

Immancabile è la luce. Quella delle decine e decine di candele sparse in tutta la casa. Raccolte in gruppi sullo scalone, sulla cornice del camino, in cucina, sugli antichi candelabri, sui grandi porta lumi in ferro battuto. E quella del fuoco acceso nel grande camino in pietra nel salone. Tutto vive ed è ravvivato, dal legno dei pavimenti fin alle volte dei soffitti. Si respira calore.

Immancabile è anche la musica, garantita dalla filodiffusione ai vari piani. Per l’atmosfera natalizia viene prediletta la musica dell’arpa, il jazz, e naturalmente la classica natalizia, soprattutto quella tedesca.

E poi, l’albero ed il presepe. Irrinunciabili. Il primo, rigorosamente vero e coltivato in vaso, viene sistemato davanti ad una delle finestre del salone per poter ammirarne la meraviglia anche dall’esterno. Le luci a led convivono con sontuosi nastri e cordoni bordeaux e oro, accanto a bocce dorate di varie dimensioni e forme. I regali, impacchettati con eleganza, faranno la loro comparsa ai piedi dell’albero solamente l’antivigilia di Natale. Il presepe invece, viene allestito sopra l’antico cassone bavarese del ‘600. La capanna e le statue appartengono alla famiglia ormai da generazioni. La scenografia è aiutata da pezzi di tufo, radici di albero e da piccole luci sistemate adeguatamente per creare le giuste ombre e dare risalto alle espressioni dei personaggi di questa straordinaria rappresentazione.

Così, il Natale è alle porte. La vigilia è un giorno speciale, un giorno di attesa. A Casa Campanelle si respira un ‘atmosfera di semplicità rurale fin dalle primo ore del mattino. Sul tavolo rustico al centro della cucna, cominciano a comparire i primi preparativi per il pranzo del giorno dopo. E’ soprattutto il giorno dello zelten e quindi della lunga preparazione della frutta secca. Si rispolvera il ricettario di famiglia ed alcune ricette del nonno, una per tutte, il pollo ripieno. E’ il giorno degli odori “de-javù”. Succede così, ogni anno, il profumo dello zelten misto all’abete, quello delle carni misto alla cera delle candele, la musica ed i ritmi della vita che finalmente si allentano. Tutto culmina nella sera con l’apertura dei regali vicino al camino.

Ecco il Natale. La tavola del pranzo che vedrà la famiglia riunita, sarà volutamente sontuosa. Il rosso lascerà volentieri lo spazio al bordeaux e al vinaccia, come di fatto ispira l’ambientazione quotidiana. Tovaglia candida e sottotovaglia in tessuto pregiato, accoglieranno il servizio delle feste di Rosenthal, bicchieri di cristallo e l’argenteria.

Ma soprattutto ci saremo noi e le nostre vite. Le nostre speranze saranno negli occhi dei nostri bambini, di quelli che già ci riempiono la vita e di quelli che stanno per arrivare. Lo scambio degli auguri, quelli “consapevoli”, che partono dal cuore ci avvicineranno, anche fisicamente, a chi amiamo.

Che sia davvero un Buon Natale.

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – ds @Casa Campanelle

MUSICA – stille nacht http://www.youtube.com/watch?v=-5kO46s7AWE

Ciak si fotografa!

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Oggi, mercoledì 21 dicembre 2011 ore 16.31 continua la chiacchierata in chat tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: Alessandro, guardando le tue foto ho notato che spesso usi  delle piastrelle di ceramica,  è un tuo gusto? E’ qualcosa che ti porti dal passato?

Alessandro Guerani: sì, perché mi permettono di dare un tocco di colore e decorazione su un set molto minimo, ma non sono semplici da usare, se ci sono già piatti decorati, altre proposte “ingrombranti” visivamente, diventerebbero troppo barocche. Anche perché questi elementi hanno una storia dietro, sono ceramiche da camino, un po’ come quelle delle stufe ad olle, sono inglesi, di solito di età vittoriana o eduardiana. Adesso vengono usate soprattutto come sotto pentola o sotto piatto o sotto bicchiere

DS: approfondiamo l’importanza di creare un set fotografico. Mi incuriosisce la scelta, che dovrai fare immagino, di elementi di scena, chiamiamoli così. Come avviene?

AG: ah, bella domanda… e risposta non facile

DS: la cura del dettaglio è fondamentale, immagino, e bisogna essere bravi in questo ed avere una sensibilità particolare

AG: per risponderti devo tornare a quello che ti dissi in precedenza. In pratica, tu hai un messaggio che devi trasmettere che può essere una sensazione, un luogo, un lifestyle e devi quindi trovare degli elementi scenografici che ti aiutino a trasmettere questo messaggio. Per essere meno teorici, trovami una foto e parliamo di quella

DS: questa

AG: certo, ” Cherries in Wonderland”, si chiama così questa foto. Praticamente volevo fotografare delle ciliege in modo diverso, ambientarle in una situazione “onirica” e lì l’idea è venuta con l’assonanza fra cherries ed Alice (nel paese delle meraviglie). A quel punto, da uno scambio di soggetto, è venuto fuori il set: l’orologio è il Bianconiglio, poi ci sono i semi delle carte che sono le guardie della regina, il tè è il tè da matti. Purtroppo non avevo un narghilé per il Brucaliffo ma forse c’era già troppa roba, bisogna anche darsi dei limiti sennò poi si rischia di esagerare

DS: sì, bisognerebbe 😉

AG: questa fotografia così è nata, cercando di capire come far coesistere il soggetto dentro un set che rappresentasse anche tutte quelle cose. Comunque questo è un esempio che ti fa capire il concetto di quanto dicevo: la creatività non è “creare” bensì mettere in correlazione delle cose. Le ciliege a me fanno venire in mente un momento magico, quel paio di settimane quando si raccolgono e da bimbi si andava a “rubarle” dagli alberi dei contadini. Un “prodotto” che comunque ha un suo fascino, non è disponibile tutto l’anno e si porta dietro un sacco di ricordi dell’infanzia, come le mamme che facevano la marmellata in casa, ad esempio. Quindi ciliegia = memorie infanzia = sogno-bambini = Alice. Vedi i vari passaggi di correlazione?

DS: certo

AG: così presenti il prodotto in un modo non scontato e che riesce a comunicare ad un ampio target. Chi di noi non ha appunto memorie dell’infanzia relative alle ciliege? Chi di noi non ha letto o visto il film di Alice in Wonderland? Il messaggio non è ermetico, disponibile ad una elite, ma piuttosto popolare, allo stesso tempo non banale perché traslato su più piani

DS: sì, capisco

AG: alla base del ragionamento poi, c’è la realizzazione pratica che è basata su problemi pratici, ad esempio, la dimensione delle ciliege, e su considerazioni di tipo estetico. Non puoi usare una modella alta 1,80 per mostrare due ciliege 😀  In un set,  gli elementi devono essere inseriti in modo armonico e piacevole. Questo è il “mestiere” vero e proprio in cui poi si utilizza la proprio cultura ed esperienza visiva

DS: certo, cultura ed esperienza che fanno la differenza

AG: vedi che anche tu hai subito riconosciuto l’orologio del Bianconiglio o il tè del Mad Tea Party o i semi delle guardie della regina Rossa

DS: sì, messaggio ricevuto 🙂 Ti chiedo: è il soggetto della foto che ti ispira il set o costruisci il set sul soggetto?

