Tod’s presenta “Italian Portraits”

Nella splendida cornice della Pinacoteca di Brera, si è svolta a Milano la serata dedicata al lancio del libro “Italian Portraits”, in distribuzione da settembre 2012 nelle migliori librerie del mondo.

Diego e Andrea Della Valle hanno accolto alla serata: Stefano Tonchi, Giulia e Carlo Puri Negri, Micol Sabbadini, Nino e Francesca Tronchetti Provera, Nathalie Dompè, Valentina Scambia, Virginia Orsi, Luisa Beccaria, Lucilla Bonaccorsi, Pupi Solari e alcuni tra i protagonisti del libro (tra cui Alberto Alemagna, Emanuele Cito Filomarino, Gaddo della Gherardesca, Giovanni Gastel, Guglielmo Miani, Niccolò Minardi, Tazio Puri Negri).

Italian Portraits celebra, attraverso una serie di ritratti fotografici di raffinati uomini italiani, il talento di unire l’estetica all’etica, la contemporaneità alle tradizioni, la bellezza alle capacità.

Uno stile perfettamente rappresentato da questi personaggi, che affonda le sue origini nel Made in Italy e nell’importanza delle cose “fatte bene” e dell’artigianalità: una scelta di eleganza non ostentata e di rispetto del passato e delle radici.

Valori senza tempo, parte di uno stile di vita e di una cultura moderna e cosmopolita ma ben radicata nel nostro Paese.

Qualità ed etica per il re del cashmere

Famoso in tutto il mondo come il “re del cashmere”, l’imprenditore Brunello Cucinelli rivela a Marie Claire, in uscita lunedì 16 aprile, come conciliare il profitto e l’etica, gli investimenti e il misticismo, il lusso e la dignità.

«Il progetto di andare in borsa accompagna un obiettivo di crescita garbata e sostenibile». A parlare è Brunello Cucinelli che annuncia così il suo prossimo sbarco tra i titoli quotati, delineando un approccio originale all’operazione. «In Italia il 90 per cento delle imprese familiari muoiono con il loro fondatore. Alla mia, non voglio che succeda». Il suo quartier generale, il borgo medievale perugino Solomeo, da lui completamente ristrutturato, ospita la sua azienda dal 2009, anno simbolo della crisi. Da allora ha visto aumentare i dipendenti, il fatturato e gli investimenti. Una bella case history che culmina oggi con la decisione di quotare il marchio alla Borsa di Milano. Il segreto? Lo rivela a Marie Claire lo stesso Cucinelli: «Aspiro al profitto, ogni impresa deve produrne, è la ragione della sua esistenza. Il punto è: com’è generata? Solo con l’etica, la dignità e la morale». E continua: «Il problema è sempre lo stesso: un bravo imprenditore deve stabilire buone relazioni con i suoi dipendenti. Se ci riesce, anche il prodotto migliora». A Solomeo gli operai non timbrano il cartellino e, nella mensa comune, si mangiano i manicaretti preparati dalle signore del paese. Il risultato è una moda di gusto e qualità ad alti livelli. Come i prezzi: «Dicono che i miei capi siano cari, io preferisco definirli costosi: è diverso, perché dà più rilievo al lavoro e alla qualità che contengono».

(Si ringrazia Hearst Magazines Italia, foto da prepidemic.com)

“Africa da Nobel”, volti che fermano i deserti

Immagini raccolte da “non-fotografi”, rubate da chi ama l’Africa e la visita per lavoro o perché non può farne a meno. Immagini catturate con camere digitali ordinarie in condizioni non sempre ottimali, spesso nelle poche pause fra un impegno e l’altro, la visita ad un progetto di cooperazione e il saluto ad un amico che non si vede da tempo. In Somalia, Kenya, Mali, Uganda, Mozambico, Etiopia…

“AFRICA DA NOBEL, volti che fermano i deserti” è un’importante quanto intensa mostra fotografica di Marco Pontoni, Laura Ruaben e Paolo Michelini* allestita fino al 1° aprile presso l’ArtCafè Auditorium del Centro Servizi Culturali S.Chiara in via Santa Croce, 67 a Trento.

L’Africa di questi scatti, di questi volti, non è né tragica né oleografica. E’ l’Africa di chi si incontra nelle campagne, nei mercati, nelle scuole (a volte solo un rettangolo d’ombra sotto ad un’acacia), lungo le strade delle small town e dei villaggi. Un’Africa che lavora, studia, mangia, fa festa; lontana dallo stereotipo dell’esotismo e da quello speculare del continente affamato, con i suoi standard comunque lontanissimi rispetto a quelli a cui siamo abituati in Occidente. Un’Africa straordinaria nella sua quotidianità, che merita un Nobel per la sua capacità di resistere, che non si arrende al deserto, ad ogni genere di deserto.

