L’attimo raccolto (a fine mattinata)

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E il sole entrò. Casa Campanelle, ore 11:30

L’attimo raccolto (di ieri)

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Per dire certe cose non bastano le parole. Giardino di Casa Campanelle, ore 14:00

L’attimo raccolto (la vigilia del mio compleanno)

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Once upon a time. Casa Campanelle, ore 18:00

feat. Louboutin Beauté Christian Louboutin vernis sculpture, Rouge Passion ring Pomellato

L’attimo raccolto (del mattino)

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Quel che resta del giorno. Di ieri. Casa Campanellle, ore 8:00

L’ispirazione del giorno

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Questa passione ha bisogno di un taglio netto.

Per morire o per vivere. 

feat. Ninja To originale, top in seta Valentino

L’attimo raccolto (di sabato sera)

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Io mi rivedo. Tu? Studio, ore 22.30

(stasera, come una Fräulein della Von Unwerth. per caso)

L’attimo raccolto

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Voleva essere un acquerello, ma è solo nostalgia. Castello di Toblino, ore 14

L’attimo raccolto (nell’orto)

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Quel piccolo desiderio… Orto di Casa Campanelle, ore 18

L’attimo raccolto

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E ancor più prezioso del tempo ciò che condividiamo tu ed io.  Studio, ore 11.30

*orologio Cifra 3 Solari, 1966 design Gino Valle

L’attimo raccolto

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Rimembri ancor quel tempo… Casa Campanelle, ore 17

*top in seta dipinto Dolce & Gabbana

Tu es ma tentation

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Pigalle120 Louboutin, calze Wolford, CND Shellac Hollywood Nail Polish, macarons Les Jardins Pierre Hermé 2014

L’attimo raccolto

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Tanta passione. Cucina di Casa Campanelle, ore 10.30

L’attimo raccolto (di San Lorenzo)

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Car&Stars. Notte di San Lorenzo, ore 22

Colonna sonora: Metal Heart, Accept http://www.youtube.com/watch?v=g1HOE3FIQ7w

L’ispirazione del giorno

foto (4)La mossa giusta. Guarda il caso… questa partita l’hai vinta tu. Era solo un gioco, io pensavo fosse un pezzo di vita. Tu sei un abile giocatore, io seguo solamente l’istinto.  E anche lui mi ha tradito. Non ho calcolato la mossa giusta: saper dosare sale&pepe, testa&cuore, ragione&trasgressione. Non amo perdere, non amo vincere senza gusto. Amo e basta.

*macina sale&pepe in legno Peugeot

L’attimo raccolto

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Rifuggendo la vampa d’agosto. Dependance di Casa Campanelle, ore 14

*lenzuola in lino Bellora, plaid in cashmere Somma, zanzariera Ikea, All Star Converse

L’attimo raccolto

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Rosso di sera. Casa Campanelle, ore 17.45

*Top in seta Valentino; sulle labbra, rossetto Le Rouge G 27 Gilda Guerlain

L’attimo raccolto (della sera)

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Non ti vedo, non ti sento. Ci sei? Stasera, ore 21

L’attimo raccolto (dalla vetrina)

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“Non sai quanto ti odio”, disse lei, pensandone esattamente l’opposto. Gioielleria Stedile Madonna di Campiglio, ore 16.00

*Rouge Passion di Pomellato, colonna sonora: Over the Hills and Far Away, Nightwish http://www.youtube.com/watch?v=vAYVDLqkqHU

L’attimo raccolto (del mattino)

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Sognar o esser desti? Abbracciami e basta. Stanza delle pitture (Casa Campanelle), ore 7

for me ♥ for you ♥ forever

CLASSIC COLLAR

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The Classic Collar is made with smooth saddlery leather, the minimal style fastens with a buckle on the back and has a D-ring for a lead attachment. Handmade in England.

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CLASSIC CUFFS – WRIST

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The Classic Cuffs are made with smooth saddlery leather, the minimal style fastens with a buckle on the back and has a D-ring for trigger hook attachment. Handmade in England.

by FLEET ILYA

Paradigmi

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JONATHAN RHYS-MEYERS

who plays Solal in the film Belle du Seigneur, wears a Reverso watch by Jaeger-LeCoultre as a metaphor for passing time, eating away at the passion and trust that exists between the couple.

Fuga d’amore

Vieni via con me.

Ti ricordi l’ultima volta? E’ stata a Parigi, ci siamo persi a Place des Vosges. C’eravamo promessi che l’avremo fatto, di nuovo.  Faccio una valigia veloce, indosso il mio abito in seta dipinta Dolce&Gabbana e partiamo per Palermo. Due giorni, una sola notte, che saranno mai? Prima che giugno finisca, oppure lasciamo passare la metà di luglio per riprenderci la città dopo il Festino di Santa Rosalia. Potremo partire con l’aereo delle 9:40. Arriveremo giusto in tempo per un pani ca meusa all’Antica Focacceria San Francesco. Poi avremo davanti a noi tutto il pomeriggio e il sole.

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Voglio baciarti a lungo davanti al portone principale di Palazzo Ajutamicristo, oppure davanti ad una finestra di Palazzo Steri. Tu ami baciarmi davanti ai portoni e alle finestre. E poi voglio passeggiare nei giardini di Villa Garibaldi. In verità, ami baciarmi anche in giardino… e sotto quel ficus monumentale… non trovi assomigli un po’ alle nostre paure ma anche alle nostre volontà di non lasciarci mai, nonostante tutto e tutti? Voglio passare del tempo a parlare di noi al Kursaal Kalhesa e poi camminare mano nella mano fino alle Mura delle Cattive e alla Chiesa dello Spasimo. Entrarvi in punta di piedi e in silenzio. Quando avremo fame, ceneremo all’Osteria dei Vespri, che ne dici? Passeremo la notte, o quel poco che ne rimarrà, al Porta di Castro. Mi sveglierai spostando la tenda dalla finestra e i capelli dal mio viso addormentato. Sentirò, in quel momento, che non c’è sogno al mondo che non si possa realizzare. Il mattino lo voglio vivere tra i banchetti della Vucciria.  A respirare. Pensi che riusciremo ad arrivare a Promontorio Monte Pellegrino per respirare il profumo del mare prima di andare in aeroporto? Saremo a casa prima che faccia buio, promesso…

Dimmi di sì. E’ un sì? Sì…

Fotografia: portone principale di Palazzo Ajutamicristo di Lorenzo Gatto

Colonna sonora: “Mi votu e mi rivotu”  http://www.youtube.com/watch?v=cMvWqg2WcEU

Dedicato a: a te, a chi altrimenti?

L’attimo raccolto (della domenica)

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Eri d’inverno per me, come legna per il fuoco. Legnaia di Casa Campanelle, ore 11

L’attimo raccolto (del lunedì sera)

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Non voglio sentire scuse. Giardino di Casa Campanelle, ore 19

*Cuffie On-Ear Solo HD Monster Beats

L’ispirazione del giorno

71855_lg3-XLElementi di una passione (vera). Ti cerco ancora, ti vorrei di nuovo, acqua fresca che calma la mia sete, terra ferma dove approdano imprudenti desideri, aria viva che scompiglia quieti pensieri, fuoco acceso capace di riscaldare fino nel profondo. Proibita, come certe cose belle inaccessibili, ma vitale, come elemento disgregante che perfeziona l’armonia. Sei passione vera. Ad libitum.

* Pelham Blue Gibson Custom Les Paul Custom Pro.

L’attimo raccolto (del vespro)

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Mi abbandono, qui, rivestita del tuo pensiero e oggi anche della tua assenza, ormai. Il nostro legame si è sciolto, ma i nodi, i miei desideri, quelli no. Io rimarrò qui, raccolta, vestita di nero, persa ma immobile: se scappi tu e scappo anch’io, non ci ritroveremo mai. Ti attenderò, così, fino al vespro.

 Cappella privata di S.Giorgio a Casa Campanelle, ore 18

L’ispirazione del giorno

fotoUn’attesa che seduce. Nero, perché così è la mia vera essenza. Trasparenza, perché è l’incognita il vero valore che seduce. Ti aspetto. Abito in tulle e pizzo Roberto Cavalli, sandali vernice Gucci.

L’ispirazione del giorno

kkSole Blu. Cercasi blu disperatamente. Blu scuro o blu chiaro, intenso o trasparente. Blu del cielo o del mare, ma blu. Come il sole che riscalda la mia pelle e il mio cuore. Ora il mio è solo un blu tenebra, il colore di un Bel sogno rimasto irrealizzato. Esistono paesi lontani dove il cielo è sempre blu? Parto. Qui mi manchi terribilmente.

L’attimo raccolto (della domenica)

fotoTesta o cuore?

Lui: cuore, senza perdere la testa.

Lei: testa, senza perdere il cuore.

Comunque, decide la sorte.

Domenica mattina, ore 11

L’attimo raccolto (della notte)

BeFunky_j.jpgL’Amore impossibile. Per me questo è il momento peggiore della notte. Troppo tardi per ieri, troppo presto per domani. (Walter Finch/Robin Williams in Insomnia).

