L’attimo raccolto (a mezzodì)

IMG_9836Pensieri che vanno, pensieri che vengono. Rimane, ferma, la speranza. Casa Campanelle, ore 12:00

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L’attimo raccolto (del rientro)

foto

E via, per mille nuove avventure. Studio Donatella Simoni, ore 8:00

L’attimo raccolto (della sera)

foto (10)Buone Presenze. Beato quell’animo che ha gli occhi tanto sensibili da intravedere anche al buio, il buono che c’è. Studio Donatella Simoni, ore 21:30

Circolo di lettura

Chissà quando succederà alla nostra… Ho regalato una panca da albero a mio figlio Gianmarco in occasione del suo 3°compleanno, con l’augurio che possa guardare sempre alla vita e alle sue bellezze da posizione privilegiata. La panca da albero, ispirata alla tradizione british, è un’icona evergreen dell’arredo da giardino. La nostra è stata realizzata su misura da Il giardino di legno intorno ad un giovanissimo albero d’acacia. Crescerà con Gianmarco.

panca albero

Ideale per godersi il giardino a 360°, è una seduta realizzata in teak praticamente eterna, visto che si potrà utilizzare persino quando l’albero cresciuto, la porterà in alto, come nel caso di questa circle bench. (foto da Marie Claire Maison).

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L’attimo raccolto (in the green room)

freen room

My Freen Room. Libera la mente di concepire lo spazio liberamente.

Giardino di Casa Campanelle, ore 16

Che lusso fare glamping

Trascorrere una notte sotto le stelle per respirare l’atmosfera dei Safari nell’Africa inglese, calda ed affascinante, soggiornando in strutture a cinque stelle senza nulla togliere al gusto dell’avventura e del contatto con la natura.

Il glamping, o campeggio glamour, è una formula alternativa di vacanza a basso impatto ambientale, grazie all’uso di energie rinnovabili, raccolta differenziata, minicar elettriche ed ecotessuti. In Africa? No, a Venezia, nell’esclusivo campo tendato Canonici di San Marco situato a pochi chilometri dalla Serenissima, tra il verde della campagna veneta, cesellata dalla magnificenza dell’arte e dell’architettura, e il blu della laguna. E’ il primo ecolodge in Italia ispirato alla formula nata nelle destinazioni calde dell’Africa, impiantato nel 2010 da Federico Carrer ed Emanuela Padoan.

L’accampamento, che può ospitare solo nove coppie, è costituito da strutture a tenda realizzate ognuna accanto ad un albero, come il caco o un’essenza della zona, come Bagolaro o Spaccasassi, da cui esse prendono il nome. Il lusso è nei dettagli.  I dolci sono fatti in casa e disposti su alzate anni Venti. Sempre diverse, ogni giorno, le tazze per la colazione. E il Prosecco, per l’aperitivo di benvenuto, non può che  essere versato in calici di cristallo. La piacevolezza del soggiorno è data anche dall’ambiente estremamente curato. L’arredamento, un hobby della padrona di casa, è un’esposizione di oggetti provenienti da tutto il mondo: cuscini indonesiani acquistati nei mercatini, la vasca da bagno in metallo dell’800 inglese, i saponi della Provenza.

Non un lusso, ma un ecolusso. Perché in questa nuova frontiera della vacanza, tutto deve essere a basso impatto ambientale: raccolta differenziata, riduttori del flusso d’acqua, illuminazione fotovoltaica, connessione wi-fi, minicar elettrica, ecotappeti e coperte in pelliccia ecologica per l’inverno.

Gli ospiti sono inglesi, australiani, neozelandesi e indiani che cercano un contatto profondo con la natura. Oppure ci sono romantiche coppie in viaggio di nozze appena arrivate a Venezia con l’Orient-Express che scelgono il Glamping dei Canonici per sentirsi ancor più protagoniste di un romanzo d’amore. Anche per la natura.

 da Anna Mangiarotti su Ladies, foto di Stefano Scatà

Autonomia speciale

Se El Hierro, l’isola più piccola delle Canarie, si sta attrezzando per diventare completamente autonoma dal punto di vista della produzione di energia elettrica grazie a tecnologie ad emissioni zero, Tenerife non è da meno. Su quest’ultima infatti è già attivo il progetto Casas Bioclimáticas, promosso da Iter (Istituto tecnologico delle energie rinnovabili).