Taxi Driver. Etiopia, M. Pontoni

Sono tanti i deserti e tante le cause che li producono. Sono tanti come i volti dell’Africa e degli africani, che a volte facciamo fatica a distinguere quando li incontriamo sulle nostre strade. Deserti prodotti dallo sfruttamento indiscriminato dei suoli, dalle speculazioni a cui l’Africa è sempre esposta: terreni acquistati “in svendita” da paesi terzi per produrre cibo o biocombustibili, terreni appaltati alle multinazionali per “succhiarne” le risorse. Deserti che si annunciano con i cambiamenti climatici, che potrebbero vanificare decenni di sforzi, “sabotare” i progetti di riforestazione, alterare equilibri di per sé delicati. Altri deserti. Quelli provocati dalle guerre: deserti reali, la guerra spopola le campagne, avvelena i pozzi, insabbia i canali di irrigazione, e deserti che si insediano nel cuore degli uomini, delle vittime e dei profughi a cui è stato tolto tutto. Deserti invisibili nelle baraccopoli che circondano le grandi metropoli africane, rifugio di un’umanità spesso sradicata, alla faticosa ricerca di una nuova identità. E ovunque deserti lasciati dalla storia, percorsi da popolazioni spostate dai luoghi di origine, private della loro cultura e della loro libertà, divise da confini incomprensibili, tracciati sulle carte geografiche dagli europei oltre un secolo fa.

Donna alla macchina da cucire. Uganda, M. Pontoni

Calcetto, L. Ruaben

C’è chi lotta contro questo. C’è chi, come la presidente liberiana Ellen Johnsonn Sirelaf e la connazionale Leymah Gbowee, ha ricevuto persino un Premio Nobel per la Pace. E c’è chi il Nobel non lo riceverà mai nonostante il suo impegno silenzioso. C’è chi si ostina, come il celebre “piantatore d’alberi” di Jean Giono, a fare da argine ai deserti che avanzano; a volte con piena cognizione di causa, a volte inconsapevolmente con il loro semplice, umile agire quotidiano. Sono loro i protagonisti di queste immagini.

Hey, guitar hero! Somalia (Merka), M. Pontoni

Ai volti, ai gesti e agli spazi si accompagna una raccolta di proverbi africani, che “rafforza” ogni immagine. La cornice povera e tecnologica assieme: realizzata con il materiale riciclabile per eccellenza, il cartone, è stata incisa con il laser, sperimentando in questo modo un tecnica nuova, che combina l’estrema praticità del supporto (quando la cornice si deteriora può essere facilmente rimpiazzata, proprio come accade a tante cose in Africa) alla precisione del tratto. Opere di artigianato.

*Marco Pontoni. Nato a Bolzano nel 1965. Giornalista appassionato dell’Africa, attualmente lavora all’ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento. Ha girato numerosi documentari in Africa, Asia e America Latina centrati soprattutto sui progetti di solidarietà internazionale. Con il fotografo Massimo Zarucco ha realizzato il libro Mozambico, l’orgoglio di un popolo (Artimedia, 2005).

Laura Ruaben. Nata a Trento nel 1981. Collabora con l’ufficio stampa di Acli trentine. Arte e viaggio le sue passioni. Trova radici se si sposta: dall’Oriente all’Africa. È stata in Mali per un progetto di solidarietà internazionale che ha portato alla costruzione della scuola e della biblioteca nel villaggio Yassing in terra Dogon.

Paolo Michelini. Nato a Riva del Garda nel 1963. E’ responsabile del Settore Gestione Risorse Umane del Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale della Provincia autonoma di Trento. E’ stato in Kenya nel 2002 per un viaggio di conoscenza del progetto Tree is Life.

Domori, il lusso di un cacao cult ma etico

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Quella di Domori sembra una favola al profumo di cacao. Fondata nel 1993 da Mack Domori, alias Gianluca Franzoni, quest’azienda detiene un primato: al mondo è l’unica fabbrica di cioccolato che utilizzi soltanto cacao aromatico, cioè delle qualità migliori al mondo, del quale si raccolgono soltanto il 10 per cento del totale, del tipo Criollo, bacche che si presume fossero quelle coltivate dai Maya.

Quasi vent’anni anni fa, Franzoni ha voltato le spalle al mercato, scegliendo di investire nella qualità e nell’ambiente; è andato in Venezuela, dove ha scoperto le diverse specie di cacao pregiate. Da lì, le prime sperimentazioni di pratica di campo e post-raccolta del cacao, finalizzate alla conservazione della biodiversità. In un mondo orientato all’omologazione e all’annullamento delle differenze, l’obiettivo di Domori è stato quello di salvaguardare il gusto nella sua biodiversità, impedendo l’estinzione di materie pregiate come il Criollo che nonostante le eccezionali qualità organolettiche non è un cacao trattato dalle multinazionali perché poco produttivo e redditizio per la grande distribuzione. 