Casa Campanelle, ore 4.15

L’ispirazione del giorno

3_bigIn fondo, è (solo) un’avventura. Ma un’avventura, seppur breve, è sempre intensa, eccitante, dove la voglia di scoprire riesce finalmente a trovare risposte, dissetandosi di emozioni. Un viaggio lontano dalla realtà che non aspira ad un ritorno, sebbene questo ne sia inevitabile epilogo. Benvenga quindi, l’avventura, perché è comunque per definizione, l'”arrivo” ad un dove e per destino, ad un chi. (Bauli Louis Vuitton)

L’attimo raccolto

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Ora anche tu ed io insieme abbiamo un senso. Tutto ha un senso. Il nostro è unico, però.

Trento, ore 12

L’ispirazione del giorno

fotoSuonami qualcosa, prima della notte. Perché i tuoi pensieri sono musica per me, non lasciare che io mi addormenti senza sentire il dolce suono della tua presenza. Fammi sentire che non sono sola: il silenzio non produce melodia, riesce solamente a fare rumore. La mia giornata – vissuta “nelle tue corde” e intonata ad un sogno fisso – come una scala sulla quale, in crescendo, ho abbandonato disordinatamente le mie chanel, finalmente è finita. Dove sei?

L’attimo raccolto (della domenica)

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I’ve been thinking, thinking about you, about us...
I’ve been dreaming, dreaming about you, about us.
Casa Campanelle, ore 20

L’attimo raccolto

kAttesa: di mare, di sole, di Amore. Casa Campanelle, ore 17

L’ispirazione del giorno

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Aracno. “La donna che vince non è colei che insegue e nemmeno quella che scappa, è colei che aspetta”. E come un ragno attende la sua preda al centro della tela, così io aspetto la tua prossima mossa (falsa) che ti farà cadere… Tra le mie braccia.

L’attimo raccolto

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Quel che resta del giorno… è l’attesa di una serata speciale. Questa sera, a Casa Campanelle, ore 19

L’ispirazione del giorno

dAi miei piedi. Cosa c’è ai miei piedi? C’è una Blade, forse? O una Manolo? C’è uno stiletto, comunque. Un desiderio. Ci sei tu, con i tuoi, di desideri, per me. Prima o poi mi piegherò e li raccoglierò, la mia mano e la mia bocca sono pronte ad accogliere ciò che la mia mente tenta con forza di avere… ai suoi piedi.

L’ispirazione del giorno

0“La ballerina arrossì guardandolo, poi abbassò la testa e avvampò tutta. Il soldatino si sciolse lentamente accanto a lei. L’indomani la cameriera tolse la cenere dal caminetto e trovò… Indovinate? Un cuoricino di piombo e un lustrino annerito dal fuoco.” (da Il soldatino di piombo di H.C. Andersen)

Il tabernacolo della vita

“Siccome sono a letto da tre giorni, penso al letto, e ci penso perfino quando dormo. Il letto, amico mio, è tutta la nostra vita. In esso si nasce, si ama, si muore.”

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“Poi ecco che per la prima volta due amanti si trovano carne contro carne in questo tabernacolo della vita. Tremano, ma sono ebbri di gioia, si sentono deliziosamente vicini; e a poco a poco le loro labbra si uniscono. Quel bacio divino li confonde, quel bacio, porta del cielo terrestre, quel bacio che canta le delizie umane e tutte le promette, le annuncia e le precede. Il letto si muove come un mare agitato, cede e mormora, sembra animato e felice, perché su di esso si compie il delirante mistero dell’amore. Che c’è di più soave e perfetto, nel mondo, di questi amplessi che formano di due un solo essere, dando a ciascuno di essi, nello stesso istante, lo stesso pensiero, la stessa attesa e la stessa gioia totale che scende in loro come un fuoco divoratore e celeste?

Vi ricordate i versi che mi leggeste l’altr’anno, di non so quale poeta antico, forse il dolce Ronsard?

Et quand au lit nous serons
Entrelacés, nous ferons
Les lascifs selon les guises
Des amants qui librement
Pratiquent folâtrement
Dans les draps cent mignardises.

Questi versi vorrei che fossero ricamati sul cielo del mio baldacchino, da cui Piramo e Tisbe mi guardano senza fine coi loro occhi di tessuto”

“Quante altre cose avrei da dire! ma non ho tempo di notarle tutte e non riuscirei nemmeno a ricordarmele; e mi sento così stanca che ora tolgo questi guanciali, mi sdraio e dormo un po’”

(passi tratti da Il letto di Guy de Maupassant, fotografia Cielo del letto a baldacchino, Museo di Palazzo Mansi a Lucca da www.restauroestudiotessili.it)

L’ispirazione del giorno

dCappio d’Amore. Può essere quel fil rouge che ci tiene eternamente uniti, nella buona e nella cattiva sorte, può essere qualcosa a cui mi aggrappo per non cadere e, al contempo, un legaccio che se stringi, mi fa male. E’ quell’essere bene/male che mi appartiene, che mi avvolge dove si sente palpitare il mio sangue e poi scende a cercare il mio cuore. Ricorda, comunque, non farmi del male, mai.

Delitto per passione

Viggo&Gwyneth in A Perfect Murder (1998)

Passioni recuperate

Sono più di 20 anni che Recuperando raccoglie piastrelle antiche. Tantissimi modelli di piastrelle antiche italiane, come Piastrelle di origine Siciliana provenienti dalle manifatture di Caltagirone, Santo Stefano di Camastra, Burgio, Sciacca e piastrelle di origina Campana provenienti dalle manifatture di Napoli Via Marina, Cerreto, Vietri sul Mare, Cava dei Tirreni, Torre del Greco.

Parallelamente a queste, Recuperando propone anche delle riproduzioni, copie di piastrelle antiche e pannelli a più piastrelle, decine e decine di modelli diversi tra italiani, ispanici, portoghesi e arabi.

Nel singolo dettaglio delle piastrelle antiche, oltre alle misure, prezzo e disponibilità, vengono indicate anche la Qualità e la Manifattura. La maggioranza delle piastrelle ha un marchio impresso sul retro, il biscotto appena formato e posizionato sul piazzale della manifattura veniva marchiato prima della cottura, quando l’argilla era ancora morbida e umida. I marchi antichi sono bellissimi ed è interessante tramite questi risalire alla provenienza e alle varie famiglie napoletane e siciliane che effettuarono la produzione.

Guido Frilli, l’anima di Recuperando, ha lavorato anni per la compilazione e classificazione di questi marchi e ha raccolto tutta la bibliografia antica e moderna reperibile sul mercato. Foto e disegni dei marchi antichi, censiti in più di 30 anni di ricerca, grazie all’aiuto di conoscitori, appassionati, collezionisti, professori universitari e gli eredi delle famiglie produttrici.

Tutto questo, solo per passione.

L’ispirazione del giorno

Naturalmente. Metti una sera insieme, davanti al fuoco. Lana, seta, cashmere, legno. L’importante è che sia tutto vero, naturale. Così anche i nostri gesti, anche i nostri sentimenti. Non importa se all’apparenza sembriamo per natura diversi. Tu ed io sappiamo: quel qualcosa che ci unisce è ciò che più riscalda le nostre storie, quando scende la sera, quando più fa freddo. Ci crediamo entrambi, naturalmente.

Come ti vorrei accanto

“Non cambiare mai, sei speciale proprio perché sei diverso da tutti gli altri.”

L’ispirazione del giorno

Dedicata a tutti gli amici che amano scrivere, per professione, per passione, per Amore. A quelli che scrivono le pagine della loro vita con il cuore, strumento prezioso, al centro di tutto.

L’ispirazione del giorno

Questa storia inizia con un colpo di fulmine in una bottega di cose vecchie. La vedo, me ne innamoro, la porto via con me. Cosa mi ha colpito di lei? La sua bellezza? O forse la sua storia? Il fascino delle sue imperfezioni? Oppure il mistero del suo passato? Ora si tratta di capire che posto darle. Sicuramente non deve avere un ruolo scontato, il convenzionale non fa per noi. Presto trova il suo posto lì, tra il nero e l’oro della stanza più bella della casa. E lì, sembra esserci da sempre.

Red passion

by Alessandro Guerani

FoodOgrafia

 

L’ispirazione del giorno

Prendimi. Come una tentazione. Incontrerai la mia fragilità, ma lo spirito che si accenderà dentro di me, illuminerà ciò che c’è tra noi, qualcosa di davvero prezioso.

L’ispirazione del giorno

Amore sfiorito. Via Condotti, Roma. “In questi petali a terra leggo tantissime cose…. situazioni che nascono, situazioni che finiscono ma sempre il rosso della passione che ci indica vita, amore e sentimento”.  Nadia Leita, floral designer.

Nadia Leita, designer per Natura

Ciò che mi affascina di Nadia Leita è che disegna la natura e realizza arte con la natura. Una sensibilità particolare, quasi ancestrale, un talento ancor più che un dono. Anche una responsabilità, visto che la natura è già una forma d’arte. La più vera.  

