Intervista a Caringella

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Ieri pomeriggio, domenica 15 marzo 2015, presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, una cornice affettuosa di lettori ed estimatori ha salutato l’annuncio della candidatura di “Non sono un assassino” – l’ultima opera di Francesco Caringella – al Premio Strega.

“Partecipare al “Nobel” della letteratura italiana non è solo un’incredibile avventura ma molto di più. Mi aspetta un viaggio misterioso e incredibile di cui non riesco a intuire le tappe, le soste e la stazione d’arrivo. Mai come in questo caso sento sulla mia pelle che sarà meraviglioso il viaggio in sé. Sarà una corsa con il cuore in gola, addolcita e accarezzata dall’autentico affetto che oggi ho visto brillare negli sguardi sinceri dei miei figli, degli amici e dei tifosi che hanno illuminato con un raggio di sole un pomeriggio piovoso di fine inverno” – Francesco Caringella

Prego, legga la mia intervista  integrale a Francesco Caringella pubblicata sul quotidiano L’Adige.

L’ispirazione del giorno

Trame & Trame. Nelle piccole cornici antiche in legno dorato della Bottega d’Arte “La Cornice” (Trento), le trame preziose dei tessuti Dedar accompagnate da altrettanto preziose trame letterarie in edizione Meridiani.

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Dedar WHY – Poe, Opere scelte

Dedar DRAGONE – Borges, Tutte le opere

Dedar GRAN CHEVRON –  García Márquez, Opere narrative

Dedar PAVILLON MOIRE – Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Dedar DIAMOND – Kafka, Romanzi

Il tabernacolo della vita

“Siccome sono a letto da tre giorni, penso al letto, e ci penso perfino quando dormo. Il letto, amico mio, è tutta la nostra vita. In esso si nasce, si ama, si muore.”

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“Poi ecco che per la prima volta due amanti si trovano carne contro carne in questo tabernacolo della vita. Tremano, ma sono ebbri di gioia, si sentono deliziosamente vicini; e a poco a poco le loro labbra si uniscono. Quel bacio divino li confonde, quel bacio, porta del cielo terrestre, quel bacio che canta le delizie umane e tutte le promette, le annuncia e le precede. Il letto si muove come un mare agitato, cede e mormora, sembra animato e felice, perché su di esso si compie il delirante mistero dell’amore. Che c’è di più soave e perfetto, nel mondo, di questi amplessi che formano di due un solo essere, dando a ciascuno di essi, nello stesso istante, lo stesso pensiero, la stessa attesa e la stessa gioia totale che scende in loro come un fuoco divoratore e celeste?

Vi ricordate i versi che mi leggeste l’altr’anno, di non so quale poeta antico, forse il dolce Ronsard?

Et quand au lit nous serons
Entrelacés, nous ferons
Les lascifs selon les guises
Des amants qui librement
Pratiquent folâtrement
Dans les draps cent mignardises.

Questi versi vorrei che fossero ricamati sul cielo del mio baldacchino, da cui Piramo e Tisbe mi guardano senza fine coi loro occhi di tessuto”

“Quante altre cose avrei da dire! ma non ho tempo di notarle tutte e non riuscirei nemmeno a ricordarmele; e mi sento così stanca che ora tolgo questi guanciali, mi sdraio e dormo un po’”

(passi tratti da Il letto di Guy de Maupassant, fotografia Cielo del letto a baldacchino, Museo di Palazzo Mansi a Lucca da www.restauroestudiotessili.it)

Sturm und Drang

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O Mädchen, Mädchen,

Wie lieb ich dich!

Wie blinkt dein Auge!

Wie liebst du mich!

MAIFEST (Johann Wolfgang Goethe)

Paradigmi di stile

fotoDal più alto del tacco discende a terra una campata di ponte inclinato o toboga capovolto, la parte della suola che non tocca mai il suolo e si conserva lucente e nuova, rigida nel portamento, flessuosa nei contorni, intatta come fosse intangibile.

E’ questa la zona della scarpa più sconcertante, che nasconde una perenne giovinezza là dove meno lo sguardo può raggiungerla, e ispira alla mente una leggera vertigine, come il dritto che diventa rovescio nell’anello di Moebius.