AG: costruisco il set sul messaggio che voglio dare, il soggetto è il messaggio, altrimenti basterebbe una foto che ritrae una ciliegia, punto. La ciliegIa è la parte fondamentale del messaggio ovviamente, ma “ciliegia” in sè, è solo una parola o un frutto. Non si vende la ciliegia, si vende l’idea di ciliegia e l’idea coniugata in un certo modo

DS: è chiaro. Per i tuoi set, vai a comperare tazze, bicchieri, piatti, tessuti, di volta in volta?

AG: dipende, qualche volta sì, ma ho un “archivio” notevole. Spesso compro qualcosa quando lo vedo sapendo che prima o poi mi servirà. Io ho un mio stile ovviamente, e quindi so già se un oggetto può rientrarci o meno. Quando invece, come ti dicevo, ci sono dei brief più specifici esterni in cui sono costretto a seguire direttive non mie, a quel punto sì, gli oggetti di scena si comprano al momento e talvolta vengono forniti dagli stylist

DS: senti, vai via per le feste?

AG: no

DS: allora ci sentiamo la prossima settimana, intanto davvero tanti auguri

AG: anche a te!

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

 

 

Paradigmi

ELEONORA ABBAGNATO

(foto di magazine.excite.it)

La mia cucina, il cuore di tutto

campagna (5)

Già, la cucina. Il cuore della casa. La mia ha il sapore antico delle cucine dei vecchi casali di campagna. Pareti rivestite da ecopietra e pavimento in travertino.

Il corpo è in legno di noce (www.marchicucine.it), mentre il rivestimento è in Botticino, come il grande lavabo.

La protagonista assoluta è la grande cappa color vinaccia che sormonta la zona fuochi, dotata di grill e di un piccolo lavabo di servizio.

Al centro della stanza, una vecchia madia funge da tavolo di lavoro ed è corredata da una coppia di vecchi candelabri in ottone brunito e da una grande zuppiera in ceramica. Dentro è riposta gran parte della biancheria di famiglia per la cucina, mentre nella parte bassa, ospita alcuni pezzi della collezione di rami. Tegami, pesciere e grandi pentole per la cacciagione sono in parte appesi , in parte accolti sulla piccola finestra dell’ambiente.

A fianco della madia, la vecchia e sgangherata panchina impreziosita con cuscini realizzati in tessuto Rubelli, è il posto preferito da Gianmarco per sedersi e osservarmi mentre cucino.

Una nicchia, ricavata da una vecchia porta ospita il frigorifero Miele (www.mieleitalia.it) accanto ad un carrello porta vivande Ikea utilizzato come ripiano di servizio, sopra il quale sono appesi un tributo a Picasso e un vecchio cavatappi in ottone brunito.

Per quanto riguarda gli accessori, non manca davvero nulla: affettatrice (Fratelli Valentini di via San Marco a Trento),  frullatore KitchenAid e nell’angolo breakfast, macchina del caffè Illy e spremiagrumi elettrico. E prima di possedere un iPad, in cucina tenevo un pc portatile per la ricerca di ricette particolari da tutto il mondo.

Sul ripiano della lavastoviglie si trovano, una Tivoli Audio, i libri di cucina, il vecchio ricettario di famiglia, e alcuni testi curiosi come “Creme&crimini”, ricette dai romanzi della Christie, “Personaggi letterari a tavola e in cucina”, ” Prague Cafés”, “Istruzioni alla servitù”.

Nella scelta dell’arredamento della cucina ho preferito circondarmi di elementi naturali, “veri” e “sinceri” come il legno, il vetro, il rame, il ferro, l’acciaio, la porcellana bianca. Ho assolutamente bandito la plastica.

Sto bene qui.

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – Casa Campanelle

MUSICA – no time no space franco battiato http://www.youtube.com/watch?v=1vLo2_OmQfA

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa TAZZE  COLL. “FRIVOLE” DI BERNARDAUD

Per chi Per signore, come me, che adorano la porcellana di Limoges

Perché Bisogna vederle dal vivo. Nessuna immagine può rendere la realtà. Prendetevi il tempo e passate da Schönhuber a Bolzano (a Trento ahimè ha chiuso i battenti) solo per ammirarle e toccarle. Le tazze della collezione Frivole di Bernardaud, le mie amate, sono delle opere d’arte dell’alta manifattura francese http://www.bernardaud.fr/la-storia-it23.html Guai usarle ogni giorno, anzi, io consiglio di avere solo una coppia, così da poterle utilizzare in occasioni davvero speciali, come un caffè o un tè con la mamma o la migliore amica. Necessitano del caffè o del tè giusto, dello zucchero giusto, del cioccolatino o del pasticcino giusto. Vietato sbagliare.

Visto nella top ten delle cose più raffinate per la tavola di tutti i tempi

Dove da Schönhuber-Franchi Detailhandel Dr.-Streiter-Gasse Nr. 4  Bozen  Tel. 0471 972 640

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa COPRIBOULE IN LANA PER BIMBO

Per chi Per un bimbo che adoriamo

Perché Il top è realizzarlo a mano o commissionarlo, per esempio, ad Erika Zomer http://erika-unatrentinaineppan.blogspot.com/  Le linee home delle grandi maison, da Burberry a Ralph Lauren, presentano la versione classica, in lana e soprattutto in cashmere. Per la versione bimbo, scelto il filo più adatto, tenterei la sfida (con conseguente soddisfazione) di avere un capo handmade

Visto Nella stanza del Gianmarchino a Casa Campanelle

Dove Lana e consigli alla Bottega del sarto, Prima Androna di Borgo Nuovo, 18  a Trento tel. 0461 982063

Paradigmi

 

CHARLOTTE CASIRAGHI

(foto da rdujour.com)

Rimanete in maniche di camicia, purché sia azzurra

E’ adorata dalla nostra “Terza persona” di stile di questa settimana, ovvero la sedicenne Caterina, che nell’armadio ne ha ben cinque.

E’ adorata dalle stylist Emmanuel Alt, direttore di Vogue Paris e Virginia Smith di Vogue Usa. Elle France la mette in copertina indosso a Katie Holmes.

La camicia azzurra è il classico rivelazione di ogni stagione: di taglio diritto o sciancrata, ha una personalità così forte che regge pure senza giacca.

Immancabili quelle Oxford e in cotone pettinato di Ralph Lauren, oppure le sartoriali di Max Mara e Brunello Cucinelli.

Brava ragazza, donna in affari, aristocrazia in campagna. Ma sbaglia chi la ritiene un capo serioso, “office style” o sportivo.

E’ chiaro, abbinata ad un pantalone morbido o ad un denim a sigaretta, coperta da un blazer e (de) limitata da una cintura smilza e severa, non può che suggerire questo effetto. Ma è solo la prima delle sensazioni.

Il numero di bottoni sbottonati fa il suo gioco e il resto, lo fanno la leggerezza e la semplicità di un capo chic, di charme, di classe. Bon ton.

Vuoi vedere che adesso una camicia azzurra riesce pure ad essere sexy?

 

Hotel Lorenzetti, di casa a Madonna di Campiglio

www.hotellorenzetti.com

Nutrire ed ispirare la bellezza per una nuova femminilità

nutrire ed ispirare la bellezza

Sono convinta che il dono della bellezza debba essere nutrito e valorizzato nel tempo, con l’esperienza, con la ricerca di sè, con la continua ispirazione a quello che in fondo non ci appartiene ma ci valorizza.

La Natura in questo ci viene in grande aiuto perché le fonti massime d’ispirazione vengono proprio dalle sue espressioni. Ad esempio, da un territorio con i suoi colori, odori, tradizioni, sguardi.

