Il fascino

Quando la formalità di certe occasioni lo impone, anche la divisa di Miss Jonela si adegua. Non lo nascondo, l’adoro quando indossa l’abito nero, una scelta che non riesce a rendere la sua figura più austera, bensì particolarmente elegante. E molto, molto affascinante. Io non posso che restare incantata ad ammirarla, dalla testa ai piedi. Perché si sa, lo charme non si impara dai manuali ma è un dono innato. A me piace definirlo “l’arte dell’armonia”. E come tale mi piace pensare che sia un dono contagioso. Proprio come la musica.

Miss Jonela è una donna affascinante.

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*Tubino Max&Co, Calze Wolford, décolleté Blade Casadei, crestina e grembiule Divise&Divise.  Sul viso, fondotinta Spectacular Helena Rubinstein, mascara Le Volume Chanel, sulle unghie Midnight Swim Shellac. Orecchini di perle Nimei.

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L’ispirazione del giorno

rosa (4)I(n)spirazioni rosa. Una rosa odorosa raccolta stamane in giardino, diventa fonte di i(n)spirazione per una giornata in rosa. *Abito Dolce&Gabbana vintage, smalto Shellac, umore… cinquanta sfumature di rosa fino al carmino.

Capri, stile Impero Couture

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È l’Isola di Capri il suggestivo scenario che fa da cornice alle riprese del nuovo spot televisivo Impero Couture che vede come protagonisti i celebri attori della serie “Beautiful” Katherine Kelly Lang e Ronn Moss, testimonial della Maison. Le riprese e lo shooting fotografico, con l’esperta regia scenica di Diego Santangelo Studios, si sono svolte nelle aree più affascinanti dell’isola: i Giardini di Augusto, i Faraglioni, Pizzolungo, la Fontelina, l’Hotel La Residenza e la storica Villa Bismarck. Il mood della nuova campagna pubblicitaria trae ispirazione dalla storia d’amore tra l’icona di grazia ed eleganza Jacqueline Kennedy e il famoso magnate greco Aristotele Onassis.

Un réel bonheur

Au Bonheur des Gants

Au Bonheur des Dames

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“C’est un réel bonheur de voir cette actrice les enfiler et les humer avec délectation.

On la sent transportée dans un autre monde”

L’attimo raccolto

 

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Fermo immagine di un sogno. In rosso. Il fascino del cielo a mezzanotte, tinte aristocratiche,  citazioni di artisti simbolici come Gustave Moreau e  di classici come I Fiori Del Male di Baudelaire e L’Albero della Vita di William Morriss. Sfila la collezione Haute Couture AI 2013 di VALENTINO. Parigi, 4 luglio 2012  (photo by FABIO_MILANO_  on Instagram)

L’ispirazione del giorno

òòfIl vizio e la sua forma. Adoro l’immagine che ho impressa nella mente, di questa mia affascinante prozia, avvolta nel fumo della sua sigaretta macchiata di rossetto, mentre fa il suo solitario all’antico tavolino da tè. I suoi movimenti, l’alone del fumo e delle carte da gioco, il piattino della tazza Royal Albert usato come portacenere, il suo profumo. In questa rappresentazione, ogni cosa è ricercata nel dettaglio. E io ricerco la sua immagine come un’icona, il mio accendino in argento con le iniziali (come le sue), il rossetto rosso, sempre lo stesso, come il suo Chanel N.5. E’ come impersonarla sulla scena di un teatro. Affascinante.

Doppio savoir-faire

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Impronte di una mano, di un profumo. Impronte personalissime, un unicum, come il profumo.  Mûre et Musc Extrême è un profumo diffuso da un paio di guanti in pregiatissima pelle d’agnello. Doppio accessorio ispirato al savoir-fair del XVII secolo, quando i profumieri eranco anche conciatori. E’ una creazione di L’Artisan Parfumeur in collaborazione con la guanteria francese Causse Gantier. Impronte di lusso.

Paradigmi

EVA RICCOBONO & MATTEO CECCARINI

photographed by Giovanni Gastel

L’ispirazione del giorno

Detto fatto copiato. Qualche giorno fa, sul suo profilo Instagram, Stefano Gabbana aveva fotografato la sua caffettiera sopra un’antica piastrella in maiolica siciliana. Come un copista, ho elaborato la mia personale interpretazione di quell’immagine: vecchia moka Bialetti su antica maiolica siciliana (da Recuperando), fotografie del fotografo palermitano Lorenzo Gatto. Thanks, SG!