Dal rovescio si torna a passare al dritto con la cupola della punta, che è la parte più in vista dall’alto e di fronte, prua e polena, e come tale esprime lo spirito della scarpa, l’immagine che essa inoltra al mondo; ma è anche la parte più direttamente e saldamente attaccata alla terra, come per riceverne forza e una fierezza ostinata, quasi proterva. La varietà delle fiancate e staffe e cinghie corona la scarpa in un disegno aereo in cui i vuoti occupano più spazio dei pieni, come il sartiame di una nave…

Italo Calvino

Russian inspirations

Samovar in argento, colbacco in volpe Prada, edizione Meridiani Mondadori de “Tutti i racconti” di Tolstòj.

Icona raffigurante la Veronica con il Cristo, guanti di pelle lunghi e collo in pelliccia eco nera.

Giacchino corto in visone miele Simonetta Ravizza.

  

Bicchiere di Vodka su fotografia di Nikolay Biryukov

Caviale&Champagne al  Bolshoi vestito Rubelli

“Vieni via con me”, storie in giro per il mondo, ma straordinariamente tanto vicine

Vieni via con me è il titolo di un’avventura letteraria nata dalla mente e dalla penna di un giornalista/scrittore che si cela dietro lo pseudonimo di Henry J. Ginsberg. Vieni via con me vuole essere, in primo luogo, un invito ad evadere dalla realtà e a sentirsi coinvolti dalla situazione descritta e vissuta dal protagonista o dai protagonisti del racconto, in qualche angolo del mondo. Abbiamo tanto bisogno di viaggiare e di conoscere, anche solo con l’immaginazione!

Vieni via con me è quindi un richiamo che, di volta in volta, sarà affettuoso o passionale, dolce o imperativo, rassicurante o misterioso. Ad un certo punto, sarà facile riconoscersi in uno dei protagonisti. Sarà allora che risponderemo all’invito di Sir Ginsberg, sarà allora che “andremo via”, per davvero. E la vera sorpresa sarà scoprire per dove e con chi.

Per settimane, l’autore ha preso il nostro cuore e lo ha portato in giro per il mondo.Viaggio dopo viaggio, meta dopo meta, i lettori di T&M si sono appassionati all’appuntamento domenicale. “Io vengo, dove mi porti?” scrive un lettore. “E’ solo mercoledì” scrive Sonia di Milano. “Mancano ancora quattro giorni a domenica e al racconto d’autore di Henry. Aspetto con ansia” commenta Angela su Facebook.

Man mano che la settimana volge al weekend, la curiosità cresce: “Adoro la piovosa, frizzante, grigia aria di Londra. Anch’io, preparati Maria Teresa, sarà più tempestosa del solito.. eh, l’amour!”. E ancora: “Non vedo l’ora, è sempre un tuffo nel passato… e al cuore…”

Alcuni, che avevano lasciato un pezzo del loro cuore in una di queste città, lo hanno ritrovato in Vieni via con me. “Sembra l’ultimo litigio fatto con la mia ex ai tempi bui, basta che ci metti un finale con una parolaccia ed è il testo da recitare …”. “Il tempo….. commossa, grazie ! Buona domenica”. “Ma voi due per un motivo o per l’altro mi fate sempre piangere tutte le domeniche. Cambia il titolo in Vieni a piangere con me ! Un abbraccio. Lacrime belle, grazie ancora“.  “Ok lo ammetto… L’ho riletto già tantissime volte. Ah, questi fantasmi… bacio”.

Non resta che continuare il viaggio. Fino alla pubblicazione del libro a cui Henry J. Ginsberg sta lavorando, ovvero la raccolta di tutti i racconti pubblicati su T&M arricchita da nuovi capitoli inediti, nuove mete, nuovi sentimenti, nuove emozioni.

Presto, solo su T&M.

I viaggi pubblicati fino ad ora:

Barcellona

Chicago

Vienna

Milos

Dublino

Faro

Trieste

Edimburgo

Monaco

Otranto

Itaca

Firenze

New York

Copenhagen

Palermo

Praga

Colombo

Londra

Atene

Parigi

Rio

Istanbul

Bath

1864. L’Occhio mongolfiera di Odilon Redon

Un enorme globo oculare che, come un pallone di mongolfiera, si innalza al di sopra dell’orizzonte. Potrebbe alludere ad un invito ad elevarsi al di sopra delle cose comuni, ad allargare gli orizzonti della nostra conoscenza?