Si tratta di un complesso di 24 ville bioclimatiche in affitto, costruite nel Sud dell’isola, perfettamente inserite nel paesaggio, energeticamente autosufficienti e a emissioni zero. Ogni struttura è dotata di sensori per monitorare i consumi. Costano da 136 euro al giorno.

(Ilaria De Bartolomeis su Ladies)

Karma, supercar dal cuore verde

Il progetto è di quelli che nascono da un’idea brillante di un visionario, poi incontrano una fabbrica all’avanguardia della tecnologia e atterrano in una terra fertile d’innovazione. Karma, l’auto gioiello da poco più di 100 mila euro, è prodotta in Svezia e progettata dalla Fisker Automotive, una casa automobilistica americana che rappresenta l’avanguardia della sperimentazione in campo di mobilità ecosostenibile e verrà importata in Italia dalla famiglia Lunelli (Ferrari Spumanti).  

La supercar che la famiglia Lunelli importerà in Italia ha una linea da grande sportiva, di quelle che di solito quando le metti in moto ti fanno vibrare lo sterno coi bassi del motore. La Karma invece ha bisogno di una altoparlante con il suono sintetizzato per far capire a chi sta intorno che il bolide è pronto a partire. E quando parte lo senti: il sedile ti abbraccia stretto, e il poggiatesta diventa tutt’uno con la nuca.  Un bolide fuori, fatto di curve sinuose e prese d’aria in puro stile supersport, dentro ti accoglie con rivestimenti extra lusso e tecnologia, ma quello che più conta e proprio quello che non si vede. Il cuore pulsante della supercar è composto da due motori elettrici sull’asse posteriore, e un pacco da 200Kw di batterie che si ricaricano: col tetto solare, con il recupero di energia in frenata, attraverso la connessione alla rete elettrica e con il supporto di un motore a scoppio sotto il cofano anteriore. I pistoni però non fanno mai muovere le ruote, servono solo a dare energia a un generatore di corrente. Quasi quattrocento cavalli, niente male per un’auto elettrica.

L’innovazione nella nostra regione è di casa, assicura Marcello Lunelli: «Abbiamo deciso di investire in questo progetto perché crediamo che rappresenti il futuro della mobilità, e come siamo stati in passato precursori nei pannelli solari, nella cultura biologica, e in tanti settori, lo saremo anche nell’automobile ». «È un nuovo concetto di automobile ibrida – spiega Riccardo Sampaoles, il responsabile operativo della Fisker Italia che ha la sede a Lagundo – il limite dimostrato finora da tutti i modelli della altre case era l’autonomia ridotta, con questa nuova concezione del motore invece si riescono a percorrere fino a 480 km».

ds ispirata da Riccardo Valletti su Trentino, foto da car-oto.blogspot.com

Green carpet

Un lungo fourreau strapless nero, con bustino costruito a fasce orizzontali e sottolineate da un piping a contrasto ed un’ampia coda realizzata con pieghe geometriche doppiate con una stampa floreale color avorio. Questo è l’abito couture disegnato in esclusiva da Giorgio Armani per Livia Firth, moglie dell’attore Colin Firth, in occasione della cerimonia dei Golden Globe.

Lo stilista ha scelto di abbracciare i principi di etica e sostenibilità, realizzando l’abito con un tessuto formato da fibre ottenute dalla pressione meccanica della plastica di bottiglie riciclate, un metodo che consente di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Una scelta green ed eco, ispirata dalla stessa Livia, grande sostenitrice  della causa ambientale. «L’attenzione per il mondo che ci circonda è un problema che riguarda tutti noi, e al quale non possiamo sottrarci», ha detto re Giorgio.

Armani è stato uno degli stilisti, come Tom Ford, Chanel, Gucci, Stella McCartney, Paul Smith, Valentino, Roger Vivier, Alberta Ferretti ed Ermenegildo Zegna che si sono sbizzarriti sul red carpet proponendo abiti dall’impatto ambientale ridotto, in materiali eco-compatibili. Proprio la Ferretti ha affermato: “Creare abiti femminili e glamour, ma allo stesso tempo eco-friendly, è una sfida che stimola la mia creatività. Credo che la moda sia una modalità forte di comunicazione, che può supportare una così attuale e contemporanea causa». E Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, non ha perso l’occasione dal suo seguitissimo blog di invitare la moda alla sostenibilità ambientale.

