One plus One

“La moda oggi deve aprirsi a nuovi linguaggi e il cinema è la forma di espressione cui, da sempre, mi sento più vicino”. Queste sono le parole di Giorgio Armani con cui commenta la scelta di sposare il cinema per promuovere la sua collezione primavera-estate 2012. 

One plus One, e non c’è due senza tre. Abbiamo visto Louis Vuitton e Cartier ed ora è Re Giorgio che si affida per comunicare la sua arte ad un importante progetto cinematografico, nato dalla collaborazione con il regista Luca Guadagnino, già candidato all’Oscar con “Io sono l’Amore”.

One plus One è un “corto” di 3 minuti dalle grandi ambizioni: opera filmica e insieme, illustrazione in movimento della collezione Giorgio Armani.

Guadagnino racconta di essersi ispirato al cinema di Chantal Akerman per imbastire una storia di desiderio e suspence, riconoscendo con Armani un legame antico: “Ho formato il mio gusto anche sul suo straordinario lavoro”.

L’atmosfera è rarefatta, due amanti si inseguono, sospesi e inquieti, mentre sullo sfondo scorre la pianura fra Mantova e Cremona, i suoi magnifici edifici ricchi di storia, gli infiniti colonnati.

Le scene d’interni sono state girate nel Museo del Violino di Cremona, capolavoro dell’architettura razionalista lombarda mai usato come set cinematografico. Protagonisti Milou Van Groesen, Diego Fragoso e Viniccius Sales.

Buona visione!

Must have, gli intramontabili – 6° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

BRIGITTE E IL BIKINI

Formalmente il bikini è nato nel 1946 ma il costume a due pezzi  era indossato già nell’antichità, come risulta dal ritrovamento di urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana (i più antichi risalgono addirittura al 1400 a.C.). A contribuire al successo del bikini fu il cinema grazie a dive come Brigitte Bardot che con il loro fascino esplosivo fecero dell’audace due pezzi l’oggetto del desiderio maschile e femminile di intere generazioni.

Oggi: Emporio Armani e Dolce&Gabbana

Quando: al mare e in piscina

 

SOFIA E LE CALZE

Sophia Loren sbottonava il reggicalze scuro, le tirava giù lentamente e lasciava cadere sul letto le sue calze leggere di filato davanti ad un Marcello Mastroianni sussultante e impaziente; uno spogliarello femminile che ha avuto nelle calze un ingrediente di seduzione fondamentale.  La calza è da sempre arma di seduzione del gentil sesso, ma il menage quotidiano dei nostri tempi impone pragmatismo. Si lavora, si corre, si compete, c’è poco tempo per giocare. Con gli uomini si combatte, non si flirta. Allora spazio al collant: pratico, veloce e resistente benché nemico giurato del maschio e barriera a volte insormontabile per un improvviso impeto ormonale. Il reggicalze è ormai in soffitta, mentre le gloriose autoreggenti – che pure non tramontano mai- restano lì, nel cassetto, in attesa di momenti speciali sempre più rari.

Oggi: Wolford

Quando: sarebbe bello…

 

JACKIE E I PANTALONI CAPRESI

Capri, 1960. Una giovane donna del posto si ispira ai pantaloni dei pescatori capresi per disegnare il suo primo paio di pantaloni alla pescatora. Bastò che Jackie Kennedy Onassis, gironzolando in Piazzetta nascosta dietro un grande paio di occhiali neri, li indossasse la prima volta, per sancirne definitivamente il successo. Di strada ne ha fatta in quarant’ anni il pantalone «Capri style». E  la semplicità di un pantalone alla pescatore e di un infradito conquistano ancora oggi. Lo stile caprese è entrato fra gli evergreen. Il suo punto di forza: la sobrietà delle linee. Ma prego fare i conti con le proprie fisicità: no al pantalone caprese sopra la taglia 46. Un capo di assoluta freschezza. Non ha né taglia né età, basta scegliere stoffe e modelli giusti. Aderenti per giovani e snelle, più morbidi per le altre. Un immancabile? In lino o canvas, colori naturali.