Pensiamo al fascino straordinario della Sicilia, una terra così lontana da noi ma alla quale la nostra femminilità dovrebbe attingere ed ispirarsi sovente.

Nella Moda. Dolce&Gabbana interpretano la donna siciliana valorizzando le sue forme e le sue movenze sensuali. Abiti fascianti, scollature generose, nero, coloratissime stampe che si rifanno a fiori e frutti dell’isola, l’eleganza del pizzo e del croquet con l’affascinante sapore d’altri tempi.

Nel cinema. Solamente chi segue, appassionatamente come me, le vicende del Commissario Montalbano, riuscirà a comprendere. La femminilità si insinua in ogni episodio e non è solo incarnata dalle splendidi attrici che interpretano il personaggio femminile della puntata, ma è anche Paesaggio, Genius Loci. La Sicilia è Bella, una Bellezza siciliana, una bellezza barocca. Le costruzioni che usano il mare come sfondo e la luce come materia, il silenzio tra le case bianche mentre il sole brucia, l’omertà dei vicoli e delle scalinate, le grandi residenze con il blu protagonista, le stanze dai soffitti eterni, i cancelli in ferro aperti sugli scaloni. Forti contrasti che poi non rappresentano altro che la vera anima della Sicilia. Contraddittoria.

Nei paradigmi. Monica Bellucci. Non servono altre parole.

Nella letteratura. Attraverso le letture di alcuni profili come Dacia Maraini, Tomasi di Lampedusa, Luigi Natoli e Isabella Crescimanno di Capodarso, Giuseppina Torregrossa, si ritrovano le immutabili caratteristiche delle donne siciliane quali l’orgoglio, il fascino, l’astuzia, il coraggio, la passione e la riservatezza.

Perché la femminilità è anche un modo di essere oltre che di apparire. E’ quel ruolo che ama intepretare una donna accanto alsuo uomo e nella società.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – top in seta dipinto a mano Dolce&Gabbana coll. 1997 su porta del ‘500 usata come separè, @Casa Campanelle

MUSICA –  Commissario Montalbano opening sequence http://www.youtube.com/watch?v=9lNsc0zqxC0

L’amore (anche per se stessi) non è affatto cieco

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No, non avete sbagliato rubrica, è davvero IMPERFETTO, stonature dallo street style.

Questa sfilata di capi La Perla anticipa l’epilogo del mio racconto che inizia stamattina in un grande magazzino della città. Alla cassa, davanti a me, c’era una ragazza forse trentenne, sposata (fede al dito), fisicamente piacevole, vestita in maniera sobria ma nel complesso davvero attraente. Ed è questo che mi ha stupito. Stava pagando due camicie da notte lunghe in flanella pesante e una vestaglia in lana cotta.

Allora ho capito che oggi vi avrei parlato dell’eleganza durante la notte, nel senso di quando la giornata termina e si entra nella propria stanza e nel proprio letto, per riposare.

Personalmente ritengo che sia davvero importante essere piacevoli anche in questo contesto, e badate, non necessariamente perché si è in compagnia.

E’ una questione di “coerenza”, di quel fil rouge che dal giorno continua la notte. E’ qualcosa che si fa esclusivamente per se stesse (o per se stessi, visto che anche gli uomini, da parte loro, dovrebbero trovare spunto da questa riflessione).

Mi permetto di suggerire questa possibilità che personalmente prediligo. Sono capi davvero semplici, se non fosse per la qualità del tessuto e quindi della seta, piuttosto che della casa che li produce. Sono in coppia, meglio coordinati, ma si può giocare con tatto, interscambiandoli. La coppia è formata da una semplicissima sottoveste – che solo in occasioni importanti si impreziosirà di pizzi o trasparenze – e da una vestaglia a kimono coordinata.

Personalmente preferisco le tinte unite bandendo motivi floreali o preziosismi impegnativi. Ho solo un pezzo vintage a cui sono particolarmente affezionata, un kimono corto, di colore nero con dei grandi fiori fucsia dipinti a mano, nato come pezzo superiore di un completo Dolce&Gabbana di parecchi anni fa.

Prima di coricarsi la vestaglia verrà riposta ai piedi del letto, oppure su una poltroncina a fianco, mentre la sottoveste diventerà la divisa da notte, picevole per freschezza d’estate, ma portabilissima anche d’inverno, visto che l’autentico tepore della piuma viene tarato sul corpo proprio dal contatto con la pelle.

Questo è solo una delle possibilità, ciò che è importante è non trascurare la propria mise solo perché sono calate le tenebre e con la debole scusa che siamo sole/i.

Tenendo presente che sono i nostri partners che ce lo chiedono, ma prima di tutto siamo noi stessi che ce lo meritiamo.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.laperla.com

MUSICA – best thing i never had beyonce http://www.youtube.com/results?search_query=beyonce+best+thing+i+never+had&oq=beyonce&aq=1&aqi=g10&aql=&gs_sm=c&gs_upl=6205l7765l0l11536l7l5l0l1l1l0l421l1113l2-1.0.2l3l0

 

 

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa ZUPPIERA INOX ALESSI

Per chi Per chi ama l’eleganza e la raffinatezza in tavola, ogni giorno

Perché E’ un bel pezzo “scenico”, in tavola non tarda a catalizzare su di sè la luce e l’interesse. Si sposa divinamente sia con un corredo classico che moderno della tavola, sia “della festa” che di tutti i giorni. Insomma, da avere.

Visto nei grandi alberghi

Dove da ICAS articoli regalo in Corso 3 Novembre, 36 a Trento tel. 0461.915353 www.alessi.it

Stile, andiamo con ordine

Ci risiamo! Una nuova vittima di “Imperfetto”, stonature dallo street style. Eccola.

Ricordo il monito della mia mamma, ogni volta che ci apprestavamo a seguire le esequie (perdonate l’indelicatezza), di qualche persona conosciuta: “Le scarpe devono essere pulite. Non è come in questa occasione che lo sguardo rivolto a terra, in processione, scruta i piedi dei vicini!”

Eccola invece la signora di stile, sulla quarantina, elegantemente agghindata, accessori firmatissimi. Ma la caduta di stile è in basso. Sulle scarpe. Sporche.

Se l’eleganza parte dai piedi, eccone il primo esempio, in negativo.

C’era un tempo, prima che la Clarks scassata facesse tanto Bruce Chatwin, in cui molti uomini non avrebbero mai messo piede fuori di casa senza le scarpe lucide.

Da che tempo&modo, la scarpa sporca è sinonimo di disordine e di trascuratezza e rischia di compromettere anche il look più ordinato e ricercato.

A questa signora non vorrei limitarmi a suggerire di dare una spazzolata ai tacchi prima di uscire di casa, ma vorrei strafare, dimostrandole che la pulizia delle proprie scarpe è un vero e proprio culto.

Ritorniamo al passato. Un tempo era tassativo uscire con le scarpe in ordine, ricorrendo a tecniche varie, come lo sputo allo champagne, non senza la carezza finale di una calza di seta.

Oggi a Roma c’è Rosalina Dallago, ex modella che ha aperto “Sciuscià chic” servizio di lavatura, crematura, e spazzolata. A Milano, ogni ciabattino “sopravvissuto” si è attrezzato per il servizio “lucidatura” così come in una “gioielleria” della scarpa,  offrendo cura e manutenzione 24 ore su 24, anche con ritiro e recapito a domicilio. Idem a Firenze e Torino. E a Napoli, c’è il culto dello Sciuscià, ma in qualche casa è facile trovare la cassetta di legno con alcool, crema e pezza di lino.

