La camicia bianca secondo me

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La camicia bianca. E’ un capo che deve necessariamente appartenere alla nostra storia e al nostro guardaroba. Bianca, pura, dal buon taglio sartoriale. Regala luminosità e splendore all’incarnato, eleganza misurata nel giusto Modo e nel giusto Tempo. Come sposata al denim. Diventa sexy quella rubata al guardaroba di lui ed indossata da una Donna: femminile, se i primi bottoni vengono maliziosamente dimenticati aperti, androgina, con la cravatta ed il pantalone. Pur sempre #sosexy. Camicia bianca è dire Gianfranco Ferré, il maestro che l’ha elevata ad icona interpretandola all’infinito con progetti sempre più innovativi. Oggi celebrato in una mostra a Palazzo Reale a Milano fino a fine marzo.

 

Save the date.

La Camicia Bianca Secondo Me. Gianfranco Ferré.

Dal 10 marzo fino al 1° aprile

Palazzo Reale Milano

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No words needed

IMG_5197Non mi interessano le provocazioni. 

feat. Blade Casadei

The Promise of a Strong Female

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feat. Rouge Passion Pomellato ring

L’attimo raccolto (del sabato sera)

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Female. Sala del camino Casa Campanelle, ore 18:30

Sono una persona…

10330391_10203280979338101_516154551506657362_n

… a modo. Mio.

*guanti kick boxing Leone, smalto Tropix Shellac

Wrap-dress Time

IMG_3973 1535377_10202431322737217_1929094740_nMod. Femminilità On. Un omaggio alla femminilità, questo Wrap-dress che anticipa uno dei must have della bella stagione. Anche la signora dal tubino nero lascerà volentieri il rigore del suo capo preferito per le linee morbide, sensuali, avvolgenti, di un Wrap-dress. Fresca mania in arrivo.

Wrap-dress mania Un capo iconico, nato 40 anni fa quale simbolo di una nuova femminilità. Ora in mostra a Los Angeles. Lo racconta a Vogue la sua creatrice, Diane von Furstenberg.

*abito Luisa Spagnoli.

L’attimo raccolto (del sabato sera)

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Se una donna si guarda allo specchio non vede un’altra donna, ma più d’una. Stanza dei bambini (Casa Campanelle), ore 18.30

*Pigalle120 Louboutin, calze Wolford

Blade Diary

Una giornata da vivere puntando in alto e aspirando al top; ad altezze vertiginose, pericolosa come le Montagne Russe, ad altissimo tasso di seduzione, fin dalle prime ore del mattino. Protagonista assoluto, un oggetto del desiderio, espressione del perfetto equilibrio tra femminilità e design, capace di coniugare l’eleganza alla sofisticata competenza artigianale e all’innovazione del Made in Italy. Oggi, T & M lo interpretata con grande ironia, quale compagno inseparabile della rocambolesca giornata di una donna. Signore e signori, ecco a voi… il Tacco Blade.

GUEST STAR: Décolleté iconica Casadei in luminoso camoscio, Tacco “Blade” in vero acciaio 120 mm affilato come una lama, plateau interno 10 mm, collezione autunno/inveno 2012-2013. 

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Pericolose, sempre.

Ore 6.30, “Presto che è tardi”blade (1)Lavastoviglie Rex Electrolux, porcellane Sanssouci Rosenthal, pentola Mami Alessi

Ore 7, Real GovernancePicShells Alari antichi, grembiule da cameriera (dote della bisnonna), camino in pietra Recuperando, “Istruzioni alla servitù” di Jonathan Swift (ed. Adelphi)

Ore 8.30, e chi mi ferma più

blade (6)

Giraffa Schleich, macchina a pedali vintage

Ore 9, @work

blade (7)

Tazza Ikea, cover Diary Louis Vuitton, penna Montblanc, “Industrial Chic” di Durieux&Hamani

Ore 12, It’s  Brunch o’clock

blade (11)

Tazza Galerie Royale Bleu Wallis Bernardaud, iPal Tivoli Audio, trench Burberry, borsa Louis Vuitton, “Opere” di Sade (ed. Meridiani)

 Ore 14, tempimorti

balde 16

N. 754 Vogue Italia & “Femmes” di Jeanloup Sieff tra corda di rame e tubo corrugato

Ore 17, con i bambiniblade 15

Poltroncina Lou Lou Ghost di Kartell, cuscino “palla da rugby” Maison du Monde, giochi in legno Sevi, peluche Trudy Bear

Ore 18, Green Space

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Grembiule da sommelier Enoteca Grado 12 Trento, vecchio innaffiatoio in zinco

Ore 18.30, relax off road

blade 13

Mtb Merida, orologio Santos Cartier

Ore 19.30, stasera (ti) cucino ioblade 12

Olio Casaliva Comincioli, pesciera in rame Navarini, coltello San Marco, anello Trinity