Oggi: Alberta Ferretti, Emporio Armani e Dolce&Gabbana

Quando: nel tempo libero e nel weekend

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 5° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

MARILYN E IL TWIN- SET (PULLOVER GEMELLI)

Twin-set, ovvero un due pezzi gemelli realizzati in lana o cashmere, un cardigan e una maglia con mezze maniche da portare sotto. I primi twin-set cominciarono a diffondersi negli anni trenta. La maglia è solitamente in materiale più leggero e più aderente, mentre il cardigan viene indossato sbottonato. Piaceva a Coco Chanel su pantaloni larghi o gonna a campana. Negli Anni 60,  il cardiganino diventa bon ton, borghesissimo, accompagnava attrici come Doris Day e Marilyn. Meglio di tutte stava alle lady inglesi e, top dei top, alla regina Elisabetta, che lo sfoggia ancora a Balmoral. Nei ‘50 frequentava la Nouvelle vague parigina, e allora era in odore di irriverenza e trasgressione. Verso i 70 era folk e fiorato con i gonnelloni. Lo portavano Katharine Hepburn e Jackie Kennedy. Oggi Anna Molinari lo pensa per le sue collezioni girlish Blumarine, zuccheroso, femminilissimo, con le ruches e i lustrini. Da portare con tutto, tubino, camicia, t-shirt, jeans, gonna.

Oggi: Clements Ribeiro e Brunello Cucinelli

Quando: in ufficio

 

PATTI E LA CAMICIA BIANCA

La prima apparizione pubblica, al Salone di Parigi, indossata da una regina, dipinta su tela: Marie Antoinette in muslin dress. Uno stile lontano dagli oneri dell’etichetta, e con lui il ritratto che ne fece Madame Vigée-Lebrun: era il 1793, e fu scandalo. Passata tra sbuffi Ottocento, arriva sino alle soglie del Novecento a rappresentare agiatezza. Ci sono poi le dive hollywodiane che intorno agli anni Quaranta la rendono una moda. Nei Cinquanta siamo in epoca di femminilità  vissuta al suo pieno, è in voga lo stile Pin up, shorts e curve, la camicia spesso si presenta annodata, a far risaltare il decolletée e intravedere il busto. E così per tutti i Sessanta, mentre la camicia bianca vira verso la sua prossima destinazione, di genere androgino, quasi inconscio manifesto di femminismo. Tra tutte le immagini della storia della camicia bianca, spicca il ritratto in bianco e nero della cover del primo album Horses di Patti Smith dove lei indossa una camicia bianca. Diventa icona dell’androgino, l’abum decolla, la camicia bianca, così al maschile, diventa un must. 
 
Oggi: Jil Sander e Alberta Ferretti
 
Quando: sempre

 

KIM E LA SOTTOVESTE

Inizialmente la sottoveste era utilizzata come una sorta di ‘velo’ di protezione, faceva scivolare meglio i vestiti. Alla fine del Cinquecento si diffondono le sottovesti che stringono la vita e creano i fianchi a ‘cupola’, antenate delle parigine ‘modellanti’. Il 1837, anno in cui sale al trono la Regina Vittoria, vedrà il trionfo del sottabito: non solo per motivi climatici, la donna pone più strati possibili fra il proprio corpo e l’abito esterno. Sarà Christian Dior nel 1947, con la collezione ‘New Look’ a dare una nuova popolarità alla sottoveste che durerà fino agli anni Sessanta. Alla fine degli anni Ottanta la sottoveste diventa un capo da indossare sopra l’abito, tutto da mostrare. Chi potrebbe dimenticare la sottoveste che indossava Kim Basinger in ‘Nove settimane e ½’ con bretellina franata? Una vera e propria arma di seduzione, massimo emblema della femminilità. Oggi è scelta ed indossata per la sua carica seduttiva. La si può scegliere quella classica, in raso, in seta o pizzo, utilizzata anche come camicia da notte per le occasioni importanti, oppure la ‘parigina’ molto più costruita, in genere con reggiseno incorporato, in materiali tecnici che fasciano e sostengono.

Oggi:  La Perla, Donna Karan, Vera Wang, Intimissimi e Victoria’s Secret

Quando: ogni notte come camicia da notte

 

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 4° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

GRACE E IL FOULARD

Da copricapo contadino ad accessorio delle stelle del cinema.  Come è diventato l’umile foulard un’icona di stile? Secondo alcuni studiosi del costume, il foulard trae diretta ispirazione dal fazzoletto indossato dai soldati di Napoleone. Fermamente annodato sotto il collo, risponde assai meglio del volatile cappello alle esigenze della vita all’aria aperta, dello sport e del mito futurista della velocità, automobile compresa.  Foulard oggi è sinomimo di Hermès Paris. E il carré della maison di rue Faubourg Saint Honoré è molto più di un quadrato di seta piegato a triangolo: è un’icona, un gioiello che si tramanda di madre in figlia. Perché non passa mai di moda: anzi, come succede solo alle cose davvero preziose, diventa più bello quando lo scorrere del tempo gli regala una patina che lo rende unico, inimitabile. Da imitare: Grace Kelly nel bellissimo film del maestro Alfred Hitchcock “Caccia al Ladro” dove guida la sua auto in compagnia di un fascinoso Cary Grant.
 