Preziose scoperte

Una scoperta che segna l’inizio di una nuova era nella storia dei sepolcri di Abu Sir e Saqqara in Egitto. Durante la stagione di scavo, che ha avuto inizio nel mese di ottobre, è venuta alla luce la tomba di una principessa risalente alla quinta dinastia (circa 2500 aC), ad Abu Sir regione a sud del Cairo.

Gli archeologici dell’Istituto ceco della missione di Egittologia, finanziato dalla Charles University di Praga e diretto da Miroslav Bartas, hanno scoperto l’anticamera della tomba della principessa Shert Nebti, che contiene quattro colonne di calcare con iscrizioni geroglifiche che riportano il nome della principessa e sulle testate, l’iscrizioni “la figlia del re, gli uomini e la sua amante Salbo venerato davanti a Dio onnipotente”.

La squadra di archeologi ha scavato un corridoio a sud-est dell’anticamera, che porta ad altre due tombe risalenti sempre alla quinta dinastia dei Faraoni e appartenenti, secondo le iscrizioni, a funzionari di alto livello tra cui un “grande difensore della legge” e un “ispettore dei servi del palazzo”. Nel corridoio sono stati rinvenuti quattro sarcofagi di pietra calcarea che contengono statuette di un uomo, un uomo accompagnato da suo figlio, e due uomini con una donna.

Preziose scoperte.

(fonte, Phys.org)

Come ti vorrei accanto

“Non cambiare mai, sei speciale proprio perché sei diverso da tutti gli altri.”

L’ispirazione del giorno

Questa storia inizia con un colpo di fulmine in una bottega di cose vecchie. La vedo, me ne innamoro, la porto via con me. Cosa mi ha colpito di lei? La sua bellezza? O forse la sua storia? Il fascino delle sue imperfezioni? Oppure il mistero del suo passato? Ora si tratta di capire che posto darle. Sicuramente non deve avere un ruolo scontato, il convenzionale non fa per noi. Presto trova il suo posto lì, tra il nero e l’oro della stanza più bella della casa. E lì, sembra esserci da sempre.

Oriental Suite

Straordinaria nuova collezione Fall Winter 2012/13 per La Perla ispirata al fascino e alla seduzione orientale.

Prego, entri  nell’Oriental Suite La Perla:

Paradigmi

JONATAN BARTOLETTI

un gran bello Scompiglio in Piazza del Campo

(photo by totallycoolpix.com)

Paradigmi

LANA DEL REY

photographated by Ellen Von Unwerth

video di backstage e fotogallery su Vogue Italia (agosto 2012)

 

Paradigmi

JOHNNY DEPP

photo by Libri antichi online – Studio bibliografico Apuleio

“Forever Now” with Charlotte

Sono scattate da Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin, le fotografie in bianco e nero della campagna “Forever Now” di Gucci che ritraggono Charlotte Casiraghi in un’atmosfera disinvolta e naturale ricca di dettagli propria di una classica dimora. Dettagli, eredità di simboli del mondo equestre che hanno caratterizzato i modelli Gucci per generazioni. La campagna prende spunto dal morso in ottone che Guccio Gucci utilizzò per la prima volta sulle borse impunturate negli anni Cinquanta adottando la stessa tecnica usata per la rifinitura delle selle, prima di applicarlo come dettaglio sui classici mocassini Gucci nel 1953.

Per Gucci, lo stile e la classe innati di Charlotte Casiraghi ereditati dalla nonna, Grace Kelly.

photos by fashion.telegraph.co.uk

Vanity chair

La Vanità? Pretende di sedersi su una Peacock chair.

Vimini e glamour,  due parole che non sono mai andate d’accordo fino a quando è nata la sedia a pavone. Una sorta di trono esotico protagonista per decenni, di affascinanti scenografie della vecchia Hollywood.

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Regale ed elegante, è la rivisitazione della Windsor settecentesca. Di umili origini, è entrata alla corte d’Inghilterra per voler di Enrico III. Ma è diventata una star in America. La leggenda vuole che Thomas Jefferson abbia firmato la Dichiarazione di Indipendenza seduto proprio su una Windsor.