Ore 20.30, I’m busy

blade (10) Carrè in seta Hermès, coltello e cloche scaldavivande Alessi, tovaglia Bossi

Ore 22, Red Carpet

blade (2)

Abito rosso XS Collection Milano, Spumante Ferrari Brut

Ore 23.50, beautycare

blade 17

Spugne Mastro Raphael, Crème lisse suprême [PRO3R] Progressif Anti-Rides Carita Paris

What else?

fotografie: donatella simoni

colonna sonora: Wankelmut & Emma Louise – My head is a jungle

L’attimo raccolto

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 La femminilità è un punto forte. Impalpabile abito in chiffon abbinato a bracciali in pelle con inserti in acciaio. Bolzano, ore 17

L’ispirazione del giorno

fFiori per una (piccola) donna. Oggi la mia nipotina compie un anno. Per lei, in giardino, ho raccolto dei fiori di pesco. Mi piace poter rendere omaggio alla bellezza di una bimba sbocciata leggera in un tempo tiepido di primavera. Perché credo che il valore di una donna, dipenda non solo dall'”essere vita”, ma soprattutto dal “dare vita”. Un dono, quindi. Come lo è essere nonna, madre, figlia. Reciprocamente. Grazie piccola Alice, per avermi riportato con l’anima e la mente a questo Bel significato dell’essere donna. 

L’attimo raccolto

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Linguaggi. In un giorno di sole e solitudine. Casa Campanelle, ore 11.00

Un réel bonheur

Au Bonheur des Gants

Au Bonheur des Dames

ll

“C’est un réel bonheur de voir cette actrice les enfiler et les humer avec délectation.

On la sent transportée dans un autre monde”

Forever now Charlotte

 

La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.

 CHARLOTTE CASIRAGHI

for

GUCCI SS 2013

Ai piedi di una Donna

Oh, where did hunter win

So delicate a skin

For her feet.

You lucky little kid

You perish, so you did

For my sweet.

To my Mistress’s boot

Frederick Locker Lampson

Matteo Tom Ford 013

photo by CLAUDIO AMADEI for T & M

 

Seduzione in punta di piedi

Perché la calzatura? Forse perché di tutti i componenti dell’abbigliamento femminile è quello che più sottilmente esprime la seduzione, il richiamo del sesso. Non nell’abito, simbolo di status, non nel gioiello speso solo espressione di ricchezza, ma in questo guscio, che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile.

 Apri la punta, scopri il tallone

Anni Venti: Con le prime minigonne, quelle per ballare il charleston, le scarpe sono di tutti i tipi, di camoscio, di rettile, di pelle, sono lunghe con tacchi molto incurvati.

Anni Trenta: Il cinema è la forma di spettacolo più popolare, ancor più delle riviste di moda. Le calzature di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro”, dal bel tacco alto ma non troppo sottile, vera meraviglia di proporzione, fanno impazzire.

Anni Quaranta: Lo sforzo bellico, materiali poveri, sughero e zeppe.

Anni Cinquanta: Il tacco alto, sottile, talvolta così sottile da chiamarsi “a spillo”, assottiglia la caviglia, slancia la gamba, s’impone con prepotenza.

Le scarpe tornano ad essere affusolate ed eleganti.

Inizia una girandola di invenzioni, un evoluzione di questo accessorio che insegnerà alle donne questa legge: per quanto elegante, prezioso, personale sia un abito, non lo sarà mai veramente se a reggere l’immagine non c’è una calzatura degna del suo nome.

 Il secolo dei Maestri

Il Novecento: Pinet, Hellstern arrivando a Pietro Yanturni e all’astro André Perugia, di origine italiana, considerato uno dei padri di quest’arte che fece delle scarpe degli anni Venti quel capolavoro di eleganza e modernità che ancora oggi ammiriamo. L’esperienza in una fabbrica di aeroplani nel corso della prima guerra mondiale, prima di cominciare a disegnare scarpe per Poiret, servì a chiarirgli le idee: “Un paio di scarpe deve essere perfetto come un’equazione e calibrato al millimetro come un pezzo d’ingranaggio”.

 Su misura, per poche

“Una vera signora non compera le scarpe, le ordina”, diceva Lady Duff Cooper.

Esiste una categoria di donne, decisamente ristretta, che – portatrice di un’eleganza senza tempo – per educazione, per tradizione, per piacere, si fa realizzare le scarpe su misura da quegli artigiani, pochi rimasti, la cui opera viene contesa in tutto il mondo.

Per lei, la scelta di un nuovo paio è attesa, fiducia. Non può provare tutti i tipi che le piacciono, può solo progettarle insieme al calzolaio, che nel suo laboratorio custodisce la forma in legno dei piedi della cliente, con un’accurata scheda su misure e particolarità.

