L’attimo raccolto

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A Dream, Venice Simplon Orient-Express. Stazione di Trento, ore 14.10

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Miti alla finestra

Per Vogue, Tobey Maguire and Carolyn Murphy, fotografati da Peter Lindbergh, interpretano il classico senza tempo di Hitchcock, La finestra sul cortile (Rear Window), indossando creazioni anche di Dolce&Gabbana, Miu Miu e Gucci.

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photos by urbaninitiativ3.com

From the Archives: The Ritz Paris in Vogue

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Photographed by Arthur Elgort for Vogue, October 2009

Inspired by Kate Moss’s couture-clad romp through the halls of the Ritz Paris from our April issue, we went back in our history to discover the many times the storied hotel was used as a backdrop for Vogue’s fabled fashion shoots, including portfolios photographed by Arthur Elgort, Annie Leibovitz, Mario Testino, and more. The end result is a trip through our archives you won’t want to miss. (Vogue).

See The Slideshow

Forever now Charlotte

 

La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.La princesa Carlota de M—naco en los anuncios de la campa–a Primavera Verano 2013 de Gucci Forever Now.

 CHARLOTTE CASIRAGHI

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GUCCI SS 2013

À la Brasserie Lipp

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Brasserie Lipp, Paris 1969 (Henri Cartier-Bresson)

Sfogliando

 

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JEANLOUP SIEFF

I maestri del Tempo

“Un giorno sarebbe bello se tu dedicassi un post ai grandi visionari dell’alta orologeria moderna. Perriard, Bouchet, Maximilian Busser, Urwerk, e via dicendo…

… Così, potremo partire dal giovane protagonista del film, apprendista orologiaio di Tempi passati. Ed arriveremo al genio visionario di Maximilian Busser. Un percorso affascinante. Realizzato in esclusiva per te”.  MM

 

Hugo Cabret 

« Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu! » (Hugo Cabret)

Chissà se il giovane e talentuoso Hugo, alle prese con i suoi movimenti meccanici che segnalavano l’ora esatta ai viaggiatori in transito nella stazione ferroviaria di Montparnasse, avrebbe mai potuto immaginare che pochi decenni dopo si sarebbe arrivati alle visioni che alcune menti geniali hanno inoculato al mondo della micromeccanica orologiera.  Una rivoluzione costante. Nell’approccio, nei materiali, nel design. Testimonianza dei limiti che la mente umana supera anno dopo anno. Incessante e mai doma.

 

Vincent Perriard, cuore pulsante di HYT Watches.

A lui dobbiamo la nascita dell’incredibile H1, forse la realizzazione più interessante che il mondo dell’alta orologeria ci ha regalato quest’anno. La sua caratteristica peculiare è questa: le ore sono indicate da un liquido che scorre intorno al quadrante. Questo accade grazie a due piccoli compressori che sono situato nel retro del movimento. I minuti sono segnati in un piccolo quadrante posizionato ad ore dodici mentre i secondi continui si leggono tramite una girante con palette simili a quella di una turbina. Non può mancare, ad ore tre, l’indicatore della riserva di carica. Ma forse è opportuno lasciare spazio alle immagini per comprendere meglio quest’innovativo capolavoro d’ingegneria idromeccanica.

 

Emmanuel Bouchet crea Opus 12 di Harry Winston.

A bocca aperta. Questo è ciò che si prova di fronte a questa visionaria realizzazione. Ispiratosi alle leggi Copernicane quindi al concetto che il nostro pianeta ruota intorno al proprio asse ed intorno al Sole ecco la rivoluzione di Opus 12. Scompare la concezione delle due classiche lancette segnatempo. Che lasciano spazio a ben dodici sfere ruotanti su se stesse. Posizionate perifericamente sul quadrante. Blu ed argento il loro colore. Esse scandiscono il passaggio delle ore e dei cinque minuti. Arrivando allo spettacolo del cambio dell’ora, quando una corona dentata periferica, ruota in rapida successione tutte le lancette facendo comparire il lato blu per un istante. Un capolavoro di cinematica e micro meccanica moderna.

 

Maximilian Busser 

Affascinante, magnetico ma, sopratutto, fondatore di MB&F. Dove la “F” ha un significato importante: Friends. Perché Maximilian ha creato il suo atelier con un preciso scopo: inventare attorniandosi di amici. Con provata levatura. Giovani e promettenti. Sostiene di non creare macchine che danno il tempo. Bensì che misurano il tempo. Ci racconta la Legacy Machine N.1

 

Urwerk

Tra i precursori più acclamati della nuova Alta Orologeria. Scuotono il Mondo del Tempo con la loro prima apparizione nel millenovecentonovantasette. A Basilea. Come si conviene. “UR” la città in Mesopotamia. L’ “inizio”. “Werk” in lingua tedesca: “Lavoro”. Due le anime del progetto: Felix Baumgartner: figlio di orologiai. Nipote di orologiai. L’arte della meccanica scorre nelle sue vene. Martin Frei: artista e designer a tutto campo. Scultore, pittore, regista. L’estetica di Urwerk è la sua firma indelebile.

 

UR – 210 – Maltese Falcon project

Grazie a MM per questo viaggio emozionante nel Tempo, un dono prezioso, che va ad aggiungersi  – quale pezzo pregiato – alla collezione di cose Belle di T & M. Il Bello senza Tempo.

Pensando alla montagna

pronti per la montagna

I pensieri sono già in partenza. Le vacanze di Natale, in fondo, sono dietro l’angolo. Destinazione? Ovviamente montagna. Per sciare. Noi andiamo a Madonna di Campiglio. Nel frattempo, organizziamo le idee e lo facciamo con il classico set da viaggio nell’iconico tessuto Saffiano Prada. Borsa da viaggio, borsa da weekend, beautycase, custodia per abiti, custodie per calzature, custodia per scarponi da sci.

A proposito di viaggi, Lei si è già assicurata una copia di “Vengo via con te. Storie d’amore e latitudini”, il viaggio nei sentimenti di T&M? Prego, la ordini subito qui.

Delitto per passione

Viggo&Gwyneth in A Perfect Murder (1998)

Paradigmi

ARIZONA MUSE

in L’invitation au voyage Louis Vuitton

Ispirazioni dal passato

 … momenti, persone, manufatti, varie ed eventuali. Di classe. Per gentile concessione di un gentleman, del passato. L’Ultimo Gentleman. Il mio.

La copertina di uno dei miei Bazaar degli anni cinquanta. Lei in copertina…..

Le prove del Boss. Monumentali, Interminabili, Faticose.

Balenciaga, primavera prossima. Immancabili!

Borsalino a Verona. Piccolo e nascosto.

Aspinal of London. Bellissimi con il bottone in titanio.

Una rara copia di Ciprigna.

Un paio di guanti del millenovecentocinquantadue. Dior. Acquistati da Antique Boutique a New York nel millenovecentoottantasette.

Escoffier…..

Gaultier fece questo disco mix molti anni fa. Il retro era inciso……così……

Il candelabro scalda. Il candelabro illumina.

Guido Martinetti. Un amico che si può fregiare del titolo di gentiluomo. Educato e composto.

Il comodino. Il mio.

Vivier……magnifico.

Ohhhh….la mano guantata della leggendaria Anne Francis aka Honey West. L’affascinante detective degli anni cinquanta.

H – Japan

Palter De Liso direttamente da una copia di Vogue del millenovecentocinquantasette. Mr. Mule….I presume…….

Una delle più belle vetrine viste nel quadrilatero. Sia per scenografia che per contenuti….trovo. Finalmente come un tempo, signora Miuccia!

Lei&Lui

Gift List*

Cosa Raccolta di CD, speciale selezione di musiche respirate nella magica atmosfera del Ritz di Parigi

Per chi Per chi vuole fare un viaggio nel tempo

Perché Il mitico hotel di Parigi si è “addormentato” per 27 lunghi mesi a causa di importanti lavori di restauro che lo riporteranno agli antichi splendori. La sua magia e la sua  musica rimangono intatte in queste preziose raccolte

Dove Books and Music by Ritz Paris

Save the idea*, please!

