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Rubelli veste il Teatro Bolshoi

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Dopo la Fenice di Venezia, la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli , il Petruzzelli di Bari e molti altri teatri, Rubelli – storica azienda veneziana di tessuti – entra anche nel tempio della musica e del balletto di Mosca: il Bolshoi, ovvero il Grande Teatro.

Uno dei teatri più importanti al mondo sarà “vestito” con tessuti realizzati dall’azienda veneziana nella propria tessitura di Cucciago, presso Como, da cui sono partiti per Mosca oltre 12.000 metri tra damaschi, lampassi preziosi, broccatelli, velluti e tessuti tecnici.

Rubelli ha iniziato a lavorare sul progetto già nel 2007: in una prima fase per i palchi, i parati e le tende, e poi per l’imponente sipario, anzi, più precisamente, per i sipari, visto che ce n’è più d’uno.

Il primo contatto con la Direzione del Teatro risale a quattro anni fa, quando a Rubelli fu richiesto di realizzare, sulla base di alcuni campioni originali in seta del teatro, un damasco ( per i palchi, i retropalchi e le mantovane) e un broccatello (per le tende e i parati), entrambi di colore rosso, oltre a due velluti ignifughi (uno leggero, sempre per tende, ed uno molto resistente, per le balaustrate), tutti in linea con le normative vigenti.

Riuscire ad ottenere lo stesso risultato cromatico – un rosso intenso – traducendo la seta in tessuto antifiamma non è stato semplice. Molteplici le prove realizzate nella tessitura Rubelli, tutti rigorosamente in Trevira CS, prima di arrivare all’approvazione del campione e quindi alla produzione e alla consegna del’intera commessa.
Del damasco, che riproduce fedelmente il motivo di ispirazione zarista , sono stati realizzati circa 1200 metri; del broccatello, caratterizzato da un disegno con un rapporto molto grande e da un colore rosso di tonalità leggermente diversa rispetto al damasco, oltre 6000 metri. E, ancora, dei velluti – di un rosso intermedio – oltre 2000 metri.

Alla fine del 2009 i complessivi 9200 metri vengono consegnati al teatro per un’immediata messa in opera. In realtà, l’apertura del teatro viene posticipata e quindi i tessuti vengono stoccati a Mosca e, su indicazioni di Rubelli, conservati con le dovute precauzioni.

Nel corso del 2010 e del 2011 vengono consegnati in varie tranches il lampasso e il velluto per i sipari, per le colonne laterali e per le balaustre dei palchi, oltre a 1700 metri di tessuto tecnico.

Il sipario rappresenta senz’altro la parte più importante, impegnativa e preziosa di tutto il lavoro.

Le varie fasi dell’operazione sipario (studio iniziale, esecuzione del disegno, realizzazione di campioni e successive approvazioni) si svolgono in un arco di tempo di circa un anno e mezzo. Durante i diversi stadi di avanzamento dei lavori vi sono numerosi incontri, sia in Italia che in Russia, tra i responsabili del teatro e le varie persone di Rubelli coinvolte nel progetto: disegnatori tecnici, stilisti e responsabili commerciali. Oltre che nella sede di Venezia, una delegazione del teatro si reca anche nella tessitura Rubelli di Como, sia nella fase di avviamento del lavoro e in quella conclusiva.

Il tessuto del sipario originale, di seta e fili di oro zecchino, si caratterizzava per il rapporto molto grande (1,5 metri in orizzontale e oltre 3 metri in verticale) del disegno, rapporto che viene mantenuto identico anche nella riproduzione di Rubelli.
Questo disegno presentava elementi tipici dell’iconografia sovietica: le spighe di grano, la falce e il martello, la stella a cinque punte e la scritta in cirillico CCCP, equivalente a URSS, ossia a Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Sulla base del nuovo disegno artistico fornito dalla direzione del Teatro, questi elementi vengono sostituiti con l’aquila imperiale zarista bicipite, San Giorgio col drago e la scritta RUSSIA , naturalmente in cirillico.

