Autopsy

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Foglia d’acero morta su tavolo d’acciaio.

L’attimo raccolto (della domenica)

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La mia natura morta. Domenica mattina, ore 10.30

Il tabernacolo della vita

“Siccome sono a letto da tre giorni, penso al letto, e ci penso perfino quando dormo. Il letto, amico mio, è tutta la nostra vita. In esso si nasce, si ama, si muore.”

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“Poi ecco che per la prima volta due amanti si trovano carne contro carne in questo tabernacolo della vita. Tremano, ma sono ebbri di gioia, si sentono deliziosamente vicini; e a poco a poco le loro labbra si uniscono. Quel bacio divino li confonde, quel bacio, porta del cielo terrestre, quel bacio che canta le delizie umane e tutte le promette, le annuncia e le precede. Il letto si muove come un mare agitato, cede e mormora, sembra animato e felice, perché su di esso si compie il delirante mistero dell’amore. Che c’è di più soave e perfetto, nel mondo, di questi amplessi che formano di due un solo essere, dando a ciascuno di essi, nello stesso istante, lo stesso pensiero, la stessa attesa e la stessa gioia totale che scende in loro come un fuoco divoratore e celeste?

Vi ricordate i versi che mi leggeste l’altr’anno, di non so quale poeta antico, forse il dolce Ronsard?

Et quand au lit nous serons
Entrelacés, nous ferons
Les lascifs selon les guises
Des amants qui librement
Pratiquent folâtrement
Dans les draps cent mignardises.

Questi versi vorrei che fossero ricamati sul cielo del mio baldacchino, da cui Piramo e Tisbe mi guardano senza fine coi loro occhi di tessuto”

“Quante altre cose avrei da dire! ma non ho tempo di notarle tutte e non riuscirei nemmeno a ricordarmele; e mi sento così stanca che ora tolgo questi guanciali, mi sdraio e dormo un po’”

(passi tratti da Il letto di Guy de Maupassant, fotografia Cielo del letto a baldacchino, Museo di Palazzo Mansi a Lucca da www.restauroestudiotessili.it)

Food e fotografia. Dialogo tra realtà e irrealismo, natura e morte

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Oggi, mercoledì 14 dicembre 2011 ore 16.13 continua la chicchierata in chat  tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: Alessandro riprendiamo dai salami blu e dalla realtà irreale

Alessandro Guerani: bene

DS: senti, ma allora se ti commissionano fotografie di salumi tu ci lavori in post produzione?

AG: chili di nitriti nel mentre e post produzione nel dopo. Si ossidano subito e comunque bisogna sempre virarli un po’ verso il rosso. Se vedi le foto in pellicola ti accorgerai come usavano sempre un ambiente “rossastro”

DS: ma è terribile

AG: ho proprio fatto delle foto nei giorni scorsi a dei salumi, salumi freschi, zampone, cotechino e salama e prosciutto, salame e mortadella

DS: e come è stato?

AG: ho pensato a lungo come farli perché non sono belli subito

DS: immagino, ho visto le tre foto sul tuo blog

AG: ne mancano ancora due che pubblicherò domani sul blog www.foodografia.com e una terza non la pubblico

DS: perche?

AG: perché fa impressione

DS: no

AG: vuoi vederla?

DS: sì

[Alessandro Guerani mi invia la sua foto fatta allo zampone]

DS: mamma mia è terribile alessandro

AG: te l’avevo detto

DS: pazzesco

AG: lo zampone artigianale “purtroppo” è una zampa

DS: non c’è dubbio, che realismo! Anche lo zampone è blu?

AG: è magenta, non blu e comunque anche cotto è impressionante. Purtroppo quelli artigianali usano maiali adulti, sono buonissimi… non sono belli 😀

DS: per nulla direi, dopo aver visto il tuo zampone. Comunque con gli altri salumi mi sembra sia andata bene. Sei soddisfatto?

AG: hmm… si e no. Probabilmente se le rifacessi avrei degli accogimenti in più in certe cose tecniche della cottura, nella scelta della carne, …

DS: scusami, ma io sto ancora pensando allo zampone

AG: povero maiale 😀

DS: però questo è l’esempio che la fotografia può essere anche reale, troppo reale, realistica

AG: la fotografia fa vedere i dettagli che il nostro cervello elimina. Se tu vedi una persona per strada che conosci non fai caso che ha un brufolo sopra il labbro, se la vedi in foto sì, perché dal vivo il cervello categorizza l’informazione come non importante e la elimina. Ma guai a dirlo a chi vende creme contro i brufoli 😉

DS: già

AG: per questo a noi uomini fanno ridere un po’ le donne che ci mettono un’ora a truccarsi quando per noi erano belle anche prima, questione di priorità 😀

DS: cosa stai cercando di dire?