Nadia, come nasce il suo rapporto con la natura e come lo vive?

La Natura è parte di noi e noi stessi siamo parte della Natura in un ordine e in un disegno continui e perfetti. Concepisco la Natura come un’equazione matematica dove tutto armoniosamente si completa in una sequenza e in una logica con andamento perfetto e continuativo che tende all’infinito. La Natura quindi non si inventa, non si disegna e non si realizza. Possiamo avvicinarci alla Natura con umiltà e con spirito di osservazione solo per amarla profondamente e per cercare di imitarla o rappresentarla. Possiamo trarre ispirazione dalla Natura, avendo la possibilità di godere e utilizzare tutto ciò che è stato creato per appagare i nostri sensi e riequilibrare la nostra anima. Possiamo fruirne e assemblarla un numero infinito di volte, emulando la sua bellezza e perfezione. Se comprendiamo questo possiamo migliorare nel nostro quotidiano ogni gesto e ogni “prodotto” della nostra vita, rendendo tutto più perfetto, più armonico e cercando di dare un ordine e un senso ad ogni cosa ed evento. E’ con questo spirito che mi sono avvicinata fin da piccolissima al “Fiore” e alla “Natura” vedendoli  nella loro origine e essenza come la vera forma d’arte, la più pura ed assoluta, nella quale l’uomo può inoltrarsi e inebriarsi all’infinito; comprendendo che “Madre Natura” è l’unica e vera maestra di vita. Il Fiore e la Natura sono materia, colore, profumo, essenza in grado di rigenerarsi e rigenerarci continuamente. Mi identifico quotidianamente in questo processo che è parte integrante della mia vita. Mi identifico nel mio lavoro, in quello che creo, in quello che tocco. Ogni cosa che realizzo è il prodotto di un processo dove convergono la mia testa, il mio cuore e le mie mani e il risultato sul piano emozionale ha un valore inestimabile… la mia stessa vita, le mie emozioni, la mia energia, il mio io più profondo.

Foto di E. Meneghelli

Nadia Leita è docente presso la sua scuola “Nadia Leita Arte Floreale” e presso istituzioni italiane e internazionali, dove si divide tra consulenze, dimostrazioni, progettazioni e allestimenti. Come la natura, lei è un’artista non “egoista” ma generosa nel momento che dona il suo sapere agli altri. Quanto è importante “seminare” il proprio talento?

Attualmente mi identifico per i miei titoli una Floral designer e docente di Arte Floreale con una laurea in Scienze Naturali. La mia “scuola” è ancora un concetto “in progress”, dove il mio desiderio è amalgamare e unire più discipline che convergano insieme nell’esaltazione della natura e del fiore, oltre che del concetto di “bello” e di “arte”; mi ritengo profondamente ambiziosa ma so di creare un qualcosa che avrà la sua unicità. Un percorso rivolto soprattutto a chi vuol fare dell’Arte Floreale la propria professione e la propria vita, come lo è stato per me. Da anni sono docente in  corsi di alta formazione professionale nell’Arte floreale in varie regioni d’Italia, proponendo vari livelli e specializzazioni. Quello italiano è un iter forte e continuo, che integro periodicamente con esperienze significative e sempre più importanti di docenza all’estero. Come libera professionista opero presso istituzioni italiane e internazionali sia pubbliche che private. La mia attività di Floral designer mi permette di esaltare la mia parte più creativa: quella degli allestimenti e delle progettazioni. Seguo alcune aziende del settore anche per consulenze e periodicamente promuovo la mia arte tramite dimostrazioni pubbliche e aziendali. Come la Natura non trattiene nulla, ogni persona ha l’obbligo morale di donare agli altri. La condivisione e la disseminazione è fondamentale per migliorarsi e crescere nel proprio percorso artistico e spirituale. Anche un fiore se non lascia cadere i propri semi è destinato a scomparire. E’ il ciclo della vita e delle cose. Non mi ritengo un “talento”, ritengo invece che ognuno di noi abbia un talento, l’importante è scoprirlo e valorizzarlo. Non è mai troppo tardi.

Le sue soddisfazioni…

Soddisfazioni infinite, continuative, all’ennesima potenza, un numero fattoriale di volte, ma anche delusioni, momenti di profonda amarezza, sconforto, paura di non riuscire, di non farcela, di non fare abbastanza. La mia scala e la mia vita, fin da piccola, sono state in salita e quanto lunga e impegnativa è stata ed è tutt’ora questa salita! Ho scoperto comunque che se vogliamo, in questo percorso non siamo soli e a volte anche le cose più difficili con la giusta ironia possono essere sdramatizzate. Ho scoperto, anche, che non sempre serve essere pignoli e i peggiori nemici di se stessi, a volte la vita e quello che creiamo possono essere migliori se non seguono la linea che avevamo stabilito. Le esperienze internazionali nel mio settore mi hanno temprata e hanno strutturato il mio profilo; premi, riconoscimenti, qualifiche e diplomi, mi hanno riempito il cuore e mi hanno reso orgogliosa del mio percorso, ma sono una donna semplice che vive di cose semplici nella propria quotidianità. Mi emoziono osservando l’alba o un fiore che sboccia, mi sento appagata quando lavoro nella mia azienda e i clienti mi cercano e mi apprezzano anche per le cose semplici, cerco di mettermi in empatia con loro, trasformo in “fiore” le loro emozioni, dalle più gioiose alle più tristi. Mi sento importante nell’insegnamento, quando “trasformo” le persone… ebbene sì… mi chiamano il “Duce” perchè sono autoritaria, ma ho la responsabilità di formare dei professionisti. E’ una soddisfazione enorme quando accolgo delle persone che si presentano come gommisti, parrucchieri, infermieri, sarti, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, impiegati, ecc. che  mi dicono di voler diventare dei fioristi e aprire il loro negozio di fiori; la soddisfazione enorme è quando arriviamo all’obiettivo e presuntuosamente posso dire di non aver mai fallito. La mia ambizione mi porta a dare il massimo in tutto, tutto deve essere e diventare come io lo voglio e l’ho pensato, questo è il mio approcio soprattutto negli allestimenti e nei concorsi che non sempre vinco, ma dove, devo e voglio lasciare il segno. Devo differenziarmi e così è stato anche per il concorso internazionale svoltosi alla Reggia di Venaria a Torino del 16 marzo scorso sul tema di Leonardo da Vinci dove ho partecipato come “scuola” con i miei ragazzi del Piemonte e dove impegno, creatività, ricerca e ingegno, si sono abbracciati piacevolmente.

Dietro una sua opera ci sono sicuramente talento, ricerca, passione. Cos’altro?

Amore, rispetto, creatività, istintività strutturata e allenata, studio e finalità… e forse tanto altro, a volte anche simbolismi e messaggi subliminali… il linguaggio dei fiori è misterioso e profondo.

La natura, i fiori, sono uno strumento eccezionale per sviluppare i nostri sensi. Quanto è importante questo nella comunicazione della sua arte?

E’ tutto! Solo una persona sensibile  e predisposta naturalmente al bello, all’armonia può cogliere sensorialmente la natura e i fiori. Gli altri non ne possono avere percezione, sono sensazioni a loro sconosciute che scivolano via nel loro quotidiano, ma ritengo che ogni persona possa essere educata e istruita alla consapevolezza del potere dei sensi e all’apprezzamento del bello. 

Lei è un esempio di chi, volando alto, è riuscita a superare le montagne (la mentalità) che delimitano i confini della nostra terra, portando la sua arte lontano e facendola apprezzare ai più. Cosa vede al suo orizzonte?

Con molta umiltà e consapevolezza ritengo di non aver mai volato alto, l’altitudine mi fa paura e i voli pindarici come le potenziali cadute fanno male. Ritengo invece di avere scelto un percorso in salita e a volte mi sento una pioniera in quello che faccio; mi sembra di delineare una strada che non ha percorso nessuno o forse altri a modo loro. Sul mio sentiero non vedo nessuno, vedo solo il sole che mi illumina il tracciato ogni giorno, ma il sole se lo vogliamo brilla per tutti. Non ho superato le montagne, le sto ancora scalando con fatica e impegno, ma sono ben equipaggiata con scarponi e caschetto per evitare qualche colpo in testa e di testa; cerco, se posso, di non guardare indietro, faccio comunque tesoro dei miei errori. La mentalità non si cambia; forse il trucco, se così lo posso chiamare, è quello di rispettare ogni posto e ogni persona e realtà sociale per quello che possono darti senza cambiare nulla ma cercando di trovare una sinergia produttiva. Certo, ammetto che oltre i nostri confini la mia arte ha più possibilità di essere apprezzata e alcuni ambienti la stimolano maggiormente. Oltre l’orizzonte non voglio guardare, mi fa quasi paura guardare troppo in là… spero solo  in cose belle e positive ma… è l’augurio che farei a chiunque.