Madame Olga Berluti insegna nei saloni del Crillon di Parigi a pulire le scarpe con Veuve Cliquot (dà particolari nuances) e lino veneziano (una carezza!). Qualche artigiano di scarpe suggerisce di usare  Brunello o  cognac, oppure acqua e lucido e l’australiano Kiwi (lo usavano gli americani nella II guerra mondiale per far colpo sulle giapponesi: rendeva brillanti gli anfibi più dello sputo) e olio di gomito.

Direi che ce n’è abbastanza per convincere la signora che anche la pulizia delle scarpe è un affare di classe.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – Sciuscià chic

MUSICA – walking in my shoes depeche mode http://www.youtube.com/watch?v=-4YEW8uibkY

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa GUANTI IN PELLE LUNGHI

Per chi Per una vera signora, che vuole essere elegante ed intrigante al contempo.

Perché Quest’anno, le braccia fuoriescono dal capo cool di stagione, ovvero la cappa. Quindi, il guanto si allunga immancabilmente.

Visto su Grace Kelly in “La finestra sul cortile”

Dove Bonfioli in via Oss Mazzurana, 29 a Trento

 

Cosa GUANTI IN VELLUTO

Per chi Per qualsiasi donna che porta i collant e le calze

Perché Perché per indossare calze e collant ci vuole estrema delicatezza e le mani, per quanto curate siano, non saranno mai come il velluto. I guanti infatti, sono un accessorio utilissimo per indossare le calze in maniera impeccabile e per mantenerle perfette.

Visto su di me

Dove Niccolini Piazza c.Battisti a Trento

 

Cosa MANICOTTI IN MAGLIA

Per chi Per una donna ironico-chic

Perché Evocano l’eleganza dei guanti lunghi di shantung e la malizia di un autoreggente. E’ una donna dotata di ironia chic, quella che decide di indossare questi manicotti in lana o misto cachemire. Per sdrammatizzare un tubino serioso, per dare un tocco glamour ad un look classico, insomma per essere maliziosamente ma elegantemente ironiche.

Visto su di me

Dove in tutti i negozi Benetton

Paradigmi

Audrey Hepburn sul set del film “Guerra e pace” -1955

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa CLOCHE A CUPOLA INOX SCALDAVIVANDE

Per chi Per chi vuole dimostrare di tenere ad un lui o ad una lei e per chi ama respirare un’atmosfera di eleganza e di classe ogni giorno, in tavola.

Perché E’ un modo estremamente raffinato ed elegante che accompagna il gesto più quotidiano e affettuoso di una giornata: tenere in caldo qualcosa per qualcuno che si ama

Visto nei ristoranti di lusso di tutto il mondo

Dove da ICAS articoli regalo in Corso 3 Novembre, 36 -a Trento tel. 0461.915353

 

Calde braccia al collo

L’uomo non se ne separa, la porta sempre con sé, non esce mai senza. Almeno per il prossimo inverno.

Sto parlando della sciarpa, di lana o di cashmere, a fantasia o a tinta unita, tricot o rasata. E’ l’accessorio più caldo dell’inverno, ma anche un modo per giocare con lo stile, scegliendo quella che si adatta di più alla propria persoanlità.

Chi sei?

Un businessman. Indosserai una sciarpa in cashmere lavorato a trecce sopra una giacca gessata in lana, camicia in cotone rigato e cravatta in seta.

Un bohemian. Sceglierai una sciarpa in lana multicheck, sopra un gilet in maglia leggera e camicia in popeline realizzata su misura.

Un metropolitano. Per te c’è una sciarpa in impalpabile cashmere portata con una giacca in lana e pochette, sopra un dolcevita in cashmere e seta.

Un marinaro. Sempre cashmere per la tua sciarpa beige con piccole frange a bordo, camicia in cotone e giacca doppiopetto in maglia.

Uno stravagante. Ecco una sciarpa tricottata multicolor, sopra una giacca in lana monopetto con motivo scozzese e una rosa da occhiello accanto al taschino.

Sei tu, semplicemente. Lei è l’eleganza, che ti prende per il collo.

 

TESTO – ds ispirata da Class

FOTOGRAFIA – menstyle.it

MUSICA – bohemian rhapsody queen http://www.youtube.com/watch?v=fJ9rUzIMcZQ&ob=av2e

Paradigmi

Rania di Giordania (milanostile.it)

 

La suola rossa, “procuratrice d’invidie”

Sull’Olimpo degli stiletti, assieme a Jimmy Choo e Manolo Blahnik, c’è lui, Christian Louboutin con la suola rossa che ha posto il mondo femminile ai suoi piedi.

La suola color Pantone n° 18.1663TP è l’inconfondibile marchio di fabbrica delle scarpe firmate Louboutin, «Il rosso vivo non ha altra funzione che quella di far sapere a tutti una cosa sola: quelle là sono le mie», aveva sottolineato il designer francese alla rivista New Yorker. Le suole tinte di rosso fuoco sotto le scarpe con i tacchi vertiginosi sono diventate il simbolo della casa Louboutin e dunque anche uno status symbol.

L’immagine della (ex) prèmier dame Carla Bruni-Sarkozy che, accanto a Letizia di Spagna, sale le scale del Palazzo reale di Madrid, è ritenuta una delle sacre icone della femminilità del XXI secolo.

“Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tanto meno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate“. E ancora: “Il comfort è un concetto orribile“, oppure “Tutte le calzature hanno un senso, le mie sono fatte per sognare ed essere sexy”

Come tutti i grandi capolavori, la suola rossa è nata per caso. L’artista delle scarpe “che non servono per camminare”, nelle pagine del lussuoso libro illustrato (Rizzoli) a lui dedicato, racconta come da un gesto improvviso nel suo laboratorio di rue Jean-Jacques Rousseau, vent’anni fa, sia nato un mito: “Gli schizzi per la collezione Pensées (autunno/inverno ’93-’94) erano a colori, ma quando presi in mano la prima scarpa, un modello di crêpe rosa, constatai che non poteva essere più diversa dal disegno. Qualcosa non andava e ci misi qualche tempo per comprendere: la colpa era della suola nera. Strappai dalle mani della mia assistente un flacone di smalto per unghie rosso e lo rovesciai dietro alla scarpa. Grazie al colore, il modello prese vita: così nacque il mio marchio di fabbrica.”

Le donne che calzano una Louboutin hanno un rapporto molto forte con la propria personalità.  “L’idea è che si vede una donna elegante per strada, ci si gira a guardarla e l’ultima cosa che si vede, l’ultimo richiamo, è quella suola rossa”

Pericolosamente seducenti e dai tacchi pericolosamente alti. Chi indossa Christian Louboutin è chiaramente un passo avanti.

www.christianlouboutin.com

Carla Bruni e la Principessa Letizia di Spagna

 TESTO – ds

FOTOGRAFIA – dailymail.co.uk

MUSICA – elle m’a dit mika http://www.youtube.com/watch?v=NiHWwKC8WjU 

Di nuovo tu

Diceva Fedor Dostoevskij che “L’intera letteratura russa è scaturita dal Cappotto di Gogol”, quello che di risparmio in risparmio, l’umile funzionario Akakij Akakjevi riesce a comperare per sostituire un mantello liso. Ma ne viene derubato e per il dolore si ammala di cuore e il suo fantasma continua a vagare per le strade di Pietroburgo finché una sera seguirà un uomo e gli ruberà il cappotto.

La Russia, luogo principe dell’ispirazione del cappotto, il Paese dai lunghi inverni, place narrativo e climatico per eccellenza di questo capo intramontabile.