Quel gusto mai dimenticato

di Donatella Simoni

Tempo di maturità. Se il mio pensiero va’ a ritroso nel tempo fino agli studi classici, una delle prime immagini che mette a fuoco è la straordinaria descrizione dei maccheroni del paese di Bengodi che il Boccaccio dipinge in Calandrino e l’elitropia (XI-3) nel Decamerone. ” …eravi una montagna di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi li gettavan quindi giù, e chi più ne pigliava più ne aveva”.

Un gusto che non si dimentica. E per rivivere quel gusto, stasera, propongo una ricetta storica tratta dai  Banchetti composizioni di vivande et apparecchio generale di Cristoforo Messisbugo, uno dei capisaldi all’origine della cucina italiana (in mostra fino al 4 novembre Magnificenze a tavola. Le arti del banchetto rinascimentale.  a Villa d’Este, Tivoli).

Gli studi linguistici-gastronomici  sulla composizione dei maccheroni del Boccaccio confermano, avvalorati da libri di cucina di due secoli dopo e da certe voci dialettali venete ancor oggi valide, che in verità si trattava di gnocchi: tra l’altro, solo quelli avrebbero potuto agevolmente rotolar giù dalle falde della montagna di parmigiano. Gnocchi, ovviamente, senza le patate che arriveranno dall’America quasi tre secoli dopo Boccaccio (1348).

Ingredienti (dosi per 4 persone):
200 g di farina bianca, 100 g di semolino macinato sottile, 5 uova, sale, 1 l di brodo di pollo e manzo (indispensabile), 100 g di formaggio grana grattugiato, 50 g di burro.

Esecuzione: setacciare insieme la farina e il semolino. Metterli «a fontana», aggiungere le uova, il sale e ottenere un impasto non troppo duro. Nel caso, aggiungere o altra farina o acqua (tutto dipende dalla grossezza delle uova e dalla « forza » della farina). Ridurre l’impasto in cordoni, tagliare dei pezzi «quanto una castagna » e modellarli « sul rovescio del grattacasio (1a grattugia) ottenendo degli gnocchi a forma di conchiglia. Se piacciono, ricorrere agli gnocchi freschi venduti in buste: questi prodotti industriali, che si valgono più di semola e farina che di patate, sono i più « vicini » alla ricetta di quattrocento anni fa. Mettere al fuoco, in una pentola larga, il brodo: deve essere quanto più ricco è possibile e persino grasso, in quanto spetterebbe ad esso insaporire gli gnocchi. Quando il brodo bolle, calarvi, un po’ alla volta, gli gnocchi. Toglierli, con il mestolo bucato, appena salgono a galla e disporli in un piatto da portata ben caldo, cospargendoli, di volta in volta, con il formaggio grattugiato, e nient’altro. Farli rotolare in ungo un piano inclinato cosparso di formaggio sarebbe prova di rispetto per Boccaccio, ma anche operazione poco agevole. Solo al momento di servire, cospargere il piatto con il burro fuso. Servire caldissimi. Osserviamo, incidentalmente, che tutte le paste al burro sono migliori se si condiscono prima con il solo formaggio, poi con il burro, sciolto o anche in pezzetti. 

In Barrio de las Letras, a casa dei grandi scrittori spagnoli

Per la serie “scorci di città ricchi di fascino”, ricordate la giornata trascorsa a Place des Vosges nel cuore di Parigi? Lo stesso “sentiment” ci conduce nella splendida Madrid, in un luogo riscaldato dal fermento culturale del passato, sulle orme delle penne che hanno fatto grande la Spagna.

Basta attraversare il Paseo del Prado, dove gli alberi attenuano il sole, ma non il fragore del traffico, per trovarsi immersi in un’isola nella città: silenziosa, pedonale, ricca di placide terrazas, librerie e gallerie d’arte.

E’ il quartiere Las Huertas, conosciuto come Barrio de las Letras, incastonato tra il Museo del Prado e il Thyssen da un lato, il Reina Sofia e l’ottocentesca stazione di Atocha dall’altro e chiuso, in alto, dalla scenografica piazza di Santa Ana, in cui sorge uno dei teatri di prosa più antichi e rinomati della capitale: el Español.