Per mantenere la preziosità del sipario originale, la tessitura Rubelli ha utilizzato 500 chilogrammi di filato d’oro puro, messi a punto da una filatura altamente specializzata e nel suo genere unica al mondo. Il risultato è un lampasso prezioso e dall’aspetto brillante con il quale sono stati realizzati due sipari: il primo è quello “classico”, composto da due drappi che, scorrendo su dei binari, si raccolgono lateralmente; il secondo è quello che, scendendo dall’alto, viene utilizzato teso, come sfondo, in particolare – com’è consuetudine – in occasione di discorsi tenuti dal Presidente. Per i due sipari e il rivestimento delle colonne laterali sono stati forniti in totale oltre 1100 metri lineari di lampasso. Vi è poi un terzo sipario, anch’esso di colore rosso, per il quale sono stati necessari 930 metri di velluto, che è servito anche per realizzare l’arlecchino.

Per Rubelli “l’operazione” Bolshoi”, iniziata nel 2007, si è conclusa con l’inaugurazione ufficiale del teatro rinnovato il 28 ottobre scorso.
Dopo i più prestigiosi teatri italiani, i tessuti Rubelli diventano quindi protagonisti nel mitico teatro russo e d’ora in avanti, spettacolo dopo spettacolo, tournée dopo tournée, daranno il benvenuto, in una sorta di abbraccio, anche all’appassionato pubblico del Bolshoi.

da www.rubelli.com

Di nuovo tu

Diceva Fedor Dostoevskij che “L’intera letteratura russa è scaturita dal Cappotto di Gogol”, quello che di risparmio in risparmio, l’umile funzionario Akakij Akakjevi riesce a comperare per sostituire un mantello liso. Ma ne viene derubato e per il dolore si ammala di cuore e il suo fantasma continua a vagare per le strade di Pietroburgo finché una sera seguirà un uomo e gli ruberà il cappotto.

La Russia, luogo principe dell’ispirazione del cappotto, il Paese dai lunghi inverni, place narrativo e climatico per eccellenza di questo capo intramontabile.

Il cappotto, nato come derivazione eminentemente maschile del mantello, diventato poi capo militare, declinato soltanto più tardi al femminile, “con quel collo alzato come una muraglia quasi ad escludere il mondo permette una narrazione seducente e misteriosa” (Mai il mondo saprà di Feltrinelli)

Il cappotto deve essere caldo, morbido, dal taglio sartoriale. La scelta più classica è quella del paltò di cammello Max Mara, con le maniche a kimono, disegnato nel 1981 e venduto in oltre 150 mila esemplari.

Oppure la tentazione è di capovolgere il significato tradizionale di questo capo evergreen e di declinarlo in maniera nuova, divertente, preziosa.

Lo si fa aggiungendo grandi colli o stole di pelliccia, piuttosto che una cintura di rettile. L’importante è che il risultato sia ironico e mai uguale a se stesso.

La lunghezza è quella sopra il ginocchio oppure fino ai piedi, silhouette diritta quasi geometrica, mossa solo da orli o pieghe danzanti, ampiezze godet o bordi in materiale diverso.

Al di là di Max Mara, Giorgio Armani lo interpreta nel classico nero o rosa antico, Ermanno Scervino lo disegna con colori autunnali sulle curve femminili, Dsquared2 realizza mantelli larghi e stretti in vita con colli in pelliccia, Krizia bianco candido, Sportmax dal taglio diritto e mascolino, per Jil Sander solo cappotti e cappe dai tagli scultorei a campana.

Di nuovo, tu. E’ ora di cappotto.

 

                                                Max Mara A/W 2011-12

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.vogue.it

MUSICA – doctor zhivago lara’s theme

http://www.youtube.com/watch?v=4Yd2PzoF1y8

 

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