L’attimo raccolto (a mezzogiorno)

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It’s my lunch time. Studio Donatella Simoni, ore 12:00

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L’attimo raccolto

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Noi che a metà mattina. Studio, ore 10.15

L’ispirazione del giorno

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0 grassi, 100% design

*coppe e vassoio inox Alessi, mattoncini in legno Sevi

L’ispirazione del giorno

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Certi sapori. Questa è una sera speciale. Non capita tutti i giorni di rimanere a casa sola per la cena. Inaspettatamente. Non desideravo altro, non chiedevo di meglio. Avrò il giusto tempo&modo di godere di quei sapori speciali ed unici, come un lasso di tempo dedicato al proprio mo(n)do. Stasera mi sfamerò soltanto con questo. C’è silenzio intorno a me, il tempo scorre lento. E i modi sono solamente i miei. Stasera tutto ha un certo sapore.

Cheese, please

Quello proposto è uno straordinario “Carrello dei formaggi”, interpretato dal fotografo di food e still-life, Alessandro Guerani.

Caciotta

Formaggio di Capra e Misto

Parmigiano

Gorgonzola Piccante

Pecorino Toscano Stagionato

 

E’ FoodOgrafia

Quel gusto mai dimenticato

di Donatella Simoni

Tempo di maturità. Se il mio pensiero va’ a ritroso nel tempo fino agli studi classici, una delle prime immagini che mette a fuoco è la straordinaria descrizione dei maccheroni del paese di Bengodi che il Boccaccio dipinge in Calandrino e l’elitropia (XI-3) nel Decamerone. ” …eravi una montagna di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi li gettavan quindi giù, e chi più ne pigliava più ne aveva”.

Un gusto che non si dimentica. E per rivivere quel gusto, stasera, propongo una ricetta storica tratta dai  Banchetti composizioni di vivande et apparecchio generale di Cristoforo Messisbugo, uno dei capisaldi all’origine della cucina italiana (in mostra fino al 4 novembre Magnificenze a tavola. Le arti del banchetto rinascimentale.  a Villa d’Este, Tivoli).

Gli studi linguistici-gastronomici  sulla composizione dei maccheroni del Boccaccio confermano, avvalorati da libri di cucina di due secoli dopo e da certe voci dialettali venete ancor oggi valide, che in verità si trattava di gnocchi: tra l’altro, solo quelli avrebbero potuto agevolmente rotolar giù dalle falde della montagna di parmigiano. Gnocchi, ovviamente, senza le patate che arriveranno dall’America quasi tre secoli dopo Boccaccio (1348).

Ingredienti (dosi per 4 persone):
200 g di farina bianca, 100 g di semolino macinato sottile, 5 uova, sale, 1 l di brodo di pollo e manzo (indispensabile), 100 g di formaggio grana grattugiato, 50 g di burro.

Esecuzione: setacciare insieme la farina e il semolino. Metterli «a fontana», aggiungere le uova, il sale e ottenere un impasto non troppo duro. Nel caso, aggiungere o altra farina o acqua (tutto dipende dalla grossezza delle uova e dalla « forza » della farina). Ridurre l’impasto in cordoni, tagliare dei pezzi «quanto una castagna » e modellarli « sul rovescio del grattacasio (1a grattugia) ottenendo degli gnocchi a forma di conchiglia. Se piacciono, ricorrere agli gnocchi freschi venduti in buste: questi prodotti industriali, che si valgono più di semola e farina che di patate, sono i più « vicini » alla ricetta di quattrocento anni fa. Mettere al fuoco, in una pentola larga, il brodo: deve essere quanto più ricco è possibile e persino grasso, in quanto spetterebbe ad esso insaporire gli gnocchi. Quando il brodo bolle, calarvi, un po’ alla volta, gli gnocchi. Toglierli, con il mestolo bucato, appena salgono a galla e disporli in un piatto da portata ben caldo, cospargendoli, di volta in volta, con il formaggio grattugiato, e nient’altro. Farli rotolare in ungo un piano inclinato cosparso di formaggio sarebbe prova di rispetto per Boccaccio, ma anche operazione poco agevole. Solo al momento di servire, cospargere il piatto con il burro fuso. Servire caldissimi. Osserviamo, incidentalmente, che tutte le paste al burro sono migliori se si condiscono prima con il solo formaggio, poi con il burro, sciolto o anche in pezzetti. 