Au revoir, Ritz!

E’ stata l’ultima notte al Ritz. Da oggi infatti, al numero 15 di Place Vendome, nel cuore di Parigi, il mitico hotel si “addormenterà” per ben 27 lunghi mesi, durante i quali sarà soggetto ad importanti lavori di restauro. Ieri sera, gli amici fedeli del Ritz Paris, che ha aperto le sue suite a Coco Chanel, Marilyn Monroe, Marcel Proust e Ernest Hemingway, e più di recente a Woody Allen e Kate Moss, non hanno voluto mancare ad un momento storico per questo luogo. Nel menù della cena, figuravano alcuni classici, come fegato d’oca, caviale, aragosta. E tanta, tanta nostalgia.

Au revoir, Ritz!

Case belle come un mito

A Capri, tutte le strade dell’isola portano a panorami mozzafiato. Ma c’è un itinerario, non meno emozionante, per scoprire la Capri architettonica. Una camminata alla ricerca di case belle come un mito.

La Casa Rossa di Curzio Malaparte, un capolavoro di architettura moderna progettata da Adalberto Libera che si integra perfettamente con il costone di Capo Masullo.

La Solitaria dell’intellettual-ingegnere Edwin Cerio e le altre sue ville capresi

La Casarella di Marguerite Yourcenar.

Villa Lysis fatta costruire dal barone-scrittore Jacques d’Adelsward Fersen in stile liberty.

Villa San Michele di Axel Munthe

La Cetrella di Compton Mackenzie

Villa Pierina di Maksim Gorkij

Villa Behring o Villa Spinola di Norman Douglas

La Canzone del mare di Gracie Field

Villa Jovis di Tiberio

Il mito ai piedi

Simbolo di Capri, simbolo di un mito. I sandali realizzati a mano da Costanzo.

E’ una piccola bottega, dove si sente ancora il profumo del cuoio (vero) e dove sul piano di lavoro ci sono ancora gli strumenti utilizzati da sempre. Ogni anno le collezioni si rinnovano ma lo stile rimane immutato. E’ lo stile senza tempo dell’isola di Capri e di alcuni miti come Jackie ‘O, Grace Kelly, Sophia Loren, Brigitte Bardot e Clarke Gable che in questa bottega  hanno acquistato i leggendari sandali su misura realizzati a mano da Costanzo.

Omaggio a Erwin Olaf

Oggi sono stregata, ispirata, rapita dalla sua fotografia. Oggi è un Olaf Day su T&M. Omaggio!

HOTEL SERIES

Hotel Paris room 1134

Hotel Kyoto room 211

DAWN AND DUSK

Dawn the mother

Dawn the soldier

GRIEF EXHIBITION

FASHION

 Liberation

City Magazine

HOPE EXHIBITION

PORTRAITS

Jude Law

Marlies Dekkers

photos by Bernstein & Andriulli

People of the Labyrinths by Erwin Olaf

photos by Accademia del Lusso – Scuola di Moda e Design

Paradigmi

 FRANÇOISE HARDY

photo by theopweg.blogspot.com

Paradigmi

GRACE KELLY

photo by altfg.com

Paradigmi

CLAUDIA SCHIFFER

photo by selectism.com

Rivivendo il Ritz

Checking Out:  Kate Moss At the Ritz Paris

photographed by Tim Walker

Je l’aime

PAUL SIMONON BASS GUITAR
THE GUITAR SERIES
Hedi Slimane, Anthology of a Decade 2000–2010, published by JRP|Ringier, Zurich
Courtesy Almine Rech Gallery Paris/Brussels.

(Les Photographes de Vogue )

Il rituale del Sabrage

L’estate 2011 è stata all’insegna di G.H. Mumm Rosé, lo champagne fresco ed equilibrato dall’aroma ai frutti di bosco e frutta fresca, scelto da molti come la soluzione ideale per rinfrescare le calde notti estive.

Tutta Italia è stata inondata dalle bollicine rosa del “Tour Sabrage”, il rituale napoleonico dell’apertura delle bottiglie utilizzando un’affilata sciabola. Dopo aver liberato il collo della bottiglia dal rivestimento, si fa saltare il tappo con il dorso della lama, un gesto spettacolare e magistrale.

L’atmosfera spettacolare di questo antico e leggendario rito, ha emozionato centinaia di persone in tutta Italia. Da nord a sud tutti i maggiori locali e discoteche hanno fatto da sfondo a questo entusiasmante rituale; a Roma, ad esempio, il tour ha toccato location esclusive come il Fontanone, La Maison, Area, regalando ai propri clienti la possibilità di vivere un momento magico, guidati dall’esperienza di un sabreur professionista.

La Maison G.H.MUMM ha voluto rendere omaggio alla cerimonia della sciabolatura, il “sabrage”, affidando ad un famoso designer, Patrick Jouin iD, la realizzazione di un oggetto mitico nel rispetto delle tradizioni e del simbolo iconico del marchio, il nastro rosso.

La Sciabola da Champagne G.H.MUMM è uno strumento unico che unisce l’eleganza di un manico in cuoio color rosso, contrassegnata dal nome della Maison, alla resistenza di una lama in acciaio dalla punta quadrata. Di colore bianco, la parte in acciaio è sottile e scintillante, mettendo delicatamente in evidenza la griffe del suo creatore. Presentata in un prestigioso cofanetto, anch’esso disegnato da Patrick Jouin, la Sciabola G.H.MUMM si presenta accompagnata da un Magnum di Brut Cordon Rouge.

Precauzioni per l’uso
Al momento della sciabolatura, eseguita da un adulto, si raccomanda di portare dei guanti e degli occhiali per proteggersi da un’eventuale proiezione di schegge di vetro.

  • Togliere il cappuccio per liberare il tappo e la gabbietta (senza aprirla), e denudare il vetro del collo.
  • Tenere saldamente la bottiglia in posizione obliqua (tappo verso l’alto), in una direzione sicura. Assicurarsi che nessuno si trovi nella traiettoria in cui sono diretti il collo e il tappo.
  • Appoggiare la lama, di piatto, a metà della bottiglia.
  • Fare scivolare la lama di piatto sul vetro, con un movimento ampio, né brusco né troppo rapido, da metà bottiglia verso il collo mantenendo la lama a contatto con la bottiglia.
  • L’urto secco della lama sul rigonfiamento del collo ne provoca la rottura netta.
Un’arte, una tradizione, un’emozione. Preludio di quello che accadrà di lì a poco.

Beet(le)! Beet(le)!

Attenzione, arriva. Ed è un grande ritorno. Il Maggiolino. Disegnato da Ferdinand Porsche, in 70 anni ne ha combinate di tutti i colori. Da auto del popolo, a modello da guerra nella versione Kuebelwagen e nell’anfibia Schwimmwagen, da macchina dei signori negli anni Cinquanta, la Typ 2, a simbolo hippy, l’auto dei figli dei fiori.

E nel 2012? Sportiva, quasi coupé. Un’anteprima intercontinentale, in contemporanea a Shanghai, Berlino e New York. Poi la doppia presentazione italiana, a Roma e a Milano.

Stiamo assistendo alla rinascita del Maggiolino Volkswagen, una delle automobili più vendute di tutti tempi: 21 milioni e mezzo di unità in circa 70 anni. Un’icona dell’Automobile. Perché le versioni di un tempo mantengono il loro valore sul mercato e i modelli più rari sono contesi dai collezionisti senza esclusione di prezzi.

Ma torniamo indietro con la memoria, torniamo alla sua creazione. Nel 1934 Adolf Hitler chiede un’auto del popolo all’altezza delle sue utopie a Ferdinand Porsche, il futuro fondatore dell’omonima casa automobilistica che riceve il compito di studiare un’auto con poche ma precise esigenze: trasportare cinque persone o tre soldati e una mitragliatrice (il capitolato era stato steso dallo stesso Hitler), viaggiare a 100 km/h consumando una media di 7 litri per 100 chilometri, avere un prezzo non superiore a mille reichsmark, pari a dieci volte lo stipendio di un operaio.