AG: che ognuno di noi vede quello che gli interessa di vedere

DS: è una grande verità, anche per lo zampone. Dici che forse non mi avrebbe fatto quest’effetto se tu non mi avessi avvertito?

AG: no, lo ha fatto anche a me. Dal vivo mi sembrava solo un bello zampone… fresco, appetitoso

DS: e quando hai visto la prima volta la tua foto cosa ti sei detto? Ma che mostrosuosità sei riuscito a creare Guerani?

AG: subito no, l’ho pensato poi, riguardandola lontana dalla visione gastronomica. Per esempio sono convinto che dentro un servizio sui salumi, assieme alle altre foto, non avrebbe un impatto così forte  perché entra dentro una logica che le toglie questa visione di morte che ha se è da sola. Ti faccio un esempio

Anche questa da sola è abbastanza “forte” come immagine, meno dello zampone e poi ti spiego perché, ma assieme ad altre foto simili, col piatto cucinato ecc diventa “naturale”

DS: sì

AG: se pensi a LadyGaga e al suo vestito di carne fa impressione su un palco ma se fosse in una macelleria farebbe al massimo sorridere

DS: sì capisco, dipende quindi anche dal contesto

AG: tantissimo, motivo per cui se vedi una donna in bikini in TV fa audience, la vedi in spiaggia continui a leggere il giornale

DS: certo, il cervello…

AG: quindi lo zampone aveva un grosso problema, per quello ti dico che se le rifacessi starei più attento a dei dettagli. Lo zampone ha la pelle quindi visto da solo rimanda immediatamente all’animale vivo. Quelle costolette di agnello, pur essendo ancora più macabre, in realtà essendo carne sono decontestualizzate dall’animale. Pensa se invece vedessi parte dell’agnello con pelo e tutto

DS: è molto chiaro, la morte, ritorna, nella natura

AG: questo ti dice anche la familiarità che si aveva con la morte nel passato. Lo zampone è un cibo molto tradizionale. Se vai in certi mercati in meridione dove ci sono i venditori di frattaglie vedi tranquillamente teste di vitello ecc, qui da noi abbiamo molto decontestualizzato la morte, vediamo la carne sotto cellophane e non ci rendiamo quasi più conto che si trattava di un animale

DS: che ruolo ha la fotografia in tutto questo?

AG: la fotografia essendo un medium fra l’esperienza visiva e il cervello inibisce certe nostre “difese” e quindi in questo caso ci fa vedere quello che non vogliamo vedere. Hai presente certe fotografie iconiche di reportage? Non ricordo video che abbiano avuto lo stesso impatto perché il video è molto più simile alla nostra esperienza visiva e quindi il cervello usa gli stessi processi di elaborazione e rimozione dei particolari non interessanti o spiacevoli. La foto, essendo statica, lo obbliga invece a usare percorsi cognitivi diversi e ritornando a cosa rifarei, ad esempio guarderei le unghie dello zampone, che sono quelle che mi hanno più impressionato

DS: è vero, anche a me

AG: ma quando lo ho comprato mica ci avevo fatto caso, ho guardato che fosse fresco, bello come forma, ecc. Poi facci caso, guarda le foto dello zampone che ci sono in giro, nelle pubblicità, sui pack ecc in quelle foto lo zampone intero è crudo ed è presntato assieme a fette di uno che invece è cotto questo perché cotto tende a rompersi ecc ma anche perché le fette aiutano a mettere in correlazione quello intero con il contesto. Ma come ti dicevo c’è molta differenza fra quelli “industriali”, che sono più asettici e meno impressionanti, e quelli artigianali li riconosci subito nelle foto

DS: ma le unghie ci sono?

AG: sì

DS: adesso mi prendo la briga di andarlo a vedere, devo giusto uscire per fare la spesa. E’ stata un’esperienza anche oggi sentirti. Senti, ci si vede domani sul tuo blog www.foodografia.com per la pubblicazione delle due foto del tuo servizio sui salumi, ok?

AG: certo, una sarà il cotechino  per terminare la serie sui salumi freschi

DS: grazie davvero Alessandro

AG: di niente, buona serata

DS: buona serata, a domani

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

 

La natura morta e la realtà irreale

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Domenica 27 novembre ore 18.49 continua la chiacchierata in chat tra Alessandro Guerani e me.