Il maggior impegno nei confronti dell’ambiente è stato il filo conduttore della 69esima edizione dei Golden Globe Awards. Oltre il contributo da parte degli stilisti, diversi attori hanno infatti richiesto un menù totalmente vegano. Natalie Portman, l’attrice da tempo impegnata nella salvaguardia dell’ambiente, dichiaratamente vegana, pare abbia fatto pressioni sull’organizzazione per avere serviti al gala di premiazione, oltre alla cucina tradizionale della kermesse, anche piatti vegetariani e vegan. Infatti alla cena che segue la premiazione, erano presenti  verdure di stagione della California, scelte a “impatto zero” e da produttori locali per abbattere l’inquinamento da trasporto, miso e soia organici, vellutate di pomodoro e tortini di verdura bianca al forno.

Eco friendly, for example.

 

TESTO – ds ispirata da www.classlife.it e www.greenstyle.it

FOTOGRAFIA – www.classlife.it
 
MUSICA –  green day boulevard of broken dreams http://www.youtube.com/watch?v=gWNRUVMboq4

 

Rethinking a landscape

Cambiarsi e rinnovarsi, ma all’insegna del riciclo, donando vita nuova a strutture inutilizzate. Una tendenza architettonica attuale che investe energie non solo all’avanguardia, ma deve prestare attenzione anche all’ambiente, in una maniera così precisa da sfiorare l’approccio più puramente ecologico.

Una necessità del XXI secolo, quando gli spazi liberi si riducono e il problema ambientale si fa sempre più persistente. Senza contare la difficile congiuntura economica che in qualche modo invita a scegliere la strada del creare.

E creare significa anche riciclare, riadattare gli spazi già esistenti. Da otto anni ad esempio, sono iniziati i lavori di realizzazione del parco di Fresh Kills a New York, costruito sopra la maxi-discarica omonima, tanto maxi da superare in altzza la Statua della Libertà e destinato a diventare l’area verde più vasta della città, 890 ettari di terreno.

Presso il Maxxi di Roma è aperta una mostra fino ad aprile intitolata “Re-cycle” che raccoglie più di 80 opere tra disegni, modelli, progetti che illustrano quella che è ed è stata l’arte del riciclo nella storia. Uno degli scopi di questa mostra è anche prendere una posizione sulle tecniche e sulle modalità di recupero dei nostri paesaggi e delle nostre città alla luce della scarsa efficienza di piani, programmi ed altri approcci tradizionali.

Una presa di posizione necessaria e attenta che si basa su sorprendenti innovazioni, sempre più stimolate dal necessario rispetto ambientale.

Una Bella ispirazione per Trento e la sua Ex-Italcementi.

Sopra, il prima e il dopo delle Gemini Residences Frosilos a Copenaghen e il recupero della discarica Vall d’En Joan fuori Barcellona. Sotto, l’area ex Italcementi nel quartiere di Piedicastello a Trento.

 

TESTO – ds ispirata da Matteo Zampollo MFL

FOTOGRAFIE – adigetto.it e MFL

MUSICA – temptation new order http://www.youtube.com/watch?v=ybIaIV9JyHA&feature=fvwrel

Ma dove vai, bellezza in bicicletta?

Dopo l’edizione di maggio e giugno, torna a Trento con la versione invernale ”Al lavoro in bicicletta”. Per i suoi dipendenti, l’amministrazione comunale rilancia  questa interessante iniziativa che mira a promuovere l’uso delle due ruote puntando sui risvolti positivi per la salute e ad una mobilità più sostenibile.

Se non fosse perché il mio ufficio è praticamente casa mia, sarei la prima a balzare in sella ad una bicicletta, rinunciando magari a gonne troppo strette, corte o svolazzanti, ed ancora, trench o cappotti aperti come mantelli al vento. Anche se potete chiedermi tutto, ma non certo di rinuciare alle mie chanel tacco 10!