Reinventarla oggi, è un magnifico esercizio di stile per designer. Vanitosi & Indipendenti. (Pavo Real di Patricia Urquiola, Kora di Matteo Thun).

E la moda si pavoneggia. (Paul Schmidt, Agent Provocateur, Jean-Paul Gaultier)

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Oggi, dolce vita significa anche sedersi su una Peacock chair, in un antico giardino o in una veranda lussureggiante, leggere un capitolo di Vengo via con te. Storie d’amore e latitudini di Henry J. Ginsberg e viaggiare sognando.

Les Chaussons de La Belle

Giuliana Venerosi Pesciolini è la discendente di un conte capitolino dell’800, erede del casato Venerosi Pesciolini, imparentata con la nobiltà spagnola ed è l’anima di Les Chaussons de La Belle, una collezione di chaussons squisiti e di borse deliziose fabbricati totalmente a mano in Italia, ispirati alla sofisticatissima, voluttuosa estetica del Settecento, alle figure affascinanti ed altere che appaiono nei dipinti e nelle stampe di quel secolo tumultuoso, sensuale e deliziosamente libertino.

Una collezione raffinata di objets de désir dalla personalità indipendente, audace e senza tempo, di qualitá altissima: un modello slanciato e seducente a tacco basso, un modello a tacco alto irresistibile ed una piccola borsa-gioiello, “L’Insolente”, da tenere in mano come un giglio.

I movimenti e il modo di camminare di una donna sono fondamentali! La bellezza e la comoditá sono entrambe essenziali. Il segreto della camminata sinuosa e sicura delle celebrities sul red carpet? Calzature create con uno studio molto accurato sul posizionamento del tacco, in modo tale che il peso del corpo non gravi sul tallone. Leggere e robuste, in tessuti preziosi. Prima che le attrici le scoprissero, il segreto era custodito da regine e principesse, che ogni giorno devono sfilare sui lunghi tappeti del cerimoniale.

“Siamo partiti con lo studio accurato della forma della calzatura, che volevo comoda e femminile allo stesso tempo” – spiega Giuliana Venerosi Pesciolini. “Ho cercato un produttore che mi aiutasse a sviluppare nella realizzazione le caratteristiche di raffinatezza e portabilità. Mi occorreva un artigiano, che in più potesse fare fronte agli ordini che arrivano da tutto il mondo senza rendere inaccessibile il prodotto sia come tempi d’attesa che come costi. Ho trovato tutto questo da Lanzoni & B. , una ditta di noto prestigio internazionale, associata al Consorzio Calzatura Italiana Alta Moda, qualità ineccepibile hand made. Ed ecco nascere le Collezioni Les Chaussons De La Belle. Ogni donna può decidere l’uso da farne, come chaussons nell’intimità o per una giornata frenetica col modello a tacco basso, per lo shopping o l’after hours”.

I tessuti più preziosi sono sete, broccati, originali di Rubelli, storico marchio di Venezia, che da sempre entra nelle dimore prestigiose coi propri disegni, jacquard, per l’arredo. Les chaussons si abbinano anche con un abbigliamento sportivo. La particolare forma conferisce robustezza.

Protagoniste al loro incedere come regine e celebrities, queste sono le donne che scelgono Les Chaussons De La Belle.

da Paola Cavallero in Quelli avanti! (affaritaliani.it)

Sensi unici

Udito e vista. Il lettore viene sollecitato con l’ausilio di due forme d’arte, la scrittura e la fotografia, ad apprezzare la stessa opera, in questo caso, il Palazzo Ajutamicristo a Palermo.

Qualche pagina addietro, nel testo di Cesare Cunaccia per Casa Vogue (10/2012), sono le parole, da sole, con la loro forza, ad avvolgere di fascino il lettore e ad accompagnarlo in una visita guidata esclusiva al palazzo.

Qui invece, l’esercizio della vista è affidato agli occhi di Lorenzo Gatto, fotografo palermitano, che guida nuovamente il lettore tra quelle nobili mura. Lorenzo Gatto sa interpretare ed immortalare la passione. E lo fa anche in questi scatti, dove il fuoco è principlamente su quei dettagli – valorizzati da colori e geometrie – che da soli, con la loro forza, costituiscono i segni di una storia d’Amore immortale.