Nel 1939 debutta al Salone di Berlino. Con fantasia tutta tedesca viene battezzata Typ 1 e così viene chiamata fino al 1968, quando il modello viene ribattezzato Der Kaefer (lo scarabeo, da cui il popolare maggiolino) perché così era stato definito in una brochure pubblicitaria nell’agosto del 1967. Il disegno del Maggiolino non è mai cambiato: la foggia dei fanali, la forma e la dimensione del parabrezza e del lunotto, ma nulla più. Compare anche la versione cabriolet molto amata perché garantisce quattro posti veri. Ma dopo 40 anni, il mercato è saturo e il Maggiolino esce di produzione prima in Europa (1976) e poi, dopo più di vent’anni in Brasile (2003), nello stesso anno in cui esce dalla scena anche la New Beetle comparsa nel 1998 ma che non ha mai convinto.

Ma ora è tornato, il Maggiolino della terza generazione: il dna è quello di una Volkswagen contemporanea, i tratti sono quelli tradizionali (parafanghi sporgenti e fari anteriori circolari), due gli allestimenti proposti, Design e Sport. Il nuovo Maggiolino è più sportivo, virile e spazioso, tutto ciò che non era un Maggiolino old syle ovvero, lento come un treno a vapore, rumoroso come un trattore, con una cronica mancanza di spazio e irresistibilmente femminile. La versione 2012 è decisamente maschile, firmata da Walter de Silva, il raffinato numero uno dello stile del gruppo Volkswagen, assieme a Klaus Bischoff, responsabile del design della casa tedesca. Sembra una coupé, quasi una Porsche quando la si guarda da dietro.

Terza generazione che pensa già ai suoi figli, a cui dedicare la E-Bugster. C’è chi sa andare avanti guardando indietro: i giocatori di rugby ad esempio.Volkswagen ha attinto proprio da questa filosofia per realizzare una concept car coraggiosa e coinvolgente, dai contenuti avanzati e con estetica che ricorda addirittura le celebri Speeedster. Due soli posti, è solo elettrica con autonomia di 180 km, si ricarica in soli 35′ alle colonnine stradali, oppure da rete domestica, o frenando come le ibride.

Il ritorno di un mito. Follow it! Beet(le)! Beet(le)! 

TESTO – ds ispirata da Luca Delli Carri su MFGentleman

FOTOGRAFIE – web

MUSICA – let it be beatles http://www.youtube.com/watch?v=ajCYQL8ouqw

Ritrovate

Le scarpe di Cenerentola, sì proprio quella, l’originale della fiaba di Charles Perrault. Eccole, perfettamente conservate.

Il merito è del mago Christian Louboutin. Ora sono pronte per essere indossate… da una nuova Cenerentola.

E’ iniziata la magnifica Odissea della Pantera

E’ stata pubblicata in esclusiva sulla pagina Facebook dedicata, la prewiev del film L’Odyssée de Cartier, un viaggio davvero straordinario.

La protagonista è la Pantera che sin dagli Anni 30, è l’emblema di Cartier, grazie a Jeanne Toussaint, figura stravagante, spirito libero dell’alta società parigina, nonché direttore creativo di Cartier. Il suo occhio esperto, il suo fascino sofisticato e la sua indiscussa eleganza sono il marchio di fabbrica dello stile Cartier. Nel 1933 Jeanne Toussaint è nominata direttrice dell’Alta Gioielleria Cartier che brevetta la “montatura invisibile”, una tecnica d’incastonatura che mette in primo piano le pietre, facendo sparire il metallo. Nel 1949, Il duca e la duchessa di Windsor acquistano a Parigi una spilla con motivo pantera di platino su uno zaffiro cashmere cabochon da 152,35 carati. Da quel giorno la pantera diventò simbolo della maison. La realizzazione del cortometraggio, girato da Bruno Aveillan, ha richiesto due anni di lavoro e un team di cinquanta professionisti. La colonna sonora, con un tema in tre tempi, suonata in chiave maggiore al pianoforte e al violoncello è stata creata da Pierre Adenot, arrangiatore e orchestratore che ha lavorato su numerosi film. È stata registrata negli Abby Road Studios di Londra, gl istudi di registrazione dove sono nate le musiche di film di Harry Potter, Guerre stellari e Il signore degli anelli.

 

Nella vetrina della boutique in Rue de la Paix (dove è presente la storica boutique aperta nel 1899 da Alfred Cartier), una spilla a forma di pantera realizzata con la tecnica “montatura invisibile” e ricoperta di diamanti prende vita e comincia il suo viaggio.

La pantera cammina tra i palazzi storici di Parigi dove è incastonato il quadrante di un Tank, modello di orologio celebre di Cartier creato da Louis Cartier (1841-1925, primogenito di Alfred) nel 1917. Nel 1888 vengono realizzati i primi orologi da polso femminili. A partire da 1900 Re e nobili di tutto il mondo accorrono da Cartier per acquistare gioielli d’ispirazione neoclassica con diamanti su montature di platino.

Il viaggio continua a San Pietroburgo, terra che ha ispirato moltissime creazioni di Cartier. Questa scena è stata girata a giugno in un aerodromo nei pressi di Praga. La pista è stata ricoperta di neve artificiale sotto un sole accecante. Tutti gli elementi architettonici sono stati ricreati grazie all’animazione.

La pantera tra le cime delle montagne innevate supera gigantesci anelli. Anelli creati nel 1922, con tre tipi d’oro diversi, chiamato Trinity negli Stati Uniti. Il poeta Jean Cocteau acquista l’anello facendolo scoprire alla società parigina. Questa scena è stata girata sulle Dolomiti, in Italia, mentre quelle dei paesaggi desertici in Spagna.

La pantera si trova a faccia a faccia con un drago tra le montagne cinesi. Il tema del drago, con due smeraldi verdi al posto degli occhi, è stato sviluppato su molti gioielli Cartier.

La pantera, sopra un elefante esplora l’India, terra che ha ispirato Jacques Cartier (1884-1942) durante l’itinerario al Durbar di Delhi, e nel Golfo Persico per la realizzazione dell’orologio da polso Santos de Cartier, ispirato ad un modello del 1904.

La pantera, sopra un modello di aereo costruito nel 1960 da Alberto Santos-Dumont soprannominato il “14-bis” vola in India . Questa riproduzione, lunga 13 metri e larga 7, è stata creata in collaborazione con una società di costruzione di veicoli ultraleggeri, nel pieno rispetto dei materiali utilizzati all’epoca dall’aviatore che oggi è un pezzo unico.

Il pilota indossa il celebre modello di orologio Tank.

La pantera, sopra i tetti dei palazzi del Grand Palais di Parigi, sua patria natale.

La pantera raggiunge la sua padrona, che vive in un meraviglioso palazzo del Settecento, interpretata dalla top model Shalom Harlow che riflette l’etetica Cartier. La giovane stilista cinese Yiqing Yin, laureata presso l’École Nationale des Arts Décoratifs di Parigi, ha realizzato un vestito d’alta moda pensato su misura per questo personaggio: un abito da sera rosso scoperto sulle spalle, con una gonna fluida ed un corpetto aderente con drappeggio realizzato a mano.

Shalom Harlow accarezza la pantera mentre indossa un bracciale a forma di pantera, in platino, con un berillo verde di 51,58 carati, macchie e naso in onice, occhi in smeraldo ed una pelliccia tempestata di brillanti.

 

E’ la prewiev L’Odyssée de Cartier

ds ispirata da Davide Blasigh su leiweb.it

 

Spirit of Ecstasy, storia di una passione

Estasi, una sintesi di bellezza femminile, sensualità e mistero della velocità.

Sono cento anni che la statuetta Spirit of Ecstasy, la donna volante, svetta sul cofano delle Rolls-Royce (www.rolls-roycemotorcars.com), simbolo delle auto più amate da aristocratici e miti del cinema, popstar e potenti della Terra. Per celebrare la sua icona, la casa automobilistica britannica ha affidato l’interpretazione del mito ad un grande fotografo, John Rankin Waddell, inglese, 45 anni, astro della fotografia con il pollice verde per gli affari.