Esercizio al Bello

Sono la nostra “palestra”, un esercizio di stile ed estetica, ci formano l’occhio al Bello, ci aprono il cuore alle meraviglie che ci circondano. Sono le riviste di arredamento e di design.

Da aprire, sfgogliare, osservare e trarre ispirazione da tradurre in realtà. Personalmente raccolgo da anni riviste come AD, Ville&Casali, Case Country, VilleGiardini. Sono state la mia “Bibbia” nel restauro di Casa Campanelle. Quelle spendide immagini di interni di casali, dimore inglesi e appartamenti newyorkesi, di giardini all’italiana, di terrazze e attici verdi, di parchi e orti medievali, sono state ispirazione e guida nelle mie scelte. Pavimenti, mobili, oggetti, tessuti, piante, anche semplici dettagli, ma soprattutto il “sentiment”, l’atmosfera e il gusto che ogni singola immagine sa comunicare della Bellezza.

Oggi in edicola ho trovato un VilleGiardini completamente rinnovato.

Dal punto di vista formale: un cambio della copertina e del formato, una scelta grafica più moderna ed aggressiva, la valorizzazione delle immagini e dei prodotti, una ricerca di caratteri più consoni al nuovo abito. Più ritmo e più grinta mantenendo l’eleganza e la suggestione di sempre. Dal punto di vista dei contenuti, l’approccio di VilleGiardini è classico e contemporaneo allo stesso tempo.

Un viaggio alla riscoperta del territorio, dei tesori dell’agroalimentare, del paesaggio costruito e coltivato dall’uomo, della tradizione e dei prodotti doc. Un viaggio a 360° per aiutare a fare scelte di qualità, per abitare con tutti i comfort, per stare bene con se stessi e con la natura.

In vetrina, case piene di fascino e con un’anima, accompagnate da approfondimenti e suggerimenti sulle scelte dei proprietari (ambienti, materiali, scelte strutturali, soluzioni di arredo, arte del ricevere). Stessa strada seguita per gli spazi dedicati al verde. Il giardino si apre a spazi di informazione più approfonditi e a nuove rubriche: lo specialista che svela i segreti per scegliere le piante e mantenerle in salute, l’esperto che suggerisce gli acquisti, le novità degli arredi outdoor.

All’emozione di una casa immersa nel verde o di un giardino d’autore si unisce la sobria eleganza degli interni che riflettono la personalità di chi ci abita. Tante informazioni utili, nomi giusti, indirizzi e approfondimenti pratici.

Oggi, si stanno affermando sempre di più, un modo di vivere a tu per tu con l’ambiente e con ciò che di Bello ci offre il territorio e una nuova passione per il verde, la riscoperta della tradizione, l’eccellenza dei prodotti e dell’artigianalità.

Che non ci colgano impreparati!

Hosteria Toblino, sublime connubio tra vista e gusto

Ci sono il legno, l’olivo, la vite e un elegante tocco di bordeaux. Ci sono tutti gli elementi per godere di un sublime colpo d’occhio.

Siamo a Sarche in Valle dei Laghi ed imboccando la strada che porta a Riva del Garda è impossibile non notare la struttura che ospita Hosteria, il locale dedicato alla ristorazione della Cantina di Toblino.

Davanti alla struttura in legno e vetro, è stato allestito un parterre erboso che ospita dei filari di viti. Poco distante, il grigio delle piante di olivo si sposa con il verde blu dei cipressi. L’area outdoor del winebar è arredata con degli eleganti ombrelloni bordeaux.

Soddisfatto il senso della vista, sarà quello del gusto ad essere pienamente gratificato.

Hosteria infatti, è ristorante, dove degustare i vini trentini abbinati alla miglior cucina tradizionale; è winebar, enoteca e grappoteca; è un selling point fornitissimo con un buon paniere di specialità gastronomiche selezionate da Slow food e dalla Strada del vino e dei Sapori “dal Lago di Garda alle Dolomiti di Brenta”. Il tutto interpretato da un ambiente moderno e raffinato, conviviale ma elegante.