In entrambi i casi, si accede ad un Palazzo Ajutamicristo vivo, che fa battere il cuore. Perché in fondo, la passione ha un senso unico.

Nobile, affascinante Sicilia

Visita guidata a Palazzo Ajutamicristo, topos dell’antica nobiltà palermitana.

testo da Cesare Cunaccia per Casa Vogue (10/2006)

Estate siciliana, scirocco. La vecchia Palermo, col suo traffico disordinato, le botteghe i rumori e odori stridenti. Facciate di palazzi sventrati dai bombardamenti del 1943 e abbandonati per decenni, ora investiti da un fervore generale di restauri, peraltro non sempre felici. Via Alloro, con i suoi fantasmi barocchi e rocaille. Attraverso un solenne portale, si è però subito altrove. Il cortile è enorme, ciuffi di bananiers e oleandri, una vasca ellittica di marmo cui si abbeveravano i cavalli. La percezione di un universo lontano, dalla speziata fragranza esotica, ti assale di colpo. Le “balate” lucide della pavimentazione, incendiate dal sole, sono metallo fuso di bagliore accecante. Poi la sorpresa della seconda corte interna, chiusa tra alte parei di pietra di tufo, giallo d’oro colato: la rivelazione dell’anima gotico-catalana originale del palazzo, il portico a doppio loggiato eretto al capomastro Matteo Carnilivari – autore del coevo Palazzo Abatellis – per Guglielmo Ajutamicristo, barone di Misilmeri e Calatafimi, tra il 1495 e il 1501.

E’ una continuità di vita quella che si riscontra in queste sale che incrociano tradizione aristocratica, passato e futuro, contrasti e sfumature in un gioco antitetico di rappresentazione e intimità. Accumuli di oggetti, pavimenti di Vietri in maiolica dipinta, consoles, specchi dorati Napoleone III, i servizi di Cerreto Sannita biancoverdi, quelli neoclassici di Capodimonte, stipi, scene e ritratti in cera sette-ottocenteschi e presepi napoletani in scarabattoli dorati. Ventagli in cornice, guéridons e vetrine di tartaruga pullulanti di memorie, vetri fragilissimi, ordini cavallereschi e lacerti affettuosi. Una uniforme da balì dell’Ordine di Malta di metà Ottocento troneggia su un manichino accanto al ritratto di Giovanni Calefati, uno dei baroni proprietari della dimora. Colpisce il contrasto tra la reale dimensione dell’abito e l’imponenza fittizia della figura dipinta che lo indossa. Si assomigliano molto tutti i Calefati di varie epoche che in effige abitano le pareti del palazzo avito. L’archivio di famiglia, tomi e tomi rilegati in pergamena, è custodito in un angolo di questo labirinto di sale, anfratti, livelli. Se i bagni sono posti in eleganti retraits settecenteschi ornati di stucchi candidi, la stanza da letto padronale racconta un intreccio di storie familiari tramite miniature, piccoli ritratti, lavori di convento. L’armadio-cappella in lacca bianca e oro è fornito degli arredi liturgici, fior di seta in campane di vetro, un grazioso Gesù Bambino di cera.

La cucina è immensa e accogliente, rivestita a piastrelle di Caltagirone. In sala da pranzo il pavimento è quello quattrocentesco in cotto paglierino, e i mensoloni gotici policromi sospesi a mezz’aria svelano l’esistenza dell’antico soffitto ligneo originale a carena di nave, celato dietro la volta affrescata del secolo dei Lumi da Giuseppe Crestadoro e dal quadraturista Benedetto Cotardi con un cero azzurro su cui libra lo stemma dei Paternò.

L’enfilade dei salotti conduce al vasto alone da ballo, il “camerone”, realizzato tra il 1763 e il 1766 da Andrea Gigante: sul soffitto, l’affresco di Giuseppe Crestadoro raffigura “La gloria del principe virtuoso”. Qui, dove nel Settecento Aloisio Moncada dava feste mascherate cui “scandalosamente” ammetteva, oltre al corpo nobile, “non pochi del civile”, il nonno dell’attuale barone Vincenzo Calefati scorrazzava da piccolo a bordo di un calessino trainato da un asinello. E qui, ai tempi di suo padre, un trenino inglese si sviluppava dalla cucina per i vari ambienti, recando una tazza di caffè dolciumi e frutta senza l’ausilio di domestici. Nel pomeriggio rovente gorgoglia l’acqua di un ninfeo seminascosto da papiri e da una nuvola di gelsomino. Intanto Lola, pacioso ed elegante corso siciliano, dal lucido mantello nero, stremata dall’afa e dalle intemperanze del trovatello Totò, si accascia sulle piastrelle verdi del “cortile del Petrosino”.