Perché trovo estremamente affascinante quella donna che sale sulla bici, pedala invece di guidare o di aspettare un autobus che non arriva. La vedo come una cittadina più consapevole ed interessante, elegante nella sua sobrietà come una professionista, ma attraente come le emiliane dei luoghi comuni, comunque allegra “dentro” (la bici, come l’amore corrisposto, è un antidepressivo naturale). E soprattutto, la vedo come una donna sicura di sè,  che  lascia a terra le solite paturnie legate al look, alla messa in piega, alle scarpe, alla gonna stretta.

Sono donne che si sanno distinguere certo, che si fanno notare fra lo street style cittadino. Ma non sono certo icone snob. Anzi, a differenza di altre signore benestanti di mezzo mondo, non inquinano e non parcheggiano in doppia fila quando fanno spese. Poi bisogna ammetterlo, ci sono anche le cicliste che vanno in giro convinte che la strada sia a loro disposizione e tutti, automobilisti e pedoni, debbano cedere loro il passo. A loro ricordiamo con forza, che pedalare non è attività elitaria, dopo gli ultimi rincari della benzina e i tagli al trasporto pubblico, meno che mai. Casomai è attività che migliora la vita. Fisicamente, chi pedala è in forma e risparmia la palestra; emotivamente, perché andare in bici produce endorfine e buonumore, dà soddisfazione e rende più asserive.

Insomma, belle donne. E non sono d’accordo che l’effetto “bellezza in bicicletta” si possa ottenere solo e non oltre i 25 anni. Alcune città italiane, come Milano e Verona, insieme a Parigi, vantano le cicliste più eleganti del mondo. Con mises minimali o comunque seriose, messe in piega inamovibili o perfette code di cavallo, cestino sul manubrio con la portadocumenti Vuitton o la Gucci dentro. Guardare ed imitare, la primavera è alle porte.

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TESTO – ds

FOTOGRAFIE – foto da italiancyclechic.com

MUSICA – bicycle race queen http://www.youtube.com/watch?v=v0nQiiES9_I

Yeta, il rifugio camaleonte

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Un modulo abitativo dalle molteplici applicazioni: una stanza nel verde, un punto di riparo, un locale per uso didattico o di servizio. Questa è Yeta. Ma cosa la rende unica e così attraente? La sua camaleontica sintonia con la natura che la circonda.

Yeta è una struttura progettata per mimetizzarsi nell’ambiente e lo fa dialogando con esso, cambiandosi d’abito a seconda del contesto in cui viene inserita.

Il concept è quello della relazione con la natura, dell’interrelazione con il territorio, fatto di consapevolezza, rispetto, libertà. Yeta è realizzata con materiali naturali che possono essere recuperati e riutilizzati e dotata di pannelli fotovoltaici a scomparsa che assicurano l’indipendenza energetica.

La sua presenza può definirsi “sostenibile” a 360° e non solo per il concept ma anche per la logistica, visto che la struttura viene appoggiata al terreno, inserendosi così in modo discreto nell’ambiente, per poi scomparire all’occorrenza senza lasciare traccia di sè e della sua permanenza.

Yeta è camaleontica, il suo “guscio” può cambiare a seconda del luogo dove viene inserita. Può essere in legno grezzo, soffice prato o pietra. E’ modulare, perché viene costruita rapidamente mediante elementi preassemblati e standardizzati. E’ versatile, in quanto utilizzabile per svariate applicazioni e diversi campi come rifugio privato nella natura, nell’ambito dei servizi, per lo sport e il turismo.

L’idea è nata dalla passione per la montagna e dalla consapevolezza dell’unicità dell’ambiente naturale che ci circonda. E’ nato così, il prototipo sperimentale abitativo Yeta, un progetto dello studio di architettura LAB ZERO di Rovereto che si colloca nel filone di ricerca per sistemi abitativi temporanei, trasportabili, modulari, industrailizzati, adattabili, nonché dal basso costo e impatto ambientale che lo studio, diretto dall’architetto Flavio Galvagni, sta conducendo da alcuni anni. Yeta è quindi diventato un prototipo reale, grazie alla collaborazione di un pool di imprese e professionisti.