Oggi: Gucci e Hermès
 
Quando: sempre, al collo, in testa, come pareo, annodato alla borsa, su un tubino, su un cappotto.

 

AUDREY E IL TUBINO NERO

Il tubino nasce in Francia nel 1926 sotto il nome di Petit Robe Noir, creato dalla famosa stilista Gabrielle Chanel meglio conosciuta come Coco Chanel. Fu proprio per il funerale del suo amante che Coco confezionò il primo tubino nero della storia, utilizzando i tessuti dei vecchi abiti da collegiale. Un vestito elegante ma sobrio che diventerà presto l’emblema della raffinatezza femminile. Il “tubino” nero è l’abito femminile per eccellenza, simbolo di eleganza, può essere indossato in ogni occasione e proprio per questo prende il soprannome di “passepartout”. Divenne definitivamente celebre quando Hubert de Givenchy lo creò appositamente per Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany.

Oggi: Dolce&Gabbana

Quando: a seconda dei tessuti e dei tagli, sia di giorno che di sera

 

JANE E LA BIRKIN

Nel 1984,  un volo Parigi-Londra vede seduti vicini Jean-Louis Dumas (che poi diventerà presidente di Hermès) e Jane Birkin,  cantante e attrice dalla bellezza eterea, resa celebre per aver cantato insieme al compagno Serge Gainsbourg la scandalosa canzone Je t’aime…moi non plu. Durante il volo, rovistando nella sua borsa, la bella Jane si lamentò più volte con il suo vicino del fatto che fosse un’impresa impossibile trovare una borsa per il weekend che fosse allo stesso tempo elegante e capiente. Monsieur Dumas promise all’attrice che ci avrebbe pensato lui stesso a realizzare la borsa apposta per lei. E così, da quel magico incontro, nacque la Birkin, la borsa più desiderata al mondo. Realizzata in moltissimi materiali, tra i quali il più utilizzato è senza dubbio l’alligatore, la Birkin è diventata un’icona non solo nella moda, ma anche nel cinema. Leggendaria la lista di attesa per possederne una.

Oggi: Hermès

Quando: quando ne possiedi una, non la lasci più, nemmeno per dormire.

 

TESTO – ds

Must have, gli intramontabili – 3° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

STEVE E I KHAKI

I pantaloni Khaki o Chinos sono uno dei maggiori contributi del mondo anglosassone allo stile. Furono i soldati inglesi in India a chiamarli Khaki (color polvere) quando decisero di tingere le divise bianche con il caffè, per renderle mimetiche. Gli americani invece chiamarono Chinos (cinese in spagnolo) dei pantaloni portati dall’esercito di ritorno dalle Filippine. Alcune regole: niente pinces, vietata la piega, quattro tasche, gamba poco ampia e magari un po’ logora sul fondo, sgualciti quel che basta. Più sono vissuti, anche un po’ sporchi, perfino graffiati, più sono cool. Un testimonial? Il bello e stropicciato Steve McQueen.

Oggi: Gap e Avirex

Quando: in tutte le occasioni

 

CARY E IL CAPPOTTO

Il cappotto è il compagno ideale del vero gentleman, Chesterfield o doppiopetto, poco importa, è il rifugio perfetto dello stile. Importanti sono il buon taglio, l’attenzione al profilo, la forma delle spalle e la larghezza del torace. Deve aderire bene alla forma del collo, dietro la nuca, senza fare pieghe o sollevarsi in alto. Le maniche devono essere sempre più lunghe di quelle della giacca e la lunghezza dell’orlo non deve superare i 15 cm sotto il ginocchio. Sir Cary Grant insegna.

Oggi: Loro Piana e Giorgio Armani

Quando: sempre quando fa freddo

 

GARY E L’ABITO SARTORIALE

Lord Brummel, il primo dandy della storia, con il suo motto “saper scegliere senza trascendere nell’eccentricità” definì l’archetipo dell’abito sartoriale, rifiutando i colori sgargianti, adottando il blu come tonalità principale e lanciando l’uso dei pantaloni lunghi a tubo. Ingredienti per l’abito perfetto: linea asciutta, spalle ben disegnate e pantaloni non troppo larghi. Essenziali, l’ottimo taglio e la qualità del tessuto. Ispirandosi a Gary Cooper.