In Sicilia l’ospitalità non è un’opinione, ma una scienza esatta. Un pranzo diviene un evento, un ricordo da serbare, intessuto com’è nel retaggio di quei monsù franco-siculo-napoletani che costituivano il vanto dei vari casati autoctoni, tra l’estrema età barocca e l’ultimo pirotecnico slancio impresso dai Florio nel primo Novecento. Memore di ospiti illustri, dalla regina Giovanna di Napoli a Carlo V, che vi giunse nel 1535, preferendolo al fatiscente Palazzo Reale, al vincitore della Battaglia di Lepanto, don Juan de Austria, nel 1576, Palazzo Ajutamicristo declina ancora una secolare sapienza nell’accogliere.

Sua autentica anima è Pia Calefati di Canalotti, che, col marito Vincenzo, presidente regionale del Fai, è impegnata nel recupero di antichi splendori siciliani abbandonati all’incuria ed è anche un’attenta conoscitrice di quella peculiare forma gastronomica siciliana “di palazzo” che custodisce sapori inimitabili, sofisticatezze da iniziati. Ben lo sanno quanti hanno avuto il privilegio di vistare questa casa, testimone di una civiltà che, malgrado tutto, seguita ad esistere. Personalità come Riccardo Muti, un incuriosito Carlo Rambaldi, Lynn Forrester de Rothschild, donna Marella Agnelli, Franco Maria Ricci o Tom Parker Bowles che, sorprendendo il barone Vincenzo al ritorno dalle campagne, gli chiese dove acquistare i pantaloni da caccia che indossava. O Elizabeth Chatwin, che amava narrare aneddoti palermitani e greci del marito Bruce, in una serata di tarda primavera.

Miracoli di una casa dall’ininterrotta secolare esistenza, da un luogo che dispone alla confidenza, ad una joie de vivre sottesa, segreta, emblematica.

Paradigmi

DITA VON TEESE

Dita von Teese und Theo Hutchcraft beim “Cartier Queen’s Cup Polo Day” in England

photo by vogue.de

Charm in limited edition

Accessorio cult della stagione, il cappello con veletta Jil Sander è ora disponibile in esclusiva per l’eshop del brand in un unico colore bordeaux. Subito dopo la sfilata Primavera-Estate 2012, questo mix esplosivo di eleganza e vanità, era stato esaurito in tutte le boutique Jil Sander.

Un accessorio esclusivo che fa parte delle ultime creazioni di Raf Simons, che ha lasciato il suo posto di direttore creativo di Jil Sander nel mese di febbraio per riempire il vacante alla maison Dior dopo la partenza di John Galliano. Il cappello con veletta Jil Sander è stato indossato dalla top model Crystal Renn nell’editoriale del numero di maggio 2012 di Vogue Paris.

Una limited edition realizzata in collaborazione con uno dei più famosi hat designer al mondo, Stephen Jones, in esclusiva sul e-shop Jil Sander, a partire da domani.

ds ispirated by vogue.fr

Fantasie berbere

Queste stupende piccole piastrelle marocchine Berbere

si possono trovare da Recuperando che le importa direttamente dal Marocco. Una maiolica fine, di alta qualità, con disegni sia Arabi che Naif. Biscotto fatto a mano. Maiolicate e dipinte a mano. Da utilizzare nel restauro o nell’arredamento, comunque per portare fantasia e fascino di un mondo lontano nel proprio mondo.

Save the date

Una calda serata d’estate, la magia di uno dei castelli più affascinanti del Trentino, il gusto di un appuntamento d’alta cucina e un delitto misterioso da risolvere.

