Nobili trasgressioni

Basterebbero quei tocchi di classe che illuminano le descrizioni di castelli, magioni, dimore tenute, poderi e anche “semplici” case di campagna per dare un senso alla voglia di leggere L’amore in un clima freddo di Nancy Mitford (Adelphi editore, pagine 280, euro 18).

Chi ama le atmosfere “country”, aristocratico o snob o borghese o popolare, non importa, in queste pagine ritroverà qualche cosa che lo lega all’ambiente che ha scelto.

Un romanzo tra i più intriganti del Novecento. Nancy* racconta il mondo dell’aristocrazia inglese presa di sorpresa non tanto dai cambiamenti della società (non se ne accorge neanche), quanto dalle trasgressioni al suo interno: come quella della giovane e bellissima Polly che osa sposare lo zio Boy Dougdale, molto più vecchio di lei, appena vedovo, ex amante della madre. Un malizioso svelamento di amori e odi, cattiverie e stravaganze, adulteri “segreti” di cui tutti sono a conoscenza.

Ogni storia ruota attorno alla nobilissima famiglia Montdore, discendenti del barone Redesdale: sei sorelle surreali ed il loro corollario di aprenti, amici e amanti, che per decenni si sono divertite a a dare (aristocratico) scandalo, come la duchessa Deborah che nella sua sontuosa ancorché molto country dimora inglese di Chatsworth offre il becchime alle sue amate galline, rigorosamente in abito da sera.

da Francesco Cevasco (Style Country Life)

*Nelle opere di Nancy Mitford (1904-1973), dove non mancano riferimenti autobiografici alla sua aristocratica famiglia, vengono ritratti con ironia i vezzi e le manie della bella società. Nobili inglesi e intellettuali francesi si muovono vacui in un valzer di adulteri, tra feste scandite da pettegolezzi e scenate.

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Les Chaussons de La Belle

Giuliana Venerosi Pesciolini è la discendente di un conte capitolino dell’800, erede del casato Venerosi Pesciolini, imparentata con la nobiltà spagnola ed è l’anima di Les Chaussons de La Belle, una collezione di chaussons squisiti e di borse deliziose fabbricati totalmente a mano in Italia, ispirati alla sofisticatissima, voluttuosa estetica del Settecento, alle figure affascinanti ed altere che appaiono nei dipinti e nelle stampe di quel secolo tumultuoso, sensuale e deliziosamente libertino.

Una collezione raffinata di objets de désir dalla personalità indipendente, audace e senza tempo, di qualitá altissima: un modello slanciato e seducente a tacco basso, un modello a tacco alto irresistibile ed una piccola borsa-gioiello, “L’Insolente”, da tenere in mano come un giglio.

I movimenti e il modo di camminare di una donna sono fondamentali! La bellezza e la comoditá sono entrambe essenziali. Il segreto della camminata sinuosa e sicura delle celebrities sul red carpet? Calzature create con uno studio molto accurato sul posizionamento del tacco, in modo tale che il peso del corpo non gravi sul tallone. Leggere e robuste, in tessuti preziosi. Prima che le attrici le scoprissero, il segreto era custodito da regine e principesse, che ogni giorno devono sfilare sui lunghi tappeti del cerimoniale.

“Siamo partiti con lo studio accurato della forma della calzatura, che volevo comoda e femminile allo stesso tempo” – spiega Giuliana Venerosi Pesciolini. “Ho cercato un produttore che mi aiutasse a sviluppare nella realizzazione le caratteristiche di raffinatezza e portabilità. Mi occorreva un artigiano, che in più potesse fare fronte agli ordini che arrivano da tutto il mondo senza rendere inaccessibile il prodotto sia come tempi d’attesa che come costi. Ho trovato tutto questo da Lanzoni & B. , una ditta di noto prestigio internazionale, associata al Consorzio Calzatura Italiana Alta Moda, qualità ineccepibile hand made. Ed ecco nascere le Collezioni Les Chaussons De La Belle. Ogni donna può decidere l’uso da farne, come chaussons nell’intimità o per una giornata frenetica col modello a tacco basso, per lo shopping o l’after hours”.

I tessuti più preziosi sono sete, broccati, originali di Rubelli, storico marchio di Venezia, che da sempre entra nelle dimore prestigiose coi propri disegni, jacquard, per l’arredo. Les chaussons si abbinano anche con un abbigliamento sportivo. La particolare forma conferisce robustezza.

Protagoniste al loro incedere come regine e celebrities, queste sono le donne che scelgono Les Chaussons De La Belle.

da Paola Cavallero in Quelli avanti! (affaritaliani.it)

A tavola, come Signori di Mantova

FARAONA ALLA GONZAGA

Viver d’amor e food(art)

by alessandro guerani

FoodOgrafia

Sir Levriero

Il riferimento con Trussardi, in questo caso, non centra.

Adoro questo cane, soprattutto il Levriero Inglese (Greyhound), per la sua aristocratica eleganza, la purezza e la plasticità delle sue forme, ma soprattutto, per quella vena malinconica nei suoi occhi che assomiglia tanto a quella che certe volte s’intravede nei miei.

Testa lunga e affusolata, occhi ovali disposti obliqui, brillanti e scuri, orecchie piccole e rosa, a tessitura fine, torace disteso, fianchi scavati e dorso lungo, largo e squadrato,  pelo fine e compatto, altezza tra i 71 e i 76 cm al garrese e le femmine tra i 68 e i 71 cm. Semplicemente, bello.