Personalmente l’ho scelto per un appuntamento di lavoro. Ho portato il mio ospite a pranzo all’Hosteria: davanti ad un fagottino ripieno con formaggio Casolet dorato con miele d’acacia di Thun e crema di marroni di Drena, un filetto di trota salmonata come secondo e un classico strudel di mele alla trentina come dessert, ho realizzato un’importante intervista in tema di agricoltura.

Una bella figura.

Hosteria & Selling Point Toblino, Via Garda, 3 Fr. Sarche Calavino Tel. 0461 561113 Email. hosteria@toblino.it www.toblino.it

(foto da 2spaghi.it)

Coffee, milk and tea design

Il vero stile è quello che si esplica nei gesti semplici e quotidiani, come ad esempio, preparare un caffè.

Lo sappiamo, la soddisfazione deriva proprio nel trasformare l’ordinario in un momento speciale. Sappiamo pure che la chiave di tutto sta nella qualità e nell’attenzione ai dettagli.

Bene. La invito ad osservare questa tazza design (Alessi), dono di un’ex amica ed il cucchiaino che l’accompagna.

Il caffè espresso è stato realizzato con una macchina x7.1 Iperespresso Illy, utilizzando acqua pura (pochissimo sodio) e facendo bene attenzione al fattore tempo: 20-30 secondi è il tempo giusto per far scendere il caffè in tazza. Oltre allo zucchero in bustina, il quadro si completa con un cioccolatino da caffè Domori.

Un giorno, un mio caro amico in visita a Casa Campanelle, al quale avevo preparato il caffè, sostenne di trovare questo servizio un po’ “freddo” e poco familiare. La volta successiva ho preferito servirglielo direttamente dalla classica e italianissima moka Bialetti con una panciuta zuccheriera in porcellana sul tavolo. Per la sua felicità.

E che dire di questa elegante convivenza tra classico e design?

La tazza da tè e la zuccheriera di Rosenthal Sanssouci con cucchiaino in argento, accompagnati da Tèo di Alessi, un cucchiaio inox dedicato ad accogliere la bustina di tè o tisana.

Non può mancare in questa collezione, un pezzo di Milk Art, ovvero come realizzare un cappuccino a regola d’arte. 

Ingredienti: tazza da 15-20 cl, espresso 2,5 cl, latte 10 cl, aria 2,5 cl  incorporata alle proteine del latte. Montare 10 cl di latte a una temperatura massima di 55-60° a tessitura fine (non si devono vedere le bollicine); versare delicatamente il caffè nella tazza con il latte lasciando la schiuma bianca al centro e un’orlatura marrone a corolla intorno. Ricetta di Luca Ramoni, presidente dell’Accademia italiana maestri del caffè. Per quanto riguarda la decorazione del cappuccino, l’ultimo trend nei bar americani è la propria immagine trasferita da una foto direttamente sulla schiuma del latte. In Italia, è roba da artisti, da Milk Art appunto. Un pennino d’acciaio al posto della matita, il latte montato a neve come tela. Piccole dense gocce di cioccolato trascinate dal pennino, trasformano un semplice cappuccino in un’opera d’arte.

Bello.

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIE – ds @Campanelle

MUSICA – sweet dreams eurythmics http://www.youtube.com/watch?v=qeMFqkcPYcg&ob=av2n

 

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa SALMERINO AFFUMICATO TROTA ORO

Per chi Per tutti coloro che amano concedersi qualche volta,  il lusso di mangiare un pezzo di Trentino e di sentirlo pure.

Perché Qui del sano campanilismo ci sta tutto. Anzi, di questo orgoglio d’azienda che opera nel mio paese natale me ne vanto proprio. Ma passiamo al Salmerino affumicato. È un prodotto di nicchia destinato a consumatori esigenti che ne sanno apprezzare la delicatezza. Accurate e ricercate sono le fasi di lavorazione: allevato nelle fresche acque dei torrenti del Parco Naturale Adamello Brenta, filettato, salato a mano con sale dolce di cervia e zucchero di canna equosolidale dall’Equador, viene infine affumicato bruciando segatura di legni pregiati di alta montagna.