“Tutti meritiamo il meglio se lo vogliamo intensamente con il cuore e, a volte, anche quello che abbiamo è già tanto, se è illuminato da un raggio di sole e condiviso con le persone che amiamo”.

Foto e testo scritto dell’intervista integralmente forniti da Nadia Leita.
(Copyright Nadia Leita-giugno 2012)

 

Contatti

nadialeita@gmail.com

Maggio di passione (with Guerani)

Viver d’amor e di food(art)

by alesssandro guerani

FoodOgrafia

Natura a “ferro e fuoco”

Un padre realizza, a colpi di martello sull’incudine, un meraviglioso giardino dove crescono, un olivo, una vite e degli alberi con i frutti della sua terra, una terra in cui affondano le solide radici di un’identità capace di sostenere il futuro dei sui figli.

E’ proprio in questo giardino che inizia la storia di un giovane artista trentino, Ivan Zanoni, figlio di “quel” Luciano Zanoni di Caldes, un piccolo paese della Val di Sole. Quattro generazioni di fabbri, la fucina come casa, il talento nel sangue. E’ la storia di un giovane artista iniziata nel nome del padre, ma raccontata con uno spirito tutto suo.

Per qualche tempo, Ivan si è trattenuto nel giardino del padre ed ha sperimentato la sua arte, con il fuoco del suo carattere. Come un sarto, ispirato dalla natura, ha abbozzato l’idea, studiato il soggetto, ha preso la lamina di ferro come se fosse una stoffa e l’ha tagliata, realizzando le sue creazioni con cui ha fatto vivere il giardino del padre.

Animali plasmati dalla realtà e dai ricordi di un bambino: cavalli e cani, e poi uccelli di ogni specie, ma soprattutto, animali della campagna, galline, conigli, maiali ed anatre. Poi Ivan ha lasciato la campagna e si è avventurato attraverso il mare alla ricerca di luoghi lontani. Ha incontrato con la sua arte, gli animali dell’acqua, come pesci, anatre selvatiche e tartarughe, l’alligatore e lo scorpione, le aragoste e i granchi.

 

 

Creature vive, nere di ferro, ma che hanno trovato la loro luce nell’attimo in cui sono state plasmate, a colpi di maglio e di martello, dal fuoco incandescente e dallo spirito del creatore. Nei duri tratti somatici che le contraddistinguono, segni indelebili della forgiatura, c’è il sacrificio della terra ma anche la poesia di un canto dell’artista verso le sue creature. Sculture uniche, ritratti di animali viventi, estratti dal loro contesto per essere concepiti come un unicum, ma con stile realistico e tratto contemporaneo.

TESTO – ds ispirata da se stessa in “Memorie di fuoco” (Servizio attività culturali della Provincia autonoma di Trento)

FOTOGRAFIE – nell’ordine, galleriagoethe.it, gallerialabronica.com, photo.net, galleriagoethe.it, eosarte.eu, salamongallery.com

MUSICA – liberi liberi vasco rossi http://www.youtube.com/watch?v=RHvSCTKyfZI&ob=av2e

Vetro d’arte, effusione d’amore

Vi è un passaggio stupendo nella lavorazione del vetro, è quando i bordi di un vaso, resi malleabili dal fuoco, vengono tirati con le pinze per plasmarlo e quindi, nel toglierlo dalla bocca della fornace, esso si apre come un fiore che sboccia. Un cuore di ghiaccio che si trasforma in qualcosa che emana calore, regala emozione, un oggetto d’arte.

La bocca della fornace rappresenta la vita, dalla quale il vetro entra per essere lavorato e ne esce con la vita in corpo. Il potere del fuoco e del calore è quello di trasformare in realtà agli occhi dell’artista, quello che lui stesso ha tentato di realizzare prima nella sua mente. E’ intriso di magia l’attimo in cui un oggetto nasce dalla fornace. Quello che fino a poco prima, altro non era che un corpo informe rosso incandescente, si trasforma in un’opera unica, dalle forme sensualmente modellate, dai colori sorprendenti quanto inimmaginabili, dal cuore pulsante di vita.

Solo ora potete capire ciò che state per vedere.

Queste sono alcune delle meravigliose creazioni di Loretta Hui-shan Yang (1952),  l’artista del vetro cinese più influente di questo nostro tempo. Attrice di spicco del cinema contemporaneo taiwanese, nel 1987, al culmine della sua carriera, lasciò la recitazione e sì dedicò all’arte della lavorazione del vetro. Yang utilizza le sue innate doti artistiche e la sua passione per la ricerca e l’esplorazione, per creare opere scultoree in vetro imbevute di tradizioni cinesi e di profonda filosofia umana. 

Ripensando a L’Amante

Quando nasce un amore è come il sorgere del sole che, timido, si affaccia all’orizzonte e bacia coi suoi raggi tutto ciò che tocca.

Arrivano a Cholen, poco più in là di Saigon. Attraversano la città cinese “col frastuono dei vecchi tram che avanzano senza smettere di suonare, a cui sono appesi grappoli di bambini di Cholen”. Poi, ad un tratto, la folla non c’è più. Come per incanto è scomparsa. C’è solo la quiete. Il rumore, pur rimanendo invariato, si allontana. La macchina ha imboccato una via di capanne a schiera, tipiche dell’Indocina. Ci sono delle fontanelle, dei portici ed è in quel villaggio, sotto un portico, che lui la condurrà davanti ad una porta che aprirà sulla modesta oscurità di una stanza spoglia e con pochi mobili: un letto, una poltrona e un tavolo. E’ quella la garçonniere destinata, nelle famiglie ricche cinesi, ai giovani rampolli per portarci le loro amanti. E’ in quella stanza che avverrà l’iniziazione sessuale e sentimentale della giovane Marguerite. Ma lui ci ripensa e vuole portarla via. E’ troppo piccola, non può farle questo. Ma sarà lei a prendere l’iniziativa.

La perfetta ricostruzione dell’Indocina del 1930, una fotografia stupendamente malinconica e l’insuperabile leit motiv della superba colonna sonora del libanese Gabriel Yared, rappresentano il teatro su cui si svolge la trama del film “L’Amante” di Jean Jacques Annaud tratto dall’omonimo libro semi-autobiografico che Marguerite Duras scrisse nel 1984 nel quale narra una parte della sua giovinezza trascorsa in Vietnam. “Il film è la storia di un conflitto fra ragione e sentimento e l’idea è quella del rifiuto del corpo, della difficoltà che ha la mente di accettare la materialità e l’istintività del desiderio” (Jean Jacques Annaud)

Nell’Indocina del 1929 una quindicenne francese di famiglia borghese, caduta in disgrazia, incontra sul traghetto che la porta da Sa-Dec a Saigon, dove frequenta il liceo, un giovane cinese ricco e nullafacente di circa 27 anni (nel libro, 32 nel film). Lui è appena tornato da Parigi, dove aveva seguito degli studi di economia perché è l’erede di una immensa fortuna. Il giovane cinese che la ragazzina conosce quel giorno sul traghetto è bello e affascinante.

Ha già notato la ragazza affacciata sul Mekong, unica bianca in mezzo a tanti indigeni. Indossa un vestito di seta indigena di un bianco ingiallito; in testa ha un cappello da uomo in feltro a tesa piatta bordato da un nastro nero e indossa scarpe scalcagnate da ballo in lamè nero con qualche strass.

L’incontro di Marguerite con quel cinese, alto, bello e con la pelle scura dei cinesi del Nord, sarà fatale per entrambi. Quando lui le offrirà una sigaretta, sul traghetto, la ragazzina lo scruterà insistentemente e senza ritegno, guardandolo in maniera insolente. Una volta sbarcati, il Cinese le darà un passaggio con la sua macchina, fino al pensionato.

Marguerite non saprà mai se lui dormiva oppure no, quando gli prende la mano e la guarda da vicino, come un oggetto mai visto: la mano di un uomo cinese. Ha all’anulare un grosso anello d’oro con un diamante incastonato. Quella mano è bella, magra e dalla pelle ambrata. Poi, all’improvviso, non la guarda, né la tocca più. La lascia andare senza sapere se lui dorme o no. Porterà nel sonno quella mano per tenerla con sé. Poi si addormenta.

La tenerezza dei sentimenti nascenti tra i due protagonisti, è sottolineata dalla delicatezza con cui inizia il sottofondo musicale che nasce in sordina accompagnato dalle note di un meraviglioso richiamo alla Cina lontana, ma vicina e palpabile come le due mani che si cercano, si incontrano e poi si intrecciano saldamente, presagendo qualcosa di profondo e prepotentemente innegabile, di fronte alla cui evidenza nessuno dei due protagonisti vuole emettere alcun suono, perché ha paura di rovinare l’atmosfera regnante in quell’aurora di passione e di sentimenti sottintesi.