Ma il Levriero non è solo estetica,  è anche un mondo a sè. E’ una creatura diversa, quasi “aliena”, superiore, che si differenzia dai cani comuni anche per il suo carattere.  Opportunista per eccellenza, sensibile e mite, anche se non si lascia mai andare ad effusioni. E’ anche molto intelligente, come nell’adattarsi ad un ambiente nuovo, capire gli umori e le regole di un contesto domestico, captare i momenti, i tempi, le emozioni.

Si pensa che il Greyhound o Levriero Inglese a pelo raso, derivi dal “Tesem”, un antico levriero egiziano che avrebbe transitato dalla Grecia per giungere in Inghilterra, al seguito, forse, dei Fenici, che con i loro commerci marittimi, toccavano tutte le coste del mondo. Senza dubbio i levrieri erano presenti al periodo dei Sassoni, poiché in alcuni documenti ufficiali veniva emanato che Levrieri, Mastiff e altri cani da caccia fossero ad uso esclusivo della nobiltà.

Attorno al XVI secolo diventarono i protagonisti indiscussi di un’attività molto di moda all’epoca, il coursing, che consisteva nel far competere in velocità e abilità due levrieri lanciati alla caccia di una lepre e nel fare scommettere i loro padroni sull’esito della prova. Il Greyhound è uno dei cani più veloci al mondo, in grado di correre più veloce di un cavallo e di superare gli 80 km all’ora.  Un’altra gara che rese oltremodo popolari i levrieri fu la disciplina del racing, inventata negli Stati Uniti, che consisteva nel far correre dei cani dietro ad un’esca meccanica, ideata per intrattenere gli appassionati di corse ippiche dopo le gare.

Ai levrieri fu sempre attribuito un altissimo valore economico. Ai tempi dell’antica Roma, per un esemplare di Irish Wolfhound furono offerte più di 6000 mucche; gli Zar di Russia donavano ai sovrani europei, in occasioni del tutto speciali, i loro bellissimi Borzoi, mentre Saluki e Sloughi erano, insieme al cavallo, gli unici animali considerati “degni” di stare accanto ai dignitari arabi. Mentre il Greyhound era esclusiva dei lord, il Piccolo Levriero Italiano era il compagno indiscusso di molti Re, tra i quali il Re Sole.

Ma senza tornare troppo a ritroso nei secoli, basta pensare ai più recenti anni sessanta, quando non si era nessuno se non si passeggiava con un Levriero Afgano accanto, per le strade delle rinomate località di Cortina d’Ampezzo, Saint Tropez o nella allora nascente mondanità della Costa Smeralda.

Oggi, nel XXI secolo, i tempi sono maturi per scegliere di farci accompagnare da un Levriero per tutto ciò che esso rappresenta, ma nella consapevolezza soprattutto, di quel legame speciale, di quella comunione che lega il cane al suo padrone, in questo caso più che mai, nel segno del Bello.

 “Puoi riconoscere un signore dal suo cavallo, dal suo falcone e dal suo levriero” – Antico proverbio gallese

L’elogio della gentilezza, quotidiana, personale e sociale

Il 13 novembre di ogni anno, si celebra la Giornata mondiale della Gentilezza. E’ chiaro che ce n’è bisogno! In quest’epoca del cosiddetto politicamente scorretto, baldanzoso e dilagante, la gentilezza ha un che di anacronistico come se si trattasse di una categoria medievale, edificante e moralistica.

Ma pensiamola per un attimo opposta alla volgarità: ecco che acquista tutta la sua attualità ed urgenza.

Non stiamo parlando della gentilezza dei secoli o dei decenni passati, quella del Cortegiano, il famoso trattato di Baldassar Castiglione, o del “giovin signore” il pupillo di Giuseppe Parini, o del borghese sobrio di Daniel Defoe o dell’“Elogio della mitezza e altri scritti morali”di Norberto Bobbio.

Non è cortesia, non appartiene alla cavalleria o alla nobiltà (di sangue), ma dovrebbe appartenere alla sensibilità di tutti, ricchi e poveri.

Proprio per questo, fa ancora più specie pensare come questa sua orizzontalità non sia più in essere e come la gentilezza sia diventata un lusso, una prerogativa di pochi, un’attitudine rara, anzi, ritenuta noiosa, da fessi, una virtù dei deboli di spirito o da falliti.

Qual è l’immagine della gentilezza oggi? Mi sembra possa confinare con la generosità e la gratuità. Il mio pensiero va in questo momento ai volontari di Genova. Lo psicanalista inglese Donald Winnicott considerava la benevolenza e l’altruismo indicatori di salute mentale. Allora oggi non stiamo affatto bene! La gentilezza infatti, viene spesso identificata in un gesto occasionale e autogratificante per chi lo compie, non in una forma mentis, ma qualcosa che assomiglia all’ipocrisia e alla beneficenza.

La gentilezza dovrebbe perdere quell’alone aristocratico di un tempo e calarsi invece nella nostra quotidianità. Da personale dovrebbe diventare sociale, una forma di resistenza alla volgarità che ci sommerge.

Potremo partire magari da qualcosa di semplice (?), come la buona educazione.

 

 

TESTO -ds ispirata da Paolo di Stefano (Corriere della Sera)

FOTOGRAFIA – ds @Casa Campanelle

MUSICA – stay hurts http://www.youtube.com/watch?v=1nP3XB7hrFo&ob=av2n

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