L’artigiano – artista crea per la signora qualcosa di unico, di eccezionale: un privilegio.

Un paio di calzature così – ha detto qualcuno – non si comprano, si meritano.

 Feticismo in punta di piedi

Esiste un limite tra culto per la scarpa e feticismo, o piuttosto l’uno non sconfina spesso nell’altro? A cavallo del secolo Freud e colleghi analizzano il simbolismo sessuale di piede e calzatura mentre, precedentemente, altri avevano dato espressione letteraria all’analisi degli stravolgimenti che la scarpa femminile induce sulla specie umana. Valga per tutti l’esempio del celebre Restif de la Bretonne, che nella seconda metà del Settecento confessava: “Durante l’infanzia amavo le belle fanciulle; avevo soprattutto un debole per i bei piedini e le belle scarpe. Tenevo sul camino la sua scarpetta rossa con i tacchi verdi alla quale rendevo omaggio tutti i giorni”.

Infinita è l’iconografia in quest’ambito. Newton, Jones, Mapplethorpe che ci lasciano alcune tra le più inquietanti immagini di calzature femminili.

Le stesse continuano ad essere protagoniste di film e fumetti, come quelli di Crepax e di Andrea Pazienza, con le sue Veneri nude calzate di sandali rossi dal tacco altissimo.

Arrivando all’incontenibile Quentin Tarantino che sorseggia champagne dalla Louboutin di Uma Thurman…

 

Testi dal libro di Irvana Malabarba “Ai piedi di una donna” (Idea Libri, 1991)

Beautiful things

                                                                                                                                                                     Décolleté cocco color blu, autunno/inverno 2012-13.

Femminilità senza tempo

Una femminilità che va oltre codici e distanze. L’Alta Moda, secondo Dolce & Gabbana, affonda le radici nel territorio. Quello d’origine, amato e rivissuto, sotto varie forme. Luogo di luci e ombre, di sacralità e sensualità. Dove si muovono figure magiche e carnali.

La protagonista di questa favola è Monica Bellucci fotografata da Paolo Roversi per Vogue (suppl. settembre). “Posso dire che Domenico, Stefano e io, da mediterranei, troviamo la nostra fonte di ispirazione nelle donne che abbiamo amato, che ci hanno fatto sognare. Donne dalla forte personalità, come le nostre nonne, mamme, zie. Esempi di femminilità che è stata portata sullo schermo dalle grandi attrici italiane del cinema di Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica. Dive che hanno saputo trasmettere questo modello di femminilità al mondo”

Il nero, che la tradizione vuole simbolo del lutto e quindi deputato a mantenere le distanze, diviene ora, con un abile gioco d’ironia, il colore della seduzione. Mentre il pizzo, nella sua perfezione esecutiva, richiama quell’idea di unicità che è il fondamento dell’Alta Moda. Pizzi sontuosi e ricercati, realizzati da mani sapienti, si alternano a fastosi broccati nei quali la seta più preziosa si intreccia con il filo d’oro, fra suggestioni cinematografiche e rievocazioni di antichi splendori. Capolavori unici, nati per essere interpretati da donne straordinarie.

“Abiti meravigliosi, frutto di un eccezionale lavoro artigianale. Abiti di gran lusso, ma che non creano, tuttavia, quell’effetto di distanza che capi così importanti e sofisticati talvolta possono suscitare. Anzi, ti viene voglia di indossare queste stupende creazioni anche in occasioni meno formali”. (MB)

Quanto vi invidiamo (e copiamo) donne siciliane!

Bianca Balti interpreta per Dolce & Gabbana

l’immagine di donna siciliana a cui noi donne del mondo aneliamo.

Una donna forte

madre

moglie

ma soprattutto 

una DONNA FEMMINILE.

Solo ispirazioni, forse…

Le radici della femminilità

La Sicilia, la donna siciliana, la famiglia. Dolce e Gabbana sintetizzano tutto questo nella loro moda (arte) ed io, nei panni di questa femminilità, mi sento perfettamente a mio agio. I miei masterpieces sono un completo in seta dipinta, color celeste con grandi fiori, composto da longuette e bustier con reggiseno nero incorporato, e un tailleur nero in tessuto di lana formato da una giacca strizzata in vita, collo sciallato e longuette (collezioni 1996).

In quanto a femminilità, Sicilia e famiglia, mi piace particolarmente la nuova campagna pubblicitaria di Dolce&Gabbana per la primavera-estate 2012. La Sicilia di un tempo ispira questi scatti che sono delle vere e proprie foto di famiglia. Per esaltare l’italianità della loro moda, i due stilisti hanno scelto come protagonisti attori italianissimi che in questi anni si sono distinti per bravura e simpatia e due emblematiche bellezze italiane, Bianca Balti e Monica Bellucci.