Le vie qui prendono il nome degli scrittori del Siglo de Oro, fiore all’occhiello della Spagna fra 500 e 600: Quevedo, Cervantes, Lope de Vega, Góngora… Stralci delle loro opere sono incisi con il bronzo fra i lastroni del fondo stradale.

Disseminate tra librerie, bistrot, negozi di design e di modernariato, sorgono ancora le loro case, ora trasformate in musei. La più suggestiva, al numero 11 della Via Cervantes, è quella in cui visse i suoi ultmi anni il drammaturgo Don Félix Lope de Vega. L’appartamento, oggi proprietà della Real Academia Española, conserva la struttura originaria: le stanze, lo studio, la cappella in cui si preparò a prendere i voti e l’orto sul retro.

Visitarla significa percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, verso l’universo letterario dello scrittore, ma anche verso il fermento culturale e sociale della Madrid che si preparava a diventare la capitale di un impero, orgogliosa ma attonita, da quella cittadella medievale che era stata fino ad allora.

Lope de Vega e Miguel de Cervantes (la sua casa museo è a Alcalá de Henares) si sfidavano in continue tenzoni (e non solo a colpi di penna). Per una sorta di ironico contrappasso, i luoghi a loro appartenuti si incrociano oggi nella memoria della città. L’autore del Quijote riposa all’interno del bel convento de las Trinitarias che sorge proprio sulla via dedicata al suo eterno rivale.

TESTO – ds ispirata da Lucia Magi su IL (Il Sole 24 Ore)

FOTOGRAFIE – barrioletras.com

MUSICA – Don Quijote, el soñador – Compañia Flamenca de José Moro http://www.youtube.com/watch?v=Dmt3han9iEQ&feature=fvst

Nutrire ed ispirare la bellezza per una nuova femminilità

nutrire ed ispirare la bellezza

Sono convinta che il dono della bellezza debba essere nutrito e valorizzato nel tempo, con l’esperienza, con la ricerca di sè, con la continua ispirazione a quello che in fondo non ci appartiene ma ci valorizza.

La Natura in questo ci viene in grande aiuto perché le fonti massime d’ispirazione vengono proprio dalle sue espressioni. Ad esempio, da un territorio con i suoi colori, odori, tradizioni, sguardi.

Pensiamo al fascino straordinario della Sicilia, una terra così lontana da noi ma alla quale la nostra femminilità dovrebbe attingere ed ispirarsi sovente.

Nella Moda. Dolce&Gabbana interpretano la donna siciliana valorizzando le sue forme e le sue movenze sensuali. Abiti fascianti, scollature generose, nero, coloratissime stampe che si rifanno a fiori e frutti dell’isola, l’eleganza del pizzo e del croquet con l’affascinante sapore d’altri tempi.

Nel cinema. Solamente chi segue, appassionatamente come me, le vicende del Commissario Montalbano, riuscirà a comprendere. La femminilità si insinua in ogni episodio e non è solo incarnata dalle splendidi attrici che interpretano il personaggio femminile della puntata, ma è anche Paesaggio, Genius Loci. La Sicilia è Bella, una Bellezza siciliana, una bellezza barocca. Le costruzioni che usano il mare come sfondo e la luce come materia, il silenzio tra le case bianche mentre il sole brucia, l’omertà dei vicoli e delle scalinate, le grandi residenze con il blu protagonista, le stanze dai soffitti eterni, i cancelli in ferro aperti sugli scaloni. Forti contrasti che poi non rappresentano altro che la vera anima della Sicilia. Contraddittoria.

Nei paradigmi. Monica Bellucci. Non servono altre parole.

Nella letteratura. Attraverso le letture di alcuni profili come Dacia Maraini, Tomasi di Lampedusa, Luigi Natoli e Isabella Crescimanno di Capodarso, Giuseppina Torregrossa, si ritrovano le immutabili caratteristiche delle donne siciliane quali l’orgoglio, il fascino, l’astuzia, il coraggio, la passione e la riservatezza.