Visto affogato al Ferrari Perlé Rosé alla Locanda Margon

Dove Trota Oro in Loc. Isolo 1 a Preore (TN) Tel 0465.322773 info@trotaoro.it www.trotaoro.it

Cinque sensi, il mio solo desiderio. Il Gusto

Mi chiamo Geneviève e sono felice di vivere un Amore impossibile.

Sono la protagonista insieme a Lui, il mio unicorno, di una storia di passione, piacere e Amore, raccontata attraverso l’ordito e la trama di sei maestosi arazzi, intrecciati da fili di seta e di lana che mi hanno eternamente ivi imprigionata.

Pur in questa prigione d’oro e di rosso vermiglio, respiro un’atmosfera profondamente poetica grazie all’armonia che mi circonda. Vivo tra migliaia di minuscoli fiori e uccelli, su un’isola di colore blu scuro, ugualmente fiorita e incorniciata da alberi stilizzati e cosparsi di fiori. Sono giovane, bionda, il mio viso è indecifrabile e non mi separo mai dal mio enigmatico unicorno.

In questo primo arazzo, mi trovo al centro, circondata da un leone, una fantesca ed il mio immancabile unicorno. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano dei mantelli con l’emblema delle tre mezzelune.

Il mio sguardo è rivolto ad un pappagallo che tengo sulla mano sinistra, mentre con la mano destra prendo un dolce dall’alzata che la damigella mi sta porgendo. Ai miei piedi un cagnolino segue attentamente i miei gesti, mentre una scimmia sottolinea il significato della scena mangiando un confetto.

Mi sento felice, un vento soffia sulla scena facendovi svolazzare il velo. Anche l’unicorno vicino a me sembra felice.

E’ il mio senso del gusto. E ti dico: assaggiami.

 

“Il mio Tortel de patate è più buono”, classico come il menù

Ristorante tipico. Nel menù, il Tortel de patate non manca mai: salumi, formaggi, fagioli, Teroldego e un amico che dice: “Quello che mangio a casa mia è più buono”.

Serve dire che i ristoratori offrono, rispetto a qualche anno fa, una buona qualità del piatto tipico. Eppure c’è sempre qualcuno che, classico come il menu, afferma che a casa lo mangia più buono.

E’ naturale che ciascuno di noi sia legato ai propri sapori e soprattutto a quelli domestici. Ed è ovvio che qualunque sia il gusto, i sapori di casa sono i preferiti.

C’è chi afferma poi, di prepararli con la ricetta originale, senza pensare che i piatti spesso sembrano originari di un territorio mentre invece sono stati creati dalla storia.

Sono piccole storie diverse, che hanno creato ricette diverse. Non c’è la più buona, ma solo quella che si avvicina di più al nostro ricordo di gusto più intimo.

Per tutti però, il gusto della scoperta di sapori diversi.

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Quando la semplicità ha un gusto stra-ordinario. GUSTAMUS, la nuova rubrica di tempi&modi

Chi avrebbe mai immaginato che una pasta corta, condita con burro di malga, avrebbe suscitato un tale sentiment? Un simile interesse nei confronti della semplicità di certi sapori o connubi, verso una semplicità quotidiana ma forse inaspettatamente stra-ordinaria?

E allora, nasce su tempi&modi, GUSTAMUS, la nuova rubrica ispirata da un “buon-gustamus” d’eccezione, Antonio Maini, sindaco di Caldes.

Un convivio di prodotti tipici, di abbinamenti esclusivi, talvolta persi nella memoria, per riscoprire e far riscoprire ai nostri figli, il lusso della semplicità.

La spontaneità di un’idea, l’originalità di una soluzione, l’autenticità di una scelta, a tavola. Caratteristiche proprie della nostra cucina tradizionale, e forse, proprie anche di persone come noi, alla ricerca dell’Essere… mai banali.

Gli “assaggi” di Maini, saranno proprio così, spontanei, originali, autentici, mai banali. Semplicità che si fa ricercatezza, questa è la sfida!

Una simile interpretazione del “gusto trentino” non poteva che trovare spazio su tempi&modi

 

 

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