 

Info: arch. Flavio Galvagni LAB ZERO tel. 0464.870209 flavio@lab-zero.com www.yeta.it

DESIGN-AR, contaminazione generosa tra architettura e comunicazione

Il Ginkgo Biloba è l’albero più antico del mondo e rappresenta la flora preistorica risalente a 250 milioni di anni fa. Fino al 1700 era ritenuto estinto, ma introdotto nell’Orto Botanico di Pisa, si diffuse in tutta Italia come pianta ornamentale. Caratterizzato da un’eccezionale resistenza (è l’unico albero sopravvissuto alla bomba di Hiroshima), è utilizzato anche in medicina per migliorare la circolazione, i problemi di memoria e della pelle. Per la sua particolare struttura, il Ginkgo può essere considerato un’architettura vegetale. La corteccia è liscia e argentata, le foglie nervate: elementi che parlano il linguaggio dell’architettura, per la definizione dei dettagli, per l’apparente semplicità delle forme nate da una precisa esigenza di vita (da Giugiaro Architettura).

Come all’inizio di un cammino incerto, accanto al timore e ai dubbi, senti l’umano bisogno di avere un punto di riferimento solido su cui poter fare affidamento, così, all’inizio di questo percorso, ho visto in questo possente esemplare della natura, il Gingko Biloba, il simbolo del nuovo spazio sperimentale di tempi&modi dedicato al design e all’architettura. (Ispirazione da Giugiaro Architettura* http://www.giugiaroarchitettura.it/)

DESIGN-AR dove DESIGN è la radice, AR(chitettura) è la desinenza, ovvero il verbo che coniuga architettura e design nel Bello.

DESIGN-AR è essenzialmente uno spazio di sperimentazione. Un percorso che serve prima di tutto a me stessa per esplorare un mondo, quello dell’architettura e del design, che ispira quotidianamente la mia vita e il mio lavoro. L’obiettivo a cui tenderei è la ricerca di una contaminazione generosa tra questo mondo e il mio ambito professionale, ovvero quello della comunicazione.

Il mio desiderio è che questo spazio diventi via via, un’occasione di ricerca e di dibattito sull’architettura e sul design, dove gli addetti ai lavori si sentano in diritto/dovere di intervenire e soprattutto, di contribuire. Questi potrebbero essere gli ambiti d’interesse: architettura civile ed industriale, arredo urbano, architettura d’interni, contract alberghiero, pianificazione urbanistica e paesaggistica, illuminotecnica e implementazione domotica; nello specifico, lo studio dei dettagli e dei materiali, l’innovazione e la sostenibilità, rappresentate da soluzioni che rispondono efficacemente ai bisogni reali, funzionali ed emotivi di chi “abita” l’architettura.

DESIGN-AR dovrebbe servire altresì, a comunicare l’architettura, attraverso immagini, parole, suoni, per conoscere e far conoscere questa componente artistica della nostra terra. Il Trentino, in verità (e in controtendenza con il suo “mood mentale”), si rivela piuttosto fertile, aperto e sensibile all’arte, al creare e al costruire, ai valori del green, all’innovazione e alla sostenibilità. Gli esempi non mancano e questo conforta.

Non dimentichiamoci però di lasciar “spalancate le finestre”, affinché da fuori entri la luce necessaria per conoscere e apprezzare al meglio tutto il Bene che ci appartiene e per saperlo fare in maniera obiettiva e lungimirante.

Questa è la strada.

ds

“L'”architettura onesta” è una progettazione che a dispetto della forza del brand, vuole tenersi lontana dalla logica dell’archistar, per guardare alla migliore sintesi possibile tra forma e tecnologia, tra uomo e risorse ambientali”

Mercedes CLS 63 AMG, il sabato sera può attendere

Il momento di provare un’auto elettrica non è ancora arrivato. E’ invece ancora tempo di sognare. E oggi lo facciamo con una super sportiva al top proprio del lusso green.

Il nostro tour parte dal cuore di Trento, in piazza della Mostra davanti al Castello del Buonconsiglio. Di fronte a questo straordinario monumento, solitamente non riesco a non fermarmi almeno un minuto in religioso silenzio, ma oggi devo dire la verità, faccio fatica, perché parcheggiata qui, davanti a noi, c’è un’altra opera d’arte, la Mercedes CLS 63 AMG. Un numero per tutti, 557 cv, la sua potenza dentro un corpo da urlo.