In 100 scatti, Rankin ha interpretato Spirit of Ecstasy in chiave contemporanea attraverso figure femminili o loro particolari, primi fra tutti gli occhi, prima fonte d’ispirazione e la parte migliore di una donna, secondo il famoso fotografo (www.rankin.co.uk), che incorpora l’essenza della statuetta in donne di diverse nazionalità ed età per conferirle un valore universale.

Il risultato è una collezione sorprendente che rappresenta in un’ottica moderna un simbolo iconico riconosciuto in tutto il mondo, non un accessorio, ma parte del Dna di R-R. La collezione, esposta ormai da quasi un anno negli showroom di molte città, da Londra a Sidney, da Tokyo a Dubai, continua il suo giro del mondo e nella sua missione di estasiare.

 

Questo è solo l’ultimo dei capitoli di una storia di passione. Il primo a volere la “donna volante” sulla sua Rolls fu, nei primi del ‘900, il barone Montagu di Beaulieu, segno del suo amore segreto per l’assistente Eleanor Thornton che sposò poi in seconde nozze. A realizzarla fu l’amico artista Charles Sykes che modellò la statuetta sulle forme della Thornton. L’idea piacque tanto che tutti i blasonati possessori di una Rolls vollero la loro versione. Per arginare questa moda, la Rolls Royce commissionò a Sykes quello che dal 1911 diventò il simbolo di un mito.

 

TESTO – ds ispirata da Fabio Fattorusso MFGentleman

Non conta come tu conduci il gioco

… ma come il gioco conduce te.

Non so da chi tra i tre, arrivi più emozione. Robert Redford, Brad Pitt o la 912. Il primo è carisma, il secondo è bellezza, la terza sono le due cose coniugate in una. 

Comunque sia, questi sono gli ingedienti di “Spy Game”, un film del 2001 di Tony Scott, che unisce azione, intrigo, amore e valori dell’amicizia. La vicenda è ambientata nell’affascinante  mondo dello spionaggio, dove tutti usano tutti e tutto, dove le regole non vanno rispettate, dove non c’è spazio per una famiglia o per l’amore, dove è d’obbligo essere spietati e senza scrupoli e dove la sincerità è un’utopia. Nonostante tutto questo, per i protagonisti del film, lo spionaggio è solamente un gioco, sia pur “tremendamente serio e pericoloso dove nessuno vuole perdere” e dal quale gli spettatori, non possono fare altro che rimanere incantati.

E’ l’ultimo giorno di lavoro prima della meritata pensione di Nathan Muir (R.Redford) agente della CIA. Durante una riunione convocata appositamente a Langley, sede della CIA, Muir racconta i fatti che lo hanno visto reclutatore e maestro di Tom Bishop (Brad Pitt), suo allievo prediletto, ottimo agente e compagno affidabile di numerose azioni in tutto il mondo, dal Vietnam alla Germania dell’Est, al Medioriente. Lo scopo della riunione è riuscire a capire chi Tom voleva far evadere dalla prigione di Stato cinese con uno stratagemma. Tom è arrestato. La CIA, completamente estranea all’azione, non vuole creare un incidente diplomatico con il Governo cinese che si appresta ad intavolare negoziati commerciali con gli Stati Uniti.
Man mano che Muir racconta le singole operazioni di spionaggio in cui lui e Tom erano entrambi ben affiatati, uniti e solidali, si rende conto che solo lui potrà riuscire a salvarlo, in quanto la CIA non è disposta a difendere e a trattare la liberazione di un suo agente che svolgeva un’azione in piena autonomia e senza nessuna autorizzazione. Il film si svolge tra il presente e il passato raccontato da numerosi flash back, il tutto scandito da un’impietoso countdown che segna il poco tempo a disposizione per salvare Tom: solo 24 ore.
In nome dell’amicizia che li legava, Muir usa la propria esperienza, la determinazione, l’astuzia, l’intelligenza, i propri risparmi e il potere di certi personaggi conosciuti durante la sua lunga carriera. Elabora un piano sofisticato ed ingegnoso che salva la vita a Tom e gli restituisce ciò che anni prima, peccando di presunzione, gli aveva indebitamente tolto: la possibilità di vivere fino in fondo una storia d’amore con la donna di cui si era innamorato (Catherine Mccormack).  (Louise-Elle su Blogbuster)

 

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GOOGLE EARTH (iPh, iPa) Mette a disposizione un mappamondo interattivo con il quale esplorare l’intero pianeta – gratis

STRESSOMETER (iPh) Per avere un’indicazione del livello di stress, basta impugnare iPhone e tenere il braccio: l’accelerometro registrerà gli scostamenti e indicherà se urge riposo – o,79 euro

PESO IDEALE (iPh, An) Verifica una dieta o tiene in forma mettendo in correlazione il peso con l’indice di massa corporea, calcolato automaticamente – gratis

WHATSAPP (iPh, An) Disponibile per le principali piattaforme di telefonia, permette di spedire e ricevere un numero illimitto di messaggi anche multimediali – o,79 euro

MILANO FINANZA (iPh, iPa, An) Tutte le notizie dei mercati finanziari in tempo reale, con la possibilità di gestire il portafoglio, seguire le quotazioni e leggere il quotidiano – gratis

LA REPUBBLICA+ (iPh, iPa, An) Tutte le notizie arricchite da news del sito web e da alcuni elementi multimediali, con l’edizione serale del quotidiano – gratis

to be continued

Paradigmi

JANE BIRKIN

(foto di the-fashionfox.blogspot.com)

Must have, gli intramontabili – 6° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

BRIGITTE E IL BIKINI

Formalmente il bikini è nato nel 1946 ma il costume a due pezzi  era indossato già nell’antichità, come risulta dal ritrovamento di urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana (i più antichi risalgono addirittura al 1400 a.C.). A contribuire al successo del bikini fu il cinema grazie a dive come Brigitte Bardot che con il loro fascino esplosivo fecero dell’audace due pezzi l’oggetto del desiderio maschile e femminile di intere generazioni.

Oggi: Emporio Armani e Dolce&Gabbana

Quando: al mare e in piscina

 

SOFIA E LE CALZE

Sophia Loren sbottonava il reggicalze scuro, le tirava giù lentamente e lasciava cadere sul letto le sue calze leggere di filato davanti ad un Marcello Mastroianni sussultante e impaziente; uno spogliarello femminile che ha avuto nelle calze un ingrediente di seduzione fondamentale.  La calza è da sempre arma di seduzione del gentil sesso, ma il menage quotidiano dei nostri tempi impone pragmatismo. Si lavora, si corre, si compete, c’è poco tempo per giocare. Con gli uomini si combatte, non si flirta. Allora spazio al collant: pratico, veloce e resistente benché nemico giurato del maschio e barriera a volte insormontabile per un improvviso impeto ormonale. Il reggicalze è ormai in soffitta, mentre le gloriose autoreggenti – che pure non tramontano mai- restano lì, nel cassetto, in attesa di momenti speciali sempre più rari.

Oggi: Wolford

Quando: sarebbe bello…

 

JACKIE E I PANTALONI CAPRESI

Capri, 1960. Una giovane donna del posto si ispira ai pantaloni dei pescatori capresi per disegnare il suo primo paio di pantaloni alla pescatora. Bastò che Jackie Kennedy Onassis, gironzolando in Piazzetta nascosta dietro un grande paio di occhiali neri, li indossasse la prima volta, per sancirne definitivamente il successo. Di strada ne ha fatta in quarant’ anni il pantalone «Capri style». E  la semplicità di un pantalone alla pescatore e di un infradito conquistano ancora oggi. Lo stile caprese è entrato fra gli evergreen. Il suo punto di forza: la sobrietà delle linee. Ma prego fare i conti con le proprie fisicità: no al pantalone caprese sopra la taglia 46. Un capo di assoluta freschezza. Non ha né taglia né età, basta scegliere stoffe e modelli giusti. Aderenti per giovani e snelle, più morbidi per le altre. Un immancabile? In lino o canvas, colori naturali.