Donatella Simoni: mi piacerebbe sapere di più delle tue fotografie, di quello che possono fare, ad esempio, produrre emozioni, oppure ispirazioni

Alessandro Guerani: le fotografie non sono nient’altro che messaggi, quindi come tutti i messaggi devono comunicare qualcosa

DS: e cosa comunicano le tue?

AG: eh… cosa comunicano… qui dipende cosa si deve comunicare e dai vincoli della committenza, poi è chiaro che ognuno di noi è più bravo a comunicare certe cose rispetto ad altri, per appunto cultura, capacità, sensibilità, ecc. Ed è quello che si chiama “stile”

DS: che si nutre ogni giorno però

AG: si nutre delle vita che scorre, delle esperienze

DS: sì ma devi avere attenzione per questo, non puoi vivere alla giornata

AG: per quello è importantissimo essere il più curiosi e aperti possibili su tutte le cose del mondo. Tante volte hai una idea vedendo un paesaggio, altre volte vedendo una scena in un film, altre volte leggendo un libro. E’ il “magazzino” delle idee di cui dicevo prima, anzi spesso è meglio “staccare” un poco dalla fotografia perché appunto si rischia di andare su cose già fatte e battute, mentre invece una comunicazione diversa può portarti idee più fresche. In generale, bisogna amare il bello e l’interessante

DS: comunque la storia, il passato, mi sembra che siano molto importanti per te

AG: la storia mi ha sempre affascinato, come ti dicevo sono un quasi storico medievale, e quindi fa parte della mia cultura e della mia formazione. Poi nella mia idea di fotografia di food ritengo appunto importante, se non fondamentale, il comunicare un lifestyle, che è fatto, qui in Italia, soprattutto di storia e tradizione

DS: adoro le tue foto di still life, sono le mie preferite, personalmente le trovo elegantissime e mi evocano momenti raffinati, anche di tempi passati

AG: l’eleganza della morte 🙂

DS: ma dai, perchè dici così? Non dovrebbero evocare eleganza?

AG: pensa un attimo ai termini che si usano in Italia. Noi usiamo il termine “natura morta”, in inglese è still life che sarebbe “vita sospesa”

DS: sì

AG: ecco, chiediti il perché. Vedi, questi ragionamenti sono fondamentali per capire cosa c’è dietro alle immagini e i messaggi che veicolano. Noi usiamo il termine “natura morta” perché siamo cattolici. Il termine viene da una branca di pittura dove appunto veniva mostrata la “vacuità” della vita terrena come tutto finisse in realtà nella morte. Anche la cultura iconografica protestante aveva le sue “vanitas” che sono la base dello still life, basta pensare ai fiamminghi del ‘600

DS: sì ho presente

AG: ma non avevano comunque un carattere così cupo e negativo come da noi dove c’era la Controriforma

DS: no anzi

AG: infatti ci siamo noi e gli spagnoli che abbiamo molte scene di frutta e di cacciagione, i fiamminghi usano di più le tavole imbandite. Nelle prime c’è proprio la putrefazione a fare da padrona come anche in certi soggetti di Caravaggio e questo ci fa tornare al food come ho scritto in un post sul blog. Noi viviamo una dicotomia, consideriamo il mangiare vita ma ci cibiamo di cose morte, spesso sulla via di esser putrefatte. La carne cruda è frollata, i frutti sono maturi. Rendere queste cose come belle è sempre una sifda, per questo viene reputato difficile fotografare la carne

DS: eh immagino

AG: il colore vero è diverso da quello che abbiamo mentalmente in testa è paonazzo, freddo, ma il nostro cervello lo percepisce dal vero in altro modo, solo che in foto è come togliere quel velo. Capisci che se questi concetti non li conosci, non li studi, non puoi fotografare food! I salumi sono un esempio fantastico, prova a fotografarli sono tutti verso il magenta-blu, ma noi li vediamo rossi

DS: veramente?

AG: sì, prova e vedrai

DS: lo speck anche?

AG: lo speck è nerastro, comunque magenta

DS: ma scusa, allora quello che fotografiamo non è sempre la realtà?

AG: non è mai la realtà

DS: 😦 pensavo di essere carina vedendo le mie foto

AG: ahahahahaha

DS: dopo questo maestro, chiudo. E’ una delusione troppo forte

AG: se hai abbastanza materiale…

DS: mi basta, mi basta… per meditare

AG: alla prossima allora

DS: sì, così mi spieghi meglio la storia dei salumi blu

AG: ok

DS: ciao

AG: ciao

www.alessandroguerani.com

www.foodografia.com

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