Il tour di oggi si snoderà attraverso la città. Voi vi starete domandando: è sicura questa di voler provare la CLS 63 AMG in città? Sì, sono sicura. Fosse solo per provare una soddisfazione indescrivibile: spegnerla ad ogni semaforo e riaccenderla. Per contenere i consumi? (sorriso), in verità, no. Questa potenza è dotata del sistema start/stop. Ogni volta che scatta il verde, il V8 biturbo si riaccende emettendo un potente suono sordo dai quattro scarichi. Non immaginate lontanamente quanto ve la potete tirare! Sulle vetture a fianco, le teste si girano per capire che razza di motore c’è sotto questa CLS e se proprio volete farglielo intendere fino in fondo potete spingere il destro sul gas e scomparire in una nuvola di fumo azzurro.

A questo punto è lecito domandarsi che razza di senso ha, avere lo start/stop su una vettura da 557 cv e 299 km orari effettivi. Di certo la principale motivazione da parte di Mercedes è quella di essere “ecologically correct”, cioé dimostrare che guarda all’ambiente anche con berline-missile di questo calibro. Ma effettivamente c’è anche un riscontro pratico. Al di là del 32% di riduzione dei consumi dichiarato dalla Casa, all’atto pratico questo nuovo propulsore porta indubbi vantaggi in qualsiasi condizione e anche in autostrada la differenza si sente eccome.

Mentre vi parlavamo, siamo transitati da piazza Venezia, davanti al Palazzo di Giustizia, su per via Barbacovi in direzione piazza Vicenza. Superato il ponte sul Fersina, attraversiamo lo chicchissimo quartiere della Bolghera. L’andatura da crociera permette al mio compagno di guida di descrivere gli interni: è alquanto gradevole impugnare il volante con inserti in Alcantara con parte inferiore e superiore appiattite, caratteristiche specifiche della Performance; il display al centro della strumentazione è a colori mentre risulta un po’ piccolo, lo schermo centrale del Comand. A lato, il selettore del cambio automatico, con a fianco i tasti di regolazione per i programmi di guida, dall’ESP alla taratura d’assetto è un bell’esempio di design. L’eccellente posizione di guida di base è ben supportata da sedili che vestono come un abito di sartoria: sotto, i comandi per il supporto cosce allungabile, per il supporto lombare e per registrare i fianchetti in larghezza; questi ultimi sono attivi, ossia si gonfiano automaticamente e singolarmente in base allo stile di guida e durante la percorrenza di una curva per sostenere il corpo.

Vi diciamo la verità. Arrivati in Gocciadoro sentiamo il desiderio di lasciare la città per trovare un rettilineo… ci capite vero? L’occasione è ottima per passare dalla bellissima collina di Trento. Saliamo verso Villazzano interpretando con moderazione le curve. Bisogna saperla domare questa “bella e bestia”!

Se state alla larga dal pulsante che disattiva l’ESP, nessun problema; i sovrasterzi di potenza sono una materia sconosciuta ma dall’altra vi perdete il bello del divertimento, per via dell’elettronica che taglia continuamente potenza affinché le ruote posteriori possano far presa sull’asfalto. Non è questo il caso ma immaginiamo su un tratto diverso, cosa significherebbe spingersi oltre premendo il tasto dell’ESP e passando alla modalità sportiva. Immaginiamo.

Per il resto, la CLS AMG ha un cambio automatico tanto dolce in modalità normale quanto deciso con tempi di cambiata sufficientemente veloci e una logica di funzionamento ben calibrata, specie in Sport+. È apprezzabile poi il lavoro dello sterzo, che è sempre ad assistenza elettromeccanica come quello delle CLS standard, ma una volta fra le mani sembra un comando completamente diverso: più pesante, più diretto e molto più preciso. In curva è un pennello! Molto bene l’impianto frenante, con modulabilità eccellente come pure la potenza decelerante.

Quant’è bella la collina di Trento. Povo, Cognola, Martignano, tra vigneti, verde e tranquillità, antiche dimore e ville moderne, un panorama mozzafiato sulla città e la Valle dell’Adige. Imbocchiamo la tangenziale.

A questo punto la tentazione è troppo forte, via in direzione casello di Trento Centro. Direzione nord… buon weekend a tutti!

  

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – Sympathy For The Devil Rolling Stones http://www.youtube.com/watch?v=iLddJ1WceHQ&feature=related

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