Oggi: Alberta Ferretti, Emporio Armani e Dolce&Gabbana

Quando: nel tempo libero e nel weekend

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 5° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

MARILYN E IL TWIN- SET (PULLOVER GEMELLI)

Twin-set, ovvero un due pezzi gemelli realizzati in lana o cashmere, un cardigan e una maglia con mezze maniche da portare sotto. I primi twin-set cominciarono a diffondersi negli anni trenta. La maglia è solitamente in materiale più leggero e più aderente, mentre il cardigan viene indossato sbottonato. Piaceva a Coco Chanel su pantaloni larghi o gonna a campana. Negli Anni 60,  il cardiganino diventa bon ton, borghesissimo, accompagnava attrici come Doris Day e Marilyn. Meglio di tutte stava alle lady inglesi e, top dei top, alla regina Elisabetta, che lo sfoggia ancora a Balmoral. Nei ‘50 frequentava la Nouvelle vague parigina, e allora era in odore di irriverenza e trasgressione. Verso i 70 era folk e fiorato con i gonnelloni. Lo portavano Katharine Hepburn e Jackie Kennedy. Oggi Anna Molinari lo pensa per le sue collezioni girlish Blumarine, zuccheroso, femminilissimo, con le ruches e i lustrini. Da portare con tutto, tubino, camicia, t-shirt, jeans, gonna.

Oggi: Clements Ribeiro e Brunello Cucinelli

Quando: in ufficio

 

PATTI E LA CAMICIA BIANCA

La prima apparizione pubblica, al Salone di Parigi, indossata da una regina, dipinta su tela: Marie Antoinette in muslin dress. Uno stile lontano dagli oneri dell’etichetta, e con lui il ritratto che ne fece Madame Vigée-Lebrun: era il 1793, e fu scandalo. Passata tra sbuffi Ottocento, arriva sino alle soglie del Novecento a rappresentare agiatezza. Ci sono poi le dive hollywodiane che intorno agli anni Quaranta la rendono una moda. Nei Cinquanta siamo in epoca di femminilità  vissuta al suo pieno, è in voga lo stile Pin up, shorts e curve, la camicia spesso si presenta annodata, a far risaltare il decolletée e intravedere il busto. E così per tutti i Sessanta, mentre la camicia bianca vira verso la sua prossima destinazione, di genere androgino, quasi inconscio manifesto di femminismo. Tra tutte le immagini della storia della camicia bianca, spicca il ritratto in bianco e nero della cover del primo album Horses di Patti Smith dove lei indossa una camicia bianca. Diventa icona dell’androgino, l’abum decolla, la camicia bianca, così al maschile, diventa un must. 
 
Oggi: Jil Sander e Alberta Ferretti
 
Quando: sempre

 

KIM E LA SOTTOVESTE

Inizialmente la sottoveste era utilizzata come una sorta di ‘velo’ di protezione, faceva scivolare meglio i vestiti. Alla fine del Cinquecento si diffondono le sottovesti che stringono la vita e creano i fianchi a ‘cupola’, antenate delle parigine ‘modellanti’. Il 1837, anno in cui sale al trono la Regina Vittoria, vedrà il trionfo del sottabito: non solo per motivi climatici, la donna pone più strati possibili fra il proprio corpo e l’abito esterno. Sarà Christian Dior nel 1947, con la collezione ‘New Look’ a dare una nuova popolarità alla sottoveste che durerà fino agli anni Sessanta. Alla fine degli anni Ottanta la sottoveste diventa un capo da indossare sopra l’abito, tutto da mostrare. Chi potrebbe dimenticare la sottoveste che indossava Kim Basinger in ‘Nove settimane e ½’ con bretellina franata? Una vera e propria arma di seduzione, massimo emblema della femminilità. Oggi è scelta ed indossata per la sua carica seduttiva. La si può scegliere quella classica, in raso, in seta o pizzo, utilizzata anche come camicia da notte per le occasioni importanti, oppure la ‘parigina’ molto più costruita, in genere con reggiseno incorporato, in materiali tecnici che fasciano e sostengono.

Oggi:  La Perla, Donna Karan, Vera Wang, Intimissimi e Victoria’s Secret

Quando: ogni notte come camicia da notte

 

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 4° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

GRACE E IL FOULARD

Da copricapo contadino ad accessorio delle stelle del cinema.  Come è diventato l’umile foulard un’icona di stile? Secondo alcuni studiosi del costume, il foulard trae diretta ispirazione dal fazzoletto indossato dai soldati di Napoleone. Fermamente annodato sotto il collo, risponde assai meglio del volatile cappello alle esigenze della vita all’aria aperta, dello sport e del mito futurista della velocità, automobile compresa.  Foulard oggi è sinomimo di Hermès Paris. E il carré della maison di rue Faubourg Saint Honoré è molto più di un quadrato di seta piegato a triangolo: è un’icona, un gioiello che si tramanda di madre in figlia. Perché non passa mai di moda: anzi, come succede solo alle cose davvero preziose, diventa più bello quando lo scorrere del tempo gli regala una patina che lo rende unico, inimitabile. Da imitare: Grace Kelly nel bellissimo film del maestro Alfred Hitchcock “Caccia al Ladro” dove guida la sua auto in compagnia di un fascinoso Cary Grant.
 
Oggi: Gucci e Hermès
 
Quando: sempre, al collo, in testa, come pareo, annodato alla borsa, su un tubino, su un cappotto.

 

AUDREY E IL TUBINO NERO

Il tubino nasce in Francia nel 1926 sotto il nome di Petit Robe Noir, creato dalla famosa stilista Gabrielle Chanel meglio conosciuta come Coco Chanel. Fu proprio per il funerale del suo amante che Coco confezionò il primo tubino nero della storia, utilizzando i tessuti dei vecchi abiti da collegiale. Un vestito elegante ma sobrio che diventerà presto l’emblema della raffinatezza femminile. Il “tubino” nero è l’abito femminile per eccellenza, simbolo di eleganza, può essere indossato in ogni occasione e proprio per questo prende il soprannome di “passepartout”. Divenne definitivamente celebre quando Hubert de Givenchy lo creò appositamente per Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany.

Oggi: Dolce&Gabbana

Quando: a seconda dei tessuti e dei tagli, sia di giorno che di sera

 

JANE E LA BIRKIN

Nel 1984,  un volo Parigi-Londra vede seduti vicini Jean-Louis Dumas (che poi diventerà presidente di Hermès) e Jane Birkin,  cantante e attrice dalla bellezza eterea, resa celebre per aver cantato insieme al compagno Serge Gainsbourg la scandalosa canzone Je t’aime…moi non plu. Durante il volo, rovistando nella sua borsa, la bella Jane si lamentò più volte con il suo vicino del fatto che fosse un’impresa impossibile trovare una borsa per il weekend che fosse allo stesso tempo elegante e capiente. Monsieur Dumas promise all’attrice che ci avrebbe pensato lui stesso a realizzare la borsa apposta per lei. E così, da quel magico incontro, nacque la Birkin, la borsa più desiderata al mondo. Realizzata in moltissimi materiali, tra i quali il più utilizzato è senza dubbio l’alligatore, la Birkin è diventata un’icona non solo nella moda, ma anche nel cinema. Leggendaria la lista di attesa per possederne una.

Oggi: Hermès

Quando: quando ne possiedi una, non la lasci più, nemmeno per dormire.

 

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 3° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

STEVE E I KHAKI

I pantaloni Khaki o Chinos sono uno dei maggiori contributi del mondo anglosassone allo stile. Furono i soldati inglesi in India a chiamarli Khaki (color polvere) quando decisero di tingere le divise bianche con il caffè, per renderle mimetiche. Gli americani invece chiamarono Chinos (cinese in spagnolo) dei pantaloni portati dall’esercito di ritorno dalle Filippine. Alcune regole: niente pinces, vietata la piega, quattro tasche, gamba poco ampia e magari un po’ logora sul fondo, sgualciti quel che basta. Più sono vissuti, anche un po’ sporchi, perfino graffiati, più sono cool. Un testimonial? Il bello e stropicciato Steve McQueen.