La suola rossa, “procuratrice d’invidie”

Sull’Olimpo degli stiletti, assieme a Jimmy Choo e Manolo Blahnik, c’è lui, Christian Louboutin con la suola rossa che ha posto il mondo femminile ai suoi piedi.

La suola color Pantone n° 18.1663TP è l’inconfondibile marchio di fabbrica delle scarpe firmate Louboutin, «Il rosso vivo non ha altra funzione che quella di far sapere a tutti una cosa sola: quelle là sono le mie», aveva sottolineato il designer francese alla rivista New Yorker. Le suole tinte di rosso fuoco sotto le scarpe con i tacchi vertiginosi sono diventate il simbolo della casa Louboutin e dunque anche uno status symbol.

L’immagine della (ex) prèmier dame Carla Bruni-Sarkozy che, accanto a Letizia di Spagna, sale le scale del Palazzo reale di Madrid, è ritenuta una delle sacre icone della femminilità del XXI secolo.

“Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tanto meno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate“. E ancora: “Il comfort è un concetto orribile“, oppure “Tutte le calzature hanno un senso, le mie sono fatte per sognare ed essere sexy”

Come tutti i grandi capolavori, la suola rossa è nata per caso. L’artista delle scarpe “che non servono per camminare”, nelle pagine del lussuoso libro illustrato (Rizzoli) a lui dedicato, racconta come da un gesto improvviso nel suo laboratorio di rue Jean-Jacques Rousseau, vent’anni fa, sia nato un mito: “Gli schizzi per la collezione Pensées (autunno/inverno ’93-’94) erano a colori, ma quando presi in mano la prima scarpa, un modello di crêpe rosa, constatai che non poteva essere più diversa dal disegno. Qualcosa non andava e ci misi qualche tempo per comprendere: la colpa era della suola nera. Strappai dalle mani della mia assistente un flacone di smalto per unghie rosso e lo rovesciai dietro alla scarpa. Grazie al colore, il modello prese vita: così nacque il mio marchio di fabbrica.”

Le donne che calzano una Louboutin hanno un rapporto molto forte con la propria personalità.  “L’idea è che si vede una donna elegante per strada, ci si gira a guardarla e l’ultima cosa che si vede, l’ultimo richiamo, è quella suola rossa”

Pericolosamente seducenti e dai tacchi pericolosamente alti. Chi indossa Christian Louboutin è chiaramente un passo avanti.

www.christianlouboutin.com

Carla Bruni e la Principessa Letizia di Spagna

 TESTO – ds

FOTOGRAFIA – dailymail.co.uk

MUSICA – elle m’a dit mika http://www.youtube.com/watch?v=NiHWwKC8WjU 

Che noia che barba questa eleganza!

Seconda puntata della rubrica “cattiva” di tempi&modi “Indicativo”, immagini positive e negative catturate dallo street style trentino. Signori, non aspettatevi fotografie. Cercherò di descrivere gli stili che vedo, usando la mia sola arma, e concedetemelo, mi divertirò ad…affondarla. Avrò infatti un occhio di riguardo più per le stonature che per le sinfonie. Avez-vous bien comprì?

Io non mi capacito. C’è chi venderebbe l’anima al diavolo per sembrare più giovane, ma c’è anche chi fa di tutto per sembrare più vecchio.

La incontro quasi ogni giorno e non passa volta che io faccia questo pensiero: questa bella giovane signora, forse quarantenne, sempre vestita così elegantemente. Ma che noia!

Sempre. La sua divisa è il tailleur pantalone, sui toni del grigio, del blu, del nero. Unica nota di colore, sempre, immancabilmente, quel foulard! Sempre, ogni giorno, foulard. Diverso per carità, prezioso scherziamo, Ferragamo, Hermès, Gucci.

In questo caso, non riesco nemmeno ad apprezzare il tentativo di riportare la barra sulla rotta della femminilità, indossando calzature con il tacco, ma che tristemente e poco coraggiosamente, si rivela da sotto il pantalone, né alto né basso, “né carne né pesce”.

Che voglia comunicare il suo rigore di donna di potere? A me comunica solo un’eleganza noiosa. La femminilità è ben lungi. Un viso estremamente dolce ed attraente, un’espressione molto fresca ed intrigante, annacquati da uno stile noiosamente elegante, sempre uguale a se stesso, privo di fantasia e di quel pizzico di femminilità trasgressiva che renderebbe l’immagine diversa.

Morale: osi qualcuno ad affermare che il concetto di eleganza è assoluto. Dopo Sua Maestà Caterina (Dominici) la Rossa, regina indiscussa dei clic su tempi&modi di questi ultimi giorni, questa è la controprova che fa zittire gli scettici.

Potere a chi osa!

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Neuhauser Straße München

MUSICA – boredom muse http://www.youtube.com/watch?v=vxWuNrHgviY

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