Perché la femminilità è anche un modo di essere oltre che di apparire. E’ quel ruolo che ama intepretare una donna accanto alsuo uomo e nella società.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – top in seta dipinto a mano Dolce&Gabbana coll. 1997 su porta del ‘500 usata come separè, @Casa Campanelle

MUSICA –  Commissario Montalbano opening sequence http://www.youtube.com/watch?v=9lNsc0zqxC0

“Una domenica al Conservatorio”

Sul vecchio pianoforte viennese della biblioteca di Casa Campanelle, tra vecchi spartiti e la polvere, ho trovato questo libricino che raccoglie alcuni testi inediti e rari di Marcel Proust. Vi riscrivo a mano i passi che più mi hanno emozionato della prosa “Una domenica al Conservatorio”. Il riscrivere alcuni passaggi delle mie letture classiche, è un modo di rapportarmi “fisicamente” con la scrittura che ho fin da bambina e che mi dà molto. 

“L’esecuzione qui può essere più perfetta che da ogni altra parte. Qui, ancora, la voce inesauribile di una giovane donna e di una ragazzina zampillava, scorreva sulle vecchie pietre come una sorgente, e l’antica dimora rassomigliava alla città costruita da Aristofane quando vi cantano l’allodola e l’usignolo”

“Quel giorno si dava la Quinta Sinfonia di Beethoven… il concerto non era ancora cominciato e ci scambiavamo qualche parola senza cordialità, ciascuno di noi essendo assorto nei suoi problemi personali”

“Malgrado tutte queste persone, probabilmente tranquille nella vita ordinaria, fossero confortevolmente sedute in poltrona e vestite come quando si va a divertirsi o si vuole ravvivare un piacere calmo, decente e sociale, le loro figure respiravano a turno una voluttà languida e una vivacità quasi guerriera. A momenti, la tristezza adombrava i loro occhi, ma a poco a poco si lasciavano andare alle promesse di una consolazione che li avrebbe subito rasserenati”

“Un legame incompresnsibile ma forte riuniva adesso tutte queste persone, nello stesso tempo così estranee le une alle altre. Vicino alla porta, vedevo mio fratello e il tenente S. scambiare degli sguardi in cui brillava una simpatia che arde e che raccoglie tutti attorno a lei, come un fuoco d’inverno”

“Tutti sembravano adesso più belli di prima, spogliati per così dire dalle circostanze particolari, e abbastanza fuori da se stessi per sembrare lontani nel passato. Il Tenente S. non era più meschino, e Madame * non era più ridicola”

“Per suggerire in questo modo a coloro che l’ascoltavano tante emozioni diverse, con una forza così irresistibile, la musica aveva dovuto innanzitutto addormentare la loro attenzione nei confronti di tutto il resto”

“Il direttore d’orchestra, come un generale che dirige le manovre della sua armata, ma che avrebbe ingaggiato una battaglia lontana dalla sofferenza dello spazio e del tempo, era come inebriato”

“La musica che batteva come un cuore momentaneo al posto del mio cuore, rallentava o precipitava a suo piacimento i battiti del mio sangue nelle vene”

“Nel frattempo la musica, come in ogni istante creava dentro ognuno di noi l’unità, versandovi di volta in volta fino a cacciarne tutto il resto e a riempirlo tutt’intero di ansietà, di eroico ardore o di dispiacere, la realizzava anche tra i nostri cuori”

“In quel momento, sentii molto vicino a me una signora che diceva a un’altra: “Volete dei bonbons?” La sofferenza che provai era piena di pietà, di irritazione… Mi accorsi solo allora che molti spettatori erano rimasti refrattari al cullare, alle suggestioni voluttuose o terribili suggerite dalla musica. Noi tutti che le avevamo subite, quando, dopo il concerto, ci trovammo fuori, riprendemmo appena vigore e i nostri cuori furono per un istante sgombrati da tutto ciò che li impediva di vedere la verità e la bellezza”

 

 

Un pensiero per due

E’ sempre questione di dettaglio. Quel qualcosa che fa la differenza, che sa comunicare un sentimento esclusivo.

Un’idea per la padrona di casa. Scrivere su due fogli, rigorosamente a mano, una breve frase, un pensiero, un estratto dalla letteratura italiana o straniera (Google – frasi famose letteratura). Qualcosa di Bello.

Arrotolarli, legarli con un nastro di velluto e disporli sui cuscini del proprio letto e di quello del padrone di casa, terminata la cena. Prepararli è un momento di arricchimento personale, prima di dormire, diventerà un momento da condividere insieme per scambiarsi la buona notte. E un sogno.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA –  ninna nanna twilight http://www.youtube.com/watch?v=WpULUQnU4FM

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