Oggi: Gap e Avirex

Quando: in tutte le occasioni

 

CARY E IL CAPPOTTO

Il cappotto è il compagno ideale del vero gentleman, Chesterfield o doppiopetto, poco importa, è il rifugio perfetto dello stile. Importanti sono il buon taglio, l’attenzione al profilo, la forma delle spalle e la larghezza del torace. Deve aderire bene alla forma del collo, dietro la nuca, senza fare pieghe o sollevarsi in alto. Le maniche devono essere sempre più lunghe di quelle della giacca e la lunghezza dell’orlo non deve superare i 15 cm sotto il ginocchio. Sir Cary Grant insegna.

Oggi: Loro Piana e Giorgio Armani

Quando: sempre quando fa freddo

 

GARY E L’ABITO SARTORIALE

Lord Brummel, il primo dandy della storia, con il suo motto “saper scegliere senza trascendere nell’eccentricità” definì l’archetipo dell’abito sartoriale, rifiutando i colori sgargianti, adottando il blu come tonalità principale e lanciando l’uso dei pantaloni lunghi a tubo. Ingredienti per l’abito perfetto: linea asciutta, spalle ben disegnate e pantaloni non troppo larghi. Essenziali, l’ottimo taglio e la qualità del tessuto. Ispirandosi a Gary Cooper.

Oggi: Ermenegildo Zegna e Ralph Lauren

Quando: in ufficio o per un un cocktail party

 

TESTO – ds ispirata da Samantha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

Must have, gli intramontabili – 2° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

ALAIN E IL TRENCH

Lo usavano per difendersi dal freddo i soldati durante la Prima guerra mondiale. Poi Burberry ne ha fatto un capo di moda senza tempo. Della divisa ne conserva ancora le spalline, l’anello a D e la pattina frangivento sulla spalla. Il cinema lo ha consacrato come oggetto di culto. Chi non ricorda Alain Delon strizzato nelle pieghe del suo trench, senza ricordarsi magari in che film fosse?

Oggi: Burberry London e Allegri

Quando: in autunno sempre, anche se non piove

 

CLINT E IL CARDIGAN

Il nome lo deve a Lord Brudenell VII, conte di Cardigan, ufficiale dell’esercito inglese di metà ‘800, che amava indossare un morbido maglione con il collo in pelliccia e l’abbottonatura sul davanti. Si dice che prediligesse questo capo perché lo poteva indossare senza rovinare la sua pettinatura. Vanitoso. Ma indubbiamente il cardigan presenta altri vantaggi: si può slacciare se fa troppo caldo, si può sfilare senza perdere gli occhiali e ha delle piccole tasche per chiavi e telefono. Sebbene sia un capo dal sapore old style, continua a stregare le giovani generazioni. Emulando il fascino di Clint Eastwood con il suo cardigan mentre gioca a golf.

Oggi: Brunello Cucinelli e Lanificio Colombo

Quando: nel tempo libero

 

WILLIAM E I JEANS

Divisa dei minatori, dei cowboy, dei ferrovieri, dei ribelli, dei rockettari e dei apcifisti. L’indumento più democratico della storia, tutti lo possiedono, anche il principe William d’Inghilterra e il più significativo del XX secolo. Inventati nel 1873 da Jacob Davis, un sarto lettone incaricato di confezionare dei pantaloni per gli operai delle ferrovie americane e da Levis Strauss un immigrato bavarese proprietario di un emporio. Davis confezionò i cinque tasche in denim, Strauss finanziò l’acquisto dei rivetti da applicare alle cuciture per renderli più resistenti.

Oggi: Levi’s e Jacob Cohen

Quando: da portare sempre con cinque tasche, mai con strappi, pinces e macchie finte. E in ufficio.

 

TESTO – ds ispirata da Samatha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

Must have, gli intramontabili – 1° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

ELVIS E LA POLO

Correva l’anno 1929 quando il campione di tennis René Lacoste inventava un nuovo tipo di maglia sportiva: la polo. Senza infrangere l’etichetta si presentò in un match indossando una maglietta bianca in piquet di cotone con il colletto morbido. Riuscì nell’impresa di indossare un capo elegante ma confortevole al tempo stesso. Trent’anni dopo il giovane Elvis la fece sua e la proiettò nel mondo del rock & Roll. Versione elegante della t-shirt ha il collo che si può alzare per ripararsi dal sole.

Oggi: Lacoste, Fred Perry e Ralph Lauren

Quando: mai in ufficio

 

ROBERT E IL CABAN

Blu, di pura lana, il caban o peacoat, è un classico che affonda le sue radici negli anni ’40 dalla Marina Militare. Si tratta di una giacca di lana pesante con ampi revers e bottoni di peltro o di legno con incisa un’ancora. Rigorosamnete blu perché è una tinta che meglio delle altre resiste alla salsedine, al sole e alla pioggia. Corta per facilitare i movimenti. Lo troviamo indossato con allure estremamente sexy da Robert Redford nel film I tre giorni del condor.

Oggi: Marina Yatching e Fay

Quando: nel weekend

 

PAUL E LA CAMICIA BUTTON-DOWN

In un match di polo che si svolse in Inghilterra a fine Ottocento, Mr. John Brooks, annoiato dalla partita, notò il particolare colletto delle camicie dei giocatori: due bottoncini fissati sulle punte del colletto per impedire al vento di dare fastidio. Nacque così la button-down e fu un successo intramontabile. Da Paul  Newman a Gianni Agnelli. Più comoda, più alla moda, con un’aura bohémien.

Oggi: Ralph Lauren e Brooks Brothers

Quando: sempre, con o senza cravatta, mai con un abito formale

  

TESTO – ds ispirata da Samantha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

Gift List, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa DOM PERIGNON ROSE’ VINTAGE 2000

Per chi Per pochi e non per tutti (i momenti)

Perché A buon intenditor, poche parole. Nel senso, come lasciarlo senza parole! Alla fine del ‘600, creare il miglior vino al mondo era l’obiettivo del monaco Dom Pérignon. A distanza di quattro secoli, la maison prosegue la sua nobile missione e gli rende uno sfolgorante omaggio con questo millesimato. Uva: Chardonnay 40 per cento, Pinot Nero 60 per cento. Colore: sorprendentemente non è rosa ma risplende di lumeggiature profonde e quasi orientali. Al naso: le prime note floreali lasciano subito il posto a sentori di ciliegia nera e scorza di agrumi candita accompagnati da aromi di cacao con qualche accento affumicato. Al palato: la struttura impeccabile raggiunge un impianto perfettamente classico, dominato da una sensazione di equilibrio, continuità ed integrazione.

Visto in “La scheda di Gelasio Gaetani d’Aragona” su IoDonna

Dove  Enoteca Grado 12 in Largo Carducci, 12 a Trento tel. 0461.982496

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

 

Cosa MODELLINO MOTOSCAFO RIVA

Per chi Per chi ama sognare ad occhi aperti e per chi “è sempre estate”

Perché Diciamoci la verità, un motoscafo Riva difficilmente si regala ma abbiamo due possibilità per regalare comunque il mito: noleggiarlo in uno dei porti della parte sud del Lago di Garda e trascorrere una giornata a bordo (ne parleremo a tempo debito), oppure regalare un modellino originale, che, vi assicuro, è di per sè un pezzo da novanta. Da esporre come opera d’arte magari con un iPad accanto, sul quale far scorrere le immagini dell’app Riva (emozionante!).

Visto Nello studio in una villa di Sirmione Lago di Garda

Dove http://shop.dime-italy.com/catalogo/caricaminiature2008.asp?cat1=56

Paradigmi

Pascal Barbot (foto di redvisitor.com)

Fiat 500 TwinAir, beautiful monster

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Piccola auto, piccolo tour, questo pomeriggio. La nostra meta è un villaggio fantasma, un piccolo borgo abbandonato a causa delle terribile peste dimemoria manzoniana.

