“Africa da Nobel”, volti che fermano i deserti

Immagini raccolte da “non-fotografi”, rubate da chi ama l’Africa e la visita per lavoro o perché non può farne a meno. Immagini catturate con camere digitali ordinarie in condizioni non sempre ottimali, spesso nelle poche pause fra un impegno e l’altro, la visita ad un progetto di cooperazione e il saluto ad un amico che non si vede da tempo. In Somalia, Kenya, Mali, Uganda, Mozambico, Etiopia…

“AFRICA DA NOBEL, volti che fermano i deserti” è un’importante quanto intensa mostra fotografica di Marco Pontoni, Laura Ruaben e Paolo Michelini* allestita fino al 1° aprile presso l’ArtCafè Auditorium del Centro Servizi Culturali S.Chiara in via Santa Croce, 67 a Trento.

L’Africa di questi scatti, di questi volti, non è né tragica né oleografica. E’ l’Africa di chi si incontra nelle campagne, nei mercati, nelle scuole (a volte solo un rettangolo d’ombra sotto ad un’acacia), lungo le strade delle small town e dei villaggi. Un’Africa che lavora, studia, mangia, fa festa; lontana dallo stereotipo dell’esotismo e da quello speculare del continente affamato, con i suoi standard comunque lontanissimi rispetto a quelli a cui siamo abituati in Occidente. Un’Africa straordinaria nella sua quotidianità, che merita un Nobel per la sua capacità di resistere, che non si arrende al deserto, ad ogni genere di deserto.

Taxi Driver. Etiopia, M. Pontoni

Sono tanti i deserti e tante le cause che li producono. Sono tanti come i volti dell’Africa e degli africani, che a volte facciamo fatica a distinguere quando li incontriamo sulle nostre strade. Deserti prodotti dallo sfruttamento indiscriminato dei suoli, dalle speculazioni a cui l’Africa è sempre esposta: terreni acquistati “in svendita” da paesi terzi per produrre cibo o biocombustibili, terreni appaltati alle multinazionali per “succhiarne” le risorse. Deserti che si annunciano con i cambiamenti climatici, che potrebbero vanificare decenni di sforzi, “sabotare” i progetti di riforestazione, alterare equilibri di per sé delicati. Altri deserti. Quelli provocati dalle guerre: deserti reali, la guerra spopola le campagne, avvelena i pozzi, insabbia i canali di irrigazione, e deserti che si insediano nel cuore degli uomini, delle vittime e dei profughi a cui è stato tolto tutto. Deserti invisibili nelle baraccopoli che circondano le grandi metropoli africane, rifugio di un’umanità spesso sradicata, alla faticosa ricerca di una nuova identità. E ovunque deserti lasciati dalla storia, percorsi da popolazioni spostate dai luoghi di origine, private della loro cultura e della loro libertà, divise da confini incomprensibili, tracciati sulle carte geografiche dagli europei oltre un secolo fa.

Donna alla macchina da cucire. Uganda, M. Pontoni

Calcetto, L. Ruaben

C’è chi lotta contro questo. C’è chi, come la presidente liberiana Ellen Johnsonn Sirelaf e la connazionale Leymah Gbowee, ha ricevuto persino un Premio Nobel per la Pace. E c’è chi il Nobel non lo riceverà mai nonostante il suo impegno silenzioso. C’è chi si ostina, come il celebre “piantatore d’alberi” di Jean Giono, a fare da argine ai deserti che avanzano; a volte con piena cognizione di causa, a volte inconsapevolmente con il loro semplice, umile agire quotidiano. Sono loro i protagonisti di queste immagini.

Hey, guitar hero! Somalia (Merka), M. Pontoni

Ai volti, ai gesti e agli spazi si accompagna una raccolta di proverbi africani, che “rafforza” ogni immagine. La cornice povera e tecnologica assieme: realizzata con il materiale riciclabile per eccellenza, il cartone, è stata incisa con il laser, sperimentando in questo modo un tecnica nuova, che combina l’estrema praticità del supporto (quando la cornice si deteriora può essere facilmente rimpiazzata, proprio come accade a tante cose in Africa) alla precisione del tratto. Opere di artigianato.

*Marco Pontoni. Nato a Bolzano nel 1965. Giornalista appassionato dell’Africa, attualmente lavora all’ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento. Ha girato numerosi documentari in Africa, Asia e America Latina centrati soprattutto sui progetti di solidarietà internazionale. Con il fotografo Massimo Zarucco ha realizzato il libro Mozambico, l’orgoglio di un popolo (Artimedia, 2005).

Laura Ruaben. Nata a Trento nel 1981. Collabora con l’ufficio stampa di Acli trentine. Arte e viaggio le sue passioni. Trova radici se si sposta: dall’Oriente all’Africa. È stata in Mali per un progetto di solidarietà internazionale che ha portato alla costruzione della scuola e della biblioteca nel villaggio Yassing in terra Dogon.

Paolo Michelini. Nato a Riva del Garda nel 1963. E’ responsabile del Settore Gestione Risorse Umane del Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale della Provincia autonoma di Trento. E’ stato in Kenya nel 2002 per un viaggio di conoscenza del progetto Tree is Life.