E così nasce Domori. Protagonista il cacao, una lussuosa tentazione che coinvolge sia il corpo che la mente e che coinvolge in tutte le sue declinazioni.  Il “cioccolato puro” Domori ad esempio, proviene da un cacao aromatico di altissima qualità, l’unico in grado di reggere la prova del gusto senza aggiunta di lecitina, aromi e zucchero, ma solo pura pasta di cacao.

Se oggi si può parlare ancora di “criollo” e di “trinitario” (altra varietà pregiata di cacao)  lo dobbiamo proprio a questa azienda. La preservazione del cacao nobile, però, va di pari passo con la difesa dei luoghi, della cultura e delle popolazioni del cioccolato. Domori promuove da tempo campagne d’informazione e attività concrete per la salvaguardia della foresta pluviale (habitat naturale delle piante di Criollo) nonché per la valorizzazione del lavoro dei piantatori. Un impegno a 360° sul piano dei valori che ha portato anche frutti per quanto riguarda la produzione: la tavoletta biologica di alta qualità denominata “Chacao”.

Battersi per l’ambiente, significa anche battersi per la dignità dell’uomo e la capacità di percorrere determinate scelte.

www.domori.com

 

In Trentino puoi trovare i prodotti Domori alla Casa del Caffè in Via S.Pietro, 38 a Trento tel. 0461.985104 oppure su http://www.illyeshop.com/online/store/categoria_cioccolato

Sensibilizzare al Bello, anche l’architettura crede nell’estetica

Sono i valori emergenti, quelli che costituiranno la struttura portante della società del futuro: ambiente, rispetto, sostenibilità, bellezza.

Perché queste non rimangano belle parole danzanti nel vento, ci pensa l’architettura trentina a mettere nero su bianco un “Manifesto per la qualità del design e del progetto sostenibile”, redatto dal Centro di ricerca e osservatorio Tall della Facoltà di ingegneria di Trento e presentato qualche giorno fa all’interno di Manifattura Domani a Rovereto.

Il Manifesto si propone come un articolato di regole semplici, chiare e dirette per affiancare alla qualità costruttiva quella della buona architettura e del buon design. L’obiettivo è quello di dotare ogni progetto di un suo dna che accanto alla certificazione edilizia porti il rispetto della qualità architettonica ed urbana.

Per la redazione del Manifesto, si sono uniti i diversi soggetti impegnati a vario titolo sul territorio: Università, Manifattura Domani, Comune di Rovereto, Habitech, Trentino Sviluppo, l’Ance di Trento, Ordine degli architetti e giovani dottorandi di ingegneria e architettura per l’ambiente.

Già, i giovani. Sono il tassello imprescindibile per pensare al futuro, per far emergere quella sensibilità necessaria alla concretizzazione di progetti, alla realizzazione di sogni.

Il bisogno è tangibile. Accanto al valore della sostenibilità, si ammette da parte degli addetti ai lavori, il bisogno di sensibilizzare ed essere sensibilizzati dal Bello. In effetti la realtà vede la qualità estetica come un parametro spesso sottovalutato o addirittura ignorato nella progettazione di opere pubbliche. Invece, quell’elemento di valore estetico su cui peraltro si è plasmato gran parte del successo del Made in Italy, dovrebbe costituire un principio ispiratore e un concetto essenziale nella progettazione.

Anche il termine “sostenibile”, i nuovi materiali e le produzioni naturali sembrano, in questa fase temporale, andare oltre al sentiment della moda ed aspirare ad significato rinnovato, non scontato, forse più lungimirante e concreto.

Ma cos’è l’estetica? E’ un valore, da inseguire come una seduzione, da seguire come un’ispirazione, da interpretare come un’intuizione, da concretizzare come un progetto.

Un valore che si accompagna all’etica quando viene sviluppata in un contesto di tutela e sviluppo della cultura di una città, a difesa del pericolo di degrado, del mancato rispetto verso la storia di un popolo.

Personalmente ritengo che il cittadino dovrà essere coinvolto in questo progetto, dovrà essere aiutato e sensibilizzato, affinché ognuno di noi si senta responsabilmente, paladino di quella rivoluzione sostenibile che porta alla realizzazione del “green dream”.

Perché in fondo di questo si tratta, del nostro futuro.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle (affreschi della “Stanza della musica”)

MUSICA- time of your life green day http://www.youtube.com/watch?v=1PK2R0IwCiY

 

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