“Le Cene Con Delitto” al Castel Campo (Lomaso-Trentino). Save the date. Mancare sarebbe un delitto…

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Miranda as Monica

Miranda Kerr x Terry Richardson for Harpers Bazaar

Il fotografo Terry Richardson ha recentemente immortalato Miranda Kerr a Brooklyn NY per la rivista Harpers Bazaar. Le fotografie vedono una straordinaria Miranda incarnare l’estetica degli anni cinquanta; in un video esclusivo girato sempre da Richardson, la top model interpreta Monica Vitti indossando una selezione di abiti di lusso di questa stagione.

E’ tutto QUI

In Barrio de las Letras, a casa dei grandi scrittori spagnoli

Per la serie “scorci di città ricchi di fascino”, ricordate la giornata trascorsa a Place des Vosges nel cuore di Parigi? Lo stesso “sentiment” ci conduce nella splendida Madrid, in un luogo riscaldato dal fermento culturale del passato, sulle orme delle penne che hanno fatto grande la Spagna.

Basta attraversare il Paseo del Prado, dove gli alberi attenuano il sole, ma non il fragore del traffico, per trovarsi immersi in un’isola nella città: silenziosa, pedonale, ricca di placide terrazas, librerie e gallerie d’arte.

E’ il quartiere Las Huertas, conosciuto come Barrio de las Letras, incastonato tra il Museo del Prado e il Thyssen da un lato, il Reina Sofia e l’ottocentesca stazione di Atocha dall’altro e chiuso, in alto, dalla scenografica piazza di Santa Ana, in cui sorge uno dei teatri di prosa più antichi e rinomati della capitale: el Español.

Le vie qui prendono il nome degli scrittori del Siglo de Oro, fiore all’occhiello della Spagna fra 500 e 600: Quevedo, Cervantes, Lope de Vega, Góngora… Stralci delle loro opere sono incisi con il bronzo fra i lastroni del fondo stradale.

Disseminate tra librerie, bistrot, negozi di design e di modernariato, sorgono ancora le loro case, ora trasformate in musei. La più suggestiva, al numero 11 della Via Cervantes, è quella in cui visse i suoi ultmi anni il drammaturgo Don Félix Lope de Vega. L’appartamento, oggi proprietà della Real Academia Española, conserva la struttura originaria: le stanze, lo studio, la cappella in cui si preparò a prendere i voti e l’orto sul retro.

Visitarla significa percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, verso l’universo letterario dello scrittore, ma anche verso il fermento culturale e sociale della Madrid che si preparava a diventare la capitale di un impero, orgogliosa ma attonita, da quella cittadella medievale che era stata fino ad allora.

Lope de Vega e Miguel de Cervantes (la sua casa museo è a Alcalá de Henares) si sfidavano in continue tenzoni (e non solo a colpi di penna). Per una sorta di ironico contrappasso, i luoghi a loro appartenuti si incrociano oggi nella memoria della città. L’autore del Quijote riposa all’interno del bel convento de las Trinitarias che sorge proprio sulla via dedicata al suo eterno rivale.

TESTO – ds ispirata da Lucia Magi su IL (Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIE – barrioletras.com

MUSICA – Don Quijote, el soñador – Compañia Flamenca de José Moro http://www.youtube.com/watch?v=Dmt3han9iEQ&feature=fvst

Yuja Wang, sexy piano

 

Beato chi ha potuto ascoltarla ed ammirarla qualche giorno fa presso la Sala Filarmonica di Trento.

Il suo nome in mandarino significa dolce piuma, ma nel mondo della musica classica è già un peso massimo. Nata a Pechino, figlia d’arte, a sette anni era già un talento del Beijing’s Central Conservatory of Music dove ha studiato prima di trasferirsi al Mount Royal College Conservatory a Calgary in Canada e quindi al prestigioso Curtis Institute of Music a Philadelphia. Ora a 24 anni è considerata la risposta femminile a Lang Lang al quale l’accomuna la direzione di Gary Graffman, sotto cui ha perfezionato la sua musica.

Allo straordinario talento e ad una tecnica prodigiosa che le permettono di spaziare in assoluta nonchalance da Prokofiev a Béla Bartok, unisce un’immagine sexy tale da mettere in subbuglio il mondo della musica classica. Una sensualità concentrata in 45 chili per un metro e 50 di altezza, un prodigio formato mignon ma con la forza del dragone. E il suo look abituale, composto da mini e abiti striminziti che le fasciano il corpo da bambola, ha attirato la severa critica americana che lo ha giudicato troppo audace e inadatto al palcoscienico della classica. Cosa che non le ha comunque impedito di esibirsi nei massimi templi della musica, dalla Scala alla Carnegie Hall con le maggiori orchestre e contesa dai piu celebri direttori.