TESTO – ds ispirata da lepassionidellamenteedelmiocuore.blogspot.com/

FOTOGRAFIE – nell’ordine, dougaanmou.wordpress.com, pellicolerovinate.blogosfere.it, film-review.it

MUSICA – gabriel yared l’amante http://www.youtube.com/watch?v=CAFm91OQUHg

Scavare è il mio peccato

Lui: «Potrò mai piacerti? Sono uno scavatore di morti».
Lei: «Ma a me i cadaveri interessano moltissimo!».
Altra battuta di lei: «Poiché mio marito è un archeologo, sono sicura di piacergli anche invecchiando».

Non sono personaggi della commedia dell’assurdo e la strana coppia non è strana affatto. Lei è Agatha Christie, che tutti conosciamo: ottanta romanzi, tradotti in quarantotto lingue, letti in centotre paesi. Forse meno noto al pubblico è lui: Max Mallowan, suo marito, a lungo direttore della British Archaeologiacal School di Bagdad, scavatore di Ur, Ninive, Nimrud e di altri celebri siti archeologici del Vicino Oriente. A lui si deve se l’originario interesse per l’Oriente stesso da parte della grande scrittrice di gialli, un interesse che rientra nel solco di una lunga tradizione di viaggiatrici britanniche verso quel mondo dove i personaggi – a partire da quelli reali – si muovono su grandi ed emozionanti fondali archeologici.

Il viaggio in barca e sull’Orient Express verso luoghi lontani come il Cairo, Damasco e Baghdad, ispirarono alcune delle sue opere più conosciute, tra cui “Assassinio sull’Orient Express”, “Poirot sul Nilo” e ” Non c’è più scampo”. Secondo l’archeologa Charlotte Trumpler, la Christie era ovviamente affascinata dagli enigmi, dai piccoli frammenti archeologici, e lei aveva un dono nel metterli insieme con molta pazienza”.

La ricerca del passato, l’avventura e il mistero, il fascino di paesaggi forgiati dalla sabbia e dalla pietra millenaria, il sole accecante e il vento che sussurra attraverso le rovine, l’ispirazione di leggere camicie in lino e completi kaky, Panama, foulard in seta e pashmine come copricapo.

Ma al di là dell’immaginario, l’archeologia è solamente passione.

La mia è nata alle scuole elementari grazie alla maestra Caterina, coltivata con i romanzi della Christie e vissuta in un’esperienza di lavoro presso la Soprintendenza ai Beni archeologici della Provincia di Bolzano, con la quale per tre anni, ho partecipato ad importanti campagne archeologiche locali, tra cui la necropoli di Elvas (Bressanone) e la città romana presso il covento dei Cappuccini e il Museion a Bolzano.

Ho scavato con picco e badile,  con il sole e il gelo, con le ginocchia a terra e le mani nella terra. Solo con la passione. Un’archeologia lontana dai foulard di seta e dalle pashmine, anche se per me, l’abbigliamento era diventata oltremodo importante, da curare con particolare attenzione, al di là della praticità, a testimonianza del valore della femminilità, comunque. Un’esperienza davvero importante dove il contatto con la terra e il mio passato, il sacrificio, anche fisico, hanno plasmato certi lati della mia identità di professionista.

Penso che sarà un’esperienza che proporrò a Gianmarco, mio figlio, appena ci saranno le condizioni e appena lui sarà in grado di viverla appieno: partecipare ad una campagna archeologica insieme a sua madre. Un ritorno al passato insieme al mio futuro.

TESTO – ds ispirata da ilfattostorico.com

FOTOGRAFIE – nell’ordine, viaggi24.ilsole24ore.com, ilthedellassurdo.blogspot.com

MUSICA – the sheltering sky http://www.youtube.com/watch?v=0vWb99Le9QQ

 

Place des Vosges, fascino al quadrato

Perché aspettare San Valentino? Partiamo subito – Ma per dove?  – Dove sia possibile perdersi, tra storia, arte e passione – Allora andiamoci e perdiamoci!

Il cuore di Parigi ha la forma di un quadrato. Place des Vosges è  il luogo dove arte e storia pulsano, da secoli, la linfa che alimenta il fascino di questa meravigliosa città.

Entrare in Place des Vosges è come salire su un palcoscenico e sentirsi protagonisti del romanzo L’ultima volta che ho visto Parigi di Lynn Sheene ambientato durante la Seconda Guerra mondiale. Passione e sentimento. Il nostro diventa così, un viaggio nel tempo. Le automobili hanno sostituito le carrozze, ma quella che si respira in questa piazza è l’allure immutata dei fasti passati. (Prego, continui a leggere sotto)

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Come una novella Jolanda

Il primo cliente Porsche del mondo? Una donna.

Jolanda Tschudi era una giovane donna proveniente da un’ottima famiglia di Zurigo e con uno stile di vita fuori dal comune: sul suo aliante aveva toccato il record svizzero partendo da un’elevazione superiore a 5’000 metri e, nella seconda metà degli anni Quaranta, aveva preso parte a numerose spedizioni in Nord Africa, per approfondire i suoi studi di etnografia presso le popolazioni Touareg. Nella primavera 1949, quando fece ritorno in Svizzera, trovò ad attenderla la realizzazione di un suo sogno. La nuova Porsche 356/2 cabriolet.

Jolanda  era venuta a conoscenza della nuova Porsche dal cugino amante di auto che l’aveva ammirata nell’inverno del ’48, nella sala dal pranzo di un albergo trasformato in “Showroom” da Bernhard Blank, albergatore nonché commerciante d’automobili di Zurigo. La prima Porsche venduta da Blank fu proprio nella primavera del ’49 alla Tschudi che diventò ufficialmente la prima cliente Porsche del mondo.

Per Jolanda era l’auto che più si confaceva a lei e al suo stile di vita. Con la sua 356/2, su carrozzeria dei fratelli Beutler di Thun, intraprese innumerevoli viaggi fino a quando la vettura si danneggiò a seguito di un incidente sulla via di un deposito per alianti nelle Alpi Marittime.

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Spirit of Ecstasy, storia di una passione

Estasi, una sintesi di bellezza femminile, sensualità e mistero della velocità.

Sono cento anni che la statuetta Spirit of Ecstasy, la donna volante, svetta sul cofano delle Rolls-Royce (www.rolls-roycemotorcars.com), simbolo delle auto più amate da aristocratici e miti del cinema, popstar e potenti della Terra. Per celebrare la sua icona, la casa automobilistica britannica ha affidato l’interpretazione del mito ad un grande fotografo, John Rankin Waddell, inglese, 45 anni, astro della fotografia con il pollice verde per gli affari.

In 100 scatti, Rankin ha interpretato Spirit of Ecstasy in chiave contemporanea attraverso figure femminili o loro particolari, primi fra tutti gli occhi, prima fonte d’ispirazione e la parte migliore di una donna, secondo il famoso fotografo (www.rankin.co.uk), che incorpora l’essenza della statuetta in donne di diverse nazionalità ed età per conferirle un valore universale.

Il risultato è una collezione sorprendente che rappresenta in un’ottica moderna un simbolo iconico riconosciuto in tutto il mondo, non un accessorio, ma parte del Dna di R-R. La collezione, esposta ormai da quasi un anno negli showroom di molte città, da Londra a Sidney, da Tokyo a Dubai, continua il suo giro del mondo e nella sua missione di estasiare.

 

Questo è solo l’ultimo dei capitoli di una storia di passione. Il primo a volere la “donna volante” sulla sua Rolls fu, nei primi del ‘900, il barone Montagu di Beaulieu, segno del suo amore segreto per l’assistente Eleanor Thornton che sposò poi in seconde nozze. A realizzarla fu l’amico artista Charles Sykes che modellò la statuetta sulle forme della Thornton. L’idea piacque tanto che tutti i blasonati possessori di una Rolls vollero la loro versione. Per arginare questa moda, la Rolls Royce commissionò a Sykes quello che dal 1911 diventò il simbolo di un mito.

 

TESTO – ds ispirata da Fabio Fattorusso MFGentleman

Katia “Lena”, quanto basta ad un cuore per dirsi felice

Cos’è che riesce ancora ad emozionare il nostro cuore?
Una risposta me la sono data oggi, intervistando Katia Dellagiacoma “Lena”, una ragazza di 22 anni che assieme al padre e ai suoi due fratelli, conduce un agritur, una malga e un allevamento a Predazzo in Val di Fiemme.