Il cappotto, nato come derivazione eminentemente maschile del mantello, diventato poi capo militare, declinato soltanto più tardi al femminile, “con quel collo alzato come una muraglia quasi ad escludere il mondo permette una narrazione seducente e misteriosa” (Mai il mondo saprà di Feltrinelli)

Il cappotto deve essere caldo, morbido, dal taglio sartoriale. La scelta più classica è quella del paltò di cammello Max Mara, con le maniche a kimono, disegnato nel 1981 e venduto in oltre 150 mila esemplari.

Oppure la tentazione è di capovolgere il significato tradizionale di questo capo evergreen e di declinarlo in maniera nuova, divertente, preziosa.

Lo si fa aggiungendo grandi colli o stole di pelliccia, piuttosto che una cintura di rettile. L’importante è che il risultato sia ironico e mai uguale a se stesso.

La lunghezza è quella sopra il ginocchio oppure fino ai piedi, silhouette diritta quasi geometrica, mossa solo da orli o pieghe danzanti, ampiezze godet o bordi in materiale diverso.

Al di là di Max Mara, Giorgio Armani lo interpreta nel classico nero o rosa antico, Ermanno Scervino lo disegna con colori autunnali sulle curve femminili, Dsquared2 realizza mantelli larghi e stretti in vita con colli in pelliccia, Krizia bianco candido, Sportmax dal taglio diritto e mascolino, per Jil Sander solo cappotti e cappe dai tagli scultorei a campana.

Di nuovo, tu. E’ ora di cappotto.

 

                                                Max Mara A/W 2011-12

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.vogue.it

MUSICA – doctor zhivago lara’s theme

http://www.youtube.com/watch?v=4Yd2PzoF1y8

 

La sedia Louis Ghost di Kartell

Un’immagine evanescente e cristallina dal potente impatto emotivo. Il design trova la sua vera forza in un sogno impalpabile. E’ tutto questo e molto di più, la confortevole poltroncina in policarbonato trasparente e colorato dal design Luigi XV, disegnata nel 2002 da Philipe Starck per Kartell, secondo l‘ideotipo del barocco, rivisitato per stupire, emozionare ed affascinare.

Un oggetto di design dal forte carisma e dal notevole appeal estetico, da inserire con ironica eleganza in ogni contesto abitativo o spazio collettivo, bellissimo accompagnato dal contemporaneo, straordinario accostato al classico di un mobile d’antiquariato.

E’ estremamente resistente, stabile e antigraffio, è disponibile nei colori coprenti bianco lucido, nero lucido, rosso lucido e nei colori trasparenti cristallo, arancio, azzurro, giallo, verde cristallo, fumè chiaro. Personalmente ho scelto la Lou Lou Ghost, la versione baby nel classico colore cristallo (altre varianti: bianco latte, rosso e nero), da accompagnare al tavolo da lavoro del piccolo Gianmarco nella sua stanza da letto, arredata con mobili antichi, stile navy e tanto velluto.

La seggiola è esattamente identica alla Louis Ghost, solo di dimensioni ridotte e adatta ad un bimbo dai 2 anni in su. Prima può sempre apprezzarla il Bubu (l’orsetto). Per Gianmarco è soltanto la sua “segiolina ghia” (seggiolina grigia), ma intanto la mamma si illude che contribuisca a formare un buon occhio per le cose Belle.

In Trentino, trovi la Louis Ghost di Kartell da Del Fabbro in via S.Caterina, 99/101 ad Arco tel. 0464.522000 www.delfabbro.com

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – ghost unchained melody http://www.youtube.com/watch?v=ObDFKqVeSBk

BMW 520d Touring, è il lato B che fa la differenza

Distese di vigneti ormai vestiti a festa prima dell’inverno, dimore storiche e castelli, rappresentano lo scenario di questo nostro tour di fine ottobre.

La partenza è fissata a sud del capoluogo, in località Acquaviva, nei pressi del Palazzo Bortolazzi, un’antica dimora barocca circondata da un parco secolare. Qui “incontriamo” l’auto che ci accompagnerà nel nostro viaggio, una Bmw 520d Touring, un classico in chiave hi-tech.

Ci accomodiamo subito all’interno. Classico stile BMW per l’abitacolo, connubio in verità molto piacevole tra moderno design e funzionalità; l’accoglienza di bordo raggiunge livelli di eccellenza, merito anche delle poltrone anteriori “Comfort”, caratterizzate dalla regolazione in due porzioni distinte degli stessi schienali e con poggiatesta avvolgenti. Ariosa la sistemazione posteriore che riceve attenzioni specifiche, con l’adozione di un divano frazionato in tre parti, abbattibile automaticamente tramite pulsante ed equipaggiabile di schienali regolabili nell’inclinazione.

E’ da ammettere, sulla station tedesca, il raccordo tra l’eleganza della “5” classica con la novità del volume aggiunto è tra le note più liete, nelle giuste proporzioni per consentire l’indispensabile sportività da un lato e versatilità dall’altro.

Ma si parte, in direzione sud. Quasi cinque metri di lunghezza non sono pochi, eppure la Touring scorre via sottile, importante ma leggera, frutto di proporzioni minuziosamente studiate che restituiscono equilibrio sotto ogni angolazione. Raggiungiamo l’abitato di Besenello. Da qui saliamo qualche chilometro fino a raggiungere Castel Beseno la più grande struttura fortificata della regione http://www.buonconsiglio.it/index.php/it/Castel-Beseno. Visita, panorama mozzafiato sulla Valle dell’Adige, e via, si riparte. Strada statale 12 dell’Abetone e del Brennero direzione sud.

Appena lasciato l’abitato di Calliano, possiamo ammirare alla nostra sinistra, circondato da vigneti, Castel Pietra http://www.castelpietra.info/. Ma proseguiamo. La nostra Bmw è un salotto viaggiante di prima classe, sul piano della guida non rivela alcuna incertezza, garantendo un feeling di raro benessere. Spiccano la rigidità e la precisione del telaio, l’equilibrio sopraffino e la generale sensazione di facilità e confidenza che si “respirano” da subito, e che rendono l’auto più guidabile e maneggevole di quando dicano stazza e dimensioni.

Dopo pochi chilometri arriviamo a Rovereto. Una parte della giornata è dedicata alla visita di questa bellissima città d’arte, il Mart, il Castello, i palazzi storici. Shopping tra le botteghe artigiane del centro.

Si riparte dopo aver pranzato in uno dei ristoranti che offrono piatti realizzati esclusivamente con prodotti trentini. Tappa obbligata a  Villa Lagarina alla Distilleria Marzadro http://www.marzadro.it/ per l’acquisto di alcune bottiglie della miglior grappa trentina. Si sale quindi da Nogaredo in direzione Castel Noarna http://www.castelnoarna.com/ E’ il sito glamour della settimana su tempi&modi!

Nella salita al castello, la nostra auto ci regala grandi soddisfazioni. Opzioni tecnologiche quali sospensioni regolabili e sterzata integrale, permettono di ampliare notevolmente la capacità dell’auto di adattarsi ad umore e percorso: le prime passano dal soffice e vellutato allo sportivo, la seconda consente essenzialmente più maneggevolezza in manovra e maggior intensità di pilotaggio.

Meritano un plauso le sospensioni con ammortizzatori regolabili  secondo stile e velocità di marcia. Si spazia così da un assorbimento davvero vellutato, ideale per una marcia il più possibile rilassante, ad una fermezza sportiva della risposta, che offre il grande vantaggio della versatilità.