La partenza è fissata alle Terme di Comano, nelle Giudicarie Esteriori con una Fiat 500 TwinAir. Ci siamo accomodati al posto di guida con la stessa curiosità con cui ci siamo avvicinati a questo beautiful monster.

Per ergonomia corretta, intelligente sfruttamento dello spazio e citazioni esplicite ma garbate del passato, l’abitacolo della TwinAir, identico a quello delle altre 500, è bello da vedere e pratico da vivere. Specie con le plastiche chiare il colpo d’occhio offerto dalla plancia è di grande effetto.

Ma partiamo. Apriamo il finestrino anche se fuori fa un freddo cane. Questa è una macchina da ascoltare. Non dà il gusto pieno di un otto cilindri Ferrari né le emozioni metalliche di un boxer Porsche. Ma a chiunque sia, se non appassionato, anche soltanto vagamente curioso di motori, il nuovo bicilindrico della 500 stimola un insieme di ricordi e di domande come nessun altro: ronzerà come quello dell’altra 500? Shakererà allo stesso modo l’equipaggio? Ma poi, siamo sicuri che spinga, che è a malapena un novecento di cilindrata? E consuma davvero così poco come dicono?

Sicuramente si tratta di un piccolo gioiello di tecnologia sotto il cofano, quattro valvole per cilindro, turbocompressore, aspirazione MultiAir, Start&Stop, EcoDrive, contralbero di equilibratura.

La direzione è quella verso Tione. Il TwinAir è molto godibile su strada. Al minimo ha una sonorità divertente, più simile per la verità a quella di un moderno tre cilindri che al vecchio bicilindrico Fiat. Qui le vibrazioni sono ridotte al minimo e le prestazioni — ben lungi dall’essere in affanno — si rivelano sorprendentemente toniche e vivaci: anche dimenticando il condizionamento mentale che i cilindri sono solamente due, le cose di cui è capace questo 85 cavalli in ripresa, anche a dispetto di una rapportatura piuttosto lunga del cambio, sono assolutamente egregie. Che poi sia ruvido e rumorosetto è difficile, viste le premesse, considerarlo un limite. Rovescio della medaglia di tanta verve è che il TwinAir cade proprio sul suo terreno di elezione, quello dei consumi reali, sull’ordine dei 13 km/litro.

Arrivati al bivio per Ragoli e Preore, svoltiamo a destra. Saliamo attraverso l’abitato di Ragoli e prendiamo la direzione Stenico. Il panorama è stupendo. All’orizzonte il Castello, la strada stretta corre tra il bosco. Dopo l’abitato di Coltura, prima dell’imbocco della Val d’Algone, imbocchiamo una stretta strada sulla sinistra che in pochi chilometri ci porterà alla località Iron.

Sterzo, pronto e progressivo, diremmo quasi sportivo, la risposta in ripresa della nostra TwinAir si fa davvero consistente (a patto di rinunciare alla modalità ECO!), che mangiandosi circa un terzo della coppia disponibile riduce la grinta e obbliga ad attaccarsi al cambio per avere un minimo di scioltezza. Senza ECO e lavorando comunque un po’ di cambio (ben manovrabile e assecondato da una frizione leggera), il TwinAir è davvero divertente: rauco man mano che si sale di giri, decisamente rumoroso allo scarico si dimostra un motore forse non perfetto ma pieno di carattere: sarà questione di gusti, eppure alla noiosa linearità di tanti quattro cilindri noi preferiamo la verve un po’ caciarona di questo motorino, che specie in un bel percorso di montagna riesce realmente, nel suo piccolo, a consegnare il gusto della guida.

Eccoci arrivati. Iron è un villaggio isolato, nascosto da un fitta vegetazione, le case si affollano silenziose in una breve spianata tra l’anfiteatro dei campi terrazzati e la dolce conca prativa dove c’è il pozzo. Il borgo, dopo la terribile peste del 1630, rimase quasi completamente disabitato.  E il suo fascino è legato alle numerose storie, leggende e ai vecchi racconti fioriti intorno alla terribile pestilenza di manzoniana. Qui il tempo si è davvero fermato.

 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIE – auto.it

MUSICA – beautiful monster ne yo http://www.youtube.com/watch?v=2J2dwFVZHsY&ob=av2n

Paradigmi

Amelia Earhart (foto danzine.wordpress.com)

Aviator style

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Ispirate dal sito glamour del web di questa settimana, alcune immagini rubate all’aviator style, per continuare a ricordare, volare e sognare.

Masterpieces, pionieri, attori, uomini e macchine con le ali. Occhiali, orologi, bomber  in pelle con applicazioni, guanti e sciarpe, foulards, spirito di avventura, curiosità,  coraggio, niente piedi per terra. A terra rimangono invece, false certezze, luoghi comuni e preconcetti. 

Libertà. Volare alto. Tutto con estrema eleganza. 

Paradigmi

 

PENELOPE & WOODY

photo by cinema.tuttogratis.it

Paradigmi

Lennon&McCartney (musicartinsanitywhatever.blogspot.com)

La suola rossa, “procuratrice d’invidie”

Sull’Olimpo degli stiletti, assieme a Jimmy Choo e Manolo Blahnik, c’è lui, Christian Louboutin con la suola rossa che ha posto il mondo femminile ai suoi piedi.

La suola color Pantone n° 18.1663TP è l’inconfondibile marchio di fabbrica delle scarpe firmate Louboutin, «Il rosso vivo non ha altra funzione che quella di far sapere a tutti una cosa sola: quelle là sono le mie», aveva sottolineato il designer francese alla rivista New Yorker. Le suole tinte di rosso fuoco sotto le scarpe con i tacchi vertiginosi sono diventate il simbolo della casa Louboutin e dunque anche uno status symbol.

L’immagine della (ex) prèmier dame Carla Bruni-Sarkozy che, accanto a Letizia di Spagna, sale le scale del Palazzo reale di Madrid, è ritenuta una delle sacre icone della femminilità del XXI secolo.

“Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tanto meno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate“. E ancora: “Il comfort è un concetto orribile“, oppure “Tutte le calzature hanno un senso, le mie sono fatte per sognare ed essere sexy”

Come tutti i grandi capolavori, la suola rossa è nata per caso. L’artista delle scarpe “che non servono per camminare”, nelle pagine del lussuoso libro illustrato (Rizzoli) a lui dedicato, racconta come da un gesto improvviso nel suo laboratorio di rue Jean-Jacques Rousseau, vent’anni fa, sia nato un mito: “Gli schizzi per la collezione Pensées (autunno/inverno ’93-’94) erano a colori, ma quando presi in mano la prima scarpa, un modello di crêpe rosa, constatai che non poteva essere più diversa dal disegno. Qualcosa non andava e ci misi qualche tempo per comprendere: la colpa era della suola nera. Strappai dalle mani della mia assistente un flacone di smalto per unghie rosso e lo rovesciai dietro alla scarpa. Grazie al colore, il modello prese vita: così nacque il mio marchio di fabbrica.”

Le donne che calzano una Louboutin hanno un rapporto molto forte con la propria personalità.  “L’idea è che si vede una donna elegante per strada, ci si gira a guardarla e l’ultima cosa che si vede, l’ultimo richiamo, è quella suola rossa”

Pericolosamente seducenti e dai tacchi pericolosamente alti. Chi indossa Christian Louboutin è chiaramente un passo avanti.

www.christianlouboutin.com

Carla Bruni e la Principessa Letizia di Spagna

 TESTO – ds

FOTOGRAFIA – dailymail.co.uk

MUSICA – elle m’a dit mika http://www.youtube.com/watch?v=NiHWwKC8WjU 

Paradigmi

Ayrton Senna (adv Liu Jo)

Un sogno in Riva, al lago

Per vivere certi sogni, bisogna volare, ma per altri, basta volere.