“Tutto è iniziato nel 1933 quando il nonno, all’età di 8 anni, prese il treno da Predazzo e si recò a Tesero per acquistare la prima pecora con l’agnellino. Mio padre ha sempre lavorato con passione e anch’io, vicino a lui, da quando non ero ancora capace di camminare e lo seguivo sull’asinello. Gli animali sono la mia vita. In occasione di un Natale ho ricevuto in dono l’asino, ho sempre avuto una mia mucca e il cane, mentre per i miei tredici anni mi è stato regalato il cavallo. Questo agritur invece, era il sogno della mia mamma che è scomparsa nel 2001, quando io avevo 11 anni e i miei due fartelli di 7 e 4 anni. Abbiamo pensato a lungo su dove e come realizzarlo e un giorno, mio papà che stava tagliando il fieno qui vicino,  ha sentito che questo era il posto giusto. Abbiamo inaugurato la struttura nel 2009. Ha 8 stanze ed è aperta tutto l’anno. Oggi la conduco io con l’aiuto dello zio e della zia, ma spesso mi divido tra l’attività di agriturismo e quella dell’allevamento. I miei due fratelli studiano all’Istituto Agrario di San Michele. E’ una grande passione per me, non mi pesa mai quello che faccio, compreso alzarmi ogni mattina alle 5.30, oppure aspettare di notte che nasca un vitello. Quando nasce un vitellino mi emoziono sempre. Proprio l’altro giorno, una manza stava partorendo e io sentivo che stava soffrendo particolarmente visto che si trattava per lei del primo parto. Insieme a mio fartello l’abbiamo aiutata e quando è nata (femmina, che soddisfazione!), l’abbiamo riscaldata con la coperta e lasciata per qualche minuto con la mamma perché la riconoscesse. L’abbiamo soprannominata “principessa”, visto il “trattamento” di riguardo che ha ricevuto! E’ una cosa straordinaria per me veder nascere questi animali, vederli crescere e a loro volta vederli dare la vita ad altri. Questa passione cerco di trasmetterla anche ai miei ospiti, soprattutto nell’attività di “Fattoria didattica” nella quale faccio conoscere il mio lavoro e spiego ciò che il nonno e il papà hanno spiegato a me. E’ un’immensa soddisfazione, come il rapporto che nasce con i nostri clienti che diventano “amici di famiglia”. Per noi fare agriturismo significa proprio aprire ad altri le porte della nostra casa e delle nostre vite”

E comunicare emozioni, aggiungo io.

Per tutto il resto:
www.masolena.it

 

Agritur “Ai Castioni”, emozioni con vista

 

L’unicità di questo luogo si sente, è nell’aria. Spira vento di Foehn quando arrivo all’agritur “Ai Castioni”, un posto unico dal punto di vista logistico, forse in assoluto il più bel punto panoramico sul Lago di Molveno.

L’unicità di questo luogo si tocca, entrando nella struttura, una vecchia baita recuperata, dove tanto legno, pietra ed eleganti tessuti, riscaldano sapientemente l’ambiente. Al piano terra si trovano la sala per il breakfast ed il corner per la vendita dei prodotti realizzati con il miele.  Al primo piano, sono state ricavate cinque grandi e luminose stanze, denominate come le cinque tipologie di miele prodotte in agritur, eleganti, romantiche, profumate di cirmolo, due delle quali possono godere della vista straordinaria sul lago. Perché chi arriva “Ai Castioni” cerca tranquillità e silenzio, cerca nuove fonti d’ispirazione dalla natura, cerca un rifugio per i propri sentimenti. Da vivere in maniera del tutto privata.

Ma l’unicità di questo luogo, soprattutto, si vede, negli occhi di Vilma, la giovane proprietaria, quando con voce estremamente dolce, racconta la sua storia, le sue radici, il legame con questo posto, con il nonno e lo zio che per decenni vi hanno allevato gli animali, tra cui le api. Quella per le api è una vera e propria passione di famiglia, un’eredità di tradizioni, di cultura, di profumi e di sapori che come in Vilma rianimano i ricordi di bambina, hanno il potere di rievocare, per i cuori aperti al Bello, sentimenti profondi e valori ancorati all’autenticità del passato.

E’ così che Vilma, consapevole della ricchezza tramandatale, seppur con sacrificio ma con immensa passione, ha inteso raccogliere questa eredità a beneficio non solo della sua famiglia, ma anche degli ospiti che in questo luogo, hanno la fortuna di trasformare il loro Tempo in un dono stra-ordinario. www.agriturismomolveno.it

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Fuoco, quello che sei per me

fuoco

E’ il fuoco il mio segno. Dimora nella mia casa nel grande camino in pietra peperina ricostruito là dove stava il vecchio focolare domestico. Un amico toscano l’ha realizzato seguendo fedelmente il disegno che riproduce un antico modello di camino cinquecentesco. Sulla base vi è incisa una scritta: “Per ignem, vita”. Attraverso il fuoco, la vita.  Attraverso la passione ed il carattere di una persona, attraverso le prove e le sofferenze più dure, un’esistenza si forgia, l’esperienza si plasma.

Il fuoco è ciò che ci dà la vita, è vita, arde nel nostro cuore. E’ la passione verso qualcosa o per qualcuno, ciò che ci scalda, ci coinvolge, ci inquieta. Il fuoco è così, anche tormento, dolore, peccato, rimorso. La catarsi.

Il fuoco è emozione. Provate ad interpretarlo con i cinque sensi: il tatto, le mani che si riscaldano al tepore emanato; l’udito, il rumore del crepitio della legna che arde; la vista, la luce avvolgente della fiamma; l’olfatto, le essenze che bruciano inesorabilmente, ed il gusto, il sapore inimitabile di certi cibi cotti sul fuoco.

Il fuoco è mistero. Le scintille sprigionano la vita e con un movimento sempre diretto verso l’alto, verso il cielo, rappresentano una presenza che attrae, che provoca un senso non sempre descrivibile di pace e rilassamento. Rapisce lo sguardo e lo porta lontano, avvolge in un abbraccio di calore e inonda di una luce unica.

Come un cuore sorgente di emozioni, come il magma al centro della terra, così il focolare, edificato all’interno di una casa, è il simbolo della solidità e del calore umano di una famiglia.

Ed infine, il fuoco è la luce, è l’idea, è l’ingegno. Sarà anche il protagonista del secondo volume della collana “Memorie d’artigiano”, curato da me con fotografie di Roberto Vacis, edito dalla Provincia autonoma di Trento nei primi mesi del 2012, dove verrà raccontato, attraverso mani e volti, un rapporto speciale, quello tra artigiano e fuoco, appunto. E’ un’illuminazione, come una scintilla, che fa scaturire l’idea geniale di un’opera unica e come in un braciere, ardono in un artigiano, il carattere, la passione ed il sacrificio del suo lavoro.

Tu sei il mio Fuoco. E’ tutto questo quello che penso mentre ti guardo, è tutto questo quello che provo mentre ti sento.

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – ds @Campanelle

MUSICA – light my fire doors http://www.youtube.com/watch?v=M_yWyBjDEaU

Gift list, il pensiero giusto alla persona giusta

Cosa COPERTA DA CAMINO

Per chi Per chi si ama e ha un camino in casa

Perché L’intento è quello di ricreare l’atmosfera di uno chalet di montagna che sia del Trentino, di Cortina, di Seefeld o canadese, poco importa. L’importante è che ci sia il fuoco e non intendo solo quello che brucia tra i ciocchi di legna. Oggi, i nuovi dettami del living suggeriscono con forza la presenza di un fuoco (vero o finto) a vista, che sia un camino che evochi un vecchio casale toscano oppure di design contemporaneo.  Per la vostra scenografia, potete ispirarvi alle ambientazioni di Ralph Lauren Home www.ralphlaurenhome.com oppure a Lexington http://www.lexingtonshop.com/fi/artiklar/home/index.html ma potete trovare dei pezzi straordinari di Frette e Mastro Raphael. Trattasi di una grande coperta in pelliccia (che lascio alla sensibilità di ognuno scegliere se di pelliccia vera o “ecologica”), da abbinare necessariamente ad una serie di cuscini di varie misure per favorire il comfort.

Visto a Casa Campanelle davanti al camino cinquecentesco

Dove Gallizioli in via Manci, 63 a Trento tel. 0461 237399

Porsche Cayenne S Hybrid, gasiamoci!

Vi dirò, prima della partenza ero un po’ scettica. Amore per Porsche (classe), odio per Cayenne (spacconaggine). Dopo avela provata,  devo ammettere che il problema non sta nella Cayenne, ma è in chi la guida.

Abbiamo scelto di percorrere in tutta la sua lunghezza la Val Rendena, da Tione di Trento, capoluogo delle Giudicarie, fino a Madonna di Campiglio. Il tour si snoda attraverso i paesi di questa valle ammantata di boschi e di colori ormai espressi all’ennesima potenza, mentre man mano che si sale, fanno da scenario le più belle montagne del Trentino,  già spruzzate di neve.

Prima di partire, come al solito, dedichiamo un’occhiata a questo salotto su quattro ruote. L’avvolgente plancia offre un bel colpo d’occhio: per i numerosi tasti sul tunnel, occorre un po’ d’apprendistato. Nella strumentazione spicca il display multifunzione a colori alla destra del contagiri, con schermate sfogliabili attraverso un tasto al volante. A destra, la zona posteriore con sedili scorrevoli e spazio a sufficienza per le gambe. Bella!

L’auto che stiamo provando, la Porsche Cayenne S Hybrid, offre un compromesso molto buono tra sportività e contenimento di consumi ed emissioni. Meno parca della versione diesel, ma più nobile col V6 benzina e sempre “eco-chic” grazie al sistema ibrido. Grazie all’accoppiata fra il V6 3 litri TSI con compressore meccanico da 333 cv e un motore elettrico da 47 cv piazzato fra motore e cambio, mette sul piatto prestazioni notevoli a fronte di percorrenze buone. Parliamo ad esempio di un’accelerazione 0-100 attorno ai 6,5 secondi!