E’ ora di ripartire. Si scende in direzione Isera e poi entrati in autostrada al casello di Rovereto Sud viaggiamo verso Avio, la nostra meta. In autostrada, l’insonorizzazione della nostra Bmw è sopraffina. Usciti al casello Ala-Avio e prendiamo la direzione del Castello di Sabbionara http://www.fondoambiente.it/beni/castello-di-avio-beni-del-fai.asp che si erge maestoso davanti a noi. Si tratta di un egregio esempio di costruzione castellana medievale e rappresenta uno tra i più noti ed antichi monumenti fortificati del Trentino. Domani, domenica 30 ottobre, saremo di nuovo qui, perché per tutto il pomeriggio verranno organizzate visite al Castello e momenti teatrali. A fine percorso verranno offerte caldarroste, vin brûlé e ottimi vini locali.

Che dire, pienamente soddisfatti di questo Touring-art!

 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – touring ramones http://www.youtube.com/watch?v=YlW9Vo8yHzM&ob=av2e

L’uomo che non convince

Nuova puntata di “Imperfetto”, stonature dallo street style trentino. Oggi, come promesso, vi stupirò. Sì, perché, la mia “vittima” è… un uomo!

Nella scorsa puntata avevamo incontrato un’adolescente che giocava a fare la signora, ricordate? Ho incontrato la sua “versione” maschile e vi dirò, una tristezza!

E’ un giovane professionista, forse avvocato o forse lavora in qualche banca della città. Deduco che sia un trentenne, ma agghindato in siffatta guisa sembra più un cinquantenne dal viso bambino. Quanto stride!

Qualche giorno fa l’ho incontrato dopocena in un locale con degli amici in un contesto assolutamente easy. No, non è possibile, anche di sera, il fazzoletto nel taschino!

Lo incontro sempre, ogni giorno, a più ore del giorno. La curiosità mi sgorga naturale: ma toglierà quella cravatta quando va a dormire? E quella camicia? E quel completo tre pezzi?

Il taglio, i tessuti, sono di ottima qualità, non c’è dubbio. L’orologio, impossibile non vederlo sistemato sopra il polsino, è di quelli importanti e anche gli accessori come la borsa da lavoro, ad esempio, fanno troppo fashion victim. Il risultato è una stonatura prolungata.

Lo sappiamo che sei un ragazzo in carriera, ma rilassati! Mettiti un paio di jeans e un pullover, almeno per andare a fare due chiacchiere con gli amici dopocena.

Se la camicia non te la vuoi togliere, pazienza, ma il cappio al collo sì, per favore.

Un look troppo formale e formale troppo a lungo. Mi vien da dire: eleganza 24ore? Una donna vince, un uomo non convince.

 

TESTO – ds

FOTO – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – young man blues foo fighters http://www.youtube.com/watch?v=UBot1H_nRfw

 

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa UNA CONSULENZA D’IMMAGINE DA ANGELIKA HUBER SU COME SCEGLIERE E PORTARE IL MUST DI STAGIONE, IL CAPPELLO

Per chi Per tutti coloro che vogliono contribuire alla classe allo street style trentino, per chi ha personalità e l’eleganza ce l’ha prima di tutto in testa

Perché Il cappello bisogna saperlo scegliere e saperlo indossare. E’ un capo “complesso” che contemporaneamente ti protegge, in parte ti cela, ti nasconde e al contempo, parla di te al mondo. E’ il primo ad essere notato ma è il capo che si indossa per ultimo

Visto su tutte le passerelle autunno/inverno 2011-12 e in testa ad uomini politici come il Presidente Giorgio Napolitano, a star di Hollywood come Lindsay Lohan e Penelope Cruz, della musica come Madonna e a Jovanotti su Vanity Fair. Vi basta?

Dove  Style up by Angel di Angelika Huber in piazza Domenicani 35 a Bolzano tel. 0471 053635 cell. 340 0547681 info@styleupbyangel.com http://www.styleupbyangel.com

 

Il Cappello Borsalino, il mito in testa

Se la vita è un palcoscenico, con un cappello è più facile essere bravi attori. Un cappello, un mito, un nome: Borsalino.

I Borsalino non sono solo cappelli ma rappresentano un mito di una storia che ormai è di oltre cent’anni. Convincono con la loro qualità, con il loro stile e soprattutto con il loro marchio. Ciò che li rende unici è anche il tempo di costruzione: 9 mesi, più di un’auto sportiva in serie speciale.

Il cinema lo conferma: scelta da Jacques Deray per rappresentare il gusto degli anni Trenta, il nome dell’azienda diviene il titolo di due celebri film cult con Jean Paul Belmondo e Alain Delon Borsalino (1970) e Borsalino & co (1974).

La storia del classico cappello maschile in feltro, rivive in tutte le evoluzioni e deviazioni di cui il copricapo è stato ed è protagonista, nella vita di grandi star come in quella di ogni persona che non intende rinunciare ad un accessorio di classe.

E così, torna prepotentemente sulle passerelle e sulle strade dell’autunno inverno prossimi, il cappello, sia per uomo che per signora. Abbiamo lasciato alle spalle la calda estate riparati da un Panama, un cappello lussuoso, in paglia intrecciata, lavorato completamente a mano, leggero come una piuma e traspirante più del lino.

Per l’autunno, i cappelli delle signore si arricchiscono di piume colorate, un’immagine che evoca la stagione dei colori vissuta nel fascino della natura, nei casino di caccia, nella campagna inglese.

Oggi è più che mai è un accessorio cult. E sono soprattutto gli occhi ad esserne valorizzati, particolarmente esaltati dal fascino dell’effetto “vedo non vedo” di un copricapo che definisce la parte superiore del viso.

La scelta è un momento importante e va guidata da una consulenza all’altezza. Altezza, che contrariamente a quello che si pensa, non è un problema per chi vuole indossare un cappello. L’importante è l’equilibrio della forma e dello spazio. E dell’insieme. Bellissimo accompagnato al rigore di un cappotto nero o cammello.

Un fascino discreto, è in testa che dobbiamo avere la vera eleganza.

www.borsalino.com

In Trentino puoi trovare  Borsalino da Bonfioli in via Oss Mazzurana, 29 a Trento tel. 0461.981416

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – originalitaly.it

MUSICA – miss independent ne yo http://www.youtube.com/watch?v=k6M5C-oKw9k&ob=av2n

Tessuti d’arredo, la casa è un palcoscenico

A Casa Campanelle non si può non notare la mia passione per i tessuti. Una passione che viene da lontano visto che il mio nonno materno era un commerciante di stoffe.

Nel vestire questa dimora, dalla struttura così austera e rigorosa, c’era assolutamente bisogno di “sdrammatizzare” con l’aiuto di tessuti. Tessuti che non vengono usati solo per scopi canonici, come rivestimenti di sedie e poltroncine, tovaglie o tende, ma inaspettatamente, e solo apparentemente per caso, si possono trovare drappi adagiati a sedie e a cassapanche dove accolgono oggetti cari e preziosi, come uno strumento musicale o un libro d’arte, una statua lignea o un’antica lampada.

L’idea è quella di far “vivere” i tessuti come “attori sulla scena” e abbinandoli agli oggetti, riuscire a dare loro vita, valorizzandoli come in una mostra.