Il suo primo album, Sonatas & Etudes del 2009 ha ricevuto una nomination ai Grammy ed il prossimo, la giovane pianista, lo inciderà con la direzione di Claudio Abbado. Intanto è testimonial dei pianoforti Steinway e del marchio Rolex.

In occasione del concerto di Trento, tra i due Steinway della Filarmonica, Yuja Wang ha scelto di suonare quello del 1952, contraddistinto da sonorità rotonde e avvolgenti, qualità timbriche meno presenti nell’altro strumento, della metà degli anni ‘70, caratterizzato da un timbro più asciutto e da una rispondenza percussivamente più icastica.

Il concerto ha regalato grandi emozioni ad un pubblico numerosissimo ed entusiasta, a partire dall’inizio da brivido. Durante l’«Étude-tableau» n. 4 di Rachmaninoff, un inconveniente tecnico ha costretto Yuja ad interrompere la sua esibizione: un fiocco di feltro, staccatosi, impediva il funzionamento di uno degli smorzatori. I tecnici di Steinway hanno rimediato all’inconveniente a tempo di record e il concerto ha potuto riprendere con una Wang che ricominciando dal primo brano, ha proseguito, come nulla fosse successo.

 

TESTO – ds ispirata da Stefania Cubello su Ladies

FOTOGRAFIA – orchestramozart.com

MUSICA – Chopin Piano Suonata No. 2 Part. 01 http://www.youtube.com/watch?v=Q_vBl5rBRpk

 

 

 

 

 

La mia cucina, il cuore di tutto

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Già, la cucina. Il cuore della casa. La mia ha il sapore antico delle cucine dei vecchi casali di campagna. Pareti rivestite da ecopietra e pavimento in travertino.

Il corpo è in legno di noce (www.marchicucine.it), mentre il rivestimento è in Botticino, come il grande lavabo.

La protagonista assoluta è la grande cappa color vinaccia che sormonta la zona fuochi, dotata di grill e di un piccolo lavabo di servizio.

Al centro della stanza, una vecchia madia funge da tavolo di lavoro ed è corredata da una coppia di vecchi candelabri in ottone brunito e da una grande zuppiera in ceramica. Dentro è riposta gran parte della biancheria di famiglia per la cucina, mentre nella parte bassa, ospita alcuni pezzi della collezione di rami. Tegami, pesciere e grandi pentole per la cacciagione sono in parte appesi , in parte accolti sulla piccola finestra dell’ambiente.

A fianco della madia, la vecchia e sgangherata panchina impreziosita con cuscini realizzati in tessuto Rubelli, è il posto preferito da Gianmarco per sedersi e osservarmi mentre cucino.

Una nicchia, ricavata da una vecchia porta ospita il frigorifero Miele (www.mieleitalia.it) accanto ad un carrello porta vivande Ikea utilizzato come ripiano di servizio, sopra il quale sono appesi un tributo a Picasso e un vecchio cavatappi in ottone brunito.

Per quanto riguarda gli accessori, non manca davvero nulla: affettatrice (Fratelli Valentini di via San Marco a Trento),  frullatore KitchenAid e nell’angolo breakfast, macchina del caffè Illy e spremiagrumi elettrico. E prima di possedere un iPad, in cucina tenevo un pc portatile per la ricerca di ricette particolari da tutto il mondo.

Sul ripiano della lavastoviglie si trovano, una Tivoli Audio, i libri di cucina, il vecchio ricettario di famiglia, e alcuni testi curiosi come “Creme&crimini”, ricette dai romanzi della Christie, “Personaggi letterari a tavola e in cucina”, ” Prague Cafés”, “Istruzioni alla servitù”.

Nella scelta dell’arredamento della cucina ho preferito circondarmi di elementi naturali, “veri” e “sinceri” come il legno, il vetro, il rame, il ferro, l’acciaio, la porcellana bianca. Ho assolutamente bandito la plastica.

Sto bene qui.

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – Casa Campanelle

MUSICA – no time no space franco battiato http://www.youtube.com/watch?v=1vLo2_OmQfA

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