Subito la prima tappa, a Villa Rendena. Ci fermiamo all’agritur Il Favo http://www.agriturilfavo.it/ per acquistare il miele.

Su strada la Cayenne ibrida va benissimo, ma necessita di ”fare il piede” per acquisire la giusta modulabilità con l’acceleratore. Nel senso che più di qualsiasi altra vettura, un’ibrida risulta particolarmente sensibile allo stile di guida. Occorre dosare al millimetro l’acceleratore, se si vuol far sì che gli elettrici continuino a lavorare e che il termico conitnui a dormire. Ma la Cayenne gode di una “mappa pedale” diversa, come si dice in gergo, che all’atto pratico rende più facile dosare al millimetro il gas e far sì che l’elettrico lavori maggiormente.

Tra Pelugo e Spiazzo ci fermiamo all’antica Chiesa di Sant’Antonio Abate. E’ un punto di straordinaria bellezza. Da un lato, la chiesa con i suoi affreschi dei Baschenis, dall’altro, le montagne si aprono come uno scenario e dietro il Carè Alto si rivela in tutta la sua maestosità.

A Mortaso ci fermiamo, solo con il pensiero, alla Locanda Mezzo Soldo (chiusa)  http://www.mezzosoldo.it/content/index_ita.html e proseguiamo invece verso Caderzone Terme, dove ci aspetta un massaggio relax alle Terme Val Rendena http://www.fontevalrendena.it/  Tanto per gradire.

Giunti a Pinzolo, rifornimento di formaggi tipici al Caseificio sociale http://www.caseificiofiave.com/ per poi ripartire verso la meta. Tornando per un attimo alla nostra auto, notiamo che ad andature costanti, i suoi pneumatici “verdi” garantiscono maggior scorrevolezza, ma dall’altra penalizzano gli spazi di frenata, buoni ma non eccelsi.

Intanto, interpretando in tutto comfort le curve ed i tornanti, siamo arrivati a Sant’Antonio di Mavignola. Tappa d’obbligo a Maso Serio (panorama mozzafiato sul Brenta) e quindi, Madonna di Campiglio.
 
Fuori stagione, la regina delle Dolimiti di Brenta è ancora più affascinante. Gli alberghi sono chiusi, il paese è fantasma. Si sente solo qualche rumore provenire dai cantieri. Si sà, Campiglio è come “el dom de Milan”, si costruisce in continuazione.

Dicevamo, tutto chiuso, negozi, bar, eccetto Lorenzetti. Già, Lorenzetti è una garanzia. Io sono felice (degno epilogo, penso), il mio compagno per nulla. Chissà perché…

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – alejandro lady gaga http://www.youtube.com/watch?v=niqrrmev4mA&ob=av2n

Mercedes Classe C Coupé: bella fuga d’autunno

Che pomeriggio fantastico!

Oggi abbiamo deciso di percorrere per intero, una valle che personalmente adoro, al Valle di Cembra. Può essere ritenuta la “Machu Picchu” del Trentino, la manifestazione simbolica per eccellenza dell’identità di un popolo, l’incredibile testimonianza di un’opera dove l’uomo interagisce con la natura.

I vigneti terrazzati della Valle di Cembra si estendono per quasi 500 chilometri lineari, sostenuti da migliaia di antichi muri a secco. Lo splendido connubio tra il paesaggio vitato, modellato con i suoi dolci terrazzamenti da secoli di duro lavoro umano, e l’asprezza del territorio alpino che gli fa da cornice, rappresentano un esempio di eccellenza del nostro territorio. Non solo viti, ma anche boschi di conifere, “lacerati” dagli sprazzi di rosso delle cave di porfido, le Piramidi di Segonzano, un fenomeno geologico unico, capolavoro della natura e poi, piccoli borghi che si susseguono su una strada stretta, tortuosa, che viaggia a mezza costa sul versante occidentale della valle.

Ma veniamo a noi e alla nostra auto. Devo ammettere, stavolta gioco quasi in casa. Proviamo la Mercedes Classe C Coupé, presentata allo scorso Salone di Ginevra e l’auto che ha raccolto l’eredità della mia attuale Classe C Sportcoupé e dell’ultima versione “flash” CLC.

Per celebrare il traguardo storico dei 125 anni di vita, in casa Mercedes non si poteva fare di meglio: la Classe C Coupé è una bellezza, dentro e fuori, e la qualità produttiva emerge in ogni suo particolare. Ancora prima di salire a bordo, lo sguardo viene attirato dal design esterno.

La Casa di Stoccarda ha voluto stuzzicare una fetta di clientela giovane, sportiva, ma attenta ai particolari, creando una macchina che presenta caratteristiche classiche dei modelli C restyling (ad esempio il frontale a doppia griglia), con l’aggiunta però di accorgimenti stilistici che la rendono più snella.

In alcuni tratti ricorda la sorella maggiore Classe E Coupé, ma alcuni dettagli, come il tetto ribassato di 4 cm, gli sbalzi corti, il parabrezza molto inclinato e la fiancata a cuneo sono stati programmati ad hoc per donare alla Classe C Coupé un profilo armonico, sportivo e tendente verso il basso.

E a proposito di dettagli che fanno la differenza, anche gli interni non sono da meno. Il design all’avanguardia è al top della classe, a partire dal volante multifunzione a tre razze, parente di quello che ha debuttato sulla CLS, passando per la plancia allungata con rifiniture che sono disponibili in un inedito bianco “porcellana”, tipo pianoforte per finire con i quattro sedili singoli, avvolgenti e muniti ciascuno di poggiatesta integrato.

La digitalizzazione degli strumenti di bordo è poi al gran completo: non manca davvero nulla.

E’ quando partiamo che ci rendiamo conto che sotto il cofano, la Classe C Coupé non tradisce le aspettative. Tra le cinque motorizzazioni proposte (tre benzina, due diesel), noi abbiamo scelto di provare la C 350 Blue Efficiency che monta il più potente dei tre motori a benzina, il V6 3.5 da 306 Cv e 370 Nm, a iniezione diretta, con sistema ecologico Start&Stop e cambio automatico di serie a 7 marce TRONIC-PLUS (la versione aggiornata del 7G-TRONIC), con in alternativa l’uso in sequenziale. Un motore che non si sente e che permette performance ad altissimo livello.

Sulle ondulate strade che percorrono la Valle di Cembra, la Classe C Coupé è a suo agio. La macchina affronta ogni tipo di curva con il giusto bilanciamento. Qui viene in aiuto anche l’assetto di default, Agility Control, che permette di modificare con logica adattiva lo smorzamento degli ammortizzatori.

Nei tratti rettilinei, la Coupé viaggia veloce senza sussulti e con un’ottima accelerazione.

La tenuta di strada, anche ad alte velocità, è ottimale e l’impianto frenante risponde a dovere nel momento del bisogno. Basta poi spingere un pulsante per farci felici: la modalità “Sport”, infatti, abbassa l’assetto della vettura di 15mm, “ancorandola” maggiormente al suolo: molle corte e rigide, ammortizzatori dalla taratura diversa, barre antirollio ulteriormente rinforzate e sterzo adattativo incluso nel pacchetto.

A fine tour mi sono chiesta: “Dona, non è quasi ora di cambiare auto?”

TESTO – ds ispirata da auto-moto.virgilio.it

FOTOGRAFIA – www.auto.it

MUSICA – let’s dance david bowie http://www.youtube.com/watch?v=N4d7Wp9kKjA

 

Alfa Romeo Giulietta Quadrifoglio Verde, fortuna in amore

Il nostro tour di questo fine settimana si snoda nella bellissima Valle di Sole, natura, legno, artigianato, enogastronomia, semplicemente, arte.

La partenza è fissata all’innesto con la Valle di Non, a qualche km a nord di Cles. Un primo approccio con l’auto, dedicato ad osservare da dentro “che effetto che fa”. L’originale fascia centrale sulla plancia è in satinato scuro, il volante in pelle presenta cuciture rosse e la pedaliera è quella sportiva in alluminio. Ben leggibile la strumentazione con illuminazione bianca. Di ottima qualità la pelle pieno fiore dei sedili a “cannelloni”, in optional su questo modello in prova. La regolazione manuale in altezza dei sedili è molto pratica. La posizione di guida, globalmente, è ottima.

Ma è ora di partire. La prima tappa non dista molti chilometri ma ci porterà in un luogo naturalmente straordinario. Il mulino e l’antica segheria di Bresimo, una testimonianza del passato immersa in un incanto della natura. La strada è abbastanza stretta e con qualche tornante.