Durante i lavori di risanamento di Casa Campanelle, quando le porte in legno giacevano ancora nella bottega del restauratore, le avevo sostituite con drappi color avorio, trattenuti da cordoni importanti di passamaneria realizzati in broccato, il mio tessuto preferito, una vera e propria scultura a bassorilievo che grazie all’effetto modulatore della luce, regala eleganza e preziosità agli ambienti. Ancora oggi amo questa soluzione per proteggere le porcellane sistemate in una nicchia o per ingentilire il rigore degli stipiti in pietra dell’accesso ad uno stretto corridoio.

L’importante, come nell’esempio sopra, è rifinirli sempre con della passamaneria di qualità, perché sappiamo bene che la chiave della vera bellezza sta nel dettaglio.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – le ciel dans une chambre carla bruni http://www.youtube.com/watch?v=zThpF8WrieQ

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa SCALDAPANE IN RAME CON PIEDISTALLO

Perché La luce del rame unita al fascino della fiamma, garantiscono un punto focale in tavola di assoluto effetto

Per chi Per signore e signori che amano il dettaglio di classe in tavola

Visto da Osteria a Le Due Spade, uno dei migliori ristoranti di Trento

Dove Navarini Rame Via Val Gola, 22 a Ravina Trento tel. 0461 923330 http://www.navarinirame.com email: info@navarinirame.com

 

E’ “Il tempo delle mele” con l’Audi A7 Sportback

Il tour di questo fine settimana ci porterà attraverso un paesaggio unico in Trentino, la Val di Non. La raccolta delle mele è ormai terminata, e questa giornata autunnale non può che regalarci una meravigliosa esperienza tra natura, storia ed enogastronomia a 5 stelle.

Chi ci accompagna in questo viaggio è la nuova Audi A7 Sportback, un amore di auto.

La partenza è fissata all’imbocco della valle in località La Rocchetta. Come al solito, una prima occhiata agli interni. Qualità a profusione nei materiali, molto curato anche lo stile, con alcuni tocchi davvero di classe e l’eccellente strumentazione con al centro il display a colori da 7” per visualizzare navigazione, radio, multimedia, telefono, trip computer, assistenti alla guida, night vision.

I nuovi sedili Comfort sono un must. Finezze: la parte anteriore del cuscino è allungabile ma resta solidale alla seduta, non crea quell’incavo tipico delle sedute allungabili manuali; ancora, il pomello di regolazione permette di agire su tre fronti mentre le operazioni vengono visualizzate sul display centrale.  A questo va aggiunto il portellone posteriore, con la praticità di una bocca d’ingresso stile station wagon, dai sedili reclinabili separatamente, dal notevole volume offerto (535/1390 litri), dall’apertura automatica proposta di serie.

Ma è ora di partire e di risalire la valle dal versante orientale. Premi il tasto d’accensione, ma il motore parte solamente quando le candelette hanno raggiunto la giusta temperatura d’esercizio, onde evitare dannose partenze a freddo. Questa è una finezza del 3.0 V6 Audi e rende bene l’idea di quanto sia curata.

La nostra prima tappa sarà il paese di Vigo di Ton e Castel Thun. Cogliamo l’occasione di visitare uno dei castelli più importanti dell’arco alpino. Il panorama è mozzafiato. Salendo verso il maniero, notiamo che la trazione integrale della A7 fa la sua bella differenza e non ci riferiamo solo a una guida su fondi a scarsa aderenza. Pure in condizioni di aderenza ottimale, regala un comportamento dinamico, divertente e rende la guida armonica e lineare.

Dopo la visita al castello, riprendiamo la marcia verso nord percorrendo la comoda strada statale 43 della Val di Non. Il 3.0 TDI Audi appaga grazie a un’erogazione costante e lineare, condita tra l’altro da un buon allungo. Senza considerare che le sue doti vengono ottimamente supportate da una trasmissione, l’S tronic a doppia frizione. Arrivati a Dermulo, teniamo la destra e dopo qualche chilometro arriviamo a San Zeno. Altra occasione da non perdere. La mostra “Natura incantata” degli artisti trentini Vallorz e Zanoni a Casa de Gentili. Imperdibile! Si riparte verso Sarnonico e Ronzone dove ci fermeremo per un risotto alle mele da Cristian Bertol. “Vissi d’arte, vissi d’amore” anche a tavola!

Dopo il pranzo, si riprende la strada per Fondo e quindi attraverso una serie di piccoli paesi snocciolati tra i meleti, dai nomi assolutamente improbabili, come Brez, Cloz, Revò e Cagnò. Su strada, la nostra Audi rasenta l’eccellenza e riesce nella difficile impresa di conciliare aspetti che spesso sono uno l’antitesi dell’altro: come prestazioni elevate e bassi consumi, oppure un elevato piacere di guida con una grande comodità. Divora lo “zero-cento” meglio di una compatta sportiva: 6”11. Insomma si ha fra le mani una berlina sportiva a tutti gli effetti. Poi vai a leggere sul computer di bordo, e mediamente si coprono 11-12 km con un litro, volendo anche 17-18 se si viaggia costanti su una statale.

Arriviamo a Cles, shopping per il centro e fiori freschi dalla floral designer Nadia Leita. Si scende sul versante occidentale della valle, attraverso distese di meli costellate di castelli. La A7 Sportback risulta estremamente appagante ed efficace in questi percorsi misti: poco sottosterzo in inserimento e uscita di curva, stabilità marmorea in appoggio e massima fedeltà nel mantenere la traiettoria impostata. Il fondo stradale non intacca mai la quiete di bordo, al pari dei rumori esterni che vengono relegati alla perfezione all’esterno degli abitacoli. Siamo arrivati alla Rocchetta.

E chi vuole scendere?

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – perfect day lou reed http://www.youtube.com/watch?v=89Zu2-NIsqc&feature=fvst

 

La donna che osava troppo

Terza puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Con un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie.

Un abito in tessuto strech nero con una fantasia di grandi fiori rosa. Sorridevo ogni volta che indossavo quell’abito D&G nel leggere l’etichetta all’interno che riportava la scritta “Under 40 only”. Oggi non sorrido più e lo lascio nell’armadio.

Questo per introdurvi alla mia “vittima” della settimana. Sempre di signore si parla. Si tratta di un’attraente cinquantenne dal fisico davvero mozzafiato. La stonatura sta essenzialmente nel suo “coraggio”. Estremo.

In verità, non avrebbe assolutamente bisogno di ricorrere all’eccesso per essere notata. Alta, corporatura slanciata, l’immagine globale è quella di una splendida donna. Gli abiti e gli accessori non sono di alta qualità, ma non è questo il problema. La lunghezza (o meglio, la cortezza) della gonna, questo è un problema, che a favore dello stile di una signora non più giovanissima non dovrebbe salire di troppo il ginocchio, anche se il fisico lo permette.

I colori, altra stonatura. Vi avevo già anticipato che al di là di Caterina Dominici, poche persone hanno il carisma per affrontare la potenza di colori vivaci nell’abbigliamento, soprattutto se propri di un abito striminzito! Se poi ci aggiungiamo della bigiotteria vistosa, non ci siamo proprio. Grandi orecchini, che sembrano ancora più grandi visto il taglio corto, ma non basta, collana e bracciali, tanti bracciali, troppi.

Ben si comprende l’obiettivo di emulare un look giovane, alla moda, di esternare una forte autostima e sicurezza di sé. Errando. Perché se la signora si togliesse quell’abito di scena, scegliendo un look meno appariscente, allora sì il risultato sarebbe davvero sorprendente.