Il nostro sogno è un giorno a bordo di un motoscafo Riva. E’ vero, per realizzarlo, ci dovremo spingere oltre i confini della nostra provincia, perché nella parte trentina del Lago di Garda, prevale un doveroso rispetto delle imbarcazioni verso il dio vento; ma in fondo, tutti noi trentini consideriamo questo straordinario specchio d’acqua, il nostro lago.

E allora scendiamo verso sud di qualche chilometro, magari sulla Gardesana Orientale, per andare a ritroso nel tempo negli anni Sessanta e Settanta e vivere un sogno a fil d’acqua.

I motoscafi di Riva sono diventati una vera e propria leggenda in tutto il mondo, un oggetto di desiderio e un’espressione dell’arte italiana. Niente può avvicinarsi neanche lontanamente alla qualità, lo stile e il prestigio di Riva. E questo non è cambiato nel tempo. Un Riva è ancora un vero e proprio richiamo. Quando un Riva ormeggia, una folla di gente lo circonda e lo ammira.

Durante questo sogno lungo un giorno, Riva vi porterà a visitare le varie sponde del lago alla scoperta delle cittadine pittoresche dove rivivere il ricordo di tempi lontani.

Il vostro capitano conosce i posti più belli del lago, le cittadine più interessanti dove ormeggiare; per il pranzo si farà rotta verso Punta San Vigilio, dove si faranno provviste dal venditore ambulante per un picnic a bordo.

Durante il pomeriggio, si prenderà il sole sul ponte di poppa e si farà un tuffo refrigerante nell’acqua. E poi, naturalmente sarà lei a prendere in mano il volante e a portare il motoscafo. Così per emulare il jet set internazionale di quei tempi, con illustri cittadini del mondo come Brigitte Bardot, Sophia Loren, Dino de Laurentiis, Richard Burton, Sean Connery, Peter Sellers, lo Scià di Persia, il Principe Ranieri di Monaco, il Re Husayn di Giordania, che vi hanno preceduto in questo sogno.

E poi via, alla ricerca di uno dei tanti ristoranti sulla costa per vivere il momento della cena a base di pesce di lago, prima di risvegliarsi definitivamente.

Quand’ero piccola amavo uscire in barca con mio nonno. Il lago d’estate ha dei colori stupendi così brillanti e accecanti, la superficie è increspata dal vento. Un giorno mentre eravamo fermi ho visto un’imbarcazione bellissima solcare l’acqua in modo così leggiadro che sembrava una libellula quando vola a pelo d’acqua”

TESTO – ds ispirata da http://www.rivacharter.com/it/dagjeriva.html

FOTOGRAFIA – http://www.locanda-sanvigilio.it

MUSICA – http://www.youtube.com/watch?v=o9Kfv4NxPWY&feature=related

Gibson Les Paul, la tua passione tra le braccia

Un mito non poteva che nascere da un errore. Quando un famoso chitarrista Blues degli anni ’40, fece per sbaglio due intagli sulla sua Epiphone, nacque questa chitarra che nel tempo diventerà la “regina” dei più grandi chitarristi.

Ci sono state vere e proprie battaglie tra i padroni della Fender Stratocaster e i signori della Gibson Les Paul. Non si verrà mai a capo di quale delle due riesca ad estrarre il meglio dell’anima rock di riff di chitarra della storia del rock come Jimmy Page, Slash, Mark Knofler, Santana, Eric Clapton. Stili diversi, l’intensità di Knofler, la passione di Slash, e poi c’è Page, unico*.

Creata nel 1952, la forma e i materiali utilizzati sono rimasti quelli del modello originale. La Les Paul ha un body in mogano che è un legno che ha una buona risposta armonica e un top in acero che invece è un legno capace di distribuire bene le alte frequenze.

La Les Paul Standard è stata ed è tuttora, la Les Paul più usata. La Gibson Les Paul Custom rappresenta il modello di lusso della chitarra, consente una maggior pulizia del suono, consigliatissima per i jazzisti e i bluesman. La Gibson Les Paul Studio è la versione basilare della Les Paul, non presenta finiture ma ha il suono di una standard, ideale per chi registra.

Questi invece, i modelli Signature, chitarre ispirate a dei miti della musica di tutti i tempi, per non dimenticare mai.

Da inseguire. Per i tuoi occhi, i tuoi orecchi, ma soprattutto, per il tuo cuore.

Les Paul Slash, chitarrista dei Guns n’ Roses e dei Velvet Revolver

Les Paul Jimmy Page, uguale a quella utilizzata nel live “The Song Remains The Same”

Les Paul Ace Frehley, chitarrista dei Kiss, caratterizzata da dei fulmini in madreperla sui tasti del manico

Les Paul Zakk Wylde per Zakk Wylde Camo e Zakk Wylde Bullsey (chitarrista di Ozzy Osbourne) presenta dei cerchi concentrici su tutta la cassa che cambiano colore a seconda del modello

Les Paul Joe Perry, chitarrista degli Aerosmith

Les Paul Junior Billie Joe Armstrong chitarrista e cantante dei Green Day

Les Paul John Lennon

Les Paul Pete Towhnseld, chitarrista degli Who

Les Paul Marcus Siepen secondo chitarrista o chitarrista ritmico dei Blind Guardian

www.gibson.com

Puoi trovare le Gibson Les Paul da La Pietra Music Planet in via del Commercio, 13 a Trento tel. 0461.230578 oppure, nei tuoi sogni…

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – *Dazed and confused @ Royal Albert Hall 1970 live led zeppelin http://www.youtube.com/watch?v=pAa8k-aqqqs

 

Quel treno dei desideri che val bene una fuga, soprattutto per passione

In amor vince chi fugge? Bene, allora si fugga con stile!

L’Orient Express. Un treno che evoca immagini di glamour e di mistero. La sua storia inizia nel 1883, quando l’imprenditore Georges Nagelmackers creò un servizio ferroviario, due volte la settimana, che da Parigi attraversava l’Europa fino ad Istanbul, ai confini con l’Oriente.

Lo scrittore, giornalista e critico d’arte francese Edmond About scriveva nell’ottobre del 1883 all’inaugurazione dell’Orient-Express: “…I quaranta invitati della società, i parenti, gli amici, i curiosi che ci circondavano alla Gare de l’Est (n.d.r: stazione di Parigi) non credevano ai loro occhi. Durante il viaggio, la società si adoperava a farci conoscere giorno per giorno i cibi nazionali e i nobili vini dei paesi che attraversavamo… Le lenzuola, cambiate tutti i giorni con raffinatezza sconosciuta nelle case più ricche, esalano un delicato profumo di bucato, e i miei due compagni di camera esemplari… Notiamo ancora un’altra cosa che non ci lascia indifferenti: la carrozza-ristorante, dove si fa una così buona cucina….”

È la Compagnie Internationale des Wagons Lits a fornire i lussuosi vagoni e l’ammirevole personale. Col passare degli anni e dei passeggeri, che si alternano fra nobili, scrittori e benestanti, la reputazione dell’Orient Express si consolida, l’ostentazione del lusso e l’ottimo servizio (cucina raffinata, posate d’argento, personale delizioso) sono punti cardine della sua storia. Fu simbolo della Belle Epoque, là sopra nascevano complotti, amori, affari, nuove visioni del mondo e assassinii.

Purtroppo, l’avvincente storia che lo precede e lo vede protagonista non è abbastanza per salvare il treno dall’impatto con le tariffe super economiche dei voli delle linee europee. Oggi l’autentico Orient Express non esiste più, è stato soppresso.

Ma in verità non è mai morto. Rivive nei capolavori letterari di molti autori, come Agatha Christie e Ian Fleming, in film, cortometraggi e nella pubblicità.

Rivive nei nostri sogni.

Oggi è il Venice Simplon-Orient-Express che ha raccolto l’eredità dell’Orient Express.

Da vivere una volta soltanto: la fuga deve essere davvero la fuga della nostra vita!

 www.orient-express.com  www.trenidilusso.com

 

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – adv 2009 Chanel n.5

MUSICA – trailer di “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie http://www.youtube.com/watch?v=iAUjvyiGIEk 

 

Paradigmi

 

                                            Sir Mick Jagger

 

 

 

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