Una volta trovata la corretta posizione di guida, la mano destra ingrana la prima e il 1750 parte fluido come un diesel, bello corposo già da subito. Non sembra un turbo, pur se la turbina c’è eccome, per via della quasi totale assenza di ritardo di risposta, che rende dunque l’erogazione piatta e sfruttabile lungo un arco molto esteso. Ma dopo pochi metri l’occhio cade inevitabilmente sul manettino Dna alla sinistra del cambio, e parte subito la tentazione di inserire la modalità Dynamic per vedere che effetto fa sulla più potente delle Giulietta.

La risposta del pedale dell’acceleratore cambia drasticamente, come del resto su tutte le altre Alfa dotate di manettino (MiTo e Giulietta), diventando molto più pronta e tagliente.

Si ritorna sulla Statale 42 del Tonale e della Mendola e si inizia a percorrere verso ovest la Valle di Sole; piccola sosta a Caldes tra i meleti e il Castello per un saluto al sindaco, Antonio Maini e all’amico artista del ferro, Ivan Zanoni. Il tratto di strada è pianeggiante ed assolutamente godibile. Buona parte di questa godibilità arriva proprio dal propulsore deputato a spingere la Giulietta QV, il conosciuto 4 cilindri 1750 turbo-benzina che qui spreme 235 cavalli.
Ha un’elasticità da fare invidia a un plurifrazionato a gasolio, grazie a una particolare soluzione applicata alla turbina per un miglior riempimento ai bassi regimi.
Assieme a prestazioni sicuramente interessanti (7 netti sullo 0-100, ottime riprese, velocità un po’ meno) e a una maneggevolezza in curva appagante, data da assetto fermo ma non spacca-ossa e da un’elettronica (al solito non disinseribile) che non risulta particolarmente invasiva, almeno guidando in maniera pulita. 

Via per Terzolas, tappa al Caseificio Cercen. Ci serve la ricotta che useremo stasera per la ricetta con la grappa (by A.Maini per tempi&modi). Si riparte imboccando la Valle di Rabbi. E’ su questa strada, che vogliamo testare la Giulietta. Il Quadrifoglio Verde esprime da subito una sportività in chiave soft e arrotondata. Presente la Golf GTI? Ecco la Giulietta QV è la stessa cosa: aspetto più dinamico delle sorelle minori ma pur sempre sobrio, prestazioni di grande interesse ma con spazio a confort e alla fruibilità quotidiana. Ma si è fatta ora di pranzo. L’occasione ci è servita su un piatto d’argento al Conte Ramponi di Magras. Siamo qui esclusivamente per i suoi tris di primi, vanto della Casa: golosi burrosi pastosi i gnocchetti di patate con ricotta ed erbe, lieve la crepella agli spinaci cui difetta un filo di definizione dei sapori, più complessi i ravioli al mirtillo nero con ripieno di cervo, profumati e ricchi. E per il dessert ma… è ora di ripartire.

Pur senza grandi allunghi, 7 secondi netti sullo 0-100, ottimi valori di ripresa (80- 120 in 8”20), ma una velocità massima ben lontana da quanto promesso, con 233 km orari effettivi a fronte degli ottimistici 242 che sono invece alla portata della rivale diretta Golf GTI da 210 cv.

Dimaro, Mezzana, Pellizzano. Dal centro abitato, la passione ci spinge verso un luogo unico, uno dei più belli di tutta la nostra provincia, il Lago dei Caprioli. Ma non dimentichiamoci di Giulietta. Convince lo sterzo per feeling e precisione, sebbene sia fin troppo pesante in modalità Dynamic. Bene anche il cambio per rapportatura e manovrabilità, ma paga qualche impuntamento di troppo a freddo e una certa rumorosità in rilascio. Convincente il comportamento, con un assetto di compromesso fra confort e sportività capace di far apprezzare la Quadrifoglio Verde su ogni terreno: assorbe quanto basta sui pavé del centro, ma una volta in curva non si piega al rollio regalando una buona agilità e piacere di guida.

Un cenno ai consumi: sono abbastanza buoni, considerati i 235 cv, se si adotta una guida accorta; in tal caso medie nell’ordine dei 9-9,5 km con un litro.

Il nostro tour termina qui, in questo luogo magico, impossibile da descrivere per la sua bellezza.

Giulietta… non può che essere un weekend d’amore.


 

TESTO – ds ispirata da www.auto.it

FOTOGRAFIA – http://www.auto.it

MUSICA – juliet and romeo dire straits http://www.youtube.com/watch?v=tim4VzHUUyQ

Rosso di sera? Anche di giorno si spera!

Era tornato l’anno scorso dopo lunghe stagioni fredde e grigie, ricordate? Così, anche per il prossimo autunno-inverno, il rosso torna protagonista come colore forte, grintoso e accattivante, e molto, molto passionale.

In passerella è stato proposto da molti stilisti, da Valentino naturalmente, a Giorgio Armani, da Givenchy a Dsquared. Prada ad esempio, mixa rosso e nero su cappotti, borse e calze e fa un largo uso della lana grossa, per far rivivere il fascino delle atmosfere retrò e anni ’50.

Il rosso, un colore acceso che si ama o si odia, adatto certamente alle donne determinate e sicure della propria bellezza e del proprio stile.

Per il suo calore e il suo potere di accendere è sicuramente dedicato alla sera, ma senza scendere a compromessi, l’invito è quello di viverlo anche di giorno, evitando il total red e concentrandosi su un capo, meglio ancora su un accessorio. Una maglia di lana grossa, una camicia in chiffon su una gonna tubino o un tailleur neri. Il must è il cappotto di stagione, abbinato al grigio antracite e al nero. Gli abiti rossi li dedicherei solo alla sera, anzi, ad una sera speciale.

Bellissimo il rossetto rosso acceso, abbinato ad uno stile maschile o ad una romantica camicia bianca. E aggiungo, soprattutto sulle labbra di una donna mora, ma a mio parere deve essere l’unico punto di rosso su tutta l’intera figura.

Un’ultima nota. Vi invito a leggere gli interessanti studi effettuati sul colore rosso nell’abbigliamento. Così, per comunicare meglio con il nostro stile e soprattutto comprendere… certi comportamenti maschili.

Lunga vita al red!

 

                                           Prada A/W 2011-12

TESTO – ds

FOTOGRAFIA – www.vogue.it

MUSICA – rosso niccolò fabi

http://www.youtube.com/watch?v=1s7ZKrVOL9I

Auto d’epoca, dal passato non rimane che emozione

Si è svolta, in questo ultimo weekend d’estate, la prima edizione di “Montagne d’Argento” con partenza ed arrivo a Cavalese, a chiusura della stagione delle gare di regolarità ASI organizzate dalla Scuderia Trentina Storica. Una nuova gara di regolarità riservata ad auto d’epoca omologate A.S.I., alla quale si sono iscritti ventitré equipaggi provenienti da tutta Italia che per due giorni, si sono cimentati su di un suggestivo percorso con ben 32 prove speciali al centesimo di secondo. La manifestazione ha avuto come base Cavalese e come campo di gara le valli di Fiemme e Fassa e il gruppo con il Latemar a fare da spettacolare cornice.

Tra gli eventi clou della stagione 2011 organizzati dalla Scuderia Trentina Storica, si annoverano la rievocazione della “Stella Alpina”, dove sono ammesse solo vetture costruite fino al 1955 – ultimo anno in cui si corse la gara – con prima tappa con partenza dalla città ed arrivo a Madonna di Campiglio e Classic Wine & Spirit, dove splendide autovetture d’epoca danno vita ad una gara di regolarità ASI articolata in due giornate di gara toccando varie cantine della provincia di Trento aderenti all’iniziativa.

Veder sfilare le vetture d’epoca è vivere la storia dell’automobile. Splendide, intriganti ed eleganti. Hanno carattere e fascino. Auto d’epoca, una passione e non per tutti ma nemmeno per pochi.

C’è chi colleziona auto e moto, ma la maggior parte ha un solo mezzo. Quello che unisce è la passione. Chi può permetterselo acquista vetture importanti, altri le salvano dalla rottamazione e le restaurano. La vettura d’epoca è un valore che resta nel tempo, anzi, aumenta rispetto alle vetture moderne.

Chi sceglie una vettura d’epoca è per la sua bellezza, per passione, nostalgia o un innamoramento. E sono sempre più i giovani che si innamorano di un’auto d’epoca. C’è chi è riuscito a rintracciare la macchina che aveva il padre oppure chi sceglie di fare un investimento.

L’emozione parte dalla lunga ricerca d’una particolare macchina, passa attraverso il restauro ed il gran lavoro di messa a punto, per poi sfociare nella soddisfazione di viaggiare.

Quando si sale su una vettura con cinquant’anni sulle spalle, si deve completamente dimenticare il quotidiano e tuffarsi nel passato. Il rumore è diverso, occorre delicatezza, calcolare la frenata, usare il cambio in modo giusto.

Un’emozione da seguire e coltivare con passione e fedeltà, perché al “cuor non si comanda”.

ds

www.scuderiatrentinastorica.it

http://www.sportrentino.it

 

          Al cuor non si comanda

  

 

 

 

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