Non è osando troppo che si dimostra carattere e creatività. Equilibrio, questa è la parola chiave, ma anche rispetto per il proprio essere e la propria storia. E il vero ruolo dell’abito in tutto questo è di rappresentare solo uno strumento a nostra disposizione, perché ciò che davvero attrae è il nostro essere, è ciò che sta dietro i nostri occhi e che esce solo da uno sguardo o da un’espressione. E’ questo in fondo, che dobbiamo davvero curare.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – she’s got the look roxette http://www.youtube.com/watch?v=62RokYZAR5M

Che noia che barba questa eleganza!

Seconda puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Signori, non aspettatevi fotografie. Cercherò di descrivere gli stili che vedo, usando la mia sola arma, e concedetemelo, mi divertirò ad…affondarla. Avrò infatti un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie. Avez-vous bien comprì?

Io non mi capacito. C’è chi venderebbe l’anima al diavolo per sembrare più giovane, ma c’è anche chi fa di tutto per sembrare più vecchio.

La incontro quasi ogni giorno e non passa volta che io faccia questo pensiero: questa bella giovane signora, forse quarantenne, sempre vestita così elegantemente. Ma che noia!

Sempre. La sua divisa è il tailleur pantalone, sui toni del grigio, del blu, del nero. Unica nota di colore, sempre, immancabilmente, quel foulard! Sempre, ogni giorno, foulard. Diverso per carità, prezioso scherziamo, Ferragamo, Hermès, Gucci.

In questo caso, non riesco nemmeno ad apprezzare il tentativo di riportare la barra sulla rotta della femminilità, indossando calzature con il tacco, ma che tristemente e poco coraggiosamente, si rivela da sotto il pantalone, né alto né basso, “né carne né pesce”.

Che voglia comunicare il suo rigore di donna di potere? A me comunica solo un’eleganza noiosa. La femminilità è ben lungi. Un viso estremamente dolce ed attraente, un’espressione molto fresca ed intrigante, annacquati da uno stile noiosamente elegante, sempre uguale a se stesso, privo di fantasia e di quel pizzico di femminilità trasgressiva che renderebbe l’immagine diversa.

Morale: osi qualcuno ad affermare che il concetto di eleganza è assoluto. Dopo Sua Maestà Caterina (Dominici) la Rossa, regina indiscussa dei clic su tempi&modi di questi ultimi giorni, questa è la controprova che fa zittire gli scettici.

Potere a chi osa!

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – boredom muse http://www.youtube.com/watch?v=vxWuNrHgviY

Etica ed estetica dell’abbigliamento

Continua la nostra sperimentazione alla ricerca di un nuovo concetto di lusso.

Sembra che ci sia un fil rouge che lega il lusso contemporaneo e del futuro, al passato, alla tradizione, all’artigianalità: l’austerità con cui si viveva un tempo. Oggi declineremo questo concetto in un tema a noi molto caro, ovvero l’abbigliamento.

Austerità significa risparmio o meglio, evitare il superfluo? Bene, allora partiamo dai saldi.

Paradossalmente il momento dei saldi corrisponde all’esaltazione dello spreco, perché significa acquistare sebbene il nostro armadio sia letteralmente stracolmo. Pensate ad esempio ai saldi estivi: nell’armadio possiamo trovarci gli abiti delle pre-collezioni acquistati a Campiglio nel Natale dell’anno prima, le irresistibili anticipazioni dei negozi quando il freddo è ancora pungente e tutti i nostri acquisti dei mesi marzo – luglio. In questo momento, comperare, anche se in maniera scontata, equivale al superfluo.

Io proporrei “comprare poco, ma comprare bene”.

E qui – non aspettavo altro – provo a lanciare una provocazione, soprattutto ai signori lettori. Perché non farsi realizzare qualche abito su misura?

Per vivere innanzitutto il momento più significativo, che rimane l’acquisto del tessuto, una scelta affascinante. Poi la consegna al sarto per farlo stagionare; infatti, prima di essere lavorato, il tessuto dovrà acquistare morbidezza, movimento, vita, grazie anche al contatto con le altre stoffe. Sarebbe bello che fossero proprio i giovani a tornare al comprendere cosa significa farsi fare un abito su misura, la qualità del tessuto, il lavoro che ci sta dietro, l’unicità del risultato.

Se trascorri qualche minuto con un tessuto di qualità tra le mani e un sarto appassionato come guida, ti accorgerai di quanto si è perso nella nostra modernità di quel gusto e di quell’arte, di quanto siamo più poveri, di quanto abbiamo smarrito in etica ed estetica dell’abbigliamento.

Il sarto con il gesso e le forbici rimane un abile artista ed il suo lavoro, un’opera d’arte. Il risultato non sarà solo un prodotto unico e lussuoso, ma soprattutto risponderà al nostro principio ispiratore di austerità con classe.

Per quanto riguarda le signore, mi permetto di consigliare se non abiti realizzati su misura, quelli dal taglio sartoriale, meglio pochi ma belli e non significa che debbano essere necessariamente firmati.

Lo so, non c’è più tempo per il lavoro a maglia, ma immancabilmente ad ogni stagione, gli stilisti ripropongono le maglie in lana grossa, effetto lavorato a mano. Già, “effetto”. Sarebbe estremamente fashion averne di fatte a mano davvero!

Lord Chesterfield diceva “Lo stile è l’abito dei pensieri, e un pensiero ben vestito come un uomo ben vestito, si presenta molto meglio”

Provocazioni.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds

MUSICA – dressed for success roxette

http://www.youtube.com/watch?v=kkxj5xVLyj0

La classe non è acqua, è Acqua di Parma

E’ il 1916, quando a Parma, città colta e aristocratica, abili maestri profumieri con una straordinaria e moderna sensibilità non solo olfattiva, danno vita ad una fragranza insolitamente fresca, pulita e lieve rispetto ai profumi forti e intensi dell’epoca. Ed è subito successo.

Qualità, creatività, eleganza ed esclusività sono i primi ingredienti di questa essenza di classe. La scelta dei materiali più nobili, lavorazioni artigianali tra le più accurate, la capacità di immaginare e dare forma ad uno stile autentico e senza tempo al di là di ogni tendenza, sono le caratteristiche che hanno ispirato nei decenni, la linea di prodotti di Acqua di Parma.

La Colonia infatti è solo l’emblema di una ricca serie di prodotti preziosi, fragranze femminili, collezioni per uomo, per la casa e la linea benessere. Il segreto sta nella classicità di questo brand e nel rispetto della tradizione. Nella sua Collezione Barbiere, ad esempio, Acqua di Parma presenta un nuovo modo di interpretare la rasatura e la storia tutta italiana che l’accompagna da anni. Radersi diventa un momento di grande piacere se fatto con prodotti e accessori di alta qualità, design ed ergonomia, sia che si abbia la necessità di una rasatura pratica e rapida, sia che si desideri tutto il comfort di una rasatura al pennello, realizzato in legno wengè naturale e pelo di tasso di prima qualità. Un oggetto di design per il bagno, come tutti i prodotti Acqua di Parma.

Estremamente raffinato il packing, che si distingue per la matrice estetica di grande eleganza ed essenzialità. I colori sono nobili, i grafismi del nero, le cromie del giallo (oro), la purezza del vetro. Pur avendo compiuto più di cento anni, quello che rimane è la straordinaria contemporaneità di questo brand, segno che la vera classe non è acqua.

Per un lusso discreto, tanto amato da tempi&modi.

 

www.acquadiparma.it

 

In Trentino puoi trovare Acqua di Parma presso la Profumeria Estro in via Roggia Grande,26 a Trento

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – viva ligabue http://www.youtube.com/watch?v=6TCHlYqhOm8