Oggi: Ermenegildo Zegna e Ralph Lauren

Quando: in ufficio o per un un cocktail party

 

TESTO – ds ispirata da Samantha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

Must have, gli intramontabili – 2° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

ALAIN E IL TRENCH

Lo usavano per difendersi dal freddo i soldati durante la Prima guerra mondiale. Poi Burberry ne ha fatto un capo di moda senza tempo. Della divisa ne conserva ancora le spalline, l’anello a D e la pattina frangivento sulla spalla. Il cinema lo ha consacrato come oggetto di culto. Chi non ricorda Alain Delon strizzato nelle pieghe del suo trench, senza ricordarsi magari in che film fosse?

Oggi: Burberry London e Allegri

Quando: in autunno sempre, anche se non piove

 

CLINT E IL CARDIGAN

Il nome lo deve a Lord Brudenell VII, conte di Cardigan, ufficiale dell’esercito inglese di metà ‘800, che amava indossare un morbido maglione con il collo in pelliccia e l’abbottonatura sul davanti. Si dice che prediligesse questo capo perché lo poteva indossare senza rovinare la sua pettinatura. Vanitoso. Ma indubbiamente il cardigan presenta altri vantaggi: si può slacciare se fa troppo caldo, si può sfilare senza perdere gli occhiali e ha delle piccole tasche per chiavi e telefono. Sebbene sia un capo dal sapore old style, continua a stregare le giovani generazioni. Emulando il fascino di Clint Eastwood con il suo cardigan mentre gioca a golf.

Oggi: Brunello Cucinelli e Lanificio Colombo

Quando: nel tempo libero

 

WILLIAM E I JEANS

Divisa dei minatori, dei cowboy, dei ferrovieri, dei ribelli, dei rockettari e dei apcifisti. L’indumento più democratico della storia, tutti lo possiedono, anche il principe William d’Inghilterra e il più significativo del XX secolo. Inventati nel 1873 da Jacob Davis, un sarto lettone incaricato di confezionare dei pantaloni per gli operai delle ferrovie americane e da Levis Strauss un immigrato bavarese proprietario di un emporio. Davis confezionò i cinque tasche in denim, Strauss finanziò l’acquisto dei rivetti da applicare alle cuciture per renderli più resistenti.

Oggi: Levi’s e Jacob Cohen

Quando: da portare sempre con cinque tasche, mai con strappi, pinces e macchie finte. E in ufficio.

 

TESTO – ds ispirata da Samatha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

Must have, gli intramontabili – 1° puntata

Capi senza tempo, icone di stile che li hanno resi celebri. Un semplice vademecum per lei e per lui, per conoscere e non sbagliare mai.

 

ELVIS E LA POLO

Correva l’anno 1929 quando il campione di tennis René Lacoste inventava un nuovo tipo di maglia sportiva: la polo. Senza infrangere l’etichetta si presentò in un match indossando una maglietta bianca in piquet di cotone con il colletto morbido. Riuscì nell’impresa di indossare un capo elegante ma confortevole al tempo stesso. Trent’anni dopo il giovane Elvis la fece sua e la proiettò nel mondo del rock & Roll. Versione elegante della t-shirt ha il collo che si può alzare per ripararsi dal sole.

Oggi: Lacoste, Fred Perry e Ralph Lauren

Quando: mai in ufficio

 

ROBERT E IL CABAN

Blu, di pura lana, il caban o peacoat, è un classico che affonda le sue radici negli anni ’40 dalla Marina Militare. Si tratta di una giacca di lana pesante con ampi revers e bottoni di peltro o di legno con incisa un’ancora. Rigorosamnete blu perché è una tinta che meglio delle altre resiste alla salsedine, al sole e alla pioggia. Corta per facilitare i movimenti. Lo troviamo indossato con allure estremamente sexy da Robert Redford nel film I tre giorni del condor.

Oggi: Marina Yatching e Fay

Quando: nel weekend

 

PAUL E LA CAMICIA BUTTON-DOWN

In un match di polo che si svolse in Inghilterra a fine Ottocento, Mr. John Brooks, annoiato dalla partita, notò il particolare colletto delle camicie dei giocatori: due bottoncini fissati sulle punte del colletto per impedire al vento di dare fastidio. Nacque così la button-down e fu un successo intramontabile. Da Paul  Newman a Gianni Agnelli. Più comoda, più alla moda, con un’aura bohémien.

Oggi: Ralph Lauren e Brooks Brothers

Quando: sempre, con o senza cravatta, mai con un abito formale

  

TESTO – ds ispirata da Samantha Primati (Gentleman) www.classlife.it

 

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